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domenica 28 giugno 2015

Vincenzo Mascia - Struttura caotica al Museo del Parco di Portofino


Sabato 18 Luglio 2015 il Museo del Parco di Portofino, Centro Internazionale di Scultura all’Aperto presieduto da Daniele Crippa, e curato da Serena Mormino, in collaborazione con Amarte, si arricchirà di un’altra importante opera del  Maestro Vincenzo Mascia – “Struttura Caotica” 2015
L’opera entrerà ufficialmente nella collezione permanente del Museo, accanto alle celebri opere di Alviani, Arman, Atchugarry, Angi, Beuyes, Basso, Ceccobelli, Chiari, Cogorno, Corner, Costa, Cracking Art Group, De Molfetta, Depero, Dorfles, Fiume, Fontana, Galliani, Guttuso, Kosice, Marangoni, Marchegiani, Mondino, Mustica, Patterson, Pignatelli, Polesello, Pomodoro, Man Ray, Rotella, Spoerri, M. Thun, Vautier, Veronese, solo per citare alcune tra le oltre centosettanta opere presenti in questo prezioso scrigno di arte e natura.

Allegato testo critico – articolo e note e biografiche artista

Testo
“LE COSE NASCONO DALLA NECESSITÀ E DAL CASO” - Alighiero Boetti – arazzo.
Immediata l’elaborazione di tale concetto ben noto all’artista Madì italiano per eccellenza, Vincenzo Mascia: “Caso è anagramma di caos, per cui le cose sono anche generate dal caos, dall’esplosione primordiale che ha generato l’universo.
L’attività dell’uomo poi, non è altro che un continuo ordinare il caos.
Coltivare significava selezionare piante utili e mettere ordine al caos delle forme naturali.
Abitare significava catalogare e mettere in ordine i bisogni e dedicare spazi specifici ad ogni attività umana… l’Urbanistica organizza e tenta di mettere in ordine le nostre città…
Anche le altre scienze umane sono ordinatrici del caos. La psicologia e la psicanalisi, addirittura, tentano di ordinare i nostri pensieri e le nostre pulsioni. Per cui, in fondo, l’uomo vive sempre in questo perenne contrasto, in questa dialettica tra l’impulso irrazionale e l’ordine razionale”.
Le cose nascono dal caso e il caso, in quanto tale, è non programmabile, anzi, spesso, generato proprio dal caos delle cose. La sensibilità artistica conosce bene queste connessioni, a volte limiti, ma sovente invece fonte di turbamento e di ricerca interiore che sfocia in Arte o che vive grazie ad essa; altre volte ancora generatrici di disciplina, stile e tecnica di assoluta precisione dettata dalla volontà di dare ordine ai tratti, alle forme, agli oggetti e alla vita.
“Il fine ultimo per me è sempre l’armonia delle parti in contrasto: ordine e disordine, pieni e vuoti, lucido ed opaco, concavo e convesso”; così Mascia sintetizza anni di studio, ricerca d’espressione artistica e di sé. La ricerca dell’equilibrio anche di quanto è inconsapevolmente generato dal caos-caso. Perché l’artista ha il dono di leggere oltre, di anticipare o comprendere impulsi interiori ed energie superiori percependone il significato, anche laddove ai più è impossibile.
Esiste un limite tra natura ed artificio, tra natura e cultura, ma non tra arte e architettura o design se queste forme di espressione hanno la stessa matrice.
Mascia è la dimostrazione di come movimenti artistici si avvicinano per volontà o per caso, all’architettura edilizia, urbanistica e di oggetti fruibili nel quotidiano, in un rapporto biunivoco e di interrelazione e contaminazione continua.
Esponente dell’Arte Madì, acronimo di Movimento – Astrazione - Dimensione e Invenzione, nata nel 1946 nella lontana Argentina; un paese lontano geograficamente, ma così europeo e amato dagli artisti del vecchio continente che, soprattutto dalla metà del secolo scorso e ancora oggi, hanno vissuto e lavorato a Buenos Aires per periodi di vita, brevi o lunghi, ma sempre di ricerca e rielaborazione della loro arte.
Mascia si avvicina all’arte Madì molto più tardi, nel 1996, portando nel nuovo millennio gli studi di Gyula Kosice, Carmelo Arden Quin e Rhod Rhotfuss, fondatori del Materialismo Dialiettico . Proprio a Gyula Kosice di recente sono state dedicate due sale permanenti al Centre Pompidue di Parigi.
Conosco molto bene sia Kosice che Mascia, due uomini di grande cultura ed eleganza, con valori solidi e forti, quasi di altri tempi, ma artisticamente proiettati al futuro. Due menti pronte e lucide, visionarie in senso concreto di quello che sarà nella scienza architettonica ed artistica ma, al contempo, così “terreni” e vicini alla quotidianità ed alle esigenze comuni.
Mascia artista di forme e scomposizioni geometriche ben definite anche quando scomposte.
Mascia designer, perché l’arte ludica e giocosa tipicamente Madì, può avere una funzione anche nel quotidiano.
Da anni scrivo di “Design come forma d’Arte” e di quanto ne sia riconoscibile ed autorevole lo stretto legame. Mascia ci dimostra come movimenti artistici si avvicinano spontaneamente, generati dalla stessa cultura, all’architettura e al design.
Pensiamo alla scuola Memphis nata negli anni ’80 nella casa milanese di Ettore Sottsass per discutere con i suoi amici colleghi di nuove forme di espressione legate al design, ascoltando il disco di Bob Dylan inceppato sul verso “with the Memphis Blues again”, e ancora così fortemente apprezzata oggi.
Tale corrente nasce con ispirazione naturale all’arte decò, alla pop art da cui trasse i colori vivaci e al tema futuristico, ma ha legami molto forti anche con la cultura Madì.
Molti dei progetti di design di Mascia rientrano assolutamente in tali canoni, interpretazioni multicolori della realtà, oggetti articolati ricchi di incastri e geometrie insolite, ma così semplici allo sguardo del fruitore; elementi che si compongono e scompongono con semplicità geometrica e cromatica. Linee precise che contrappongono forme morbide e circolari, a tratti nette e decise. Colori primari che si alternano come ad enfatizzarne le geometrie e, al contempo, a soggettivizzare ogni pezzo.
L’unico confine tra arte e design funzionale in Mascia, come in tutti coloro che amo definire artisti fautori del ODS Design “Object Daily Sculpture Design”, è il tipo di sensi coinvolti nella loro visione da parte dello spettatore. Una forma pittorica (che in Mascia è sempre tridimensionale e polimaterica, quasi scultorea) così come una sua installazione catturano vista, fantasia, emozioni, ricordi e suscitano nuovi pensieri… un pezzo di design aggiunge a tutto ciò non solo la sua fruibilità, ma anche una sorta di abbraccio, il senso tattile delle mani e del corpo che avvolge o sostiene.
Serena Mormino
Curatrice e Critica d'Arte

Curatrice MUSEO DEL PARCO - Centro Internazionale di Scultura all'Aperto - Portofino

Presidente Associazione Culturale AMARTE

Perito ed esperto iscritto in CCIAA e Tribunale di Vercelli
sezione antichità, oggetti e opere d'arte moderna e contemporanea

venerdì 18 aprile 2014

Monocromo - Mascia/Iafigliola


"Monocromo (Sara Iafigliola-Vincenzo Mascia)" a cura di Silvia Valente, in programma a Campobasso nei locali dell'ex GIL, sede della Fondazione Molise Cultura, dal 30 aprile al 20 maggio 2014. Inaugurazione mercoledì 30 aprile alle ore 18,30.

Sara Iafigliola

Vincenzo Mascia

domenica 17 marzo 2013

Madì a Budapest


Vincenzo Mascia espone a Budapest presso il Museo Letterario Petőfi - Kassák Museo (Ungheria) per la mostra 20 anni di MADI Universe.
Inaugurazione alle 18:00 del 22 Marzo 2013alla presenza di rappresentanti delle ambasciate.

Kassák
Museum, Budapest 1033,
Fő tér 1.
www.kassakmuzeum.hu

martedì 1 maggio 2012

Vincenzo Mascia: l’esprit de geometrie tra architettura e design


OFFICINA SOLARE GALLERY
via Marconi,2 Termoli
Inaugurazione martedì 1 maggio 2012 ore 19.00

Periodo: 1/18 maggio 2012

orario: 19.00 / 20.30 

Le opere di Vincenzo Mascia ci pongono davanti al problema della forma e dell’ipotesi dello spazio in un momento in cui le strutture contemporanee sembrano aver smarrito la capacità di riassumere in sé la logica della costruzione. Sono tessere di un’unica struttura immaginaria e utopica della quale non conosciamo le dimensioni ma solo i particolari, frammenti perfetti e (in)stabili di un’architettura illusoria e concreta allo stesso tempo, immaginata tra i vuoti delle sagome. Attraverso queste configurazioni pure la geometria formale ci parla di un microcosmo dove forze contrastanti, per segreto equilibrio, si trasmettono stabilità bilanciandosi su proiezioni non ortogonali e dove ogni segno-pattern trova il suo posto sul piano non per desiderio descrittivo (astrattismo come sintesi estrema del reale) ma per intuizione formale. Non è estrema imitazione del dato sensibile o rispecchiamento della natura tangibile ma oggettiva ricerca di spazio non mimetico che esalta il gioco dialettico dei modelli applicati. I colori puri e la luce che si modula naturalmente sulle sagome estroflesse, aprendo ad ulteriori conformazioni, concorrono a trasmettere vitalità e dinamismo ad opere nate da un pensiero estetico che esalta il disegno geometrico e la logica dell’idea. Anche se una regola rigorosa soggiace a tali configurazioni astratto-concrete si percepisce, nel piacere della sperimentazione, una forte carica ludica nell’uso dei vari moduli pensati come blocchi di un gioco in divenire. Opere sul limite dei “generi” i lavori di Mascia giocano con le varie arti in maniera autonoma e con l’idea del non prendersi troppo sul serio: c’è l’elemento pittorico dato dall’accostamento di tasselli colorati, come fossero tarsie contemporanee, c’è naturalmente l’elemento scultoreo dato dalla tridimensionalità e lo sfalsamento dei piani, c’è naturalmente l’architettura in quanto occupazione e trasfigurazione di uno spazio (“Una struttura diventa architettonica, e non scultorea, quando i suoi elementi non hanno più la loro giustificazione nella natura”, Apollinaire) e di conseguenza si percepisce anche la musica (“Definisco l’architettura musica congelata” Goethe) nella stessa misura per la quale si intuisce il ritmo in Boogie Woogie di Mondrian. Pause, interruzioni, sovrapposizioni, intervalli, simmetrie, sfalsamenti, corrispondenze e contrasti sono tutte figure retoriche che l’artista adopera nella costruzione e che dimostrano l’assoluta autonomia degli elementi ora in armonia ora in discontinuità tra loro. Infine abbiamo il tempo (relativo) poiché i lavori si mostrano allo sguardo proponendo sistemi nuovi dove durate, periodi e sospensioni non sono quelli standard, unificati, ma momenti di dimensioni parallele e in ciò il discorso di accosta molto alle opere di Fontana (e alla rivoluzione spazialista), artista sempre amato da Mascia. 

Breve accenno va fatto al movimento MADI’ che l’artista frequenta dal 1996 e nella cui ottica sperimenta i propri elementi. MADI (Materialismo Dialettico), che rappresenta una contrapposizione al costruttivismo, è attivo a partire dagli anni Quaranta quando fu fondato a Buenos Aires da Carmelo Arden Quin con la convinzione che l'arte geometrica potesse essere molto più libera, aperta e incline al gioco. Rompendo la tradizionale concezione del quadro chiuso tra linee ortogonali sperimenta, per la prima volta, superfici poligonali e stratificate dando grande risalto alla tridimensionalità. Rifiutando ogni sorta di automatismo della rappresentazione parte da una spiccata sensibilità formale, legata anche ad istanze sociali, per sviluppare una geometria portata al limite del segno e del confine delle linee. La prima esposizione, organizzata all’Instituto Francés de Estudios Superiores di Buenos Aires del 1946, sancisce, la nascita del Movimento governato dai principi “oltre il quadrato” ed “oltre il quadro”: l`opera Madì infatti ha una “forma in sé” senza costrizione, all`interno di un perimetro regolare, e mette fine al dominio dei soli quattro angoli. Altra novità è l’uso di materiali nuovi: plastica, acciaio, vetro, plexiglass. La seconda esposizione viene inaugurata presso lo studio di Lucio Fontana. Lette in quest’ottica le opere di Mascia, pur legate al Costruttivismo e al Suprematismo e a certe declinazioni dell’astrattismo di Mondrian, acquistano valenze e autorità nuove: l’utilizzo dei tasselli in legno e di elementi colorati, la costruzione irregolare che supera le cornici, la moltiplicazione dei punti di osservazione grazie anche a giochi di luce ed ombra, il rigore della geometria stemperato dalla componente ludica, di gioco esperienziale, la ricerca di altre dimensioni (spaziali e temporali), l’isolamento del linguaggio, l’equilibrio di forme e colori sono tutti elementi che vanno nella direzione di una fusione tra arte, concretezza e invenzione. 

Come scrive l’artista “l’architettura si manifesta attraverso l’unità di forse contrastanti”; agisce quindi l’idea della contaminazione nel nome della geometria ma anche la volontà di pensare le opere inserite in un ambiente ben strutturato ed in ciò sono molto più vicine al design di quanto si pensi. “Non mi sento pittore, designer piuttosto. I miei lavori li concepisco come prototipi di una produzione seriale. Un oggetto di design è tanto più vero quanto più esso entra nella nostra quotidianità senza stravolgerla. Nei miei lavori allo stesso modo ricerco la banalità. L’oggetto accompagna la nostra vita con la sua anonima, muta e rassicurante presenza”, scrive l’artista, e l’idea che un oggetto creato e strutturato, pensato come forma significante e contrastante, possa diventare silenzioso prodotto autonomo e anonimo, ma in perenne confronto con lo spazio che occupa, è forse la conquista più significativa.

Tommaso Evangelista





P.s.

Manifiesto Madí 
Se reconocerá por arte Madí la organización de elementos propios de cada arte en su continuo. En ello está contenida la presencia, la ordenación dinámica móvil, el desarrollo del tema propio, la ludicidad y pluralidad como valores absolutos, quedando por lo tanto abolida toda injerencia de los fenómenos de expresión, representación y significación.
El dibujo Madí es una disposición de puntos y líneas sobre una superficie.
La pintura Madí, color y bidimensionalidad. Marco recortado e irregular, superficie plana y superficie curva o cóncava. Planos articulados, con movimiento lineal, rotativo y de traslación.
La escultura Madí, tridimensioanalidad, no color. Forma total y sólidos con ámbito, con movimiento de articulación, rotación, traslación, etc.
La arquitectura Madí, ambiente y formas móviles, desplazables.
La música Madí, inscripción de sonidos en la sección áurea.
La poesía Madí, proposición inventada, conceptos e imágenes no traducibles por otro medio que no sea el lenguaje. Suceder conceptual puro.
El teatro Madí, escenografía móvil, diálogo inventado.
La novela y cuento Madí, personajes y acción sin lugar ni tiempo localizados o en lugar y tiempo totalmente inventados.
La danza Madí, cuerpo y movimientos circunscriptos a un ambiente medido, sin música.
En los países que alcanzaron la etapa culminante de su desarrollo industrial, el viejo estado de cosas del realismo burgués desaparecido casi totalmente, en ellos el naturalismo se bate en retirada y se defiende muy débilmente.
Es entonces, cuando la abstracción, esencialmente expresiva, romántica, ocupa su lugar. En este orden están involucradas las escuelas de arte figurativo desde el cubismo hasta el surrealismo. Tales escuelas han respondido a necesidades ideológicas de la época y sus realizaciones son aportes inestimables a la solución de los problemas planteados a la cultura de nuestros días. No obstante ello, su tiempo histórico debe darse por pasado. Por otro lado su insistencia en el tema “exterior” a sus cualidades propias es un retroceso al servicio del naturalismo contra el verdadero espíritu constructivo que se extiende por todos los países y culturas, como es el caso del expresionismo, surrealismo, constructivismo, etc.
Con lo concreto –que, en realidad, es un gajo más joven de ese espíritu abstraccionista– se inicia el gran período del Arte No Figurativo, donde el artista, sirviéndose del elemento y su respectivo continuo, crea la obra en toda su pureza, sin hibridaciones y objetos extraídos a su esencia. Pero en “lo concreto” hubo falta de universalidad y consecuencia de organización. Se cayó en hondas e insalvables contradicciones. Se conservaron los grandes vacíos y tabúes del arte antiguo, como ser en la pintura, escultura, poesía, etc., respectivamente la superposición, marco rectangular, atematismo plástico; lo estático, la interferencia entre volumen y ámbito; proposiciones e imágenes gnoseológicas y traducibles gráficamente. La consecuencia de ello fue que el arte concreto no pudo oponerse seriamente, por intermedio de una teoría orgánica y práctica disciplinaria, a los movimientos instruccionistas, que, como el surrealismo, han ganado para sí todo el universo. De ahí el triunfo a pesar de todas las condiciones en contrario, de los impulsos instintivos contra la reflexión, de la intuición contra la conciencia; de la revelación del subconsciente contra el análisis frío, el estudio y la detención rigurosa del creador ante las leyes del objeto a construir; del simbolismo, de lo hermético, de la magia contra la realidad; de la metafísica contra la experiencia.
En cuanto a la teoría y conocimiento del arte, campea en ellos la descripción subjetiva, idealista, reaccionaria.
Resumiendo, el arte antes de Madí:
Un historicismo escolástico, idealista.
Una concepción irracional.
Una técnica académica.
Una composición unilateral, estática, falsa.
Una obra carente de verdadera esencialidad.
Una conciencia paralizada por sus contradicciones sin solución; impermeabilizada a la renovación permanente de la técnica y del estilo.
Contra todo ello se alza Madí, confirmando el deseo fijo, absorbente del hombre de inventar y construir objetos dentro de los valores absolutos de lo eterno, junto a la humanidad en su lucha por la construcción de una nueva sociedad sin clases, que libere la energía y domine el espacio y el tiempo en todos sus sentidos y la materia hasta sus últimas consecuencias. Sin descripciones fundamentales referentes a la totalidad de la organización no es posible construir el objeto ni hacerlo penetrar en el orden constante de la creación. Es así como el concepto invención queda definido en el campo de la técnica y el de creación como una esencia definida totalmente.
Para el madismo, la invención es un “método” interno, superable, y la creación una totalidad incambiable. Madí, por lo tanto, INVENTA Y CREA.
Buenos Aires, 1946
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