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lunedì 28 ottobre 2013

Patini - Il ritorno

Con questo articolo inauguriamo l'etichetta Ai confini che riporta notizie di mostre ed eventi artistici sui confini della nostra regione.

Torna in Alto Sangro un altro pezzo dello storia artistica e pittorica di Teofilo Patini. Nove tele firmate dal maestro di Castel di Sangro, e una di scuola patiniana, da sabato 26 ottobre saranno esposte nella pinacoteca civica. Andranno ad unirsi alla trentina in mostra permanente a palazzo De Petra. Non a caso l’organizzatore, nonché direttore della pinacoteca patiniana, Lino Alviani, ha scelto di intitolare la mostra, che sarà inaugurata sabato alle 17, “Teofilo Patini, il ritorno”: una rassegna, che è poi un percorso tematico e cronologico tra le opere del maestro Patini, che proprio nella cruda indigenza della sua gente, dagli anni Settanta dell’Ottocento, trovò la vena ispiratrice più profonda della sua arte.

Le nuove opere, che saranno esposte nella pinacoteca sangrina fino al 6 gennaio, provengono dalla raccolta d’arte della Banca Intesa Sanpaolo (“Il buon samaritano“, “Cristo nell’orto“, “La famiglia patrizia del mio paese“, “Ai piedi della croce“, “Interno con culla”, “Il ciabattino“) e dalla Provincia dell’Aquila (la seconda edizione di “Pulsazioni e palpiti“, datata 1881, e “Pancia e cuore”, lavoro di scuola patiniana). A queste si aggiungono due nuove acquisizioni dell'amministrazione di Castel di Sangro che andranno ad arricchire la collezione permanente: “L’oratorio“ e “La rivolta di Masaniello“. La mostra, coordinata da Alviani, sarà presentata da Isabella Valente (storica dell’arte dell’università Federico II di Napoli), ed è curata dal sindaco di Pescocostanzo, Pasquale Del Cimmuto. «L’iniziativa, così come rappresentata», scrive il curatore, «vuole rimarcare con pervicacia, nella odierna affannata provvisorietà culturale e promozionale accampata da parte di Istituzioni pubbliche e private, il motivo ed il valore di un progetto culturale capace di catalizzare una serie ulteriore di rimandi virtuosi che comprendono tra l’altro, in assoluto ordine di importanza decrescente, il valore affettivo ed identitario della Comunità, il concorso ad una ambiziosa e continua ricerca storico-critica sull’Autore, oltre che una intelligente e prestigiosa, integrativa forma di offerta turistica». Saranno presenti all’inaugurazione, oltre al sindaco dei Castel di Sangro, Umberto Murolo, l’assessore alla Cultura della Regione, Luigi de Fanis, il vice presidente del consiglio provinciale, Salvatore Orsini, e la soprintente Bsae Abruzzo Lucia Arbace. La pinacoteca Patiniana è aperta tutti i giorni dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 17 alle 19, biglietto 2 euro.

giovedì 6 dicembre 2012

Dusi a Castel di Sangro con le Mappe Cognitive

Dopo l'inaugurazione della personale nella galleria Artes di Campobasso le Mappe Cognitive di Nicola Dusi Gobbetti vengono esposte anche al Museo Civico Aufidenate di Castel di Sangro (AQ) fino al 31 gennaio 2013.

Invito

estratti dal testo critico Il senso dell'impronta.


...La mappa è una rappresentazione semplificata dello spazio e, se vogliamo, una razionalizzazione, anche mentale, di una determinata superficie. In quest’ottica l’idea della “mappa” è stata molte volte adoperata nell’arte moderna (i trattati sulla memoria cinquecenteschi sono pieni di incisioni riassuntive) e soprattutto nell’arte contemporanea quando gli artisti hanno voluto rappresentare la complessità del mondo attraverso una chiarificazione operativa, quando non esplicitamente minimale. La mappa quindi è un “luogo” ben preciso e, adottato dell’artista come sistema proiettivo di riferimento, ben sintetizza il concetto di rappresentazione in dettaglio. L’aggettivo cognitivo qualifica invece tali disegni come processi relativi al pensiero, all’attenzione, alla percezione. Non sono pertanto né emotivi né tanto meno emozionali ma hanno a che fare con la conoscenza e col sapere. In questo caso, allora, il sapere è quello personale capace di modulare il colore e le linee per offrire uno spaccato organico rispettivamente della macchia e dell’impronta....


...Una mappa cognitiva nasce da un procedimento semi-meccanico di fissazione per contatto; c’è una matrice, forse litografica, che accoglie del colore (rosso), un supporto (la tovaglia di lino) e un’azione. Tale azione non è mai del tutto casuale in quanto è pianificata sul momento dall'artista che è capace, con un procedimento volutamente tenuto nascosto, di indirizzare in parte i segni e le macchie formando appunto un palinsesto di memorie. Attraverso lo svolgere del lenzuolo, quindi, Dusi compie un viaggio sulla superficie che avanza e che man mano accoglie delle tracce, e all'interno di se stesso, tra memorie e segnali. E’ il tentativo di strutturare una conoscenza segnica tanto labile che ha bisogno di ancorarsi lentamente al supporto prelevando frammenti cognitivi, appunto, dal colore esclusivamente rosso. Si tratta di un’esigenza, di un voler superare il confine nel tentativo di incanalare flussi e impressioni su un piano mobile e volubile come può essere la trama di un lenzuolo....


...E’ in effetti un consapevole guardare dentro un intero universo pensato e poi minuziosamente creato, dove l’aspetto irrazionale e meccanico, certamente aleatorio, delle macchie viene sempre ripreso e regolarizzato dagli spazi di vuoto, dalle pause, dai confini e dagli sfondi. Tentativo estremo di rielaborare immagini complesse e irregolari attraverso un metodo calcografico che però rifiuta l’aspetto meccanico per ripensare al segno in termini affettivi. Il portare “a spasso” una linea sulla superficie equivale in fondo a prendersene cura e allora la somiglianza per contatto non vuole l’impronta come una sopravvivenza, ed è forse proprio questo l’aspetto più intimo di tali lavori. L’evitare il perturbante per recuperare un’aura legata alla temporalità del gesto e dello scorrere del lenzuolo, in un’opera prodotta per impronta ma mai privata di singolarità e originalità...

Tommaso Evangelista

Da questo LINK è possibile scaricare il testo critico completo in pdf

Mappe Cognitive in galleria Artes a Campobasso
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