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martedì 12 dicembre 2017

Michele Peri | Valentino Robbio | Antonio Tramontano a Isernia



Collettiva di arte contemporanea
Michele Peri | Valentino Robbio | Antonio Tramontano 
A cura di Tommaso Evangelista
SCHEDA TECNICA
TITOLO: (S)Confini – Impressioni al margine
VERNISSAGE: 8 dicembre 2017- ore 18:30
ARTISTI: Michele Peri | Valentino Robbio | AntonioTramontano
ORARIO E GIORNI D’APERTURA: La mostra resterà aperta nei giorni di dicembre: 8-9-13-14-15-16-20-21-22-23-27-28-29-30; Gennaio: 3-4-5-6
FINISSAGE: 06 gennaio 2017 alle ore 18:30
LOCALITÀ: Spazio Cent8anta-Galleria d’arte, cultura e società, Corso Marcelli 180 Isernia

Dall’otto dicembre al 6 gennaio, l’associazione culturale Le Cose, insieme allo Spazio Arte Petrecca, con il patrocinio del Comune di Isernia, propone al pubblico un’importante collettiva di arte contemporanea di tre artisti della provincia di Isernia, già presentata a Campobasso nello spazio espositivo l’A.r.a.t.r.o. dell’Università degli studi del Molise e curata da Lorenzo Canova e Piernicola Maria di Iorio e Tommaso Evangelista.

Durante la mostra, intitolata «(S)Confini-Impressini dal margine», saranno esposte opere di Michele Peri, Valentino Robbio e Antonio Tramontano, tre personalità conosciute e affermate nel panorama dell’arte regionale e nazionale. L’esposizione, patrocinata dal Comune di Isernia, avrà luogo nello Spazio Cent8anta.
L’ingresso è gratuito.

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Le eterogenee ricerche dei tre artisti molisani, Peri, Robbio e Tramontano, tra pittura, installazione e fotografia, indagano la dimensione virtuale del margine inteso quale luogo vitale della forma. La costruzione del senso che avviene sul limite di questo confine indefinito comporta un perenne scarto tra visibile e velato, ovvero un senso precario della presenza. La chiusura (incondizionata) dei confini dell’opera d’arte subisce piccole crisi che si svolgono sui margini della rappresentazione. Se limite della forma e limite dello spazio costituiscono il limite dell’opera, ovvero il confine entro il quale si definisce l’oggetto-idea, l’opposizione al margine, inteso anche come frontiera estetica, determina una sorta di lavoro sul continuum (tempo/spazio/memoria). I concetti di transitività e riflessività sono indagati in relazione alla rappresentazione la quale, quando mostra la propria struttura e sutura, rende palese e vitale la condizione di confine. La collettiva è un invito pertanto alla contemplazione dell’inutile, dello (s)confine, della materia che si fa ricordo e corrode lo spazio dello spettacolo attraverso l’indagine scomposta della fine. Nelle opere assistiamo così ad un’interruzione, allo scorrere di ambienti fuori controllo che imitano fughe e ritorni, ad una celata tensione del creare, un cambio di prospettive, uno scioperìo.

Peri lavora con strutture instabili, nella ricerca di una memoria archetipica che diventi impressione di forma e al contempo organismo astratto e auto significante. Opera per moduli, investigando il tempo e il cosmo, impostando le fondamenta di un edificio virtuale del quale percepiamo la struttura ma mai il suo organismo. Le installazioni diventano miti di fondazione nel rapporto che crea tra ordine terrestre, spazio vitale e tempo ciclico. L’utilizzo di precisi punti cardinali, di snodi e simboli/segnali determina una dimensione interna, intima, quasi di orazione ma, se si riporta questo simbolismo statico ad una forma “dinamica”, aumentata temporalmente, si nota come il momento interno delle sue sculture diventa moto di rivoluzione, riflesso del mondo materiale attraverso forme primigenie. Allo stesso momento il blocco delle storie, il loro ancoraggio a supporti precari (mobili) e allo spazio espositivo, diviene trasmutazione della memoria di questo secolo nel “secolo futuro”. Nelle opere di Peri ogni punto di superficie può essere preso per centro del mondo, per veicolo di salvezza, nell’irraggiamento caotico di tutte le direttrici, nella ricerca modulare e compositiva, quasi naturale, di un confine che comprende un’idea aumentata dello spazio, orientato non verso un nucleo lacerato bensì verso il limite, la periferia dello sguardo, l’estremità dello spazio e dell’istante, la soglia.

Tramontano ricerca l’espansione cromatica, oltre i limiti del supporto, indagando il colore percepito come elemento ambientale e di volume. Non dimenticando che l’istante è una misura di natura spaziale la sua ricerca pittorica è studiata in modo tale da risultare in armonia con il ritmo delle pennellate (e delle velature), e quindi dell’esistenza. Le tele sono una caduta dell’energia nel tempo e formano grandi cicli (quasi stagionali) caratterizzati da atmosfera e luce, saturi di “storie”, nei quali il tentativo di riassorbire forme celate e lacerate nella dimensione immateriale del dipinto, rivestite da una manifestazione fluttuante e celeste, comporta un perenne misurarsi con la variazione e il mutamento. L’artista riscatta l’istante nel ricercare una rappresentazione che renda tangibile sequenze visive osservate dalle estremità di uno spazio in movimento, corrispondente cromatico della vita emotiva, del momento opportuno. Dal chiarore dei lumi nasce un ritmo elementare, intermittente, irregolare, una conoscenza delle cose invisibili, un’illuminazione del mondo che principia da una precisa gamma cromatica e, rarefacendo l’atmosfera dello spazio interiore, crea una luce minerale, purificata, soprannaturale. C’è questa resistenza che sparge segni vitali e ovunque ristabilisce il disordine dell’arte, c’è questa opposizione chiamata poesia che, invisibile e essenziale, vaga e vagante, esaurisce una durata assolutamente pura.

Robbio analizza il senso del reale attraverso uno sguardo ironico e sfuggente il quale si propone come naturale rispecchiamento dei fenomeni ma in realtà dimostra una visione antinaturalistica e liminare della storia. La memoria diventa forma viva mentre l’artista indaga nell’immagine un contenuto manchevole e simbolico. Il risultato è un’icona polivalente e stratificata che collega diversi ordini della realtà ed esprime, attraverso l’aforisma, la citazione, il riverbero, un’invisibile monumentalità. Il suo fine non è quello della semplice traduzione ma del trascendere il visibile attraverso un sottile gioco di influenze e inferenze il quale diventa flusso magmatico per mostrare una decadenza dei costumi e delle forme. Il forzato simbolismo non fa che materializzare una realtà nascosta: la pietra, il grasso, il buco, il conflitto tra natura organica e astrazione virtuale, il tentativo di una rivelazione primitiva. La costruzione per conflitto rivela presenza mitiche, evocate dalle fotografie allucinate, ultimi sguardi che il passato ci comunica per via abbagliata e contorta. L’ironica presa di distanza, il modello di critica sociale e di identità, il dato storico riconfigurato, ci indicano allora una dimensione complessa, legata al margine del corpo e all’eros quale istinto primario di comunicazione che eccede i vincoli.

La collettiva si vuol porre in linea di continuità con due storiche mostre organizzate nel capoluogo molisano negli anni Ottanta, curate da Massimo Bignardi: “Il perimetro del vento” e “I margini del segno”, entrambe incentrate sull’idea di una rappresentazione espansa e sulla decostruzione dello spazio. Di tali esperienze, legata fortemente al contesto molisano il quale usciva -una prima volta- fuori dai suoi confini con una proposta criticamente strutturata, rimane in collettiva, quale legame e memoria, il lavoro di Peri il quale si arricchisce delle ricerche cromatiche di Tramontano e delle tensioni vitali di Robbio. È il tentativo del territorio di ripensare all’idea di gruppo e di ricerca condivisa, ad una proposta coerente capace di dialogare fuori dai limiti regionali, è la poesia del luogo che si fa canto accorato nel raccontarci attraverso spazi e segni liminari un’idea di rifugio e di eco, con suono insistente come quello della cicala.

p.s. [Il frinio delle cicale è prodotto da due ossicini che sfregano su una membrana, tra lo sterno e l’addome. È un richiamo amoroso, lo producono i maschi, serve a comunicare la propria posizione alla femmina. Se non avviene l’accoppiamento, la cicala continua a cantare fino a frantumarsi la membrana, gli organi interni scoppiano e rimane solo l’involucro della cicala morta a seccarsi ai piedi degli alberi]

Tommaso Evangelista






Foto Massimo Palmieri

Ferm-ARTI. Collettiva all'Auditorium di Isernia




DMAKE- STUDIO INTERDISCIPLINARE DI ARCHITETTURA, ARTE E DESIGN
 

PRESENTA

Ferm-ARTI. L'arte contro il femminicidio 

Ferm-ARTI. L'arte contro il femminicidio’ è fermarsi a contemplare l’arte come gesto di purificazione o denuncia per scuotere gli animi della popolazione contro la violenza sulle donne. È l’obbiettivo dell’evento promosso a Isernia da dMake, lo studio interdisciplinare di architettura, arte e design di Roma in collaborazione con la graphic designer Michela Lombardi(graphic designer). In questa data Isernia parteciperà a ’25 Novembre - Stop Violence Against Womensesta edizione’, il progetto artistico di Street Art, fortemente voluto dall'Assessore alla Cultura Eugenio Kniahynicki, dal Consigliere Comunale Nicola Moscato e dallo studio dMake, con cui Memorie Urbane celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, unendosi alla campagna di sensibilizzazione sul tema promossa dalle Nazioni Unite. Quest’anno, il portavoce dell’impegno di Memorie Urbane, sarà Alaniz, artista argentino, che dal 16 al 26 novembre realizzerà nei comuni di Fondi, Terracina, Minturno, Isernia e Pontinia cinque splendidi murales dedicati alle donne, in un contesto mondiale inasprito dalle ultime vicende, dove il tema della violenza fisica e psicologica sulle donne è tornato a essere un fatto di strettissima attualità, forse mai come ora.

Dal 25 novembre (fino al 29 dicembre) nel padiglione espositivo dell’Auditorium Unità d’Italia, prenderà il via Ferm-ARTI L'arte contro il femminicidio’ l’esposizione di venti artisti del panorama locale e nazionale che si sono messi a disposizione al fine di lasciare un segno forte attraverso l'arte. Con un faro sempre acceso sulle donne attraverso un cartellone artistico-culturale patrocinato dall’Amministrazione Comunale di Isernia, la Camera di Commercio del Molise,  l’Associazione ‘Ti amo da morire’ e l’Ordine degli Architetti di Isernia: sotto la lente di ingrandimento, il tema della violenza sulle donne sarà approfondito con due incontri a cura di ‘Ti amo da morire onlus’ e la dottoressa Maria Giuditta Lembo, rispettivamente il 17 e 22 dicembre alle ore diciotto; contributi musicali di grande spessore con Marilin and the Wilwood Flowers (25 novembre), Lino Rufo (il 17 dicembre) e Frida Neri(29 dicembre) e teatro con un monologo di Asia Franceschelli (9 dicembre). Si conclude il 29 dicembre con la presentazione del catalogo.

 “La bellezza di questo evento è stata proprio nella coalizione tra tutte le parti al fine di trasmettere un messaggio importante e diffondere cultura – spiega l’Architettto Rosamaria Faralli, referente molisana dello studio dMake promotore dell’evento - In questa occasione l’ARTE viene intesa come strumento per sviluppare una maggiore presa di coscienza nei confronti di un fenomeno così tragicamente diffuso nel nostro paese per il quale è inevitabile pretendere una risposta non solo
giudiziaria ma anche culturale ed educativa”. L’evento è in collaborazione con numerose associazioni della città: a partire dal prezioso contributo e patrocinio di “Ti amo da morire onlus,” associazione nata per perseguire finalità di solidarietà sociale nei confronti delle persone svantaggiate: attraverso uno “Sportello dʼAscolto Legale e/o Psicologico” fornisce consulenze qualificate e supporto tecnico da parte di avvocati, psicologi, sociologi e assistenti sociali (numero verde 800-642328) e promotrice, per l’occasione, di una tavola rotonda prevista domenica 17 dicembre alle ore 18:00 dal titolo ‘Contro il femminicidio e la violenza di genere’.

Hanno partecipato, con un supporto tecnico, anche le seguenti associazioni:
Molisanissimo, Spazio Cent8anta - Galleria d'arte, cultura e società, Le Cose-Associazione Culturale, Promozione Donna e Cartello Cultura Preistoris.

“Come sempre – sottolinea Rosamaria Faralli - gli artisti, capaci di recepire e soprattutto comunicare attraverso un canale privilegiato con l’anima dell’osservatore, riescono a svegliare le coscienze. Per questo motivo, nelle giornate dal 18 al 20 novembre, sempre presso l'Auditorium, sarà realizzato un murales dall'artista Argentino Alaniz, mirato a promuovere la lotta contro la violenza sulle donne che verrà dedicato dall’Amministrazione Comunale al ricordo di

Stefania Cancelliere con una targa”.

Lo staff ringrazia tutte le persone che hanno dato il loro contributo agli eventi, gli artisti, i patrocini, i partners e gli sponsor senza i quali questo evento non sarebbe stato possibile.

Un ringraziamento va anche a tutte le associazioni culturali operanti sul territorio molisano che hanno allestito la sala dell’Auditorium nel corso degli anni con il loro lavoro su progetti per la comunità.







SCHEDA TECNICA  Ferm-ARTI

TITOLO: Ferm-ARTI, L'arte contro il femminicidio
VERNISSAGE: 25 novembre 2017-
ore 17:00
ARTISTI: Gaetano Accettulli | Sara Bernabucci | Paolo Borrelli | Elio Castellana | Tiziana
Cera Rosco | Stefano Cirillo | Angelo Colagrossi | Mariagrazia Colasanto | dMake | Danilo Di
Nucci | FaRo Image | Valerio Galeone | Silvio Giordano | KICK | Mauro Magni | Francesco
Petrone | Maria Michela Pizzi | Ilaria Primerano | Sara Quida | Alberto Timossi
PERIODO: La mostra resterà aperta nei giorni di giovedì, venerdì sabato e domenica, dalle 18:00
alle 21:00, e nei giorni 26, 27, 28 e 29 dicembre (24 e 25 chiusi)
FINISSAGE: 29 dicembre 2017 alle ore 21:00
LOCALITÀ: Isernia, Auditorium Unità d’Italia, Padiglione espositivo, via Giovanni XXIII
 
CARTELLONE EVENTI
Dal 18 novembre al 29 dicembre 2017 18-19- 20 NOVEMBRE intervento artistico di qualificazione
sul muro dell’Auditorium ad opera dell’artista argentino ALANIZ NIZ (Via Giovanni XXIII).
SABATO 25 NOVEMBRE 
INAUGURAZIONE E PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA E DEL  MURALES ore 17:00.
Intervengono:
Amministratori Comune di Isernia,
Rosamaria Faralli 
(Cofondatrice dMake e promotore dell’evento),
Serenella Sestito (Presidente ‘Ti Amo Da Morire).
A seguire SPETTACOLO MUSICALE
con Marilin and the Wilwood Flowers
SABATO 9 DICEMBRE 
ore 18:00 monologo teatrale con Asia Franceschelli
DOMENICA 17 DICEMBRE 
ore 18:00 ‘Contro il femminicidio e la violenza di genere’. Incontro con l’Associazione “Ti amo da morire onlus”.
Tavola rotonda con:
Serenella Sestito (Presidente ‘Ti amo 
da morire’),
Sara Nini (Presidente A. Ig. A. Isernia),
Francesca Capozza (Psicologa e Criminologa).

In sala, l’avv. Maria Fanelli, segretaria e tesoriera dell’Ass. ‘Ti amo da morire’, fornirà delucidazioni a quanti sentiranno la necessità di approfondire l’argomento in termini legali.
A seguire SPETTACOLO MUSICALE
con Lino Rufo -Canzoni contro la violenza
VENERDÌ 22 DICEMBRE 
Ore 18:00 Conferenza “Violenza di genere”: la situazione in Molise tra normativa e interventi di prevenzione sul territorio”
a cura della Dott.ssa Maria Giuditta Lembo
 
VENERDÌ 29 DICEMBRE 
FINISSAGE E SALUTI Ore 17:00 
Intervengono:
Amministratori Comune di Isernia,
Michela Lombardi (Progetto grafico evento Ferm-ARTI)

Presentazione del catalogo 
pubblicato da Terzo Millennio editore-Sigma studio)
 
A seguire SPETTACOLO MUSICALE
con Frida Neri  “La Bellezza salverà il mondo: dove la violenza nasce dall’incapacità di esprimere, l’arte viene a liberare appassionatamente”.


Ufficio stampa Per l’occasione
Donato Giannini
(Le Cose Associazione Culturale-Spazio Cent8anta)

lunedì 8 giugno 2015

CAMUSAC -Nuove opere della Collezione tra acquisizioni e proposte - Omaggio ad Achille Pace


Nuove opere della collezione tra acquisizioni e proposte
Omaggio ad Achille Pace
a cura di Bruno Corà e Tommaso Evangelista 


Artisti in collettiva:
Carlo Colli, Lindo Fiore, Raffaella Formenti, Abel Herrero, Umit Inatci, Karpuseeler, Luigi Magli, Giulia Marchi, Bruno Marcucci, Nevio Mengacci, Vincenzo Merola, Klaus Munch, Gianfranco Notargiacomo, Achille Pace, Carlo Rea, Mario Sughi


Inaugurazione lunedì 15 giugno 2015 ore 18

Dal 15 giugno al 28 ottobre 2015 aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 15 alle 19  
Ingresso LIBERO



Comunicato Stampa

Nuove proposte e acquisizioni
Una mostra al CAMUSAC di opere che accrescono la collezione permanente del Cassino Museo di Arte Contemporanea e un omaggio ad Achille Pace

Dopo l’imponente mostra di sculture di Pino Spagnulo e la calibrata mostra di rilievi di Turi Simeti, il Museo di Arte Contemporanea di Cassino offre un’opportunità di osservazione delle sue nuove acquisizioni e di alcune giovani proposte che rivelano l’interesse dell’istituzione ad articolare le dotazioni già ampie di scultura con nuovi pronunciamenti di carattere pittorico plastico. 
La rosa di nomi comprende gli artisti Carlo Colli, Lindo Fiore, Raffaella Formenti,  Abel Herrero, Karpüseeler, Ümit İnatçı, Luigi Magli, Giulia Marchi, Bruno Marcucci, Nevio Mengacci, Vincenzo Merola, Klaus Münch, Gianfranco Notargiacomo, Carlo Rea, Mario Sughi, di ciascuno dei quali sono presentate tre opere, soprattutto degli ultimi anni. Nella compagine ordinata secondo un criterio di poetica individuale a confronto, senza che si pretenda di indicare alcuna tendenza, si riconoscono artisti dai percorsi già consolidati come quelli di Notargiacomo, di Fiore, di Marcucci, di Münch, di Mengacci e Magli, mentre di altri come Rea, Herrero, Formenti, Marchi, Karpüseeler,  İnatçı, Colli, Merola e Sughi si prendono in considerazione i risultati di percorsi più recenti, lungi dal rappresentare linee di lavoro quanto piuttosto tracce di ricerca e di innovazione strumentale e tecnica.
La mostra, che si inaugura il 15 giugno 2015 alle ore 18, resterà aperta sino ad ottobre, consentendo in tal modo al pubblico giovanile e studentesco di poterla visitare alla ripresa dell’anno di studi, sia delle medie superiori, sia dei corsi universitari. 
Un’enclave dedicata all’opera di Achille Pace, protagonista del dibattito artistico sin dalla fine degli anni Sessanta, nonché pioniere della prima aggregazione del Gruppo Uno con Uncini, Carrino, Biggi, Frascà e altri sarà altresì allestita una mostra ‘omaggio’. Un nucleo rappresentativo di lavori di Pace verranno esposti con l’obiettivo di gettare nuova luce sull’artista molisano, grande inventore e promotore del Premio Termoli di cui è stato l’anima.
Per la circostanza saranno editi i relativi cataloghi con brevi saggi e contributi critici di Bruno Corà e Tommaso Evangelista, con un corredo di immagini e di apparati relativi alle opere in mostra.


Comunicato stampa n. 2

È in atto la preparazione della mostra “Nuove acquisizioni e proposte” a cura di Bruno Corà e Tommaso Evangelista presso il Cassino museo d’arte contemporanea che aprirà al pubblico lunedì 15 giugno 2015 con 45 opere di artisti contemporanei.
Tra gli artisti invitati si segnalano le opere di Gianfranco Notargiacomo, un nucleo di tre significativi lavori che l’artista ha reso disponibile per la mostra sottolineando sia la sua produzione storica delle opere “takete”, sia un recente dipinto tondo dal diametro di due metri.
Esponente della generazione affermatasi negli anni Settanta a Roma Notargiacomo è in procinto di preparare un’importante mostra personale al museo diocesano di Milano, dopo aver già realizzato negli anni scorsi una grande mostra al Palazzo reale della stessa città.
Contemporaneamente alla partecipazione di Notargiacomo alla nuova tornata di acquisizioni del museo di Cassino, una non meno significativa mostra di dipinti di Achille Pace avrà luogo negli stessi giorni nell’omaggio al pittore che la direzione del museo cassinate ha istruito a riconoscimento della pittura di questo maestro e della sua assidua azione nella preparazione e nella direzione artistica del premio Termoli a respiro nazionale.
Numerose iniziative collaterali e attività didattiche sono previste nel corso dell’apertura delle nuove mostre del museo di cui verrà fornita informazione in successivi comunicati.

La direzione del Museo

Per eventuali informazioni rivolgersi a info@camusac.com
Cassino 06/06/2015






lunedì 7 aprile 2014

CONTEMPORANEA - Auditorium di Isernia


CONTEMPORANEA
Collettiva d’arte contemporanea

a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Isernia
e di Tommaso Evangelista

dal 15 aprile al 4 maggio 2014

Auditorium “Unità d’Italia”, Corso Risorgimento, 221, Isernia
Inaugurazione martedì 15 aprile ore 19

Apertura tutti i giorni ore 17.30-20 esclusi i Lunedì (per aperture su prenotazione contattare 3334807854)

Partner tecnici: Galleria Officina Solare

Artisti: Alessandra Antinucci, Vincenzo Amicone, Nino Barone, Ferdinando Battista, Francesco Boschi, Alberto Burgo, Carma, Lino Cianchetta, Stefano Cirillo, Chiara De Iuliis, Eduardo De Vincenzi, Cosmo Di Florio, Nicola Dusi Gobbetti, Luce 1807, Simona Materi, Antonio Pallotta, Antonella Peluso, Alessandra Peri, Michele Peri, Pop, Valentino Robbio, Nazzareno Serricchio, Antonio Tramontano, Vincenzo Ucciferri



La mostra Contemporanea nasce in concomitanza con la presentazione ad Isernia del libro Officina Solare 20011-2013 che raccoglie i testi critici riguardanti tre anni di mostre nella celebre galleria d’arte termolese. Vista la forte presenza di artisti isernini, e della provincia, in monografiche e collettive nella galleria, si è pensato di documentare le loro ricerche presentandole tutte insieme in una esposizione di carattere generale che faccia al contempo il punto sullo stato dell’arte contemporanea sul territorio. Grazie all’interesse del Comune di Isernia e dell’Assessorato alla Cultura si è riusciti ad aprire il lato B dell’Auditorium per adattarlo a luogo espositivo. Il carattere incompleto e underground dello spazio, lungi dal voler essere una limitazione alla fruizione, è stato inteso come un’amplificazione del luogo e una ipotesi di musealizzazione, dato che ha accolto le ricerche più disparate che spaziano dalle installazioni alla scultura alla pittura fotografia e videoarte. Il carattere dinamico e disorganico della collettiva, pensata esclusivamente come presentazione di linguaggi personali, indipendenti, in questo caso, da un’impostazione teorica e curatoriale, è anche il tentativo di sondare Isernia dall’orizzonte del contemporaneo. L’ipotesi di fondo è quella di un rilancio dell’intero complesso dell’Auditorium sotto il segno della cultura e di una riscoperta della tradizione artistica locale, capace di parlare al contempo con contesti nazionali. La mostra Contemporanea, negli spazi ancora indefiniti e grezzi dell’architettura, diventa pertanto capace di parlare esclusivamente in virtù della forza comunicativa delle opere, di maestri storici o giovani emergenti, che dialogano tra loro nel tentativo di creare insieme, contestualizzarsi e riqualificare un luogo ancora non terminato e pensato di certo per altre esigenze. Un po’ come era avvenuto nella celebre mostra curata da Bonito Oliva, Contemporanea, nel parcheggio di Villa Borghese, anche in questo caso, in maniera più ristretta, a parlare sono i lavori e le idee, il tentativo di relazione con gli spazi, la proposta allestitiva, la ricerca di un’utopica linea diacronica che parte da maestri storici come Ucciferri e Battista, passa per grandi ricercatori della materia e della forma come Serricchio, Peri e Dusi, e arriva alle nuove generazioni che, distaccandosi dalla tradizione, adottano la comunicazione come acceleratore di stimoli visivi. Solo in tale prospettiva dinamica ed evolutiva, fermo restando dell’insieme venutosi a creare in maniera quasi inconscia dalle partecipazioni alle mostre dell’Officina, si può leggere l’esposizione come una visione, in trasparenza, del nostro tempo e dei nostri spazi; di certo incompleta ma per questo ancor più criticabile e giudicabile nella ricerca di un dibattito attivo e vitale nella città di Isernia che sempre più ha esigenza di un dialogo proficuo con la modernità. Le piccole fratture di senso, gli straniamenti linguistici o semplicemente le proposte visive e cromatiche delle singole opere, che coprono tecniche e stili molto ampi, concorrono ad amplificare il senso dell’intero evento. L’arte è fatta in fondo per i musei e non per gli auditorium. Contemporanea ha voluto solamente riqualificare un monumento della città con le più disparate manifestazioni artistiche di quella cultura che ha concorso a formarlo con quello stile e quelle determinate forme che, sebbene criticabili, devono essere quantomeno integrate e comprese. Solo la ricerca, la storia, le forme locali della creatività e del racconto, il potente incubatore di sogni che è l’immaginario personale e collettivo, possono espiare la colpa, vincere il vuoto e proporre futuro: «Non importa quale sarà il comportamento dell'uomo libero dal lavoro – scriveva l’architetto Andrea Branzi parlando di Architettura Radicale, nel catalogo della mostra Contemporanea-, né quale sarà il contenuto di una produzione intellettuale di massa; quello che è importante è l'uso diverso che ognuno potrà fare del proprio immaginario inespresso, e quindi della propria vita».

Tommaso Evangelista

giovedì 6 marzo 2014

L'arte al femminile all'Officina Solare


L'ARTE AL FEMMINILE
Enza Acciaro / Valeria Acciaro / Aliaksandra Baraukova / Enrica Caula
Mantra Cerrone / Mariagrazia Colasanto / Angela Caposiena
Lucia Di Miceli / Cecilia Falasca / Sara Iafigliola / Cinzia Mastropaolo / Simona Materi / Manuela Mazzini / Maya Nagy / Fabiola Mignogna / Sara Pellegrini
Mariangela Regoglioso / Rosa Socci / Cristina Valerio

8/27 MARZO 2014

Inaugurazione sabato 8 marzo 2014 ore 18.30
INGRESSO LIBERO

Apertura tutti i giorni ore 18.30/20.30

Officina Solare Gallery
Via Marconi, 2 Termoli

domenica 15 dicembre 2013

Ritorno alla forma La linea figurativa e realistica nell’arte molisana del Novecento


Ritorno alla forma
La linea figurativa e realistica nell’arte molisana del Novecento

A cura di
Francesca Della Ventura
Tommaso Evangelista

Col patrocinio di
PROVINCIA DI CAMPOBASSO

21 dicembre 2013 / 12 febbraio 2014

Inaugurazione sabato 21 dicembre ore 18.00

Galleria Artes Contemporanea
Viale Elena, 60, Campobasso

Artisti:
Antonio D’Attellis
Antonio Di Toro
Walter Genua
Giovanni Manocchio
Giulio Oriente
Leo Paglione
Gilda Pansiotti D’Amico
Rodolfo Papa
Antonio Pettinicchi
Marcello Scarano
Amedeo Trivisonno
Vincenzo Ucciferri

Abstract

Una delle peculiarità dell’arte molisana contemporanea è stata quella di non aver mai smarrito una spiccata linea figurativa. Fuori dalle correnti più significative, lambita solo superficialmente dalle tensioni del Futurismo, lontananel dopoguerra dai dibattiti sull’astrattismo, la regione ha mantenuto intatta un modo di saper dipingere e scolpire che affonda molte radici nella tradizione più nobile dell’arte italiana. Il merito principale del perdurare di tale tendenza è da ascrivere soprattutto a Amedeo Trivisonno e Marcello Scarano. Mentre il primo, Trivisonno, ha creato una vera e propria “scuola” formando diversi validi artisti in relazione, in particolare, all’arte sacra autentica, Scarano ha ispirato una ricerca sempre sulla forma ma letta in chiave maggiormente espressiva e intimista. I dibattiti sorti agli inizi degli anni Sessanta, di rottura e tensione, e liberazione di un’arte non più legata alla forma ma al concetto, andavano contro gli epigoni e gli esponenti meno innovativi della pittura, i cosiddetti “pittori della domenica”, ma mai contro i grandi maestri. Una collettiva sulla linea figurativa e realistica nell’arte molisana è un atto dovuto alla storia della regione per fissare alcuni punti certi, per riscoprire maestri dimenticati e soprattutto per mostrare un’arte sempre attuale e mai anacronistica, fatta di sapere tecnico e progettuale ma anche di spiccate doti creative; è anche un’occasione di studio e di approfondimento su artisti significativi del Novecento. Oltre alle opere di artisti storici si sono voluti esporre anche i lavori di pittori che, pur nel perdurare delle correnti e degli “ismi”, non hanno mai abbandonato il pennello e la forma. La collettiva ha diversi pregi. Ha la pretesa di concentrare su poche pareti un secolo di arte molisana seguendo la linea della forma; vuol presentare una rassegna quanto più completa ed esplicativa degli artisti figurativi molisani, ovvero di quei pittori che maggiormente hanno indagato la raffigurazione, mostrando legami, derivazioni e ispirazioni; cerca di rivalutare contesti poco indagati dalla critica, mostrando un ambiente estremamente vitale e di forte spessore tecnico e qualitativo. Parlare della forma significa indagare l’intima natura dell’arte, capace di schiudere, nel gesto personale del rappresentare, la visione concreta e spirituale dell’artista chiamato a farsi carico del reale per comunicarlo all’esterno. Se l’astratto è tensione emotiva e riconfigurazione in chiave sintetica dell’idea, la costruzione sulla e intorno alla figura comporta un perenne agire sulla struttura interna del dipinto per veicolare, nello scontro tra immagine e percezione, una personale osservazione sull’unicità del mondo.

martedì 3 dicembre 2013

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano)”. Arte pubblica a Pesche

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta 
(ma pochi di essi se ne ricordano)” 

Bambini e artisti leggono il Presepe
Intervento d’arte pubblica nel centro storico di Pesche

A cura di
Tommaso Evangelista

In collaborazione 
con la scuola primaria di Pesche-Pettoranello

7 dicembre 2013 / 6 gennaio 2014

Inaugurazione 7 dicembre ore 17.00

Col patrocinio di
Comune di Pesche
Pro Pesche
I Presepi nel Presepe

Artisti partecipanti
Salvatore Amedei, Nino Barone, Giancarlo Civerra, Mariagrazia Colasanto, Lucia Di Miceli, Laura Luvi Fratangelo, Sara Iafigliola, Kunos, Manuel Malatesta, Cinzia Mastropaolo, Pop, Mauro Rea, Antonio Tramontano, Cristina Valerio, Veruska Ileana, Ivana Volpe

Con le installazioni di
Valentino Robbio

Luoghi
Le riproduzioni delle opere degli artisti saranno allestite lungo via di arciprete biondi, nel centro storico di Pesche. Nella sede della Pro-Loco, lungo le scalinate, invece, saranno allestiti i 16 disegni originali dei bambini oltre a tutti i disegni realizzati dalla scuola elementare di Pesche. Lo spazio accoglierà inoltre le installazioni di Valentino Robbio.


Presentazione

Nell’ambito della XIV edizione del concorso nazionale I Presepi nel Presepe organizzato dal comune di Pesche durante il periodo natalizio, e che vede il centro storico del paese trasformato in un museo a cielo aperto per l’installazione di presepi artistici e per la presenza di molte altre iniziative culturali, anche quest’anno si è voluta programmare una collettiva d’arte contemporanea. La formula, sperimentata con successo già nei precedenti anni, è quella di selezionare un tema specifico sul quale far lavorare gli artisti ed esporre l’opera realizzata, stampata su supporto da esterno, nel paese, per allestire una sorta di galleria urbana. L’intervento, che segue le dinamiche dell’arte pubblica, mira a riqualificare specifici spazi del centro storico e ad arricchire l’offerta “visiva” della manifestazione con uno sguardo al contemporaneo. Nelle precedenti edizioni si è lavorato sul concetto di famiglia (“La famiglia in vetrina. Ipotesi contemporanee sul concetto di unione”) e sull’idea del viaggio (“Quelli che vanno”), in riferimento a tematiche desunte dall’iconografia del presepe. Quest’anno, in collaborazione con la scuola primaria di Pesche-Pettoranello, si è scelto di lavorare con i bambini, come ricorda anche il titolo dell’evento che riprende una celebre frase di Antoine de Saint-Exupéry. Ai bambini di tutte le classi è stato chiesto di lavorare sull’immagine del Presepe, realizzando ognuno un singolo disegno legato ad un particolare personaggio o a un dettaglio della storia sacra. Di questi disegni sono stati successivamente selezionati 16 che a loro volta sono stati inviati ad altrettanti artisti. Gli artisti, in digitale o in “analogico”, hanno rielaborato il disegno del bambino offrendo una visione parallela e trasversale dell’opera, filtrata dal personale sentire. E’ emerso un mondo contemporaneamente onirico e vitale, corrispondente alle idee e ai segni dei piccoli ma capace di andare oltre, spingendosi per i sentieri delicati della forma, alla ricerca delle origini e di un senso intimo e interno che i disegni sembrano trattenere in maniera tanto immediata. La difficoltà degli artisti nel lavorare sulle opere dei bambini deriva appunto dal filtro che la società fa scendere sulla visione e sull’immaginazione, con conseguente smarrimento della purezza dell’idea, perché come riferiva giustamente Picasso «Tutti i bambini sono artisti nati, il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi». Nell’incontro (scontro) tra queste due modalità di osservare l’arte e il mondo, quella dei bambini e quella degli artisti, spesse volte si nasconde il segreto della grandezza espressiva di una poetica. Se il pensiero creativo infantile, infatti, è libero da sovrastrutture, legato esclusivamente all’immediatezza dell’osservazione, quello degli adulti, plasmato dall’esperienza e dalle convenzioni, può correre il rischio di smarrire la bellezza dell’innocenza e la grandezza dello stupore. Lo scopo della collettiva, quindi, seguendo la traccia iconografica del presepe, è stato quello di ripercorrere in senso inverso tale strada alla ricerca di archetipi e concetti che fossero quanto più possibili universali, alla scoperta di quel realismo naturale, frutto di schemi innati, e di quell’abilità visiva astratta che caratterizza tutta l’arte infantile e molte poetiche contemporanee. Anche la modalità espositiva, ovvero l’installazione delle riproduzioni delle opere tra i vicoli del borgo antico di Pesche, del resto, non fa che rimarcare la funzione itinerante dell’arte chiamata oggi più che mai a confrontarsi con gli spazi e con i luoghi dell’agire collettivo, nel tentativo disperato di salvarne il senso. Camminare è parlare, parlare è memoria, memoria è azione che permette all’individuo “teleoggettivo” e accecato di riterritorializzarsi, di riscoprire la propria tradizione e storia. Come scriveva De Certeau «ciò che spinge a camminare sono le reliquie del senso». E’ da queste reliquie, resti di tutte le finzioni del mondo salvate dalla purezza dei più piccoli, prendono origine le interpretazioni degli artisti. Opere alla ricerca di un senso nel singolare cammino nel mondo.

Tommaso Evangelista


dettagli





sabato 9 novembre 2013

Street Gallery 2 - Tag Experience - Collettiva di street art a Termoli




STREET GALLERY II – TAG EXPERIENCE
Artisti

DES - SMAKE - NORH - SMOH - MOE – MESS TOO - KUNOS - KENO -XEROX –CARTO – ICKS – POP – ZIGO – VOLPE - LUVI


9 / 21 novembre
Inaugurazione 9 novembre 18.30

Apertura
Tutti i giorni 18.30 / 20.30
Ingresso Libero

Officina Solare Gallery
Via Marconi 2, Termoli (CB)

A cura di Kunos e Tommaso Evangelista

[...] La comunicazione visiva di un messaggio avviene attraverso dei segni, delle lettere e delle immagini. La scrittura è uno dei primi sistemi di interazione, per elaborare e produrre un significato, ma è anche, se letta come semplice segno grafico, una forma espressiva indipendente dotata di una propria bellezza, regola e riproducibilità. La doppia valenza comunicativa della scrittura per il writer, estetica e nominale, permette l’intensificazione del significato attraverso la ricerca sul significante. Se è vero che tutte le scritture sono grafiche, è parimenti esatto dire che tutte le grafiche sono scritture. Un “pezzo” quindi non è mai né una semplice opera figurativa né tantomeno un testo, bensì una forma complessa e organica di comunicazione da leggere in una prospettiva diacronica. Le esperienze testimoniate nella collettiva, seconda edizione della rassegna sulla street art ospitata all’Officina Solare, sono diverse: si va dalla semplice tag a scritture più elaborate, dai disegni su supporti differenti a composizioni di lettere e parole fino ad installazioni concettuali, affrontando un discorso espositivo e visuale tutto incentrato sulla scrittura (e sull’azione dello scrivere) come elemento immediato di comunicazione e come settore fondante della street art. Tag, poesia visiva, lettering, decorazione, sono i campi di ricerca con l’idea di voler saturare l’ambiente attraverso l’ossessione della grafica e della compilazione, della vertigine della lista e dell’horror vacui. Se il segno (punto, linea e superficie), che diventerà disegno o parola, è il primo elemento grafico col quale abbiamo a che fare quando siamo bambini, la parola che diventa segno è un momento parimenti significativo, nel sistema contemporaneo dell’arte, per riflettere sulla durata e sulla fruibilità, sulla centralità del messaggio-comunicazione e sull’odierna iconoclastia. Come ci racconta Moe infatti «Sempre più spesso si apprezza l'effetto di un "murales" o di un fumetto/illustrazione fatto con gli spray, non considerando cosa c'è dietro: le basi per la diffusione del fenomeno "aerosol art" sono state poste da chi disegnava lettering. Senza i precursori che hanno generato questa fotta, oggi il 95% degli street artist non saprebbero cosa fare».

Tommaso Evangelista

domenica 15 settembre 2013

Immagine del Vespro - Arte sacra al Santuario dell'Addolorata


IMMAGINE DEL VESPRO
Il dolore e la speranza: arte sacra al Santuario dell’Addolorata


Centro don Nicola Lombardi, Santuario dell’Addolorata,
via Santuario 40, Castelpetroso (IS)
20 settembre – 26 ottobre 2013

Orari di apertura
da Lunedì a Venerdì 9.30-13.00 15.30-18.00
Sabato e Domenica 9.30-13.00 15.30-19.00

Con il patrocinio della
Regione Molise
Diocesi Campobasso-Bojano

Organizzazione mostra
Don Massimo Muccillo, Vicario Episcopale per il Santuario

Direzione artistica e curatela
Tommaso Evangelista, storico e critico d’arte

Organizzazione e coordinamento
Giovanni Antonioli, artista

Mostra fotografica Santuario dell’Addolorata
a cura di Officine Cromatiche fotoamatori Isernia

In occasione dell'inaugurazione della mostra IMMAGINE DEL VESPRO - arte sacra al Santuario di Maria Addolorata Di Castelpetroso - all'interno del Santuario Rodolfo Papa, pittore, teorico e storico dell’arte, rifletterà sulla specificità e l'identità dell'arte sacra. Interverranno Don Massimo Muccillo, Vicario Espiscopale per il Santuario, Tommaso Evangelista, storico dell’arte e curatore dell'esposizione. Rodolfo Papa è esperto del Sinodo, docente di Storia delle teorie estetiche presso la Pontificia Università Urbaniana, artista e Accademico Pontificio.

Programma:

ore 15.30 Conferenza Riflessioni sull’arte sacra
Prof. Rodolfo Papa
Docente di storia delle teorie estetiche, Università Urbaniana di Roma

Ore 17.00 Santa Messa

Ore 18.00 Saluti delle autorità
Apertura mostra

Evento della mostra su FB https://www.facebook.com/events/156024607939250/

La mostra Immagine del Vespro, organizzata da Don Massimo Muccillo, Vicario Espiscopale per il Santuario, e curata dallo storico dell’arte Tommaso Evangelista, prende il titolo dalle cosiddette Vesperbild, le piccole sculture in legno, nate in area tedesca nel 1300, che rappresentano la Pietà e il cui nome si riferisce all’uso, all’ora dei Vespri del Venerdì Santo, di meditare sulle cinque piaghe di Cristo morto che giace sulle ginocchia della Madre. Il legame, naturalmente, è con l’immagine dell’Addolorata come si è mostrata tante volte durante le apparizioni promuovendo anche un’iconografia del tutto nuova nell’emblematico gesto “sacerdotale” di offerta. Tale rappresentazione fu fissata sulla tela, per la prima volta, nel 1889 dal pittore romano Giovanni Battista Gagliardi e questa immagine, oggi in mostra, è diventata la riproduzione canonica degli eventi di Castelpetroso. Nell’esposizione si è voluto affrontare, allora, proprio il problema legato all’origine della prima immagine presentando tutte le opere presenti in Santuario che potessero ricostruire il percorso dell’icona. Parimenti si è voluto dare all’evento un taglio storico allestendo, per la prima volta, un percorso documentario sull’arte nel Santuario. Le opere di Amedeo Trivisonno (verrà presentata anche una pala d’altare, la Deposizione, tolta da una cappella per essere fruita in maniera più ravvicinata), di Marcello Scarano, di Alessandro Caetani (bozzetti della via Matris), della Famiglia Marinelli (calchi delle formelle del portale di sinistra), spesso bozzetti o studi preparatori o lavori fruiti per la prima volta lontano dal contesto liturgico, ci aiutano a ricostruire l’intera vicenda artistica del complesso monumentale che è stato l’ultima costruzione in stile neo-gotico ad essere completata in Italia. Anche i bozzetti della famiglia Chiocchio, di Oratino, che si occupò della lavorazione di tutte le decorazioni in pietra della chiesa, ci aiutano a focalizzare l’attenzione sull’importanza e la difficoltà dell’impresa, aprendo una parentesi su un settore, quello artigianale, spesse volte ignorato dalla critica. Unitamente alle opere legate al Santuario si è voluta arricchire l’esposizione presentando altri lavori dei maggiori artisti che vi hanno lavorato. Di Scarano, autore della Via Crucis del Santuario (in esposizione anch’essa), è stato esposto un inedito polittico con le storie di Cristo e altri soggetti sacri, tra i quali una splendida Deposizione; di Trivisonno, autore delle otto pale d’altare, è presentato invece un pregevole quadro sulla Sacra Famiglia e un’inedita opera giovanile, proveniente dalla chiesa di San Rocco di Carpinone, del 1927, probabilmente tra i primi lavori a tema sacro su tela e recentemente attribuita al pittore da Evangelista. Le opere di Rodolfo Papa, infine, oltre a testimoniare la continuità, in territorio molisano, della linea figurativa a soggetto sacro portata avanti prima da Trivisonno e poi dal suo allievo Leo Paglione, anch’egli in mostra, segnano un’apertura al futuro sia nell’iconografia (si veda la tela con l’Addolorata) sia nel patrimonio artistico della chiesa dato che lo splendido bozzetto per la decorazione della cupola va proprio nella direzione di un arricchimento, di bellezza e di teologia, del complesso. Infine, poiché deve rimanere sempre forte il legame tra la storia e il presente, si è dedicata una sezione alla collettiva d’arte. Una selezione dei migliori artisti molisani, pittori, scultori, ebanisti, che si sono confrontati con tematiche religiose o con la stessa immagine dell’Addolorata, ci aiuta a comprendere come il legame con le forme e la rappresentazione non deve essere mai smarrito se si vuol comunicare i messaggi dell’arte sacra autentica. Proprio la presenza di opere di grandi maestri locali, favorendo un interessante confronto di carattere storico e formale, conferisce autorevolezza e senso alle opere presenti in collettiva. I lavori selezionati, degni per l’indagine di un senso intimo che coinvolge la stessa idea del ruolo dell’artista nella società, ci raccontano del tentativo, con tutte le difficoltà legate al collasso del sistema artistico, di riappropriazione della struttura e del senso e, in linea generale, del “corpo” della pittura e dell’arte. L’esposizione di fotografie delle Officine Cromatiche, inoltre, dimostra come l’immagine del Santuario non perda mai il suo fascino e continui sempre, con la sua forma significante e le sue bellezze artistiche, a ispirare chi, per propria inclinazione, è alla perenne ricerca dell’aspetto, della luce e del colore. Lo studio nato in preparazione della mostra ha tentato di legare gli eventi delle apparizioni all’idea stessa di forma, analizzando l’iconografia (con i suoi modelli) e la fortuna critica dell’immagine dell’Addolorata; parimenti è stata fatta una ricerca mirata di fonti e documenti per ricostruire la storia artistica del Santuario, le tante testimonianze presenti nella chiesa e i diversi artisti che vi hanno operato, per dare una visione quanto più possibile organica dell’arte sacra in Molise come sintetizzata in questo luogo di fede. A conclusione l’idea di fondo dell’intera mostra, e degli studi, è stata quella di aver voluto creare, visivamente e concettualmente, una linea di continuità tra tutte le esperienze artistiche legate al Santuario per restituire una volta per tutte, alla critica e al fruitore, un fondamentale e purtroppo poco conosciuto frammento di storia artistica molisana.

giovedì 11 luglio 2013

Quinta Biennale del Piccolo Formato


QUINTA BIENNALE
DEL PICCOLO FORMATO

organizzazione: OFFICINA SOLARE GALLERY / CENTRO CULTURALE IL CAMPO

A CURA DI RINO CARDONE

con una testimonianza di TOMMASO EVANGELISTA

ARTISTI
Luca Alinari, Gianfranco Baruchello, Gastone Biggi, Ennio Calabria, Gaetano Carboni, Karmil Cardone, Nicola Carrino, Tommaso Cascella, Francesco Casorati, Christo, Michele Cossyro, Danilo De Mitri, Giulio De Mitri, Chiara De Iuliis, Cosmo Di Florio, Fabio Di Giannantonio, Pablo Ehaurren, ElleplusElle, Paolo Laudisa, Ettore Le Donne, Donato Linzalata, Sergio Lombardo, Carlo Lorenzetti, Lughia, Nguenya Valente Malangatana, Pompilio Mandelli, Gino Marotta, Vincenzo Mascia, Luigi Mastrangelo, Fabiola Mignogna, Ugo Nespolo, Hugo Orlando, Michele Peri, Luigi Petrosino, Lorenzo Piemonti, Concetto Pozzati, Renzogallo, Ernesto Saquella, Mario Sasso, Mario Serra, Salvatore Sebaste, Nazzareno Serricchio, Giacomo Soffiantino, Maria Teresa Sorbara, Mauro Staccioli, Antonio Tramontano, Valeriano Trubbiani, Wladimiro Tulli, Aldo Turchiaro.



13 / 25 luglio 2013

Inaugurazione sabato 13 luglio 2013 ore 22.00

OFFICINA SOLARE GALLERY
VIA MARCONI, 2 TERMOLI (ITALY)

apertura tutti i giorni 22.00 / 23.30



Rino Cardone. 

DINAMICHE DELL’”IPERSPAZIO AUTOPOIETICO” NELLE DIMENSIONI DEL “PICCOLO FORMATO”

La quinta edizione della “Biennale del piccolo formato” organizzata dell’Officina Solare Gallery di Termoli e dal Centro Culturale “Il Campo” di Campomarino si presta a una riflessione: sull’iperspazio delle opere di “ridotte dimensioni”, sulla contemporaneità artistica e sulle avanguardie creative, al tempo d’oggi. Essa si presta a questo genere di valutazione, non solo per l’attualità e la qualità delle opere esposte, ma anche per la piena rappresentatività degli artisti proposti e per il “processo di riduzione” della realtà immaginifica, attuato presentando, al pubblico, lavori di ridotte dimensioni.

In mostra sono opere di autori vari: ciascuno con un suo linguaggio, con una propria tecnica e con una specifica personalità artistica. Si passa dal figurativismo, all’informale, all’arte povera, abbracciando pure l’espressionismo astratto, il lirismo pittorico, l’astrattismo materico, la surrealtà magica e appariscente, la sensorialità visiva dei new media e il sinergismo, oggi, esistente tra la fotografia d’autore e i nuovi linguaggi creativi. I lavori proposti sono portatori di messaggi immaginari e immateriali, interfaccia tra il mondo chimerico, di sempre, che appartiene al pensiero dell’artista e quella realtà – tipica dell’arte contemporanea e delle avanguardie – divisa tra: una sempre più persistente applicazione della tecnologia, la riproducibilità tecnica, lo sbalordimento immaginifico, lametanarrazione linguistica e l’intertestualità creativa.

Quelle proposte sono delle opere d’arte molto stimolanti (sviluppate sulla “molteplicità espressiva” di un postmodernismo sempre più imperante, a livello di forme estetiche e di cultura di massa) che ben si prestano (sempreché si estendano le leggi universali della fisica, alle regole specifiche dell’estetica) a una riflessione: sui processi entropici (determinati dalla “semantica visiva”), sulle forze dissipative (indotte dal “messaggio immaginifico”) e sulle dinamiche autopoietiche (provocate da una “esperienza estetica” che, nell’epoca della svolta multimediale, si presenta in continuo movimento).

Per dimostrare questo teorema, occorre partire dall’assunto che nell’arte - come nella vita e nella storia - gli sviluppi si basano sulle “gestazioni”, profonde, ripetute, della realtà e, quindi, sulle lente “incubazioni” che subiscono le microenergie (intellettuali e materiali) che alimentano il mondo sensibile. Tali “gestazioni” del normale sviluppo della storia, si alimentano, in particolare, delle idee e dei fenomeni correnti, che a un dato momento, del tempo presente, subiscono una “impennata” profonda, violenta, capace di rinnovare verità, forma e sostanza, secondo la teoria espressa dal filosofo cileno Humberto Maturana.

Studi analoghi sono stati, pure, compiuti dal filosofo e pianista ungherese Ervin László (teorizzatore del punto di svolta della storia, da lui denominato come punto del caos) e poi, anche dallo zoologo e scrittore britannico Mark Ridley. I loro studi si pongono sull’onda lunga delle ricerche effettuate in origine (alla fine dell’Ottocento) dal naturalista britannico Charles Robert Darwin, i cui studi hanno impressionato, in maniera decisa e positiva, numerosi filosofi e studiosi di arte e letteratura, tra XVIII e XX secolo. E tra questi vi fu - tra i primi - il massimo esponente italiano della critica letteraria romantica Francesco De Sànctis, per il quale noi “concepiamo le cose, nel loro divenire, in relazione con le loro origini e con l’ambiente ove sono nate” e sempre per il quale “col progredire della civiltà, si moltiplicano gl’istrumenti dell’arte”.

Ne è un’interessante conferma, di queste due teorie del De Sànctis, la “Biennale del piccolo formato” - che si svolge nel Molise - dove la scelta delle opere, da parte dei curatori, è indirizzata verso lavori che esaltano la forma e la sostanza, all'interno di produzioni creative che (per le loro ristrette dimensioni) fungono da “accumulatori” di tensione estetica ed espansione stilistica. L’idea di fondo che ci piace perseguire - nell’illustrazione di questa mostra - è che tutto ciò che nell’arte si riconduce al senso del minuscolo e al valore dell’intimo, assume un aspetto amplificato di “meraviglia” e di “stupore” (nel senso dell’attribuzione del significato, dato al segno) e di “incanto” e di “stupefazione” (nel senso dello sviluppo espressivo dato alla figura, eseguita nel tempo e nello spazio). Tutto ciò si deve alle ridotte dimensioni di questi lavori, che non sono (ripetiamo: non sono) da interpretare come delle “opere preparatorie”, di altre ben più grandi, ma come “pezzi unici”, autonomi, esclusivi, destinati a essere fruiti per quel che sono, senza rimandi ad altre, possibili, “evenienze interpretative”.

Queste opere vivono – nella loro “assolutezza semantica” - in una sorta d’iperspazio estetico e di topos espressivo e significante, che rappresenta la bellezza tout court: la quale supera, a sua volta, il cronotopo della realtà (quello che s’identifica nella dimensionespaziotempo) concepito, quest’ultimo, tutt’intorno alle “estensioni geometriche” dellalunghezza, della larghezza e della profondità, cui si aggiunge (dal punto di vista estetico) la concezione di tempo assoluto e di tempo relativo (intesi, in questo caso, come “palcoscenico intellettuale” della proposta artistica). Possiamo riassumere, brevemente, questa idea nel pensiero del filosofo e scrittore tedesco Ernst Friedrich Schumacher, per il quale: “l’uomo è piccolo, e, pertanto, piccolo è bello”.

Ed è in questo concetto di alto valore umanistico dell’”uomo misura di tutte le cose”(volendo adottare la visione del filosofo greco Protagora) che sta il senso di un’arte non sviluppata per grandi dimensioni e che – esprimendosi intorno al “senso del ridotto” - sollecita lo spettatore a riflettere su un altro, altrettanto importante, teorema estetico, quello espresso dallo scrittore, storico dell'arte e psicologo tedesco Rudolf Arnheim, secondo il quale "qualunque cosa la mente umana si trovi a dover comprendere, l'ordine ne è un’indispensabile condizione". E la parola “ordine” – com’è noto - è sinonimo di equilibrio, compostezza, armonia e precisione, che riscontriamo nelle opere d’arte che sono presenti in questa quinta edizione della Biennale, molisana, del “piccolo formato”.

Questa stessa parola, ordine, fa il paio (dal punto di vista semantico e per quanto attiene le “espressioni creative” più in generale) con altri tre termini: stile, tecnica eformato, che sono, poi, le tre variabili dipendenti che contraddistinguono un’opera d’arte. Queste tre variabili dipendenti rispondono, a loro volta, alle leggi dell’estetica e alle modificazioni che subiscono, a mano a mano, le norme espressive, nel dipanarsi dei linguaggi creativi, all’interno della storia dell’arte. Quest’aspetto conferma che nell’evoluzione dei registri creativi e delle linee immaginifiche delle arti visive (pittura, disegno, fotografia, multipli d’autore ed espressioni multimediali e digitali) si passa, di continuo, da delle condizioni di stile già acclarate e formalizzate, a delle nuove espressioni di eleganza e di bellezza: che poi otterranno, in un secondo momento, una loro piena ufficializzazione nel campo della storia dell’arte.

E lo stesso accade in quei “percorsi evolutivi” che contraddistinguono la realtà etnoantropologica: nella quale si passa da una situazione di ordine prestabilito, a una dimensione di apparente confusione e disordine che prelude, a sua volta, a una condizione di trasformazione e cambiamento. Questo è ciò che accade, non solo nella società e nell’arte (sosteneva, al riguardo, lo storico dell’arte Ernst Hans Josef Gombrich che “l'arte nasce dall'arte e si sviluppa in alcune situazioni problematiche, alle quali l'inconscio dell'artista si adegua e contribuisce”) ma anche in natura, dove questo “fenomeno evolutivo” è spiegato con la teoria dell’entropia delle sorgenti, che governa lo sviluppo di un universo in continua trasformazione. Si passa, cioè, da stadi precedenti acondizioni conseguenti, di sempre maggiore stabilità, sfruttando lo “sconvolgimento” che si crea ogni qualvolta, si passa da una precedente condizione di equilibrio a uno stadio evolutivo superiore. Il passaggio intermedio - di tutto ciò - è una situazione di “scompiglio” transitorio che genera, di conseguenza, quelli che saranno gli assetti futuri e le nuove armonie della rinnovata condizione dell’essere.

Nel campo dell’arte, l’entropia - cui è sottoposto tutto il “sistema dell’effimero” - risponde a tre “gradi esperienziali”: l’estetica, la semantica e la pragmatica, che sono anche i tre codici valoriali che ritroviamo – tutti quanti - nelle opere degli artisti che espongono a questa quinta edizione della Biennale, molisana, del “piccolo formato” (guidata, da anni, dall’artista Renato Marini, cui si è affiancato - per l’edizione di quest’anno - un altro artista, Nino Barone).

A margine di queste considerazioni ricordiamo, anche, che all’estero, si svolgono due iniziative similari a quella del Molise: una a Maracay, in Venezuela e un’altra a Chamalieres, in Francia, dov’è rivolta una specifica attenzione alla tecnica dell’incisione. A Couvin, nel Belgio, è stato allestito, invece, un Museo, dedicato al “piccolo formato”.

Mentre in Italia crescono, di anno in anno, le attenzioni e le manifestazioni dedicate alle “ridotte dimensioni” delle opere d’arte. Va senz’altro ricordata, a questo proposito, la manifestazione intitolata “13 x 17: 1000 artisti per un'indagine eccentrica sull'arte in Italia”che si è svolta a latere della 51^ Biennale di Venezia (del 2005) a cura del critico d’arte Philippe Daverio e del gallerista Jean Blanchaert (che è entrata, ora, a far parte delleCollezioni d'Arte della Fondazione della Cassa di Risparmio di Bologna).

Di grande interesse risultano, anche, essere altre due iniziative dedicate, in questo caso, alla mail art. La prima si svolge a Morgano (in provincia di Treviso) in collaborazione con la Bienal Internacional Guarulhos do Pequeño (Brasile) e con l’Associazione Culturale Art Gallery Museum “NabilaFluxus” di Treviso. L’altra iniziativa - sempre indirizzata a proporre il linguaggio della mail art - si svolge a Montalbano Jonico (in provincia di Matera) dove a fare da modello di un Museo internazionale d’arte contemporanea, è stato costituito (sotto la guida dell’artista Giuseppe Filardi) uno Spazio Permanente, dedicato a “Melchiorre da Montalbano”: architetto e scultore, attivo nell’Italia meridionale dalla metà del Duecento.

Sempre dedicata al “piccolo formato”, è la proposta “partorita” - nella primavera del 2003 - dallo Spazio Zero di Gallarate (in provincia di Varese) dove l’Associazione Liberi Artisti ha realizzato un’interessante esposizione di opere 25x25. Ricordiamo che quest’associazione è stata fondata, nel 1977, dal pittore Silvio Zanella, al cui nome si riconduce la “Fondazione-Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea” che ha dato luogo al Museo del MAGA di Gallarate. Dopo la morte di Silvio Zanella (avvenuta nel 2003) l’Associazione Liberi Artisti è stata guidata dall’artista Marcello Morandini, cui si è affiancato, di recente, un altro operatore estetico, Ettore Ceriani.

Dal 1999 opera, invece, a Bologna l’Associazione culturale, no profit, “Piccolo Formato” che, negli anni, ha sviluppato numerosi progetti artistici e culturali, collaborando con artisti e fotografi impegnati in diversi ambiti creativi, avvalendosi del supporto di enti e istituzioni pubbliche.

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