Per la nuova stagione romana dei Martedì Critici, si racconta uno dei protagonisti della stagione astratta e informale italiana, attivo fin dalla seconda metà degli anni Cinquanta. Achille Pace, noto per i suoi fili di cotone applicati su tela, incarna un'attitudine pittorica fortemente lirica, in cui essenzialità ed emotività di incontrano, nel segno di una raffinatezza estrema.
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martedì 11 ottobre 2016
mercoledì 20 aprile 2016
Achille Pace e il Premio Termoli - Un documentario
Un documentario intitolato 'Achille Pace e il Premio Termoli' sarà presentato domani 21 aprile in Sala Consiliare.
Verrà presentato domani, 21 aprile 2016 nella Sala Consiliare del Comune di Termoli alle ore 18,00 il documentario intitolato ‘Achille Pace e il Premio Termoli’ prodotto dal Comune di Termoli e realizzato con la collaborazione del regista Simone D’Angelo.
Interverranno il sindaco avv. Angelo Sbrocca, il delegato alla Cultura Michele Macchiagodena, la curatrice del 60° Premio Termoli Anna Daneri, l’art advisor della società Open Care Antonella Crippa, il docente universitario UniMol, storico e critico d’arte, Lorenzo Canova.
lunedì 8 giugno 2015
CAMUSAC -Nuove opere della Collezione tra acquisizioni e proposte - Omaggio ad Achille Pace
Nuove opere della collezione tra acquisizioni e proposte
Omaggio ad Achille Pace
a cura di Bruno Corà e Tommaso Evangelista
Artisti in collettiva:
Carlo Colli, Lindo Fiore, Raffaella Formenti, Abel Herrero, Umit Inatci, Karpuseeler, Luigi Magli, Giulia Marchi, Bruno Marcucci, Nevio Mengacci, Vincenzo Merola, Klaus Munch, Gianfranco Notargiacomo, Achille Pace, Carlo Rea, Mario Sughi
Inaugurazione lunedì 15 giugno 2015 ore 18
Dal 15 giugno al 28 ottobre 2015 aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 15 alle 19
Ingresso LIBERO
Comunicato Stampa
Nuove proposte e acquisizioni
Una mostra al CAMUSAC di opere che accrescono la collezione permanente del Cassino Museo di Arte Contemporanea e un omaggio ad Achille Pace
Dopo l’imponente mostra di sculture di Pino Spagnulo e la calibrata mostra di rilievi di Turi Simeti, il Museo di Arte Contemporanea di Cassino offre un’opportunità di osservazione delle sue nuove acquisizioni e di alcune giovani proposte che rivelano l’interesse dell’istituzione ad articolare le dotazioni già ampie di scultura con nuovi pronunciamenti di carattere pittorico plastico.
La rosa di nomi comprende gli artisti Carlo Colli, Lindo Fiore, Raffaella Formenti, Abel Herrero, Karpüseeler, Ümit İnatçı, Luigi Magli, Giulia Marchi, Bruno Marcucci, Nevio Mengacci, Vincenzo Merola, Klaus Münch, Gianfranco Notargiacomo, Carlo Rea, Mario Sughi, di ciascuno dei quali sono presentate tre opere, soprattutto degli ultimi anni. Nella compagine ordinata secondo un criterio di poetica individuale a confronto, senza che si pretenda di indicare alcuna tendenza, si riconoscono artisti dai percorsi già consolidati come quelli di Notargiacomo, di Fiore, di Marcucci, di Münch, di Mengacci e Magli, mentre di altri come Rea, Herrero, Formenti, Marchi, Karpüseeler, İnatçı, Colli, Merola e Sughi si prendono in considerazione i risultati di percorsi più recenti, lungi dal rappresentare linee di lavoro quanto piuttosto tracce di ricerca e di innovazione strumentale e tecnica.
La mostra, che si inaugura il 15 giugno 2015 alle ore 18, resterà aperta sino ad ottobre, consentendo in tal modo al pubblico giovanile e studentesco di poterla visitare alla ripresa dell’anno di studi, sia delle medie superiori, sia dei corsi universitari.
Un’enclave dedicata all’opera di Achille Pace, protagonista del dibattito artistico sin dalla fine degli anni Sessanta, nonché pioniere della prima aggregazione del Gruppo Uno con Uncini, Carrino, Biggi, Frascà e altri sarà altresì allestita una mostra ‘omaggio’. Un nucleo rappresentativo di lavori di Pace verranno esposti con l’obiettivo di gettare nuova luce sull’artista molisano, grande inventore e promotore del Premio Termoli di cui è stato l’anima.
Per la circostanza saranno editi i relativi cataloghi con brevi saggi e contributi critici di Bruno Corà e Tommaso Evangelista, con un corredo di immagini e di apparati relativi alle opere in mostra.
Comunicato stampa n. 2
È in atto la preparazione della mostra “Nuove acquisizioni e proposte” a cura di Bruno Corà e Tommaso Evangelista presso il Cassino museo d’arte contemporanea che aprirà al pubblico lunedì 15 giugno 2015 con 45 opere di artisti contemporanei.
Tra gli artisti invitati si segnalano le opere di Gianfranco Notargiacomo, un nucleo di tre significativi lavori che l’artista ha reso disponibile per la mostra sottolineando sia la sua produzione storica delle opere “takete”, sia un recente dipinto tondo dal diametro di due metri.
Esponente della generazione affermatasi negli anni Settanta a Roma Notargiacomo è in procinto di preparare un’importante mostra personale al museo diocesano di Milano, dopo aver già realizzato negli anni scorsi una grande mostra al Palazzo reale della stessa città.
Contemporaneamente alla partecipazione di Notargiacomo alla nuova tornata di acquisizioni del museo di Cassino, una non meno significativa mostra di dipinti di Achille Pace avrà luogo negli stessi giorni nell’omaggio al pittore che la direzione del museo cassinate ha istruito a riconoscimento della pittura di questo maestro e della sua assidua azione nella preparazione e nella direzione artistica del premio Termoli a respiro nazionale.
Numerose iniziative collaterali e attività didattiche sono previste nel corso dell’apertura delle nuove mostre del museo di cui verrà fornita informazione in successivi comunicati.
La direzione del Museo
Per eventuali informazioni rivolgersi a info@camusac.com
Cassino 06/06/2015
giovedì 14 agosto 2014
Carta Canta. Disegni di maestri italiani
CARTA CANTA
Disegni di maestri italiani
Salvatore Amedei / Nino Barone / Giuliano Cardella / Alberto Casiraghi
Giuliano Cotellessa / Domenico Colantoni / Giancarlo Costanzo
Dino De Vecchis / Fabio De Santis Scipione / Rossano Di Cicco Morra
Alberto Gallingani / Tania Lorandi / Sergio Lombardo / Enrico Manera
Renato Marini / Gabi Minedi / Gian Ruggero Manzoni / Patrizio Maria
Antonio Marcovicchio / Pietro Massaro / Umberto Mastroianni
Manuela Mazzini / Cleonice Gioia / Thierry Lambert / Achille Pace
Ciro Palladino / Andrea Petrone / Michele Peri / Albino Pitti / Giacomo Porzano
Mauro Rea / Leonardo Santoli / Gianfranco Sergio / Mario Serra
a cura di Nino Barone e Mauro Rea
16 / 28 agosto 2014
Inaugurazione sabato 16 agosto 2014
ore 19.00 / 21.00
OFFICINA SOLARE GALLERY
Via MArconi, 2 Termoli
Aperto tutti i giorni ore 21.30 / 24.00
INGRESSO LIBERO
Presentazione
“Nulla è oggi negletto come il disegno.
Sembra che gli attuali pittori altro non abbiano in testa
che menare il pennello sulla tela”
G. De Chirico
Una collettiva incentrata esclusivamente sul disegno colpisce per l’attenzione a quanto di più meditato possa produrre un artista. Erroneamente oggi il disegno è visto come un divertissement quando invece sintetizza, nell’attimo della traccia, l’immediatezza dell’Idea oppure, nel caso di progetti elaborati, riduce e mette in schema il concetto e lo studio di fondo. La ramificazione del pensiero trova nel foglio di carta una prima gestazione, una disposizione di segni e simboli che è già architettura creativa e vitale. Si tratta, in fondo, di scrittura disegnata, di intensificazione dell’atto costruttivo e di comunicazione. La carta è pertanto un’informazione intima e segreta sul ruolo della rappresentazione. Scrive Silvana Macchioni, tra le massime esperte del disegno italiano, sull’Enciclopedia per ragazzi della Treccani «Un'idea, un'emozione, un progetto affidati a una trama di segni. Il disegno è una pratica comune a tutte le culture e a tutte le età dell'uomo. Per il bambino è uno strumento di conoscenza del mondo che lo circonda ed espressione del suo sviluppo percettivo e intellettivo; per i popoli non alfabetizzati è un mezzo di comunicazione visiva anteriore alla scrittura; per l'artista è un momento imprescindibile dell'ideazione e dell'esecuzione delle sue opere; per il designer è la progettazione della funzionalità e della qualità estetica dei prodotti dell'industria». E’ un processo complesso, quindi, che nasce da un bisogno umano di memoria, divulgazione e trasmissione ed ha l’originaria fonte ispirativa nell’Idea che l’artista conserva nella propria mente, a seconda della personale visione del sistema. Che sia un sommario o un dettagliato progetto, che cerchi un senso compiuto o sembri il frutto di ennesimi ripensamenti, in forma accurata o di schizzo, il disegno può definirsi l’etimologia della lingua visiva e la base imprescindibile dell’arte. L’artista con il disegno si spoglia di ogni ricatto materico, di ogni tentazione all’accumulo, e registra sulla carta l’immagine come capovolgimento e rovesciamento all’esterno dell’immagine interna, come aveva teorizzato Federico Zuccari nel 1607, ne L’idea dé pittori, scultori ed architetti. L’immagine interna, che corrisponde all’Idea, è severa, ascetica, rarefatta, e vive in un sistema di relazioni concettuali e dinamiche intime; quella esterna sul foglio è un’impronta psichica del concetto, è il contorno essenziale che fonde il misticismo della linea che caratterizzava l’arte classica e la visione della Natura e della Storia occidentale quale spettro della realtà, sintesi e simbolo. Il disegno va dunque a scoprire e svelare la parte immutabile e intangibile dell’essere, il segno recondito senza spazio e tempo della sua vera essenza. Evitando di soffermarmi sulle singole opere della collettiva, che non seguono un filo comune bensì presentano le ricerche di svariati artisti contemporanei italiani, distanti per studi ed analisi ma accumunati dall’uguale scelta del supporto e della tecnica, si può concludere che il Disegno, che il nostro Paese, nel corso della sua storia artistica, ha concorso ad esaltarne ed estenderne gli orizzonti di bellezza e significato, elevandolo a disciplina autonoma madre di tutte le altre espressioni, è realmente l’espressione dell’eternità.
Tommaso Evangelista
mercoledì 4 giugno 2014
Capistrellarte 2014
Capistrellarte 2014
Anche quest'anno la manifestazione Capistrellarte IV - Festa dell'arte in memoria dell'amico Ugo Bellucci, mostra - concerto dell'Istituto comprensivo di Capistrello, che si inaugura venerdì 6 giugno 2014 , dà seguito al progetto artistico culturale che porto ormai avanti da anni, che è inserito nel Piano dell'Offerta Formativa (Progetto Novecento) e che vede i nostri alunni come attori protagonisti, messi a confronto con artisti contemporanei per realizzare uno scambio vero, attivo e costruttivo, di colori, di forme, di segni, di esperienze individuali e collettive. Voglio sottolineare in questa breve nota come un gruppo nutrito di ragazzi riesce a rendere omaggio - attraverso elaborati, tele, manufatti - all'arte moderna e contemporanea, attraverso la propria interpretazione di opere passate alla storia dell'arte. Rende omaggio anche agli artisti invitati, italiani e stranieri, che documentano in modo significativo la loro presenza nel contesto delle ricerche messe in campo proprio a partire dal Novecento, secolo che ha visto l'Italia al centro del mondo dell'arte con il Futurismo che ancora oggi trasmette il proprio alito di cambiamento. Capistrellarte vuole riaprire con forza il dibattito del fare artistico nel nostro comprensorio, nella Marsica e nella Valle Roveto, territorio che ha vissuto in prima persona, in passato, manifestazioni artistiche che hanno lasciato il segno nella memoria della gente e della storia tutta. Capistrellarte vuole rendere partecipe tutta la cittadinanza ma soprattutto i ragazzi, per una consapevole crescita e per una completa realizzazione critica, intellettuale e culturale, per meglio approfondire la conoscenza delle cose del mondo ma soprattutto del sé.
Scuola Media A.B.Sabin, Capistrello
Dirig. Scolastico Prof. Fabiana Iacovitti
CAPISTRELLARTE 2014
Di / Mostrando
Mostra di Arti visive
in memoria di Ugo Bellucci
a cura di Mauro ReaTesti di Mariella Colonna e Tommaso Evangelista
ARTISTI
Lino Alviani
Sergio Angeli
Nino Barone
Domenico Colantoni
Mario Costantini
Giovanni Giancarlo Costanzo
Giuliano Cotelessa
Fabio Scipioni De Santis
Dino De Vecchis
Rossano Maria di Cicco Morra
Donato Di Poce
Peppe Esposito
Arianna Fiore
Sergio Gabriele
Bruno La Pietra
Fausto Leonio
Luciano Lupoletti
Enrico Manera
Gian Ruggero Manzoni
Umberto Mastroianni
Cinzia Mastropaolo
Manuela Mazzini
Achille Pace
Maya Pacifico
Ciro Palladino
Mario Patriarca
Michele Peri
Mauro Rea
Leonardo Santoli
Mario Serra
Linda Smith
Marco Terroni
Catalogo © 2014 Marea servizi per L’Arte
In copertina
Immagine realizzata dagli allievi della scuola Media A. B. Sabin di Capistrello (AQ)
Referenze fotografiche degli artisti
Progettazione e impaginazione
Morra Art & Design - Pescara - www.morrarte.it
Con il Patrocinio
Comune di Capistrello
Marea Servizi per l’Arte
Pro loco di Capistrello
dal 6 al 21 giugno 2014
inaugurazione venerdì 6 giugno ore 10,30
venerdì 4 aprile 2014
Il blog di Vincenzo Merola
A due anni dall'apertura evidenziamo il comunicato stampa di Merola che ci spiega il lavoro e la coerente ricerca critica ed estetica portata avanti nel suo blog.
"Piccoli esercizi di straniamento per una visione trasversale dell'arte e della cultura contemporanea", il blog di Vincenzo Merola, festeggia il suo secondo compleanno. Il primo sito di arte contemporanea senza immagini, ospita nelle sue pagine soltanto parole: nient'altro che nero su bianco. La rinuncia all'utilizzo delle immagini vuole rappresentare un invito a non considerare il web semplice strumento per una fruizione visiva mediata e passiva, ma spazio aperto per la critica e per l'approfondimento. La speranza è che si torni con maggiore entusiasmo a cercare immagini nei musei, nelle gallerie e negli studi degli artisti. Una civiltà che non si misuri quotidianamente con le tradizionali modalità di condivisione culturale, basate su concreti processi di socializzazione, su complete esperienze sensoriali e sulla diretta conoscenza del mondo naturale e dei prodotti dell'ingegno umano, non sarà mai in grado di apprezzare e sfruttare pienamente le potenzialità delle nuove tecnologie e della multimedialità.
Nei primi due anni di attività, attraverso la rubrica "Tre domande", il blog ha ospitato conversazioni con artisti, critici e curatori, tra i quali: Graziano Folata, Martina Cavallarin, Gian Maria Tosatti, Francesco Arena, Andrea Bruciati, Maurizio Spatola, Achille Pace, Sergio Lombardo, Angelo Ricciardi, Gian Paolo Guerini, Sarenco, Michele Dantini, Luc Fierens, Lamberto Pignotti, Davide W. Pairone, Carlo D'Orta, Luigi Paolo Finizio, Eloise Ghioni, Marcello Faletra, Giulia Brivio, Carlo Colli. Ogni post cerca di suggerire inediti percorsi di senso commentando mostre, analizzando opere, approfondendo tematiche di carattere interdisciplinare, mettendo in luce le connessioni tra comunicazione visiva e comunicazione verbale, spaziando tra arte, letteratura, filosofia, antropologia, architettura, musica e cinema.
domenica 17 novembre 2013
Achille Pace su carta
Domenica 17 novembre alle ore 18.30 presso la Feltrinelli di Latina nuovo appuntamento con Mad on paper - La Feltrinelli - Maestri su “la scala rossa”, per questa occasione l’evento prevede l’inaugurazione della mostra personale del Maestro Achille Pace dal titolo “Achille Pace su carta”, a cura di Fabio D’Achille.
Come scrive il Maestro Achille Pace: “Il 1960 chiude un’epoca che aveva dimostrato che la razionalità non era stata una soluzione valida per evitare il grande conflitto. Ho attraversato l’informale con tutta la precarietà esistenziale, il senso di smarrimento e di disorientamento che la guerra aveva lasciato. Ho subito avvertito la necessità di uscire da una condizione esistenziale senza certezze e di trovare uno sbocco verso una mia identità. Ho quindi lottato con me stesso per riuscire finalmente ad individuare un mezzo che mi consentisse di esprimermi in termini di maggior ordine e maggior rigore, pur conservando il concetto di formatività del segno , affidato ad un procedimento in azione, momento per momento, non a un progetto predefinito. La mia pittura non è la classica metafora del reale. Essa è affidata all’idea di ‘concetto’, che sostituisce la rappresentazione fisica degli oggetti con una proposta di coinvolgimento mentale del fruitore. La povertà del mezzo usato e la ristrettezza dell’intervento segnico sulla superficie della tela, consistente in un campo neutro, di solito monocromo , di un tono variabile dal grigio al nero fumo, inserisce la tipologia delle mie opere nel filone dell’arte minimal e dell’arte povera, anche se quest’ultimo aspetto viene poco evidenziato dalla critica militante attuale che preferisce attribuirmi il ruolo di ‘poeta del filo’ pur riconoscendo il valore di liricità e di esistenzialità come messaggio fondamentale che le mie opere trasmettono”.
“Il mio lavoro richiede materiali che ho usato dalla fine degli anni ’50 ad oggi - prosegue il Maestro Pace -. Il filo di cotone, la stoffa e la terra sono tre elementi che predominano nelle mie composizioni ed è opportuno ch’io spieghi cosa essi significano per me. La mia poetica, cioè la mia scelta operativa mi ha portato a scegliere materiali che per se stessi siano i più naturali possibile. Sono materiali che, presi a se sono non espressivi, come appunto un filo o un pezzo di stoffa, la terra, la sabbia o un pezzo di legno. Sono inespressivi. Il riscatto della materia avviene attraverso la creatività. Il filo è un altro materiale povero, così anche la terra, ma sia l’uno che l’altra possono diventare linguaggio, possono esprimersi attraverso l’azione dell’artista. Il filo ha un valore anche simbolico, come anche la terra. D’altra parte, l’arte è sempre simbolica, procede sempre dal tipo all’archetipo e dunque, un filo diventa discorso logico, diventa psiche, diventa pensiero e, naturalmente, tutto questo diventa azione. Quello che è importante è che l’operazione o il concetto operativo parta sempre dall’idea quando si vuole creare. Il concetto deve essere abbinato alla materia creativa, perché esso, da solo, non è sufficiente; deve essere valido, deve contenere in sè la creatività”.
“Col materiale che adopero - spiega inoltre Achille Pace - le possibilità creative sono molto maggiori di quelle che avrei da un altro materiale che io poi, tra l’altro, sento meno... Questi due o tre materiali io li porto avanti da trentacinque anni e li trovo affini al mio modo di pensare ma quello che maggiormente mi rappresenta e nel quale mi identifico totalmente è il filo di cotone. Il motivo per cui ho assunto questo materiale è stato di ordine creativo, cioè, mi sono chiesto che cos’è la creatività. Ricordando un po’ il principio della Genesi, che è già descritta nel primo capitolo dell’Antico Testamento, ho verificato che la genesi è interpretata in tanti modi che, comunque, vogliono dire creatività, creazione. Ora, la creazione deve avere un principio e nell’arte specialmente deve avere un sistema, un metodo, quello che si dice una poetica, per la quale, nel mio caso,il filo procede dal punto, quel punto che trova nel suo procedere,momento per momento, quindi nel tempo e nello spazio esecutivo, la formatività di un’immagine. Esso, nel suo distendersi diventa forma, la forma in fieri, forma-formante, forma che è in formazione. Ecco, in questo senso il filo mi risponde molto bene a quello che era il mio interesse per ciò che è la creatività. È un concetto che si esprime attraverso la creatività, e il filo è per me l’elemento più idoneo, essenziale e concettuale per esprimere appunto un’immagine che non ha riferimenti né con la terminologia naturale né con altre, ma solo col processo creativo”.
La mostra sarà aperta al pubblico fino al 14 dicembre il lunedì dalle 16 alle 20 e dal martedì alla domenica orario continuato 9-20. Lo rende noto MAD - Museo d’Arte Diffusa.
mercoledì 3 luglio 2013
Pittura in Molise: luoghi e personaggi - Il nuovo numero di Archeomolise
Il numero 16 di Archeomolise, presto in distribuzione per gli abbonati, sarà un numero monografico, imperdibile, dedicato alla pittura in Molise. Curato da Dora Catalano e Roberta Venditto presenta una serie di articoli che ripercorrono la storia artistica molisana dal medioevo fino al contemporaneo.Come è scritto nella prefazione: "Si è scelto di offrire una rappresentazione della storia della pittura in Molise attraverso alcuni quadri scenici, di indagare alcuni momenti che abbiamo ritenuto esemplificativi. Ne è scaturita una rappresentazione in più atti, ognuno con il suo luogo ed il suo tempo".
Indice:
La pittura "in frammenti" a S. Vincenzo al Volturno, di Serena La Mantia e Pasquale Raimo
Donato a Gambatesa: uno speculum principis di maniera romana, di Roberta Venditto
Ciriaco Brunetti di Oratino, di Valentina Marino
Pietro Saja, di Dante Gentile Lorusso
Charles Moulin. Un'impressione critica, di Tommaso Evangelista
Intervista ad Achille Pace, di Vincenzo Merola
martedì 2 luglio 2013
Taccuini d'artista - I percorsi nascosti della creattività a Campobasso
TACCUINI D’ARTISTA"I PERCORSI NASCOSTI DELLA CREATTIVITA" Archivio Internazionale “Taccuini d'Artista” di Donato Di Poce ( 130 Artisti – in rappresentanza di 13 nazioni) MOSTRA INTERNAZIONALE ITINERANTE c/o Campobasso, AxA – Palladino Company Catalogo, Palladino Editore 07 Luglio al 28 Luglio , 2013 – Inaugurazione Domenica 07 Luglio ore 20,00 Con performance musicale di PEPPE RENNE Installazione LA STANZA DI ARLES e I Taccuini di Van Gogh di Mauro Rea
A cura di Donato Di Poce e Mauro Rea.
Direttore artistico, Mauro Rea
ESTRATTO DELL'INTRODUZIONE DI DONATO DI POCE
"il "taccuino d'artista" e' tante cose: non solo e non piu' un diario, non sempre e non ancora un libro d'artista, non solo un insieme d'idee o una "poesia visiva", qualcosa di piu' di un "Carnet de voyage" o di uno "Cahier" delle intenzioni, poi potrei dire che e' una lavagna magica di memoria e di desiderio e un feticcio artistico, ma che e' soprattutto:
Una grammatica di icone, segni e scritture
La genesi inconscia di un fondamentale e nuovo medium comunicativo
Un'azione creativa e un libro di sogni
Un esercizio di liberta', creativita' e d'intimita' con il mondo
Se, poi mi chiedessero: Qual e' l'importanza storica e la novita' estetica dei taccuini? Dovrei rispondere che il taccuino d'artista forse e' la piu' importante novita' stilistica contemporanea, ma e' allo stesso tempo una riscoperta di un medium che gia' nel Rinascimento con Leonardo da Vinci aveva trovato il suo piu' geniale interprete, in cui l'artista ascolta il suo respiro e inventa il suo linguaggio" (Continua...)
Acquati Wallendorf Elena Germania
Ardau Barbara / Mimmo Di Caterino Italia
Angeli Sergio Italia
Antonucci Alessandro Italia
Apostolo Roberto Italia
Balena Vincenzo Italia
Beeme Josè Spagna
Bello Marisa/Spagnul Giuliano Italia
Bencini Ennio Italia
Blaiotta Gaetano Italia
Boschi Anna Italia
Briganti Catia Italia
Butte Aube Italia
Caremi Angela Italia
Carlotta Carmen Italia
Casiraghy Alberto Italia
Cerri Giovanni Italia
Cibaldi Silvia Italia
Cinini Ferdinando Italia
Classe III F Q.Di Vona (MI) Italia
Colantoni Domenico Italia
Colnaghi Franco Italia
Colucci Gerardo Italia
Conti Carlo Marcello Italia
Conti Paolo Italia
Costanzo Giancarlo Italia
Cotelessa Giuliano Italia
Crisanti Giulio Italia
D'Onofrio Sara Italia
Danelli Maria Elena Italia
De Santis Nico Italia
Di Poce Donato Italia
Di Poce/Fettolini/Mariani Italia
Donorà Luigi Italia
D'Orazio Paolo Italia
Dossi Fausta Italia
Dossi Roberto Italia
Epeo Italia
Falco Marina Italia
Fadini Luciano Italia
Fedi Fernanda Italia
Fehr Gretel Italia
Ferrario Anny Italia
Fettolini Armando Italia
Formenti Raffaella Italia
Franco Manuela Italia
Gallingani Alberto Italia
Gatto Agnese Italia
Gabriele Sergio Italia
Geranio Massimo Italia
Gini Gino Italia
Gismondi Federico Italia
Giunta Valeria Italia
Gregorovich Nevia Italia
Guaricci Enzo Italia
Izumi Oki Giappone
Korporal Maria Olanda
Korzekwa Cynthia America
Lauria Anna Italia
Lee Chen Cina
Lentini Alfonso Italia
Liuzzi Oronzo Italia
Lombardi Mara Italia
LOME ( Lorenzo Menguzzato) Italia
Lorandi Tania Belgio
Magnabosco Nadia Italia
Manzoni Gian Ruggero Italia
Mariani Luigi Italia
Martin Monica Italia
Mastropaolo Cinzia Italia
Massaro Pietro Italia
Medda Italo Italia
Mazzini Manuela Italia
Merini Alda Italia
Mesch Maria Germania
Micozzi Maria Italia
Miglietta Enza Italia
Milot Mirashi Alfred Albania
Minedi Gabi e Maria Patrizio Italia
Mitrano Annalisa Italia
Montenero Riccarda Italia
Taccuino della Mostra di Soncino Italia
Nasseredine Alì Libano
Orazio Gaetano Italia
Pace Achille Italia
Pagani Elisabetta Italia
Pecci Guido Italia
Pezzuco Francesco Italia
Picariello Antonio Italia
Piselli Mario Italia
Plevano Roberto Italia
Porzano Giacomo Italia
Porta Catherine Svizzera
Prota Giurleo Antonella Italia
Ragozzino Luciano Italia
Rea Mauro Italia
Rinaldi Franco Italia
Rizzi Alina Italia
Rosi Chiara Italia
Rossi Di San Polo Claudia Italia
Sacheli Enzo Italia
San Tina Italia
Sangermano Paolo Italia
Savoi Alba Italia
Sergi Stefania Italia
Sergio Gianfranco Italia
Serra Mario Italia
Sbarbati Stefania Italia
Schatz Evelina Russia
Selvetti Miriam Italia
Soddu Stefano Italia
Stradivarius Italia
Tamegaya Fumiyo Giappone
Ubaldi Roberta Italia
Vetrano Marzia Italia
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| Il taccuino di Achille Pace |
sabato 4 maggio 2013
Armando Ginesi – Achille Pace e il filo dell'anima
Il quesito ce lo dobbiamo porre: Achille Pace, dopo il superamento della fase pittorica informale, allorché inizia il processo di spoliazione formale, l’assunzione del minimalismo espressivo che giustamente Leo Strozzieri ha detto che si potrebbe definire “francescano” tanto è teso in direzione dell’essenzialità, può essere collocato nel contesto di quel fenomeno artistico che, con Germano Celant, ha assunto il nome di “Arte Povera”?
La domanda ce la poniamo perché nella pur nutritissima letteratura critica di qualità di cui l'artista dispone, non ci pare di aver rintracciato (in particolar modo tra i critici dell'ultimo trentennio o giù di lì) qualche autore che lo abbia asserito. Eppure a noi sembra che ragioni per sostenere che almeno forti tangenti con questa esperienza (i protagonisti della quale furono tanti e fra essi Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Mario Ceroli, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio eccetera) la ricerca espressiva di Achille Pace le abbia avute, almeno fino a quando la linea pauperistica non è sfociata nell'area più vasta ed estremamente articolata dell'Arte Concettuale.
Questa convinzione la deriviamo dalla stessa esperienza dell'artista molisano, romano d'adozione, compiuta all'interno del "Gruppo Uno" e, ancora prima, del "Gruppo Forma", tesa ad orientarsi verso una riduzione degli strumenti semiologici, soprattutto al loro deciso richiamo all'elementarità formale e cromatica, in contrapposizione con ogni tipo di forma naturalistica ma, alla fine, anche geometrica. Sicché molti degli artisti aderenti alle due correnti artistiche – e Pace in particolar modo – scelgono il segno, quello primitivo e archetipico, per veicolare le sensazioni, le vibrazioni, le palpitazioni della propria vena poetico-visiva. Inoltre un secondo motivo di certezza che Achille Pace debba essere, magari in posizione anche un po' laterale e dunque originale, considerato uno dei tanti protagonisti dell'Arte Povera, scaturisce dal confronto tra i suoi esiti linguistici e le formulazioni teoriche della linea pauperista definite proprio dal suo principale teorico e cioè da Celant. "Arte Povera" – egli scrive in Arte Povera 1968, "Precronistoria" 1966-69 – " è un'arte che predilige l'essenzialità informazionale, il comporre teso a spogliare l'immagine della sua ambiguità e della convenzione che ha fatto dell'immagine la negazione di un concetto[…]. L'arte povera non è un operare illustrativo, non ha come obbiettivo il processo di neo-rappresentazione dell'idea, ma è indirizzata a presentare il senso emergente ed il significato fattuale dell'immagine, come azione cosciente; si presenta lontana da qualsiasi apologia oggettuale ed iconica; è un agire libero, quasi intuitivo, che relega la mimèsi a fatto funzionale e secondario, i nuclei focali risultando l'idea e la legge generale[…]. Un momento freschissimo che tende alla decultura, alla regressione dell'immagine allo stato preiconografico, un inno all'elemento banale e primario , alla natura intesa secondo le unità democritee e all'uomo come frammento fisiologico e mentale", aggiungendo che essa mira "a ridurre ai minimi termini, a impoverire i segni per ridurli ai loro archetipi".
Né possiamo dimenticare che l'Arte Povera nasce in polemica con l'arte tradizionale della quale rifiuta tecniche e supporti per fare ricorso ai materiali "poveri". Non sembrano tutte queste affermazioni fatte apposta per riferirsi al "filo di cotone" che Pace – memore degli insegnamenti essenzialistici e minimalisti derivati dalle esperienze vissute nel "Gruppo Forma" e nel "Gruppo Uno" – inventa e trasforma in straordinario, poverissimo (sia dal punto di vista materiale che semiologico) segno veicolatore del suo mondo interiore offerto alle infinite possibilità ermeneutiche dei riguardanti?
Del resto un'intelligenza critica lucida come quella di Giulio Carlo Argan già aveva parlato di "minimi di quantità, massimi di qualità", riferendosi ai connotati linguistici del nostro artista tesi all'essenziale, al pari di Cesare Vivaldi che, negli anni Sessanta, aveva fatto esplicito riferimento alla povertà del mezzo da usato. E non va dimenticato Vanni Scheiwiller che nel 1977 aveva scritto: "La poetica di Pace anticipa senza clamore i concettuali, la minimal, l'arte povera e, in genere, il post-informale come recupero del controllo, del rigore e della logica esistenziale nei confronti di un irrazionale esistenziale informale". Abbiamo citato critici attenti, acuti, capaci di individuare i prodromi lessicali e semantici a cui Achille Pace era pervenuto in anticipo in chiave pauperistica. Sì, in anticipo, perché si ricordi che egli ha usato il filo già a partire dal 1956, quindi oltre un decennio prima rispetto alla nascita ufficiale del movimento teorizzato da Celant.
Certo non ci sono, in Pace, altre condizioni che l'evoluzione dell'Arte Povera assume su di sé (come, ad esempio, l'istallazione, l'azione performativa eccetera) e che l'artista in questione non fa proprie, ma questa evoluzione dell'arte pauperistica si manifesta allorché, esasperando il principio dell'essenzializzazione all'ennesima potenza, perviene ad essere un'altra cosa e si trasforma in esaltazione dell'idea pura, senza alcuna considerazione non solo per l'opera ma neppure per i materiali, ricchi o poveri che siano, vale a dire in Arte Concettuale. Le premesse di questo esito del processo si potevano , a ben guardare, già individuare nelle soluzioni pauperistiche di un Anselmo della "Scultura che mangia", di un Pistoletto nelle riflessioni degli specchi, di un Paolini di "Mimèsis", di un Boetti e così via.
Quanto sopra ci è sembrato giusto affermarlo perché riteniamo che, soprattutto in ordine al principio fondante dell'uso del materiale povero (da cui deriva la denominazione della tendenza), non ci sia differenza fra gli stracci utilizzati da Pistoletto nella sua "Venere" e il filo di cotone di Pace, tanto per fare un esempio e per quanto afferisce agli intenti minimalisti ed essenzialistici , il filo dell'artista molisano sia un autentico abitante, a pieno titolo di cittadinanza, di quella rilevante comunità creativa che è andata sotto il nome di autori dell'Arte Povera. A meno che decidiamo che il problema non si ponga (o quanto meno si riduca molto d' importanza) se prendiamo per buone – e forse vale la pena di farlo – le parole di Dieter Schwarz, direttore del Kunstmuseum di Winterthur, in Svizzera, il quale ha saggiamente, a nostro parere, scritto che "la denominazione ‘Arte Povera' non descrive uno stile ma forse solo una generazione, degli artisti legati ad un momento e solo per caso, per intenzione di un curatore. Forse sarebbe meglio guardare questi artisti individualmente". Che è poi quello che sempre si dovrebbe fare, analizzando le poetiche dei vari autori perché, pur aderendo a questo o a quel gruppo, a questa o a quella tendenza di cui fanno proprie le formulazioni teoriche, essi restano sempre, nel momento creativo, dei "solitari", singolari elaboratori di esperienze linguistiche attraverso le quali tentano la ricreazione originale del mondo.
Ciò detto, veniamo a quella che già altri autori hanno definito la "poetica del filo". Come non pensare al mito D'Arianna e alla semplicità arguta del metodo usato per risolvere un problema quasi insolubile come l'uscita di Teseo dal Labirinto mercé l'utilizzo di uno strumento elementare, primario, quale può essere un filo di cotone, di canapa o di lana? E ciò diventa estremamente importante perché indica una verità che è anche morale e dunque pratica, vale a dire che la semplicità a volte (vorremmo dire quasi sempre) può offrire soluzioni a fenomeni complessi, senza che categorie ad essa estranee rendano macchinose e difficili, quanto e più dei problemi stessi, anche le loro risoluzioni.
Ma noi vorremmo richiamarci alle straordinarie poetiche segniche e a quel che di esse ha scritto Gillo Dorfles parlando dell'uso di "segni, del tutto astratti, del tutto sprovvisti di un "significato" concettuale (almeno evidente) e anche del tutto avulsi da ogni riferimento a figurazioni preesistenti, sia di carattere naturalistico che di carattere simbolico". Autosignificanti, li potremmo chiamare. A noi pare che questo sia il contesto più giusto nel quale collocare Achille Pace e la sua fenomenale poetica di quel filo che diventa segno: segno come percorso, come elemento dinamico trasportatore di energie fisiche e psichiche, spirituali; segno che misura lo spazio, lo fraziona determinando relazioni fra le parti, lo percorre e lo ripercorre, lo sollecita. Mai lo viola, perché esso si propone com'è, ovverosia essenza della levità. Un segno leggero, che si depura della propria materialità e si trasforma in traccia ideale ed esistenziale nel medesimo tempo. E che, in quanto traccia, si fa anche frammento della storia.
Il riferimento al segno come tenuità ci induce a ricordare due gigantesche figure dell'espressione artistica europea e mondiale: un pittore e uno scultore che abbiamo avuto l'onore e la fortuna di conoscere, di frequentare, di studiare e sui cui linguaggi abbiamo scritto diverse pagine. Uno, il pittore, spagnolo, collocabile tra i protagonisti indiscussi del clima delle avanguardie storiche del XX secolo senza però che possa essere inquadrabile precisamente in alcuna di esse, tanto grande è stata la sua personalità, si chiamava Joan Mirò, pittore del segno e del sogno, come amiamo definirlo; l'altro, lo scultore, italiano, forse il più rappresentativo esponente dell'informale plastico europeo, Edgardo Mannucci, colui che, in altre circostanze, abbiamo chiamato "lo scultore dell'energia". La leggerezza dei loro segni magici (pittorici o scultorei poco importa), quanto a natura e intensità, ci inducono a dire che anche Achille Pace può acquisire, a pieno titolo, la denominazione di "maestro della levità" e ad essere agli altri due accostato. Non è poco in questo mondo di una modernità e contemporaneità "pesanti", dove tutto viene colto nella sua materialità e nella sua esistenzialità più ponderosa. La leggerezza di Pace – al pari di quella di Mirò e di Mannucci – è invece formidabile capacità di veloce elevazione, di tensione spirituale, di pensiero che corre, di energia (più liricamente composta in Mirò, guizzante in Mannucci e tracciabile e percorribile in Pace). In tutti e tre, inoltre, vive e palpita una componente ludica che, pur variamente espressa, trasforma i loro segni in strumenti di gioco (di quel gioco, per dirla con Han Georg Gadamer, in cui il giocatore viene giocato), a volte di fanciullezza quale pascoliana innocente percezione dell'esistenza. Il gioco come leggerezza dell'essere, come sdrammatizzazione delle problematicità della vita, come ottimistica e lieta elaborazione del pensiero. E Dio sa quanto, di tutto ciò, il mondo della modernità, con la pesantezza sempre più opprimente dei suoi bisogni crescenti, delle sue contraddizioni, dei suoi egoismi, della sua materialità arida diventata fardello insostenibile, abbia bisogno.
Il segno di Achille Pace, infine, a noi pare che sia una traccia dello spirito. Che ognuno lo intenda come crede: in senso religioso o filosofico. Lo spirito quale componente non ponderosa dell'animo umano. Per chi, poi, vive in una prospettiva religiosa, il filo di Pace diventa anche traccia palese dell'anima, impressa nella realtà del mondo. E come potrebbe essere altrimenti per un autore il cui giovanile entusiasmo fu conquistato dalla ricerca pittorica (e non solo) di quel grandissimo Paul Klee che voleva rendere visibile l'invisibile sulla scia di quello che, secoli prima, aveva affermato il genio Leonardo da Vinci e cioè che, attraverso l'arte, "si renderanno visibili cose che non si vedeano e udibili cose che non si udiano".'
domenica 14 aprile 2013
Achille Pace e il Premio Termoli
Dalla pagina facebook di Achille Pace propongo questo scritto condiviso dal maestro circa le motivazioni che portarono il premio Castello Svevo a diventare Premio Termoli, tra i Premi più interessanti in Italia tra gli anni Sessanta e Settanta.
COLGO L' OCCASIONE PER PUBBLICARE IL MIO SCRITTO DI PRESENTAZIONE AL CATALOGO DEL V PREMIO TERMOLI DEL 1960 PER RISPONDERE ALLE NUMEROSE DOMANDE SULLE MOTIVAZIONI E SUI CONTENUTI DELLE MOSTRE DEL PREMIO TERMOLI. RISULTERA' CHIARA LA MIA IDEA DI SEGUIRE ATTRAVERSO LE VARIE EDIZIONI DEL PREMIO TERMOLI UNA LINEA STORICA EUROPEA CHE TESTIMONIASSE E TENESSE CONTO DELLO SVILUPPO ARTISTICO CHE HA AVUTO LUOGO DALL'INIZIO DEGLI ANNI SESSANTA AI NOSTRI GIORNI.
1960: 5^ edizione della Mostra di Termoli.
Ma più che il fatto anagrafico, quest'anno è importante soprattutto sottolineare che la nostra Mostra ha ottenuto giuridico riconoscimento da parte dei Ministeri dell'Industria e della Pubblica Istruzione che, con Decreto 1 Dicembre 1959, l'hanno inclusa tra le manifestazioni artistiche nazionali.
Un ciclo si compie, un secondo se ne apre -
Si apre un nuovo ciclo caratterizzato dal generoso sforzo di attirare verso il Premio " CASTELLO SVEVO" l'attenzione delle vene più vitali dell'Arte contemporanea, di liberare la mostra da tutte le deteriori preoccupazioni campanilistiche, di aprire la manifestazione a tutte le voci dell'arte e della cultura, di superare ogni residua mentalità provincialistica , di doppiare lo scoglio della polemica tra vecchio e nuovo , tradizionale e d'avanguardia, classico e moderno, di tentare di fare della Mostra una rassegna organica in cui orientamenti e scuole , tentativi ed indirizzi , cenacoli e correnti , trovassero il loro giusto posto e la loro rigorosa considerazione di momenti importanti o essenziali , comunque mai inutili , della vita e della storia dell'Arte.
Si apre un ciclo di orizzonti più ampi di una esposizione che non abusa della qualificazione di mostra nazionale per il livello di artisti partecipanti , per l'impostazione programmatica, per la valorizzazione di ogni studio e ricerca che sia il portato di una viva sensibilità, per la ferma convinzione degli organizzatori di servire , non le correnti, ma l'Arte , di non mortificare le Scuole che accendono e vivificano ideali e studi , ma di non mitizzare particolari orientamenti , se è vero che la storia dell'uomo nella ricerca della verità e della bellezza non permette , ai ricorrenti interrogativi , risposte perentorie e definitive .
Questo complesso di esperienze e prospettive potrà sfuggire solo a chi , visitando la mostra, si pone nella più antistorica delle posizioni ; ossia di chi , ricercando la conferma di un suo ideale di bellezza e non trovandolo , si allontanerà indignato , o di chi , ravvisando concordanze di idee , esalterà il valore della manifestazione, negando nel contempo ogni significato agli altri orientamenti.
Alla storia dell'arte hanno dato contributi fondamentali sia coloro che hanno accolto l'ideale dell'artista creatore di forme di bellezza secondo uno schema fissato in eterno , sia coloro che definiscono la natura creatrice , demiurgica dell'artista che , irrompendo emotivamente sui mezzi espressivi, si crea un suo mondo, anzi attribuisce unica realtà al suo mondo fantastico , sia coloro che senza sovrapporre una propria idea a priori della bellezza o dello spazio, tendono solo a sollecitare dalla materia le forme che essa può dare, stabilendo una inter-azione con essa paghi di suscitare direttamente le immagini di un processo e rifiutandosi di riprodurre indirettamente la rappresentazione di una esterna verità , sia coloro che hanno avuto un senso ironico della vita ed hanno confidato nel significato armonico della natura , sia coloro che cogliendo gli aspetti dilemmatici ambigui , hanno scoperto le fratture, le disarmonie , il mostruoso , ed hanno sconvolto l'ideale classico. Né è inutile sottolineare le fasi che puntualizzano gli ultimi anni della storia dell'arte : l'emergere dell'istanza realista intesa come aderenza tematica ai fatti sociali, l'esigenza di una modernità assoluta di forme , facendo pura astrazione dalla socialità, l'assunzione graduale dell'avanguardia a fatto ufficiale e, poco dopo ,il dilemma tra astrazione e figurazione: infine l'irruzione del movimento dell' "informel", come denuncia di una condizione drammatica di irrazionalità nel mondo moderno; e infine, l'esigenza di superamento di quest'ultimo movimento .
Di tutti questi momenti e di tutti questi orientamenti, una Mostra, per quanto vasta e bene organizzata, può dare oggi soltanto un'idea molto approssimativa.
In questa quinta edizione della Mostra di Termoli, il visitatore di buona volontà ne ritroverà certamente le tracce essenziali e ne trarrà , è augurabile ,stimoli e spunti per le proprie ulteriori meditazioni. (Achille Pace)
mercoledì 30 novembre 2011
Kessler vs Pace
Due foto, le opere di Susanne Kessler da una parte e le tele di Achille Pace dall'altra, tratte dalla mostra Autumn Contamination. Altre foto, con tutte le opere in rassegna, sono visionabili da questo link.
martedì 29 novembre 2011
Scatti da Autumn Contamination
Solo alcuni scatti, brevi impressioni di questi primi giorni del festival di arte contemporanea che si sta svolgendo presso l'AxA della Palladino Company a Campobasso. Festival che sta riscontrando un ottimo successo di pubblico e di critica e che ogni giorno si arricchisce di nuovi eventi (scarica il programma). Per chi non lo avesse ancora fatto consiglio vivamente una visita. Gli scatti sono della fotografa Miriam Di Domenico, mentre tutti gli album si possono vedere sul profilo FB dell'evento.
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| Achille Pace tra i suoi quadri |
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| Tavola Rotonda con, da sinistra il critico Antonio Picariello, il sovrintendente Daniele Ferrara, il professore Lorenzo Canova, Sandro Arco e il maestro Achille Pace |
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| Michele Mariano |
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| Barbara Esposito |
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| Achille Pace |
lunedì 31 ottobre 2011
Autumn Contamination ... arte e contaminazioni a Campobasso
Dal 24 novembre al 4 dicembre l’AxA, l’open space della Palladino Company, ospiterà la rassegna Autumn Contamination, ideata e organizzata da Luca Basilico. Il progetto, innovativo e al tempo stesso quasi utopico per la realtà campobassana, attraverso la strada della contaminazione cerca di offrire ai visitatori una serie di proposte artistiche che spaziano dall’arte alla musica, dalla moda al cinema, dalla fotografia alle arti sceniche. In quanto piattaforma aperta all’interazione e alla sperimentazione l’evento si strutturerà su più livelli in modo da parlare contemporaneamente alle istituzioni, agli addetti ai lavori e al semplice pubblico chiamato a vivere la manifestazione che, ogni giorno, offrirà spunti diversi. Non solo quindi la semplice esposizione ma anche performance, rassegne di videoarte, dibattiti e incontri, workshop, presentazione di idee e proposte dove l’arte, in senso più esteso, è intesa come realtà liquida che pervade la società contemporanea e che, appunto perché sfuggente e spesse volte non classificabile, è da rinvenire in tutta una serie di fenomeni “di massa” e non. Il secondo principio della termodinamica recita che non si crea dal nulla; assodato questo tutto sta allora nel saper manipolare il materiale offertoci dalla natura e dalla nostra condizione presente irrimediabilmente interrelata con una moltitudine di dinamiche “basse” o “alte”, ovvero saper contaminare. La parola contaminazione è diventata oggi simbolo di creatività, di nuove modalità di produzione di esperienze e il suo inserimento nel titolo della rassegna deriva appunto dal fatto che le differenti espressioni artistiche, muovendosi attraverso vari tipi di media, contribuiscono ad ogni passaggio con nuove e inconsuete informazioni all’esperienza dell’utente. Negli anni Novanta il panorama dell’arte cambia radicalmente in relazione con il mutato clima culturale, sociale, politico. Il rinnovato interesse per le microstorie, per il quotidiano, per ciò che è immediatamente vicino, la riscoperta della dimensione intima e la necessità di tenerne conto parlando del sociale, sono alcuni degli atteggiamenti che, in questi anni, riemergono diffusamente. La pratica artistica contemporanea pertanto è sempre più segnata dal desiderio di lavorare sulla realtà, con strumenti considerati tradizionalmente secondari come fotografia, video e performance. Poiché raccontare l’immaginario e la realtà quotidiana comporta un costante rapportarsi col mondo nella sua interezza, la tendenza a sommare e decostruire è sempre più forte grazie anche alle inedite possibilità offerte dalla tecnologia che, rilanciando l’interazione creativa tra le diverse arti cercata da molte utopie estetiche moderne (dalle performance intermediali alle varie declinazioni dell’arte elettronica), permettono un allargamento della visione con relativo emergere del dettaglio e del particolare decontestualizzato e alterato. Contaminare, dall’accezione negativa, è diventato oggi un termine cardine per decifrare l’arte e l’idea di una “contaminazione estetica”, incentrata sui concetti di pluralità e relazione, può fornire alcune direzioni di senso ad un evento, Autumn Contamination, che si pone quale “avvenimento” di rottura e di confine. Un evento che cerca di superare la rigida dicotomizzazione tra “noi” e gli “altri”, ovvero tra gli addetti, tra virgolette, del settore e il resto della collettività che percepisce l’arte in maniera distratta o se ne sente così distante da evitare qualsiasi confronto. Come scrive infatti lo stesso Luca Basilico, organizzatore della rassegna, “Autumn Contamination è sinonimo di Cultura Contaminata… Esso si propone come un nuovo modo di concepire l’offerta non più radicata a preconcetti schematici con i quali si arriva a categorizzare e delle volte separare drasticamente le discipline, ma al contrario, vuole fare un’operazione che porta ad una totale contaminazione, abbassando tutte le barriere e lasciando che la creatività, la ricerca e la sperimentazione facciano da linee guida per la realizzazione di tale prodotto. Non è solo un’esposizione di opere artistiche ma è anche un momento di crescita, di svago e di socializzazione, grazie alle sue numerose attività collaterali.
Data la molteplicità degli eventi, andando nel dettaglio, cercherò di elencare le proposte più interessanti. Riguardo alla mostra vera e propria nella rassegna troveranno posto le installazioni di Susanne Kessler, artista di livello internazionale che per l’occasione allestirà un lavoro in tema con la condizione “autunnale”, i minimali lavori Andrea Martinucci, i grandi pannelli Giacinto Occhionero, figurativi eppur visionari nel loro sconfinamento nell’onirico, le installazioni di Mariagrazia Colasanto, le ipotesi cromatiche dell’artista americano Joe Bussell, le tele di Luca Pop dall’esuberante grafica desunta dalla street art. Due le performance durante i dieci giorni: due project interattivi di Michele Mariano (Me Myselfi I e Trigger) e l’esibizione di Stefano Cirillo che si cimenterà in un’operazione di live painting con le musiche del duo sound-B color. Il live di Mess too e l’esibizione dell’orchestra Tartini in un Vivaldi project si strutturano come vere e proprie performance audiovisive.
Uno spazio è riservato alla fotografia con Marla Lombardo e gli scatti degli artisti dell’OcchiRossi di Roma, progetto collettivo, declinato anche in festival, che promuove cultura fotografica indipendente.
Tra i fotografi: Baldi e Baciarlini, Gianluca Distante, Federico Cau, Giorgia Pecci, Flavia Culcasi, Daniele Baldi, Alessandra Dinatolo, Miriam Di Domenico. Interessante anche il settore dedicato alla videoarte con un’apposita sezione allestita con i video di Igor Imhoff, Riccardo Arena, Lino Strangis (che per l’occasione proietterà un’opera prima e realizzerà lo spot dell’evento), già direttore del C.A.R.M.A. (centro di arti multimediali di Roma), e altri in via di conferma in quanto selezionati da un’importante festival (Arte Video Roma Festival). Tutti i video durante una serata saranno ricomposti in una vera e propria installazione collettiva che coinvolgerà l’intero spazio espositivo. L’offerta è arricchita dalla presentazione dei progetti Cineama di Roma che per l’occasione in anteprima farà proiettare il film “Una separazione” premiato a Berlino e MoliseCinema con i suoi cortometraggi, ai quali sarà dedicata una serata out door al cinema Alphaville.
Anche la moda non potrà mancare in questo ricco cartellone e una serata sarà dedicata alla presentazione della collezione THESIGN di Luciano Parisi, direttamente dallo IED di Milano.
Altro punto forte della manifestazione sono gli incontri e i workshop, vere e proprie tavole rotonde dove parleranno e si confronteranno gli operatori del settore. Tra le varie tavole rotonde una, sul tema dei nuovi linguaggi dell’arte, metterà di fronte il prof. Lorenzo Canova, docente di arte contemporanea dell’università del Molise, Daniele Ferrara, sovrintendente per i beni Storico-Artistici del Molise, e l’artista molisano Achille Pace.
Molto interessante la serata con l’incontro di diverse realtà molisane che operano nell’arte contemporanea e moderna: la galleria Officina Solare di Termoli, la galleria Limiti Inchiusi di Campobasso, la rassegna Matriceart, la rivista Archeomolise.
La sezione work shop/presenta il progetto mira invece a dar spazio e visibilità a tanti progetti innovativi che si sono realizzati in regione, facendo parlare direttamente gli organizzatori e gli ideatori.
Ecco allora la presentazione al pubblico del riuscito Draw the line, festival di street art messo in piedi dell’Associazione Malatesta, o del mensile free press Zenit Magazine.
Tutto l’evento prodotto da Palladino Company vedrà tra gli sponsor tecnici il pastificio LaMolisana, che si occuperà della gastronomia durante il vernissage, Acqua Sepinia, Caffè Camardo, Centro del Molise, vini Colle Sereno, UniCredit.
Tra gli sponsor istituzionali la provincia di Campobasso e il Comune di Campobasso.
Sponsor tecnico Trenitalia.
Media Partner: Zenit Magazine, Movoloco ed EQUIPèCO.
Il progetto, complesso nel suo insieme ma incredibilmente dinamico, è in realtà un’unica entità organica che mira a crescere e radicarsi sul territorio. La stagione autunnale, spesse volte priva di eventi in quanto mesto periodo di passaggio, si presta a farsi contaminare da questa ricca proposta d’arte e cultura.
GET CONTAMINED!!!
Tommaso Evangelista
p.s. presto il programma definitivo
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