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Visualizzazione post con etichetta Galleria Cent8anta. Mostra tutti i post
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sabato 9 giugno 2018

Corrado Delfini Urban Wrecks


Corrado Delfini
Urban Wrecks
a cura di Gioia Cativa

12 giugno 2018 ore 19.00 | Spazio Cent8anta-Galleria d’arte, cultura e società | Isernia



12 giugno – 26 giugno 2018



Lo Spazio Arte Petrecca è lieto di presentare la mostra personale Urban Wrecks di Corrado Delfini, a cura di Gioia Cativa, con il patrocinio del Comune di Isernia.

La giovane organizzazione molisana accoglie l’artista romano nelle sale dello Spazio Cent8anta-Galleria d’arte, cultura e società, nel centro storico di Isernia, con una proposta articolata in due serie: Periferic e Dynamic Forms, visioni delle periferie di Roma da un osservatore privilegiato, che attraversa i passaggi e i cambiamenti storici, ambientali e industriali della società capitolina nei suoi sobborghi. Realtà, queste, nelle quali l’artista vive e lavora. Le opere, alcune di grandi dimensioni, sono state realizzate mediante l’utilizzo di colori acrilici, collanti e smalti industriali. La mostra include un contributo video dal titolo promo-psychedelic urban wrecks & red dynamic forms, di Monica Pirone. La video installazione ritrae Delfini durante la lavorazione delle opere nel suo “spazio-studio”, come lo descrive l’autrice.

L’appuntamento per la vernice d’apertura è previsto per il giorno 12 giugno 2018 alle ore 19:00, in Corso Marcelli 180, Isernia. Le opere saranno esposte dal 12 al 26 giugno 2018. L’autore sarà presente all’inaugurazione per i saluti di benvenuto insieme ai responsabili della mostra dalle ore 19:30. Per le interviste sarà a disposizione dalle ore 18:30.

“Il passaggio dalla serie Spazio Meccanico a questa, chiamata Periferic, racconta un momento di evoluzione nel pensiero e nell’arte di Corrado Delfini, un passaggio quasi obbligato, una deviazione necessaria improntata su nuove riflessioni, su un nuovo modo di vedere e percepire le cose intorno […]. Periferic parte dalla serie Spazio Meccanico e, attraverso un processo di sottrazione lento, subisce un mutamento quasi camaleontico dove la componente astratta trova un giusto spazio ed equilibrio. Viene a cambiare la visione stessa della città industriale e moderna; si percepisce un approccio più romantico e nostalgico e non così duro e deciso della serie precedente; i colori sottolineano questo cambiamento di rotta, passando da scuri e netti a più delicati, più luminosi e meno pesanti. […].” (dal testo Serie Periferic di Gioia Cativa)



“Delfini approda a un terzo step dove la componente meccanica tende a sparire pur mantenendo intatta l’idea della ricostruzione di una città ideale che, composta da segmenti, arriva a diventare un insieme di masse colorate all’interno di un perimetro. Si sperimenta il rapporto che intercorre nell’incontro sia della superficie che degli altri colori […]. Se sia Spazio Meccanico che Periferic puntavano sull’elemento visivo industriale, Dynamic Forms supera questo confine e si spoglia di ciò che ha caratterizzato, almeno a livello visivo, l’arte di Corrado Delfini; ciò che vediamo elementi informi saturi di colore, linee nere che marcano confini ma che, spesso, non sono sufficienti. Anche qui possiamo parlare di visioni dall’alto di spazi urbani e non, ma Delfini vi toglie la perfetta suddivisione di questi ultimi e “sporca” con colori e linee […]. Possiamo dunque affermare che cambia la disposizione spaziale, astratta e dinamica della composizione ma, alla fine, ciò che rappresenta è la città, nei suoi spazi urbani, agricoli, verdi o industriali. L’analisi che l’artista fa è puntuale e rispecchia una presa di coscienza della realtà attuale. Le aree verdi, ad esempio, rappresentano forse l’1% della superficie, dimostrando una particolare attenzione all’abusivismo edilizio e alle costruzioni selvagge a discapito di polmoni verdi naturali. […]” (dal testo Dynamic Form di Gioia Cativa)

Corrado Delfini è nato a Roma nel 1971, dove vive e lavora. Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma e poi la Scuola Libera del Nudo, Delfini, oltre a dedicarsi instancabilmente alla sua personale attività di pittore, avvia una serie di importanti collaborazioni che lo vedono parte attiva nella fondazione del movimento “La Farandola” permettendogli di entrare in contatto diretto con gli artisti tra i quali Bruno Canova, Lino Tardia, Ennio Calabria, Franco Ferrari, Nino De Luca, Reinhard Pfingst e Dario Scatola aprendo il suo studio a Palazzo Castelli, luogo di grande spessore culturale, frequentato dai maestri che hanno arricchito l’arte italiana del Novecento. Nel 2015 insieme all'artista Sergio Angeli lavora al progetto La materia dell'assenza curato da Lorenzo Canova: una serie di mostre bi-personali itineranti in diversi musei italiani (il Museo Civico Umberto Mastroianni di Marino, Aratro di Campobasso e l'Ex Gil di Roma). Sempre nel 2015, realizza Simmetrie Industriali, opera a quattro mani con Sergio Angeli che entra a far parte nella collezione permanente del MAAM a Roma. Nel novembre 2017, la mostra personale Periferic a cura di Ilaria Bandini negli spazi di Horti Lamiani, Bettivò Arte Contemporanea.





INFO

Corrado Delfini
Urban Wrecks
a cura di Gioia Cativa

Inaugurazione 12 giugno 2018 ore 19.00

Spazio Cent8anta Galleria d’arte, cultura e società

Corso Marcelli 180 - Isernia



Organizzazione Spazio Arte Petrecca con il Patrocinio del Comune di Isernia

Dal 12 al 26 giugno 2018

Orari: dal mercoledì al sabato 17:00-20:00 - domenica su prenotazione



Spazio Cent8anta Galleria d’arte, cultura e società

331 9463240 



Ufficio stampa galleria

Donato Giannini

donatogiannini@gmail.com

3381081096 



Ufficio stampa per l’artista
Melasecca PressOffice
Roberta Melasecca
roberta.melasecca@gmail.com
3494945612

www.melaseccapressoffice.it

martedì 12 dicembre 2017

Michele Peri | Valentino Robbio | Antonio Tramontano a Isernia



Collettiva di arte contemporanea
Michele Peri | Valentino Robbio | Antonio Tramontano 
A cura di Tommaso Evangelista
SCHEDA TECNICA
TITOLO: (S)Confini – Impressioni al margine
VERNISSAGE: 8 dicembre 2017- ore 18:30
ARTISTI: Michele Peri | Valentino Robbio | AntonioTramontano
ORARIO E GIORNI D’APERTURA: La mostra resterà aperta nei giorni di dicembre: 8-9-13-14-15-16-20-21-22-23-27-28-29-30; Gennaio: 3-4-5-6
FINISSAGE: 06 gennaio 2017 alle ore 18:30
LOCALITÀ: Spazio Cent8anta-Galleria d’arte, cultura e società, Corso Marcelli 180 Isernia

Dall’otto dicembre al 6 gennaio, l’associazione culturale Le Cose, insieme allo Spazio Arte Petrecca, con il patrocinio del Comune di Isernia, propone al pubblico un’importante collettiva di arte contemporanea di tre artisti della provincia di Isernia, già presentata a Campobasso nello spazio espositivo l’A.r.a.t.r.o. dell’Università degli studi del Molise e curata da Lorenzo Canova e Piernicola Maria di Iorio e Tommaso Evangelista.

Durante la mostra, intitolata «(S)Confini-Impressini dal margine», saranno esposte opere di Michele Peri, Valentino Robbio e Antonio Tramontano, tre personalità conosciute e affermate nel panorama dell’arte regionale e nazionale. L’esposizione, patrocinata dal Comune di Isernia, avrà luogo nello Spazio Cent8anta.
L’ingresso è gratuito.

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Le eterogenee ricerche dei tre artisti molisani, Peri, Robbio e Tramontano, tra pittura, installazione e fotografia, indagano la dimensione virtuale del margine inteso quale luogo vitale della forma. La costruzione del senso che avviene sul limite di questo confine indefinito comporta un perenne scarto tra visibile e velato, ovvero un senso precario della presenza. La chiusura (incondizionata) dei confini dell’opera d’arte subisce piccole crisi che si svolgono sui margini della rappresentazione. Se limite della forma e limite dello spazio costituiscono il limite dell’opera, ovvero il confine entro il quale si definisce l’oggetto-idea, l’opposizione al margine, inteso anche come frontiera estetica, determina una sorta di lavoro sul continuum (tempo/spazio/memoria). I concetti di transitività e riflessività sono indagati in relazione alla rappresentazione la quale, quando mostra la propria struttura e sutura, rende palese e vitale la condizione di confine. La collettiva è un invito pertanto alla contemplazione dell’inutile, dello (s)confine, della materia che si fa ricordo e corrode lo spazio dello spettacolo attraverso l’indagine scomposta della fine. Nelle opere assistiamo così ad un’interruzione, allo scorrere di ambienti fuori controllo che imitano fughe e ritorni, ad una celata tensione del creare, un cambio di prospettive, uno scioperìo.

Peri lavora con strutture instabili, nella ricerca di una memoria archetipica che diventi impressione di forma e al contempo organismo astratto e auto significante. Opera per moduli, investigando il tempo e il cosmo, impostando le fondamenta di un edificio virtuale del quale percepiamo la struttura ma mai il suo organismo. Le installazioni diventano miti di fondazione nel rapporto che crea tra ordine terrestre, spazio vitale e tempo ciclico. L’utilizzo di precisi punti cardinali, di snodi e simboli/segnali determina una dimensione interna, intima, quasi di orazione ma, se si riporta questo simbolismo statico ad una forma “dinamica”, aumentata temporalmente, si nota come il momento interno delle sue sculture diventa moto di rivoluzione, riflesso del mondo materiale attraverso forme primigenie. Allo stesso momento il blocco delle storie, il loro ancoraggio a supporti precari (mobili) e allo spazio espositivo, diviene trasmutazione della memoria di questo secolo nel “secolo futuro”. Nelle opere di Peri ogni punto di superficie può essere preso per centro del mondo, per veicolo di salvezza, nell’irraggiamento caotico di tutte le direttrici, nella ricerca modulare e compositiva, quasi naturale, di un confine che comprende un’idea aumentata dello spazio, orientato non verso un nucleo lacerato bensì verso il limite, la periferia dello sguardo, l’estremità dello spazio e dell’istante, la soglia.

Tramontano ricerca l’espansione cromatica, oltre i limiti del supporto, indagando il colore percepito come elemento ambientale e di volume. Non dimenticando che l’istante è una misura di natura spaziale la sua ricerca pittorica è studiata in modo tale da risultare in armonia con il ritmo delle pennellate (e delle velature), e quindi dell’esistenza. Le tele sono una caduta dell’energia nel tempo e formano grandi cicli (quasi stagionali) caratterizzati da atmosfera e luce, saturi di “storie”, nei quali il tentativo di riassorbire forme celate e lacerate nella dimensione immateriale del dipinto, rivestite da una manifestazione fluttuante e celeste, comporta un perenne misurarsi con la variazione e il mutamento. L’artista riscatta l’istante nel ricercare una rappresentazione che renda tangibile sequenze visive osservate dalle estremità di uno spazio in movimento, corrispondente cromatico della vita emotiva, del momento opportuno. Dal chiarore dei lumi nasce un ritmo elementare, intermittente, irregolare, una conoscenza delle cose invisibili, un’illuminazione del mondo che principia da una precisa gamma cromatica e, rarefacendo l’atmosfera dello spazio interiore, crea una luce minerale, purificata, soprannaturale. C’è questa resistenza che sparge segni vitali e ovunque ristabilisce il disordine dell’arte, c’è questa opposizione chiamata poesia che, invisibile e essenziale, vaga e vagante, esaurisce una durata assolutamente pura.

Robbio analizza il senso del reale attraverso uno sguardo ironico e sfuggente il quale si propone come naturale rispecchiamento dei fenomeni ma in realtà dimostra una visione antinaturalistica e liminare della storia. La memoria diventa forma viva mentre l’artista indaga nell’immagine un contenuto manchevole e simbolico. Il risultato è un’icona polivalente e stratificata che collega diversi ordini della realtà ed esprime, attraverso l’aforisma, la citazione, il riverbero, un’invisibile monumentalità. Il suo fine non è quello della semplice traduzione ma del trascendere il visibile attraverso un sottile gioco di influenze e inferenze il quale diventa flusso magmatico per mostrare una decadenza dei costumi e delle forme. Il forzato simbolismo non fa che materializzare una realtà nascosta: la pietra, il grasso, il buco, il conflitto tra natura organica e astrazione virtuale, il tentativo di una rivelazione primitiva. La costruzione per conflitto rivela presenza mitiche, evocate dalle fotografie allucinate, ultimi sguardi che il passato ci comunica per via abbagliata e contorta. L’ironica presa di distanza, il modello di critica sociale e di identità, il dato storico riconfigurato, ci indicano allora una dimensione complessa, legata al margine del corpo e all’eros quale istinto primario di comunicazione che eccede i vincoli.

La collettiva si vuol porre in linea di continuità con due storiche mostre organizzate nel capoluogo molisano negli anni Ottanta, curate da Massimo Bignardi: “Il perimetro del vento” e “I margini del segno”, entrambe incentrate sull’idea di una rappresentazione espansa e sulla decostruzione dello spazio. Di tali esperienze, legata fortemente al contesto molisano il quale usciva -una prima volta- fuori dai suoi confini con una proposta criticamente strutturata, rimane in collettiva, quale legame e memoria, il lavoro di Peri il quale si arricchisce delle ricerche cromatiche di Tramontano e delle tensioni vitali di Robbio. È il tentativo del territorio di ripensare all’idea di gruppo e di ricerca condivisa, ad una proposta coerente capace di dialogare fuori dai limiti regionali, è la poesia del luogo che si fa canto accorato nel raccontarci attraverso spazi e segni liminari un’idea di rifugio e di eco, con suono insistente come quello della cicala.

p.s. [Il frinio delle cicale è prodotto da due ossicini che sfregano su una membrana, tra lo sterno e l’addome. È un richiamo amoroso, lo producono i maschi, serve a comunicare la propria posizione alla femmina. Se non avviene l’accoppiamento, la cicala continua a cantare fino a frantumarsi la membrana, gli organi interni scoppiano e rimane solo l’involucro della cicala morta a seccarsi ai piedi degli alberi]

Tommaso Evangelista






Foto Massimo Palmieri

domenica 23 aprile 2017

Vincenzo Ucciferri - Retrospettiva - 2007 -2017

Il teatro della memoria - Autoritratto

Dal 15 aprile al 15 maggio, in corso Marcelli 180,  la mostra dedicata all’artista molisano. Opere degli anni ‘70, ‘80 e ‘90, insieme a lavori inediti e mai esposti, usciranno dall’atelier dell’artista per mostrarsi ancora una volta, a distanza di dieci anni dall’ultima personale, nella loro profondità e intramontabile potenza artistica.

Giorni e orari d’apertura: dal 15 aprile al 15 maggio dal martedì alla domenica - 10:00/13:00 – 17:00/21:00
Spazio Cent8anta-Galleria d’arte, cultura e società
Corso Marcelli 180, Isernia
Info: 329 5860586; arte@lecose.org

Comunicato stampa

Con la curatela del critico Tommaso Evangelista, il supporto de Le Cose Associazione Culturale e lo Spazio Arte Petrecca, lo Spazio Cent8anta-Galleria d’arte, cultura e società, ospiterà dal 15 aprile una mostra dedicata all’artista molisano per la durata di un mese, fino al prossimo 15 maggio. Opere degli anni ‘70, ‘80 e ‘90, insieme a lavori inediti e mai esposti, usciranno dall’atelier dell’artista per mostrarsi ancora una volta, a distanza di dieci anni dall’ultima personale, nella loro profondità e intramontabile potenza artistica.

ISERNIA. Simboli, paesaggi, oggetti, figure umane, maschere umanizzate e codici. L’immaginario archetipico di Vincenzo Ucciferri torna a farsi protagonista e a far parlare di sé con una retrospettiva che intende celebrare la dimensione più intima e inedita del pittore. Attraverso una lettura attenta dei suoi scritti e diari, il critico e la sua famiglia hanno rintracciato la matrice concettuale dei suoi lavori, partendo proprio da questa retrospettiva, per condurre e sviluppare una ricerca più approfondita della poetica ultima del pittore.

Nessuno come Ucciferri è riuscito a far entrare la vita nei suoi lavori, creando un incessante scambio tra la componente umana e quella artistica. “Ma c’è anche un sentimento più concreto -  scrive il critico Tommaso Evangelista - legato al reale, alla ricerca non solamente formale ma anche sociale: ‘Mi sono rimesso al lavoro. Naturalmente ora solo a livello di concetto. Mi interessa molto il bel mondo. Sto guardando delle foto, mi sembrano tutti pupazzi, manichini tutti ben colorati e sorridenti. Li voglio dipingere come se fossero una massa di pagliacci stanchi del bel vivere’ scriveva Ucciferri nei suoi diari.” Una ricerca, dunque, che travalica il moto interiore per volgere lo sguardo e scrutare il mondo che ci circonda, decifrandolo attraverso i suoi codici. Codici a barre per la precisione, che campeggiano e predominano nelle sue ultime produzioni: opere in via di evoluzione, poco conosciute, molte delle quali inedite, mai uscite dallo studio del pittore.

A disposizione del visitatore, vi sarà un itinerario intimo ma eloquente, che parte dai lavori pop, metafisici e dal vago sapore surrealista, per approdare a un’indagine più recente e matura, frutto di una riflessione sul sociale che assorbe tutta la sua ricerca. L’artista dunque si fa profeta, o semplicemente acuto lettore di una società dei consumi che tutto divora, incasellando ogni aspetto del reale in categorie fisse, sbaragliando qualsiasi possibilità di creazione e riducendo tutto a meri codici: “Verso l’ultimo periodo, così, le figure ieratiche e dolenti, sporche e imprecise, perdono i loro tratti e, ormai incomunicabili e racchiuse in sé stesse, diventano codici. L’idea che tutto debba essere formalizzato e debba avere un codice (a barre) determina la mancanza del significante, del limite, perché tutto è già disponibile per il sistema” scrive Evangelista. 

Un ultimo tributo, riservato in postfazione del catalogo, lo ritroviamo nel testo dello scrittore Giambattista Faralli, amico fraterno e figura sempre presente nel lavoro dell’artista, che attraverso una lettera indirizzata all’artista/amico, si abbandona in toni confidenziali, come se non fosse mai scomparso: “Tu hai voluto con la tua arte armonizzare le dissonanze: paradiso e inferno, cielo e letamaio, amore e sesso, pace e rivoluzione, natura e monnezza. Nobile impresa! Ti vedo incedere lungo Corso Marcelli, lento e con l’occhio assorto. Così la gente ti ricorda, e ti vuole bene. La comunità della vecchia Isernia ti abbraccia in questa ricorrenza, e ti riconosce come figlio prediletto”.

La vernice di apertura è prevista per sabato 15 aprile dalle ore 18:00 nello Spazio Cent8anta in Corso Marcelli 180 a Isernia, un luogo assai caro all’artista dove, per anni, nella piazzetta Annunziata, si è ispirato e ha dipinto decine di opere. L’evento prevede un saluto da parte degli organizzatori con uno spunto critico del curatore Evangelista. A seguire buffet offerto e intrattenimento musicale con il trio acustico di Stefano Gasperi, Loris Durante e Silvio Fiorelli.

VINCENZO UCCIFERRI è nato a Isernia nel 1953, l’artista frequenta l’istituto d’arte “Manuppella” per poi iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Successivamente, trasferitosi a Napoli, si diploma all’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Armando De Stefano. Dal 1972 espone ininterrottamente. Da allora continua ad esporre le sue opere in Italia e all’estero, in centinaia di mostre personali o collettive. Alcune sue opere sono esposte alla Pinacoteca Civica di Pianella (PE) e al Museo d’Arte Sacra di Treia (MC), al Museo MACI di Isernia e in molte collezioni private in Italia e all’estero (Boston, New York).

Dalla mostra




Dal vernissage









giovedì 29 dicembre 2016

Imago - Paride Di Stefano, Nelida Di Stefano e Katja Smerdu a Isernia


Tre artisti per lo Spazio Cent8anta-Galleria d’arte cultura e società nel cuore di Isernia, durante tutto il periodo natalizio. Tra le esposizioni finora offerte dalla giovane galleria la collettiva è di certo tra le più interessanti sotto il profilo artistico: Katja Smerdu, Paride e Nelida Di Stefano nella loro IMAGO. Paride e Nelida sono cresciuti a Sant’Agapito, in provincia di Isernia. Katja è la compagna di Paride, slovena. I due vivono in Slovenia dove producono opere, insegnano e gestiscono la loro galleria Aperion. Nelida si divide tra il Molise e il resto d’Italia, tra collaborazioni, insegnamento e ricerca.
A distanza di ben otto anni tornano nella loro provincia con un’esposizione collettiva di pittura, scultura e video art. E' l’occasione per i tre autori di presentare il nuovo ciclo pittorico: quello di Nelida che si affaccia a un paesaggio diverso, cosmopolita, fatto di sguardi urbani, Apeiron la serie di Paride mai esibita nella sua interezza. Il ‘filo d’acciaio’ di Katja, invece,  sarà l’elemento essenziale che delinea il tempo.

Di seguito alcuni scatti della mostra.

Nelida Di Stefano

Katja Smerdu

Paride Di Stefano - Serie Aperion

Paride Di Stefano 

mercoledì 28 dicembre 2016

Exhibited Frequency / Winter Edition /


Festival del libro e della scrittura creativa TERZA EDIZIONE 
+ Exhibited Frequency Winter Edition
28 dicembre 2016, dalle 18:30 alle 23:00 - SPAZIO CENT8ANTA
-Presentazione libro ‘Atto di dolore’ di Tommaso Nelli, insieme a Paolo De Chiara e Francesco Giampietri. "Un’opera che ripercorre, con minuzia e lucidità, una delle vicende più oscure e controverse degli anni Ottanta in Italia, il rapimento di Emanuela Orlandi"
-Concerto a cura della Isernia Music School - Lorenzo Iavagnilio (voce e chitarra)
-Aperitivo-Food/Wine
-EXHIBITED FREQUENCY - One night video art and projection show–Winter Edition - Video art/ opere di Katja Smerdu, Paride e Nelida Di Stefano a cura di Tommaso Evangelista
-SPECTRUM
SPAZIO CENT8ANTA-Galleria d'arte, cultura e società
Corso Marcelli 180, Isernia


Exhibited Frequency / Winter Edition /

L’idea di una rassegna di videoarte, la prima in Molise con caratteristiche di indagine e ricezione del territorio, nata in sinergia con la galleria Cent8anta durante l’estate, continua la sua evoluzione in questa tappa invernale, andandosi a legare con l’ultima mostra presentata negli spazi isernini: Imago. I tre artisti, Nelida Di Stefano, Paride Di Stefano e Katja Smerdu, proiettando le loro ricerche nel campo dell’immagine in movimento arricchiscono la fruizione della collettiva che si apre a nuovi linguaggi. In particolare Paride Di Stefano, in prima assoluta, propone un’antologia della sua produzione video che si dimostra intimamente legata alla ricerca pittorica, arricchendo di spunti e di impressioni la fruizione delle tele. Atomomundi, del 2007, realizzato insieme con Katja Smerdu, è la storia del pianeta Terra, inteso quale “atomo nell'immensità di una cellula”, ma anche la storia del nostro abitare il mondo, con le immagini del fluire dell’acqua che si contaminano con frammenti di costruzione-distruzione. Questo senso di perenne conflitto e di scontro attuale si percepisce nella dicotomia di V Anthropos I -The Match, del 2010, con la contrapposizione di una silente e inerme montagna a simboleggiare la staticità del tempo e lo scorrere violento e veloce di immagini catturate dal bordo di una macchina. L’idea di opposizione-confronto torna in V Atlante VI Good and bad world con l’artista a reggere contemporaneamente il mondo e un cassonetto dell’immondizia -che infine lo schiaccerà- cassonetto che viene ripresentato in Atlante VIII Caos, del 2012, con lo schermo tripartito a marcare la precarietà della presenza, il rapporto dell'uomo con il mondo e la difficoltà di raggiungere il giusto equilibrio nel rispetto della natura. V PagusMundi III si basa su un montaggio serrato, distorto, al limite della paranoia visiva, nel quale ritorna la contrapposizione tra l’immagine della bici e del lento percorso e una serie di frame tratti dal mondo naturale e artificiale, quasi in lotta violenta come se fossero un’estensione della capacità immaginativa e compositiva dell’artista. In Anthropos III “Melamangio”, del 2010, ricompare l’idea della finitezza del mondo, dei disastri ambientali e consumistici che divengono disastri “artistici” nella misura in cui annullano la finitezza dell’armonia, evidenziando un caos quasi primordiale il quale emerge in maniera evidente nella recente serie IMAGO basata sull’evidenza ravvicinata del colore e degli effetti di luci e fluidi. Nelle opere di Paride l’immagine distorta e opposta, quasi contraddetta, il cui senso sembra scomparire con la ripetizione, non fa che evidenziare come lo schermo non contenga le immagini ma ne sia un semplice “proiettore”, ovvero un mezzo per mostrare la processualità del vissuto e dell’ambiente nel quale ci si relaziona. Di Dada, premessa di molte pratiche Fluxus, vi è una certa visione del tempo-spazio presente, una visione contratta e scorrevole, rimontata e rimodulata attraverso i personali eventi-avvenimenti a cui l’artista attinge come ad un magazzino (o ad una discarica). La struttura urbana diviene un’icona fluttuante e la trasformazione ambientale una forma di potere e di dominio. L’artista, a conclusione della rassegna, ritorna al centro della strutturazione delle forme-frame in SPECTRUM, una performance audiovisiva dal vivo che si basa sull’interazione di video e suoni. Attraverso la proiezione contemporanea su schermo e su televisori di forme o interferenze Di Stefano traduce le onde in immagini, colori e suoni metaforici, indagando in profondità lo spettro elettromagnetico che lo circonda e producendo strutture nuove come fossero scritture automatiche. L’ossessiva presenza del disturbo video, la performatività, la ricerca di una continuità spazio-temporale e l’insistenza sul suono per destrutturare la “formafantasma” della visione analogica, rendono quest’azione estremamente complessa e suggestiva, un raro momento di ricerca estetica all’interno di una situazione visiva che appare quasi un esperimento o un test.

Tommaso Evangelista



lunedì 25 luglio 2016

Exhibited Frequency - One-night video art and projection show - Isernia


Exhibited Frequency One-night video art and projection show

L’Associazione Culturale Le Cose e lo Spazio Cent8anta – Galleria d’ arte, cultura e società, presentano la prima rassegna di videoarte “Exhibited Frequency One-night video art and projection show”.
Per la prima volta in Molise sarà dato spazio ai linguaggi video con un ricco programma di proiezioni ed eventi live. La rassegna è curata dal critico Tommaso Evangelista che per l’occasione ha selezionato ventuno artisti e diciotto opere video. Cinque di queste sono inedite e saranno proiettate in prima assoluta, altre, invece, presentate per la prima volta sul territorio pentro.
Gli artisti individuati sono tutti molisani o legati al Molise e abbracciano diversi generi: dal cortometraggio al documentario, e diversi linguaggi dall’animazione al glitch, offrendo una rassegna quanto più completa e aggiornata sulle attuali dinamiche del genere.
Le opere vertono sull’intreccio tra memoria e quotidianità, a volte sviluppato con ironia e immaginazione altre con dovizia da reporter, mentre emergono temi cari alla società contemporanea quali il ruolo dell’individuo all’interno del gruppo sociale e le relazioni di potere e di conflitto. Altre volte l’indagine si fa maggiormente intima e poetica, attratta dai dettagli e dalle piccole dinamiche esistenziali e relazionali, o da indagini particolareggiate sulla forma. Tutti gli artisti, di diverse generazioni, comunque, pongono domande al fruitore facendo spesso riferimento al lato psicologico e lo situano su una soglia metaforica d’osservazione.
Nato negli anni Sessanta tale linguaggio artistico basato sull’utilizzo -performativo, ambientale, strutturale- di strumentazioni video in Italia si sviluppa in seno ai centri sperimentali di cinematografia e ai collettivi artistici. Fu addirittura Fontana, nel 1952, insieme ai firmatari del Manifesto del Movimento Spaziale per la Televisione il regista di un programma televisivo sperimentale, girato in pellicola, in cui vengono riprese negli studi RAI di Milano alcune opere illuminate dalla luce di Wood. Da allora la tecnica e i linguaggi si sono evoluti, entrando nelle Accademie e diventando oggetto di studio e di analisi. L’idea principale è il tentativo di “dematerializzazione” dell’oggetto artistico e la possibilità di lavorare su un’arte fondata sul tempo anziché sullo spazio. Tale ribaltamento d’azione permette all’artista di ricercare l’istante, il frammento, il dettaglio ma di unire tutto, attraverso il montaggio e la manipolazione, in una sorta di palinsesto emotivo. L’immagine elettronica, intermediale, diventa un oggetto che fluttua per trasformare sullo schermo la realtà comune.
La rassegna si svolgerà presso la Piazzetta Annunziata, lungo Corso Marcelli, nel centro storico di Isernia e sarà seguita da una performance live dall’ acquerellista Stefano Cirillo il quale manipolerà pigmenti per ottenere sullo schermo effetti cromatici e generativi, insieme alla selezione musicale di DJ Al.

Info tecniche

Titolo: Exibithed Frequency
Curatela: Tommaso Evangelista
Organizzazione: Associazione Le Cose

Artisti: Michele Boccamazzo, Cristiana Califano e La.bassa risoluzione, Stefano Cirillo, Giancarlo Civerra, Mariagrazia Colasanto, Azzurra de Gregorio, Paride Di Stefano, Angela Di Tomaso, Barbara Esposito, Alessia Finori, Sara Iafigliola, Cinzia Laurelli, Gabriele Macchi e Lucia Magnifico, Manuel Malatesta, Helena Manzan, Simona Materi, Mario Pompei, Luca Pop, Chiara Vitale, Ivana Volpe.

Luogo: Corso V. Marcelli - Piazzetta Annunziata ISERNIA
Data: 28 luglio 2016

Programma:
Ore 19.30 Selezione musicale DJ Al
Ore 20.30 Exhibited Frequency
ARTE E CIBO
Ore 22.30 Performance live watercolor Stefano Cirillo e DJ Al

Info: 388/6361705
info@lecose.org

Di Tomaso

Esposito

Vitale

Di Stefano

Laurelli


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