Alessio Ancillai, vive e lavora a Roma nella zona Pigneto, esprime la sua ricerca nel campo della pittura, videoarte e installazione. Segue una ricerca sulle caratteristiche esclusivamente umane da un punto di vista fisiologico e patologico. Differenziando tra realizzazione delle esigenze e soddisfazione dei bisogni, negli ultimi lavori sta lavorando sia su un progetto che esplora ed approfondisce lo specifico umano (linea come caratteristica umana) che su un secondo progetto in cui esplora le dinamiche di perdita ed assenza di umanità, partendo da un particolare punto di vista sociale (morti sul lavoro). Una sua installazione, Abandoning reason generates fantasy, è fruibile presso il Castello Pandone di Venafro nell'ambito del progetto espositivo diffuso curato da Achille Bonito Oliva 'L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’arte'. Gli abbiamo fatto alcune domande inerenti la sua installazione e il suo lavoro in regione.
Hai rovesciato l'idea dell'albero della cuccagna, da elemento che va conquistato a oggetto che interagisce spontaneamente col fruitore aprendo orizzonti di senso e spostando l'attenzione dalla valenza apotropaica a una visione progettuale e condivisa. Come è nata questa ricerca che segna un'evoluzione nella tua poetica?
L'arte per affermarsi deve fare appunto delle affermazioni, deve prendere delle posizioni, dare risposte a domande non ancora verbalizzate. Risposte che stimolino infinite domande a cui poi è necessario rispondere, dando il tempo necessario per far prendere forma artistica e consapevolezza collettiva a delle emergenze culturali. Achille Bonito Oliva con il suo progetto ha stimolato una riflessione totalmente aperta, che apparentemente si rifaceva al tema del cibo promosso dall'Expo. Vorrei ricordare che “L'albero della cuccagna. Nutrimenti per l'arte” è la mostra di arte contemporanea dell'Esposizione Universale, che in Italia non era presente dal 1942 e che tra l'altro fu annullata causa la guerra. Ho voluto parlare, ho voluto fare politica, ho voluto proporre che la Cuccagna non ha a che fare con il canale alimentare e con la soddisfazione dei bisogni, ma con ciò che più caratterizza l'essere umano come tale: la Fantasia e per trovarla bisogna abbandonare la ragione; e soprattutto, ho voluto dire che sotto la ragione non c'è la dissociazione, il male radicale o la fantasticheria, che spesso viene confusa con la Fantasia pur essendo tutt’altra cosa. Ma abbandonare la ragione non significa buttarla via, bensì metterla tra parentesi come cosa necessaria ma non sufficiente. Se pensiamo all'Illuminismo e ancor prima al logos occidentale, ci si può rendere conto come, ancora oggi, siamo in un periodo storico ancora molto legato sia economicamente che filosoficamente ad un riduzionismo materiale che non vede al di là del proprio naso. Nell'istallazione che ho proposto la parola “Fantasy” resta sempre accesa insieme al palo di luce rossa e quella fantasia va conquistata con il movimento, un movimento interno di interesse e di ricerca. Mi spiego meglio: solo avvicinandosi all'Opera, incuriosendosi, la seta, che come una pagina bianca si pone vergine davanti allo spettatore, vibra come una pelle di donna e rivela il resto della frase. E' un gioco di abilità, di pensiero intuitivo che permette la conoscenza. Oppure si rimane spettatori della fantasia altrui, e poiché chiunque, per il principio di uguaglianza alla nascita, ha una propria fantasia, la può e la deve tirare fuori o, al limite, se l’ha persa, la può riconquistare, mettendo in crisi il pensiero razionale che troppo spesso inganna autodefinendosi come massima realizzazione dell'essere umano. Forse il sonno della ragione non genera mostri, e l'animalità non appartiene all'essere umano: gli animali sono un'altra cosa, loro fanno solo ciò che utile, noi no.
Parlando di fantasia penso al famoso "binomio fantastico" di Rodari e alla conoscenza/intuizione che nasce dallo scontro dialettico di due poli opposti. In quel caso eravamo nell'ambito del surrealismo ma anche per la tua opera questa conoscenza nasce da uno scontro (elettrico) tra sparizione-apparizione dell'immagine/segno e dalla scrittura invisibile del tuo oggetto/feticcio.
La presenza e l'assenza di suoni fanno la musica, la sparizione e l'apparizione di dinamiche di rapporto generano cambiamento. La scrittura è linea e come tale è una caratteristica esclusivamente umana e forse solo quando nella scrittura è presente un suono interno assume senso, altrimenti rimane mera descrizione di una cronaca, non diventerà mai poesia. Dici che è lo scontro elettrico che genera questo? Grazie, può essere! Però più che scontro forse è un incontro fra due poli diversi, il cambiamento necessita di conoscenza e la conoscenza viene dall'incontro tra diversità.
Come ti sei trovato a lavorare in uno spazio così fortemente storicizzato come il salone grande del castello di Venafro, così pervaso di memorie (visive e pittoriche) e di palinsesti complessi di immagini?
Quando Francesca Franco, la coordinatrice generale del progetto (che ringrazio per la grande disponibilità e professionalità), mi ha proposto come sede espositiva dell'opera il Castello Pandone di Venafro, devo ammettere che non lo conoscevo e così mi sono andato subito a documentare e con ottima sorpresa ho appreso che l'immagine dominante del Castello era il Cavallo, un'immagine molto rappresentativa proprio di quello di cui avevo necessità, cioè una buona dose di vitalità per affrontare questa nuova ed importante esperienza molto impegnativa. Quindi non mi ha assolutamente disturbato la presenza di testimonianze del passato appartenenti alle varie ristrutturazioni del Castello, anzi, mi sono sentito parte di una storia. Il Conte Enrico Pandone fece affrescare gran parte del piano nobile, dove oggi è presente il mio lavoro, con una serie dei suoi cavalli a grandezza quasi naturale, stuccati e affrescati da una bottega iberico-fiamminga; il Conte Enrico Pandone era conosciuto come uno dei più importanti allevatori di cavalli del Regno di Napoli, uno dei suoi cavalli fu donato addirittura all’Imperatore Carlo V e ha chiesto a degli artisti dell’epoca di rappresentare il proprio mondo, ciò che egli amava. A suo modo, ha mostrato di voler cercare la Fantasia. Mi ha fatto quindi molto piacere inserire la mia opera in questo luogo così pregno di storia in quanto il messaggio che intendo comunicare è qualcosa che non appartiene ad oggi o a ieri o a domani, bensì fa parte della natura umana, senza appartenenze storiche e oggi questa necessità di liberarsi della ragione come idea prerogativa dell'essere umano, è diventata più emergente che mai.
Come ti sei trovato a lavorare in un luogo periferico e quasi di confine come il Molise?
#ilmoliseesiste. A parte gli scherzi, ho avuto modo di relazionarmi con le persone del territorio, con la Sovraintendenza ai beni culturali e con qualche addetto ai lavori molisano e devo dire che ho trovato solo persone generose e di cuore. Il territorio molisano offre già realtà di Arte contemporanea interessanti che in questa occasione ho avuto modo di conoscere meglio come Kalenarte e il Museo di Arte Contemporanea a Casacalenda e l' “Aratro” Centro di arte contemporanea dell’Università degli Studi del Molise a Campobasso. Se il nucleo dei popoli è l'Arte, i confini non possono esistere e la “periferia” sarà sempre la zona più vicina a ciò che non esiste.
Tommaso Evangelista
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mercoledì 2 dicembre 2015
giovedì 8 ottobre 2015
L'albero della Cuccagna al MAACK
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| Baldo Diodato-Cielo e mare-2013 |
Sabato 10 ottobre 2015
XI Giornata del Contemporaneo
Il MAACK partecipa quest’anno
al grande evento dedicato all’arte contemporanea
Promossa da AMACI, l’Associazione dei Musei d’Arte
Contemporanea Italiani, la Giornata del Contemporaneo giunge all’undicesima edizione.
.....poi l'albero della cuccagna passò per il Molise fermandosi al MAACK a Casacalenda.
Lo storico dell'arte Achille Bonito Oliva ha invitato Baldo Diodato a partecipare con altri artisti ad un progetto nazionale che si svolgerà in diversi siti Italiani, musei o gallerie di riconosciuta fama ed importanza sul piano culturale.
La presenza di Baldo Diodato in questo progetto si concretizzerà in una location straordinaria come quella del MAACK di Casacalenda_Molise.
" l'albero della cuccagna: nutrimenti dell'Arte, mostra diffusa sul territorio nazionale" . Gli artisti internazionali chiamati sono trenta e si partirà dal 25 settembre sino alla fine di ottobre nella inaugurazione dei singoli interventi. Il tutto avverrà con la collaborazione e con la presenza di numerose istituzioni pubbliche e /o private che costituiscono una rete espositiva in progress nel tempo e nello spazio ed ogni fondazione, museo o galleria accoglierà un'opera ispirata all'albero della cuccagna. Albero come soggetto iconografico che ha alle proprie spalle una lunga tradizione e una altrettanto arcaica memoria popolare, legata all'albero sacro della fertilità.
Il progetto è realizzato con il patrocinio dell'EXPO2015 e la collaborazione del programma sperimentale per la cultura SENSICONTEMPORANEI e dell'agenzia territoriale del MiBACT.
Gli artisti che partecipano a “L’Albero della Cuccagna. Nutrimenti dell’arte” sono: Giovanni Albanese, Alessio Ancillai, Marco Bagnoli, Per Barclay, Gianfranco Baruchello, Bertozzi & Casoni, Tomaso De Luca, Baldo Diodato, Giuseppe Ducrot, Lara Favaretto, goldiechiari, Innocente, Alfredo Jaar, Thorsten Kirchhoff, Grazia La Padula, Alfonso Leto, Felice Levini, H.H. Lim, Sebastian Lloyd Rees, Franco Losvizzero, Emiliano Maggi, Marzia Migliora, Masbedo, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Shay Frish Peri, Michelangelo Pistoletto, Pedro Cabrita Reis, Paul Renner, Remo Salvadori, Lorenzo Scotto di Luzio, Marinella Senatore, Pascale Marthine Tayou, Patrick Tuttofuoco, Oliviero Toscani, Costas Varotsos, Ben Vautier, Jonida Xherri, Sislej Xhafa.
Baldo Diodato interverrà con una installazione da realizzare tra le pieghe del Museo all'Aperto di Kalenarte e in una delle sale della Galleria Franco Libertucci
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BALDO DIODATO
L'albero della cuccagna: nutrimenti dell'Arte, mostra diffusa sul territorio nazionale
sabato10 ottobre 2015
Casacalenda_Molise
Curatore Achille Bonito Oliva Critico d'Arte Contemporanea
Coordinatrice Francesca Franco
per il MAACK Massimo Palumbo
MAACK Casacalenda_Molise/ Galleria d'ArteContemporanea Franco Libertucci
COMUNE DI CASACALENDA
REGIONE MOLISE
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