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mercoledì 25 ottobre 2017

S)Confini – Impressioni al margine: Peri, Robbio e Tramontano


È terminata pochi giorni fa, lo scorso 18 ottobre, la mostra (S)Confini – Impressioni al margine, organizzata e promossa da ARATRO – archivio delle arti elettroniche – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Università degli Studi del Molise – Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione e dalla Galleria Gino Marotta, che ha visto protagonisti gli artisti molisani Michele Peri (1947), Valentino Robbio (1958) e Antonio Tramontano (1965) fra le sale del 2° edificio Polifunzionale dell’UniMol di Campobasso.

Curata da Lorenzo Canova, Piernicola Maria Di Iorio e Tommaso Evangelista l’esposizione ha voluto stimolare, attraverso le eterogenee ricerche dei tre artisti, riflessioni sul tema del confine e del suo superamento...

(continua su Rivista Segno)

venerdì 12 febbraio 2016

LUVI - Sogni di Chemio

Su La Stampa dell'11 febbraio un bellissimo articolo di Luca Bergamin sulla ricerca dell'artista molisana LUVI

"I miei Sogni di chemio graffiti contro il cancro"

Laura Fratangelo: la bellezza antidoto al male

Datemi un muro di ospedale e ne farò un giardino, una foresta, un mare per far sorridere i malati di tumore». Laura Fratangelo, in arte Luvi, 28 anni, street artist emergente, conosce bene sia i reparti di chemioterapia che la malattia. «Vivo a due passi dall'Ospedale fiorentino di Careggi e ho avuto tanti famigliari che hanno dovuto affrontare quel calvario, tra cui una zia che accompagnavo sempre nei cicli di cura. Parlando con lei, gli altri pazienti, i loro familiari e anche con chi ha perso una persona amata per colpa del cancro, ho scoperto che molti di essi sognano spesso durante la chemioterapia che il male sia simboleggiato da un animale. Mi hanno parlato di pescecani, grossi pellicani, fenicotteri giganteschi, balene che spalancano fauci e becchi. A questa immagine di paura che prende forma nel loro subconscio, si accompagna quella di prati pieni di fiori di campi, giardini di piante rigogliose, paradisi subacquei abitati da pesci colorati , luoghi mentali in cui i malati trovano un po' di pace. Così ho cominciato la serie di pitture murali intitolata Sogni di Chemio, sperando che possa contribuire un poco ad alleviare la sofferenza». Il Primo art work «curativo» si trova nei pressi di Certaldo, nella campagna toscana, sotto un viadotto e rappresenta una ragazza che abbraccia una grande oca, porta sul capo la cuffietta che si indossa durante la chemioterapia, dalla quale spuntano pesci bianchi e rossi. Nel murales realizzato da Luvi alla Polveriera di Firenze fa la sua comparsa quel pellicano che l'artista molisana è solita ingrandire a dismisura e accostare a figure femminili rinascimentali. «Il mio scopo è rappresentare la bellezza anche in una situazione di dolore perché penso che possa aiutare. Dai dialoghi coi malati – prosegue Laura, che è una dei pochissimi street artist diplomata in pittura, nel suo caso all'Accademia di Belle Arti di Firenze - ho capito che un'iconografia meno tragica non sminuisce la gravità della malattia. Dà loro speranza vedere che il tumore è un fenicottero candido o un pappagallo esotico perché così immaginano che la bellezza del vivere, anche in un momento così duro, non li ha abbandonati del tutto, ma li sta aspettando, è presente anche in quella fase». Per questo Luvi vorrebbe «che gli ospedali mi dessero la possibilità di rappresentare le mie opere sui muri esterni e le pareti interne. Potrei farlo illegalmente, ma il messaggio sarebbe più forte se potessi lavorare alla luce dei sole, davanti a tutti, specie ai malati e ai loro familiari . L'opera di street art, infatti, è una grande responsabilità perché ti sbatte addosso la sua verità, sta lì davanti agli occhi di tutti, appartiene alla collettività, quindi non puoi mentire. E poi c'è il contatto con la gente che ti osserva mentre lavori trasmettendoti entusiasmo».





martedì 11 febbraio 2014

Il Novecento molisano in mostra alla Galleria Artes di Campobasso: “Ritorno alla forma – la linea figurativa e realistica nell’arte molisana del novecento” - Paolo Giordano


Nella Galleria Artes di Campobasso, quasi a volerne festeggiare nel migliore dei modi il primo anno di vita, è stata allestita la mostra “Ritorno alla forma – la linea figurativa e realistica nell’arte molisana del novecento”. 
L’importante evento, curato da Francesca Della Ventura e Tommaso Evangelista, analizza quella che potrebbe essere ritenuta l’unica autentica linea artistica molisana, riunendo –per la prima volta– tutti i grandi pittori figurativi che hanno operato in Molise.
Tale “corrente” è generalmente ritenuta anacronistica, eppure la mancanza di legame con le “avanguardie” (che ben tardi arriveranno in Regione grazie al Premio Termoli) ha caratterizzato la cultura locale, non tagliando fuori il Molise dal panorama nazionale, bensì consentendo la nascita di una vera e propria Scuola, quella di Campobasso.
Fu il compianto Lino Mastropaolo a coniare tale definizione riferendosi al gruppo di artisti che si ispira a Trivisonno, o che ne sono stati allievi, o che, comunque, ne hanno subito influenza.
Unitamente al Maestro Amedeo, un talento “fuori dal tempo”, ma pienamente inserito nella Storia dell’Arte Italiana, è stata parimenti determinante un’altra personalità totalmente diversa: il bohemien Marcello Scarano.
Insomma, è offerta al visitatore (dal 21/12/13 al 12/02/14), in un ambiente di forte spessore tecnico e qualitativo, una rassegna completa ed esplicativa dei figurativi molisani. 
Le opere sono atemporali e con una valenza universale. In esse si riscontra l’attenta ricerca formale e la cura di quei valori che sono alla base della buona pittura.

Aprono la mostra i quadri di D’Attellis tra i quali la “discarica” in cui la Venere di Urbino del Tiziano viene deposta (all’ombra del Monforte) su un camion della nettezza urbana: inquietante ed inconfutabile icona della furia iconoclasta della nostra epoca.
Un autentico scoop le opere dell’isernino Ucciferri, cariche di sensualità ed analisi dell’identità della persona, che da oltre 5 anni non erano ammirate da un pubblico. 
Particolare l’accostamento di due “crocifissioni”: quella di Pettinicchi, con la sua struggente distorsione dei corpi, e quella di Oriente che, memore dei toni espressionistici del Pettinicchi, caratterizza la scena con una variegata e grottesca umanità.
Fresche e vitali le sculture di Manocchio, d’effetto il neorealismo di Genua, di grande qualità la pregevole produzione di Paglione, còlto negli aspetti più intimi e nascosti del suo religiosissimo animo.
L’unica presenza femminile è la milanese Gilda Pansiotti, molisana d’adozione, che dopo aver esposto nella Berlino degli anni ‘30 ed in diverse biennali organizzate durante il “ventennio”, si innamorò della XX piccola regione. Sua una serie di costumi popolari: nei locali di Artes la “donna col costume di Frosolone”.
Affascinate, infine, il dialogo tra i due Maestri i cui capolavori sono collocati nello stesso spazio gli uni di fronte agli altri.
Scarano sia con la sua pennellata densa, che si rifà alla Scuola Romana, e sia con l’inconfondibile tratto quasi impressionista.
Trivisonno (anche) con un autoritratto che richiama proprio la tecnica di Marcello Scarano e con un sorprendente bozzetto “barocco” (Natività), in cui le figure emergono, estratte dall’ombra, grazie ad un sapiente uso del pennello.
Nell’ultima sala due autori in cui si concretizza una sorta di epilogo. Di Toro che, ispirandosi a Guttuso, incarna l’ultima propaggine di realismo sociale ed il romano Papa che, avendo affrescato la Cattedrale di Bojano, rappresenta la continuità dell’Arte Sacra in Molise, di cui Trivisonno e “l’allievo” Paglione sono gli indiscussi capiscuola. 
Parrebbe, quindi, che la Mostra si concluda con un interrogativo sulle incertezze del “domani”: quale sarà il prosieguo della linea figurativa e realistica nell’arte molisana?


Paolo Giordano su il Quotidiano del Molise




martedì 14 maggio 2013

Antonio Pettinicchi, lui è il Molise. Omaggio all'artista

A conclusione della personale di Pettinicchi alla galleria Artes di Campobasso un interessante articolo del giornalista Paolo Giordano.

E’ oramai prossima alla conclusione (11/05/2013) la mostra “Antonio Pettinicchi – lui è il Molise” allestita nella Galleria Artes di Campobasso; curatori Silvia Valente e Tommaso Evangelista.
L’evento, che ha riscosso notevole successo di pubblico e critica, è un doveroso omaggio ad un indiscusso genio creativo rivelatosi fondamentale per la città di Campobasso, avendo tracciato una strada maestra percorsa dalla maggior parte delle successive generazioni di artisti. Come insegnate, poi, ha coinvolto ed appassionato centinaia di studenti e discepoli. Infine (con Marotta e Pace) ha per lungo tempo assolto il compito di accreditare “all’esterno” l’esistenza di una cultura artistica regionale.
Negli spazi di viale Elena sono state esposte sia incisioni (in un’affascinante retrospettiva) che dipinti (gli ultimi anni fino al “conclusivo” 2009). Le prime, selezionate da una produzione incisoria tra le più prolifiche della seconda metà del novecento (circa 600 lastre), abbracciano il vasto periodo dal 1949, anno dell’esordio, al 1995.
Pettinicchi, allievo di Lino Bianchi Barriviera, uno dei più grandi maestri del secolo, con questa tecnica ha ottenuto le maggiori soddisfazioni professionali, partecipando ad importanti manifestazioni sia nazionali che europee.
Temi ricorrenti sono la sua terra, quindi il mondo dei contadini contraddistinto dal proprio bagaglio di miseria, sofferenza, fatica… e dignità. Anche nella produzione pittorica si ritrovano gli stessi argomenti a lui tanto cari, ma è possibile ammirare addirittura una “crocifissione”.
Autentica rarità essendo pochissime le opere di arte sacra, di cui è estremamente geloso e tutt’altro che incline a condividere con il pubblico.
La sua complessa formazione di pittore cominciò quale allievo di Amedeo Trivisonno che, avendolo alunno al Magistrale, ne scoprì le doti incoraggiandolo: “tu in questa scuola non ci devi stare, devi fare l’artista!”Dopo l’esordio come “figurativo” sviluppò in maniera precisa e marcata il suo “segno” per merito di Emilio Notte (di formazione futurista), il più importante artista napoletano del dopoguerra). In seguito pur rimanendo nell’ambito della figurazione, con il tempo, riuscì a “trasformare la figura umana”. E’ questa la sua caratteristica principale: grazie al pennello ed ai colori mostrare contemporaneamente l’esterno (sembianze fisiche) e l’interno (realtà interiore) dei soggetti raffigurati. Necessarie ovviamente una valida conoscenza dell’anatomia nonché una sconvolgente capacità di scavare nel profondo dell’Animo.
La storia artistica ed umana di Antonio Pettinicchi, che sarà possibile “indagare” con una monografia di prossima pubblicazione (Regia Edizioni), permette di scoprire un Molise culturalmente vivo, attraversato e scosso da accesi dibattiti artistici, oggi impensabili nel guardare l’attuale sonnacchiosa realtà. All’epoca si era al passo con l’andamento dell’Arte in quegli anni: sperimentazione e ricerca erano le stesse sia in provincia che nel resto della nazione. Non emulazione, bensì un’empatia che permise alla nostra Terra di essere “trasportata” sulle tele con uno stile inconfutabilmente “contemporaneo”. A testimonianza di quei fermenti, all’interno della mostra, un asterisco dedicato al celebre “Gruppo 70” (Pettinicchi, Massa, Mastropaolo e Genua).
Vasta ed incontenibile, insomma, risulta la personalità del Maestro. L’unico ad essere riuscito nell’impossibile sintesi della sua Arte è stato Armando De Stefano, compagno d’accademia ed amico personale: “Pettinicchi ha la sua terra nel sangue, nel pennello, nel colore e, cosa più vera, esprime il dolore del suo popolo con un disegno forte e netto, da pittore autentico che si identifica col prossimo. Lui è una natura via, lui è il Molise”.

lunedì 15 agosto 2011

Marchen: il Molise si mette in mostra



di Marilena Rodi su L'INDRO

Intervista con il curatore Tommaso Evangelista. "La nostra regione, un laboratorio trascurato"

“Märchen è il racconto fantastico e irreale, la fiaba, tratta dal ricco patrimonio orale e scritto della fiaba popolare tedesca che pone le basi della fioritura del Märchen quale genere letterario, prediletto, del Romanticismo”. È quello che si legge nel catalogo della mostra’Märchen’ dal Molise a cura di Tommaso Evangelista, conclusa da poco a Termoli, una cittadina della ’periferia molisana’ con la serena ambizione di offrire una proposta culturale che si collochi nei principali itinerari da praticare. Quelli della rivoluzione concettuale. Infatti si legge ancora: “Cercarono il riscatto dei popoli oppressi, la funzione formativa della storia, l’eterna irrequietezza, la vera poesia che viene dal popolo il quale ignorava estetiche e letterature. Il nostro Märchen vuole essere questo, riproposto in chiave di Arti figurative con tutti i limiti e la necessaria modestia, nel rispetto delle predisposizioni di ciascun operatore delle arti visive”.

A mostra conclusa, abbiamo approfondito la proposta-sfida con il curatore, Tommaso Evangelista (le opere esposte sono di Cristina Valerio e Nazzareno Serricchio).

Il Molise è una regione tutta da scoprire. Che tipo di realtà affronta l’arte contemporanea? 
L’ambiente artistico molisano è incredibilmente vario e sfaccettato anche se pochissimo conosciuto; molti valenti giovani si stanno affermando a livello nazionale mentre continuano a operare gli artisti “storici” che tanto si sono battuti, dagli anni Sessanta, per svecchiare un’arte legata ancora ai ’pittori della domenica’. Pesa la mancanza di gallerie d’arte (e galleristi) e centri per l’arte contemporanea che spingano sulle riviste specializzate e sulla stampa di settore, pertanto la regione si colloca alla periferia di un sistema, quello italiano, che è già periferia del sistema anglo-americano. Questa è stata la risposta di Politi a una mia mail nella quale mi offrivo come collaboratore dal Molise per Flashart: “Riteniamo che nella tua regione non ci siano eventi che possano rientrare nel nostro interesse”. Ma naturalmente è una risposta che ci può stare in quanto l’arte contemporanea punta quasi esclusivamente sul mercato e non sulle declinazioni regionali. Pesa naturalmente l’endemica mancanza di fondi per la cultura, l’assenza di politiche culturali che vadano oltre le sagre e le fiere e lo scarso riconoscimento professionale della figura del critico. L’evento più significativo è il Premio Termoli, giunto quest’anno alla 56° edizione, ma ci sono altre piccole realtà di indubbio spessore: il museo diffuso diCasacalenda, le collettive Fuoriluogo nello spazio Limiti Inchiusi di Campobasso, le attività dell’Aratro, un piccolo spazio ricavato nella Facoltà di Lettere dell’Università del Molise e gestito dal prof. LorenzoCanova insieme agli studenti del suo corso di arte contemporanea, le attività dell’Officina Solare, una galleria gestita da un’associazione che, senza alcun finanziamento pubblico, è attiva sul territorio con un ricco programma di eventi, e poi le tante collettive e personali organizzate nei vari paesi dove si cerca, con quattro soldi, di restituire un minimo di serietà all’evento. Detto questo vedo delle grandi potenzialità e margini di sviluppo anche per la presenza, sul territorio, di tanti giovani studiosi.

Prolifera in Italia la produzione di opere ’site specific’: è un po’ un modo per riportare alla territorialità della conoscenza anche l’investimento intellettuale dei giovani artisti (e non), in sostanza, per non disperdere il patrimonio culturale di un luogo?
Una delle caratteristiche dell’arte contemporanea in Molise è che gli artisti ’storici’ sono sempre stati legati al territorio e ciò lo si intuisce dalle loro opere, opere realizzate con materiali poveri, della “terra”, legate a un inconscio collettivo magico e rurale, con una forte carica di denuncia sociale o documentazione. Oggi va molto di moda il termine glocale e a riguardo si sono realizzati in regione eventi che andavano in questa direzione, verso un recupero delle origini e del passato con un occhio al mondo; è una tendenza che ritrovo, tra l’altro, in molti settori della cultura dove, dopo l’ubriacatura per una globalizzazione cieca e spietata, si cerca di correre al riparo ritornando al locale e preservando le specificità dei luoghi. Questa tendenza, in arte, è più sfaccettata perché i linguaggi sono molteplici e non sempre comprensibili a una prima lettura. Le opere ’site specific’ non dovrebbero essere realizzate per il territorio ma in accordo con esso altrimenti si corre il rischio di cadere nella maniera e nel fraintendimento. Del resto l’autenticità che trovo nelle opere degli artisti ’storici’ non riesco a trovarla nei giovani, come se si fosse persa quella sincera voglia di seguire la propria ’ingenuità’; ma la colpa non è certo loro quanto di un sistema che non ha saputo investire su di loro costringendoli a scappare e a rinnegare le proprie origini.

Parliamo della mostra Märchen dal Molise inaugurata il 23 luglio. Il märchen, un genere letterario tradotto in proposta figurativa. Perché? 
L’idea nasce dal maestro Nazzareno Serricchio e dal suo amore per la letteratura; nasce in particolare da un testo, una raccolta di racconti romantici tedeschi. In queste pagine viene rielaborata, da scrittori del calibro di Hoffmann e Schlegel, la lunga tradizione delle favole germaniche tanto legata al fantastico e all’irrazionale. Nella letteratura cominciano a entrare i temi del sogno, dell’inconscio, del mistero, della donna come figura seducente e fatale. Si è tentato allora di tradurre questi stimoli in arte lavorando quasi esclusivamente sul segno. Le opere, più che raccontare, trasferiscono in figura delle impressioni che prendono forza e consistenza grazie al rigoroso lavoro del maestro capace di creare oggetti materici e tridimensionali. Tali enigmatiche forme, che debbono molto all’architettura della modernità, decostruiscono le parole per ricomporle in tracce. Come i romantici hanno ripudiato la fredda ragione degli illuministi cercando la genuina poesia del popolo e il riscatto degli oppressi con autentica irrequietezza e voglia di ribellione, così l’artista, avendo in mente il Molise e le sue vicissitudini, anche attuali, ha cercato di rendere il malessere e il disagio di una terra sottoforma di racconto, non smarrendo i valori etici e morali comuni a molta arte del passato. Per contrasto nella mostra trovano una loro dimensione anche i lavori di Cristina Valerio pieni di poeticità, romanticismo, umanità in cerca di desiderio e liberazione.

Ritiene che l’arte contemporanea oggi sia contaminata da una volontà egemonica in qualche modo di parte? Oppure semplicemente non ha gli spazi giusti per poter esprimere l’indagine sociale, e che quindi cerca di imporsi scavalcando i ’riti consueti’? 
Con la fine delle avanguardie l’arte ha ceduto buona parte dello spazio culturale che si era andata cercando. Tutte le teorie dell’arte, prodotte dalla fine dell’Ottocento fino a oggi, hanno reclamato il diritto sacrosanto dell’artista di autodeterminarsi; tale libertà, però, è stata fagocitata dal mercato sempre pronto ad appoggiare linguaggi settoriali che non aprono orizzonti di senso ma giocano su “trovate” più o meno efficaci. L’idea che l’arte debba attuare un’azione di indagine sociale, poi, è un falso mito che risale al romanticismo; l’arte deve veicolare il bello attraverso l’utile e in questo modo agire sull’individuo. Il sistema della cosiddetta “produzione culturale” è incapace di creare valori che non siano meramente economici pertanto si avverte la mancanza non tanto degli spazi giusti quanto dell’onestà intellettuale di cercare la qualità e non il mercato, di lavorare in accordo con gli artisti e non con i galleristi, di puntare alla Storia e non al presente. In regione, poi, mancano anche gli spazi e ogni manifestazione diventa ancor più difficile in quanto è come se ogni volta si dovesse ripartire da zero.

Assistiamo un po’ al tutto e contrario di tutto, come è la nostra società attuale del resto. Lei cita ’Lo spirito del mondo’ di Hegel: come si relaziona al nostro mondo contingente? 
Non a caso Danto parla di “fine dell’arte” collocando questa fine nel momento in cui l’arte cessa di essere qualcosa di definito, inserito in una cornice narrativa e storica, per diventare un fenomeno “liquido” e non classificabile. Oggi infatti, nell’assenza di ogni riferimento e struttura, tutti i linguaggi sono uguali e pertanto tutti sono relativi e consumabili all’infinito e non c’è più differenza tra sostanza e idea. Hegel parla di “spirito del mondo” nell’ambito della filosofia della storia ma è già inserito nella modernità, ovvero nell’esaltare lo Spirito non fa che celebrare la coscienza di sé che si esprime nella libertà. In quest’ottica lo Spirito del mondo diviene Spirito del popolo con tutte le conseguenze viste nel Novecento. Anche l’arte che si trasforma in coscienza di sé diventa filosofia in quanto non più rivolta alla realtà ma all’indagine dei suoi meccanismi eall’autodefinizione. Proprio da Hegel, infatti, nascono molte teorie critiche del Novecento che tentano di definire cosa sia oggi l’arte o se alcune opere siano o meno arte. Il ’tutto e contrario di tutto’ deriva appunto dalla tale relativizzazione che, se vogliamo, rispecchia pianamente le dinamiche di una società ’orizzontale’.

L’artista è un po’ la sonda intelligente della società. Lei scrive nella presentazione: “Tocca agli artisti farsi promotori di un ritorno all’uomo, pur con le dovute difficoltà. D’altronde la vista è per i romantici l’organo più facile da illudere”.. 
La figura dell’artista è stata per secoli una figura essenziale nella società in quanto si faceva garante della diffusione, attraverso la bellezza delle immagini, dei suoi valori. Naturalmente non agiva da solo ma aveva alle spalle uomini di cultura (i committenti) capaci di riflettere per il bene della società (polis o comune). Oggi, mi pare, tutto questo si sia perso nell’eccessiva ed egoistica voglia dell’artista di apparire attraverso la novità o la sensazione, attuando quindi sempre più violente azioni di rottura e non ponendosi mai in continuità con la Storia e la tradizione. A riguardo vorrei consigliare ai lettori una rubrica che il prof. Rodolfo Papa tiene su ’Zenit’ e che si intitola ’Riflessioni sull’arte’, dove vengono sviscerate molte dinamiche dell’arte contemporanea. Basti del resto prendere il caso delle Archistars che non lavorano più sul contesto ma realizzano spazi totalmente alieni alle città e che non sono altro che l’esaltazione smisurata del loro ego. Appunto perché la vista è l’organo principale della fruizione, e quindi il più facile da illudere, bisognerebbe cercare di coltivarlo e nondistruggerlo. La perdita dell’ingenuità (visiva) e della possibilità di essere sorpresi è del resto tra gli eventi più gravi della società del consumo. 

sabato 23 luglio 2011

Viaggio nelle terre del centro-sud: alla scoperta delle specialità molisane - di Gemma Pranzitelli

Ottimo articolo di Gemma Pranzitelli, redattrice di exibart, che traccia un sunto della situazione dell'arte contemporanea in Molise, con molti spunti sui quali riflettere e segnalazioni.

(Fonte: exibart)

Infatti qualcosa già si muove nel 'silenzioso' Molise. Exibart ha scovato alcune realtà che brulicano dalle zone della 'transumanza' fino alla spumeggiante costa azzurra di questa "micro” regione che ha voglia di mostrarsi anch'essa, in punta di piedi, nel panorama dell'arte contemporanea italiano, ma anche (perché no?) internazionale, con nuove collaborazioni e progetti. Andiamo pertanto a conoscerne i protagonisti e i luoghi piú caldi e attivi. Partiamo con la rappresentante per eccellenza del pop surrealism molisano,Emanuela de Notaris (Termoli-CB-, 1977) che nonostante abbia vissuto per 10 anni a Roma e a Barcellona, ha organizzato vari eventi in Molise collaborando con tutte le realtà piú interessanti. Esempi? FUORILUOGO 14 INTERRELAZIONALE (dal 12 dicembre 2009 al 7 gennaio 2010, mentre l’edizione numero 15 ha avuto luogo dal 18 Dicembre 2010 al 23 Gennaio 2011 con il titolo ‘Una regressione Motivata’), che ha curato insieme a Silvia Valente, svoltasi in due sedi (Galleria Limiti Inchiusi arte contemporanea in via Muricchio 1, fondata nel 1994 a Campobasso, e la Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Termoli) dove ha portato tra gli altri artisti come Emilio Fantin e Cesare Pietroiusti. Per 'Molise Cinema', Emanuela De Notaris ha realizzato videoinstallazioni nel centro storico del paese. Per l’edizione 2011 l'evento si svolgerà sempre a Casacalenda (dal 2 al 7 agosto), cittadina che tra l’altro vanta anche un museo all’aperto d’arte contemporanea ovvero "Kalenarte” che propone artisti di spessore come Varotsos, Nagasawa, Colaianni , ed anche una bella collezione permanente. Ma l'artista De Notaris é nota anche per essere la creatrice di 'Art Shake', il primo festival di arti visive e performative in Molise a presentare artisti giovani e innovativi, che ha poi esportato a Roma e a Berlino. Attualmente Termoli é la sua base operativa (snobbando volontariamente il sistema galleristico romano), e sta portando avanti un progetto in collaborazione con Luca Mastrangelo, "L-ama”, che lega insieme i suoi disegni e le parole dell'autore, e uscirà sul web con un simpatico progetto interattivo. Luca Mastrangelo, oltre ad aver co-curato Art Shake a Roma ed aver scritto per il teatro sperimentale da anni, ha aperto una ditta a Santa Croce, la 'Baku-arte' con complementi d'arredo realizzati da artisti.
Luigi Mastrangelo (S. Croce di Magliano- CB-, 1958, figlio d'arte: il padre novantenne, è un pittore di paesaggi e scene rurali) è invece uno degli esponenti della pittura mediale ed amico di Ontani. Nonostante sia abbastanza noto a Bologna, è molto legato a S. Croce, tanto da essere riuscito ad aprirvi un museo di arte contemporanea, il "Sacrocam" ( S. Croce Contemporary Art Museum), che presenta opere di noti artisti italiani come Tano Festa, Luigi Ontani e Karin Andersen. Altra realtà interessante ancora una volta a Santa Croce, è il gruppo di teatro sperimentale Abraxas (Nicola Macolino, 1974, e Azzurra De Gregorio, 1985, originaria di Termoli), in passato coinvolti in "Art Shake e Re/Generation” per cui hanno realizzato delle performances. 


L’artista concettuale Michele Mariano (nato a Montagano), dopo anni passati a Bologna e tanti progetti con Luigi Mastrangelo (tra cui l'apertura di 'Cabaret Voltaire' negli anni ‘90), è tornato in Molise dove collabora con varie realtà tra cui "Provvidenti Borgo della Musica”: progetto che ha permesso ad uno dei comuni piú piccoli d'Italia di diventare un laboratorio stabile per permettere ad artisti e musicisti ( emergenti, noti e medio/noti) di sperimentare e creare nella calma e nel "silenzio” della campagna di Provvidenti (epicentro nel 2002 del terremoto che colpí gravemente anche San Giuliano di Puglia). Mastrangelo ha organizzato inoltre un importante festival della creatività molisana a Faifoli, il KMF, un innovativo short event che si svolge presso il polo museale a Faifoli, vicino Montagano, con un ricco programma di eventi, performance, piece teatrali, live art. 

Tra i musei d’arte contemporanea in Molise, non si può non citare il MACI a Isernia, sotto la guida del celebre curatore Luca Beatrice, che pur avendo realizzato negli anni notevoli mostre a livello internazionale, si è rivelato inefficace per la scarsa attenzione al territorio e l’assenza di una politica di valorizzazione e fruizione della collezione permanente. Recentemente, invece, a Campobasso è nato AxA (via colle delle Api, 170), l’openspace che la Palladino Company offre agli artisti per promuovere l’arte e la cultura.Vi segnaliamo anche l'innovativa e underground attività de l’ARATRO (via F. De Sanctis, CB, secondo edificio polifunzionale), archivio delle arti elettroniche e laboratorio per l’arte contemporanea, dell’Università del Molise sotto la guida del professore Lorenzo Canova.

Tra gli artisti storici, gli "old" dell'arte made in Molise troviamo Achille Pace (classe 1923, termolese, creatore dello storico "Premio Termoli” circa sessantanni fa; la 56 edizione é curata da Lorenzo Canova); Nicola di Pardo (artista termolese, poeta di componimenti in vernacolo, autore di numerosi libri, restauratore e storico designer di scarpe); Gino Marotta(Campobasso, 1935; vive a Roma) che l'anno scorso ha esposto al MACRo Museo d'arte contemporanea di Roma (dal 12 ottobre 2009 al 10 gennaio 2010) realizzando per l'occasione anche un'operasite-specific 'Ricognizione virtuale della savana (2009)'.


La costa molisana si caratterizza per la presenza di altri giovanissimi talenti, tutti da scoprire! Da Termoli, città di mare nota per il Castello Svevo di Federico II(risale al 1247 e location privilegiata per allestire mostre) e uno squisito brodetto di pesce, proviene Ettore Frani (1978, Termoli), quest'anno selezionato da Vittorio Sgarbi e dalle Accademie di Belle Arti Italiane per l’Evento Speciale del Padiglione Italia Lo Stato dell’Arte/Padiglione Accademie alla 54^ Biennale d’Arte di Venezia, ed invitato ad esporre per Giorni Felici a Casa Testori. In uscita la sua prima monografia d'artista (Vanillaedizioni) con testi di Stefano Castelli e Massimo Recalcati. Nel Basso Molise, la scena giovanile underground ha sfornato apprezzati talenti che a suon di spray hanno colorato le vite quotidiane dei cittadini: un caso eclatante tra tutti, il writer termolese Sebastiano Bucci (1989), nipote di Nicola Di Pardo, che ha realizzato un mega-ritratto di Salvador Dalí sul lungomare, divenuto ormai un pezzo riconosciutissimo e amatissimo dagli abitanti che, invece della rimozione, ne richiedono addirittura il restauro nonostante sia un 'graffito'. Per rimanere in tema street art, vi offriamo anche questa news: l'artista e writer Blu(Senigallia, Ancona) ha appena realizzato un nuovo murales nella zona del Terminal Bus di Campobasso! La formazione artistica giovanile è alimentata da iniziative brillanti come quella proposta agli allievi del liceo artistico "B. Jacovitti” di Termoli: grazie al coordinamento del professore e artista termolese, Nino Barone (1955, fondatore nel 1976 del "Gruppo Solare”, allievo a sua volta di Achille Pace, e a marzo 2011 in mostra allo Spazio Juliet di Trieste), gli alunni imparano a gestire una galleria d'arte al centro di Termoli con la collaborazione, inoltre, del giovane Tommaso Evangelista, anch'egli particolarmente attivo nella sua attività di voce critica sull'arte contemporanea in Molise, con la gestione anche di un blog ad hoc.
Padiglione Molise - Biennale
All'interno di questa project room dal nome "Officina Solare"(via Marconi 2, Termoli), oltre a progettare mostre e proporre eventi, gli allievi possono farsi conoscere esponendo le proprie opere. Lo spazio espositivo per quest’estate termolese dal 6 al 18 agosto ospiterà anche Sergio Lombardo della Scuola di Piazza del Popolo di Roma, con la collettiva d'arte contemporanea "Struttura e Intervalli”. Il nome del Liceo Artistico (che a maggio ha ospitato anche "Tracker art”, convegno della giovane critica d’arte italiana) deriva da Benito Jacovitti (Termoli, 1923 – Roma,1997), noto autore di fumetti, ideatore tra l'altro di personaggi come Cocco Bill su Il Giornalino e, Zorry Kid sul Corriere dei Piccoli dal 1968 al 1982.  Proprio qualche giorno fa (11 luglio 2011), invece, all’Officina della Cultura e del Tempo Libero di Isernia, é stata presentata la selezione molisana di 18 artisti della Biennale di Venezia, alla presenza di Vittorio Sgarbi: Paolo Borrelli (Gorizia, 1959, vive a Campobasso), Giuseppe Capitano(Campobasso, 1974) , Giulia Di Filippi (Castel di Sangro. 1949), Elio Franceschelli (1955, Gallo Matese(CE), vive e lavora tra Isernia, Los Angeles e New York), Dante Gentile Lorusso(Oratino,1957), Ernesto Liccardo(Napoli, 1954, lavora ad Isernia), Luciano Sozio in arte Manovella (Isernia, 1979), Helena Manzan (Brasile nel 1960), Michele Mariano (Montagano), Vincenzo Mascia(S.croce di Magliano, 1957) , Luigi Mastrangelo, Andrea Nicodemo (Termoli nel 1976) , Caterina Notte (Isernia, 1973), Giacinto Occhionero (Campobasso, 1975), Umberto Petrocelli (Isernia, 1981) , Valentino Robbio, Michele Sottile(Termoli), Igor Verrilli (1969, Benevento).


La micro-realtà dell'arte contemporanea molisana (di cui non si possono riportare proprio tutti i nomi o gli eventi, quindi perdonateci se ce n' é sfuggito qualcuno) é destinata a crescere, se non altro perché il talento c'é, ma insieme ad un'intenzionalità curatoriale di qualità, potrebbe diventare un giorno un nuovo polo di scambio culturale italiano. L'artista De Notaris afferma:"Sarebbe bello poter trovare Exibart anche a Termoli. Devo dire che occuparsi di cultura e soprattutto di arte contemporanea in Molise è come sfidare i mulini a vento alla Don Chisciotte", ma la voglia di scombinare le carte in tavola c'é. Sotto a chi tocca dunque per portare avanti l'impresa!".

a cura di Gemma Pranzitelli

martedì 3 maggio 2011

Cinzia Mastropaolo all'AxA

Dopo il successo della mostra Made in Italy lo splendido open space AxA Azienda per le arti (via Colle delle Api 170, Campobasso), che la Palladino Company offre ad artisti e critici per promuovere l’arte e la cultura, ospita la personale di Cinzia Mastropaolo. La mostra dal titolo Emersione simbolica + vacanze romane, curata dal critico molisano Antonio Picariello e inaugurata il 28 aprile, resterà fruibile fino al 16 maggio. Cinzia Mastropaolo, campobassana, ha svolto a Roma un corso di moda, partecipando a diversi eventi capitolini di moda con proprie collezioni, e ha frequentato in seguito la Scuola libera del nudo. Sempre attenta al disegno quale mezzo essenziale di espressione, ha realizzato schizzi, bozzetti, ritratti e paesaggi, partecipando anche a numerosi progetti di MailArt nel mondo. Si è cimentata altresì in installazioni dove ha unito fantasia, ricerca della forma e indagine della composizione: la sua “Madonna Rock”, realizzata a Rovere, in Abruzzo, fonde entro schemi barocchi tutta la sua abilità creativa e progettuale. Oltre a dipingere ha pubblicato anche un libro, “Disobbedire al clan”, edito da Filopoli. Nella personale all’AxA sono presenti diverse serie di opere che offrono una visione completa della sua poetica e ricerca personale; l’artista, in generale, partendo da impressioni visive, attraverso un personale studio sulla composizione e una riduzione del segno, in virtù di un uso libero ed emozionale del colore, arriva a configurare brani pittorici estremamente suggestivi dove il mondo e i suoi personaggi, ridotti a tracce e contorni (o silhouette, per restare nel campo della moda), diventano reminiscenze e simboli, tracce della ricerca e svelamento del suo spirito. Analizzando singolarmente i diversi lavori troviamo la serie dedicata ai politici italiani, dall’emblematico titolo "gli evaporati, gli evaporandi e coloro che non vogliono evaporare"; in questi ritratti dai colori pastello e dalle forme sintetiche non è difficile cogliere l’ironia con la quale sono stati raffigurati personaggi pubblici, inconsistenti come vapori e pertanto svelati nella loro insignificanza. Grottesche maschere moderne dell’arte dal perenne atteggiarsi, come l’enigmatico “M.B.”. Se i “Ritratti” si giovano di un’equilibrata sintesi dei volti ridotti a schemi e a smorfie, la serie “Dedicata alle donne” colpisce per le atmosfere oniriche e intime, non prive di elementi simbolici (lo scudo, i dischi) intesi quali armi e qualità allo stesso tempo. Il lavoro dedicato al sisma in Abruzzo, terra cara all’artista, “Il battito veloce del cuore”, si caratterizza per l’abbandono dell’aria trasognata e minimale e per la resa di una violenza reale (cromatica e materica sulla tela) che cerca di rendere la brutalità del sisma sulle cose e sulle persone. I colori si scuriscono, la linea diventa groviglio di movimenti e gesti, le figure spariscono e si nascondono tra le pieghe di una trama pittorica serrata che lascia poco spazio al godimento. Negli ultimi lavori, infine, il segno si piega alla scrittura e alla narrazione capace di trasfigurare anche la nostra Italia. In conclusione segnalo la serie delle “Osvaldine”, singolari figure uscite dalla matita della pittrice e suoi alterego; memore degli studi di moda l’artista realizza questi personaggi dalle linee esili e scattanti e con pochi tocchi grafici ce ne restituisce quasi la personalità spigolosa e controcorrente. Eroine di carta vivono attraverso essa per dissacrare e dissacrarci; in loro tutta la grafica pubblicitaria del Ventennio (penso a Dudreville) e un che di felliniano e da “Dolce vita”. E proprio riguardo alle “Osvaldine” mi piace concludere con le parole della stessa Mastropaolo, tratte dal suo sito: “Mi chiamo Cinzia Mastropaolo, ma molti mi conoscono col nome di Osvalda, altri ancora con quello di Pow-how. Osvalda è il personaggio del mio libro “Disobbedire al clan” di cui ho anche disegnato la copertina. Ed è lo pseudonimo che ho usato per pubblicare il libro, con l’aggiunta del cognome “De Pauau” (esatta pronuncia di Pow-how). Tutto questo che apparentemente sembra un caos, in realtà ha un significato molto lineare e profondo: appartiene al mondo dei simboli e dei significati. “La Osvalda” è una donna contemporanea, informale, che sorride alla vita e che leggera, ironica e libera vola verso orizzonti più ampi ogni qual volta la vita e gli avvenimenti, gli accidenti e le vicissitudini la vorrebbero invece immobile e prigioniera dei dolori, dei capricci, degli intoppi, di tutto quanto insomma la vita riserva a tutti noi esseri umani. E’ un simbolo appunto, e come tale si colloca anche su un piano che appartiene all’immaginario… ed è così che “La Osvalda” può trasformarsi e imbellettarsi di porporina..."

Tommaso Evangelista su Zenit Magazine di Maggio 2011

domenica 13 marzo 2011

La legge del due per cento e il decorum in Molise

In Italia esiste una norma chiamata Legge 29 Luglio 1949, N.717, meglio conosciuta come “legge Bottai” o del “due per cento”. Questa norma, mai decaduta ma sistematicamente ignorata per assenza di sanzioni, regola e assicura risorse per l’abbellimento delle opere pubbliche. La legge, nata dall’appassionata attività del ministro in favore dell’arte contemporanea e degli artisti, allora organizzati nel Sindacato Belle Arti e poi nella Corporazione delle Professioni e delle Arti, nasce perché “lo Stato si preoccupa di far sì che l’operare artistico sia serio, concreto, produttivo e vuole che le condizioni di vita degli artisti siano tali da consentire loro l’indispensabile serenità di lavoro”. E’ una legge, lo si legge anche nel titolo, per l’arte negli edifici pubblici, e dovrebbe servire per assicurare alle grandi opere il giusto apparato decorativo e per prevedere, anche nelle piccole costruzioni, opere adeguate in quanto il due per cento della spesa complessiva dovrebbe essere assicurato per la commissione di lavori artistici. Ultimamente in Molise si è riparlato di questa legge in relazione alla creazione dell’auspicata galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea; lo stesso governatore Iorio, infatti, proprio alla presentazione del libro di Dante Lorusso, “Attraversamenti”, ha ribadito la volontà della giunta di realizzare questa importante sede espositiva augurandosi, inoltre, il rispetto della suddetta norma per i nuovi edifici. Niente di più giusto. In effetti però si lamentano anche in regione la mancanza di bandi di concorso, l’assenza di commissioni serie e rigorose e di apparati sanzionatori adeguati, nonché, come spesso accade, la difficoltà a verificare l’effettiva applicazione della norma. Norma che ha un ruolo e una finalità di estrema importanza per la promozione dell’arte e dell’architettura in quanto arma efficace di qualificazione o riqualificazione. Naturalmente sorge il problema di quale arte sia più giusto affidare alle sedi pubbliche, se le solite creazioni astratte e inconsistenti di significati, il più delle volte nulli, o opere di più grande respiro, magari figurative, che propongano, come nella più classica tradizione dei palazzi rinascimentali e barocchi, esempi di virtù civili quali monito per i governanti ed esempio per il popolo. Il concetto alla base di questa legge è il “decorum”, teoria che nella trattatistica rinascimentale regolava il rapporto tra decorazione e funzione degli ambienti e, per esteso, circostanze, personaggi, ruoli sociali. Si potrebbe far molto: risollevare per esempio le maestranze artigiane che stanno sparendo, stimolare un’arte autenticamente regionale e non per forza legata a stereotipi contemporanei, iniziare decorazioni o ultimarle (penso in particolare alla cattedrale di Bojano), stimolare, insomma, una vera e propria rinascita delle arti che farebbe del Molise un esempio per tutta la nazione.

su Il Quotidiano del Molise di sabato 12 febbraio 2010.
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