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domenica 20 luglio 2014

Coscienza Anestetica, al Museo Sannitico le opere degli artisti eventualisti


Inaugurazione mostra. Da sinistra Sergio Lombardo, Miriam Mirolla, Tommaso Evangelista, Dionigi Mattia Gagliardi



MOSTRA D’ARTE CONTEMPORANEA “COSCIENZA ANESTETICA”, IPOTESI SOTTRATTIVA PER UN’ARTE RELAZIONALE.
Nel museo Sannitico di Campobasso, dal 22 giugno al 1 agosto, opere di Artisti Eventualisti e Molisani interagiscono con il pubblico in un contesto storico di rilievo.

Grande successo per la Collettiva d’Arte Contemporanea “ Coscienza Anestetica, ipotesi sottrattiva per un’arte relazionale”, che domenica 22 giugno ha aperto i battenti nello splendido palazzo Mazzarotta di Campobasso, sede del prestigioso Museo Sannitico Provinciale. La mostra, promossa  dal curatore e critico d’arte Tommaso Evangelista, presenterà  fino al 20 luglio, le opere di artisti eventualisti: Paola Ferraris, Dionigi Mattia Gagliardi, Roberto Galeotti, Claudio Greco, Giuliano Lombardo, Sergio Lombardo, Miriam Mirolla, Piero Mottola, Luigi Pagliarini e Carlo Santoro  e di giovani artisti molisani: Michele Boccamazzo, Giammaria De Lisio, Vincenzo Merola, Salvo Nostrato e Ivana Volpe di cui condividono i principi teorici. 
Tra di loro Sergio Lombardo rappresenta il fondatore del Movimento,   considerato da molti l’ultima vera Avanguardia in Italia. L’Eventualismo affonda le radici nella Pop Art Storica e nella Scuola Romana di Piazza Del Popolo dei primi anni 60 di cui Lombardo era membro e dalla quale si è progressivamente distinto  continuando la sua attività su di un piano più concettuale e scientifico. Nel 1979 ne traccia le basi teoriche  ponendo, a fondamento della ricerca teorica, l’evento , inteso come contenuto mentale o vissuto psicologico originale e spontaneo che scaturisce da stimoli opportunamente predisposti dall’artista. Così concepito, l’Eventualismo si pone in antitesi alla Società dello Spettacolo Globale figlia del Consumismo ed alimentata da interessi di  mercato;  vuole usare nell’arte il rigore e la sperimentazione e proporsi come stimolo atto ad indirizzare l’individuo  verso scelte sempre più consapevoli in grado di concepire ideali culturali nuovi, più complessi e raffinati. 
Progetto ambizioso perseguito per anni attraverso il Centro Studi Jartrakor che svolge attività di ricerca sperimentale sulla Psicologia dell’Arte e produce un’intensa attività editoriale, espositiva e di organizzazione anche internazionale di eventi artistici e scientifici. 
In tale prospettiva i giovani artisti molisani accolgono una pesante eredità ponendosi sulla scia di un’Avanguardia difficile che pone sfide nuove in tempi altrettanto difficili. Le loro opere, come quelle degli artisti che operano da anni in tale direzione, attraverso questa mostra, sembrano trarre linfa vitale dall’esposizione in spazi nuovi, le tre sale del Museo Sannitico sistemate e inaugurate per l’occasione in un contesto di notevole importanza storica, dimostrando, attraverso nuovi linguaggi e performance, che la ricerca estetica contemporanea non si esaurisce nel passato ma dal passato trae fondamento e validità. D’altra parte il titolo stesso della collettiva “Coscienza Anestetica“, ipotesi sottrattiva per un’arte relazionale, apre nuovi orizzonti a una ricerca estetica che si caratterizza in maniera sempre più interdisciplinare, superando le vecchie dicotomie tra arte e scienza e ponendo sempre più il fruitore al centro dell’opera laddove lo stimolo , determinato in maniera automatica ma strutturato con rigorose procedure scientifiche, diventa occasione d’interazione sociale.

Concetta Russo su Primo Piano Molise del 19 luglio 2014. (Foto Concetta Russo)

Segnalo anche questo reportage fotografico dal blog dell'artista Carlo Colli

Coscienza Anestetica - Sala eventualista

Carlo Colli e Vincenzo Merola

Sala eventualista

Gianmaria De Lisio

Cortile Museo Sannitico

Centro storico di Campobasso visto dal museo


martedì 24 giugno 2014

Eventualisti a Campobasso

Da sinistra Tommaso Evangelista, Vincenzo Merola, Sergio Lombardo, Miriam Mirolla, Dionigi Mattia Gagliardi, Gianna Muller, Luigi Pagliarini, Claudio Greco


venerdì 20 giugno 2014

Coscienza Anestetica. Ipotesi sottrattiva per un'arte relazionale


“COSCIENZA ANESTETICA”
Ipotesi sottrattiva per un’arte relazionale


Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Molise
Direzione generale Paesaggio Belle Arti Architettura e Arti Contemporanee
Soprintendenza per i beni archeologici del Molise

Presentano

Coscienza anestetica
Ipotesi sottrattiva per un’arte relazionale

A cura di Tommaso Evangelista

21 giugno – 20 luglio 2014

Museo Sannitico, Campobasso
Palazzo Mazzarotta, Via A. Chiarizia n. 10

Tutti i giorni 09:00-13:30, 14:00-17:30

Inaugurazione domenica 22 giugno ore 16.00

Artisti
Michele Boccamazzo, Carlo Colli, Gianmaria De Lisio, Paola Ferraris, Dionigi Mattia Gagliardi, Roberto Galeotti, Claudio Greco, Giuliano Lombardo, Sergio Lombardo, Salvo Nostrato, Vincenzo Merola, Miriam Mirolla, Piero Mottola, Luigi Pagliarini, Angelo Ricciardi, Gian Maria Tosatti, Carlo Santoro, Ivana Volpe

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Il Museo Provinciale Sannitico di Campobasso ospita la collettiva d’arte contemporanea dal titolo Coscienza anestetica. Ipotesi sottrattiva per un’arte relazionale. L’esposizione, curata dal critico Tommaso Evangelista, inaugurerà domenica 22 giugno nelle tre nuove sale del Museo sistemate ed inaugurate per l’occasione e segna per la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Molise, dopo il restauro delle opere storiche del Premio Termoli, una significativa e rilevante apertura al contemporaneo con un progetto curatoriale dal preciso taglio teorico e sperimentale. Archeologia e ricerca sono pertanto chiamate a relazionarsi negli splendidi spazi di Palazzo Mazzarotta, sottolineando come un dialogo, anche per contrasto, possa essere attuato. Pertanto va dato merito alla Soprintendenza di aver voluto affrontare, con coraggio, un’esposizione complessa e ricca di implicazioni. Boccamazzo, Colli, De Lisio, Ferraris, Galeotti, Greco, G. Lombardo, S. Lombardo, Nostrato, Merola, Mirolla, Mottola, Pagliarini, Ricciardi, Tosatti, Santoro, Volpe gli artisti invitati. Tra di loro cinque, Michele Boccamazzo, Gianmaria De Lisio, Vincenzo Merola, Salvo Nostrato e Ivana Volpe, sono molisani con diverse significative esperienze fuori regione. Di particolare rilevanza la presenza di Sergio Lombardo con una Mappa di Heawood e due disegni di pavimenti stocastici. Psicologo e artista, Lombardo dirige dal 1977 il Centro Studi Jartrakor di Roma e dal 1979 la Rivista di Psicologia dell’Arte. Il suo percorso artistico ha avuto avvio nei primi anni Sessanta con l’esperienza della Nuova Scuola Romana di Piazza del Popolo, mentre alla fine degli anni Sessanta ha partecipato al gruppo che gravitava intorno alla galleria La Salita, dove ha esposto con Burri, Fontana e Manzoni. Nei primi anni Settanta ha fondato a Roma il Centro Studi Jatrakor, dando avvio al movimento artistico eventualista e dedicandosi per tutto il decennio a sperimentazioni nel campo della psicologia percettiva applicata all’arte. Dal 1980 lavora a una serie pittorica, incentrata su algoritmi matematici e programmi di randomizzazione, definita “pittura stocastica”. Una sala del percorso espositivo, quindi, sarà dedicata proprio all’esperienza del gruppo eventualista (attualmente formato da Paola Ferraris, Roberto Galeotti, Claudio Greco, Giuliano Lombardo, Sergio Lombardo, Miriam Mirolla, Piero Mottola, Luigi Pagliarini e Carlo Santoro), che per l’occasione presenterà un’unica installazione inedita di taglio documentario, con progetti, testi e fotografie, nella quale ogni artista ha sintetizzato, in due tavole, la propria personale ricerca nel solco della Teoria Eventualista. Carlo Colli, Angelo Ricciardi e Gian Maria Tosatti chiudono l’elenco degli artisti invitati con tre opere dalla forte carica relazionale e sperimentale. Dopo una preview per la stampa prevista per la mattina di venerdì 20 giugno, la collettiva inaugurerà domenica 22 giugno e sarà arricchita nel cortile del museo dall’installazione sonora di Ivana Volpe, la quale mapperà con dei registratori il centro storico di Campobasso, e dall’esperimento di Kinect Art di Salvo Nostrato, il quale analizzerà un preciso spazio del Museo Sannitico trasformandolo in un luogo praticabile e sonoro e presenterà, insieme all’installazione, una performance di danza contemporanea.

La condizione anestetica del titolo si configura come percorso praticabile, nel campo della sperimentazione sui nuovi linguaggi, per uscire dall’impasse del postmoderno, in cui la livellazione delle manifestazioni creative ha comportato lo sdoganamento e il riutilizzo, fino alla saturazione, di molte pratiche storiche desunte dalle avanguardie e accettate come meri formalismi. La dimensione aleatoria dell’opera d’arte “aperta” deve superare l’estetica del flusso: non deve cercare il caos della materia e delle sensazioni, né tantomeno deve porsi come liberazione degli istinti, bensì, proprio per il perenne rapporto/scambio con il fruitore, deve ricercare un’etica interna. Il rapporto con il pubblico pensato per la collettiva, quindi, non va inteso come commercio anarchico di sensazioni, ma va guidato attraverso determinati stimoli. L’importanza dello stimolo diventa fondamentale nella creazione di un’opera. I lavori presentati in mostra sono stati scelti per la loro portata teorica e narrativa, per lo studio e la ricerca, per la tendenza alla documentalità come atto linguistico e per il tentativo di affermazione di una visione costruttiva, quasi scientifica. Quella che emerge è una riflessione sull’interazione, nel senso più ampio e immateriale, tra le intenzioni dell’autore e le possibilità determinate dal pubblico e dagli eventi. Il racconto interno, interpretato come svolgimento strutturato di un orizzonte di senso, deve evitare la banalità della soglia per privilegiare l’analisi. Alla fantasia e al sublime si sostituisce, pertanto, un incontro con la specificità di ogni fenomeno. Il richiamo alla dimensione (an)estetica comporterà anche un’incursione nel solco provocatorio del rifiuto, riducendo al minimo l’invadenza della componente puramente visiva dell’opera per un recupero del segno e dello spazio, della vertigine della lista e del flusso dell’informazione.

Il concept della collettiva è sostanzialmente un dialogo generazionale tra gli artisti del gruppo eventualista, oggi l’ultima vera avanguardia in Italia, e giovani nel cui lavoro siano rintracciabili concetti estetici derivati dall’avanguardia storica e poi ripresi e sistematizzati in un’ottica che intende l’eventualismo come movimento operante e produttivo: minimalità, astinenza espressiva, strutturalità, spontaneità, interattività. Si cercherà di attivare una riflessione sulla crisi dei criteri estetici tradizionali in un luogo periferico, il territorio molisano, per segnare attraverso una forte impronta curatoriale lo spazio già fortemente storicizzato del Museo Sannitico.

Tommaso Evangelista
curatore

Carlo Colli


Gianmaria De Lisio

Ivana Volpe

Gian Maria Tosatti

Vincenzo Merola




venerdì 4 aprile 2014

Il blog di Vincenzo Merola

A due anni dall'apertura evidenziamo il comunicato stampa di Merola che ci spiega il lavoro e la coerente ricerca critica ed estetica portata avanti nel suo blog.

"Piccoli esercizi di straniamento per una visione trasversale dell'arte e della cultura contemporanea", il blog di Vincenzo Merola, festeggia il suo secondo compleanno. Il primo sito di arte contemporanea senza immagini, ospita nelle sue pagine soltanto parole: nient'altro che nero su bianco. La rinuncia all'utilizzo delle immagini vuole rappresentare un invito a non considerare il web semplice strumento per una fruizione visiva mediata e passiva, ma spazio aperto per la critica e per l'approfondimento. La speranza è che si torni con maggiore entusiasmo a cercare immagini nei musei, nelle gallerie e negli studi degli artisti. Una civiltà che non si misuri quotidianamente con le tradizionali modalità di condivisione culturale, basate su concreti processi di socializzazione, su complete esperienze sensoriali e sulla diretta conoscenza del mondo naturale e dei prodotti dell'ingegno umano, non sarà mai in grado di apprezzare e sfruttare pienamente le potenzialità delle nuove tecnologie e della multimedialità.

Nei primi due anni di attività, attraverso la rubrica "Tre domande", il blog ha ospitato conversazioni con artisti, critici e curatori, tra i quali: Graziano Folata, Martina Cavallarin, Gian Maria Tosatti, Francesco Arena, Andrea Bruciati, Maurizio Spatola, Achille Pace, Sergio Lombardo, Angelo Ricciardi, Gian Paolo Guerini, Sarenco, Michele Dantini, Luc Fierens, Lamberto Pignotti, Davide W. Pairone, Carlo D'Orta, Luigi Paolo Finizio, Eloise Ghioni, Marcello Faletra, Giulia Brivio, Carlo Colli. Ogni post cerca di suggerire inediti percorsi di senso commentando mostre, analizzando opere, approfondendo tematiche di carattere interdisciplinare, mettendo in luce le connessioni tra comunicazione visiva e comunicazione verbale, spaziando tra arte, letteratura, filosofia, antropologia, architettura, musica e cinema.

giovedì 11 luglio 2013

Quinta Biennale del Piccolo Formato


QUINTA BIENNALE
DEL PICCOLO FORMATO

organizzazione: OFFICINA SOLARE GALLERY / CENTRO CULTURALE IL CAMPO

A CURA DI RINO CARDONE

con una testimonianza di TOMMASO EVANGELISTA

ARTISTI
Luca Alinari, Gianfranco Baruchello, Gastone Biggi, Ennio Calabria, Gaetano Carboni, Karmil Cardone, Nicola Carrino, Tommaso Cascella, Francesco Casorati, Christo, Michele Cossyro, Danilo De Mitri, Giulio De Mitri, Chiara De Iuliis, Cosmo Di Florio, Fabio Di Giannantonio, Pablo Ehaurren, ElleplusElle, Paolo Laudisa, Ettore Le Donne, Donato Linzalata, Sergio Lombardo, Carlo Lorenzetti, Lughia, Nguenya Valente Malangatana, Pompilio Mandelli, Gino Marotta, Vincenzo Mascia, Luigi Mastrangelo, Fabiola Mignogna, Ugo Nespolo, Hugo Orlando, Michele Peri, Luigi Petrosino, Lorenzo Piemonti, Concetto Pozzati, Renzogallo, Ernesto Saquella, Mario Sasso, Mario Serra, Salvatore Sebaste, Nazzareno Serricchio, Giacomo Soffiantino, Maria Teresa Sorbara, Mauro Staccioli, Antonio Tramontano, Valeriano Trubbiani, Wladimiro Tulli, Aldo Turchiaro.



13 / 25 luglio 2013

Inaugurazione sabato 13 luglio 2013 ore 22.00

OFFICINA SOLARE GALLERY
VIA MARCONI, 2 TERMOLI (ITALY)

apertura tutti i giorni 22.00 / 23.30



Rino Cardone. 

DINAMICHE DELL’”IPERSPAZIO AUTOPOIETICO” NELLE DIMENSIONI DEL “PICCOLO FORMATO”

La quinta edizione della “Biennale del piccolo formato” organizzata dell’Officina Solare Gallery di Termoli e dal Centro Culturale “Il Campo” di Campomarino si presta a una riflessione: sull’iperspazio delle opere di “ridotte dimensioni”, sulla contemporaneità artistica e sulle avanguardie creative, al tempo d’oggi. Essa si presta a questo genere di valutazione, non solo per l’attualità e la qualità delle opere esposte, ma anche per la piena rappresentatività degli artisti proposti e per il “processo di riduzione” della realtà immaginifica, attuato presentando, al pubblico, lavori di ridotte dimensioni.

In mostra sono opere di autori vari: ciascuno con un suo linguaggio, con una propria tecnica e con una specifica personalità artistica. Si passa dal figurativismo, all’informale, all’arte povera, abbracciando pure l’espressionismo astratto, il lirismo pittorico, l’astrattismo materico, la surrealtà magica e appariscente, la sensorialità visiva dei new media e il sinergismo, oggi, esistente tra la fotografia d’autore e i nuovi linguaggi creativi. I lavori proposti sono portatori di messaggi immaginari e immateriali, interfaccia tra il mondo chimerico, di sempre, che appartiene al pensiero dell’artista e quella realtà – tipica dell’arte contemporanea e delle avanguardie – divisa tra: una sempre più persistente applicazione della tecnologia, la riproducibilità tecnica, lo sbalordimento immaginifico, lametanarrazione linguistica e l’intertestualità creativa.

Quelle proposte sono delle opere d’arte molto stimolanti (sviluppate sulla “molteplicità espressiva” di un postmodernismo sempre più imperante, a livello di forme estetiche e di cultura di massa) che ben si prestano (sempreché si estendano le leggi universali della fisica, alle regole specifiche dell’estetica) a una riflessione: sui processi entropici (determinati dalla “semantica visiva”), sulle forze dissipative (indotte dal “messaggio immaginifico”) e sulle dinamiche autopoietiche (provocate da una “esperienza estetica” che, nell’epoca della svolta multimediale, si presenta in continuo movimento).

Per dimostrare questo teorema, occorre partire dall’assunto che nell’arte - come nella vita e nella storia - gli sviluppi si basano sulle “gestazioni”, profonde, ripetute, della realtà e, quindi, sulle lente “incubazioni” che subiscono le microenergie (intellettuali e materiali) che alimentano il mondo sensibile. Tali “gestazioni” del normale sviluppo della storia, si alimentano, in particolare, delle idee e dei fenomeni correnti, che a un dato momento, del tempo presente, subiscono una “impennata” profonda, violenta, capace di rinnovare verità, forma e sostanza, secondo la teoria espressa dal filosofo cileno Humberto Maturana.

Studi analoghi sono stati, pure, compiuti dal filosofo e pianista ungherese Ervin László (teorizzatore del punto di svolta della storia, da lui denominato come punto del caos) e poi, anche dallo zoologo e scrittore britannico Mark Ridley. I loro studi si pongono sull’onda lunga delle ricerche effettuate in origine (alla fine dell’Ottocento) dal naturalista britannico Charles Robert Darwin, i cui studi hanno impressionato, in maniera decisa e positiva, numerosi filosofi e studiosi di arte e letteratura, tra XVIII e XX secolo. E tra questi vi fu - tra i primi - il massimo esponente italiano della critica letteraria romantica Francesco De Sànctis, per il quale noi “concepiamo le cose, nel loro divenire, in relazione con le loro origini e con l’ambiente ove sono nate” e sempre per il quale “col progredire della civiltà, si moltiplicano gl’istrumenti dell’arte”.

Ne è un’interessante conferma, di queste due teorie del De Sànctis, la “Biennale del piccolo formato” - che si svolge nel Molise - dove la scelta delle opere, da parte dei curatori, è indirizzata verso lavori che esaltano la forma e la sostanza, all'interno di produzioni creative che (per le loro ristrette dimensioni) fungono da “accumulatori” di tensione estetica ed espansione stilistica. L’idea di fondo che ci piace perseguire - nell’illustrazione di questa mostra - è che tutto ciò che nell’arte si riconduce al senso del minuscolo e al valore dell’intimo, assume un aspetto amplificato di “meraviglia” e di “stupore” (nel senso dell’attribuzione del significato, dato al segno) e di “incanto” e di “stupefazione” (nel senso dello sviluppo espressivo dato alla figura, eseguita nel tempo e nello spazio). Tutto ciò si deve alle ridotte dimensioni di questi lavori, che non sono (ripetiamo: non sono) da interpretare come delle “opere preparatorie”, di altre ben più grandi, ma come “pezzi unici”, autonomi, esclusivi, destinati a essere fruiti per quel che sono, senza rimandi ad altre, possibili, “evenienze interpretative”.

Queste opere vivono – nella loro “assolutezza semantica” - in una sorta d’iperspazio estetico e di topos espressivo e significante, che rappresenta la bellezza tout court: la quale supera, a sua volta, il cronotopo della realtà (quello che s’identifica nella dimensionespaziotempo) concepito, quest’ultimo, tutt’intorno alle “estensioni geometriche” dellalunghezza, della larghezza e della profondità, cui si aggiunge (dal punto di vista estetico) la concezione di tempo assoluto e di tempo relativo (intesi, in questo caso, come “palcoscenico intellettuale” della proposta artistica). Possiamo riassumere, brevemente, questa idea nel pensiero del filosofo e scrittore tedesco Ernst Friedrich Schumacher, per il quale: “l’uomo è piccolo, e, pertanto, piccolo è bello”.

Ed è in questo concetto di alto valore umanistico dell’”uomo misura di tutte le cose”(volendo adottare la visione del filosofo greco Protagora) che sta il senso di un’arte non sviluppata per grandi dimensioni e che – esprimendosi intorno al “senso del ridotto” - sollecita lo spettatore a riflettere su un altro, altrettanto importante, teorema estetico, quello espresso dallo scrittore, storico dell'arte e psicologo tedesco Rudolf Arnheim, secondo il quale "qualunque cosa la mente umana si trovi a dover comprendere, l'ordine ne è un’indispensabile condizione". E la parola “ordine” – com’è noto - è sinonimo di equilibrio, compostezza, armonia e precisione, che riscontriamo nelle opere d’arte che sono presenti in questa quinta edizione della Biennale, molisana, del “piccolo formato”.

Questa stessa parola, ordine, fa il paio (dal punto di vista semantico e per quanto attiene le “espressioni creative” più in generale) con altri tre termini: stile, tecnica eformato, che sono, poi, le tre variabili dipendenti che contraddistinguono un’opera d’arte. Queste tre variabili dipendenti rispondono, a loro volta, alle leggi dell’estetica e alle modificazioni che subiscono, a mano a mano, le norme espressive, nel dipanarsi dei linguaggi creativi, all’interno della storia dell’arte. Quest’aspetto conferma che nell’evoluzione dei registri creativi e delle linee immaginifiche delle arti visive (pittura, disegno, fotografia, multipli d’autore ed espressioni multimediali e digitali) si passa, di continuo, da delle condizioni di stile già acclarate e formalizzate, a delle nuove espressioni di eleganza e di bellezza: che poi otterranno, in un secondo momento, una loro piena ufficializzazione nel campo della storia dell’arte.

E lo stesso accade in quei “percorsi evolutivi” che contraddistinguono la realtà etnoantropologica: nella quale si passa da una situazione di ordine prestabilito, a una dimensione di apparente confusione e disordine che prelude, a sua volta, a una condizione di trasformazione e cambiamento. Questo è ciò che accade, non solo nella società e nell’arte (sosteneva, al riguardo, lo storico dell’arte Ernst Hans Josef Gombrich che “l'arte nasce dall'arte e si sviluppa in alcune situazioni problematiche, alle quali l'inconscio dell'artista si adegua e contribuisce”) ma anche in natura, dove questo “fenomeno evolutivo” è spiegato con la teoria dell’entropia delle sorgenti, che governa lo sviluppo di un universo in continua trasformazione. Si passa, cioè, da stadi precedenti acondizioni conseguenti, di sempre maggiore stabilità, sfruttando lo “sconvolgimento” che si crea ogni qualvolta, si passa da una precedente condizione di equilibrio a uno stadio evolutivo superiore. Il passaggio intermedio - di tutto ciò - è una situazione di “scompiglio” transitorio che genera, di conseguenza, quelli che saranno gli assetti futuri e le nuove armonie della rinnovata condizione dell’essere.

Nel campo dell’arte, l’entropia - cui è sottoposto tutto il “sistema dell’effimero” - risponde a tre “gradi esperienziali”: l’estetica, la semantica e la pragmatica, che sono anche i tre codici valoriali che ritroviamo – tutti quanti - nelle opere degli artisti che espongono a questa quinta edizione della Biennale, molisana, del “piccolo formato” (guidata, da anni, dall’artista Renato Marini, cui si è affiancato - per l’edizione di quest’anno - un altro artista, Nino Barone).

A margine di queste considerazioni ricordiamo, anche, che all’estero, si svolgono due iniziative similari a quella del Molise: una a Maracay, in Venezuela e un’altra a Chamalieres, in Francia, dov’è rivolta una specifica attenzione alla tecnica dell’incisione. A Couvin, nel Belgio, è stato allestito, invece, un Museo, dedicato al “piccolo formato”.

Mentre in Italia crescono, di anno in anno, le attenzioni e le manifestazioni dedicate alle “ridotte dimensioni” delle opere d’arte. Va senz’altro ricordata, a questo proposito, la manifestazione intitolata “13 x 17: 1000 artisti per un'indagine eccentrica sull'arte in Italia”che si è svolta a latere della 51^ Biennale di Venezia (del 2005) a cura del critico d’arte Philippe Daverio e del gallerista Jean Blanchaert (che è entrata, ora, a far parte delleCollezioni d'Arte della Fondazione della Cassa di Risparmio di Bologna).

Di grande interesse risultano, anche, essere altre due iniziative dedicate, in questo caso, alla mail art. La prima si svolge a Morgano (in provincia di Treviso) in collaborazione con la Bienal Internacional Guarulhos do Pequeño (Brasile) e con l’Associazione Culturale Art Gallery Museum “NabilaFluxus” di Treviso. L’altra iniziativa - sempre indirizzata a proporre il linguaggio della mail art - si svolge a Montalbano Jonico (in provincia di Matera) dove a fare da modello di un Museo internazionale d’arte contemporanea, è stato costituito (sotto la guida dell’artista Giuseppe Filardi) uno Spazio Permanente, dedicato a “Melchiorre da Montalbano”: architetto e scultore, attivo nell’Italia meridionale dalla metà del Duecento.

Sempre dedicata al “piccolo formato”, è la proposta “partorita” - nella primavera del 2003 - dallo Spazio Zero di Gallarate (in provincia di Varese) dove l’Associazione Liberi Artisti ha realizzato un’interessante esposizione di opere 25x25. Ricordiamo che quest’associazione è stata fondata, nel 1977, dal pittore Silvio Zanella, al cui nome si riconduce la “Fondazione-Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea” che ha dato luogo al Museo del MAGA di Gallarate. Dopo la morte di Silvio Zanella (avvenuta nel 2003) l’Associazione Liberi Artisti è stata guidata dall’artista Marcello Morandini, cui si è affiancato, di recente, un altro operatore estetico, Ettore Ceriani.

Dal 1999 opera, invece, a Bologna l’Associazione culturale, no profit, “Piccolo Formato” che, negli anni, ha sviluppato numerosi progetti artistici e culturali, collaborando con artisti e fotografi impegnati in diversi ambiti creativi, avvalendosi del supporto di enti e istituzioni pubbliche.

sabato 4 maggio 2013

Sergio Lombardo a Termoli - Pitture stocastiche




Si è chiusa a Termoli l’esposizione di “pitture stocastiche” di Sergio Lombardo all’Officina Solare di Nino Barone. Diciamo che è proprio quel Sergio Lombardo famoso che, nel 1961, ha partecipato allo storico gruppo di Piazza del Popolo con Jannis Kounellis, Tano Festa, Franco Angeli, Renato Mambor, Cesare Tacchi e Mario Schifano. Una mostra che è in linea col movimento da lui fondato in seguito: l’eventualismo (1977-79). Attratto dalle nuove forme geometriche ottenute dalle rotazioni di “elementi” in uno spazio-tempo a più dimensioni, dal 1980 al 1996, Lombardo ha lavorato con l’intento di ottenere nell’arte una tecnica con cui mostrare in che modo si percepiscono le forme in movimento e come emerge una nuova organizzazione delle relazioni in un ambiente. Queste sue opere emergono come rapporto tra una rappresentazione, la percezione del movimento e la dimensione del tempo. Per ottenere queste relazioni e spostamenti spazio-temporali egli si è avvalso di algoritmi matematici che si riproducono utilizzando i programmi logici di randomizzazione [sviluppo casuale] del computer. Sicuramente per questo motivo egli ha definito le sue opere “pitture stocastiche” [cioè pitture dallo stato finito e dai tempi discreti]. 

Le opere di Lombardo subito proiettano in un ambiente percettivo di contestuali e logici spostamenti, che coinvolgono oggetti, o figure geometriche inusuali, che collegano più piani o stati di un’evoluzione. Rappresentare un’origine, oggi, è risalire a uno stimolo, anche dopo l’intervento della freccia temporale. Si possono perciò definire le figure che Lombardo ottiene come “rappresentazioni” di elementi casuali “complessi”, colti da più punti di vista, e che si spostano in un ambiente a più dimensioni — almeno una in più dopo le tre canoniche. 

Le sue pitture, sembra, contengano un espresso riferimento al principio d’indeterminazione di Heisenberg e, indirettamente, a FLUXUS. Il principio permette di osservare il fenomeno secondo l’analisi degli elementi, e non secondo un racconto fondato sul “senso” della “parola”, che rappresenta un’unica “verità”. Ogni evento indeterminato si può raccontare secondo uno dei due aspetti di una variabile. Se, ad esempio, ci si sofferma sulla determinazione esatta di un parametro, quale può essere la posizione di un fotone nel mondo subatomico, ciò comporta l’indeterminazione dell’altro parametro qual è la sua velocità di spostamento. FLUXUS e l’eventualismo di Lombardo, partendo da principi diversi, hanno applicato al mondo dell’arte il principio delle variabili di Heisenberg della materia-energia subatomica, di cui un aspetto sarà sempre indeterminato. 

In Lombardo, le sue opere sono prodotte su supporti bidimensionali — qual è considerato ancora il foglio di carta o la tela —, e cercano di farci percepire come le rappresentazioni nelle nuove dimensioni dello spazio-tempo provengono e da una nuova concezione di materia-energia inscindibile e da complessi calcoli, che sono possibili ottenere con il computer. Per questo motivo le colloco nel filone delle cosiddette dissoluzioni della geometria euclidea e della fine della rappresentazione del pensiero logico-lineare, che furono già sabotate dalle cosiddette avanguardie storiche (futurismo, dadaismo e surrealismo). 

Le sue opere fanno un esplicito riferimento alla filosofia dell’emergenza logico-percettiva-contestuale, con cui si manifesta un evento relativo in un osservatore. 

Le “pitture stocastiche” presentate da Lombardo aprono, con l’intervento di un osservatore, il campo dell’artistico alle nuove frontiere della percezione della materia-energia, che per questo si espande in irraggiamenti evolutivo-caotici in un ambiente relazionale a più dimensioni dello spazio-tempo. 

Giuseppe Siano su Juliet


giovedì 18 aprile 2013

Sergio Lombardo - NEW AUTOMATIC COMPOSITIONS OF STOCHASTIC FLOORS



"NEW AUTOMATIC COMPOSITIONS OF STOCHASTIC FLOORS"

Mostra personale di

SERGIO LOMBARDO

con opere recenti su carta
20 aprile / 9 maggio 2013

Inaugurazione della mostra sabato 20 aprile 2013 alle ore 19.00 con la partecipazione dell'artista

Officina Solare Gallery
Termoli, Via Marconi 2
Informazioni: 329.4217383, www.officinasolaregallery.com.

Sergio Lombardo è nato a Roma il 1º Dicembre 1939, dopo gli studi classici e di giurisprudenza si è dedicato alla ricerca artistica e alla psicologia sperimentale dell'estetica.Artista dell'avanguardia storica internazionale e della Scuola Romana degli anni Sessanta. È fondatore della Teoria Eventualista, da cui è nato un movimento artistico e teorico basato su metodi sperimentali. Il suo lavoro artistico è caratterizzato da programmatica discontinuità e può essere raggruppato in periodi o cicli ben distinti: Monocromi (1958 – 1961); Gesti Tipici (1961 – 1963); Uomini Politici Colorati (1963 – 1964); Supercomponibili (1965 – 1968); Sfera con sirena (1968 - 1969); Progetti di Morte per Avvelenamento (1970 - 1971); Concerti di Arte Aleatoria (1971 – 1975); Specchio Tachistoscopico con Stimolazione a Sognare (1979); Pittura Stocastica (1980 - 2012); Pavimenti Stocastici (1995); Mappe (1996 - 2002) 
Ha esposto presso il Museo Nazionale d'Arte Moderna di Tokyo (1967), il Jewish Museum di New York (1968), il Centre Georges Pompidou di Parigi (1969, 1995), i musei di Mosca, San Pietroburgo, Varsavia, Stoccolma, Johannesburg. Nel 1970 è presente con una sala personale al Padiglione Centrale della Biennale di Venezia. Del 1995 è la retrospettiva al Museo d'Arte Contemporanea dell'Università "La Sapienza" di Roma .
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