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giovedì 15 novembre 2018

Le opere di Pettinicchi sull'eccidio di Fornelli verso il “Museo della Memoria”




Le opere di Pettinicchi sull’Eccidio di Fornelli verso il “Museo della Memoria”.



Domenica 7 ottobre è avvenuta la presentazione in comune di tutte le opere donate dalla famiglia dell’Artista all’Amministrazione Comunale.






FORNELLI. Un altro grande successo per l’Amministrazione Comunale di Fornelli, che è riuscita, con grande amore verso la storia e la cultura, a chiudere, grazie all’operato del sindaco Giovanni Tedeschi e della maggioranza, un’operazione di indubbio valore. Ben 25, tra le più importanti opere che raccontano l’Eccidio di Fornelli, del 3 e 4 ottobre 1943, del grande artista Antonio Pettinicchi, sono entrate nel patrimonio dell’ente comunale grazie alla donazione della famiglia dell’artista e dell’Archivio di Stato.
Si tratta, come ribadito dal sindaco di Fornelli, di un primo passo verso la creazione di un vero e proprio Museo della Memoria, che il sindaco Tedeschi insieme alla sua maggioranza, alla famiglia dell’artista e all’Archivio di Stato, intende offrire alla cittadinanza.
Nella mattinata di domenica 7 ottobre, con inizio alle ore 11, all’interno della sala consiliare del comune di Fornelli, ci sarà la presentazione del catalogo riguardante proprio le opere di Pettinicchi donate al comune di Fornelli.
Presenzieranno per l’occasione il sindaco di Fornelli Giovanni Tedeschi, Antonietta Santilli (Funzionario Ministero Beni Culturali, Silvia Valente (critico d’arte), Celine D’Agostino (Me.Mo. Cantieri Culturali), Gennaro Petrecca (gallerista e critico d’arte), Vincenzo Cotugno (Assessore regionale Cultura e Turisimo). L’incontro sarà coordinato dall’assessore comunale di Fornelli Pasquale Lombardi.
FORNELLI (IS) 05/10/2018
Amministrazione Comunale Fornelli (Is)

mercoledì 19 giugno 2013

Aldo Impallomeni - I luoghi dell'anima




ALDO IMPALLOMENI

“I LUOGHI DELL’ANIMA”

a cura di

Silvia Valente

22 giugno 2013



Il 22 giugno 2013 alle ore 18:30 negli spazi della galleria Artes contemporanea di Campobasso sarà presentato il libro sulla vita dell’artista molisano Aldo Impallomeni (1904-1999) dal titolo “I luoghi dell’anima”. La pubblicazione, a firma di Silvia Valente e edita dalla casa editrice Regia Edizioni, nasce dalla ferma volontà della famiglia Impallomeni di voler ricostruire alcune delle tappe fondamentali della carriera artistica di Aldo, pittore e noto operatore culturale in regione, fortemente legato alla sua terra e alle sue radici, elementi caratterizzanti l’intera produzione di lavori ad olio. 

Ad illustrare la pubblicazione saranno, oltre all’autrice Silvia Valente (critico d’arte e curatore museale), l’editore Vincenzo Manocchio, il Presidente SIPBC Onlus Isabella Astorri, la Professoressa Carmela Di Soccio e lo storico e critico d’arte Tommaso Evangelista.

La presentazione del volume “I luoghi dell’anima” sarà corredata da una mostra personale delle opere dell’artista Aldo Impallomeni dall’omonimo titolo -a cura della stessa Silvia Valente- e troverà collocazione nei medesimi spazi della galleria Artes contemporanea di viale Elena, 60 a Campobasso. La mostra raccoglierà una selezione di lavori a partire dagli inizi degli anni Cinquanta fino all’ultima fase di attività artistica del suo autore. 

Aldo Impallomeni è stato un noto paesaggista molisano ma anche impegnato operatore culturale (numerose le sue collaborazioni con l’ENAL nell’organizzazione di mostre d’arte in occasione delle festività del Corpus Domini negli anni Sessanta e Settanta). La sua pittura, principalmente ad olio, si è largamente ispirata alla produzione del maestro Marcello Scarano, amico dell’artista, con il quale amava intrattenersi e spesso si accompagnava in escursioni finalizzate all’esercizio en plein air. Molte opere di Aldo Impallomeni sono, ad oggi, conservate in collezioni private e pubbliche fra cui il Comune e la Provincia di Campobasso.

Il libro è il risultato di una ricerca condotta, unitamente alla famiglia, dall’autrice e muove una ricostruzione storica dai primi decenni del Novecento alle soglie del Duemila; l’indagine è stata condotta alla luce del copioso materiale messo a disposizione dall’archivio Impallomeni e permette una presa visione degli accadimenti culturali dell’epoca, seguendo punti di vista inconsueti e poco noti. Scrive l’autrice: « Alla sterile biografia volta ad immortalare gli eventi della vita di Aldo, si sostituisce il tentativo di raccontare la storia di un uomo nella sua interezza, una vita che ho imparato a conoscere attraverso gli occhi di chi lo ha amato molto: è il racconto di un’esistenza, carnale e pittorica, che insegue le tracce lasciate nel tempo dalle opere e dalla persona, osservando con attenzione e ammirazione una vita creativa in tutti i sensi, perché vissuta costantemente al limite della sensibilità».

L’apertura è prevista il giorno 22 giugno 2013 alle ore 18:30 alla presenza di amici, colleghi ed estimatori dell’artista presso la galleria Artes contemporanea, viale Elena, 60 – Campobasso. La mostra terminerà il 6 luglio 2013.

Info:
Artes Contemporanea
Viale Elena n. 60 – Campobasso
Tel. 0874 443377 

sabato 15 giugno 2013

SeeKing You - Personale di Vincenzo Merola



Testo critico di Silvia Valente per la mostra personale "SeeKingYou".

La parola è la traccia, il percorso di questa esperienza, è il reperto da cui partire e fondare il senso di una ricerca; di essa avvertiamo necessità, è rassicurante la sua veste di custode sincera e il desiderio di consapevolezza ci spinge all'analisi del suo valore, esaminato e scomposto in ogni dettaglio, costantemente rapportato a qualcosa di familiare e, senza sforzo, riconoscibile. Il potere dell'immagine, la sua violenta incidenza sulle coscienze, l'incessante immolarsi quotidiano in nome di inconsistenti e deboli cause violentano gli sguardi attoniti di pseudo-inconsapevoli spettatori e lo sterile sacrificio si rivela in tutta la sua pochezza. Quale, dunque, l'esigenza? Esiste un bisogno? A cosa si vuole tendere nello sforzo di salvaguardare ciò che, coralmente e senza obiezioni, ci vede d'accordo nel definirlo un bene di inestimabile valore? La sobrietà della parola, la sua essenza pura e semplice, la limpidezza della sua funzione: è questa la ricerca di Vincenzo Merola. "Mentre parole liquide e volatili (verba) svaniscono nel flusso ininterrotto di vaniloqui televisivi o dei testi digitati in fretta sulle tastiere di computer e telefoni, parole meditate e solide (scripta) solcano il reale come epigrafi faticosamente incise nella pietra", scrive l'artista.

L'automatismo logico-semiotico è alla radice di un ragionamento che questa mostra ci invita a compiere, attraverso una ricerca verbo-visiva che dall'autore si trasferisce, per vie naturali, ai fruitori. L'immagine esula dallo stereotipo consolidato di matrice occidentale quale mera rappresentazione mimetica (di derivazione platonica) del reale, accostandosi – per tangenza e mai appartenenza – alla sfera letteraria, indagando gli aspetti di quei fenomeni linguistici tesi allo sdoppiamento del senso segnico. Lavori come "SCR170513" seguono le linee proprie di quella "ambiguità semantica" di wunenburgeriana memoria, in cui la funzione stessa dell'immagine è ribaltata e re-indagata in relazione ai concetti di conoscenza e azione, accostando coraggiosamente ad un'idea di "figura" la più concreta immagine di "concetto". I livelli di significazione si moltiplicano annullando, in via definitiva, ogni costipazione, forzatura o dicotomia. Immagine e pensiero si fondono armoniosamente e la comprensione reale è dettata dalla capacità dell'osservatore/lettore di porsi nel mezzo delle due definizioni, valutando ogni possibile sovrapposizione e mescolanza. L'interpretazione è libera perché spontanea è l'indagine dell'artista sul mondo. Parole e forme, solo apparentemente lontane, sconfinano e si invadono concedendosi a trasformazioni e metamorfosi estetiche sorprendenti quanto convincenti; alle icone mass-mediatiche si sostituiscono figurazioni invitanti e lo spirito d'intelletto accoglie serenamente l'offerta ad una riflessione più intima sulla natura del sé.

Tutto è ridotto all'essenza come gli impianti modulari della serie "Travestimenti" ci dimostrano efficacemente: l'accettazione dei nuovi "oggetti" nasce dalla volontà ferma di spogliarsi definitivamente degli abiti contemporanei che, come schemi compositivi rigidi e dalle forme standardizzate, ci sono cuciti addosso impedendoci un libero accoglimento del disturbo, valvola inequivocabile di apertura al significato vero delle cose. Merola rompe ogni schema lasciando coincidere espressione e visione, forma e contenuto; spazia dalla grafica al segno identitario tenendo sempre ben salda la barra della traduzione, il vero leitmotiv della sua ricerca. Le opere non sono, infatti, mere trasposizioni visuali, trascrizioni asettiche di pensieri beccheggianti, ma il contatto si commisura all'espressione artistica nel tentativo di cogliere e stimolare le potenzialità di ogni singolo osservatore. In questo senso la traduzione non ha mai fine e l'"uso pubblico" della ragione enunciato da Kant dimostra la sua efficacia nella definizione di rapporto intellettuale-lettore. L'equilibrio è precario perché il segno, si sa, è per sua natura debole: la forza risiede altrove, in quel limbo ormai noto fra opera e fruitore, nella relazione osmotica che solo un lavoro creativo, se valevole, può innescare; in questo senso non vi è sacrificio estetico perché le opere di Merola sono sempre congiunte alla visualità che diviene, per certi versi, fotografica e si lascia scoprire e riesaminare dallo spettatore alla luce delle personali attitudini.

Esiste perfezione formale come esiste lotta poetica.

Dal 21 giugno al 7 luglio 2013
Museo Dinamico - Palazzo Pietromarchi - Piazzetta San Giovanni - Marsciano (PG)
"SeeKingYou"
Mostra personale di Vincenzo Merola
A cura di Silvia Valente
Inaugurazione venerdì 21 giugno - ore 18.30
Orari:
Dal 21 al 23 giugno, 18.30 / 23.00
24 giugno, 10.30 / 13.00
Dopo il 24 giugno gli orari di apertura saranno quelli del Museo
Per info: +39 075 8741152

venerdì 22 marzo 2013

Antonio Pettinicchi - Lui è il Molise - Personale a Campobasso



ANTONIO PETTINICCHI
“LUI È IL MOLISE”
a cura di
Tommaso Evangelista e Silvia Valente

28 marzo-11 maggio 2013
Galleria Artes, viale Elena n. 60 - Campobasso

COMUNICATO STAMPA



A sei anni di distanza dall’ultima personale, torna nel capoluogo molisano il maestro Antonio Pettinicchi. La mostra, a cura dei critici d’arte Tommaso Evangelista e Silvia Valente, sarà ospitata nei prestigiosi spazi della galleria Artes in viale Elena n. 60 a Campobasso dal 28 marzo all’11 maggio 2013 e presenterà una selezione di lavori su tela unitamente ad una retrospettiva sulla produzione grafica. 

I dipinti testimoniano vari aspetti della sua poetica e spaziano dai celebri autoritratti al mondo contadino con uno sconfinamento nelle tematiche del sacro (Crocifissione). La maggior parte dei lavori risale all’ultimo decennio di produzione - inedite le opere del 2008 e del 2009 - e si caratterizza per una forte accentuazione delle valenze espressioniste, per un segno tagliente, per una sapienza costruttiva dettata da pennellate energiche e vigorose che conferiscono alla figura struttura e, allo stesso tempo, indeterminatezza. 

La produzione incisoria riguarda, invece, un lasso di tempo più ampio e mostra l’evoluzione della tecnica, dello stile e dei soggetti. Dai primi lavori realizzati durante la formazione accademica - che vedono come soggetti le figure del mondo contadino – si attraversano i paesaggi molisani caratterizzati dalla forte componente geometrica di stampo post-cubista per giungere, sul finale, a un dissolvimento delle forme e delle strutture grazie al sapiente uso dell’acquaforte, del quale è stato maestro indiscusso del Novecento italiano. 

Un piccolo asterisco sarà dedicato alla documentazione del celebre Gruppo 70 formato, appunto, da Antonio Pettinicchi, Walter Genua, Augusto Massa e Lino Mastropaolo, dei quali verranno presentati lavori a carattere esplicativo, utili a fornire una ricostruzione del percorso dell’artista. 

Antonio Pettinicchi nasce a Lucito (Campobasso) nel 1925. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida severa ed attenta di Lino Bianchi Barriviera e Emilio Notte. La sua attività incisoria e pittorica è testimoniata dalla partecipazione a numerose mostre e rassegne di carattere nazionale e internazionale, fra cui: quattro edizioni della Quadriennale Nazionale di Roma (tra il 1952 e il 1965), la XXVIII Biennale Internazionale di Venezia, sette edizioni della Biennale Nazionale della Grafica Contemporanea di Venezia (dal 1955 al 1967), numerose mostre in collaborazione con ilgruppo degli Incisori Veneti oltre alle cinque edizioni del Premio Termoli, per citarne solo alcune. Sue opere sono presenti in importantissime collezioni pubbliche e private, fra le quali citiamo: Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Modena, Venezia; Civica raccolta delle stampe Achille Bernarelli, Castello Sforzesco, Milano; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Raccolta disegni e stampe, Galleria Uffizi. 

Proprio da un ricordo del maestro e compagno di studi accademici Armando De Stefano è tratto il titolo della mostra cui seguirà l’uscita della monografia, a cura di Tommaso Evangelista e Silvia Valente, edita dalla Regia edizioni e che verrà presentata in occasione del finissage (11 maggio 2013).

Info:
Artes Contemporanea
Viale Elena n. 60 – Campobasso
Tel. 0874 443377


domenica 28 ottobre 2012

Toccare Terra - Personale di Paolo Borrelli al Liceo Romita


Toccare terra
Paolo Borrrelli


31 ottobre / 30 novembre 2012
a cura di Silvia Valente


LICEO SCIENTIFICO STATALE A. ROMITA
Via Facchinetti, Campobasso

inaugurazione
31 ottobre 2012 - ore 17,30

conferenza con gli studenti
31 0ttobre 2012 - ore 11,30 - Aula Magna

interverranno
Silvia Valente, Tommaso Evangelista, Paolo Borrelli

“Molti gesti del passato e molte opere contemporanee prendono spunto dall’eventuale ambiguità dei significati, o dalla precarietà della struttura del pensiero che li muove. Lo sguardo dell’artista attraversa la realtà con la medesima disinvoltura di quello del bambino, si disinteressa delle ripercussioni provenienti dal giudizio esterno e si concentra sull’utopia dell’opera-gioco che egli non considera illusione irraggiungibile, ma necessaria poetica del reale”.

Con queste parole Paolo Borrelli ci proietta in una nuova dimensione esperienziale che, attraverso la pratica sensoria, ci ricongiunge – per affinità elettiva – alle radici della nostra corporeità. “Toccare terra” rappresenta in primo luogo questo: una esigenza artistica volta, con fermezza e decisione, a pratiche di connessione e unificazione. Le opere presentate in questa mostra attraversano periodi differenti, rinnovati linguaggi che attestano una ricerca viva e incessante. Ogni opera definisce un momento e l’attimo della sua imminente cattura. La ricerca segue un andamento politico e l’arte diviene parte integrante dello spazio quotidiano, attingendo al repertorio dei canoni di comunicazione non verbale di matrice contemporanea. Il fruitore è coinvolto in un rapporto di continuità e scambio le cui procedure partecipative lo rendono protagonista nella fase contemplativa ma, ancor più, nella processualità adottata in fase di ideazione e creazione. I luoghi, quelli fisici e quelli della memoria, abbandonano la loro condizione di immagini stereotipate, cariche di fissità e aspettative; questa forza derivatagli dal tempo conferisce loro poteri sconosciuti in grado di ricostruire inedite armonie, oltre l’impressione personale. La dimensione si dilata facendo riacquistare nuova vita alla memoria

passata. Lo scopo è quello di non fornire risposte, ma promuovere e proporre interrogativi in cui il dato interpretativo finale sia il risultato predominante. (Silvia Valente)

venerdì 31 agosto 2012

Regia Picta – Street Art Festival

Regia Picta – Street Art Festival è un progetto che nasce dall’intento di valorizzare l’arte contemporanea e la creatività giovanile nei piccoli centri.

La relazione arte-periferia è un argomento molto dibattuto in questi ultimi anni e eventi di ogni genere si sono realizzati sulla scia di questo ragionamento, dando forma e sostanza a sperimentazioni in diversi ambiti della cultura. Gli intervent
i d’arte contemporanea in spazi periferici sono spesso caratterizzati da imposizioni inaderenti e estranee ai luoghi che, di volta in volta, si trovano ad ospitarli, tralasciando interessi e linguaggi decisamente più vicini alla percezione di chi quegli spazi li vive.

L’obiettivo di questo evento è quello di coniugare l’arte urbana al tessuto culturale del territorio.
Il legame con la tradizione e il recupero di una memoria storica condivisa sono alla base dei lavori di Bonzo e Raffaello.
A corredo dell’evento la proiezione del video a cura di “Idio”, videomacker molisano che, sulla scia del concept originale, realizzerà un lavoro “site specific” in cui verrà messa a confronto, in chiave sottile e graffiante, l’arte compiuta dagli artisti e quella immaginata dai Guardioli.

A cura di Silvia Valente


mercoledì 28 settembre 2011

Art Linking-Project


Dal 2 al 30 ottobre 2011
Galleria Limiti inchiusi - Via Muricchio, 1 - Campobasso
"Art Linking Project"
A cura di Silvia Valente
Inaugurazione domenica 2 ottobre - ore 18.00
Artisti in mostra:
Paolo Borrelli, Mariagrazia Colasanto, Fausto Colavecchia, Roberta D'Andrea, Sara D'Uva, Azzurra De Gregorio, Emanuela De Notariis, Barbara Esposito, Elio Franceschelli, Dante Gentile Lorusso, Cinzia Laurelli, Letizia Lomma, Nicola Macolino, Luca Manes, Vincenzo Mascia, Simona Materi, Vincenzo Merola, Nicola Micatrotta, Dario Palumbo, Carlo Parente, Valentino Robbio.

mercoledì 13 aprile 2011

Paolo Borrelli - Messaggi minatori

Mercoledì 27 aprile 2011 alle ore 18,00 presso lo Studio Arte Fuori Centro di Roma, via Ercole Bombelli 22, si inaugura la personale di Paolo Borrelli, Messaggi minatori a cura di Silvia Valente. L'esposizione rimarrà aperta fino al 13 maggio, secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00.

di Silvia Valente 

A dispetto della titolazione questa è una mostra il cui intento principale si muove su dati diametralmente opposti al suo appellativo. L’insidia del messaggio artistico si trasla sui toni dell’invito, della riflessione e del libero pensiero, goduto nella quiete e nella lentezza di una ponderazione tutta al personale. 

Con il suo lavoro Paolo Borrelli riapre una questione che, personalmente, ritengo fondamentale se d’arte vogliamo parlare (specialmente in ambito contemporaneo), ovvero il ruolo dell’immaginazione e l’utilizzo che di tale pratica si compie. 

Merito dell’artista non è, evidentemente, il suo personale impiego di essa, bensì l’astuzia con la quale sia riuscito a ricondurre il problema ai destinatari delle sue opere: gli spettatori. 

Compito indiscusso del critico d’arte (ma anche del curatore) è quello di riuscire ad accompagnare il fruitore nella decodificazione delle opere d’arte, fornendo una chiave di lettura che non vada ad influenzare la visione stessa del pubblico cui si rivolge. L’assioma così dettato lo ritengo inattuabile per diverse ragioni, ma non nego la necessità deontologica di tendere verso un atteggiamento che si avvicini il più possibile ad esso. 

I Messaggi Minatori dell’artista non si svelano anticipatamente ma, per via enigmatica, invitano l’osservatore ad una pratica nuova, spingendolo ad uno sguardo libero da archetipi che li guidi verso una direzione più emozionale che celebrale, in una logica interpretativa del tutto autonoma. 

Il “gioco” ha dunque inizio e l’ intento di andare oltre determinate logiche consolidate di critica e decodificazione sembra rafforzarsi andando a confluire in un unico importante obiettivo: godere dell’opera d’arte lontano da depistaggi critici, lasciando libero il fruitore di leggere autonomamente i lavori, viverli in una esperienza “solitaria” dall’inizio alla fine, libero da condizionamenti e dotato dell’unico vero ed efficace mezzo a disposizione: la sua immaginazione. 

In questo gioco a spirale si inserisce in maniera indispensabile una nuova chiave di lettura filtrata dall’immaginario dell’uomo – critico d’arte, svincolata dalle logiche “accademiche” e più vicina al coinvolgimento personale e diretto. 

Sembrano paradossali analisi di questo genere, eppure i prototipi intellettivi di cui siamo provvisti ci hanno condotti verso un sempre maggiore allontanamento da considerazioni puramente emozionali dinanzi alla visione di un’opera d’arte. Fortunatamente il nostro “esperimento” ci è facilitato dall’oggetto in questione e comincerei nel descrivere i lavori dell’artista con la prima definizione che sento di poter dare. 

Bello. 

Credo che una delle principali cause del così scarso impiego di questo termine in materia artistica sia dettata dalla paura. Abbiamo, negli anni, caricato questa parola di significati e responsabilità tali da spaventarci anche solo nella sua enunciazione, e se trasliamo il tutto sul piano artistico, in generale, e contemporaneo, nello specifico, il discorso tende a complicarsi. Interessante, originale, provocatorio, inusuale. Ma bello non lo si sente quasi mai. 

Le opere di Paolo Borrelli sono belle perché procura piacere guardarle: sono raffinate, cariche di equilibrio cromatico e significativo, curate nel dettaglio della rappresentazione, presentate allo spettatore con precisione dei particolari e calibrate nel loro insieme. Le immagini scelte dall’artista e assemblate in collages elegantissimi raccontano storie visionarie di un uomo che non ha fatto altro se non fermarsi a pensare. E nella pratica delle associazioni di pensiero, ogni frame riconduce a qualcosa di diverso, di nuovo, in un vortice fantasioso capace di riqualificare e decontestualizzare schegge di epoche e accadimenti che si spogliano del loro significato di origine per assumerne di nuovi. L’artista ci presenta il suo “Atlante della memoria” (per citare Aby Warburg) e ci invita a guardare a quelle stesse immagini non con gli occhi della storia, né tantomeno con lo sguardo di chi le ha assemblate, ma semplicemente con i nostri occhi e con i nostri rimandi ad esperienze personali. Ogni Elegia si trasla su binari differenti come, di volta in volta, sono differenti le menti che immagazzinano le forme. 

“Io non sono semplicemente quell’essere puntiforme che si orienta rispetto al punto geometrico da dove si coglie la prospettiva. Indubbiamente, in fondo al mio occhio si dipinge l’immagine. Certo, l’immagine è nel mio occhio. Ma io, io sono nell’immagine”. Così diceva Jacques Lacan a proposito dell’accesa questione sullo sguardo, sulla percezione dell’oggetto, artistico o meno che sia, ribaltando completamente i ruoli di soggetto ed oggetto, interscambiandoli e ponendo al centro della diatriba il valore della visione. 

Il tema della visione-punto di vista nelle opere di Borrelli supera le dinamiche rappresentative (seppur affrontate in maniera esaustiva) a approda su piani decisamente politico-sociali. Lo spettatore è naturalmente condotto verso riflessioni di tale carattere perché a suggerirlo sono gli stessi soggetti raffigurati, ma è assente ogni forzatura di genere in quanto l’intento dell’autore non è assolutamente riconducibile alla volontà di fornire una definizione compiuta; al contrario invita a una riflessione della quale accenna il solo incipit. 

Il suo Tentativo di ricordare è una esplicita esortazione a comporre rappresentazioni intellettive, alterandole e approfondendole, commutandole in qualcosa di diverso, emancipandosi da qualsivoglia legge o vincolo che sia, praticando una pura riflessione autosufficiente dei sensi. In una parola: Immaginazione.

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