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venerdì 20 maggio 2016

Tramontano - Il colore è una liberazione del tempo - Inaugurazione personale a Isernia



TRAMONTANO
Il colore è una liberazione del tempo
Galleria Cent8anta Isernia
Inaugurazione mercoledì 25 maggio 2016 ore 18

25 maggio / 7 giugno

La galleria Cent8anta di Isernia inaugura la personale di Antonio Tramontano a cura di Tommaso Evangelista. Dopo le personali di Dalip Kryeziu e Antonio Finelli, e dopo interessanti collettive, lo spazio gestito dall’associazione culturale Le Cose, che affianca le sue attività a quelle dello Spazio Arte Petrecca e che si è distinto, nell’ultimo periodo, tra i luoghi più attivi e dinamici del capoluogo pentro per qualità dell’offerta culturale, presenta la mostra dell’artista molisano Tramontano che torna ad esporre in una personale dopo circa otto anni.
L’utilizzo delle grandi campiture di colore segna una svolta nel percorso artistico del pittore il quale, dopo esser transitato per una fase di analisi dei volumi plastici e delle forme proto-rinascimentali, è approdato al dissolvimento della figura non per via di negazione, bensì per eccesso di indagine sulle dinamiche stesse della pittura nelle sue caratteristiche basilari: luce, colore, tocco e struttura. Lo studio di Tramontano privilegia ora il momento riflessivo, ovvero l’analisi sistematica delle emozioni e della pratica della pittura, rispetto a quello espressivo –il precedente- maggiormente radicato nella tradizione disciplinare e formale. È invero una rivelazione che colpisce per la maturità stilistica con la quale viene affrontata la superficie del quadro, modulata dal gioco di orizzontalità e verticalità su toni ora delicati ora accesi ma sempre capaci di effetti di trascendenza, ottenuti dalle contrazioni del colore che raggiunge, soprattutto nelle ultime realizzazioni, un’elevata raffinatezza tessile e una piena maturazione compositiva.
La purezza dei colori e delle campiture elementari determinano una pittura di superficie, solo apparentemente piatta e bidimensionale poiché, nel respiro immateriale delle velature e sul rapporto armonico tra limitate tonalità dello stesso colore, vengono fatti emergere effetti di puro lirismo con un senso di forte suggestione, anche emotiva, potenziato dall’impiego del grande formato e del lavoro per serie che cerca soprattutto un confronto ambientale. Il colore sembra pertanto transitare dalla tela per coinvolgere lo spazio circostante in un’onda cromatica che tutto assimila e influenza.
Dopo una lunga ricerca sul mezzo e sulla forma, l’arte di Tramontano, eliminando il disegno e l’idea stessa di costrizione e reticolo, arriva ad esaltare l’elemento cromatico puro in opere dall’indubbia aura evocativa, capaci di trasmettere energie nascoste e sottili impressioni elementari.
L’intera ricerca cromatica presentata in mostra è accompagnata dal catalogo edito da Terzo Millennio con un inedito testo critico di Tommaso Evangelista.
Durante il vernissage il maestro Nicola Graziano realizzerà interventi musicali ispirati dalle opere dell’artista in un riuscito gioco sinestetico di colori e note, mentre la scrittrice e musicologa Rosanna Carnevale parlerà del rapporto tra arte e musica.

ANTONIO TRAMONTANO, Pesche, 1965, dopo aver conseguito il Diploma di Maturità d'Arte Applicata presso l'Istituto d'Arte di Isernia si diploma presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli nel corso di Pittura del Prof. Raffaele Canoro, con una tesi sperimentale in design, relatore Prof. Vincenzo Bergamene, dal titolo "Palingenesi del Cervo". Docente di Arte e Immagine, svolge attività artistica presso il suo studio a Pesche in via Giovanni XXIII. In qualità di direttore artistico ha curato e cura diversi eventi nella provincia di residenza, mentre nel 2008 ha curato le attività espositive per il I centenario ISA, Istituto Statale d'Arte di Isernia. Da una fase figurativa di stampo plastico e con influenze proto-rinascimentali negli ultimi anni è giunto ad un’inedita ricerca sul colore e sul mezzo pittorico.

SCHEDA TECNICA

Titolo: TRAMONTANO
Il colore è una liberazione del tempo

A cura di: Tommaso Evangelista
Catalogo: Terzo Millennio

Luogo: Spazio Cent8anta, Corso Marcelli 180, Isernia (IS)

Vernissage: mercoledì 25 maggio ore 18.00
Apertura: 25 maggio – 7 giugno

Orari: dal martedì alla domenica dalle 17.00 alle 20.00
Lunedì chiuso e 2 giungo

Info: arte@lecose.org

venerdì 28 giugno 2013

Renato Marini - Il lirismo della forma



RENATO MARINI
"IL LIRISMO DELLA FORMA"

A CURA DI TOMMASO EVANGELISTA

29 GIUGNO / 11 LUGLIO 2013

Inaugurazione sabato 29 giugno 2013 ore 22.00

OFFICINA SOLARE GALLERY
VIA MARCONI, 2 TERMOLI


Il lirismo della forma

Era di poesia che si aveva bisogno quando nel 1912 Apollinaire aveva impiegato il termine “orphisme” a una conferenza in occasione del Salon della Section d’or. Gli artisti in quel periodo a Parigi si riconoscevano tutti figli di Picasso e Braque ma il loro cubismo analitico, costruito con calcoli e dimostrazioni come un assunto spaziale, limitava la visione. Mancava il colore, la “pittura pura”, e quella voglia di destrutturare il reale senza appellarsi alle regole dell’analisi. Ci pensò soprattutto Robert Delaunay la cui serie delle Finestre simultanee presentava per la prima volta un cubismo dinamico (écartelé, esploso) frutto di forme geometriche “energizzate” dalla luce e dal colore.

Prima di stabilire che la pittura fosse il suo destino, il giovane Paul Klee era stato anche poeta e musicista, si era interessato di letteratura, scriveva versi ed era entrato come violinista nell’Orchestra Sinfonica di Berna. Era il 6 aprile del 1914 quando a Marsiglia Klee, il suo amico Louis Moillet e August Macke si imbarcavano a bordo del Carhage per raggiungere la Tunisia, seguendo il perenne sogno dell’invito al viaggio. L’anno prima aveva tradotto l’articolo «La Lumière» di Delaunay e proprio l’artista francese ebbe su di lui l’influenza maggiore nella scoperta del colore. Solo in Tunisia però tutte le intuizioni e le idee di Delaunay sulla forma e sulla luce presero consapevolezza e Klee cominciò a lavorare direttamente con lo spettro dei colori (complementari e in contrasto) applicato ad un reticolo geometrico serrato e movimentato, come può essere uno sguardo che sfugge alla definizione. Dinamicità della fruizione e rapporto tra energia interiore ed energia luminosa del reale si compenetrano perché se il colore è intuizione ed emozione è anche e soprattutto ricerca teorica sulla visione empirica.

L’arte vive di revival che non sono semplici riproposizioni di movimenti bensì ulteriori e personali indagini su singole modalità di visione. Nei primi vent’anni del Novecento si è sperimentato, con le avanguardie, quasi tutto in relazione alla forma e alla rappresentazione pertanto queste due brevi premesse ci servono per presentare e inquadrare storicamente i nuovi lavori di Renato Marini. Marini da sempre, negli acquerelli e nelle pitture, si è interessato all’utopia della costruzione di uno spazio strutturato in assenza però di contorni di definizione, in mancanza cioè di relazione tra le varie parti dell’opera che acquistano spazialità e distanza solo in virtù della contrapposizione armonica delle masse cromatiche. Se nei precedenti lavori l’immagine ha una forte componente di immaterialità, evanescente ed evocativa, quasi spenta perché leggerissima nelle sfumature, come una visione interrotta, nelle opere presentate in mostra leggiamo un maggior interesse per la forma che si traduce in una riflessione sulla struttura. Tutto sembra partire da alcune prove grafiche degli anni Novanta, dei piccoli formati realizzati a penna dove l’artista geometrizza, conferendole solidità e profondità, la sua personale poetica dello spazio. Complesse strutture regolari vengono smembrate e riassemblate in configurazioni plastiche che ricordano quasi, in piano, i primi collage cubisti. Anni dopo Marini, ricordando tali sperimentazioni, ricerca con il colore di ottenere gli stessi effetti di sovrapposizione e compenetrazione di aree giungendo a una rappresentazione al tempo stesso lirica e rigorosa. E’ proprio su questo sottile equilibrio tra poesia dei piani cromatici e serrata definizione della scena che organizza il proprio mondo facendoci percepire luoghi o ipotesi paesaggistiche “per smontaggio”, solo quindi come ipotesi cromatiche. E’ proprio l’idea dell’ipotesi, che si sostituisce al confine della definizione e che trova nel colore l’essenza dell’espressione, affascina in tali lavori poiché i pochi attimi di reale che percepiamo (una finestra, un colonnato, delle case in lontananza) non sono altro che una delle tante infinite possibilità compositive che forma e colore possono strutturare, anche inconsciamente e per engrammi. Il colore dato a corpo e l’assenza di linee di contorno rendono ogni profilo incastonato sul successivo, con il risultato che la profondità viene ad annullarsi facendo emergere un accumulo, ora dinamico ora immoto, di costituenti. L’elemento cromatico, in tutto ciò, è sempre il punto di partenza per approfondire un personale mondo creativo in composizioni astratte, basate sulla realizzazione di tasselli geometrici di colore in cui si possono riconoscere, in sintesi, le forme di elementi naturali, geometrici o urbanistici. Ma non bisogna parlare di pura astrazione bensì di una figurazione complementaria antinaturalistica che usa la sintesi come principale poetica. «Io sono astratto con qualche ricordo» diceva Klee di sé stesso. E’ in effetti questa può essere una giusta espressione per descrivere il concetto di astrattismo di Marini, così fortemente connesso alla realtà che determina una reazione emotiva capace di rielaborare e filtrare gli oggetti fino alla loro essenza, fino a farli diventare forme nuove. Le immagini ci vengono suggerite attraverso le associazione che hanno con le strutture contigue ma sono anche espressione di un impulso, quasi sonoro, che proviene dall’interno delle cose. Una visione come scavo lirico nella forma e nel colore nel tentativo di relazionare le figure tra di loro e creare così il moto dal silenzio della sintesi. 

Tommaso Evangelista



mercoledì 19 giugno 2013

Aldo Impallomeni - I luoghi dell'anima




ALDO IMPALLOMENI

“I LUOGHI DELL’ANIMA”

a cura di

Silvia Valente

22 giugno 2013



Il 22 giugno 2013 alle ore 18:30 negli spazi della galleria Artes contemporanea di Campobasso sarà presentato il libro sulla vita dell’artista molisano Aldo Impallomeni (1904-1999) dal titolo “I luoghi dell’anima”. La pubblicazione, a firma di Silvia Valente e edita dalla casa editrice Regia Edizioni, nasce dalla ferma volontà della famiglia Impallomeni di voler ricostruire alcune delle tappe fondamentali della carriera artistica di Aldo, pittore e noto operatore culturale in regione, fortemente legato alla sua terra e alle sue radici, elementi caratterizzanti l’intera produzione di lavori ad olio. 

Ad illustrare la pubblicazione saranno, oltre all’autrice Silvia Valente (critico d’arte e curatore museale), l’editore Vincenzo Manocchio, il Presidente SIPBC Onlus Isabella Astorri, la Professoressa Carmela Di Soccio e lo storico e critico d’arte Tommaso Evangelista.

La presentazione del volume “I luoghi dell’anima” sarà corredata da una mostra personale delle opere dell’artista Aldo Impallomeni dall’omonimo titolo -a cura della stessa Silvia Valente- e troverà collocazione nei medesimi spazi della galleria Artes contemporanea di viale Elena, 60 a Campobasso. La mostra raccoglierà una selezione di lavori a partire dagli inizi degli anni Cinquanta fino all’ultima fase di attività artistica del suo autore. 

Aldo Impallomeni è stato un noto paesaggista molisano ma anche impegnato operatore culturale (numerose le sue collaborazioni con l’ENAL nell’organizzazione di mostre d’arte in occasione delle festività del Corpus Domini negli anni Sessanta e Settanta). La sua pittura, principalmente ad olio, si è largamente ispirata alla produzione del maestro Marcello Scarano, amico dell’artista, con il quale amava intrattenersi e spesso si accompagnava in escursioni finalizzate all’esercizio en plein air. Molte opere di Aldo Impallomeni sono, ad oggi, conservate in collezioni private e pubbliche fra cui il Comune e la Provincia di Campobasso.

Il libro è il risultato di una ricerca condotta, unitamente alla famiglia, dall’autrice e muove una ricostruzione storica dai primi decenni del Novecento alle soglie del Duemila; l’indagine è stata condotta alla luce del copioso materiale messo a disposizione dall’archivio Impallomeni e permette una presa visione degli accadimenti culturali dell’epoca, seguendo punti di vista inconsueti e poco noti. Scrive l’autrice: « Alla sterile biografia volta ad immortalare gli eventi della vita di Aldo, si sostituisce il tentativo di raccontare la storia di un uomo nella sua interezza, una vita che ho imparato a conoscere attraverso gli occhi di chi lo ha amato molto: è il racconto di un’esistenza, carnale e pittorica, che insegue le tracce lasciate nel tempo dalle opere e dalla persona, osservando con attenzione e ammirazione una vita creativa in tutti i sensi, perché vissuta costantemente al limite della sensibilità».

L’apertura è prevista il giorno 22 giugno 2013 alle ore 18:30 alla presenza di amici, colleghi ed estimatori dell’artista presso la galleria Artes contemporanea, viale Elena, 60 – Campobasso. La mostra terminerà il 6 luglio 2013.

Info:
Artes Contemporanea
Viale Elena n. 60 – Campobasso
Tel. 0874 443377 

lunedì 6 maggio 2013

Carlo Parente - Appunti per l'ascesa di nuova crudeltà

"LOVE SHIT-ART piccolo shit-artist col suo piccolo muro. (bank-me da bimbo)" olio e acrilico su mdf,33x23cm, 2013



CARLO PARENTE APPUNTI PER L’ASCESA DI NUOVA CRUDELTA’ 


A cura di: Helena Rusikova
Dal 7/ 5/ 2013 al 31/ 05 / 2013

Inaugurazione: Martedì 7 MaggioOre 19,30
KOMA’ ArtGallery Corso Umberto I° n°52 86023 Montagano (CB) 


Uno dei motti che meglio riassume e mantiene (per l'appunto) viva la memoria del Punk, è "Punk'snot dead", ovvero il punk non è morto. 

A dirla tutta il punk non è morto semplicemente perchè non è in grado di farlo, trattandosi, al di là della omonima moda, musica, periodo storico, innanzitutto di un'attitudine. 

Infatti gli atteggiamenti "punk" esistevano da quando si abbattevano bisonti a clavate fino ai giorni nostri in cui succede che un piccolo paese montano del Molise - Montagano nella fattispecie - decide di ospitare questa piccola mostra di Carlo Parente. 

Bisognava aspettare che l'iniziativa arrivasse da un luogo ignorato dal mondo e che orgogliosamente ricambia il mondo ignorandolo a sua volta. 

Il Punk non tradisce la sua vocazione, anzi ne esce ulteriormente arricchito proprio attraverso l'ignorare, l'ignoranza, l'essere ignorante. 

L'artista in questione, non di meno, si disinteressa del tutto alla possibilità che il suo lavoro possa non essere originale o possa non rispondere ai recenti approdi dell'arte, e disinteressarsi è una forma più o meno volontaria di ignoranza. In ogni caso anche questo è Punk. 

Dare dell'ignorante ad un Punk è forse il più bel complimento che gli si possa fare, se non altro il più coerente. 

Dopo mesi ed anni e decenni di smartellamento testicolare con questo rognosissimo "Pop Surrealismo" che i grandi canali artistici e giornalistici, in grandi centri urbani e con grandi flussi economici, hanno deciso di propinare senza tregua, ecco che emerge in un luogo a malapena registrato sulle mappe, all'interno di un piccolo circuito artistico, scrupolosamente evitando i giornalisti e con un budget che supera di poco la decina di euro, il primo ed ufficiale caso di PUNK REALISTA, espressione coniata dalla sottoscritta (con la complicità del coraggioso Michele Mariano), per impartire la seguente lezione: la libertà è nell'ignorare, non per ignoranza ma per volontà, ciò che vuole essere a tutti i costi conosciuto, riconosciuto e discusso. 

Il Pop Surrealismo a cui il PUNK REALISTA si oppone, non è chiaramente il nemico numero uno, ma è solo un esempio abbastanza calzante di come lì fuori si agita il mondo dell'arte, che però qui ci fa la figura dell'esercito romano che non riesce a piegare il piccolo villaggio di Asterix. 

D'altronde la vicenda storica del Molise è la medesima: il Sacro Romano Impero ricacciato a calci nel didietro da qualche centinaio di Sanniti. 

I Sanniti erano e sono dei veri Punk, realisti per giunta, poichè questo spirito si applica e manifesta giorno per giorno, nelle piccole e grandi cose, nella vita vera ("Reale" quindi) e in come uno decide di viverla e, in caso, di trasformarla in un'opera d'arte. 

Per poter farlo e o anche solo per capirlo, però, bisogna essere davvero un bel po' ignoranti. 

Helena Rusikova 


KomA’Corso Umberto I° n°52 86023 Montagano (CB) 
Aperta dal martedì al sabato dalle 19 alle 01 
tel: 347 5624436 mail: komagallery@gmail.com

venerdì 22 marzo 2013

Antonio Pettinicchi - Lui è il Molise - Personale a Campobasso



ANTONIO PETTINICCHI
“LUI È IL MOLISE”
a cura di
Tommaso Evangelista e Silvia Valente

28 marzo-11 maggio 2013
Galleria Artes, viale Elena n. 60 - Campobasso

COMUNICATO STAMPA



A sei anni di distanza dall’ultima personale, torna nel capoluogo molisano il maestro Antonio Pettinicchi. La mostra, a cura dei critici d’arte Tommaso Evangelista e Silvia Valente, sarà ospitata nei prestigiosi spazi della galleria Artes in viale Elena n. 60 a Campobasso dal 28 marzo all’11 maggio 2013 e presenterà una selezione di lavori su tela unitamente ad una retrospettiva sulla produzione grafica. 

I dipinti testimoniano vari aspetti della sua poetica e spaziano dai celebri autoritratti al mondo contadino con uno sconfinamento nelle tematiche del sacro (Crocifissione). La maggior parte dei lavori risale all’ultimo decennio di produzione - inedite le opere del 2008 e del 2009 - e si caratterizza per una forte accentuazione delle valenze espressioniste, per un segno tagliente, per una sapienza costruttiva dettata da pennellate energiche e vigorose che conferiscono alla figura struttura e, allo stesso tempo, indeterminatezza. 

La produzione incisoria riguarda, invece, un lasso di tempo più ampio e mostra l’evoluzione della tecnica, dello stile e dei soggetti. Dai primi lavori realizzati durante la formazione accademica - che vedono come soggetti le figure del mondo contadino – si attraversano i paesaggi molisani caratterizzati dalla forte componente geometrica di stampo post-cubista per giungere, sul finale, a un dissolvimento delle forme e delle strutture grazie al sapiente uso dell’acquaforte, del quale è stato maestro indiscusso del Novecento italiano. 

Un piccolo asterisco sarà dedicato alla documentazione del celebre Gruppo 70 formato, appunto, da Antonio Pettinicchi, Walter Genua, Augusto Massa e Lino Mastropaolo, dei quali verranno presentati lavori a carattere esplicativo, utili a fornire una ricostruzione del percorso dell’artista. 

Antonio Pettinicchi nasce a Lucito (Campobasso) nel 1925. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida severa ed attenta di Lino Bianchi Barriviera e Emilio Notte. La sua attività incisoria e pittorica è testimoniata dalla partecipazione a numerose mostre e rassegne di carattere nazionale e internazionale, fra cui: quattro edizioni della Quadriennale Nazionale di Roma (tra il 1952 e il 1965), la XXVIII Biennale Internazionale di Venezia, sette edizioni della Biennale Nazionale della Grafica Contemporanea di Venezia (dal 1955 al 1967), numerose mostre in collaborazione con ilgruppo degli Incisori Veneti oltre alle cinque edizioni del Premio Termoli, per citarne solo alcune. Sue opere sono presenti in importantissime collezioni pubbliche e private, fra le quali citiamo: Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Modena, Venezia; Civica raccolta delle stampe Achille Bernarelli, Castello Sforzesco, Milano; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Raccolta disegni e stampe, Galleria Uffizi. 

Proprio da un ricordo del maestro e compagno di studi accademici Armando De Stefano è tratto il titolo della mostra cui seguirà l’uscita della monografia, a cura di Tommaso Evangelista e Silvia Valente, edita dalla Regia edizioni e che verrà presentata in occasione del finissage (11 maggio 2013).

Info:
Artes Contemporanea
Viale Elena n. 60 – Campobasso
Tel. 0874 443377


giovedì 6 dicembre 2012

Dusi a Castel di Sangro con le Mappe Cognitive

Dopo l'inaugurazione della personale nella galleria Artes di Campobasso le Mappe Cognitive di Nicola Dusi Gobbetti vengono esposte anche al Museo Civico Aufidenate di Castel di Sangro (AQ) fino al 31 gennaio 2013.

Invito

estratti dal testo critico Il senso dell'impronta.


...La mappa è una rappresentazione semplificata dello spazio e, se vogliamo, una razionalizzazione, anche mentale, di una determinata superficie. In quest’ottica l’idea della “mappa” è stata molte volte adoperata nell’arte moderna (i trattati sulla memoria cinquecenteschi sono pieni di incisioni riassuntive) e soprattutto nell’arte contemporanea quando gli artisti hanno voluto rappresentare la complessità del mondo attraverso una chiarificazione operativa, quando non esplicitamente minimale. La mappa quindi è un “luogo” ben preciso e, adottato dell’artista come sistema proiettivo di riferimento, ben sintetizza il concetto di rappresentazione in dettaglio. L’aggettivo cognitivo qualifica invece tali disegni come processi relativi al pensiero, all’attenzione, alla percezione. Non sono pertanto né emotivi né tanto meno emozionali ma hanno a che fare con la conoscenza e col sapere. In questo caso, allora, il sapere è quello personale capace di modulare il colore e le linee per offrire uno spaccato organico rispettivamente della macchia e dell’impronta....


...Una mappa cognitiva nasce da un procedimento semi-meccanico di fissazione per contatto; c’è una matrice, forse litografica, che accoglie del colore (rosso), un supporto (la tovaglia di lino) e un’azione. Tale azione non è mai del tutto casuale in quanto è pianificata sul momento dall'artista che è capace, con un procedimento volutamente tenuto nascosto, di indirizzare in parte i segni e le macchie formando appunto un palinsesto di memorie. Attraverso lo svolgere del lenzuolo, quindi, Dusi compie un viaggio sulla superficie che avanza e che man mano accoglie delle tracce, e all'interno di se stesso, tra memorie e segnali. E’ il tentativo di strutturare una conoscenza segnica tanto labile che ha bisogno di ancorarsi lentamente al supporto prelevando frammenti cognitivi, appunto, dal colore esclusivamente rosso. Si tratta di un’esigenza, di un voler superare il confine nel tentativo di incanalare flussi e impressioni su un piano mobile e volubile come può essere la trama di un lenzuolo....


...E’ in effetti un consapevole guardare dentro un intero universo pensato e poi minuziosamente creato, dove l’aspetto irrazionale e meccanico, certamente aleatorio, delle macchie viene sempre ripreso e regolarizzato dagli spazi di vuoto, dalle pause, dai confini e dagli sfondi. Tentativo estremo di rielaborare immagini complesse e irregolari attraverso un metodo calcografico che però rifiuta l’aspetto meccanico per ripensare al segno in termini affettivi. Il portare “a spasso” una linea sulla superficie equivale in fondo a prendersene cura e allora la somiglianza per contatto non vuole l’impronta come una sopravvivenza, ed è forse proprio questo l’aspetto più intimo di tali lavori. L’evitare il perturbante per recuperare un’aura legata alla temporalità del gesto e dello scorrere del lenzuolo, in un’opera prodotta per impronta ma mai privata di singolarità e originalità...

Tommaso Evangelista

Da questo LINK è possibile scaricare il testo critico completo in pdf

Mappe Cognitive in galleria Artes a Campobasso

venerdì 30 novembre 2012

Nicola Dusi Gobbetti a Campobasso con le Mappe cognitive


Il pittore mantovano Nicola Dusi Gobbetti esporrà presso la galleria Artes di Campobasso (Viale Elena, N. 60) una selezione dalla serie Mappe Cognitive. La mostra, a ingresso gratuito, sarà fruibile dal 1 dicembre al 6 gennaio. Vernissage sabato 1 dicembre ore 18.00.

Nato a Mantova nel 1954, Dusi inizia artisticamente come scultore e poi come pittore sotto la guida del padre Carlo Dusi, affermato artista (Biennale di Venezia 1948). Dopo la maturità di Arte Applicata prosegue gli studi all'Istituto di Storia dell'Arte dell'Università di Parma e ottiene l'iscrizione all'Albo Periti ed Esperti d'Arte. Negli anni Settanta aderisce alla corrente dei "Nuovi Selvaggi". Partecipa come pittore a numerose mostre ottenendo premi e riconoscimenti e venendo chiamato a far parte di numerose giurie di pittura e scultura. Sue opere decorano l'antica chiesa di S. Egidio nel centro storico di Mantova e, nella stessa città, è presente nella collezione del Museo Diocesano (biografia completa). Da svariati anni vive e lavora a Colli al Volturno.

Mappa cognitiva
Il discorso delle Mappe Cognitive parte da lontano tanto che può definirsi uno dei punti di arrivo della ricerca artistica di Dusi. Si parte dall'idea del segno minimo per svilupparla attraverso il concetto della macchia e dell'impronta. Una somiglianza "per contatto" che può rimandare per assonanza visiva tanto agli infiniti sistemi neuronali quanto alle immagini tormentate della superficie dei pianeti; micro e macro quindi attraverso una tessitura mai lasciata completamente a caso. E' uno scavo nella parte più profonda dell'inconscio umano nel tentativo di recuperarne una rappresentazione, che per forza di cose acquista una connotazione nascosta.



lunedì 19 dicembre 2011

150 artisti a Berlino

Si chiude oggi a Palazzo Italia a Berlino la rassegna Cibo e…dintorni, una manifestazione che parte dal cibo ma va oltre volendo presentare al meglio le eccellenze e le “novità” del Made in Italy. Grazie all’interessamento del Gruppo Tamarin (che per l’occasione ha ristampato anche il catalogo), in collaborazione con Fiera Milano e Confimprese e col patrocinio del comune diRocchetta a Volturno, è stata presentata nella capitale tedesca anche l’esposizione internazionale collettiva “150 Artisti per l’Unità d’Italia”. 

Si tratta di una mostra caleidoscopica sul tema dell’unità nazionale che festeggia nel 2011 il suo 150esimo anniversario. Nata da un’idea di Michele Peri la collezione è di proprietà del comune di Rocchetta ed è arrivata in Germania, presso al prestigiosa sede di Palazzo Italia, proprio a ridosso delle festività natalizie e in un’occasione di indubbio prestigio. Le opere sono lavori grafici, spesso astratti, raccolti intorno al comune denominatore dei tre colori della bandiera italiana. Un viaggio nella memoria passata e nelle speranze future per riflettere sul rapporto tra l’uomo e la terra in questo ultimo secolo e mezzo di grandi trasformazioni.

All’inaugurazione era presenti il sindaco di Rocchetta, Antonio Izzi, l’artista e ideatore della mostra, Michele Peri, e il curatore Tommaso Evangelista. Latrasferta berlinese è stata un’occasione di proficui scambi culturali e un momento significativo per una piccola realtà come il comune di Rocchetta a Volturno che, credendo fortemente in un’idea all’inizio quasi utopica, è riuscito a realizzare un evento di indubbio spessore culturale coinvolgendo ben 150 artisti (7 per ogni regione e 10 stranieri) in un lavoro di rielaborazione cromatica sul tricolore e, per traslato, di riflessione sullo stato attuale della società italiana.

“L’Unità d’Italia come punto di partenza per una più completa unità globale. E’ stata questa idea, alla base della Mostra voluta dal comune di Rocchetta a Volturno, ad attrarre la nostra attenzione come galleristi. Pertanto- dichiaraValentina Tortora, responsabile di Tamarin Arte Gallery- abbiamo inteso condividere il messaggio e promuovere l’iniziativa artistica presentando le 150 opere in due momenti strettamente legati: la vetrina internazionale di “Palazzo Italia”a Berlino e la successiva esposizione presso la nostra Tamarin Arte Gallery”.

La mostra infatti, dopo la trasferta berlinese, tornerà in Italia per essere esposta dal 12 gennaio prossimo presso la sede di Tamarin Arte Gallery dove resterà aperta al pubblico (orari 9-13 e 14-19) fino al 27. Tornando all’evento tutto è cominciato l’11 dicembre quando la delegazione arrivata da Rocchetta si è recata presso la sede di Palazzo Italia per allestire la mostra. Il palazzo, nel cuore della storica città tedesca lungo il corso principale, a metà strada tra la porta di Brandeburgo e Alexanderplatz, è articolato in una serie di spazi multifunzionali di grande fascino e raffinatezza e l’esposizione ha trovato così posto in un luminoso spazio vetrato al piano terra, vicino l’ingresso, insieme ad un’altra interessante esposizione riguardante il design del cibo.

Le opere sono così state collocate su appositi pannelli ed allestite guardando più all’effetto di insieme, in un breve ma intenso percorso visivo che chiedeva allo spettatore lunghi tempi di lettura per decifrare i significati di ogni singolo lavoro. L’evento è stato inaugurato invece il pomeriggio del 12 da un’interessante convegno sui cosiddetti "foodies", consumatori consapevoli che amano mangiare bene ma anche comprare prodotti belli e non necessariamente lussuosi (design, (neo)-artigianato e artigianato artistico), “consumare cultura” (patrimonio culturale, musica e teatro, arte contemporanea, ….) e viaggiare in maniera consapevole. In seguito ci sono stati i saluti del direttore di Palazzo Italia e del console italiano a Berlino i quali hanno sottolineato l’importanza dell’evento che ha portato in terra tedesca il meglio delle eccellenze italiane.

Tantissimi i visitatori italiani e tedeschi che hanno apprezzato i prodotti degli stand allestiti al piano superiore e hanno ammirato le opere esposte, incuriositi da tante prove d’autore sul concetto di nazione italiana: la mostra, infatti, è tra le più complete realizzate in Italia sul tema dell’arte contemporanea in relazione alla ricorrenza dell’Unità. Soddisfazione anche da parte del sindaco Antonio Izzi nel sottolineare l’unicità dell’evento che ha visto presente, in una realtà tanto prestigiosa, anche il piccolo comune molisano forte per aver sviluppato un’idea che è soprattutto idea di cultura e patrimonio di conoscenze. Non quindi una mera raccolta di emblemi visivi ma la realizzazione di un palinsesto che, pur nell’unità dei colori e delle dimensioni delle singole opere (tutte di formato uguale), è stata capace di presentare un racconto articolato per descrivere la storia, il significato e soprattutto i mali e le distorsioni di un simbolo antico come la bandiera (e per traslato della nazione).

La mostra che ha riscosso già tanto successo, dopo essere passata per il MAT di Sansevero e Palazzo Italia di Berlino, continua il suo “tour” in altri prestigiosi spazi. Abbiamo accennato all’inaugurazione presso la Tamarin Arte Gallery di Caserta ma si prevedono anche altre trasferte in giro per l’Italia. La soddisfazione è nel constatare come da una semplice idea si sia riusciti a realizzare un evento di spessore culturale ed artistico che ha coinvolto tutte le regioni Italiane ed ha prodotto una galleria permanente, un piccolo museo di grande qualità. Ed essere rappresentati all’estero attraverso la cultura non può che essere un significativo risultato.





















martedì 3 maggio 2011

Volturnart - foto dal vernissage

Il museo
Si allestisce
L'Italia in preparazione
L'Italia capovolta

Presentazione con il sindaco Antonio Izzi, Michele Peri e Tommaso Evangelista
Momento di commozione di Peri











L'Italia è desta? da sinistra Nazzareno Serricchio, Antonio Tramontano, Walter Giancola, Nino Barone, Lucia di Miceli
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