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domenica 28 giugno 2015

Confini Aniconici

Mostra d'Arte Contemporanea della Grande Scuola Isernia

Artisti in mostra: 
Arturo Beltrante
Rino Capone
Cosmo di Florio 
Enzo Iovino
Nazzareno Serricchio
Antonio Tramontano

Itinerario: 

VENAFRO \\ Anfiteatro Verlasce \\ 
inaugurazione domenica 14 giugno 2015 ore 17:00
fino al 21 giugno \\ aperto nei giorni e negli orari d'ufficio della Soprintendenza 

ISERNIA \\ Auditorium Unità d'Italia \\ 
inaugurazione domenica 28 giugno 2015 ore 17:00
fino al 7 luglio 2015 \\ aperto tutti i giorni dalle ore 18:00 alle ore 20:00 

PIETRABBONDANTE \\ Municipio \\ 
inaugurazione domenica 2 agosto 2015 ore 17:00 
fino al 12 agosto 2015 \\ aperto nei giorni e negli orari d'ufficio del Municipio

BOJANO \\ Palazzo Colagrosso 
inaugurazione domenica 16 agosto 2015 ore 17:00
fino al 26 agosto 2015 \\ aperto tutti i giorni dalle ore 18:00 alle ore 20:00 escluso i giorni 20 e 26 agosto

L'associazione ringrazia:
l'Assessorato alla Cultura del Comune di Isernia;
La Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise; 
il Sindaco di Venafro - Antonio Sorbo;
l'Associazione MEMO Canitieri Culturali di Venafro;
l'Associazione Vivere Bojano; 
il Sindaco di Pietrabbondante Giovanni Tesone; 


“Confini Aniconici” è l'idea di un'arte che si rappresenta attraverso segni e materiali, lungi dal diventare immagini di chiara interpretazione, figlia di pensieri che percorrono visioni che non si soddisfano di strutture semplici e tradizionali ma anelano, quasi in un esistenziale bisogno, ad esplicarsi tramite simboli, dando forme ad idee personali e richiami emotivi. La sperimentazione è una costante in questa mostra itinerante: incontriamo artisti che non si fermano al “conosciuto” ma, con un ingegno fuori dal comune, ispirati da un'arte che sembra a molti dimenticata, si raccontano con lavori studiati, meditati, amati e fortemente voluti; sono voci che chiedono di rompere il silenzio che una società odierna assopita relega in un imbuto infernale di passività e disinteresse. L'aspetto culturale dell'uomo moderno è socialmente deprecabile, sia per l'educazione mal impartita che per l'apprendimento mal recepito. L'arricchimento interiore aiuta, sollecita e migliora la capacità critica del singolo, lo fornisce degli strumenti per non diventare una semplice spugna che “assorbe” il circostante senza nessun tipo di filtro a selezionare le informazioni: l'uomo contemporaneo è pericolosamente sempre più vicino ad assomigliare ad una sorta di colino bucato. La cultura, anche quella artistica, è qualcosa che l'uomo deve imparare a coltivare ed amare; una politica culturale capillare sul territorio diventa quasi una fisiologica necessità.
Spesso ci si dimentica dell'importanza del territorio in relazione alla sua valorizzazione culturale creando, così, una frattura che diventa sempre più evidente in termini di scarso interesse ed incapacità di comprendere l'importanza di eventi creati per la collettività. “CONFINI ANICONICI” vuole abbattere queste barriere culturali riappropriandosi dell'essenza originale dell'arte come momento di condivisione totale per una piena comprensione dell'importanza della stessa, intesa come veicolo di messaggi iconici o aniconici. Il Molise è una terra ricca, ma di una ricchezza poco sconosciuta o volutamente ignorata, che ha bisogno di rinascere e di svelarsi: questa è la finalità della mostra che unisce artisti desiderosi di concretizzare questo obiettivo. L'arte è di tutti, è sintomo di qualcosa che prende vita e tocca coloro che si avvicinano ad essa, arricchendo sia da un punto di vista culturale che emozionale. La sensibilità è cosa di tutti, ma non tutti la usano allo stesso modo; l'arte, dunque, si muove su questo binario di stimoli per incentivare un'attenzione sempre più calante. Arturo Beltrante, Rino Capone, Cosmo Di Florio, Enzo Iovino, Nazzareno Serricchio e Antonio Tramontano, che rappresentano egregiamente la Grande Scuola Isernina, vogliono esplorare nuovi orizzonti grazie ad una comunione di intenti che li unisce in questa “art in motion”: attraverso l'immagine l'uomo ha sognato, immaginato, si è emozionato, ha osservato con occhio critico ciò che aveva davanti, con l'ausilio di chiavi di lettura che per secoli hanno aiutato a risolvere il grande rebus dell'arte; ora, l'immagine nella sua figurazione è un lontano ricordo perché è l'arte aniconica la nuova frontiera, la capacità di sintetizzare e destrutturare le forme nel loro aspetto più minimale. La figura si decompone, si dissolve per lasciare spazio a linee ed idee: si viene, pertanto, a creare una sorta di dicotomia tra forma ed idea, in realtà solo apparente. La diversità di linguaggio non implica l'impossibilità di estrapolare un significato che ne identifichi l'idea originaria ma viene usato, solamente, un percorso alternativo più complesso, che chiede di essere letto oltre il tangibile e la sensazione visiva che percepiamo.

giovedì 16 aprile 2015

Museo Civico Virtuale di Bojano

Il Museo Civico Virtuale di Bojano è un gruppo su Facebook che vuole creare una raccolta di immagini relative a reperti archeologici ed oggetti di interesse storico, artistico e culturale da collocare nel museo civico di Bojano (una sorta di museo virtuale fruibile da tutti i visitatori). Tra le immagini postate, che testimoniano la ricchezza e, purtroppo, l'abbandono, della città transitata attraverso il periodo sannita, romana, medievale e moderna, sono inclusi anche elementi attualmente conservati in altri musei, in collezioni private ed eventuali donazioni. Di seguito alcune immagini della raccolta.





giovedì 16 giugno 2011

La cattedrale di Bojano



Sono stati da poco tolti i ponteggi alla Cattedrale di Bojano, finalmente dopo 12 anni si può ammirare il ciclo pittorico realizzato da Rodolfo Papa in tutta la sua interezza. Ecco a voi una veduta d'insieme della navata centrale. Il ciclo verrà inaugurato ufficialmente il 25 settembre dal cardinal Angelo Bagnasco con una messa solenne.

domenica 6 marzo 2011

Circa la conclusione del ciclo pittorico della cattedrale di Bojano.

Stanno giungendo a conclusione i lavori previsti e finanziati per la cattedrale di Bojano. Tra pochi mesi sarà completata la decorazione dell’intera navata e, una volta tolti i ponteggi, si potrà ammirare il ciclo nel suo insieme. Gioia per gli occhi e per l’anima e impresa della quale andar fieri in quanto unica in Europa. Confortante è sapere il Molise culla di un rinnovamento delle arti sacre contro tendenze troppo progressiste che, volutamente ignare della liturgia, adottano l’informale e l’astratto come metro contemporaneo di bellezza. I primi a non esserne convinti sono i fedeli che si ritrovano chiese prive di forma e immagini prive di decoro. Cominciamo col dire che la cattedrale di Bojano è un unicum e che il suo ciclo pittorico, cominciato undici anni orsono, è un’impresa notevole: circa 170 figure, un’enorme superficie dipinta con storie dell’Antico e Nuovo Testamento, Profeti e Sibille, il Giudizio Universale, l’incredibile cupola col suo abisso di Luce. Ogni elemento rispecchia pienamente quel concetto di decorum tanto caro agli artisti rinascimentali ed è proprio a loro che bisogna guardare per apprezzare al meglio l’opera. Dalla forma alla configurazione delle storie, dall’attuazione di un “realismo moderato” all’organizzazione degli episodi, dalla messa in opera al recupero della tecnica, ogni impressione che ne possiamo ricavare ha i suoi riferimenti nell’arte antica pur configurandosi con lineamenti moderni. Non sarebbe allora eccessivo, pur con dovuti distinguo, paragonare il ciclo agli affreschi di Giotto agli Scrovegni o alle storie presenti nella Cappella Sistina. Ebbene, che sarebbe la Cappella senza il Giudizio? Forse perderebbe metà del suo fascino priva di quell’astrattezza spaziale del cielo sconfinato che sembra incombere sui fedeli. Proprio la conclusione (teologica e materiale) del ciclo, all’inizio non prevista, ha fatto si che la Cappella Sistina si configurasse come scrigno completo dell’arte e della fede. Quel senso di horror vacui e di spaesamento che si prova all’interno, infatti, è dato in particolare dall’incredibile scena del Giudizio e dall’illusione di uno spazio infinito che annulla la superficie, in perfetta unità con i restanti affreschi. Non si sarebbe avuto lo stesso effetto con una parete vuota. La completezza di un’opera o di un ciclo, oltre a presentare un discorso completo, è garanzia allora della sua fortuna; completezza, inoltre, è elemento di unicità poiché rari sono nella storia dell’arte cicli completi di uno stesso autore. In parole povere il ciclo della cattedrale di Bojano andrebbe portato completamente a termine poiché resterebbe al Molise un’opera unica e di grande valore, sulla quale puntare tra l’altro per incentivare il turismo sia religioso che culturale. E il ciclo andrebbe terminato in quanto sarebbe più facile e meno dispendioso aggiungere all’esistente quelle parti che mancano alla conclusione che realizzare, in un futuro, un nuovo ciclo. Non bisognerebbe, insomma, perdere l’opportunità di portare fino in fondo un’opera che difficilmente sarebbe ricreata altrove. Cosa aggiungere? In effetti visto così il ciclo appare completo ma ci sarebbero alcune parti che, se realizzate, eleverebbero un’impresa già di per se eccelsa. Parlo della decorazione del transetto e del catino absidale dove, una teoria di angeli sullo sfondo di un cielo azzurro oltre a ricollegarsi allo sfondato della cupola sarebbe la giusta conclusione, anche visiva, della navata. Ci sarebbero inoltre i due riquadri sotto l’Ultima Cena e, volendo osare, ci sarebbe la realizzazione in monocromo di una finta architettura che ingabbierebbe tutte le scene della volta. Quest’ultima impresa, un’utopia ai miei occhi, in fondo non sarebbe neanche troppo dispendiosa mentre donerebbe unità all’intero edificio, magnificenza agli occhi dei fedeli. E proprio col concetto di magnificenza vorrei concludere questa breve apologia della conclusione del ciclo. Con la rinascita delle arti nel Rinascimento la magnificenza, già teorizzata da Vitruvio per l’architettura classica, riaffiora quale elemento delle opere e assume, in virtù del fenomeno del mecenatismo, una forte valenza politica. La magnificenza è espressione della rinascita della cultura e caratteristica delle grandi opere. In un’epoca di spreco di denaro pubblico per opere faraoniche e irrealizzabili, allora, bisognerebbe riprendere il trattato di Giovanni Pontano, De magnificentia, circa l’utilizzo del denaro e la sua utilità per la realizzazione di opere che facciano grande la comunità. L’arte sacra si giova anche dell’etica civica dei suoi committenti.


Tommaso Evangelista su Il Quotidiano del Molise di Domenica 6 marzo 2011

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