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sabato 22 febbraio 2014
Paolo Borrelli - Egemonia della lotta
Paolo Borrelli
E G E M O N I A D E L L A L O T T A
a cura di Lorenzo Canova e Piernicola Maria Di Iorio
inaugurazione: 6 marzo 2014 - ore 18.00
lunedì 29 ottobre 2012
RestArt - Foto dal vernissage
L’apertura di un nuovo spazio espositivo rappresenta un momento delicato di confronto con la città perché viene a porsi, contemporaneamente, come azione di continuità e gesto di rottura, ma anche configurazione di nuove prospettive di senso e riflessione sull’autenticità dei luoghi e delle espressioni. L’idea, quindi, del nuovo inizio (restart) - unitamente al concetto di ripresa - non va nella direzione del semplice rapporto con un passato da far riemergere, nel segno di un fin troppo abusato archetipo di genius loci, ma volge nella prospettiva del rinnovamento del gusto attraverso un più recente sguardo critico.
Ciò ha condotto, pur con tutte le cautele del caso e nel rispetto della continuità storica e della tradizione, a immaginare una mostra che fosse rappresentativa - nella selezione degli artisti - di tali problematiche, proponendo anche differenti contrasti. La scelta di artisti operanti sul territorio da lungo tempo, unitamente al coinvolgimento delle nuove generazioni creative, lontana da velleità ricapitolative ed esaustive, offre un momento di confronto/scontro tra l’idea di una permanenza dell’ “attuale” ed una veterana evoluzione. Il legame con la storia dell’arte locale si fronteggia con l’ipotesi della verifica attraverso un libero dialogo tra le opere, svincolato da logiche retrospettive e/o invadenze del nuovo. I lavori, pertanto, si pongono come impressioni, mutevoli e disuguali, sul confine della critica, svolgendo un’azione “terapeutica” orientata alle recenti ipotesi di visione. Ne deriva un’esposizione ambigua e mutevole, dove rinascenze figurative si scontrano con svolgimenti concettuali e materici e ipotesi minimali, dove artisti storicizzati incontrano e dialogano con i nuovi sviluppi che inevitabilmente si scollegano dalla terra d’origine per prospettare aperture simultanee. Tre generazioni a confronto per una visione trasversale e progettuale dell’arte molisana nel tentativo di porre dei confini e delle relazioni.
Dalle poetiche e mistiche visioni spaziali e formali di Tito, autentico decano della scultura italiana del Novecento, alle rigorose strutture progettuali di Serricchio si arriva fino alle configurazioni materialistiche-dialettiche di Mascia. Partendo dalla riflessione su segni e segmenti minimi di Esposito e dalle valutazioni architettonico minimali di Faralli giungiamo alla serialità viscerale e “oliografica” di Franceschelli. Dall’irrompere di una materia grezza e in divenire di Pellegrini si attraversano i ritrovamenti, nella forma, di relitti archetipici di Dusi fino ai segmenti simbolici di Janigro. Gli “amorosi” segni primigeni e significanti di Gentile Lorusso dialogano con i palinsesti facciali di memorie e immagini di Borrelli fino alle reminiscenze patafisiche di Colavecchia. Dalla tradizione chiarificata e figurata da De Notariis all’emersione dell’anatomia asettica nel bianco di Micatrotta fino al perdersi della forma nella luce di Grandillo. Dalla morbida linea materna di Napoli al drastico irrompere di materie caotiche di Palumbo fino alla lirica presentazione/invocazione intro(retro)spettiva di Peri per terminare con i travestimenti sinestetico-geometrici di Merola. In questo senso il ruolo della galleria vuol essere quello del semplice spazio d’incontro e di scontro tra istanze dissimili.
Per evitare la singola evidenza, inoltre, è stato chiesto agli artisti di fornire anche uno o più disegni o un elaborato grafico che mostrasse le dinamiche dell’evoluzione creativa e al tempo stesso fosse ulteriore testimonianza di progettualità e di azione. Una sezione apposita, adibita a quadreria, mostra nell’invadenza dell’insieme le idee costruttive di fondo.
Tommaso Evangelista
Silvia Valente
domenica 28 ottobre 2012
Toccare Terra - Personale di Paolo Borrelli al Liceo Romita
Toccare terra
Paolo Borrrelli
31 ottobre / 30 novembre 2012
a cura di Silvia Valente
LICEO SCIENTIFICO STATALE A. ROMITA
Via Facchinetti, Campobasso
inaugurazione
31 ottobre 2012 - ore 17,30
conferenza con gli studenti
31 0ttobre 2012 - ore 11,30 - Aula Magna
interverranno
Silvia Valente, Tommaso Evangelista, Paolo Borrelli
Via Facchinetti, Campobasso
inaugurazione
31 ottobre 2012 - ore 17,30
conferenza con gli studenti
31 0ttobre 2012 - ore 11,30 - Aula Magna
interverranno
Silvia Valente, Tommaso Evangelista, Paolo Borrelli
“Molti gesti del passato e molte opere contemporanee prendono spunto dall’eventuale ambiguità dei significati, o dalla precarietà della struttura del pensiero che li muove. Lo sguardo dell’artista attraversa la realtà con la medesima disinvoltura di quello del bambino, si disinteressa delle ripercussioni provenienti dal giudizio esterno e si concentra sull’utopia dell’opera-gioco che egli non considera illusione irraggiungibile, ma necessaria poetica del reale”.
Con queste parole Paolo Borrelli ci proietta in una nuova dimensione esperienziale che, attraverso la pratica sensoria, ci ricongiunge – per affinità elettiva – alle radici della nostra corporeità. “Toccare terra” rappresenta in primo luogo questo: una esigenza artistica volta, con fermezza e decisione, a pratiche di connessione e unificazione. Le opere presentate in questa mostra attraversano periodi differenti, rinnovati linguaggi che attestano una ricerca viva e incessante. Ogni opera definisce un momento e l’attimo della sua imminente cattura. La ricerca segue un andamento politico e l’arte diviene parte integrante dello spazio quotidiano, attingendo al repertorio dei canoni di comunicazione non verbale di matrice contemporanea. Il fruitore è coinvolto in un rapporto di continuità e scambio le cui procedure partecipative lo rendono protagonista nella fase contemplativa ma, ancor più, nella processualità adottata in fase di ideazione e creazione. I luoghi, quelli fisici e quelli della memoria, abbandonano la loro condizione di immagini stereotipate, cariche di fissità e aspettative; questa forza derivatagli dal tempo conferisce loro poteri sconosciuti in grado di ricostruire inedite armonie, oltre l’impressione personale. La dimensione si dilata facendo riacquistare nuova vita alla memoria
passata. Lo scopo è quello di non fornire risposte, ma promuovere e proporre interrogativi in cui il dato interpretativo finale sia il risultato predominante. (Silvia Valente)
martedì 3 maggio 2011
Ma fin est mon commencement
4 maggio al 10 giugno 2011
Inaugurazione:
mercoledì alle 17.30
a cura di Lorenzo Canova
Paolo Borrelli
Fausto Colavecchia
Dante Gentile Lorusso
Luigi Grandillo
L’Aratro inaugura un nuovo progetto dedicato all’arte contemporanea in Molise con una mostra collettiva di Paolo Borrelli, Fausto Colavecchia, Dante Gentile Lorusso, Luigi Grandillo, artisti attivi a Campobasso, recentemente coinvolti in una serie di mostre internazionali e che come collettivo “Limiti Inchiusi” sono stati inclusi tra le quattro presenze artistiche molisane della mostra che celebra i centocinquanta anni dell’Unità d’Italia al Vittoriano di Roma, dove tra l’altro hanno esposto l’unica opera video dell’intero percorso espositivo. La nuova mostra dell’ARATRO intende presentare in questo modo il multiforme e del tutto attuale metodo di lavoro dei quattro artisti che operano con la pittura e l’installazione, con la fotografia, il collage e la scultura senza trascurare però l’uso delle tecnologie video e digitali. Lo stesso allestimento, dalle caratteristiche composite, propone così la qualità e la vitalità di un cantiere creativo nato come dialogo e come scambio di esperienze che però non trascurano le peculiarità delle singole personalità e la loro volontà di dedicarsi a sempre nuove soluzioni e a nuovi strumenti e sistemi di ricerca.
In questo senso lo stesso titolo della mostra allude dunque sia a un incessante fermento creativo, che trova una sorta di circolarità nel cammino attraverso il tempo, che alla possibilità offerta agli artisti di chiudere un percorso e di farne nascere altri attraverso la costruzione di un polimorfico metodo di interpretazione del reale e una visione aperta e in movimento dell’azione artistica.
Dal 4 maggio al 10 giugno 2011
ARATRO- archivio delle arti elettroniche -laboratorio per l’arte contemporanea
Secondo edificio polifunzionale - Università degli Studi del Molise
Via De Sanctis 86100 Campobasso- Info: +39 338 5912482 – e-mail: aratro@unimol.it
mercoledì 13 aprile 2011
Paolo Borrelli - Messaggi minatori
Mercoledì 27 aprile 2011 alle ore 18,00 presso lo Studio Arte Fuori Centro di Roma, via Ercole Bombelli 22, si inaugura la personale di Paolo Borrelli, Messaggi minatori a cura di Silvia Valente. L'esposizione rimarrà aperta fino al 13 maggio, secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00.
di Silvia Valente
A dispetto della titolazione questa è una mostra il cui intento principale si muove su dati diametralmente opposti al suo appellativo. L’insidia del messaggio artistico si trasla sui toni dell’invito, della riflessione e del libero pensiero, goduto nella quiete e nella lentezza di una ponderazione tutta al personale.
Con il suo lavoro Paolo Borrelli riapre una questione che, personalmente, ritengo fondamentale se d’arte vogliamo parlare (specialmente in ambito contemporaneo), ovvero il ruolo dell’immaginazione e l’utilizzo che di tale pratica si compie.
Merito dell’artista non è, evidentemente, il suo personale impiego di essa, bensì l’astuzia con la quale sia riuscito a ricondurre il problema ai destinatari delle sue opere: gli spettatori.
Compito indiscusso del critico d’arte (ma anche del curatore) è quello di riuscire ad accompagnare il fruitore nella decodificazione delle opere d’arte, fornendo una chiave di lettura che non vada ad influenzare la visione stessa del pubblico cui si rivolge. L’assioma così dettato lo ritengo inattuabile per diverse ragioni, ma non nego la necessità deontologica di tendere verso un atteggiamento che si avvicini il più possibile ad esso.
I Messaggi Minatori dell’artista non si svelano anticipatamente ma, per via enigmatica, invitano l’osservatore ad una pratica nuova, spingendolo ad uno sguardo libero da archetipi che li guidi verso una direzione più emozionale che celebrale, in una logica interpretativa del tutto autonoma.
Il “gioco” ha dunque inizio e l’ intento di andare oltre determinate logiche consolidate di critica e decodificazione sembra rafforzarsi andando a confluire in un unico importante obiettivo: godere dell’opera d’arte lontano da depistaggi critici, lasciando libero il fruitore di leggere autonomamente i lavori, viverli in una esperienza “solitaria” dall’inizio alla fine, libero da condizionamenti e dotato dell’unico vero ed efficace mezzo a disposizione: la sua immaginazione.
In questo gioco a spirale si inserisce in maniera indispensabile una nuova chiave di lettura filtrata dall’immaginario dell’uomo – critico d’arte, svincolata dalle logiche “accademiche” e più vicina al coinvolgimento personale e diretto.
Sembrano paradossali analisi di questo genere, eppure i prototipi intellettivi di cui siamo provvisti ci hanno condotti verso un sempre maggiore allontanamento da considerazioni puramente emozionali dinanzi alla visione di un’opera d’arte. Fortunatamente il nostro “esperimento” ci è facilitato dall’oggetto in questione e comincerei nel descrivere i lavori dell’artista con la prima definizione che sento di poter dare.
Bello.
Credo che una delle principali cause del così scarso impiego di questo termine in materia artistica sia dettata dalla paura. Abbiamo, negli anni, caricato questa parola di significati e responsabilità tali da spaventarci anche solo nella sua enunciazione, e se trasliamo il tutto sul piano artistico, in generale, e contemporaneo, nello specifico, il discorso tende a complicarsi. Interessante, originale, provocatorio, inusuale. Ma bello non lo si sente quasi mai.
Le opere di Paolo Borrelli sono belle perché procura piacere guardarle: sono raffinate, cariche di equilibrio cromatico e significativo, curate nel dettaglio della rappresentazione, presentate allo spettatore con precisione dei particolari e calibrate nel loro insieme. Le immagini scelte dall’artista e assemblate in collages elegantissimi raccontano storie visionarie di un uomo che non ha fatto altro se non fermarsi a pensare. E nella pratica delle associazioni di pensiero, ogni frame riconduce a qualcosa di diverso, di nuovo, in un vortice fantasioso capace di riqualificare e decontestualizzare schegge di epoche e accadimenti che si spogliano del loro significato di origine per assumerne di nuovi. L’artista ci presenta il suo “Atlante della memoria” (per citare Aby Warburg) e ci invita a guardare a quelle stesse immagini non con gli occhi della storia, né tantomeno con lo sguardo di chi le ha assemblate, ma semplicemente con i nostri occhi e con i nostri rimandi ad esperienze personali. Ogni Elegia si trasla su binari differenti come, di volta in volta, sono differenti le menti che immagazzinano le forme.
“Io non sono semplicemente quell’essere puntiforme che si orienta rispetto al punto geometrico da dove si coglie la prospettiva. Indubbiamente, in fondo al mio occhio si dipinge l’immagine. Certo, l’immagine è nel mio occhio. Ma io, io sono nell’immagine”. Così diceva Jacques Lacan a proposito dell’accesa questione sullo sguardo, sulla percezione dell’oggetto, artistico o meno che sia, ribaltando completamente i ruoli di soggetto ed oggetto, interscambiandoli e ponendo al centro della diatriba il valore della visione.
Il tema della visione-punto di vista nelle opere di Borrelli supera le dinamiche rappresentative (seppur affrontate in maniera esaustiva) a approda su piani decisamente politico-sociali. Lo spettatore è naturalmente condotto verso riflessioni di tale carattere perché a suggerirlo sono gli stessi soggetti raffigurati, ma è assente ogni forzatura di genere in quanto l’intento dell’autore non è assolutamente riconducibile alla volontà di fornire una definizione compiuta; al contrario invita a una riflessione della quale accenna il solo incipit.
Il suo Tentativo di ricordare è una esplicita esortazione a comporre rappresentazioni intellettive, alterandole e approfondendole, commutandole in qualcosa di diverso, emancipandosi da qualsivoglia legge o vincolo che sia, praticando una pura riflessione autosufficiente dei sensi. In una parola: Immaginazione.
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