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mercoledì 7 novembre 2018

Gino Marotta – Il favoloso mondo di Gino Marotta



“Ho sempre agito sulla base di un’incontrollata curiosità, su un’idea di arte come sintesi di natura e di artificio.” 


Gino Marotta (Campobasso, 1935 – Roma, 2012) e’ uno dei protagonisti dello scenario artistico italiano e internazionale degli anni ’60, che introduce una visione dell’arte innovativa, attraverso l’uso di nuovi materiali chimici/industriali, in particolare il metacrilato che declina poeticamente, ricavandone universi lirici. 

L’artista sceglie, con questo mezzo, di esplorare ciò che caratterizza maggiormente la sua poetica: il dualismo tra natura e artificio, luce e trasparenza, opera e ambiente, che lo porta a ricreare scenari immaginari popolati da figure trasparenti, tratte dal mondo della natura ma dichiaratamente fittizie e svuotate di ogni consistenza corporea.
La galleria Erica Ravenna Fiorentini rende omaggio a Gino Marotta con una mostra personale, ripercorrendo le tappe più significative del suo percorso artistico, dai bandoni di ferro, attraverso le tele fino alle sculture in metacrilato, espressione della sua indagine sulla modernità.


martedì 11 ottobre 2016

Achille Pace a I Martedì Critici



Per la nuova stagione romana dei Martedì Critici, si racconta uno dei protagonisti della stagione astratta e informale italiana, attivo fin dalla seconda metà degli anni Cinquanta. Achille Pace, noto per i suoi fili di cotone applicati su tela, incarna un'attitudine pittorica fortemente lirica, in cui essenzialità ed emotività di incontrano, nel segno di una raffinatezza estrema.

sabato 5 marzo 2016

Tito: 90 - Energie tra figurazione e astrazione

Tito Amodei, più noto come Tito, è uno scultore, pittore, critico d'arte e religioso italiano di origini molisane (Colli a Volturno, 11 marzo 1926). Tuttora in attività, opera dalla fine degli anni cinquanta prevalentemente come scultore nel campo dell'arte sacra e monumentale. E' di certo da annoverare tra i più significativi scultori italiani del secondo Novecento per l'originalità della ricerca legata inizialmente a forme simboliche nel rapporto tra superficie e oggetto, con evidenze segnico-totemiche, e successivamente ad un segno puro, assoluto, libero e conchiuso in strutture archetipiche, colossali e minimali allo stesso tempo. Legato al legno quale materiale per eccellenza nella realizzazione delle sue strutture: “Il legno è già caldo come una materia: lavorato con l’accetta entra dirompente nello spirito prima ancora che si profili l’immagine. Fa lo stesso effetto della terra arata. Un intervento emotivo e ragionato che sia, che coinvolge l’uomo nel suo rapporto con il mondo. Viene esclusa ogni mediazione. E’ una reazione dell’artigiano al diffuso manierismo nella scultura oggi, dovuto, secondo me, ad un eccessivo intellettualismo” (Tito). Padre passionista, nel 1970, ai piedi del complesso della Scala Santa a Roma fonda il suo studio che successivamente si amplia con una galleria d'arte, Centro di Sperimentazione Artistica Sala 1, che diventa tra le galleria più suggestive della capitale.


In occasione del suo novantesimo compleanno gli amici ed i sostenitori lo celebrano il 12 marzo 2016 con un’iniziativa che vuole sottolineare il suo operato. Il progetto si articola in tutti i luoghi che compongono il Complesso Culturale in Piazza di Porta S. Giovanni: Sala 1 Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, TRAleVOLTE, Sala2Architettura, Teatro Salauno, lo studio di Tito e il Parco della Scala Santa.  Tra le iniziative anche una raccolta antologica fotografica di Stefano Fontebasso de Martino, testimone dell’operato di Tito da più di 35 anni. Un artista che dovrebbe sicuramente essere riscoperto dalla sua regione di nascita, il Molise, colpevolmente assente in iniziative atte a valorizzare e presentare la sua opera artistica. L'ultima presenza di Tito in regione, con due piccole sculture, risale al 2012 nella collettiva Restart presso la galleria Artes Contemporanea di Campobasso.

Un'intervista su Repubblica: Tito Amodei: sono un frate e sono un pittore ma trovo di pessimo gusto l'arte sacra

TITO:90
Energie tra figurazione e astrazione
dal 12 marzo al 12 maggio 2016
Presentazione: sabato 12 marzo, ore 17.30
Progetto di: Stefano Fontebasso de Martino, Mary Angela Schroth, Ottaviano D’Egidio, Francesco China, Francesco Pezzini, Alessandra Scerrato
Complesso Culturale di Piazza di Porta S. Giovanni, 10 (Scala Santa) Roma
Orario: lun-sab, ore 1630-19.30



lunedì 18 novembre 2013

Molise - Un'altra storia - Settimana di eventi a Roma

Dal 22 novembre al 1 dicembre
oltre una ventina di iniziative in Garbatella

ROMA - Una settimana di eventi disseminati in diversi luoghi della Capitale – concentrati soprattutto nel quartiere Garbatella - per avvicinarsi alla più sconosciuta regione del Mezzogiorno. Oggi un po’ più conosciuta grazie alle location dell’ultimo film di Checco Zalone, “Sole a catinelle”.

E’ la missione di “Molise, un’altra Storia”, 26 iniziative riunite in un unico evento, che avranno luogo tra venerdì 22 novembre e domenica 1 dicembre con la regia del Formez PA, ente che attua progetti delle pubbliche amministrazioni, e il supporto di Regioni Lazio e Molise, Comune di Roma, VIII Municipio, Cna, Camera di Commercio, Millepiani (spazio condiviso di professionisti orientati all’innovazione) e associazione Forche Caudine (storico circolo dei molisani a Roma). L'evento gode del patrocinio di Expo 2015.

Ricco il programma che comprende otto mostre distribuite in altrettanti siti (dall’omaggio al disegnatore molisano Jacovitti a quelle su musei, castelli, folklore, agricoltura, emigrazione e memoria storica), spettacoli tradizionali, presentazioni librarie, esposizioni enogastronomiche ed artigianali (originale l’incontro tra gli artigiani molisani – creatori di zampogne, campane, coltelli e oggetti in pietra e rame - con il movimento romano dei makers, cioè gli artigiani digitali globalizzati).

“Molise, un’altra Storia”, con un logo in caratteri oschi che ne rimarca la prevalenza culturale, include anche un seminario sul Molise rivolto agli studenti delle scuole “creative” della Capitale (Accademia di belle arti, Istituto europeo di design, Istituto Rossellini cinetv, Quasar, Magica e Rufa), appuntamenti sulla mobilità sostenibile (con associazioni di trekking, biciclette e treni) e sull’integrazione degli immigrati (a cura di Arci Solidarietà ed Opera Nomadi), un incontro sull’apporto dei circa cinquemila operatori commerciali d’origine molisana che lavorano nella Capitale, per lo più ristoratori, profumieri. sarti e tassisti. 

Molta attesa per lo sbarco delle tante prelibatezze molisane presso il Mercato Garbatella di via Passino. Il periodo è quello del tartufo bianco, di cui il Molise è il maggior produttore europeo. Ma spazio anche ai celebri formaggi (tra cui la “stracciata”, prodotto a metà strada tra ricotta e mozzarella), al salume “ventricina”, allo straordinario vitigno autoctono Tintilia. Previsti laboratori del gusto e abbinamenti tra prodotto e territorio.

Nel corso della manifestazione l’VIII Municipio metterà a disposizione guide turistiche per visite guidate della Garbatella e animazione per i bambini.

Programma: www.moliseunaltrastoria.it - Informazioni: info@forchecaudine.it.

venerdì 8 febbraio 2013

Per Gino Marotta. Incontro di studio alla GNAM

Natura Modulare, 1966

Per Gino Marotta. Incontro di studio alla Gnam_ Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma: Sabato 9 febbraio ore 10. E’ questa l’iniziativa che l’istituzione museale dedica al maestro di Campobasso (20 giugno 1935 – Roma, 16 novembre 2012) dopo la recentissima mostra Gino Marotta, Relazioni Pericolose da poco chiusasi con grande successo nella stessa sede (http://www.gnam.beniculturali.it/index.php?it/94/archivio-mostre/49/gino-marotta-relazioni-pericolose) e a circa tre mesi dall’improvvisa scomparsa dell’artista, a 77 anni. 

La prima mostra personale di Gino Marotta data 1957, quando egli è poco più che ventenne. Si inaugura alla galleria Montenapoleone di Milano. Già in questo periodo egli è presente, insieme a pittori come Burri, Fontana, Capogrossi, Balthus, Licini e Léger, in mostre di grande rilievo internazionale – alla Rome Art Foundation di Roma, per esempio – e a “Pittori d’oggi Francia‑Italia” a Torino, “Modern Italiensk Maleri” a Copenaghen e in numerose altre rassegne estere che documentavano la pittura italiana contemporanea nei Musei e nelle Gallerie del mondo. Sono gli anni dei famosi Bandoni e dei Piombi, quadri realizzati in officina con la fiamma ossidrica. La sua è una vocazione all’uso inconsueto di nuovi materiali: ha persino trovato nuove soluzioni tecniche che furono, in seguito, applicate dalle stesse industrie. Con tale attitudine e materismo realizza opere di grandi dimensioni come il Bosco Naturale‑Artificiale, l’Eden Artificiale e, qualche anno più tardi, la Misura Naturale Cava.

Marotta partecipa a “Lo Spazio dell’Immagine” a Foligno nel 1967, una delle collettive più interessanti sull’arte nazionale contemporanea e che registrò, con altre esposizioni ormai acclarate, un’epoca di grande indagine estetico-concettuale italiana. Inaugurata a Palazzo Trinci, vide esporre - dal 2 luglio al primo ottobre – il fior fiore degli autori più interessanti di quegli anni impegnati per l’occasione in ambienti plastico-spaziali, e pertanto destinati ad essere smontati alla fine della mostra. Organizzata da Bruno Alfieri, Giuseppe Marchiori, Giorgio De Marchis, Stefano Ponti, Lanfranco Radi, Luciano Radi e dallo stesso Marotta, fu presentata da critici e storici dell’arte quali: Umbro Apollonio, Giulio Carlo Argan, Palma Bucarelli, Maurizio Calvesi, Germano Celant, Giorgio de Marchis, Gillo Dorfles, Christopher Finch, Udo Kultermann, Giuseppe Marchiori e Lara Vinca Masini.

Il Sessantotto lo coglie preparato: partecipa a una straordinaria esperienza romana in quella che fu una galleria tra le più in vista della scena contemporanea: La Tartaruga, di Plinio De Martiis. Questo fotografo, amico di artisti e galleristi sembrò chiudere e aprire un’epoca con ”Il Teatro delle Mostre” dove Marotta installa una originale Foresta di menta, fatta di fili verdi appesi e disposti in più file a creare un ambiente percorribile e vagamente labirintico.

Nel 1969 Marotta è a “4 Artistes Italiens plus que Nature” al Palais du Louvre, Musée des Arts Décoratifs a Parigi, con Ceroli, Kounellis e Pascali.

Nel 1970 prende parte ad altri due momenti importantissimi per l’arte contemporanea in Italia: “Amore Mio” a Montepulciano e “Vitalità del Negativo” al Palazzo delle Esposizioni di Roma – esordio dell’Associazione Incontri Internazionali d’Arte della Graziella Lonardi Buontempo e con Alberto Moravia presidente – entrambe traghettate da Achille Bonito Oliva che portò un approfondimento su postulati visivi e intellettuali assolutamente innovativi.

L’anno dopo, Marotta è presente alla Kunststoffe di Dusseldorf , senza contare gli inviti che avrà dalla Quadriennale. Le mostre si susseguono, infatti, così come non rallenta la sua produzione. A ciò si affianca l’impegno nel campo del Cinema e del Teatro; Marotta portò il suo contributo di ricercatore collaborato sia in grandi produzioni cinematografiche -come la “Bibbia” di John Huston – sia esordendo in teatro, nel 1959, come scenografo nel “Misantropo” di Luigi Squarzina, messo in scena al teatro Olimpico di Vicenza, con i costumi di Corrado Cagli; ha collaborato anche con Carmelo Bene: alla “Salomè” e (per la scenografia teatrale) a “Nostra Signora dei Turchi” e ha realizzato le scene di “Finale di partita” di Samuel Beckett, oltre che, un decennio più tardi, scene e costumi di “Hommelette for Hamlet”, che gli fanno meritare nel 1988 il premio UBU per la migliore scenografia.

Nel 1984 è stato invitato a partecipare con una Sala personale alla XLI Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, dove ha esposto Le Rovine dell’Isola di Altilia, un’opera-ambiente di grandi dimensioni.

Questo tributo che la Gnam e molti studiosi dedicano in questa nuova occasione a Marotta è un doveroso omaggio anche della città di Roma che ha accolto l’artista il cui contributo è stato notevole all’interno di una situazione che vide la Capitale emergere come scena della sperimentazione artistica e foriera di crossover tra diverse discipline come raramente era avvenuto prima e si è registrato poi.

Luca Barberini Boffi su Artapartofculture


Per Gino Marotta. Incontro di studio alla Gnam_ Galleria Nazionale d’Arte Moderna, sabato 9 febbraio 2013, ore 10.
Introduce: la Soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli
Relatori: Maria Vittoria Marini Clarelli, Maurizio Calvesi, Laura Cherubini, Bruno Corà
TestimonianzeLorenzo Canova, Barbara Martusciello, Raffaele Gavarro, Giorgio Battistelli e uno studente del liceo artistico di Frosinone.
CoordinaAngelandreina Rorro

Gino Marotta in un ritratto di Ruggero Passeri

martedì 9 ottobre 2012

Raccontare l'Antico. Michele Paternuosto e l'encausto

"Raccontare l’Antico, Terra Acqua e Fuoco". Due aspetti distanti fra loro ma legati a filo doppio dall’energia della creazione: l’arte dell’Encausto di Michele Paternuosto, originario di Toro, e quella materica fittile di Gastone Primon. Una sintesi stimolante tra la sapienza tecnica degli antichi - l’uso delle argille, terre colorate, bronzo, smalti e la sensibilità moderna - si rispecchia nei temi e nei contenuti contemporanei. Al Museo della Civiltà Romana fino al 6 gennaio 2012.

L'articolo completo su Toro Web



domenica 7 ottobre 2012

Relazioni Pericolose - Gino Marotta alla Gnam

Nell'assoluto silenzio della stampa locale uno dei più importanti artisti molisani del dopoguerra, Gino Marotta, ha inaugurato una personale nei prestigiosi spazi della Gnam con le opere in dialogo con celeberrimi capolavori della storia dell'arte.


Il 6 ottobre - in occasione dell’VIII Giornata del Contemporaneo - la Galleria nazionale d’arte moderna ha presentato una mostra-percorso, Relazioni Pericolose, un esercizio sul linguaggio che mette in relazione la collezione del museo con alcune opere, sia storiche sia recenti, di Gino Marotta. Si tratta di un itinerario che intende perlustrare i territori di confine tra moderno e contemporaneo: la mostra si articola per aree contigue, per empatia o contrasto. Dagli Environment del 1968 ricostruiti negli spazi del Museo, alle Veneri in metacrilato e materiali vari, fino alle Ninfee e alle Luci colorate più recenti. I lavori di Marotta sono posti anche fisicamente in dialogo con le opere della Galleria. Il sottotitolo Relazioni pericolose evidenzia questo rapporto tra passato e presente, che è anche un ritorno dell’artista nel suo luogo di formazione.







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