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domenica 25 ottobre 2015

Una stele a Oratino per il Museo nelle cave

Installazione della "Stele" in una cava di pietra calcarea di Oratino, opera realizzata da Renato Chiocchio e Ugo Tarasco. La Stele riprende un dettaglio dello stipite destro del portale centrale della chiesa di Santa Maria Assunta di Oratino datato 1526. La prima testimonianza del Museo nelle cave.
(Foto Dante Gentile Lorusso)





“Riportiamo dignità alle cave”. E’ stato questo  lo slogan scelto per l’iniziativa promossa ieri dalla Fondazione “NONSALAPIETRA”, col patrocinio dell’amministrazione comunale di Oratino e della Regione Molise. Un evento al quale ha preso parte l’intera comunità in segno di  gratitudine alla natura e alle cave che rappresentano la storia, l’identità e sono parte preziosa del patrimonio culturale e civile di Oratino. L’evento ha preso il via nel primo pomeriggio dove, da Piazza Chiesa è partita il corteo di cittadini con la Stele giunto fino alla cava di pietra in località Costa Santa Maria. Sulla sommità della cava è avvenuta l’installazione del manufatto, realizzato dal maestro scalpellino Renato Chiocchio e da Ugo Tarasco.
La Stele riprende un dettaglio dello stipite destro del portale centrale della chiesa di Santa Maria Assunta datato 1526. E’ stato scelto un luogo suggestivo, con l’incantevole Morgia a fare da sfondo, per la posa della prima pietra di quello che diventerà il Museo all’aperto di Oratino. Un progetto importante, unitamente alla creazione della scuola degli scalpellini, a cui  stanno lavorando con impegno e dedizione la  fondazione e l’amministrazione comunale. L’obiettivo è quello di non disperdere il sapere  che deriva dalla ricca  storia del borgo, una storia fatta di bellezza, maestria, dinamismo culturale; elementi questi ultimi che hanno fatto conoscere Oratino ben oltre i confini nazionali e su cui  oggi la comunità intende puntare per valorizzare il borgo in ambito turistico.

Nella seconda parte del pomeriggio si è tenuto un interessante convegno all’Auditorium Altobello, cui hanno preso parte  l’architetto Nicola D’Addio in rappresentanza della fondazione NONSALAPIETRA e i docenti Agostino Catalano ed Ernesto Di Renzo: il primo professore dell’Università degli Studi del Molise  e Presidente CICOP Italia Unesco, il secondo docente di storia delle tradizioni popolari all’Università Tor Vergata di Roma. “Una giornata carica di emozioni – ha affermato Dante Gentile Lorusso, tra i promotori dell’evento - che entrerà nella storia di una comunità caratterizzata da una forte vocazione creativa”.  Sul valore della creatività e sull’indissolubile legame tra natura e sapere umano sono stati incentrati gli interventi dei due docenti universitari, che con il loro contributo scientifico hanno arricchito una giornata salutata con grande gioia dal Sindaco Luca Fatica. Oratino si conferma avanguardia di un possibile rilancio del Molise sotto l’aspetto culturale e turistico. Si spiega così anche l’adesione convinta dell’amministrazione comunale al Parco delle Morge Cenozoiche. Ciò che di straordinario si è ereditato dalla natura, costituisce un oggi un valore aggiunto per la riscoperta, in chiave turistica, dei luoghi simbolo della storia e dell’identità stessa della comunità. (Fonte Moliseweb)

lunedì 9 marzo 2015

Dante Gentile Lorusso - Appunti Eclettici


Dante Gentile Lorusso "APPUNTI ECLETTICI"
14 marzo - 23 aprile 2015
Campobasso, Galleria Artes Contemporanea, Via Elena, 60.
Inaugurazione: sabato 14 marzo ore 18.30

"Appunti eclettici/Appunti partigiani"

Gli “Appunti” di Dante Gentile Lorusso più che eclettici somigliano a dei veri e propri appunti partigiani per il tentativo, austero, di catturare nella forza del segno uno spazio della memoria e dell’assenza, come se il tempo si fosse infilato tra le pieghe dei tratti per comporre e scomporre forme dal sapore metafisico. Si tratta di piccole opere, veloci testimonianze di vita, realizzate nel corso del 2014 su cartoncini e inviti, e quindi nate in forma di frammento, o meglio di scrittura “politica” poiché è il racconto, in conformazione metaforica e trasfigurata, a guidare il tentativo di lettura del contesto. Un attraversamento nel limite del segno e che caratterizza anche il suo ritorno all’espressione pittorica e alla gioia del colore che aveva abbandonato da anni. Tentativi per indagare nuove possibilità espressive e recuperare al contempo remote impressioni. L’ambientazione di partenza, naturalmente, è quella molisana che l’artista cerca di ricreare nella distanza della traccia e dell’impressione che diventano l’una simbolo e l’altra figura. Ne nascono profili densi come “tipi” di carattere che Dante, memore della Commedia, cerca di stigmatizzare nei limitati spazi dei fogli nei quali prevale un colore rosso vivo, il colore della politica e dell’attivismo ma anche e soprattutto del sangue e dell’azione. Le forme/forze scultoree ricavate dalle matite sono trasformazioni di manie e di esempi che trovano spiegazione nell’attinenza all’oggi e nella contemporanea sottrazione all’appartenenza, per cui diventano categorie generali di vizi contro i quali il pittore sembra combattere una silenziosa battaglia fino a rimanerne scomunicato. Il tratto è denso, quasi chiuso nella devozione, e ricorda alcuni disegni di Tito, il segno primitivo e “mediterraneo” come quello di Licata diventa incisivo e simbolico mentre la definizione delle forme acquista un’aria trascendente e surreale, prima di perdersi in un poetico minimalismo (si veda “Rosso”) quasi stregonesco, frutto di un’evocazione interna più che di una sintesi del reale. Le invettive segnate nella scomposizione, invece, vengono dall’amore per Pettinicchi e da quel Generale che tanto aveva impressionato il pittore da giovane e dall’orrore sacro di Bacon. Appaiono delle ombre, energiche nei chiaroscuri solcati, e delle lettere reali e immaginarie; compaiono delle tracce semplici e sciolte, raffinate nel tentativo corsivo di una grafica personale, che si smarriscono nello spazio e trovano forze nascoste nei titoli che sono il vero fulcro del racconto. Ritorna in tal modo l’idea iniziale della scrittura e dell’appunto. Si legge allora il rientro raffinato nella composizione e nella sperimentazione quasi letteraria per sondare lo spazio trasversale delle immagini, cupe e ossute come le sagome delle miniature tanto che, nell’insistenza nei tratti e nel colore puro e acceso, sembra quasi di vedere, in chiave attuale, le esili illustrazioni del "Chronicon Vulturnense", tanto per rimanere nel contesto del Molise. Vi è di certo il racconto, e l’intimo desiderio di un distacco e di una difesa, e così è l’io narrante del Cavaliere Inesistente di Calvino a confidarci cosa sia per il pittore-guerriero, protetto dalla sua corazza, la scrittura e l’arte: «Ogni tanto mi accorgo che la penna ha preso a correre sul foglio come da sola, e io a correrle dietro. È verso la verità che corriamo, la penna e io, la verità che aspetto sempre che mi venga incontro, dal fondo d'una pagina bianca, e che potrò raggiungere soltanto quando a colpi di penna sarò riuscita a seppellire tutte le accidie, le insoddisfazioni, l'astio che sono qui chiusa a scontare».
Tommaso Evangelista

Aspirante gerarca del mio paese

Oct 2014

Portatore sano di spocchia


domenica 12 maggio 2013

Il cielo sopra Oratino


Telesforo Altobello (Oratino 1823 - Campobasso 1884), "Poche parole dette dal Canonico Telesforo Altobello per l'apertura di un'accademia tenuta nel comune di Oratino nel giorno 12 gennaio 1850 genetliaco di S. M. (D. G.) Ferdinando II Re del Regno delle Due Sicilie", Campobasso, Dalla Tipografia del Sannio, 1850. (dettaglio della p. 7). Altobello, che per circa 29 anni fu docente di italiano e latino presso il Liceo Ginnasio "Mario Pagano" di Campobasso, nella conferenza che tiene a Oratino il 12 gennaio 1850, esprime apprezzamenti per il buon livello culturale presente tra i giovani del paese, questo grazie al lavoro che svolge l'Arciprete D. Felice Imperore, il quale ha aperto una scuola privata, e all'azione del Sindaco Federico Giordano Duca di Oratino, che "segue le orme dei suoi avi".
Il mecenatismo di Gennaro e Giuseppe Giordano fu fondamentale per lo sviluppo delle arti a Oratino. Un caso unico nel Molise, in cui gli altri feudatari pensavano solamente a sfruttare e succhiare il sangue della povera gente

Piccolo asterisco per ricordare la pagina facebook Il cielo sopra Oratino portata avanti dall'artista e studioso Dante Gentile Lorusso che, in quasi un anno, ha pubblicato qualcosa come più di mille immagini che testimoniano l'incredibile vitalità artistica del piccolo centro molisano, caso più unico che raro nel meridione.

lunedì 29 ottobre 2012

RestArt - Foto dal vernissage
















L’apertura di un nuovo spazio espositivo rappresenta un momento delicato di confronto con la città perché viene a porsi, contemporaneamente, come azione di continuità e gesto di rottura, ma anche configurazione di nuove prospettive di senso e riflessione sull’autenticità dei luoghi e delle espressioni. L’idea, quindi, del nuovo inizio (restart) - unitamente al concetto di ripresa - non va nella direzione del semplice rapporto con un passato da far riemergere, nel segno di un fin troppo abusato archetipo di genius loci, ma volge nella prospettiva del rinnovamento del gusto attraverso un più recente sguardo critico.

Ciò ha condotto, pur con tutte le cautele del caso e nel rispetto della continuità storica e della tradizione, a immaginare una mostra che fosse rappresentativa - nella selezione degli artisti - di tali problematiche, proponendo anche differenti contrasti. La scelta di artisti operanti sul territorio da lungo tempo, unitamente al coinvolgimento delle nuove generazioni creative, lontana da velleità ricapitolative ed esaustive, offre un momento di confronto/scontro tra l’idea di una permanenza dell’ “attuale” ed una veterana evoluzione. Il legame con la storia dell’arte locale si fronteggia con l’ipotesi della verifica attraverso un libero dialogo tra le opere, svincolato da logiche retrospettive e/o invadenze del nuovo. I lavori, pertanto, si pongono come impressioni, mutevoli e disuguali, sul confine della critica, svolgendo un’azione “terapeutica” orientata alle recenti ipotesi di visione. Ne deriva un’esposizione ambigua e mutevole, dove rinascenze figurative si scontrano con svolgimenti concettuali e materici e ipotesi minimali, dove artisti storicizzati incontrano e dialogano con i nuovi sviluppi che inevitabilmente si scollegano dalla terra d’origine per prospettare aperture simultanee. Tre generazioni a confronto per una visione trasversale e progettuale dell’arte molisana nel tentativo di porre dei confini e delle relazioni.

Dalle poetiche e mistiche visioni spaziali e formali di Tito, autentico decano della scultura italiana del Novecento, alle rigorose strutture progettuali di Serricchio si arriva fino alle configurazioni materialistiche-dialettiche di Mascia. Partendo dalla riflessione su segni e segmenti minimi di Esposito e dalle valutazioni architettonico minimali di Faralli giungiamo alla serialità viscerale e “oliografica” di Franceschelli. Dall’irrompere di una materia grezza e in divenire di Pellegrini si attraversano i ritrovamenti, nella forma, di relitti archetipici di Dusi fino ai segmenti simbolici di Janigro. Gli “amorosi” segni primigeni e significanti di Gentile Lorusso dialogano con i palinsesti facciali di memorie e immagini di Borrelli fino alle reminiscenze patafisiche di Colavecchia. Dalla tradizione chiarificata e figurata da De Notariis all’emersione dell’anatomia asettica nel bianco di Micatrotta fino al perdersi della forma nella luce di Grandillo. Dalla morbida linea materna di Napoli al drastico irrompere di materie caotiche di Palumbo fino alla lirica presentazione/invocazione intro(retro)spettiva di Peri per terminare con i travestimenti sinestetico-geometrici di Merola. In questo senso il ruolo della galleria vuol essere quello del semplice spazio d’incontro e di scontro tra istanze dissimili.

Per evitare la singola evidenza, inoltre, è stato chiesto agli artisti di fornire anche uno o più disegni o un elaborato grafico che mostrasse le dinamiche dell’evoluzione creativa e al tempo stesso fosse ulteriore testimonianza di progettualità e di azione. Una sezione apposita, adibita a quadreria, mostra nell’invadenza dell’insieme le idee costruttive di fondo.

Tommaso Evangelista 

Silvia Valente

giovedì 2 agosto 2012

Fuoriluogo 1996

Prezioso documento della prima mostra Fuoriluogo con nino barone, paolo borrelli, elio franceschelli, dante gentile lorusso, michelangelo janigro, vincenzo mascia, michele peri, luciano perrotta, ernesto saquella. Allestita al Blue Note di Ripalimosani.


martedì 3 maggio 2011

Ma fin est mon commencement


4 maggio al 10 giugno 2011 

Inaugurazione: 

mercoledì alle 17.30 


a cura di Lorenzo Canova


Paolo Borrelli
Fausto Colavecchia
Dante Gentile Lorusso
Luigi Grandillo


L’Aratro inaugura un nuovo progetto dedicato all’arte contemporanea in Molise con una mostra collettiva di Paolo Borrelli, Fausto Colavecchia, Dante Gentile Lorusso, Luigi Grandillo, artisti attivi a Campobasso, recentemente coinvolti in una serie di mostre internazionali e che come collettivo “Limiti Inchiusi” sono stati inclusi tra le quattro presenze artistiche molisane della mostra che celebra i centocinquanta anni dell’Unità d’Italia al Vittoriano di Roma, dove tra l’altro hanno esposto l’unica opera video dell’intero percorso espositivo. La nuova mostra dell’ARATRO intende presentare in questo modo il multiforme e del tutto attuale metodo di lavoro dei quattro artisti che operano con la pittura e l’installazione, con la fotografia, il collage e la scultura senza trascurare però l’uso delle tecnologie video e digitali. Lo stesso allestimento, dalle caratteristiche composite, propone così la qualità e la vitalità di un cantiere creativo nato come dialogo e come scambio di esperienze che però non trascurano le peculiarità delle singole personalità e la loro volontà di dedicarsi a sempre nuove soluzioni e a nuovi strumenti e sistemi di ricerca. 
In questo senso lo stesso titolo della mostra allude dunque sia a un incessante fermento creativo, che trova una sorta di circolarità nel cammino attraverso il tempo, che alla possibilità offerta agli artisti di chiudere un percorso e di farne nascere altri attraverso la costruzione di un polimorfico metodo di interpretazione del reale e una visione aperta e in movimento dell’azione artistica. 

Dal 4 maggio al 10 giugno 2011
ARATRO- archivio delle arti elettroniche -laboratorio per l’arte contemporanea
Secondo edificio polifunzionale - Università degli Studi del Molise
Via De Sanctis 86100 Campobasso- Info: +39 338 5912482 – e-mail: aratro@unimol.it

lunedì 28 febbraio 2011

Attraversamenti di Dante Gentile Lorusso

L’importanza del testo per la storia dell’arte del Molise e i nuovi orizzonti di ricerca che apre.


Presentato ufficialmente il 18 febbraio scorso il saggio di Dante Gentile Lorusso “Attraversamenti sulla cultura artistica nell’Ottocento molisano” è di fatto divenuto di già un testo fondamentale per chi volesse studiare l’arte del Molise. Si potrebbe riflettere sull’esistenza o meno di una “cultura artistica” in regione e sul legame tra arte e borghesia locale, come ha evidenziato durante il convegno lo storico Norberto Lombardi, ma queste ed altre domande sono proprie dello spirito di un testo che, configurandosi come prima analisi sistematica, ha il pregio di porsi quale punto fermo e stimolo per nuove ricerche e studi particolareggiati. L’impostazione del libro è un viaggio, cronologico, durante il diciannovesimo secolo alla ricerca di quegli artisti molisani che si sono distinti nel campo delle arti, trattati ognuno in capitoli separati con un ricchissimo apparato iconografico. Passando da pittori più noti, quali Pietro Saja, Pasquale de Curtis, Arnaldo de Lisio, ad artisti letteralmente dimenticati, Lorusso si dimostra un attento studioso nel reperire date e documenti d’archivio, nel presentare e analizzare opere attribuite, nel formare, infine, un quadro complessivo di incredibile spessore. Nella sezione “Tracce di presenze”, invece, inserisce tutti quegli artisti sui quali ha rinvenuto solo alcune date o frammenti sparsi, arricchendo così il quadro d’insieme. Dall’Introduzione emergono elementi importanti, utili per ricostruire il quadro storico: il profondo legame degli artisti molisani con l’Accademia di Napoli, la lungimiranza della Provincia di Molise che, grazie ad un sussidio, permetteva ai giovani più talentuosi di studiare nella capitale partenopea, il ruolo dell’artigianato artistico a Campobasso, in particolare dell’acciaio traforato rinomato in tutta Europa. Nelle pagine sugli artisti, invece, si possono leggere sprazzi di vita vissuta e interessanti aneddoti; si apprende di come Canova avesse elogiato la tela di Saja, “Vestale sepolta viva”, della misera fine di Leopoldo Grimaldi, del celebre Monumento ai caduti di Treviso, capolavoro di Arturo Stagliano. Si apprezzano opere che nulla hanno da invidiare con la produzione artistica nelle altre regioni, testimonianze di una terra di Molise non affatto arretrata culturalmente; certo si percepisce l’influenza napoletana, mentre gli studi accademici non aprono di certo verso la novità, ma la qualità pittorica ed esecutiva è eccellente. E in qualche artista la “molisanità” si riesce a cogliere. Tra i pregi del saggio segnalo la ricca documentazione archivistica frutto di uno studio durato tre anni, l’ottimo apparato iconografico, la sistematicità dell’analisi e l’utopico ma positivo tentativo di ricostruire un intero periodo storico che finora non aveva ricevuto la giusta analisi, restando sostanzialmente oscuro e insondabile; il confronto, non per niente avventato, va di certo fatto con testi capitali che hanno aperto la strada a nuove ricerche o fatto luce su periodi dimenticati; penso in particolare a “Officina ferrarese” di Longhi o a molte delle ricerche di Zeri. Tra le imperfezioni, se possiamo chiamarle tali vista l’importanza del testo, una certa disorganicità nella trattazione dei singoli artisti e un’introduzione forse troppo succinta vista la novità della ricerca. Il volume edito da Regia Edizioni, dalla bella veste grafica, è arricchito da numerose riproduzioni a colori di opere, molte delle quali inedite, che concorrono a rendere il testo uno strumento di documentazione e di studio unico nel suo genere, oltre che prezioso lavoro tipografico. Tale pubblicazione, infatti, sostenuta dalla Regione Molise, si colloca di fatto tra gli avvenimenti culturali più importanti dell’anno in quanto apre orizzonti di ricerca inediti che speriamo portino finalmente alla creazione di una galleria nazionale d’arte moderna.



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