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lunedì 29 febbraio 2016

CVTà – Street Fest

Per la prima volta i linguaggi della street art conquistano e ridisegnano il paesaggio urbano di un suggestivo angolo di Molise, il borgo di Civitacampomarano in provincia di Campobasso. Le strade del paese fanno da fondale per la prima edizione del Festival “CVTà – Street Fest”. La manifestazione si terrà da giovedì 21 a domenica 24 aprile 2016 e vede protagonisti sette artisti che hanno lasciato tracce del loro passaggio in diverse città del mondo: Alice Pasquini's Art (Italia), Biancoshock (Italia), David de la Mano (Uruguay), Pablo S. Herrero (Spagna), ICKS (Italia), Hitnes (Italia), UNO (Italia).




COME NASCE IL FESTIVAL – Tutto nasce da un’email inviata ad Alice nel 2014 da Ylenia Carelli, Presidente della Pro Loco “Vincenzo Cuoco” di Civitacampomarano: un invito a fare tappa nel borgo molisano per dipingere i muri del centro storico ormai quasi completamente disabitato. Quando Alice arriva a Civitacampomarano, i suggestivi scorci del paese restano impressi nella sua memoria. E il passaggio di Alice, a sua volta, si imprime sulle superfici del centro storico, segnate dal tempo. L’artista realizza una serie di interventi pittorici, prendendo spunto da fotografie d’epoca della vita del paese, per rendere omaggio al passato di Civitacampomarano. “Ho dipinto su vecchie porte, per ricordare quello che ora non c’è più – spiega Alice – molte case bellissime ora sono vuote, lo spopolamento è stato enorme e Civitacampomarano oggi conta poco più di quattrocento abitanti”. Il legame fra il borgo e questa artista cosmopolita, ambasciatrice della street art italiana in tutto il mondo, non è solo artistico, ma anche biografico: “Per me non è un paese qualsiasi – racconta – è il paese natale di mio nonno, ma questo l’autrice della mail non lo sapeva”. Il viaggio di Alice diventa così non solo un viaggio alla scoperta delle bellezze di un’Italia minore, ma anche un percorso nella sua memoria familiare.  Nato da una coincidenza, il progetto artistico arriva a coinvolgere un paese intero. Gli abitanti del borgo adottano l’artista e i suoi lavori diventano motivo di orgoglio e punto di partenza per una riscoperta e una valorizzazione del centro antico. La street art a Civitacampomarano non passa inosservata e attira l’interesse della stampa e della televisione nazionale, consolidando un legame che nel tempo si è trasformato nell’idea di questo Festival.
 
PERCHÉ CVTà? – Civitacampomarano nel dialetto dei suoi abitanti si chiama Cvtà e, nell’ideale abbraccio che unisce passato e futuro, origini e riscoperte, è stata scelta proprio questa espressione per intitolare il festival. Con l’auspicio che rendere l’arte viva e colorare con essa i muri e gli spazi condivisi possa essere una strategia vincente per contrastare l’abbandono e il degrado di un’Italia troppo spesso dimenticata e svilita.
  
GLI INTERVENTI ARTISTICI – Un Festival di street art può nascere solo attraverso la partecipazione e la condivisione del progetto da parte di un’intera comunità. In quest’ottica, sono stati gli stessi abitanti di Civitacampomarano a fare a gara per mettere a disposizione degli artisti il muro più bello, lo scorcio più ammaliante, il panorama più prezioso. Ciascuno dei sei artisti è invitato a eseguire il proprio intervento sulla pelle dell’antico borgo nell’arco dei quattro giorni in cui si svolgerà la manifestazione, lavorando a stretto contatto con gli abitanti del luogo. Il risultato sarà una proposta corale capace di offrire, sia a chi passa quotidianamente per quelle strade che ai visitatori, la possibilità di guardare i vecchi muri logorati dal tempo con uno sguardo tutto nuovo, che nasce dalla cooperazione della comunità con i sei artisti ospiti.
 
NON SOLO MURI – Oltre all’intervento artistico permanente realizzato sui muri del paese, il programma di “CVTà - Street Fest” prevede una serie di iniziative ed eventi collaterali, che vanno dalle visite guidate, al dialogo con i bambini delle scuole, dalla gastronomia alla musica, animando il borgo per i quattro giorni della manifestazione con un clima di festa permanente.
 
GLI ARTISTI – Italiani che hanno lungamente lavorato all’estero e artisti stranieri alla scoperta dell’Italia si incontrano per le strade e sui muri di Civitacampomarano. Street artist e pittrice, ma anche illustratrice e scenografa, la romana AliCè (www.alicepasquini.com) è la direttrice artistica del Festival. Ha portato nelle più importanti città del mondo la sua arte che mescola narrazione della vitalità femminile, fruizione tridimensionale delle opere e installazioni con l’uso di materiali inconsueti. Il milanese Biancoshock (www.biancoshock.com) definisce i suoi interventi urbani temporanei, amplificati attraverso la fotografia, i video e i media, con il termine Effimerismo, da lui stesso coniato. Arriva da Montevideo in Uruguay David de la Mano(daviddelamano.blogspot.it), che approda alle pitture murali e all’arte pubblica a partire dagli studi in Spagna dedicati alla scultura e dai progetti installativi e di land-art. Il linguaggio pittorico dello spagnolo Pablo S. Herrero (www.lasogaalcielo.blogspot.it) è legato al codice degli alberi e delle foreste. La sua attività come muralista si concentra soprattutto fuori dai centri urbani, abitando periferie, aree marginali e zone rurali. In primis disegnatore e poi pittore su parete, con una predilezione tematica per il mondo animale e vegetale,Hitnes (www.hitnes.org) da Roma gira il mondo disseminando al suo passaggio figure di un bestiario e di un erbario in continua evoluzione. Unico artista molisano di quelli invitati alla prima edizione di “CVTà - Street Fest”, ICKS (www.facebook.com/ICKS.stencil) lavora con la tecnica dello stencil e attinge a un immaginario pop, riletto con ironia e una critica costante agli stereotipi consolidati, affrontando spesso anche tematiche sociali. Attualizzando la lezione di Warhol, di Debord e di Rotella, UNO gioca con la tecnica pubblicitaria, cambiandola di segno, attraverso la ripetizione all’infinito e l’uso di spray e pitture fluorescenti in abbinamento alle tecniche del poster, del collage, del decoupage e in generale della manipolazione della carta. Il volto simbolo della famosa pubblicità di una cioccolata viene reso da UNO un’icona della possibile rivoluzione del singolo nei confronti della società di massa.

INFORMAZIONI TECNICHE:
 
“CVTà – Street Fest”
DOVE: Civitacampomarano (Campobasso), sedi varie
QUANDO: dal 21 al 24 aprile 2016
ARTISTI:  Biancoshock, David de la Mano, Pablo S. Herrero, Hitnes, ICKS, UNO
DIREZIONE ARTISTICA: Alice Pasquini
COORDINAMENTO EVENTI: Jessica Stewart
UFFICIO STAMPA: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo
ORGANIZZAZIONE: Pro Loco “Vincenzo Cuoco”
PATROCINI: Comune di Civitacampomarano, Regione Molise, MiBACT-Polo Museale del Molise, Borghi Autentici d’Italia, Conservatorio di Musica “Lorenzo Perosi” di Campobasso
CON IL CONTRIBUTO DI: Pro Loco “Vincenzo Cuoco”, Comune di Civitacampomarano
PARTNER: La Molisana
SPONSOR: Free Energia, Life SRL, Energy Mix
SPONSOR TECNICI: Clash Paint, IPD Sistemi Edili, Corto Factory Image
BIGLIETTI: ingresso gratuito
PER INFORMAZIONI: www.cvtastreetfest.com - www.facebook.com/cvtastreetfest - cvtastreetfest@gmail.com
HASHTAG: #cvt #cvtastreetfest

venerdì 12 febbraio 2016

LUVI - Sogni di Chemio

Su La Stampa dell'11 febbraio un bellissimo articolo di Luca Bergamin sulla ricerca dell'artista molisana LUVI

"I miei Sogni di chemio graffiti contro il cancro"

Laura Fratangelo: la bellezza antidoto al male

Datemi un muro di ospedale e ne farò un giardino, una foresta, un mare per far sorridere i malati di tumore». Laura Fratangelo, in arte Luvi, 28 anni, street artist emergente, conosce bene sia i reparti di chemioterapia che la malattia. «Vivo a due passi dall'Ospedale fiorentino di Careggi e ho avuto tanti famigliari che hanno dovuto affrontare quel calvario, tra cui una zia che accompagnavo sempre nei cicli di cura. Parlando con lei, gli altri pazienti, i loro familiari e anche con chi ha perso una persona amata per colpa del cancro, ho scoperto che molti di essi sognano spesso durante la chemioterapia che il male sia simboleggiato da un animale. Mi hanno parlato di pescecani, grossi pellicani, fenicotteri giganteschi, balene che spalancano fauci e becchi. A questa immagine di paura che prende forma nel loro subconscio, si accompagna quella di prati pieni di fiori di campi, giardini di piante rigogliose, paradisi subacquei abitati da pesci colorati , luoghi mentali in cui i malati trovano un po' di pace. Così ho cominciato la serie di pitture murali intitolata Sogni di Chemio, sperando che possa contribuire un poco ad alleviare la sofferenza». Il Primo art work «curativo» si trova nei pressi di Certaldo, nella campagna toscana, sotto un viadotto e rappresenta una ragazza che abbraccia una grande oca, porta sul capo la cuffietta che si indossa durante la chemioterapia, dalla quale spuntano pesci bianchi e rossi. Nel murales realizzato da Luvi alla Polveriera di Firenze fa la sua comparsa quel pellicano che l'artista molisana è solita ingrandire a dismisura e accostare a figure femminili rinascimentali. «Il mio scopo è rappresentare la bellezza anche in una situazione di dolore perché penso che possa aiutare. Dai dialoghi coi malati – prosegue Laura, che è una dei pochissimi street artist diplomata in pittura, nel suo caso all'Accademia di Belle Arti di Firenze - ho capito che un'iconografia meno tragica non sminuisce la gravità della malattia. Dà loro speranza vedere che il tumore è un fenicottero candido o un pappagallo esotico perché così immaginano che la bellezza del vivere, anche in un momento così duro, non li ha abbandonati del tutto, ma li sta aspettando, è presente anche in quella fase». Per questo Luvi vorrebbe «che gli ospedali mi dessero la possibilità di rappresentare le mie opere sui muri esterni e le pareti interne. Potrei farlo illegalmente, ma il messaggio sarebbe più forte se potessi lavorare alla luce dei sole, davanti a tutti, specie ai malati e ai loro familiari . L'opera di street art, infatti, è una grande responsabilità perché ti sbatte addosso la sua verità, sta lì davanti agli occhi di tutti, appartiene alla collettività, quindi non puoi mentire. E poi c'è il contatto con la gente che ti osserva mentre lavori trasmettendoti entusiasmo».





Festival della street-art CVTA'

La street art è arrivata nel nostro borgo grazie ad uno strano caso.

Dopo aver visto un documentario in tv, ho inviato una mail che, secondo me, non avrebbe mai avuto risposta e invece ha aperto la strada a una serie di strane e imprevedibili coincidenze. La mail era destinata a una delle più grandi artiste italiane di street art: Alice Pasquini.

Alice Pasquini (inaspettatamente di origini civitesi da parte di nonno materno) ha accettato con entusiasmo il mio invito ed ha realizzato alcune meravigliose opere in giro per il paese. Tale evento ha avuto una grande popolarità e numerosi siti web specializzati, giornali e televisioni si sono occupati dei murales di Civitacampomarano. Il progetto ha riscosso talmente tanto successo che anche il TG1 nell’edizione delle 20:00 del giorno 14.07.2015 ha dedicato un servizio alle opere di Alice nel piccolo borgo molisano.

 Ciò ha innescato ulteriori iniziative che hanno permesso la realizzazione di nuovi dipinti da parte di Luna Buschi, un’artista emergente brasiliana, e Marco Di Vito, un artista molisano.

 Il successo ottenuto dai murales, sia in termini di apprezzamento da parte della popolazione civitese che di interessamento dai parte dei media, mi ha convito di ideare un festival nel nostro paese, in accordo con Alice, che si occuperà della direzione artistica dell’evento.

I motivi di tale scelta sono semplici ed evidenti: in primo luogo, l’idea è frutto di una intuizione di Alice Pasquini nel corso della realizzazione dei dipinti nei vicoli del paese; il secondo motivo è intrinseco nel know how di Alice Pasquini che, essendo una delle principali interpreti della street art, rappresenta la figura artistica più indicata per organizzare, valorizzare, far crescere, decollare e consolidare un progetto ambizioso come quello di un festival del murales; infine, ma non per ordine di importanza, Alice si è legata sentimentalmente a Civitacampomarano, tanto da riscoprire una passione ed un forte attaccamento al paese di origine del nonno.

La manifestazione prenderà il nome di “CVTà”, acronimo che rimanda in qualche modo al nome di Civitacampomarano pronunciato in dialetto.

 L’evento avrà lo scopo di portare l’arte più moderna e immediata, la street-art appunto, in un borgo già ricco di storia grazie alla presenza del maestoso castello Angioino ed alle sue innumerevoli stradine strette e caratteristiche.

Allo stato attuale dei lavori, gli artisti che prenderanno parte all’evento saranno cinque e sono stati scelti e invitati a partecipare con la loro inventiva e capacità artistica da Alice Pasquini

I muri sui quali verranno realizzate le opere saranno soprattutto pareti di privati cittadini di Civitacampomarano, selezionati attraverso l’adesione a un bando pubblico, mediante la sottoscrizione di una domanda per la concessione del muro in questione. In aggiunta, l’amministrazione comunale individuerà degli spazi pubblici capaci di accogliere le opere che gli artisti doneranno alla comunità civitese.

 La Pro-Loco Vincenzo Cuoco sarà l’organizzatrice e promotrice dell’evento e si avvarrà del Patrocinio e del contributo del Comune di Civitacampomarano e del patrocinio della Regione Molise.

Molto presto ci saranno notizie più dettagliata.

Ylenia Carelli






venerdì 18 dicembre 2015

LUVI - Natività - I presepi nel presepe



LUVI 
Natività
2015, pittura su parete

Il murales di LUVI è il primo intervento di arte pubblica del comune di Pesche, e dell’intera provincia di Isernia, ed è legato alla manifestazione de I Presepi nel Presepe. Per l’occasione è stata commissionata la classica iconografia della natività ed è stato individuato nell’opera di un artista molisano il modello che è servito come base di partenza per una interpretazione e trasfigurazione. L’opera in questione è la Natività di Amedeo Trivisonno nella cappella del Convitto Mario Pagano di Campobasso, del 1936, un’opera celeberrima che si configura, probabilmente, come il maggior esempio del periodo classicista e novecentista del pittore. Luvi (questa la sua tag) rimane fedele alla struttura del dipinto ma lo riconfigura in chiave estremamente personale e poetica, con interessanti innesti surreali che lungi dal dissacrare l’opera le infondono un diverso, e quasi parallelo, orizzonte di senso. I canoni della sacra rappresentazione sono rispettati, cambia solo lo sfondo, lo spazio scenico e alcuni elementi tratti dal mondo naturale. L’apporto più originale è nella trasfigurazione dei doni dei re magi, a loro volta posti sopra una balena, in uccelli. Ciò comporta una visione intima e sensibile dell’evento, una visione che rispetta la rappresentazione simbolica dato che gli uccelli raffigurano, secondo la loro tradizione simbolica, proprio ciò che dovrebbero significare i doni. Il pappagallo secondo una leggenda, infatti, grazie alle sue capacità di parlare, saprebbe dire Ave ed è stato legato sia all’Annunciazione sia al riconoscimento della regalità di Cristo, regalità simboleggiata dall’oro. L’oro è inteso come un tributo alla regalità di Gesù, l’incenso è simbolo di devozione, preghiera e sacerdozio; la mirra, un’erba medicinale usata nell’imbalsamazione, simboleggia l’umanità fisica e corporea di Cristo destinato a morire ed essere sepolto. Al posto della mirra l’artista ha raffigurato un corvo, simbolo di morte, mentre la devozione e il sacerdozio è raffigurato da un altro tipo di pappagallo. Sopra la Vergine, che muta il volto dalla Dama con l’ermellino di Leonardo, un enorme pellicano sembra proteggere la scena. Il pellicano simboleggia Cristo che dona il proprio corpo come cibo e il proprio sangue come bevanda durante l’ultima cena. La ragione è legata ad una antica leggenda secondo la quale questo uccello nutriva i suoi piccoli con la propria carne ed il proprio sangue. Pertanto ritorna, in una iconografia della Natività e come spesso avveniva nelle pale d’altare, anche il riferimento alla sofferenza della Passione e al mistero della Morte e Resurrezione, Resurrezione richiamata anche dalla figura della balena. Il riferimento in questo caso è al profeta Giona il quale fuggito dinanzi all'ordine divino di andare a predicare a Ninive, viene scoperto come causa della tempesta che mette a repentaglio la nave e gettato in mare. La sua scomparsa per tre giorni nel ventre di una balena e la sua riapparizione lo hanno fatto assimilare a Gesù Cristo: si è voluto vedere in lui e nell’animale un simbolo della resurrezione, dogma fondamentale della religione cristiana.

Il murales, destinato col tempo ad ampliarsi per rendere l’intera scalinata un presepe dipinto, è certamente un’operazione di riqualificazione degli spazi e un forte riferimento all’evento più significativo del paese. La pittura di LUVI, precisa ma al tempo stesso evanescente, capace di suggerire e raggelare le forme attraverso una colorazione liquida e filamentosa, non si pone come rottura nel contesto urbanistico ma, adattandosi alle superfici, evitando eccessi cromatici e iconografici, sembra un intimo atto d’amore verso il paese e la sua storia.

Tommaso Evangelista

Testo estratto dall'evento I PRESEPI NEL PRESEPE XVI edizione “Memory in progress” Percorso Contemporaneo








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