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giovedì 11 luglio 2013

Quinta Biennale del Piccolo Formato


QUINTA BIENNALE
DEL PICCOLO FORMATO

organizzazione: OFFICINA SOLARE GALLERY / CENTRO CULTURALE IL CAMPO

A CURA DI RINO CARDONE

con una testimonianza di TOMMASO EVANGELISTA

ARTISTI
Luca Alinari, Gianfranco Baruchello, Gastone Biggi, Ennio Calabria, Gaetano Carboni, Karmil Cardone, Nicola Carrino, Tommaso Cascella, Francesco Casorati, Christo, Michele Cossyro, Danilo De Mitri, Giulio De Mitri, Chiara De Iuliis, Cosmo Di Florio, Fabio Di Giannantonio, Pablo Ehaurren, ElleplusElle, Paolo Laudisa, Ettore Le Donne, Donato Linzalata, Sergio Lombardo, Carlo Lorenzetti, Lughia, Nguenya Valente Malangatana, Pompilio Mandelli, Gino Marotta, Vincenzo Mascia, Luigi Mastrangelo, Fabiola Mignogna, Ugo Nespolo, Hugo Orlando, Michele Peri, Luigi Petrosino, Lorenzo Piemonti, Concetto Pozzati, Renzogallo, Ernesto Saquella, Mario Sasso, Mario Serra, Salvatore Sebaste, Nazzareno Serricchio, Giacomo Soffiantino, Maria Teresa Sorbara, Mauro Staccioli, Antonio Tramontano, Valeriano Trubbiani, Wladimiro Tulli, Aldo Turchiaro.



13 / 25 luglio 2013

Inaugurazione sabato 13 luglio 2013 ore 22.00

OFFICINA SOLARE GALLERY
VIA MARCONI, 2 TERMOLI (ITALY)

apertura tutti i giorni 22.00 / 23.30



Rino Cardone. 

DINAMICHE DELL’”IPERSPAZIO AUTOPOIETICO” NELLE DIMENSIONI DEL “PICCOLO FORMATO”

La quinta edizione della “Biennale del piccolo formato” organizzata dell’Officina Solare Gallery di Termoli e dal Centro Culturale “Il Campo” di Campomarino si presta a una riflessione: sull’iperspazio delle opere di “ridotte dimensioni”, sulla contemporaneità artistica e sulle avanguardie creative, al tempo d’oggi. Essa si presta a questo genere di valutazione, non solo per l’attualità e la qualità delle opere esposte, ma anche per la piena rappresentatività degli artisti proposti e per il “processo di riduzione” della realtà immaginifica, attuato presentando, al pubblico, lavori di ridotte dimensioni.

In mostra sono opere di autori vari: ciascuno con un suo linguaggio, con una propria tecnica e con una specifica personalità artistica. Si passa dal figurativismo, all’informale, all’arte povera, abbracciando pure l’espressionismo astratto, il lirismo pittorico, l’astrattismo materico, la surrealtà magica e appariscente, la sensorialità visiva dei new media e il sinergismo, oggi, esistente tra la fotografia d’autore e i nuovi linguaggi creativi. I lavori proposti sono portatori di messaggi immaginari e immateriali, interfaccia tra il mondo chimerico, di sempre, che appartiene al pensiero dell’artista e quella realtà – tipica dell’arte contemporanea e delle avanguardie – divisa tra: una sempre più persistente applicazione della tecnologia, la riproducibilità tecnica, lo sbalordimento immaginifico, lametanarrazione linguistica e l’intertestualità creativa.

Quelle proposte sono delle opere d’arte molto stimolanti (sviluppate sulla “molteplicità espressiva” di un postmodernismo sempre più imperante, a livello di forme estetiche e di cultura di massa) che ben si prestano (sempreché si estendano le leggi universali della fisica, alle regole specifiche dell’estetica) a una riflessione: sui processi entropici (determinati dalla “semantica visiva”), sulle forze dissipative (indotte dal “messaggio immaginifico”) e sulle dinamiche autopoietiche (provocate da una “esperienza estetica” che, nell’epoca della svolta multimediale, si presenta in continuo movimento).

Per dimostrare questo teorema, occorre partire dall’assunto che nell’arte - come nella vita e nella storia - gli sviluppi si basano sulle “gestazioni”, profonde, ripetute, della realtà e, quindi, sulle lente “incubazioni” che subiscono le microenergie (intellettuali e materiali) che alimentano il mondo sensibile. Tali “gestazioni” del normale sviluppo della storia, si alimentano, in particolare, delle idee e dei fenomeni correnti, che a un dato momento, del tempo presente, subiscono una “impennata” profonda, violenta, capace di rinnovare verità, forma e sostanza, secondo la teoria espressa dal filosofo cileno Humberto Maturana.

Studi analoghi sono stati, pure, compiuti dal filosofo e pianista ungherese Ervin László (teorizzatore del punto di svolta della storia, da lui denominato come punto del caos) e poi, anche dallo zoologo e scrittore britannico Mark Ridley. I loro studi si pongono sull’onda lunga delle ricerche effettuate in origine (alla fine dell’Ottocento) dal naturalista britannico Charles Robert Darwin, i cui studi hanno impressionato, in maniera decisa e positiva, numerosi filosofi e studiosi di arte e letteratura, tra XVIII e XX secolo. E tra questi vi fu - tra i primi - il massimo esponente italiano della critica letteraria romantica Francesco De Sànctis, per il quale noi “concepiamo le cose, nel loro divenire, in relazione con le loro origini e con l’ambiente ove sono nate” e sempre per il quale “col progredire della civiltà, si moltiplicano gl’istrumenti dell’arte”.

Ne è un’interessante conferma, di queste due teorie del De Sànctis, la “Biennale del piccolo formato” - che si svolge nel Molise - dove la scelta delle opere, da parte dei curatori, è indirizzata verso lavori che esaltano la forma e la sostanza, all'interno di produzioni creative che (per le loro ristrette dimensioni) fungono da “accumulatori” di tensione estetica ed espansione stilistica. L’idea di fondo che ci piace perseguire - nell’illustrazione di questa mostra - è che tutto ciò che nell’arte si riconduce al senso del minuscolo e al valore dell’intimo, assume un aspetto amplificato di “meraviglia” e di “stupore” (nel senso dell’attribuzione del significato, dato al segno) e di “incanto” e di “stupefazione” (nel senso dello sviluppo espressivo dato alla figura, eseguita nel tempo e nello spazio). Tutto ciò si deve alle ridotte dimensioni di questi lavori, che non sono (ripetiamo: non sono) da interpretare come delle “opere preparatorie”, di altre ben più grandi, ma come “pezzi unici”, autonomi, esclusivi, destinati a essere fruiti per quel che sono, senza rimandi ad altre, possibili, “evenienze interpretative”.

Queste opere vivono – nella loro “assolutezza semantica” - in una sorta d’iperspazio estetico e di topos espressivo e significante, che rappresenta la bellezza tout court: la quale supera, a sua volta, il cronotopo della realtà (quello che s’identifica nella dimensionespaziotempo) concepito, quest’ultimo, tutt’intorno alle “estensioni geometriche” dellalunghezza, della larghezza e della profondità, cui si aggiunge (dal punto di vista estetico) la concezione di tempo assoluto e di tempo relativo (intesi, in questo caso, come “palcoscenico intellettuale” della proposta artistica). Possiamo riassumere, brevemente, questa idea nel pensiero del filosofo e scrittore tedesco Ernst Friedrich Schumacher, per il quale: “l’uomo è piccolo, e, pertanto, piccolo è bello”.

Ed è in questo concetto di alto valore umanistico dell’”uomo misura di tutte le cose”(volendo adottare la visione del filosofo greco Protagora) che sta il senso di un’arte non sviluppata per grandi dimensioni e che – esprimendosi intorno al “senso del ridotto” - sollecita lo spettatore a riflettere su un altro, altrettanto importante, teorema estetico, quello espresso dallo scrittore, storico dell'arte e psicologo tedesco Rudolf Arnheim, secondo il quale "qualunque cosa la mente umana si trovi a dover comprendere, l'ordine ne è un’indispensabile condizione". E la parola “ordine” – com’è noto - è sinonimo di equilibrio, compostezza, armonia e precisione, che riscontriamo nelle opere d’arte che sono presenti in questa quinta edizione della Biennale, molisana, del “piccolo formato”.

Questa stessa parola, ordine, fa il paio (dal punto di vista semantico e per quanto attiene le “espressioni creative” più in generale) con altri tre termini: stile, tecnica eformato, che sono, poi, le tre variabili dipendenti che contraddistinguono un’opera d’arte. Queste tre variabili dipendenti rispondono, a loro volta, alle leggi dell’estetica e alle modificazioni che subiscono, a mano a mano, le norme espressive, nel dipanarsi dei linguaggi creativi, all’interno della storia dell’arte. Quest’aspetto conferma che nell’evoluzione dei registri creativi e delle linee immaginifiche delle arti visive (pittura, disegno, fotografia, multipli d’autore ed espressioni multimediali e digitali) si passa, di continuo, da delle condizioni di stile già acclarate e formalizzate, a delle nuove espressioni di eleganza e di bellezza: che poi otterranno, in un secondo momento, una loro piena ufficializzazione nel campo della storia dell’arte.

E lo stesso accade in quei “percorsi evolutivi” che contraddistinguono la realtà etnoantropologica: nella quale si passa da una situazione di ordine prestabilito, a una dimensione di apparente confusione e disordine che prelude, a sua volta, a una condizione di trasformazione e cambiamento. Questo è ciò che accade, non solo nella società e nell’arte (sosteneva, al riguardo, lo storico dell’arte Ernst Hans Josef Gombrich che “l'arte nasce dall'arte e si sviluppa in alcune situazioni problematiche, alle quali l'inconscio dell'artista si adegua e contribuisce”) ma anche in natura, dove questo “fenomeno evolutivo” è spiegato con la teoria dell’entropia delle sorgenti, che governa lo sviluppo di un universo in continua trasformazione. Si passa, cioè, da stadi precedenti acondizioni conseguenti, di sempre maggiore stabilità, sfruttando lo “sconvolgimento” che si crea ogni qualvolta, si passa da una precedente condizione di equilibrio a uno stadio evolutivo superiore. Il passaggio intermedio - di tutto ciò - è una situazione di “scompiglio” transitorio che genera, di conseguenza, quelli che saranno gli assetti futuri e le nuove armonie della rinnovata condizione dell’essere.

Nel campo dell’arte, l’entropia - cui è sottoposto tutto il “sistema dell’effimero” - risponde a tre “gradi esperienziali”: l’estetica, la semantica e la pragmatica, che sono anche i tre codici valoriali che ritroviamo – tutti quanti - nelle opere degli artisti che espongono a questa quinta edizione della Biennale, molisana, del “piccolo formato” (guidata, da anni, dall’artista Renato Marini, cui si è affiancato - per l’edizione di quest’anno - un altro artista, Nino Barone).

A margine di queste considerazioni ricordiamo, anche, che all’estero, si svolgono due iniziative similari a quella del Molise: una a Maracay, in Venezuela e un’altra a Chamalieres, in Francia, dov’è rivolta una specifica attenzione alla tecnica dell’incisione. A Couvin, nel Belgio, è stato allestito, invece, un Museo, dedicato al “piccolo formato”.

Mentre in Italia crescono, di anno in anno, le attenzioni e le manifestazioni dedicate alle “ridotte dimensioni” delle opere d’arte. Va senz’altro ricordata, a questo proposito, la manifestazione intitolata “13 x 17: 1000 artisti per un'indagine eccentrica sull'arte in Italia”che si è svolta a latere della 51^ Biennale di Venezia (del 2005) a cura del critico d’arte Philippe Daverio e del gallerista Jean Blanchaert (che è entrata, ora, a far parte delleCollezioni d'Arte della Fondazione della Cassa di Risparmio di Bologna).

Di grande interesse risultano, anche, essere altre due iniziative dedicate, in questo caso, alla mail art. La prima si svolge a Morgano (in provincia di Treviso) in collaborazione con la Bienal Internacional Guarulhos do Pequeño (Brasile) e con l’Associazione Culturale Art Gallery Museum “NabilaFluxus” di Treviso. L’altra iniziativa - sempre indirizzata a proporre il linguaggio della mail art - si svolge a Montalbano Jonico (in provincia di Matera) dove a fare da modello di un Museo internazionale d’arte contemporanea, è stato costituito (sotto la guida dell’artista Giuseppe Filardi) uno Spazio Permanente, dedicato a “Melchiorre da Montalbano”: architetto e scultore, attivo nell’Italia meridionale dalla metà del Duecento.

Sempre dedicata al “piccolo formato”, è la proposta “partorita” - nella primavera del 2003 - dallo Spazio Zero di Gallarate (in provincia di Varese) dove l’Associazione Liberi Artisti ha realizzato un’interessante esposizione di opere 25x25. Ricordiamo che quest’associazione è stata fondata, nel 1977, dal pittore Silvio Zanella, al cui nome si riconduce la “Fondazione-Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea” che ha dato luogo al Museo del MAGA di Gallarate. Dopo la morte di Silvio Zanella (avvenuta nel 2003) l’Associazione Liberi Artisti è stata guidata dall’artista Marcello Morandini, cui si è affiancato, di recente, un altro operatore estetico, Ettore Ceriani.

Dal 1999 opera, invece, a Bologna l’Associazione culturale, no profit, “Piccolo Formato” che, negli anni, ha sviluppato numerosi progetti artistici e culturali, collaborando con artisti e fotografi impegnati in diversi ambiti creativi, avvalendosi del supporto di enti e istituzioni pubbliche.

mercoledì 3 agosto 2011

Il padiglione molisano della Biennale - recensione

Lunedì 11 luglio si è inaugurato a Isernia, presso l’Officina della Cultura, il Padiglione molisano per la 54° edizione della Biennale di Venezia, padiglione che rientra in un più complesso sistema di sedi espositive curate dal critico Vittorio Sgarbi. Le discussioni non sono certo mancate, anche se l’idea di far partecipare tutte le regioni alla prestigiosa manifestazione è stata forse la proposta più interessante della rassegna, per la volontà di censire e recensire l’intero territorio dando modo anche agli artisti locali di partecipare alla prestigiosa kermesse. In Molise tale manifestazione artistica è di sicuro la più importante dai tempi della Biennale del Sud, ospitata nel 1988 al castello di Gambatesa, ma è stata recepita poco dagli organi di informazione pronti ad elogiare la “politica” ma poco propensi, o adatti, a riflettere sul merito delle opere e della selezione. Premetto subito che il padiglione funziona e lo stesso Sgarbi ha elogiato i locali dell’ex capannone ferroviario che, anche visivamente, sembra una propaggine dei padiglioni veneziani; l’allestimento minimale da il giusto spazio e peso alle opere perfettamente a loro agio nella struttura. Forse proprio la limitatezza della selezione ha permesso una maggior fruibilità dei lavori, cosa per esempio non avvenuta nel padiglione italiano. A parte qualche eccezione i lavori sono interessanti in quanto la visita non risulta noiosa, anzi permette il confronto con una grande varietà di linguaggi, e anche la presenza di diversi giovani (molti però residenti fuori regione) è un buon segnale di vivacità e rinnovamento dell’ambiente artistico. Qualche perplessità, oltre all’assenza di una linea curatoriale e ad una commissione inviti rimasta nel vago, deriva dalla mancanza di diversi artisti storici e storicizzati poiché si è persa l’occasione di dar il giusto riconoscimento a figure che hanno sempre lottato per e con l’arte contemporanea, in tempi nei quali il territorio era chiuso alle avanguardie. Anche se una Biennale non deve essere il luogo della memoria a mio avviso l’occasione era la più adatta, se non altro per l’ampio richiamo mediatico, per presentare al grande pubblico una completa? selezione dell’arte molisana che tra l’altro mostra proprie peculiarità poco recepite dalle nuove leve che, vuoi per vuoto istituzionale o desiderio di evasione, sono costrette a lavorare fuori regione interrompendo quel legame con le proprie origini e recependo così altri stimoli. Come premesso vorrei offrire ai lettori di Zenit brevi recensioni delle opere, per dare il giusto spazio sopratutto agli artisti, con la speranza che questa significativa e riuscita iniziativa possa portare in regione un rinnovato interesse per l’arte contemporanea che si risolva con la programmazione di nuovi eventi che possano colmare il vuoto lasciato dalla selezione. Giacinto Occhionero presenta un dipinto su plexiglas, Membra Collant, che raffigura, con surreale commistione, un incrocio tra uno squalo e una gamba femminile; “l’animalizzazione” dell’arto veicola sensazioni di velocità e rapacità che si traducono in un’esplosione di forme e colori. Michele Sottile con Il suono è il primo movimento dell’immobile (omaggio a Giacinto Scelsi) unisce pittura e video: mentre gli inchiostri su carta diventano essenziali pentagrammi immaginifici con linee e segmenti che formano moduli e scansioni ritmiche (in riferimento alla musica microtonale di Scelsi), nel video un rumore di fondo distorto commenta immagini di stanze alterate cromaticamente o onde marine. Dante Gentile Lorusso, in Lettera d’amore, crea una composizione di segni, ovvero attraverso l’uso di un linguaggio perduto/inventato gioca tra senso e spaesamento dove il senso è dato dalla riconoscibilità scritturale delle forme, lo spaesamento dalla loro incomprensibilità. Ernesto Liccardo con L’urlo e Fukushima lavora su tele che si piegano all’essenza delle impressioni, veicolando con distacchi spaziali e colori disfatti un malessere interiore; ecco allora che le opere diventano come cellule cancerogene della società moderna. Michele Mariano in My Time-Personale Time riflette con lo spazio (dell’installazione) e col tempo (del video e della sua performance): nella differenza tra tempo e durata, postulata da Bergson a fine ‘800, si gioca gran parte dell’arte contemporanea, mentre nell’inconciliabile scissione tra il mondo e la coscienza individuale deriva l’abbandono ad un eterno presente. Luigi Mastrangelo espone Lo stagno e Il Bosco; in queste tele figure oniriche, a metà strada tra cartoni animati e divinità pagane, sono raccontate e descritte col linguaggio pop dei colori primari e della bidimensionalità che annulla la loro individualità. Vincenzo Mascia riflette sulla struttura interna/esterna delle forme; in Quadrato-struttura, Onda-struttura e Tondo-struttura la configurazione delle sagome diventa una poetica del ritmo, della distanza, dello spazio con la geometria che supera l’espressione. Giuseppe Capitano espone Artigli, un’installazione surreale che presenta due zampe di gallina ingigantite e sospese; l’ingrandimento del particolare annulla il legame delle forme con la natura giocando sulla sorpresa e l’eccesso. Giulia De Filippi in + e – e Brian Map gioca con le parole e con dualismi (positivo/negativo, forme/colore, destra/sinistra, sapere/non sapere) veicolando le contraddizioni delle forme e dei concetti trasmessi dalle conformazioni e dai sistemi. Paolo Borrelli porta in Biennale delle tavole che formano un ideale polittico (Una rotta parola, Revolutionand Repetition, La dolce menzogna, Non pena, non febbre, non ombra): all’interno dei profili della testa dell’artista sono inserite delle immagini che raccontano, attraverso il montaggio visivo, le contraddizioni della Storia intesa come accumulo di documenti difficilmente decifrabili e ricomponibili in maniera univoca. Caterina Notte presenta due foto dalla serie Arm Candy e un video: la femminilità, con modalità voyeuristiche, è esibita senza limitazioni e si apre ad una sessualità esplicita che gioca col tema del doppio, della sensazione e della simulazione. Umberto Petrocelli in Rejoicel lavora sulla specularità delle forme (animali, oniriche, fantastiche, lontanamente pop) organizzate in un’apparente simmetria visiva, e presenta anche il videoclip del singolo dei Lapingra, This is not a test, per il quale ha curato regia e costumi; video surreale e barocco, elaborato e sfuggente nel raccontare la fantasiosa cacciata di un dittatore. Manovella ne La Notte e il Santo e L’ultimo Beethoven, col suo peculiare stile minimale e poetico, dispone sulla tela tutti quegli elementi capaci di ricreare una storia, da decifrare come fosse un rebus o immaginare con fosse un sogno. Esplosione cosmica e Risonanza magnetica di Helena Manzan sono due grandi tele dove colore e sostanza deflagrano in intensi cangiantismi e grumi materici; pur nel disordine derivato da una pittura d’azione violenta e vigorosa si percepisce una studiata elaborazione della superficie che diventa anche luogo della memoria (l’uso della pelle di serpente richiama le sue origini brasiliane). Elio Franceschelli col Suicidio del caciocavallo (già raccontato nel numero precedente) realizza un’opera dal chiaro intento polemico nello smontare le velleità del curatore Sgarbi che avrebbe voluto esporre come opera addirittura il culatello di Parma; il gesto del caciocavallo, allora, diventa metafora del naufragio del sistema dell’arte. Valentino Robbio con le sue installazioni, The Trip e O.G.M. (organi geneticamente modificati), lavora sullo spazio nel realizzare scenografici allestimenti di oggetti incongruenti che attraverso una genuina ironia e un’intelligente sarcasmo spiazzano il fruitore. Igor Verrilli, con la sua pittura iperrealista, presenta tre tele che raffigurano altrettante copertine di riviste (Il grande bluff - Flash art, Sdoganamento - Famiglia Cristiana, Che Bella Italia - Bell’Italia) “rivisitate” con l’inserimento di notizie inventate ma desunte dall’attualità nazionale e regionale; la veridicità delle composizioni si scontra con la satira disorientando il fruitore/lettore. Andrea Nicodemo per You don’t under stand that i love you realizza una composizione polimaterica e minimale giocata sull’esibizione e sfoggio dell’organo dell’amore, con una domanda: cuore o pene? 

Tommaso Evangelista

Su Zenitmagazine di Agosto

venerdì 22 luglio 2011

Un caciocavallo alla Biennale




Il titolo dell’opera di Elio è “Il suicidio del caciocavallo” (sottotitolo “gli è stato fatale il culatello”) e nasce da un passo della conferenza stampa di Sgarbi per la presentazione del Padiglione dove il critico si sofferma a parlare per più di venti minuti del culatello di Parma. Alla domanda di un giornalista che gli rimproverava la poca coerenza del suo discorso con l’arte Sgarbi, infervorato, cominciava una difesa del culatello in quanto prodotto tipico dell’Italia e delle sue scelte che, dobbiamo dire, non sono state delle migliori, con tanto di uscita “E’ la mia Biennale e se voglio esporre i culatelli chi mi può dir niente?”. Il discorso è più complesso e le sue selezioni volevano andare contro il “sistema dell’arte” assegnando la scelta dei duemila artisti ad altrettanti intellettuali; ciò naturalmente, anche per l’assenza di una linea curatoriale, ha portato ad una ricognizione eccessiva che di fatto fa smarrire la qualità nella quantità. Tornando ad Elio il caciocavallo entra nella storia in quanto si trovava vicino all’artista mentre questi, sbalordito, stava sentendo l’intervento della conferenza stampa. Se il culatello, per Sgarbi, diventava la più grande opera che poteva offrire Venezia il caciocavallo, ormai personalizzato, cominciava ad insistere con l’artista per essere portato anche lui alla Biennale. In una Biennale dei “prodotti tipici” ecco allora che anche un caciocavallo non fa brutta figura dimostrandosi, anzi, secondo l’idea dell’artista, superiore al culatello in quanto per farlo non bisogna ammazzare nessuno, può essere mangiato anche dai vegetariani e a prescindere dalla religione. E poiché oggi si usa spiazzare il formaggio ha chiesto all’artista l’insano gesto di essere suicidato (metafora se vogliamo del fallimento di questa Biennale che alla “mafia” del sistema ne ha sostituita un’altra). Queste sono state le sue ultime parole “vuoi vedere che un posticino nella storia dell'arte...magari ... oh! io ci provo! e poi ,come si dice, suicidandomi lo SPIAZZO!! a sto cazzo di culatello!!!". 

P.s. Su Youtube si possono vedere i video della conferenza stampa di Sgarbi e di Franceschelli cercando Intervento Sgarbi in Conferenza Stampa - 2/10 e LA DANZA DEL CULATELLO

Un altro articolo di Maria Cristina Giovannitti

lunedì 18 luglio 2011

Biennale Molise - iniziano le polemiche

L’ex assessore alla cultura della Provincia di Campobasso chiede a Iorio di chiarire i criteri di selezione

“Perché tanti operatori culturali che hanno divulgato il nome del Molise in tutto il mondo sono stati totalmente ignorati dalla mostra del padiglione molisano della biennale di Venezia?”. E’ una delle domande poste da Nicola Occhionero, ex assessore provinciale a Campobasso con delega alla cultura e attuale componente della segreteria regionale del Pdci. Sulla mostra allestita a Isernia presso l’Officina della Cultura rischia di esplodere una polemica durissima. L’intervento di Occhionero probabilmente è solo l’innesco della miccia. Il padiglione è stato inaugurato nei giorni scorsi dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, alla presenza del Presidente della Regione Michele Iorio e del Presidente della Provincia di Campobasso Luigi Mazzuto. Non entrando nel merito delle qualità creative degli artisti presentati, Occhionero sottolinea la pesante assenza dalla mostra di molti, troppi, artisti storici del Molise. “Sorge quindi – afferma l’ex assessore provinciale - un pesante interrogativo sulla metodologia seguita nell’organizzazione del padiglione della biennale”. Occhionero pone, quindi, una serie di interrogativi: “Perchè il numero iniziale di otto artisti precedentemente selezionati, divulgato dai media nazionali, in neanche due mesi si è quasi triplicato? In base a quale linea culturale il selezionatore ha deciso di infoltire il numero dei partecipanti? Quale ufficio regionale ha curato tutta l’operazione? Esiste una nomina ufficiale del selezionatore? Chi ha firmato questa nomina? Ma soprattutto chi è questo fantomatico selezionatore e quali sono i suoi titoli professionali e le pubblicazioni artistiche da lui prodotte?”. Secondo Occhionero solo avendo queste risposte è possibile valutare serenamente la qualità dell’operazione culturale messa in atto. “Altrimenti ci troveremo ancora una volta di fronte a un caso di ‘mala sanità culturale’ – prosegue - Come Comunisti Italiani del Molise ci rivolgiamo a tutti gli artisti molisani che con dedizione giorno per giorno lavorano per la ricerca artistica e per l’emancipazione culturale della regione, fuori dalle logiche clientelari e dal mercato del ‘sottobosco’ imperante”. Infine Occhionero si rivolge a Iorio e gli chiede di fornire risposte chiare agli interrogativi sollevati. (Su Caffèmolise)

A ciò si aggiunge il fatto che l'Officina della Cultura da Lunedi 11 Luglio, giorno dell'inaugurazione della Biennale alla presenza del curatore prof. Vittorio Sgarbi , a Domenica 17 la Mostra è stata chiusa: Mercoledì( pomeriggio), Venerdì (pomeriggio), Sabato e Domenica. Insomma la prima settimana su sei giorni utili (il Lunedì è chiuso) quattro è stata chiusa. Sul cartello affisso al cancello del Museo è scritto: "Il Museo è chiuso per motivi tecnici, riaprirà Martedì alle 9,30". Ieri però era ancora non apriva.

sabato 16 luglio 2011

Reportage dal padiglione Molise della Biennale - Parte II

Vincenzo Mascia - Quadrato-struttura, Onda-struttura, Tondo-struttura

Giuseppe capitano, Artigli, 2005

Giulia De Filippi, + e -  e brian map

Paolo Borrelli: Una rotta parola, Revolution and repetition. La dolce menzogna, Non pena, non febbre, non ombra

Caterina Notte, Arm candy, 2009

Umberto Petrocelli, Rejoicel, 2011

Manovella, La notte e il santo, L'ultimo Beethoven

Elio Franceschelli, Il suicidio del caciocavallo

Helena Manzan, Esplosione cosmica e Risonanza magnetica

Valentino Robbio, The Trip, 2006

Valentino Robbio, O.G.M. (organi geneticamente modificati)

Igor Verrilli, Il grande bluff, Sdoganamento, Che bella Italia

Andrea Nicodemo, You don't undersand that i love you, 2011

Reportage dal padiglione Molise della Biennale - Parte I

Officina della cultura


Giacinto Occhionero, Membra collant, 2011

Michele Sottile, Il suono è il primo movimento dell'immobile, 2011

Dante Gentile Lorusso, Lettera d'amore

Ernesto Liccardo, L'urlo e Fukushima

Michele Mariano

Luigi Mastrangelo, Lo stagno e il bosco, 2011

sabato 2 luglio 2011

domenica 29 maggio 2011

Il suicidio del caciocavallo


Sabato 4 giugno alle ore 21.00 presso Palazzo Orlando di Isernia Elio Franceschelli presenta l'opera con la quale parteciperà al prestigioso avvenimento artistico internazionale Padiglione Italia - Molise LA BIENNALE DI VENEZIA. 54

IL SUICIDIO DEL CACIOCAVALLO

gli è stato fatale il culatello!


La presentazione avverrà in occasione della chiusura della retrospettiva : MINIMALANIMAL.

L'opera nasce dalla conferenza stampa di presentazione, di Vittorio Sgarbi, del 5 maggio. Come scrive però l'artista "quando il caciocavallo ha sentito le parole di sgarbi sul culatello (la migliore opera mai esposta in tutte le biennali, ha pensato : vuoi vedere che un posticino nella storia dell'arte...magari ... oh! io ci provo! e poi ,come si dice, suicidandomi lo SPIAZZO!! a sto cazzo di culatello!!!"



venerdì 6 maggio 2011

Gli artisti molisani per la Biennale delle regioni

E' uscita ieri, dopo molte polemiche, rimandi, rinvii, promesse di abbandono e ricerca di fondi, la famosa lista degli artisti invitati alla biennale per il Padiglione Italia e per le altre iniziative da Vittorio Sgarbi. Quest'anno la Biennale si celebra anche a livello regionale, per il 150 anni della nazione, e questi sono gli artisti selezionati per l'evento che sarà allestito presso l'Officina della Cultura a Isernia. Per la lista completa si rimanda a questo link: elenchi artisti 54° Biennale di Venezia. A parte qualche nome, per me una bella selezione (non so però da chi fatta) con molti giovani e idee fresche in linea con le ultime tendenze. Si è persa però l'opportunità di dar un riconoscimento a tanti artisti storici che veramente, lottando con i denti, hanno cercato di far arte in questa regione. La selezione, infatti, pur aprendosi al nuovo, tralascia molte peculiarità dell'arte contemporanea molisana, un'arte "di stomaco", caratterizzata dalle forti emozioni e rotture e da un rapporto, direi quasi ossessivo, con la terra e gli oggetti e le esperienze del vissuto. Ma il numero era troppo limitato per includere anche questi artisti quindi ben venga l'apertura al nuovo e ai giovani. E a quell'isernino-newyorkese di Elio Franceschelli che reputo tra gli artisti più interessanti della regione.

Giuseppe Capitani
Cleto Di Giustino
Elio Franceschelli
Ettore Frani
Ernesto Liccardo
Vincenzo Mascia
Manovella
Helena Manzan
Michele Mariano
Andrea Nicodemo
Caterina Notte
Giacinto Occhionero
Igor Verrilli
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