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Visualizzazione post con etichetta Sara Iafigliola. Mostra tutti i post
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venerdì 18 aprile 2014

Monocromo - Mascia/Iafigliola


"Monocromo (Sara Iafigliola-Vincenzo Mascia)" a cura di Silvia Valente, in programma a Campobasso nei locali dell'ex GIL, sede della Fondazione Molise Cultura, dal 30 aprile al 20 maggio 2014. Inaugurazione mercoledì 30 aprile alle ore 18,30.

Sara Iafigliola

Vincenzo Mascia

venerdì 14 marzo 2014

REVOLUTION - La mostra - Extralab a Campobasso





REVOLUTION _MOSTRA
15 Marzo - 5 Aprile

Galleria Artes contemporanea
Via Elena, 60 Campobasso
Tel. 0874 443377

Aperta dal lunedì al sabato 9:00 13:00 - 15:30 20:00
Chiusa sabato pomeriggio 

A cura di
Rosa Catalano
Sara Iafigliola

Testo critico
Tommaso Evangelista

Presentazione di
Aurora Spinosa
Rino Squillante

in collaborazione con
Corsi di Pittura e Tecniche Extramediali dell’ Accademia di Belle Arti di Napoli
Prof. Rino Squillante


La mostra REVOLUTION presenta per la prima volta, presso la galleria Artes Contemporanea a Campobasso , i lavori degli studenti dei corsi di Pittura e Tecniche Extramediali dell'Accademia di Belle Arti di Napoli condotti da Rino Squillante, con la collaborazione di Rosa Catalano e Sara Iafigliola. Il fatto che la ricerca e la sperimentazione, frutto della formazione che si realizza nell’Accademia di Belle Arti di Napoli, venga esportata in contesti e territori “altri” rispetto alle aule e i laboratori dello storico edificio di Via Costantinopoli è il segnale che il lavoro dei nostri studenti, giovani artisti, trova un viatico che indica speranze e passioni da alimentare.

“Questa mostra, testimonia un legame che unisce il Molise alla nostra Accademia che nel tempo è stata ed è di riferimento per i tanti giovani che scelgono di formarsi a Napoli”, dice la Direttrice Aurora Spinosa. Gli artisti sono parte di questo mondo e subiscono nello stesso modo onore ed oneri di un sistema completamente votato al funzionamento delle economie, ecologie, ecomafie. Per anni abbiamo costruito il mondo intorno a noi come se fosse un bozzolo, per proteggerci senza allontanarsi, sentire ovattato e vedere appannato. I giovani hanno ricevuto in eredità i debiti della politica e i rifiuti tossici. Traditi e arrabbiati. I lavori presenti in questa mostra sono la conseguenza di una consapevolezza, il lavoro per un artista è sempre un tentativo, è l’articolazione di un codice che forma un linguaggio. Questi lavori raccontano in maniera sensibile, questo è il grande risultato, un sentire personale che diventa patrimonio comune. L’arte che parla a tutti. Questi giovani non sono come gli artisti di cento anni fa, non sono le avanguardie, non si radunano per scrivere manifesti, non fanno i saloni di protesta. Escono, vanno al supermercato, si fidanzano e vanno al mare, usano il loro presente in maniera più o meno consapevole e quando creano lo fanno usando le cose che tutti conoscono e usano , telecamere, macchine fotografiche, oggetti, banconote, il corpo. Parlano alla gente perché loro sono la gente, utilizzano le tecnologie e i pennelli, vanno in autobus e in bicicletta, mangiano tonno in scatola e pomodori biologici.

In mostra sono presenti anche una serie di fotografie e di testi esplicativi del progetto ORGH…!, un progetto artistico nato all’interno del corso di Pittura e Tecniche Extramediali tenuto dal professore Rino Squillante e realizzato da Rosa Catalano con Public/Zone, che ha come obiettivo il prendersi cura della propria terra attraverso azioni artistiche mirate. Gli studenti, infatti, hanno mostrato una particolare attenzione verso una tematica sociale quanto mai viva e sentita quale la violenza che hanno subito i nostri territori sia ‘fisici’ che ‘interiori’. Il progetto, attraverso nuovi processi creativi e comunicativi, mette in luce, in questo momento storico, caratterizzato da un profondo senso di smarrimento, il valore e la grande forza che l’arte nella sua pratica può dare nel rifondare principi e modelli di riferimento, affrontando con coraggio la delicata questione della cosiddetta “terra dei fuochi” .

Artisti
Bistesti Veronica, Capozzi Greta, Cui Junjie, D’Addario Fabio,Della Guardia Antonio,Fizzarotti Marco, Fusco Nunzio, Gallo Marco,Hoaran Zhou, Scherma Maria,Spinelli Michela Claudia

martedì 11 febbraio 2014

Notte degli innamorati di Napoli - Parole d'amore all'Accademia


Segnaliamo questa interessante iniziativa dei ragazzi dei corsi di Pittura e Tecniche Extramediali dell'Accademia di Belle Arti di Napoli. L'evento, curato dal prof. Rino Squillante, è coordinato dall'artista campobassana Sara Iafigliola, assistente alla cattedra napoletana.




NOTTE DEGLI INNAMORATI DI NAPOLI

14 Febbraio 2014 

Accademia di Belle Arti di Napoli 

PAROLE D’AMORE 

PAROLE D’AMORE è l’intervento curato da Rino Squillante e realizzato dagli studenti dei corsi di Pittura e Tecniche Extramediali dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. 

PAROLE D’AMORE è un’opera unica composta da quattro frammenti distinti che si differenziano per la diversità dei linguaggi utilizzati nella loro realizzazione. 

Il tema dell’evento ispirato alla festa degli innamorati ha spinto gli studenti ad una riflessione sull’uso della parola come mezzo relazionale di eccellenza, in questo caso contestualizzato ad un ambito definibile delle passioni ,dei sentimenti e dell’amore. 


Le quattro parti sono così distinte: 

PAROLE CHE LASCIANO IL SEGNO. Scalone centrale in due step dalle 20 alle 21 e dalle 21,30 alle 22,30. 

Performance. Due performer che si avvicinano e si scambiano parole urlandole, sussurrandole e scrivendole l’uno sugli abiti dell’altro. 

PAROLE COMPOSTE. Scalone centrale dalle 19,30 alle 23. 

Videoproiezione. Una slot di volti e parole che si compongono in un susseguirsi di combinazioni. 

PAROLE DA VEDERE E DA SENTIRE. Aula 110 dalle 20 alle 22,30. 

Installazione relazionale. 

PAROLE SCRITTE. Itinerante dalle 20 alle 23. 

Progetto di arte partecipata. Scambiarsi parole d’amore. 

Partecipano Miriam Cecere, Myriam Altomonte, Vìenna Ruocco, Andrea Bolognino, Enrico Ciotola, Maria Vittoria Rossi, Giovanni Ferrara, Roberta Barbato, Ma Pe Marialuisa Ragni, Jessica Altieri, Francesca Giordano, Daniela D'Amore, Alessia Alifuoco, Chiara Serena Carrano, Luisa Napoleone, Antonio della Guardia, Veronica Bisesti, Aurora Vivenzio, Martina Di Gennaro. 

Coordinamento di Sara Iafigliola
ia di Belle Arti di Napoli.
PAROLE D’AMORE è un’opera unica composta da quattro frammenti distinti che si differenziano per la diversità dei linguaggi utilizzati nella loro realizzazione.
Il tema dell’evento ispirato alla festa degli innamorati ha spinto gli studenti ad una riflessione sull’uso della parola come mezzo relazionale di eccellenza, in questo caso contestualizzato ad un ambito definibile delle passioni ,dei sentimenti e dell’amore.

Le quattro parti sono così distinte:
PAROLE CHE LASCIANO IL SEGNO. Scalone centrale in due step dalle 20 alle 21 e dalle 21,30 alle 22,30.
Performance.Due performer che si avvicinano e si scambiano parole urlandole, sussurrandole e scrivendole l’uno sugli abiti dell’altro.
PAROLE COMPOSTE. Scalone centrale dalle 19,30 alle 23.
Videoproiezione. Una slot di volti e parole che si compongono in un susseguirsi di combinazioni.
PAROLE DA VEDERE E DA SENTIRE. Aula 110 dalle 20 alle 22,30.
Installazione relazionale.
PAROLE SCRITTE. Itinerante dalle 20 alle 23.
Progetto di arte partecipata. Scambiarsi parole d’amore.
PartecipanoMiriam Cecere Myriam Altomonte Vì Enna Ruocco Andrea Bolognino Enrico Ciotola Maria Vittoria Rossi Giovanni Ferrara Roberta Barbato Ma Pe Marialuisa Ragni Jessica Altieri Francesca Giordano Daniela D'Amore Alessia Alifuoco Chiara Serena Carrano Luisa Napoleone Antonio della Guardia Veronica Bisesti Aurora Vivenzio Martina Di Gennaro
Coordina
Sara Iafigliola

mercoledì 9 ottobre 2013

Il colore dei pensieri - Personale di Sara Iafigliola


IL COLORE DEI PENSIERI
Mostra personale di
Sara Iafigliola

a cura di Tommaso Evangelista

12/24 ottobre 2013
inaugurazione sabato 12 ottobre 2013 ore 18.30

Officina Solare Gallery
Via Marconi, 2 Termoli
Apertura tutti i giorni ore 18.30/20.30
Ingresso libero



Presentazione

Sono le cose più semplici a darmi delle idee
Joan Mirò

La vita delle forme è sempre stata un mistero per i critici, inadeguati a volte a leggere le intuizioni degli artisti, poiché indagare una poetica e un segno significa prima di tutto curare l’arte attraverso il filtro dell’intuizione (e di una solida preparazione storica). Il discorso dei legami tra segno, materia ed energia, tra l’altro, si complica nel momento della definizione poiché o si accetta l’opera come sensazione intuitiva oppure si procede a un’analisi delle leggi interne. Scrive Achille Pace «L’”essere” come espressione d’arte è il rapporto tra l’artista e il suo gesto, gesto come “segno”. Il gesto inteso come “segno” sostanziato dalla materia (segno-materia), da un punto di vista espressivo si arricchisce di una maggiore forza, una maggiore pregnanza. Esso esprime l’identità dell’artista»1. Con la fine dello “stile”, universale e assoluto, emerge la “poetica”, personale e irripetibile, e compito del critico è studiare le tante poetiche per ricavarne un discorso generale. Una delle più opportune riflessioni di sistema che si può fare circa l’arte contemporanea, infatti, è quella di distinguere tra un linguaggio che segue la sensazione personale e l’impressione del mondo, inserendosi in un processo iniziato dal Romanticismo, e una ricerca che sceglie le regole, le dinamiche tra gli oggetti, la teorizzazione e, sostanzialmente, il numero. Nella lavoro di Iafigliola sembrano legarsi entrambe le cose anche se il rigore di ciò che appare è solo una fossilizzazione di pensieri più immediati. Le sue opere si contraddistinguono per la riconoscibilità e la ripetizione di segni specifici che trovano sulle tele e le tavole dinamiche nascoste: le stecchette di legno, scelte per la semplicità e l’elementarità della forma, assumono disposizioni apparentemente casuali ma impostate su leggi interne specifiche, diventando elementi grammaticali di un linguaggio nascosto. L’artista, dopo aver studiato determinate strutture attraverso disegni, comincia a lavorare partendo da sinistra per aggiunta di segni-oggetti secondo numeri ricorrenti (24 e 7), gestiti di volta in volta in insiemi differenti. La ripartizione della superficie, pertanto, pur basandosi su logiche matematiche interne, nasce per intuizione momentanea, attraverso un libero gioco formale di segnali e colori: solo a conclusione viene ad assumere un titolo il quale poi altro non è che residuo poetico dell’azione. L’introduzione di forme dissimili, come nel caso dei dischetti di legno, successivamente argentati, di Era la luna conduce l’opera sulla soglia di un paesaggio apparentemente astratto e minimale ma estremamente evocativo nella collocazione degli elementi. Nel caso della serie Incontri il processo è sempre di addizione di segni anche se in questo caso all’aggiunta di un elemento tridimensionale l’artista preferisce la traccia, in virtù della fossilizzazione sul piano dell’impronta dello stesso stecchetto imbevuto di colore. Non più costruzione e disposizione regolare bensì sottrazione e sovrapposizione di segmenti minimali seguendo le compenetrazioni delle orme. Anche il colore, in tutto ciò, concorre a dare coerenza all’opera. I fondi sono quasi sempre neri opachi omogenei (raramente l’artista lavora su piani di colori accesi) mentre, per le tracce, le tinte principali sono il rosso, il nero lucido, il bianco e il grigio poiché l’importanza data alla forma deve essere esaltata dalla componente cromatica e pertanto solo con una combinazione di tali colori è possibile far percepire l’opera nel suo incontro di elementi. Il rosso attira lo sguardo, legato all’emozione e all’intensità, il bianco lascia immaginare una visione, il nero, in riferimento allo spazio infinito e alla contemplazione, attraverso la percezione di uno spazio infinito, pone tutte le materie su un piano di confine percepibile nelle sue sfumature dense o immateriali. Discorso a parte merita la serie con la sabbia, di impostazione maggiormente materica-concreta, a differenza del lirismo astratto-minimale, post concettuale, delle precedenti opere. In questo caso Iafigliola lavora sul ricordo, trasfigurato in chiave oggettuale ma legato sempre a una rievocazione sintetica del paesaggio, cercando di comunicare l’ambiente marino attraverso l’uso della sabbia colorata disposta sempre su un fondo nero omogeneo. Diversi tipi di sabbie, quella liscia dell’Adriatico o quella pietrosa del Tirreno, insieme ad altri oggetti trovati sulle spiagge (pezzi di legno, frammenti) concorrono poi alla creazione di palinsesti e riquadri che sintetizzano il ricordo nell’attimo dell’oggetto. Se le stecchette ci raccontano una storia, le sabbie pertanto ci descrivono un paesaggio fatto dell’essenzialità dei principi: polvere e idee. L’opera dell’artista, per quanto apparentemente ermetica e refrattaria alla contemplazione, in effetti nasce da un’intensa poesia interna, concettuale e personale ma estremamente sofisticata. Il raccontare solo attraverso brani di colore e segni minimi, cercando di trasmettere emozioni con forme essenziali che, in quanto minime, possono lasciare estrema libertà di visione fino ad una certa confusione, è una caratteristica che sicuramente esalta tali lavori nati in fin dei conti dalla semplicità dei sogni e dei pensieri. Del resto scriveva Prevert di Mirò: «Un innocente col sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni».

Tommaso Evangelista

1
A. Pace, Alcuni appunti sul significato di “segno-materia”, in T. Evangelista, Autumn Contamination, Campobasso, 2011, p. 23.




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