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lunedì 5 novembre 2018

Il Segno e Il Colore - Amedeo Trivisonno


Dal 9 novembre al 6 gennaio 2019 avrà luogo nel Palazzo Gil di Campobasso la mostra dedicata ad Amedeo Trivisonno (Campobasso, 1904 - Firenze, 1995) intitolata “Amedeo Trivisonno. Il Segno e il Colore” per portare all’attenzione del pubblico la figura e le opere di un artista noto e amato dai suoi corregionali. Con l’esposizione di disegni, bozzetti e cartoni preparatori della collezione regionale, si intende ricostruire il suo fare arte attraverso il linguaggio formale, la tecnica e la materia, a vent’anni circa dall’ultima mostra a lui dedicata a Campobasso e dopo la scelta da parte della Regione Molise di acquisire nel 2008 la collezione proveniente dallo studio del Maestro e di proprietà della famiglia.
La mostra  punta l’attenzione su quello che è unanimemente considerato il tratto caratteristico del suo percorso artistico: l’essere un freschista di mestiere, attivo per committenze in buona parte ecclesiastica, pienamente consapevole del suo operare controcorrente in un secolo che ha visto i grandi artisti smontare e sradicare il linguaggio tecnico e formale tradizionale alla ricerca di nuove frontiere dell’espressione dell’arte. Lui invece parte dalla forma e dalla tecnica dell’arte classica per ricoprire le pareti e i soffitti delle chiese di grandi figure e storie tratte dalle Sacre Scritture e dalle Vite dei Santi.

venerdì 18 dicembre 2015

LUVI - Natività - I presepi nel presepe



LUVI 
Natività
2015, pittura su parete

Il murales di LUVI è il primo intervento di arte pubblica del comune di Pesche, e dell’intera provincia di Isernia, ed è legato alla manifestazione de I Presepi nel Presepe. Per l’occasione è stata commissionata la classica iconografia della natività ed è stato individuato nell’opera di un artista molisano il modello che è servito come base di partenza per una interpretazione e trasfigurazione. L’opera in questione è la Natività di Amedeo Trivisonno nella cappella del Convitto Mario Pagano di Campobasso, del 1936, un’opera celeberrima che si configura, probabilmente, come il maggior esempio del periodo classicista e novecentista del pittore. Luvi (questa la sua tag) rimane fedele alla struttura del dipinto ma lo riconfigura in chiave estremamente personale e poetica, con interessanti innesti surreali che lungi dal dissacrare l’opera le infondono un diverso, e quasi parallelo, orizzonte di senso. I canoni della sacra rappresentazione sono rispettati, cambia solo lo sfondo, lo spazio scenico e alcuni elementi tratti dal mondo naturale. L’apporto più originale è nella trasfigurazione dei doni dei re magi, a loro volta posti sopra una balena, in uccelli. Ciò comporta una visione intima e sensibile dell’evento, una visione che rispetta la rappresentazione simbolica dato che gli uccelli raffigurano, secondo la loro tradizione simbolica, proprio ciò che dovrebbero significare i doni. Il pappagallo secondo una leggenda, infatti, grazie alle sue capacità di parlare, saprebbe dire Ave ed è stato legato sia all’Annunciazione sia al riconoscimento della regalità di Cristo, regalità simboleggiata dall’oro. L’oro è inteso come un tributo alla regalità di Gesù, l’incenso è simbolo di devozione, preghiera e sacerdozio; la mirra, un’erba medicinale usata nell’imbalsamazione, simboleggia l’umanità fisica e corporea di Cristo destinato a morire ed essere sepolto. Al posto della mirra l’artista ha raffigurato un corvo, simbolo di morte, mentre la devozione e il sacerdozio è raffigurato da un altro tipo di pappagallo. Sopra la Vergine, che muta il volto dalla Dama con l’ermellino di Leonardo, un enorme pellicano sembra proteggere la scena. Il pellicano simboleggia Cristo che dona il proprio corpo come cibo e il proprio sangue come bevanda durante l’ultima cena. La ragione è legata ad una antica leggenda secondo la quale questo uccello nutriva i suoi piccoli con la propria carne ed il proprio sangue. Pertanto ritorna, in una iconografia della Natività e come spesso avveniva nelle pale d’altare, anche il riferimento alla sofferenza della Passione e al mistero della Morte e Resurrezione, Resurrezione richiamata anche dalla figura della balena. Il riferimento in questo caso è al profeta Giona il quale fuggito dinanzi all'ordine divino di andare a predicare a Ninive, viene scoperto come causa della tempesta che mette a repentaglio la nave e gettato in mare. La sua scomparsa per tre giorni nel ventre di una balena e la sua riapparizione lo hanno fatto assimilare a Gesù Cristo: si è voluto vedere in lui e nell’animale un simbolo della resurrezione, dogma fondamentale della religione cristiana.

Il murales, destinato col tempo ad ampliarsi per rendere l’intera scalinata un presepe dipinto, è certamente un’operazione di riqualificazione degli spazi e un forte riferimento all’evento più significativo del paese. La pittura di LUVI, precisa ma al tempo stesso evanescente, capace di suggerire e raggelare le forme attraverso una colorazione liquida e filamentosa, non si pone come rottura nel contesto urbanistico ma, adattandosi alle superfici, evitando eccessi cromatici e iconografici, sembra un intimo atto d’amore verso il paese e la sua storia.

Tommaso Evangelista

Testo estratto dall'evento I PRESEPI NEL PRESEPE XVI edizione “Memory in progress” Percorso Contemporaneo








martedì 30 giugno 2015

Comitato Amedeo Trivisonno 2015

Nel 2015 ricorrono vent’anni dalla morte dell’artista Amedeo Trivisonno e il “Comitato Trivisonno 2015”, gruppo informale costituito da diverse associazioni del Molise, intende realizzare una serie di eventi per valorizzare la figura dell’artista e favorire la conoscenza delle sue opere presenti nella Regione Molise.
Al Comitato Trivisonno 2015 hanno aderito:
- Figli di Amedeo Trivisonno
- Associazione Centro Storico di Campobasso
- Bibliomediateca Comunale Campobasso
- AGMT – Associazione Guide Turistiche del Molise
- Associazione in Vista
- Associazione NOIDEA
- Associazione Culturale “Ada Trombetta”
- Parrocchia di Santa Maria Maggiore di Campobasso
- Associazione Culturale “Amici del Morutto “
- Comune di Campobasso – Ass. alla Cultura
- Comune di Isernia – Ass. alla Cultura
- Comune di San Giovanni in Galdo

Il Comitato Trivisonno 2015 è un gruppo informale aperto a cui possono aderire privati e soggetti pubblici.
Se sei interessato a farne parte o vuoi proporre un’iniziativa contattaci!
Email: comitatotrivisonno@gmail.com

martedì 11 febbraio 2014

Il Novecento molisano in mostra alla Galleria Artes di Campobasso: “Ritorno alla forma – la linea figurativa e realistica nell’arte molisana del novecento” - Paolo Giordano


Nella Galleria Artes di Campobasso, quasi a volerne festeggiare nel migliore dei modi il primo anno di vita, è stata allestita la mostra “Ritorno alla forma – la linea figurativa e realistica nell’arte molisana del novecento”. 
L’importante evento, curato da Francesca Della Ventura e Tommaso Evangelista, analizza quella che potrebbe essere ritenuta l’unica autentica linea artistica molisana, riunendo –per la prima volta– tutti i grandi pittori figurativi che hanno operato in Molise.
Tale “corrente” è generalmente ritenuta anacronistica, eppure la mancanza di legame con le “avanguardie” (che ben tardi arriveranno in Regione grazie al Premio Termoli) ha caratterizzato la cultura locale, non tagliando fuori il Molise dal panorama nazionale, bensì consentendo la nascita di una vera e propria Scuola, quella di Campobasso.
Fu il compianto Lino Mastropaolo a coniare tale definizione riferendosi al gruppo di artisti che si ispira a Trivisonno, o che ne sono stati allievi, o che, comunque, ne hanno subito influenza.
Unitamente al Maestro Amedeo, un talento “fuori dal tempo”, ma pienamente inserito nella Storia dell’Arte Italiana, è stata parimenti determinante un’altra personalità totalmente diversa: il bohemien Marcello Scarano.
Insomma, è offerta al visitatore (dal 21/12/13 al 12/02/14), in un ambiente di forte spessore tecnico e qualitativo, una rassegna completa ed esplicativa dei figurativi molisani. 
Le opere sono atemporali e con una valenza universale. In esse si riscontra l’attenta ricerca formale e la cura di quei valori che sono alla base della buona pittura.

Aprono la mostra i quadri di D’Attellis tra i quali la “discarica” in cui la Venere di Urbino del Tiziano viene deposta (all’ombra del Monforte) su un camion della nettezza urbana: inquietante ed inconfutabile icona della furia iconoclasta della nostra epoca.
Un autentico scoop le opere dell’isernino Ucciferri, cariche di sensualità ed analisi dell’identità della persona, che da oltre 5 anni non erano ammirate da un pubblico. 
Particolare l’accostamento di due “crocifissioni”: quella di Pettinicchi, con la sua struggente distorsione dei corpi, e quella di Oriente che, memore dei toni espressionistici del Pettinicchi, caratterizza la scena con una variegata e grottesca umanità.
Fresche e vitali le sculture di Manocchio, d’effetto il neorealismo di Genua, di grande qualità la pregevole produzione di Paglione, còlto negli aspetti più intimi e nascosti del suo religiosissimo animo.
L’unica presenza femminile è la milanese Gilda Pansiotti, molisana d’adozione, che dopo aver esposto nella Berlino degli anni ‘30 ed in diverse biennali organizzate durante il “ventennio”, si innamorò della XX piccola regione. Sua una serie di costumi popolari: nei locali di Artes la “donna col costume di Frosolone”.
Affascinate, infine, il dialogo tra i due Maestri i cui capolavori sono collocati nello stesso spazio gli uni di fronte agli altri.
Scarano sia con la sua pennellata densa, che si rifà alla Scuola Romana, e sia con l’inconfondibile tratto quasi impressionista.
Trivisonno (anche) con un autoritratto che richiama proprio la tecnica di Marcello Scarano e con un sorprendente bozzetto “barocco” (Natività), in cui le figure emergono, estratte dall’ombra, grazie ad un sapiente uso del pennello.
Nell’ultima sala due autori in cui si concretizza una sorta di epilogo. Di Toro che, ispirandosi a Guttuso, incarna l’ultima propaggine di realismo sociale ed il romano Papa che, avendo affrescato la Cattedrale di Bojano, rappresenta la continuità dell’Arte Sacra in Molise, di cui Trivisonno e “l’allievo” Paglione sono gli indiscussi capiscuola. 
Parrebbe, quindi, che la Mostra si concluda con un interrogativo sulle incertezze del “domani”: quale sarà il prosieguo della linea figurativa e realistica nell’arte molisana?


Paolo Giordano su il Quotidiano del Molise




domenica 15 dicembre 2013

Ritorno alla forma La linea figurativa e realistica nell’arte molisana del Novecento


Ritorno alla forma
La linea figurativa e realistica nell’arte molisana del Novecento

A cura di
Francesca Della Ventura
Tommaso Evangelista

Col patrocinio di
PROVINCIA DI CAMPOBASSO

21 dicembre 2013 / 12 febbraio 2014

Inaugurazione sabato 21 dicembre ore 18.00

Galleria Artes Contemporanea
Viale Elena, 60, Campobasso

Artisti:
Antonio D’Attellis
Antonio Di Toro
Walter Genua
Giovanni Manocchio
Giulio Oriente
Leo Paglione
Gilda Pansiotti D’Amico
Rodolfo Papa
Antonio Pettinicchi
Marcello Scarano
Amedeo Trivisonno
Vincenzo Ucciferri

Abstract

Una delle peculiarità dell’arte molisana contemporanea è stata quella di non aver mai smarrito una spiccata linea figurativa. Fuori dalle correnti più significative, lambita solo superficialmente dalle tensioni del Futurismo, lontananel dopoguerra dai dibattiti sull’astrattismo, la regione ha mantenuto intatta un modo di saper dipingere e scolpire che affonda molte radici nella tradizione più nobile dell’arte italiana. Il merito principale del perdurare di tale tendenza è da ascrivere soprattutto a Amedeo Trivisonno e Marcello Scarano. Mentre il primo, Trivisonno, ha creato una vera e propria “scuola” formando diversi validi artisti in relazione, in particolare, all’arte sacra autentica, Scarano ha ispirato una ricerca sempre sulla forma ma letta in chiave maggiormente espressiva e intimista. I dibattiti sorti agli inizi degli anni Sessanta, di rottura e tensione, e liberazione di un’arte non più legata alla forma ma al concetto, andavano contro gli epigoni e gli esponenti meno innovativi della pittura, i cosiddetti “pittori della domenica”, ma mai contro i grandi maestri. Una collettiva sulla linea figurativa e realistica nell’arte molisana è un atto dovuto alla storia della regione per fissare alcuni punti certi, per riscoprire maestri dimenticati e soprattutto per mostrare un’arte sempre attuale e mai anacronistica, fatta di sapere tecnico e progettuale ma anche di spiccate doti creative; è anche un’occasione di studio e di approfondimento su artisti significativi del Novecento. Oltre alle opere di artisti storici si sono voluti esporre anche i lavori di pittori che, pur nel perdurare delle correnti e degli “ismi”, non hanno mai abbandonato il pennello e la forma. La collettiva ha diversi pregi. Ha la pretesa di concentrare su poche pareti un secolo di arte molisana seguendo la linea della forma; vuol presentare una rassegna quanto più completa ed esplicativa degli artisti figurativi molisani, ovvero di quei pittori che maggiormente hanno indagato la raffigurazione, mostrando legami, derivazioni e ispirazioni; cerca di rivalutare contesti poco indagati dalla critica, mostrando un ambiente estremamente vitale e di forte spessore tecnico e qualitativo. Parlare della forma significa indagare l’intima natura dell’arte, capace di schiudere, nel gesto personale del rappresentare, la visione concreta e spirituale dell’artista chiamato a farsi carico del reale per comunicarlo all’esterno. Se l’astratto è tensione emotiva e riconfigurazione in chiave sintetica dell’idea, la costruzione sulla e intorno alla figura comporta un perenne agire sulla struttura interna del dipinto per veicolare, nello scontro tra immagine e percezione, una personale osservazione sull’unicità del mondo.

domenica 15 settembre 2013

Immagine del Vespro - Arte sacra al Santuario dell'Addolorata


IMMAGINE DEL VESPRO
Il dolore e la speranza: arte sacra al Santuario dell’Addolorata


Centro don Nicola Lombardi, Santuario dell’Addolorata,
via Santuario 40, Castelpetroso (IS)
20 settembre – 26 ottobre 2013

Orari di apertura
da Lunedì a Venerdì 9.30-13.00 15.30-18.00
Sabato e Domenica 9.30-13.00 15.30-19.00

Con il patrocinio della
Regione Molise
Diocesi Campobasso-Bojano

Organizzazione mostra
Don Massimo Muccillo, Vicario Episcopale per il Santuario

Direzione artistica e curatela
Tommaso Evangelista, storico e critico d’arte

Organizzazione e coordinamento
Giovanni Antonioli, artista

Mostra fotografica Santuario dell’Addolorata
a cura di Officine Cromatiche fotoamatori Isernia

In occasione dell'inaugurazione della mostra IMMAGINE DEL VESPRO - arte sacra al Santuario di Maria Addolorata Di Castelpetroso - all'interno del Santuario Rodolfo Papa, pittore, teorico e storico dell’arte, rifletterà sulla specificità e l'identità dell'arte sacra. Interverranno Don Massimo Muccillo, Vicario Espiscopale per il Santuario, Tommaso Evangelista, storico dell’arte e curatore dell'esposizione. Rodolfo Papa è esperto del Sinodo, docente di Storia delle teorie estetiche presso la Pontificia Università Urbaniana, artista e Accademico Pontificio.

Programma:

ore 15.30 Conferenza Riflessioni sull’arte sacra
Prof. Rodolfo Papa
Docente di storia delle teorie estetiche, Università Urbaniana di Roma

Ore 17.00 Santa Messa

Ore 18.00 Saluti delle autorità
Apertura mostra

Evento della mostra su FB https://www.facebook.com/events/156024607939250/

La mostra Immagine del Vespro, organizzata da Don Massimo Muccillo, Vicario Espiscopale per il Santuario, e curata dallo storico dell’arte Tommaso Evangelista, prende il titolo dalle cosiddette Vesperbild, le piccole sculture in legno, nate in area tedesca nel 1300, che rappresentano la Pietà e il cui nome si riferisce all’uso, all’ora dei Vespri del Venerdì Santo, di meditare sulle cinque piaghe di Cristo morto che giace sulle ginocchia della Madre. Il legame, naturalmente, è con l’immagine dell’Addolorata come si è mostrata tante volte durante le apparizioni promuovendo anche un’iconografia del tutto nuova nell’emblematico gesto “sacerdotale” di offerta. Tale rappresentazione fu fissata sulla tela, per la prima volta, nel 1889 dal pittore romano Giovanni Battista Gagliardi e questa immagine, oggi in mostra, è diventata la riproduzione canonica degli eventi di Castelpetroso. Nell’esposizione si è voluto affrontare, allora, proprio il problema legato all’origine della prima immagine presentando tutte le opere presenti in Santuario che potessero ricostruire il percorso dell’icona. Parimenti si è voluto dare all’evento un taglio storico allestendo, per la prima volta, un percorso documentario sull’arte nel Santuario. Le opere di Amedeo Trivisonno (verrà presentata anche una pala d’altare, la Deposizione, tolta da una cappella per essere fruita in maniera più ravvicinata), di Marcello Scarano, di Alessandro Caetani (bozzetti della via Matris), della Famiglia Marinelli (calchi delle formelle del portale di sinistra), spesso bozzetti o studi preparatori o lavori fruiti per la prima volta lontano dal contesto liturgico, ci aiutano a ricostruire l’intera vicenda artistica del complesso monumentale che è stato l’ultima costruzione in stile neo-gotico ad essere completata in Italia. Anche i bozzetti della famiglia Chiocchio, di Oratino, che si occupò della lavorazione di tutte le decorazioni in pietra della chiesa, ci aiutano a focalizzare l’attenzione sull’importanza e la difficoltà dell’impresa, aprendo una parentesi su un settore, quello artigianale, spesse volte ignorato dalla critica. Unitamente alle opere legate al Santuario si è voluta arricchire l’esposizione presentando altri lavori dei maggiori artisti che vi hanno lavorato. Di Scarano, autore della Via Crucis del Santuario (in esposizione anch’essa), è stato esposto un inedito polittico con le storie di Cristo e altri soggetti sacri, tra i quali una splendida Deposizione; di Trivisonno, autore delle otto pale d’altare, è presentato invece un pregevole quadro sulla Sacra Famiglia e un’inedita opera giovanile, proveniente dalla chiesa di San Rocco di Carpinone, del 1927, probabilmente tra i primi lavori a tema sacro su tela e recentemente attribuita al pittore da Evangelista. Le opere di Rodolfo Papa, infine, oltre a testimoniare la continuità, in territorio molisano, della linea figurativa a soggetto sacro portata avanti prima da Trivisonno e poi dal suo allievo Leo Paglione, anch’egli in mostra, segnano un’apertura al futuro sia nell’iconografia (si veda la tela con l’Addolorata) sia nel patrimonio artistico della chiesa dato che lo splendido bozzetto per la decorazione della cupola va proprio nella direzione di un arricchimento, di bellezza e di teologia, del complesso. Infine, poiché deve rimanere sempre forte il legame tra la storia e il presente, si è dedicata una sezione alla collettiva d’arte. Una selezione dei migliori artisti molisani, pittori, scultori, ebanisti, che si sono confrontati con tematiche religiose o con la stessa immagine dell’Addolorata, ci aiuta a comprendere come il legame con le forme e la rappresentazione non deve essere mai smarrito se si vuol comunicare i messaggi dell’arte sacra autentica. Proprio la presenza di opere di grandi maestri locali, favorendo un interessante confronto di carattere storico e formale, conferisce autorevolezza e senso alle opere presenti in collettiva. I lavori selezionati, degni per l’indagine di un senso intimo che coinvolge la stessa idea del ruolo dell’artista nella società, ci raccontano del tentativo, con tutte le difficoltà legate al collasso del sistema artistico, di riappropriazione della struttura e del senso e, in linea generale, del “corpo” della pittura e dell’arte. L’esposizione di fotografie delle Officine Cromatiche, inoltre, dimostra come l’immagine del Santuario non perda mai il suo fascino e continui sempre, con la sua forma significante e le sue bellezze artistiche, a ispirare chi, per propria inclinazione, è alla perenne ricerca dell’aspetto, della luce e del colore. Lo studio nato in preparazione della mostra ha tentato di legare gli eventi delle apparizioni all’idea stessa di forma, analizzando l’iconografia (con i suoi modelli) e la fortuna critica dell’immagine dell’Addolorata; parimenti è stata fatta una ricerca mirata di fonti e documenti per ricostruire la storia artistica del Santuario, le tante testimonianze presenti nella chiesa e i diversi artisti che vi hanno operato, per dare una visione quanto più possibile organica dell’arte sacra in Molise come sintetizzata in questo luogo di fede. A conclusione l’idea di fondo dell’intera mostra, e degli studi, è stata quella di aver voluto creare, visivamente e concettualmente, una linea di continuità tra tutte le esperienze artistiche legate al Santuario per restituire una volta per tutte, alla critica e al fruitore, un fondamentale e purtroppo poco conosciuto frammento di storia artistica molisana.

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