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martedì 12 luglio 2016
Teatro Degli Alberi Uomo e Degli Uomini Cervo
Non è sano giocare sempre i giochi altrui, alla lunga non si gioca più ma si è giocati…soggiogati.
Alla ricerca del gioco perduto
Un grande atto sublime è quando l'uomo si svincola dalla conquista del profitto, o dalla scalata sociale, o dell'interesse personale, e si da anima e corpo a un'impresa solo per la conquista di un sogno, effimero, quindi inutile, quindi Divino. Questo è ciò che sta avvenendo per l’edificazione del Teatro Degli Alberi Uomo e Degli Uomini Cervo.
Da giorni tutto accade con calma e di giorno in giorno “fiorisce”, in mezzo al bosco, il luogo immaginato in un sogno. Un luogo sottratto al cieco e sordo mondo dell’Utile e restituito all’uso pubblico per pratiche della meraviglia.
Il Teatro degli Alberi Uomo e Degli Uomini Cervo è un campo da calcio.
Costruito nel bosco senza recidere gli alberi e senza spianare il terreno è inutile per il gioco del calcio ma è l’ideale per “riprendersi”, nel duplice aspetto di riappropriazione del ruolo di giocatori nell’arena del mondo, e di riprendere i “sensi” e il senso, nel e del gioco, il sapere di stare giocando. Noi siamo qualcosa di più che esseri puramente raziocinanti… e il gioco è irrazionale.
Il “Teatro degli Alberi Uomo e degli Uomini Cervo” è l’invito a rimettersi le maschere, da imitatori e da creatori subordinati della prima onnipotenza creatrice. Un luogo per Tornare a bere alla fonte della forza poiètica del gioco sul mondo.
Da Uomini Cervo alleati con gli Alberi Uomo abbandoniamo i giochi altrui, nei quali non giochiamo più, ma siamo giocati, e creiamone di nuovi…i nostri!
Che il nuovo gioco abbia inizio!
Quando il gioco si fa duro….alcuni cambiano gioco!
www.teatroalberiuomoeuominicervo.eu
Il Teatro Degli alberi Uomo e Degli Uomini Cervo si accenderà,
Dalle ore 21,30 alle 23,00 solo nei giorni 4, 5 e 6 Agosto 2016
Le linee che delimitano il rettangolo di gioco, le porte e il cerchio di centrocampo sono disegnate dalle luci, una lunga luminaria di 400 mt, composta da 2.000 lampadine che diffondono luce bianca ghiaccio.
Località “Bosco della Difesa”
Strada Provinciale 73, Montagano (CB)
GPS
N 41 ° 38'03.64 '' E 14 ° 41'32.40 "
Con il Patrocinio della Regione Molise e il Comune di Montagano
Credits:
koncept: Michele Mariano
Produzione: The Patch Horse Ass.Cult.
Partner : Salvatore Mastrangelo- luminarie- SantaCroceDiMagliano (CB)
immagine by Michele Mariano credit: Jozef Mirva
giovedì 24 marzo 2016
Provvidenti
Gledys Zuniga- Michele Mariano- Christian Rainer
Installazione: 70 palloni e 70 musicisti per 70 abitanti di Provvidenti (CB) nel progetto 4VentiLive prodotto da Komart srl. www.4ventilive.com (2006). I 70 palloni (2mt di diametro, gas Elio) sono stati ancorati, dai musicisti del laboratorio, alle sole case abitate del paese.
Immagine by Pasquale Modica
venerdì 15 maggio 2015
Non ti preoccupare - Preghiera # 223
NON TI PREOCCUPARE
Preghiera # 223
Di e con Michele Mariano
In collaborazione con - Frentania Teatri
Produzione - The Patch Horse
Mask di M.M. - Marina Miozza
Martedì 26 Maggio 2015
Dalle ore 20.00 alle ore 24.00
TEATRO FULVIO GUGLIONESI
Via Usconi n° 3
86034 Guglionesi (CB)
"Il tempo vola" dice il detto, in un mondo che dipende sempre più dal tempo e in cui il tempo è sempre più unificato.
Un unico gigantesco orologio sovrasta il mondo e lo domina, pervade tutto: nel suo tribunale non esiste appello. L'unificazione del tempo a livello mondiale segna una vittoria per l'efficiente macchina sociale, un universalismo che elimina con determinazione l'individualità.
Perché si lavora? Certo per produrre cose e servizi utili alla società umana, ma anche, e soprattutto, per accrescere i bisogni dell’uomo, cioè per ridurre al minimo le ore in cui è più facile che si presenti a noi questo odiato fantasma del tempo. Accrescendo i bisogni inutili, si tiene l’uomo occupato anche quando egli suppone di essere libero. “Passare il tempo” dinanzi al video o assistendo a una partita di calcio non è veramente un ozio, è uno svago, ossia un modo di divagare dal pericoloso mostro, di allontanarsene. Ammazzare il tempo non si può senza riempirlo di occupazioni che colmino quel vuoto. E poiché pochi sono gli uomini capaci di guardare con fermo ciglio in quel vuoto, ecco la necessità sociale di fare qualcosa, anche se questo qualcosa serve appena ad anestetizzare la vaga apprensione che quel vuoto si ripresenti in voi.
Avvertenze
L’azione NON TI PREOCCUPARE nel farsi in un luogo/spazio lo sacralizza, cioè ne sancisce una alterità, un essere "altro" e "diverso" rispetto all'ordinario, pertanto si chiede allo spettatore di divenire pellegrino in un viaggio che va compiuto per devozione o per penitenza, verso un luogo che si fa “sacro”.
Chi parte per questo pellegrinaggio non si trova ad essere, ma si fa straniero.
L’azione ha inizio alle ore 20.00 ed avrà termine alle ore 24.00 del Martedì 26 maggio 2015, pertanto la visita a Non ti Preoccupare è possibile in questo arco di tempo.
Per info e prenotazioni
347 5624436
www.michelemariano.eu
Michele Mariano vive tra i boschi con le sue due asine in una regione immaginaria chiamata Molise, è autore di opere d’arte postume, opere che si realizzeranno dopo la sua morte e la morte delle persone che in vita hanno deciso di aderirvi. Nel frattempo che queste giungano a compimento M.M. trascorre il “Suo Tempo”, unico ed individuale, “pregando”. Lo trascende nel tentativo di renderlo epico www.nontipreoccupare1.blogspot.it .
Image inspired M.M.M
mercoledì 28 agosto 2013
La processione di Carletto a Bologna
Grande attesa a Piazza Maggiore quando, nel pomeriggio di giovedì 29 agosto, arriverà la Processione di Carletto, performance artistica che intende decretare l’inizio del cambiamento dell’arte attraversando l’Italia a piedi dal Molise al Friuli con due asine e un cane.
Partita il 15 luglio dal Molise con l’obiettivo di giungere in Friuli il 13 settembre, Michele Mariano “curatore della realtà” e la giovane promessa dell’arte italiana Simona Bramati, gli asini Carletto e la figlia Agalma e il cane Giulio stanno percorrendo 1000 chilometri rigorosamente a piedi lungo antichi tratturi, sentieri montani e ora attraverso la pianura padana.
Ma Carletto è di più, è il re del movimento culturale e artistico che è nato con la Processione “per superare fisicamente e concettualmente la Biennale di Venezia e tutto l’immobilismo che rappresenta”. Questo ruolo regale verrà riconosciuto a Carletto con “L’Incoronazione” del 29 agosto a Piazza Maggiore alle ore 18:00 dove sarà presente l’assessore alla mobilità Andrea Colombo e l’associazione Bologna Pedonale. La corona è stata progettata e realizzata dall’artista bolognese Giulia Mattioli mentre il momento simbolico dell’incontro con la città felsinea avverrà negli spazio di Campogrande Concept, nel Palazzo Pepoli Campogrande, tra le più insigni dimore senatorie, a due passi dalle torri. La videomaker Federica Biondi proseguirà nell’appuntamento bolognese le riprese del film documentario prodotto dall’agenzia di comunicazione 99 Million Colors di Jesi e da Vittoria Pesante di Bologna.
sabato 13 luglio 2013
La processione di Carletto Attraversare l'Italia a piedi dal Molise al Friuli
Un detto africano recita "Ciò che non hai mai visto lo trovi dove non sei mai stato". Niente meglio di questo aforisma per descrivere la performance che gli artisti Michele Mariano e Simona Bramati inizieranno il prossimo 15 luglio: attraversare l'Italia a piedi dal Molise al Friuli con due asine. Una processione che è un perenne inizio e un tentativo estremo di cercare nella condizione precaria del viaggio e del cammino quell'esperienza che non si ritrova restando fermi. Viaggio simbolico e reale, surreale e spiazzante, vuol riscoprire prima di tutto la Lentezza e con essa la forma interiore del percorso. L'asino come animale simbolico, ormai dimenticato dalla società contemporanea, e due artisti come garanti dell'inviolabilità dell'azione.
Come si trova scritto sul sito laprocessionedicarletto.blogspot.it
Un'impresa di "Disertori in avanti"
Un ciclo dell'arte contemporanea si è chiuso. E' ora di mettersi in movimento!
Un po’ "Armata Brancaleone", un po’ "Don Chisciotte", un po’ "Spedizione dei Mille" e un po' "Marcia su Fiume", la processione di Carletto risalirà la penisola per denotare l’”infimo inizio”.
“L’infimo è l’impercettibile inizio del movimento, il primo segno visibile di ciò che è fausto. L’uomo di valore non appena vede l’infimo passa all’azione, senza attendere la fine della giornata” (Confucio, Classico dei Mutamenti)
Il blog oltre a condividere e appoggiare questa interessante performance cercherà di seguire le tappe di questo lungo viaggio. Per sostenere il viaggio si rimanda a questo link mentre qui è possibile vedere l'intero itinerario.
Il Quotidiano del Molise invece seguirà l'intero evento con uno speciale sul giornale e sul sito.
Il Quotidiano del Molise invece seguirà l'intero evento con uno speciale sul giornale e sul sito.
LA PROCESSIONE DI CARLETTO
DUE ASINI DUE ARTISTI UN CANE E L’INFIMO INIZIO
ATTRAVERSARE L’ITALIA A PIEDI DAL MOLISE AL FRIULI
DAL 15 LUGLIO AL 13 SETTEMBRE
Partenza alle ore 8 da FAIFOLI(Montagano (CB))
Arrivo a Polcenigo (Pordenone)
Per Informazioni WWW.LAPROCESSIONEDICARLETTO.EU
PROCESSIO-ONIS
Un’impresa di “Disertori in avanti”
Un ciclo dell’arte contemporanea si è chiuso. E’ ora di mettersi in movimento!
Un po’ “Armata Brancaleone”, un po’ “Don Chisciotte”, un po’ “Spedizione dei Mille” e un po’ “Marcia su Fiume”, la processione di Carletto risalirà la penisola per denotare l’”infimo inizio”.
Due artisti, due asini e un cane dal 15 luglio daranno vita ad una performance lunga 1000 kilometri.
Non un Viaggio ma una processione, perché nella processione la meta è il viaggio stesso. Storicamente ma ancor più culturalmente la processione è un atto di avvio, di partenza verso un altrove ed ha sempre uno scopo che parte da una forte determinazione e convinzione. La processione culturalmente però non è mai un semplice viaggio da un luogo ad un altro, ma è una esperienza ed una testimonianza: da una esperienza ad un’altra, in cui chi vi partecipa raccoglie di tappa in tappa le esperienze che porta e raccoglie le esperienze che trova, in uno scambio continuo con i luoghi che attraversa. Le processioni sono atti di cultura, di incontro e di ricerca per portare una voce e raccoglierne, sono quindi al tempo stesso momenti di festa e di fede.
Oggi, al tempo della crisi, come comunemente viene definito, annunciamo al mondo la nostra presenza (quella degli artisti), e affermiamo che in realtà viviamo nell’infimo Inizio.
La comunicazione, l’economia ed un certo modello culturale hanno vinto, sono diventate egemoniche. Ma proprio perchè un modello è diventato egemonico si apre la possibilità di un movimento che va in direzione opposta e contraria, il quale si presenta sotto l’aspetto dell’infimo inizio.
Come è noto, gli opposti dello Yin e dello Yang stanno tra loro in un rapporto di alternanza, per cui quando uno dei due ha raggiunto la massima espansione al suo interno si manifesta sotto forma germinale il principio opposto che comincia a crescere. Per Confucio: “L’infimo è l’impercettibile inizio del movimento, il primo segno visibile di ciò che è fausto. L’uomo di valore non appena vede l’infimo passa all’azione, senza attendere la fine della giornata”
Gli artisti e l’arte incarnano quell’”Uomo di Valore” e senza attendere che la “giornata finisca” si mettono in cammino un cammino in direzione opposta e contraria ai metodi e pratiche egemoni.
E la cultura? Oramai comodamente “seduta”, non deve forse essere l’innesco di un percorso verso un altrove?
Ed ecco quindi quale è l’idea di fondo della Processione di Carletto: due artisti si incamminano a piedi, attraversando l’Italia, incontrando genti e luoghi portando con se le genti e i luoghi che hanno incontrato, portando la voce dell’arte come momento di crescita, di uscita, per liberare le idee, i sogni e le speranze e per fare questo, come in ogni processione che si rispetti si usano mezzi semplici, essenziali, senza artifici, il camminare a piedi con l’aiuto di due asini, simbolo di sacrificio ed impegno, un cane simbolo di fedeltà e vicinanza e due artisti, simbolo di idee e di futuro.
Noi siamo pienamente consapevoli che un ciclo si sia esaurito, sia giunto alla fine. E quando la fine è sopraggiunta allora si può dare un nuovo inizio.
Un rapporto complesso e problematico lega l’idea della fine a quella del senso. Ne La fine di tutte le cose (1794) Kant, vi è l’idea che non si possa cogliere il senso di checchessia se non pensando alla sua fine: il momento diacronico e storico risulterebbe inseparabile da quello estetico e teleologico. In un’altra opera Kant scrive: “Infine deve pur cadere il sipario. Perché alla lunga diverrebbe una farsa; e se gli attori non se ne stancano perché sono pazzi se ne stanca lo spettatore, che a un atto o all’altro finisce per averne abbastanza se ha ragione di presumere che l’opera, non giungendo mai alla fine, sia eternamente la stessa”.
Per il filosofo americano John Dewey, ogni esperienza può diventare estetica se essa, invece di essere interrotta e abbandonata (come continuamente accade), viene proseguita e portata a compimento. Ciò che caratterizza l’esperienza estetica è dunque il compimento: l’ azione diviene “bella” nella misura in cui io mi impegno in essa, mi dedico ad essa, combatto per la sua piena estrinsecazione. Il contrario di una esistenza estetica è una vita che va alla deriva, che non ha né capo né coda, né inizio né termine; oppure è un’esperienza che ha un cominciamento, ma che viene abbandonata per ignavia, viltà, inclinazione al compromesso, desiderio di “quieto vivere”, ossequio alle convenzioni. L’importante è sottolineare che per Dewey si può cominciare una nuova esperienza solo a condizione che quella precedente sia conclusa. La fine dunque costituisce la premessa indispensabile dell’inizio di qualcosa di differente. Cosa avviene se non si ha il coraggio di porre fine ad un’esperienza, ad una fase della vita privata o collettiva, ad una istituzione che non ha più ragione di esistere? È probabile che essa ad un certo punto da un giorno all’altro collassi. Diceva Edward Gibbon, il famoso storico inglese autore di Il declino e la caduta dell’Impero Romano “Ci vuole molto tempo perché un mondo perisca – ma niente di più”.
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| Simona Bramati e Michele Mariano con Carletto e Agalma |
"La Processione di Carletto”, ovvero due artisti, due asine e un cane. E comincia un "viaggio”, che porta dal Sud verso il Nord della penisola, dal Molise al Friuli, in un "infimo inizio”. Un'impresa di "Disertori in avanti", per raccontare un ciclo dell'arte contemporanea che si è chiuso. E per spiegare che è di nuovo ora di mettersi in movimento. Sono Michele Mariano e Simona Bramati i due "temerari” che percorreranno mille chilometri, da Montagano, in provincia di Campobasso, sede della Koma Gallery, con l'arrivo dopo due mesi a Polcenigo, in provincia di Pordenone. Ci raccontano di questa avventura "d'altri tempi, di tutti i tempi” proprio i due artisti.
La processione di Carletto". Sembra un progetto d'altri tempi, un film quasi pasoliniano, una scrittura da "Uccellacci e Uccellini". Com'è nato, e perché, il progetto di questo "pellegrinaggio-processione"?
«Si in effetti molte cose accomunano la nostra processione a Uccellacci Uccellini, in questo risulta un progetto d‘altri tempi e aggiungiamo di tutti i tempi! Il corvo che viene zittito alla fine del film, nella nostra processione invece viene zittito all’inizio: non si può dare il via ad un qualcosa se prima non si è conclusa la precedente tappa. L’idea è stata suggerita direttamente da Carletto, l’asina mamma che è la protagonista della scultura postuma di Michele www.trigger.es. Insieme con Simona si è iniziato a lavorare sulla reale fattibilità dell’impresa. La motivazione: viviamo in un periodo storico di mutamento; siamo nell’"infimo inizio", non si può stare alla finestra a guardare, bisogna mettersi in movimento e a chi se non agli artisti spetta il compito di fare il primo passo?
Mettersi in movimento non significa spostarsi da un luogo ad un altro, mettersi in movimento significa rivedere totalmente se stessi, ripensarsi, e senza legami col passato predisporsi al futuro senza timori. Ecco perché si chiama processione e non viaggio, nella processione la meta è il viaggio stesso».
C'è qualcosa che volete "dimostrare" con questo "Infimo Inizio"? Un ritorno e una ripartenza che interrompa il "normale" svolgimento velocizzato delle azioni contemporanee, anche dell'arte?
«Stiamo vivendo uno dei periodi più belli e interessanti, quello del cambiamento, siamo nell’infimo inizio. L’infimo è l’impercettibile inizio del movimento del principio opposto e contrario all’egemonia che ha raggiunto la sua massima espansione. Pochi vedono questo impercettibile movimento, questo segno visibile di ciò che è fausto. Meno che meno lo vede l’ArtWorld, troppo impegnato a trovare l’ultimo affare prima dell’ora di chiusura. Invece l’Uomo di valore non appena vede l’infimo passa all’azione, senza attendere la fine della giornata.
L’artista è quell’uomo di valore? Noi pensiamo di sì, a patto che riprenda quel cammino dove l’arte è pensata come percorso evolutivo del pensiero umano e il cui obiettivo sia quello di aprire un nuovo livello superiore, cominciando dalla ridefinizione della parola artista e del suo ruolo.
In realtà l’artworld non è veloce, ma completamente fermo, da più di 20 anni, e anche qui si continua a pronunciare la parola crisi invece di salutare un fallimento e una fine. Per noi non si tratta quindi di crisi ma di "fine naturale”, che va salutata con un Finalmente!!
Mettersi in movimento quindi non per interrompere, ma per sancire la fine di una cosa che come dice Kant ne "La fine di tutte le cose" «infine deve pur cadere il sipario. Perché alla lunga diverrebbe una farsa; e se gli attori non se ne stancano perché sono pazzi, se ne stanca lo spettatore, che a un atto o all’altro finisce per averne abbastanza se ha ragione di presumere che l’opera, non giungendo mai alla fine, sia eternamente la stessa».
La fine dunque costituisce la premessa indispensabile dell’inizio di qualcosa di differente. Cosa avviene se non si ha il coraggio di porre fine ad un’esperienza, ad una fase della vita privata o collettiva, ad una istituzione che non ha più ragione di esistere? È probabile che essa ad un certo punto da un giorno all’altro collassi.
Ciò che caratterizza l’esperienza estetica è dunque il compimento: l’azione diviene "bella” nella misura in cui io mi impegno in essa, mi dedico ad essa, combatto per la sua piena estrinsecazione. Il contrario di un’esistenza estetica è una vita che va alla deriva, che non ha né capo né coda, né inizio né termine; oppure è un’esperienza che ha un cominciamento, ma che viene abbandonata per ignavia, viltà, inclinazione al compromesso, desiderio di "quieto vivere”, ossequio alle convenzioni»
Come sarà organizzato il viaggio? Vi saranno tappe simboliche e soste programmate? Che spazio sarà dato al caso?
«La Processione è organizzata per l’incontro di genti e luoghi, portando la voce dell'arte come momento di crescita, per liberare le idee, i sogni e le speranze. Come in ogni processione che si rispetti si usano mezzi semplici, essenziali, senza artifici: il camminare a piedi con l'aiuto di due asini, simbolo di sacrificio ed impegno, un cane simbolo di fedeltà e vicinanza e due artisti, simbolo di idee e di futuro.
La processione è strutturata in "stazioni” così come nella Via Crucis, le tappe assumono valore per il fatto di viverle, quindi saranno tutte simboliche. Per ora possiamo segnalare la prima stazione ovvero la partenza, quella del 15 luglio, come dicevamo prima, non si può dare inizio a un qualcosa se prima non si è conclusa quella precedente. Partiremo da Faifoli, un’abazzia nei pressi di Montagano in Molise, dove studiò e prese i voti Papa Celestino V, il Papa del Gran rifiuto, uno di quelli che ha saputo mettere finire ad una cosa. Per noi quel luogo è un luogo del no, da cui tutto può nascere. Lungo il tragitto abbiamo stabilito degli incontri, ma il resto sarà dettato dal caso, che non è mai un caso essendo noi convinti di vivere la condizione di Amletizzazione dell’eroe, cioè quella condizione per cui la tragedia non dipende da un’azione compiuta ma da un’azione da compiere».
giovedì 28 febbraio 2013
Cor tuum vanitas mea
COR TUUM VANITAS MEA
Nicola Macolino
Michele Mariano
gli Allievi di Abraxas Lab
e con la partecipazione di Aldo Gioia
voce fuori campo
Giandomenico sale
testi (voce fuori campo)
Gian Ruggero Manzoni
costumi
Marina Miozza
regia scene e luci
Nicola Macolino
Domenica 17 marzo 2013 - H. 18.00
Auditorium Liceo Classico "M. Pagano"
CAMPOBASSO
Lo spettacolo è uno dei quattro progetti della Rassegna Teatrale di Autori molisani "OFF" a cura di Incas Produzioni
Le date della rassegna sono 2 - 10 - 17 - 24 Marzo
costo biglietto per spettacolo - euro 8.00
costo abbonamento 4 spettacoli - euro 20.00
info. 328 6044261
per gli abbonamenti rivolgersi a libreria Mondadori Campobasso
martedì 20 dicembre 2011
Interviste
Tre interessanti interviste su Movoloco a tre artisti molisani che recentemente hanno partecipato alla collettiva Autumn Contamination.
Intervista a Giacinto Occhionero
“Esistono solo tre esseri rispettabili:
il prete, il guerriero, il poeta.
Sapere, uccidere e creare”
(Baudelaire)
non dipende da un’azione compiuta
ma da un’azione da compiere”
"Tu vivi di superfici. Quando sembri profondo è perché ne incastri molte, e combini l’apparenza di un solido – un solido che se fosse solido non potrebbe stare in piedi (…) – quello che gli altri chiamano profondità è solo un tesseract, un cubo tetradimensionale. Entri da un lato esci dall’altro, e ti trovi in un universo che non può coesitere col tuo”
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault)
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