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Visualizzazione post con etichetta Centro per la Fotografia Vivian Maier. Mostra tutti i post
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lunedì 5 novembre 2018




Sabato 10 novembre 2018 ore 18:30, presso  la Galleria Spazio Immagine di Campobasso, inaugura la mostra fotografica “14-18 LA GUERRA A COLORI” a cura del Centro per la Fotografia Campobasso “Vivian Maier” in collaborazione con Europe Direct Molise e Galleria Spazio Immagine. 

L’evento si inserisce tra le iniziative di interesse storico-culturale patrocinate dalla Commissione dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018 e collabora con un’analoga iniziativa promossa dal MiBAC – Polo Museale del Molise. 

Organizzato in occasione dei cento anni dalla firma dell’armistizio di Compiègne (11 novembre 1918), la mostra, intende offrire al pubblico un aggiornamento visivo sulla Grande Guerra combattuta dal 1914 al 1918 in Europa, Medio Oriente, Africa e Asia orientale durante la quale persero la vita circa dieci milioni di persone. In quei teatri di guerra, alcuni fotografi tra cui Jules Gervais-Courtellemont, Hans Hildebrand, Hubert Wilkins, Frank Hurley, Leon Gimpel, Fernand Cuville, Prokudin-Gorski ed altri la cui documentazione risulta incompleta, raccontarono dal fronte con l’utilizzo di nuove tecniche fotografiche “una guerra a colori”. 

Siamo abituati a vedere rappresentati momenti storici, più lontani, in bianco e nero. Eppure la genialità dell’uomo sa sorprenderci con gioielli artistici e documenti inimmaginabili. Protagoniste assolute della mostra sono alcune delle fotografie a colori della prima guerra mondiale realizzate con la tecnica dell’autochrome sviluppata dai fratelli Lumiere nel 1903. L’autocromia o autochrome è un procedimento di fotografia a colori basato sulla sintesi additiva. Pur avendo rivoluzionato la fotografia a colori le lastre in vetro autochrome, mantenevano forti limitazioni: 
• delicatezza delle operazioni di caricamento nell’apparecchio fotografico; 
• impossibilità di fare istantanee per via della bassa sensibilità; 
• la granulosità del reticolo formato dai granelli di fecola era visibile ed influiva negativamente sulla nitidezza dell’immagine; 
• la lastra sviluppata poteva essere solo osservata in trasparenza o proiettata ma non stampata con metodi fotografici, ogni immagine era unica non poteva essere duplicata. 
I costi elevati limitarono il successo di questa tecnica, tuttavia alcuni stati inviarono sul fronte dei fotografi muniti di placche autochrome per realizzare immagini a scopo di propaganda. Ed è proprio il colore che ci avvicina, con maggiore forza, a quei momenti, a quei volti e a quelle atmosfere. 

Le lastre, per via di questo carattere di unicità, diventarono dei pezzi pregiati per i collezionisti ed indubbiamente hanno fornito un significativo contributo alla storia della fotografia. 

L’allestimento della mostra è caratterizzato da una cinquantina di lightbox (supporti per fotografie retroilluminate) arricchito da materiale multimediale e da documentazione di vario tipo per favorirne la comprensione e la lettura. 

Il contributo cromatico che caratterizza questa narrazione storica permette di attivare un processo di “umanizzazione del ricordo”, di vivificarlo, per cui l’intervento culturale diventa portatore di valore all’interno della società contemporanea.

Tra il 1914 ed il 1918 il mondo fu scosso dal più grande conflitto mai prodotto nella storia dell’umanità. Prese avvio, in quegli anni, quella che alcuni storici hanno definito come una lunga guerra civile europea, destinata a dividere non solo gli eserciti ma i popoli e le nazioni per oltre un trentennio, lasciando un’impronta indelebile su tutto il XX secolo. 

Oggi a 100 anni di distanza dalla fine di quel conflitto, abbiamo la fortuna di vivere in un’Europa profondamente diversa, in cui non solo la collaborazione pacifica e democratica tra gli stati è diventata lo strumento ordinario e naturale delle relazioni internazionali, ma la stessa identità dei singoli paesi è sempre più legata alla consapevolezza di una più ampia cittadinanza e coscienza europea. 
Ma quegli eventi drammatici, oggi sembrano lontani quasi da non lasciare traccia nella memoria collettiva, tanto che rinascono sentimenti nazionalistici pericolosi. 

Proprio per mantenere viva una memoria sul tema, l’associazione Centro per la Fotografia Campobasso intende celebrare l’anniversario dei cento anni dell’armistizio con una mostra fotografica di alto valore storico e fotografico. Testimonianze rare fatte di immagini che ci riportano nelle trincee e nelle atmosfere di quei luoghi e, cosa ancora più rara considerato il periodo storico, immagini a colori.

lunedì 22 agosto 2016

Tre domande a Luigi Grassi

Nell'inconsueta ombra al M3TE


Una prima domanda riguarda la tua ricerca fotografica, da sempre attenta alle micro-dinamiche della regione, nel tentativo di catturare attraverso la fotografia i ricordi e i volti dei luoghi. Tale narrazione, vedi il caso della tua ultima mostra ospitata al METE di San Giuliano di Puglia, da singolare diventa complessa e pertanto le tue singole campagne si sommano presentando un unico e sfaccettato ritratto del nostro contesto socio-culturale. Ci vuoi parlare di questa tua indagine sul territorio?

Ho iniziato a fotografare ai tempi dell’Università,  solo perché la fotografia faceva parte del mio programma di studi, da allora la fotografia è diventata una vera passione, nel senso antico del termine, un’azione che agiva sull'animo, sul mio, e da allora non ho più smesso. Il mio primo lavoro è stato sul paesaggio urbano (Sudari), in seguito ho maturato la consapevolezza che un soggetto per me troppo poco intimo, o forse troppo vasto e sconosciuto, come la città, non rientrava nella mia poetica, non riusciva a scuotere la mia sensibilità e la mia curiosità. Così ho deciso di costruire il mio percorso personale partendo da ciò che mi apparteneva di più, ogni volta che ritornavo nei miei luoghi, tra le mie cose, sulla terra e sotto il cielo che mi ha visto nascere sentivo una motivazione forte al fotografare, questo mi ha fatto capire che dovevo partire con ciò che meglio conoscevo e che più sentivo come mio. Da qui ho cominciato a lavorare in luoghi fortemente circoscritti del mio paese, generando alcune serie fotografiche specifiche come Nell’inconsueta Ombra (Limosano), Oratino e un lavoro sugli elmi dei Sanniti dal titolo Eroi Sanniti, che sarà in mostra in autunno, scoprendo che nella realtà racchiusa era nascosto il mondo intero. Ho imparato a fotografare seguendo il Laboratorio Irregolare di Antonio Biasiucci, questa esperienza oltre a darmi gli strumenti necessari per diventare un autore, mi ha messo in discussione rispetto alla fotografia e a quello che sentivo di dover indagare con questo mezzo espressivo, è stata una delle esperienze umane e artistiche più profonde e formative che ho fatto. I miei lavori sono diventati specifici, ogni realtà che ho affrontato attraverso la fotografia, è diventata per me una narrazione, del mio percorso e della mia terra. Ogni serie fotografica racconta una storia, e insieme queste immagini vanno a comporre un storia più grande che è la narrazione delle mie radici, dei volti delle persone che abitano ancora i piccoli paesi intorno a Campobasso, degli animali e della natura magnifica che circonda questa terra. Lentamente, senza volere, mi sono reso conto che la storia della mia Regione che stavo raccontando si stava trasformando nella Storia di uomini e donne, di luoghi che proprio grazie alla fotografia si spogliavano del contesto e acquistavano universalità. Nell'installazione Nell'inconsueta ombra presentata al Museo M3TE ho potuto coniugare la mia indagine interiore, con quella propria di ogni uomo, l'indagine del territorio molisano e delle sue radici è diventata specchio delle meraviglie e delle solitudini umane, cercando di imprimere nelle mie fotografie emozioni, tradizioni e solitudini. Il mio percorso fotografico è adesso una commistione di luoghi familiari e particolari che rappresentano però luoghi più ampi e universali, che permettono di conciliare la passione per la mia terra con un messaggio fotografico e narrativo più universale, questo mi ha portato ad esporre non solo nella mia Regione, che rimane per me il luogo di partenza e anche di ritorno, ma anche nell'ambito di manifestazioni nazionali e internazionali, tra cui i Rencontres d’Arles (Circuito Off), Biennale dei giovani fotografi al CIFA di Biebbiena, Premio Nazionale delle Arti, Festival Internazionale di fotografia a Roma, SI Fest di Savignano e a pubblicazioni importanti come un contributo per il volume “Doni” della Collezione Imagomundi di Luciano Benetton a cura di Chiara Pirozzi.

Oratino

Nel tuo lavoro conta molto la tecnica, la ricerca sull’analogico, lo studio degli effetti e delle emulsioni. È un’investigazione per molti versi anche pittorica. Qual è il rapporto tra tecnica, effetto e composizione quando scatti una foto?

Prima ancora di interessarmi alla fotografia, intesa come relazione fra me e il circostante e di fare delle vere fotografie, la mia prima passione è stata il laboratorio fotografico, la camera oscura  e la possibilità di sperimentare le immagini e le sostanze fotosensibili. Ho iniziato a stampare fotografie in bianco e nero e mi sono appassionato alle tecniche alternative, un revival delle tecniche di stampa ottocentesca. Inizialmente le fotografie erano appesantite da questa ricerca sui materiali per la stampa, perché ritenevo più importante il passaggio della camera oscura, credendo di aggiungere un ulteriore valore, solo successivamente ho capito l’importanza dello sguardo oltre a quello della tecnica. Crescendo ho realizzato che la poesia della fotografia sta principalmente in quello che si racconta, in ciò che trasmette e suscita l’immagine, lo sguardo è il punto di partenza e di arrivo, è il contenuto che si fa forma e non l’inverso. Ora questa passione per la stampa fotografica l’ho messa a disposizione dell’insegnamento al Centro per la fotografia Vivian Maier, la scuola di fotografia che insieme a due amici abbiamo aperto a Campobasso, organizzando prevalentemente corsi di tecniche di stampa per i principianti, il passaggio in camera oscura può essere un’esperienza molto formativa, un punto di partenza per entrare nel mondo della fotografia. Adesso riesco a conciliare l’elemento della stampa senza che questo prevarichi sul concetto dell’immagine, la forma diventa compendio del contenuto, lo completa senza alterarne l’essenza, un esempio sono le stampe, 40X50 cm, che ho fatto per il lavoro sugli elmi dei Sanniti interamente realizzate con la tecnica della stampa bruna. Un’altra esperienza importante è stata quella avuta con i miei studenti nell’area archeologica di Sepino, dove hanno fotografato gli scavi e stampato manualmente le loro immagini, la mostra è ancora visibile fino a settembre.

Centro per la fotografia Vivian Maier

“Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare”. Daniel Pennac. L’esercitazione dello sguardo, nella nostra regione “che non esiste” è un tentativo di preservare il senso, attuare quasi un’azione di resistenza dello sguardo. Come vedi e concepisci in generale la fotografia in rapporto a tali dinamiche?

La fotografia è un grande mezzo di indagine e narrazione. Lo sguardo fotografico diventa memoria, ma non solo, solleva le immagini dal tempo e dallo spazio contingente e le rende eterne. La narrazione di uno diventa la narrazione di tutti, il senso e il sentimento colti in un preciso momento diventano universali, gli oggetti si trasformano in emozioni, le persone in monumenti e la luce disegna e mostra armonie che sono proprie della scrittura, della musica, dei sogni. Bisogna sempre raccontare e raccontarsi, perché il racconto è mezzo di conoscenza e di indagine per se e per gli altri che leggono la nostra storia. Quando i miei lavori sui paesi molisani sono segnalati come esempio, nei festival di fotografia, come nel caso del lavoro su Oratino, oppure sono menzionati in qualche rivista specializzata, sono felice, sono felice perché sento di compiere un’azione importante a livello sociale e culturale per il mio paese. Per me fotografare il Molise con insistenza crea sicuramente una memoria, una nuova fonte dalla quale attingere in futuro per altre operazioni culturali, ma allo stesso tempo integra il mio paese con il mondo, regalandogli una fratellanza umana propria di ognuno, in ogni luogo. Il mio è un atto d’amore verso la nostra storia, le nostre case, la nostra terra. In questo momento sto lavorando ad una ricognizione sul paesaggio molisano e spero presto di poterne riparlare con te, grazie mille.

Tommaso Evangelista

Eroi Sanniti

Luigi Grassi - Nato a Campobasso nel 1985, Grassi si è specializzato in Fotografia come linguaggio d’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Dal 2008 collabora con PrimoPiano Napoli, una galleria dedicata alla fotografia, al design e alla video arte. Nel 2012 comincia a frequentare Lab, il laboratorio irregolare di Antonio Biasiucci, dove s’impegna ad approfondire il proprio metodo di ricerca personale. Le sue opere sono state esposte nell'ambito di diverse manifestazioni, nazionali e internazionali, tra cui i Rencontres d’Arles (Circuito Off), Biennale dei giovani fotografi, Arezzo Arte Expo, KunStart, The Darkroom Project, Premio Nazionale delle Arti, FOTOGRAFIA - Festival Internazionale di Roma, SI Fest Savignano Immagini, Photissima, Affordable Art Fair, Marche EXPO 2015, NAF - Napoli Arte Fiera.


Luigi Grassi

Nell'inconsueta ombra


mercoledì 3 agosto 2016

Luigi Grassi - Nell'inconsueta ombra


Luigi Grassi - Nellinconsueta ombra
A cura di Tommaso Evangelista

Inaugurazione sabato 6 agosto 2016 h 17
San Giuliano di Puglia, Museo M3TE
Organizzata da Comune di San Giuliano di Puglia, Museo M3TE e Centro per la fotografia  Vivian Maier


COMUNICATO STAMPA

Nell’ambito della programmazione degli eventi artistici offerti dal “M3TE” di San Giuliano di Puglia (Museo Multimediale della Memoria del Terremoto e della Mail Art) il 6 agosto 2016 si inaugura la prima mostra d’arte dedicata alla fotografia. Alle ore 17.00, il critico d’arte Tommaso Evangelista, curatore dell’evento, discorrerà con il pubblico dell’opera fotografica di Luigi Grassi intitolata “Nell’Inconsueta Ombra”. Verrà data rilevanza oltre alla visone delle opere e della conoscenza dei contenuti delle immagini e del linguaggio espressivo tipico e esclusivo dell’artista Luigi Grassi, anche alle correlazioni implicite che hanno collegamento con la linea culturale organizzata dal “M3TE”. Il Museo promuove percorsi della “conoscenza” con lo scopo di diffondere cultura attiva e viva per educare alla prevenzione delle catastrofi naturali, come il terremoto, tramite l’uso di una cultura protettiva offerta dalla professionalità didattica e scientifica, la diffusione dei valori di qualità dell’architettura e del sapere artistico quali discipline simbioticamente collegate tra loro.
Sono le “Piattaforme multimediali” del Museo che raccontano la vita, le tradizioni, i prodotti e le risorse del Territorio. Le Piattaforme che simulano avvenimenti sismici che con Maestro Terremoto insegna a non avere paura. Ai convegni di Geologia, di Architettura, agli spettacoli teatrali in omaggio a Rino Gaetano, ai seminari tecnici e alle edizioni dei concorsi ‘’Fiabe Angeli di San Giuliano’’ ora l’ouverture della prima mostra fotografica dell’artista Luigi Grassi. “La fotografia è un medium, anch’essa”, scrive il critico Evangelista per un precedente evento, “oscuro ed enigmatico, tanto più ermetico e suggestivo quanto più torna indietro alle tecniche e ai processi antichi di stampa, nelle quali il gioco individuale sulla matericità delle forme si confonde con la tensione della scoperta. Ma la distanza con queste ricerche sta nella luce che crea contorni e distrugge le forme” La Fotografia così riesce a dare senso ad un principio di unione tra ciò che il museo esprime con la sua forza di immagini pedagogiche e multimediali, e la soggettività di ricerca dell’arte fotografica di Luigi Grassi.

Luigi Grassi

Nato a Campobasso nel 1985, si è specializzato in Fotografia come linguaggio d’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Dal 2008 collabora con PrimoPiano Napoli, galleria dedicata alla fotografia, al design e alla video arte. Nel 2012 comincia a frequentare Lab, il laboratorio irregolare di Antonio Biasiucci, dove s’impegna ad approfondire il proprio metodo di ricerca personale. Ha fondato nel 2014 il Centro per la Fotografia di Campobasso dedicato alla figura della fotografa Vivian Maier. Le sue opere sono state esposte nell'ambito di diverse manifestazioni, nazionali e internazionali, ha ricevuto per il suo lavoro menzioni speciali all’interno di festival di fotografia, gli sono state commissionate opere artistiche e installazioni permanenti per musei e comuni italiani. Le sue opere sono state esposte nell'ambito di diverse manifestazioni, nazionali e internazionali, tra cui i Rencontres d’Arles (Circuito Off), Biennale dei giovani fotografi, Arezzo Arte Expo, KunStart, The Darkroom Project, Premio Nazionale delle Arti, FOTOGRAFIA - Festival Internazionale di Roma, SI Fest Savignano Immagini, Photissima, Affordable Art Fair, Marche EXPO 2015, NAF - Napoli Arte Fiera.


Informazioni

Orari di aperta M3TE Museo: 
Sabato e domenica 
Mattino: ore 10:00_12:30
Pomeriggio: ore 15:00_18:30
Infrasettimanale su prenotazione

per info e prenotazioni
3494105689
3292631268
3298605567

Museo M3TE



venerdì 20 maggio 2016

Francesco Cito. I Misteri


È nato tutto da un invito. Lo scorso anno l’associazione Vivian Maier di Campobasso ha infatti chiesto a Francesco Cito di fotografare la cosiddetta Sagra dei Misteri, una delle più importanti manifestazioni della cultura popolare e religiosa molisana. Si tratta di una processione che, dalla metà del XVIII secolo, si ripete ogni anno nel giorno del Corpus Domini, offrendo al pubblico una suggestiva parata di veri e propri quadri viventi. Lungo le strade del centro storico di Campobasso sfilano infatti tredici Misteri che rievocano altrettante scene del Vecchio e Nuovo Testamento: bambini, anziani e adulti diventano così per un giorno angeli, santi e demoni in grado di aleggiare davvero sopra le teste della folla festante. Un'illusione suggestiva resa possibile grazie alle antiche strutture di acciaio e legno a cui sono invisibilmente ancorati, le cosiddette Macchine dei Misteri, create da Paolo Saverio Di Zinno nel lontano 1748.
Una festa, quella che circonda la Sagra dei Misteri, che racchiude quindi credenze e tradizioni antiche, e che il noto fotoreporter napoletano ha seguito in ogni suo istante. È nato così un lavoro, intitolato I Misteri, che verrà presentato per la prima volta sabato 21 maggio 2016 presso il Museo Ex Gil di Campobasso. L'esposizione, organizzata dal Centro per la Fotografia Vivian Maier in collaborazione con il Comune di Campobasso, verrà infatti inaugurata alle ore 18,00, per poi rimanere aperta al pubblico fino al 2 giugno. Inoltre, sabato 28 maggio, alle ore 17,30, Francesco Cito sarà nuovamente presente negli spazi del Museo per incontrare il pubblico, mostrare alcuni dei suoi lavori più importanti e raccontarne genesi e retroscena.

Francesco Cito. I Misteri
Museo Ex Gil (Palazzo Gil), via Gorizia, 1 - Campobasso
22 maggio – 2 giugno 2016

orario: da martedì a domenica, ore 10,00 - 13,00 e 17,00 - 20,00 | chiuso il lunedì
ingresso: libero
info: cfcvivianmaier@gmail.com

giovedì 17 dicembre 2015

Brown Print ad Altilia





La mostra Brown Print prosegue un percorso di studi sulle tecniche alternative di stampa fotografica ideato e condotto dal fotografo Luigi Grassi (www.luigigrassi.com), organizzato dal Centro per la Fotografia Vivian Maier di Campobasso, con la collaborazione di Arte Studio e Me.MO Cantieri Culturali a.p.s.. Durante il corso gli studenti si sono confrontati fotograficamente con il paesaggio archeologico di Altilia e hanno avuto modo di sperimentare una tecnica di stampa artigianale.  

La stampa bruna si colloca indietro nel tempo - precisamente a partire dal 1889 grazie agli studi del chimico inglese W.J. Nichols - e l'obiettivo del corso e di questa mostra è quello di stabilire un legame tra antico e moderno, tra antichi metodi di stampa e tecnologia digitale. La semplicità, intesa come genuinità, insieme a una buona dose di precisione, tempo e concentrazione, della stampa bruna è il presupposto fondamentale per la creazione di immagini fotografiche di rara originalità. Oltre al procedimento tecnico, la bellezza delle immagini è il risultato anche della scelta del soggetto: il sito archeologico di Altilia. La rappresentazione fotografica dell'antico nucleo abitativo romano contribuisce a rendere ancora più singolare l'immagine prodotta attraverso la stampa bruna. Iscrizioni sparse ovunque, colonne che si innalzano verso il cielo, pietre che ancora definiscono i sentieri percorsi, le porte e le mura che invitano a entrare in città: tutti questi elementi sono stati catturati dalle immagini in mostra con lo scopo di rendere visibile agli occhi di chiunque quel valore antico ed eterno che rende unica e autentica anche la stampa bruna.

Per l’occasione Alessandra Capocefalo, archeologa, socia fondatrice dell’Associazione Me.MO Cantieri Culturali, guiderà gli ospiti in un tour virtuale dell’area archeologica di Saepinum - Altilia attraverso le immagini realizzate da Rosso Albino, Chiara Brunetti, Paolo Cardone, Rossana Centracchio, Simone Di Niro, Alexandra R. Ionescu, Lello Muzio.
Il percorso si snoderà tra le immagini sottolineando i particolari più significativi di una città antica scomparsa per secoli e riemersa, in parte, negli anni ’50 del Novecento. Il municipio romano, sorto a cavallo del tratturo Pescasseroli – Candela nel tratto che attraversa la Valle del Tammaro in corrispondenza della montagna di Sepino, ha una lunga storia da raccontare a partire dalla sua prima organizzazione urbana, racchiusa all’interno delle possenti mura, che furono fatte edificare dai figli adottivi di Augusto, Tiberio e Druso. Diversi secoli di transumanza e opere pubbliche, finanziate dai membri illustri di famiglie locali che raggiunsero le più alte cariche dell’Impero, la resero uno dei municipia più importanti del Sannio molisano fino al suo progressivo decadimento che raggiunse il culmine in epoca altomedievale. Da questo momento in poi l’area sarà occupata da piccoli nuclei organizzati intorno alle aree coltivabili che conserveranno la loro fisionomia fino alla seconda metà del ‘900.
Questo percorso storico, umano e sociale, si rivelerà attraverso gli straordinari scatti della mostra Brown Print – Altilia, organizzata dal Centro per la Fotografia Vivian Maier di Campobasso che sarà aperta al pubblico domenica 20 dicembre, dalle ore 18:30, presso Arte Studio, in via Zurlo 22 a Campobasso.

Per informazioni sulla mostra
https://www.facebook.com/events/1156875314339788/
cfcvivianmaier@gmail.com
tel. 349 68 78 280

Per informazioni sui corsi e sulle attività
https://www.facebook.com/centrofotografiavivianmaier/
cfcvivianmaier@gmail.com
tel. 349 68 78 280


sabato 9 maggio 2015

Dipingere con la Luce


CAMPOBASSO. Il 21 maggio dalle ore 17.00 nell’atrio del Palazzo Magno, via Roma 47, verrà inaugurata la mostra fotografica “Dipingere con la luce”, a cura del critico d’arte Tommaso Evangelista e del fotografo Luigi Grassi (conferenza stampa ore 10). L’evento nasce da un percorso didattico legato al mondo della cultura delle immagini tenuto dallo stesso Luigi Grassi. Gli allievi, Chiara Brunetti, Carmine Cefaratti, Rossana Centracchio, Cristiano Civerra, Carmen Giancola e Lello Muzio, hanno avuto modo non solo di conoscere e sperimentare le proprietà dei materiali sensibili alla luce e di approcciarsi allo sviluppo fotografico, ma soprattutto di scoprire i molteplici lineamenti e cromie del linguaggio fotografico. Ognuno degli allievi ha fatto della propria esperienza in camera oscura un percorso interpretativo della forma degli oggetti che si rivelano nelle opere in eterogenee tonalità. La creatività e la fantasia sono gli unici comuni denominatori di queste opere, che verranno esposte dal 21 maggio sino al 7 giugno, orari per le visite: dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 19.00

Cellula, ombre e luci_Carmine Cefaratti

Orizzonti_Carmen Giancola

UN LABORATORIO NECESSARIO
di Luigi Grassi

Un laboratorio in cui abbandonare la macchina fotografica e lavorare direttamente sulla carta fotosensibile con la luce. Lavorare con le forme astratte, geometriche, primarie significa entrare in contatto con la propria soggettività. A volte lo strumento fotografico, per il principiante assoluto, può inibire o bloccare l’acquisizione di un personale linguaggio fotografico e assopire le capacità critiche rispetto al mondo delle immagini e a quelle che si vanno producendo. Credo fortemente che la camera oscura e un percorso di fotografia sperimentale siano una disciplina efficace per acquisire una consapevolezza superiore o semplicemente diversa riguardo alle idee della fotografia e ai progetti che si vogliono sviluppare attraverso questa materia. In questo primo esperimento didattico gli studenti hanno avuto la possibilità di entrare in contatto con il mondo della fotografia attraverso la manipolazione diretta dei materiali fotografici, hanno compreso i rudimenti che sono alla base dell’uso della macchina fotografica e hanno applicato una metodologia progettuale legata alle immagini da realizzare. Sono felice e orgoglioso di poter presentare in questa occasione i risultati del corso di fotografia “Dipingere con la luce”.

Genesi_Lello Muzio

Primavera di Fiori Chimici_Chiara Brunetti

IMMAGINI PER PASSAGGI
di Rossana Centracchio

“Dipingere con la luce”: una definizione semplice ed essenziale, ma che racchiude in sé le molteplici interpretazioni dell’arte fotografica. Dipingere non è altro che rappresentare, con intenzione, un oggetto reale o immaginario su una qualsiasi superficie per mezzo di colori. Noi, al posto dei colori, abbiamo utilizzato la luce, giocando con essa fino a creare contorni e ombre sulla carta che hanno dato vita a forme e a immagini, a “organismi viventi”. Non si tratta però di mostrare la mera struttura interna degli oggetti, ma di ricercare una natura “altra”, non sempre governabile dalla nostra razionalità. Ed è questo l’aspetto più interessante del nostro laboratorio: la scoperta inattesa, l’improvvisa rivelazione di immagini e figure. Sia l’intenzione, ovvero l’atto, con cui tendiamo verso un oggetto, sia l’immagine o forma dell’oggetto da noi conosciuto non corrispondono così all’idea inizialmente elaborata. Il laboratorio è anche ricerca essenziale dei costituenti fondamentali di un oggetto e della loro interazione.In questo modo la fotografia diventa strumento di indagine dei materiali e sui materiali, in grado di allontanarci dalle presunte analogie con l’esperienza quotidiana. Impressionare sulla carta, dunque, la materialità per considerare le modalità di creazione, ma anche di alterazione, del significato di una immagine. Ed è qui che entra in gioco il ruolo fondamentale del tempo, il quale diventa la rappresentazione concreta dei singoli momenti che costituiscono il processo di elaborazione dell’immagine fotografica. “Dipingere con la luce” non è altro che una esperienza spontanea e ricca di entusiasmo di fronte al tentativo di conoscere ciò che si pone al di là della nostra visione fotografica.

Taenia_Cristiano Civerra

Trame di Storie Brevi_Rossana Centracchio

IMPRESSIONI PER CONTATTO
di Tommaso Evangelista

Edouard Isidore Buguet, fotografo francese dell’Ottocento appartenente al movimento spiritualista, era famoso a Montmartre per la sua abilità nel far apparire in una fotografia lo spettro o il fantasma della persona cara al cliente che si recava da lui per una sorta di ritratto post-mortem. Arrestato nel 1875, la polizia scoprì che introduceva nella macchina fotografica delle lastre già impressionate con forme, figure e scritte che dovevano apparire sulla fotografia finale. Il fotografo però si poneva come medium cercando di evocare l’immagine. In fondo dipingeva con la luce, o meglio la richiamava nei filtri, dato che i suoi scatti, oggi, ci appaiono delle singolari invenzioni surrealiste, prive di quel fascino macabro che aveva colpito ingenuamente i parigini. La fotografia è un medium, anch’essa, oscuro ed enigmatico, tanto più ermetico e suggestivo quanto più torna indietro alle tecniche e ai processi antichi di stampa, nelle quali il gioco individuale sulla matericità delle forme si confonde con la tensione della scoperta. Ma la distanza con queste ricerche sta nella luce che crea contorni e distrugge le forme. Se le cronofotografie di Muybridge rivelavano chiaramente, come disse Degas, gli errori in cui sono incorsi tutti gli scultori e i pittori mostrando, all’occhio umano che confonde, l’autenticità del movimento, l’impressione della luce per ottenere l’impronta chimica di una immagine va esattamente nella ricerca opposta che individua nella rappresentazione personale e manuale l’interazione con il soggetto. Si fotografa non per oggettivare ma per vedere che aspetto avrà l’oggetto fotografato come se la realtà della lastra fosse altra dalla realtà fenomenica. La luce è, in fondo, un oggetto malinconico che smaterializza il corpo trasfigurando la visione che diventa, veramente, processo di evocazione “spiritica” delle forme. Forse l’attività “esoterica” di Buguet ci comunica molto più dell’impressione fotosensibile delle idee che della possibilità di evocare, in foto, i morti. Una lastra, del resto, rimane pur sempre il tentativo di impossessarsi dell’anima delle cose.

informazioni: cfcvivianmaier@gmail.com
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