venerdì 4 maggio 2012

Marcello Scarano (1901/1962)


Autoritratto
Cinquanta anni dalla scomparsa dell'artista triventino Marcello Scarano.

Con poche parole vogliamo ricordare colui che ha saputo trasportare su tela i colori, i sapori e i profumi, i luoghi e i paesaggi, le persone della nostra terra.

Marcello nasce a Siena il 15 Novembre del 1901 da genitori Triventini. Suo padre Nicola è professore di Letteratura Italiana e critico letterario, sua madre Annita è una donna colta, gentile e sensibile che mai lo abbandonerà.

Nel 1918 si trasferisce dalla nonna a Trivento, dove trascorre la convalescenza dopo aver contratto la “Spagnola”. Sua madre gli regala 200 lire da spendere in tele, colori e pennelli per cominciare a dipingere ad olio. È qui che Marcello inizia a sentire la sua vocazione per la pittura e a frequentare i corsi di Nicola Biondi, sovrapponendo il suo desiderio di dipingere e apprendere la tecnica pittorica del maestro agli studi liceali. Nel 1921 partecipa infatti alla sua prima mostra collettiva, a Campobasso, con un autoritratto e diversi paesaggi.

Dopo il diploma, il padre aveva immaginato per lui la carriera in ambito medico, tuttavia Marcello sente che quello non era il suo persorso e così decide di tornare a Trivento dove si dedicherà alla pittura e alla musica.

Si trasferisce poi a Roma portando con sè pochi abiti, qualche libro, il cavalletto, la tavolozza, i colori, i pennelli e il suo violino. Qui vive da Bohemien, dipingere, visita Musei, mostre e studi di pittori. Frequentare i laboratori e gli ambienti artistici romani è l'occasione per apprendere le tecniche degli artisti di quel tempo.

Al ritorno in Molise, e quindi a Trivento, si dedica costantemente alla pittura vivendo pienamente le campagne triventine e recandosi a Campobasso frequenta gli amici pittori Amedeo Trivisonno e Giovanni Ruggiero che lo spronano a continuare a lavorare sulla sua pittura.

E le sue opere questo raccontano, di borghi molisani, della valle del Trigno e del Castello Monforte immersi in un tempo che resta immutato, quasi cristallizzato. L’arte di Scarano è fatta di tratti semplici, di disegni quasi elementari, la sua pittura è priva di svenevolezze, ghirigori, esuberanze. È una pittura genuina che trova nel suo Molise gli scenari da dipingere e valorizzare. I colori del Monte Matese, delle valli, dei fiumi confluiscono nelle sue tele ricche di vibrazioni, le figure sembrano staccarsi dallo sfondo per animarsi, prendere vita. Il carattere impresso ai suoi contadini ed ai ritratti di famiglia rivela una sintesi elegante, un tono quasi drammatico; la pennellata è robusta e scattante e le figure quasi prive di tempo, di spazio, di sostanza.

Il ritorno del legionario
Marcello Scarano è stato un uomo dalla forte personalità che ha scelto di distaccarsi da quelle battaglie quotidiane che ogni uomo deve combattere per affermarsi ed è proprio per questo forse, che non ha avuto molti riscontri quando era in vita. E' stato un uomo singolare, moderno, che amava vestire in modo strano, andava in giro con la sua palandrana, la sciarpa colore dell’oro e chiacchierava con tutti.È stato un artista ingegnoso, semplice, schietto, poetico. Chi, tra i molisani del 900 lo ha ricordato, ha sempre raccontato di un personaggio intellettuale, scapigliato e originale. Giuseppe Jovine scriveva di lui: "lavorava solitario, quando non montava il cavalletto nelle radure dei boschi di Trivento o di Castelmauro o in altre località campestri o marine della Frentania e della Pentria. lo si incontrava sempre solo, con la sua trasandatezza aristocratica di un estroso, sfuggente bohemien sempre pronto alla battuta salace e divertevole, che gli rischiarava gli occhi profondi e fuggitivi. Viveva apparentemente isolato dai centri direzionali della cultura nazionale, ma consapevole dei problemi dell’arte, ai quali sapeva dare un suo apporto critico originale e motivato“.

Marcello Scarano è entrato a pieno titolo nella storia dell’arte molisana del Novecento e lo ha fatto nel cielo vorticoso dell’arte italiana di quel periodo. Il 7 Maggio del 1962, a Campobasso, fu colto da un infarto. Con lui se ne andarono anche tutti quegli odori, i sapori, i suoni e i colori di questa terra incantata, fatata, magica e vibrante come quella dipinta nella sua amata Trivento. (dalla pagina FB di Un gradino al giorno: Trivento)

Polittico con le storie di Cristo

















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