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martedì 12 dicembre 2017

Piero Mottola - VOICES conferenza-concerto


Piero Mottola

VOICES conferenza-concerto

introduzione di Lorenzo Canova
esecuzione di tre composizioni per coro a 24 voci:
Voices, 2016
passeggiata emozionale di voci di differenti culture
Chinese Voices, 2017
passeggiata emozionale di voci orientali
Risvegli, 2017
passeggiata emozionale di voci dell'Università del Molise
interpreti: coro di 24 voci dell’Università del Molise diretto da Gennaro Continillo
Delegato del Rettore per le attività coreutiche d’Ateneo Prof. Giuseppe Maiorano

Il progetto VOICES è una ricerca sperimentale itinerante rivolta ad indagare le potenzialità evocative e musicali della voce umana di persone comuni in diverse aree geografiche del nostro pianeta. 
La ricerca, tuttora in corso, è stata realizzata con la collaborazione di studenti universitari cinesi, iraniani, spagnoli, italiani, polacchi, sudamericani, tedeschi e svolta presso le sedi delle Università di Valencia, Lisbona, Cosenza, Campobasso, Tenerife, Roma, Santiago del Cile, Lipsia, Varsavia, Pechino, alla Grande Muraglia e Città Proibita. 

Alle persone è stato chiesto di associare a 10 parametri emozionali - paura, angoscia, agitazione, collera, tristezza, stupore, eccitazione, piacere, gioia, calma - suoni e rumori prodotti esclusivamente con la voce e con il proprio corpo. I 1000 frammenti sonori ottenuti sono stati catalogati e utilizzati per la costruzione di composizioni non contemplative e presentate nel 2016 in ambienti sonori con il sistema multicanale automatico di passeggiate emozionali Autocorrelatore acustico alla IV Biennale Italia Cina ad Art District
798 di Pechino e, al Museo d’arte contemporanea MAC di Santiago del Cile.
Con le stesse sonorità sono state costruite le partiture per coro con 16, 32 e 64 voci VOICES (2016), utilizzando suoni della voce provenienti da diverse culture e, CHINESE VOICES (2017) con suoni della voce esclusivamente orientali.

La poetica e la metodologia di ricerca delle due composizioni è stata introdotta da Attilio Scarpellini su Rai Radio Tre “Qui Comincia” (17 marzo 2016) in occasione di “Libere associazioni di voci comuni a 10 parametri emozionali” al Museo d’arte contemporanea Macro di Roma.
VOICES è stata eseguita per la prima volta dal coro dell’Istituto Superiore EAC Escuela de Actores de Canarias e da un coro di studenti del Beijing Institute of Graphic Communication.
CHINESE VOICES è stata eseguita il 22 giugno al Museo d’arte contemporanea di Macro di Roma - nell’ambito della mostra collettiva “Visioni geometriche. Opere dalla collezione del Macro” a cura di Antonia Arconti e Daniela Vasta – in prima esecuzione assoluta dal coro del Workshop “Ornamento e Musica Relazionale” dell’Accademia di Belle Arti di Roma, diretto da Piero Mottola e, dal coro dell’Università del Molise, diretto da Gennaro Continillo.

Entrambe le composizioni sono state pensate come “un’onda sonora relazionale” che raggiunge nel tempo, senza ripetersi mai, il massimo conflitto emozionale partendo dai minimi valori e con un aumento progressivo del tempo di accadimento degli eventi sonori. La composizione vive delle molteplici e complesse relazioni ottenute sperimentalmente con la “Mappa a 10 emozioni”. 
Da ciascuna emozione è possibile iniziare una passeggiata virtuale dove il valore 1 corrisponde alla
minima distanza e il valore 9 alla massima distanza emozionale.
Il visitatore percepirà una “nuvola sonora” eterogenea composta da voci associate alle emozioni, rumori e suoni del corpo umano, talvolta riconoscibili e talvolta modificati dalla compresenza di più voci che si rinforzano generando addensamenti tonali e dissonanti, e in altri casi, verso la conclusione, si oppongono generando un inedito conflitto emozionale a più voci contrapposte e con un contenuto sempre più riconoscibile.

Scopo dell’opera è invitare il fruitore ad una progressiva immersione psicofisica nel flusso sonoro per la produzione di un immaginario originale, personale e profondo.

L’ascolto dell’opera sonora verrà integrato, in un momento diverso, da una lezione / conferenza che avrà come argomento le ricerche sull’arte relazionale, a partire dagli esperimenti e dai metodi avanzati dall’avanguardia storica futurista, fino alla individuazione di una mappa emozionale, concepita dall’autore nel 1994 sulla base e nell’ambito del metodo sperimentale eventualista, nella quale interagiscono suoni, colori ed emozioni.


Piero Mottola
Artista e musicista sperimentale. Docente di Sound Design, Accademia di Belle Arti di Roma.
Dal 1988 studia la soggettività e la libera interpretazione del fruitore a strutture visive e sonore attraverso esperimenti e misurazioni. I risultati di tali ricerche sono stati pubblicati nel libro Passeggiate emozionali, dal rumore alla Musica Relazionale, presentato in diverse Università italiane e internazionali e nell’ambito di trasmissioni culturali della radiotelevisione nazionale italiana, Rai Uno, Rai Radio Tre e Radio Cultura Argentina. 
Tali ricerche sono state presentate anche in diverse istituzioni museali internazionali: Fiac-Grand Palais Parigi (1992); Palazzo Esposizioni di Roma (1993); Artissima Lingotto Fiere Torino (1994); Hochschule für Musik und Theater di Lipsia (2011 e 2014); 54. Biennale Arte di Venezia (2011); XI Biennale Arte de L’Avana (2012); Galleria OltreDimore Art Basel, Basilea (2012); II Biennale Cina-Italia a Pechino (2013) e Torino (2015); IV Biennale della Fine del Mondo in Cile (2015); Mamba, Museo Arte Moderno di Buenos Aires (2013); Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (2013); Macro, Museo d’arte contemporanea di Roma (1999, 2015, 2017); Museo Hermann Nitsch-Fondazione Morra di Napoli (2009 e 2015); Museo MAC di Santiago del Cile (2016); IV Biennale Cina-Italia a Pechino (2016); Beijing Institute of Graphic Communication (2017); Istituto di Cultura Italiano di Pechino (2017); Miami River Art Fair (2017).

venerdì 20 maggio 2016

Tramontano - Il colore è una liberazione del tempo - Inaugurazione personale a Isernia



TRAMONTANO
Il colore è una liberazione del tempo
Galleria Cent8anta Isernia
Inaugurazione mercoledì 25 maggio 2016 ore 18

25 maggio / 7 giugno

La galleria Cent8anta di Isernia inaugura la personale di Antonio Tramontano a cura di Tommaso Evangelista. Dopo le personali di Dalip Kryeziu e Antonio Finelli, e dopo interessanti collettive, lo spazio gestito dall’associazione culturale Le Cose, che affianca le sue attività a quelle dello Spazio Arte Petrecca e che si è distinto, nell’ultimo periodo, tra i luoghi più attivi e dinamici del capoluogo pentro per qualità dell’offerta culturale, presenta la mostra dell’artista molisano Tramontano che torna ad esporre in una personale dopo circa otto anni.
L’utilizzo delle grandi campiture di colore segna una svolta nel percorso artistico del pittore il quale, dopo esser transitato per una fase di analisi dei volumi plastici e delle forme proto-rinascimentali, è approdato al dissolvimento della figura non per via di negazione, bensì per eccesso di indagine sulle dinamiche stesse della pittura nelle sue caratteristiche basilari: luce, colore, tocco e struttura. Lo studio di Tramontano privilegia ora il momento riflessivo, ovvero l’analisi sistematica delle emozioni e della pratica della pittura, rispetto a quello espressivo –il precedente- maggiormente radicato nella tradizione disciplinare e formale. È invero una rivelazione che colpisce per la maturità stilistica con la quale viene affrontata la superficie del quadro, modulata dal gioco di orizzontalità e verticalità su toni ora delicati ora accesi ma sempre capaci di effetti di trascendenza, ottenuti dalle contrazioni del colore che raggiunge, soprattutto nelle ultime realizzazioni, un’elevata raffinatezza tessile e una piena maturazione compositiva.
La purezza dei colori e delle campiture elementari determinano una pittura di superficie, solo apparentemente piatta e bidimensionale poiché, nel respiro immateriale delle velature e sul rapporto armonico tra limitate tonalità dello stesso colore, vengono fatti emergere effetti di puro lirismo con un senso di forte suggestione, anche emotiva, potenziato dall’impiego del grande formato e del lavoro per serie che cerca soprattutto un confronto ambientale. Il colore sembra pertanto transitare dalla tela per coinvolgere lo spazio circostante in un’onda cromatica che tutto assimila e influenza.
Dopo una lunga ricerca sul mezzo e sulla forma, l’arte di Tramontano, eliminando il disegno e l’idea stessa di costrizione e reticolo, arriva ad esaltare l’elemento cromatico puro in opere dall’indubbia aura evocativa, capaci di trasmettere energie nascoste e sottili impressioni elementari.
L’intera ricerca cromatica presentata in mostra è accompagnata dal catalogo edito da Terzo Millennio con un inedito testo critico di Tommaso Evangelista.
Durante il vernissage il maestro Nicola Graziano realizzerà interventi musicali ispirati dalle opere dell’artista in un riuscito gioco sinestetico di colori e note, mentre la scrittrice e musicologa Rosanna Carnevale parlerà del rapporto tra arte e musica.

ANTONIO TRAMONTANO, Pesche, 1965, dopo aver conseguito il Diploma di Maturità d'Arte Applicata presso l'Istituto d'Arte di Isernia si diploma presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli nel corso di Pittura del Prof. Raffaele Canoro, con una tesi sperimentale in design, relatore Prof. Vincenzo Bergamene, dal titolo "Palingenesi del Cervo". Docente di Arte e Immagine, svolge attività artistica presso il suo studio a Pesche in via Giovanni XXIII. In qualità di direttore artistico ha curato e cura diversi eventi nella provincia di residenza, mentre nel 2008 ha curato le attività espositive per il I centenario ISA, Istituto Statale d'Arte di Isernia. Da una fase figurativa di stampo plastico e con influenze proto-rinascimentali negli ultimi anni è giunto ad un’inedita ricerca sul colore e sul mezzo pittorico.

SCHEDA TECNICA

Titolo: TRAMONTANO
Il colore è una liberazione del tempo

A cura di: Tommaso Evangelista
Catalogo: Terzo Millennio

Luogo: Spazio Cent8anta, Corso Marcelli 180, Isernia (IS)

Vernissage: mercoledì 25 maggio ore 18.00
Apertura: 25 maggio – 7 giugno

Orari: dal martedì alla domenica dalle 17.00 alle 20.00
Lunedì chiuso e 2 giungo

Info: arte@lecose.org

giovedì 3 luglio 2014

Anna Di Fusco - White Noise all'Officina Solare


White noise.
Ipotesi monocromatiche
di Anna Di Fusco
A cura di Tommaso Evangelista
6/18 luglio 2014

Inaugurazione domenica 6 luglio ore 19.00
con performance musicale di
ILEANA DE SANTIS
Flautista

Apertura tutti i giorni dalle 21.30 alle 24.00
Ingresso libero
Officina Solare Gallery
Via Marconi, 2 TERMOLI



Presentazione

White noise. Ipotesi monocromatiche di Anna DI Fusco

Quando il particolare è l’assenza non di rado si assiste all’inversione della visione, che da sguardo analitico diventa ipotesi di senso. Il fascino della pittura monocromatica risiede infatti nell’essere una pittura di “grado zero” che alla polisemia cromatica predilige la profonda, e a volte struggente, esplorazione di un unico tono. L’assenza allora diventa tattile e concreta ed ecco perché il monocromo, in fondo, è un’utopia della materia pittorica. La storia dell’arte (e dell’occhio) a riguardo offre infinite suggestioni sulle quali vale la pena, brevemente, soffermarsi per apprezzare quanto possa essere complesso e per nulla banale adottare come poetica, come ha fatto Di Fusco, la ricerca su una gamma limitata di colori e in particolare sul bianco. La definizione è antica. Permonochromata Plinio il Vecchio si riferiva verosimilmente alla preparazione dei dipinti eseguita in bianco e nero e poi colorata con un’unica tinta; Quintiliano parlava invece di una pittura singulis coloribus che parrebbe identificarsi con il chiaroscuro monocromo. Una pittura a tinta unica è stata usata largamente nei secoli, comunque, sia in sussidio di grandi decorazioni murali sia come trattamento di sfondi tanto che l’Angelico nel convento di San Marco ci ha lasciato splendide varianti di bianco, tono su tono: basti a riguardo osservare l’armonia della scena della Trasfigurazione. Il Novecento complica la forma e la visione. Malevič sosteneva un’arte liberata da fini pratici e di rappresentazione, basata sul riconoscimento della supremazia della sensibilità pura, tanto che il suo Bianco su bianco del 1918 è più che altro un’intuizione, poetica come un pensiero; nel 1922 scrisse: «Il suprematismo bianco si spinge verso una natura bianca e priva di oggetti, verso impulsi bianchi, verso una conoscenza ed una purezza bianche come verso lo stadio più alto di ogni realtà, della quiete come del movimento». Arriviamo al secondo Novecento. In Italia si assiste al trionfo del bianco inteso come sdoganamento dagli schemi e ricerca di uno spazio d’azione intensificato, e molti artisti dell’avanguardia hanno percepito questo non-colore come un elemento dalla forte carica simbolica ed energetica. C’è Lucio Fontana che nel 1946, a Buenos Aires, pubblica il Manifiesto Blanco, cercando nello spazialismo una sorta di luogo extra-temporale di sconfine ma ci sono anche i pallidi cretti di Burri, densi come terra, oppure l’ironia dei monocromi di Piero Manzoni o le modulazioni ottiche di Enrico Castellani. Ci sono poi ancora i lavori di Capogrossi, Boetti, Lombardo, Bonalumi, Pascali, Kounellis, Ceroli, tutti alla ricerca di sequenze di bianco che solo il sortilegio della pittura e la personale sensibilità del colore ci aiutano a distinguere. Equilibrio di fondo, purezza, essenzialità oppure disarmonia, cinismo, angoscia, disorganicità. Le opere di Di Fusco, alla luce di tante ed eterogenee influenze, sembrano vivere tra la sensualità materica e barbara di Burri e l’invisibile ricerca di spirito di Fontana, il quale aveva adottato una materialità liberata da qualsiasi atomo realista per mostrare una natura invisibile e celata oltre la superficie. Per l’artista di origini molisane, proveniente da eccellenti prove pittoriche di superamento delle tensioni costruttive, il bianco su bianco degli ultimi lavori è un significativo punto di arrivo nella riuscita rappresentazione di un silenzioso annullamento di tutte le forme adoperate finora. La materia pittorica si compenetra col supporto, compattandosi in costruzioni ritmiche e irregolari ricche di tensioni prospettiche che si percepiscono nelle ombre solide degli spessori. Emerge una spazialità nuova, sensibile al vuoto, dove il tocco della pittrice diventa fenomeno ottico complesso e la tela un tempo sospeso, come la pausa di un rumore. E proprio al rumore ci riporta segretamente il titolo poichéwhite noise in inglese indica il rumore bianco ovvero un particolare tipo di rumore caratterizzato dall'assenza di periodicità nel tempo e da ampiezza costante. Tale rumore, simile ad un continuo fruscio, è normalmente usato per mascherare altri suoni, ovvero coprire il rumore in ambienti interni, e in particolari circostanze è indicato per provocare allucinazioni uditive e rilassamento. Sia che osserviamo i monocromi bianchi o quelli neri, oppure le varianti cromatiche in blu, rosso o grigio, impostate su solide increspature di materia, l’idea della pittura come “rumore di fondo” mi sembra particolarmente interessante perché va a cogliere una proprietà essenziale dell’arte contemporanea: la decorazione. L’arte è diventata decorativa perché ha abdicato alla sua funzione narrativa ed universale, sostituendo al racconto l’attimo della sensazione personale che diviene impronta psichica nella ricerca di sintesi astratte. L’arte, come il bianco di Kandinskij, è diventata assoluto divenendo silenzio. Questa inconscia sinestesia ci conduce, pertanto, ad un’altra lucida sperimentazione sul bianco e sul suono. Siamo nel 1951 e Rauschenberg crea i suoi White Paintings, inserendosi nella tradizione dei dipinti monocromatici. L’obiettivo dell’artista era quello di ridurre il dipinto alla sua natura più essenziale, così da condurre l’osservatore verso una forma pura dell’esperienza artistica. I White Paintingsfurono esposti alla Eleanor Ward’s Stable Gallery in New York, nell’Ottobre del 1953, e apparivano semplicemente come tele vuote, completamente bianche. Ma invece che come frutto di un processo distruttivo di riduzione della forma al nulla totale, per apprezzarli è necessario pensarli piuttosto come “schermi ipersensitivi”, o più suggestivamente, affidandosi all’interpretazione che John Cage diede di loro, come “aeroporti di luci, ombre e particelle”. Fu proprio Cage che, ispirato da tali opere, realizzò il suo più famoso e controverso lavoro, intitolato 4’33’’, per qualsiasi strumento musicale. Si tratta di uno spartito bianco poiché la composizione consiste nel non suonare alcuno strumento per la durata di 4 minuti e 33 secondi, rendendo protagonista dell'opera né l’esecutore né tantomeno il compositore, bensì l’ambiente con la sua gamma infinita di manifestazioni acustiche, ovvero col suo white noise. Cage dava spazio alla voce del mondo come Rauschenberg dava corpo all’ambiente in quanto i suoi lavori erano influenzati dalle condizioni esterne “così che potenzialmente – diceva - avresti persino potuto evincere quante persone erano nella stanza”. Il bianco assoluto, come il silenzio, non esiste e tutta la pittura monocroma di Di Fusco cerca di suggerire delle impressioni ambientali ed armoniche ricavate dalla totalità del reale. I lavaggi di colori, gli accostamenti tono su tono, le spatolate e l’uso evidente della traccia, che parrebbero indirizzare verso una pittura d’azione, cercano di modulare gli ambienti in attimi e pause poiché l’intento dell’artista è quello di decorare con i gesti le misure personali, lasciando all’evocazione quella freschezza naturalistica alla quale si arriva per lenta comparazione. Una declinazione della leggerezza e il tentativo di ricomposizione del piano pittorico, ormai saturato dalla materia e per questo in perenne disvelamento attraverso i segni e le tracce lasciate dalla pittrice. L’intento è proprio quello di somministrare al fruitore frammenti sonori, ovvero quel rumore di fondo capace di colorare la vita e senza il quale tutto si perderebbe in un vuoto inquieto. Ma soprattutto c’è il colore, analizzato e sperimentato nella tridimensionalità dell’impasto cromatico, nella sua risonanza interna di sintesi. L’azzeramento della forma, il passaggio dalla decorazione all’evento, per chiudere con Filiberto Menna, è allora inevitabile: «il colore agisce con le sue proprietà dinamiche quantitativamente accettabili e regolabili. Il quadro non rinvia ad un altro di sé, rifiuta ogni rimando metaforico sia pure di ordine soltanto espressivo, per trasformarsi in una struttura oggettiva, al limite impersonale».

Tommaso Evangelista

domenica 22 dicembre 2013

Campana e sonus - Percussioni Ketoniche


Percussioni Ketoniche e Fonderia Marinelli presentano Campana e Sonus. Interazioni fra campane, metalli e percussioni. Domenica 22 dicembre all'auditorium Parco della Musica a Roma.

martedì 6 agosto 2013

Aperture serali estive - musica, arte e teatro nei luoghi della cultura in Molise



La Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Molise d’intesa con le Soprintendenze dei beni archeologici e dei beni storici, artistici ed etnoantropologici del Molise comunica che nel periodo estivo, fuori dai consueti orari di visita e con interessanti e piacevoli eventi, resteranno aperti i seguenti luoghi della cultura:


SEPINO (CB) Area Archeologica ALTILIA

Rappresentazioni teatrali, ore 21,00
29 Luglio "Oreste" di V. Alfieri 
01 Agosto "Anfitrione" di Plauto 
07 Agosto "Miles Gloriosus"di Plauto

PIETRABBONDANTE (IS) Area Archeologica loc. Calcatello 

Rappresentazioni spettacoli, ore 19,00
06 Agosto "A ciascuno il suo " di L. Sciascia 
09 Agosto Concerto scuola "Molise Altissimo" inizio alle ore 16,30 
10 Agosto "Uno è picca ma due sò troppe" Assoc. teatro Comico Abbruzzi 
12 Agosto "Teresa Battista stanca di guerra" a seguire "Una nessuna centomila" 
14 Agosto "Pulcinella Colombina e le tre prove del cuore" (Teatro per ragazzi) 
16 Agosto "Liolà" Assoc. Amici del Teatro di Pietrabbondante

GAMBATESA (CB), Castello di Capua

Concerti, ore 19.00
28 Luglio Concerto di musica classica a cura del duo stabile evoL duo:
Loredana Venditti, pianoforte – Antonio Iannetta, violoncello.
Saranno eseguite musiche di L. V. BEETHOVEN – J. BRAHMS.
4 Agosto Concerto “Viaggio nei Folksong: dalla Spagna all’Inghilterra, alla musica napoletana d’autore”:
Costanza Simonetti, pianoforte – Marianna Petrecca, mezzosoprano.
18 Agosto Concerto pianistico a cura di Gianluigi Daniele, pianoforte.
Saranno eseguite musiche di D. SCARLATTI - L. V. BEETHOVEN - L. JANACEK - P. I. TCHAIKOVSKY - F. CHOPIN - F. LISZT.


VENAFRO (IS), Castello Pandone

Incontro: Il Rinascimento e la fede negli astri, ore 22,00
11 Agosto Laboratorio di storia dell’arte e osservazione astronomica a cura di G.A.I.A. Business System e dell’Osservatorio Astronomico di San Pietro Avellana;
Visite guidate gratuite al Castello Pandone e al Museo Nazionale del Molise a cura di G.A.I.A. Business System.


CAMPOBASSO, Museo SANNITICO e Museo PISTILLI

14 Settembre “Notte Bianca”
Visite guidate

domenica 16 giugno 2013

Lapingra - The Spectaculis


I Lapingra sono una band di origini molisane, formata in maggioranza da Molisani, ma radicata a Roma e operativa sul territorio nazionale ed europeo. Leggiamo un estratto della loro biografia:

È dal 2007 che i Lapingra bazzicano l’universo. Mantenuti in orbita dalla forza di gravità del Molise, da circa sei anni percorrono una traiettoria ellittica attorno a Roma. Da un paio d’anni la traiettoria ha raggiunto la Calabria e Berna e si pensa che tra 6-7 miliardi di anni i Lapingra si espanderanno fino a raggiungere un diametro circa 250 volte superiore a quello di oggi e fagociteranno tutto quello che troveranno sul loro cammino. Per fortuna, quando questo momento arriverà, l’umanità avrà da tempo abbandonato il pianeta Terra.

All’attivo i Lapingra hanno all’attivo diversi EP, un musical (“Orfeo agli Inferi”) e un album (“Salamastra”) molto apprezzati da pubblico e critica, com’è facile appurare leggendo le ottime recensioni (anche on-line) che negli anni hanno collezionato. La band ha anche diretto e prodotto diversi video, tra cui “This is not a test”, il singolo di maggior successo presentato anche al padiglione molisano della Biennale di Venezia di due anni fa.


I Lapingra hanno appena lanciato una campagna di fundraising per il loro prossimo album e per i relativi video, che insieme andranno a formare un film dal titolo accattivante: “The Spectaculis”. Il film racconterà, in chiave fiabesca e post-moderna, un’impossibile storia d’amore, ambientata nella Roma antica, tra un gladiatore e una… Peruviana! Fanta-archeologia in salsa Giacobbo oppure originale forma di bricolage storico-artistico? Non resta che attendere la fine dei lavori nel cantiere di idee Lapingra e scoprire cosa ne verrà fuori!

Il fundraising è una formula innovativa, trasparente e gratificante (tanto per gli artisti che per i sostenitori) di co-produzione, che permette agli artisti piena libertà creativa, e al pubblico la possibilità di seguire e sostenere l’intero processo di produzione, e di raccoglierne i frutti.

Questo è il video di presentazione del progetto:


Questo è il link al sito dove è possibile scegliere nell’ampia gamma di riconoscimenti e “doni” pensati per i sostenitori, e contribuire quindi al lavoro dei Lapingra: http://www.musicraiser.com/projects/1073-the-spectaculis

Il meccanismo è il seguente: tramite il sito promozionale si elargisce un contributo (a scelta tra diverse opzioni) e in cambio si riceve uno o più prodotti della band, a seconda dell’importo versato, e il riconoscimento della co-produzione. Per i più generosi, esiste anche la possibilità di ottenere una performance esclusiva della band: un house concert. (Fonte: Archeomolise)

Arte in Molise sostiene questo progetto.

Alessandro TESTA

venerdì 24 maggio 2013

Incanto nei Musei


Nell’ambito delle iniziative organizzate dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Molise, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Molise e i Cori Jubilate, Quod libet, Coro dell’Università del Molise con i rispettivi direttori Antonio Colasurdo, Vincenzo Lombardi, Gennaro Continillo, si comunica il calendario dei concerti in programma presso i seguenti siti museali del Molise:

Campobasso, Museo di Palazzo Pistilli

26 maggio, ore 20.30 Le Passioni di Zeus - Coro Quod Libet

9 giugno, ore 19.00 Coro e fisarmonica -Coro dell’Università del Molise

Civitacampomarano, Castello di Sangro

9 giugno, ore 19.00 Viva l’Italia – Coro Polifonico Jubilate

16 giugno, ore 19.00 Coro e fisarmonica – Coro dell’Università del Molise

Gambatesa, Castello di Capua

16 giugno, ore 19.00 Viva L’Italia – Coro Polifonico Jubilate

23 giugno, ore 19.00 Coro e fisarmonica-Coro dell’Università del Molise

Venafro, Museo Nazionale del Molise in Castello Pandone

9 giugno, ore 19.00 Le Passioni di Zeus – Coro Quod Libet

23 giugno, ore 19.00 Viva l’Italia – Coro Polifonico Jubilate

L’ingresso ai concerti è gratuito.

Info :

SBSAE Molise sbsae-mol@beniculturali.it tel. 0874/431350 www.molise.beniculturali.it – www.beniculturali.it

sabato 30 marzo 2013

Soupy Records: storia di un'etichetta indipendente


Due amici e la riscossa del vinile. Soupy Records: storia di un’etichetta indipendente
Da Bologna a Campobasso: qui Andrea, Paolo ed Erica hanno fondato nel 2009 la prima etichetta indipendente della città capoluogo che produce esclusivamente 45 giri. Oltre ai dischi, questi tre ragazzi organizzando concerti live, dj set e producono spille, borse e magliette nel loro laboratorio ‘segreto’. In 4 anni la Soupy Records ha prodotto 4 singoli e due gruppi. I costi, per ogni disco, variano dai 1200 euro ai 1800, “quindi prima di recuperare le spese devi vendere parecchio”

di Assunta Domeneghetti

Campobasso. Andrea e Paolo sono molto più che due semplici soci. Cresciuti insieme, sono amici dalla prima elementare. Hanno studiato nelle stesse aule fino agli anni dell’università. Se non fosse stato per quella pausa alle superiori, si potrebbe arrivare a dire persino che la loro è stata, fino ad oggi, una vita in simbiosi. Come fossero fratelli. Ma senza tutti quegli svantaggi della fratellanza biologica. «Molti - e lo ammettono anche loro - non sanno chi sono io (Paolo, ndr) e chi Andrea». 

Allora, per chiarire: il primo è lungo e con i capelli in testa, il secondo è quello più basso senza la fidanzata. 
La fidanzata in questione si chiama Erica, ed è socia anche lei «al 33,3% periodico, anche se io ho uno 0,1% in più di loro» come scherza Paolo, della Soupy Records, la prima e unica etichetta indipendente di 45 giri di Campobasso. 

Zita, come molti chiamano Andrea, e i ‘coniugi’ Calardo-Clericuzio, dopo qualche anno passato nella parecchio propositiva città di Bologna, hanno fondato, nel 2009, la casa discografica indipendente in cui arte e musica sono fusi in un’alternanza quasi perfetta. Oltre a produrre e distribuire il vinile dei gruppi da loro selezionati, la Soupy Records promuove tutto un mondo fatto di concerti live, dj set e merchandising rigorosamente autoprodotto in una stanzetta inaccessibile del loro ufficio di via Conte Rosso. 

Insomma, una specie di zuppa (soupy, in inglese), densa e corposa. Un po’ come volgarmente a New York vengono definiti certi liquidi organici dall’aspetto lattescente. Ma anche un po’ sentimentale «come quel gran pezzo di Maggie Thrett (Soupy per l’appunto) che passavamo sempre alle feste» come ricorda Paolo, «o come quel programma inglese degli anni ’60 condotto da Soupy Sales che aveva con sé un pupazzo che era l’antesignano di Topo Gigio» come aggiunge Andrea. 

Insomma, tanti significati quante sono le attività dell’etichetta che ha scelto «correndo un rischio che solo la passione ci ripaga» di andarsi a cercare musicisti «che subendo, come noi, del resto, le influenze del passato, reinterpretano in chiave moderna i sound più datati». 
Andrea e Paolo assemblano il prodotto, si occupano dei diritti Siae, seguono, insomma la parte economica e distributiva, andando il più delle volte, negozio per negozio, a proporre il 45 giri «anche perché i distributori grandi non ti prendono proprio in considerazioni». 
E’ lasciata ad Erica la parte più artistica, come ad esempio l’illustrazione delle copertine. Dal 2009 ad oggi la Soupy Records ha prodotto 4 singoli e due gruppi. I costi, per ogni disco, variano dai 1200 euro ai 1800, «quindi prima di recuperare le spese devi vendere parecchio». E fare i conti con un mercato, come quello musicale in Italia, che è praticamente paralizzato dalle dinamiche della grande distribuzione che poco hanno a che fare con il circuito indipendente. «Nel nostro paese se vendi 2mila copie di un disco ti piazzi nei primi 10 posti delle classifiche, e questo perché il settore è completamente drogato». Internet pure ha fatto la sua parte «perché tutti scaricano, anche noi, ma quando un prodotto ci piace – ammette Andrea – lo compriamo. Perché non dovremmo supportarlo?» 

Il vuoto culturale che questi tre ragazzi cercano, non senza difficoltà, di riempire, è parzialmente compensato dalle belle serate che periodicamente organizzano a Campobasso. Domenica, ad esempio, al Move di Campobasso, ci sarà il concerto live (seguito dal loro dj set) di Sonny e i suoi Wild cows, cantante ungherese meglio noto come Mr. Rhithm’n’blues ‘un soprannome guadagnato macinando note e chilometri in tutta Europa’ come leggiamo nel flyer del party pasquale «che presenterà in anteprima da noi l’album che uscirà in aprile». 
E poi dicono che a Campobasso non c’è mai niente da fare…

(Pubblicato il 27/03/2013 su Primonumero)
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