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martedì 12 dicembre 2017

Michele Peri | Valentino Robbio | Antonio Tramontano a Isernia



Collettiva di arte contemporanea
Michele Peri | Valentino Robbio | Antonio Tramontano 
A cura di Tommaso Evangelista
SCHEDA TECNICA
TITOLO: (S)Confini – Impressioni al margine
VERNISSAGE: 8 dicembre 2017- ore 18:30
ARTISTI: Michele Peri | Valentino Robbio | AntonioTramontano
ORARIO E GIORNI D’APERTURA: La mostra resterà aperta nei giorni di dicembre: 8-9-13-14-15-16-20-21-22-23-27-28-29-30; Gennaio: 3-4-5-6
FINISSAGE: 06 gennaio 2017 alle ore 18:30
LOCALITÀ: Spazio Cent8anta-Galleria d’arte, cultura e società, Corso Marcelli 180 Isernia

Dall’otto dicembre al 6 gennaio, l’associazione culturale Le Cose, insieme allo Spazio Arte Petrecca, con il patrocinio del Comune di Isernia, propone al pubblico un’importante collettiva di arte contemporanea di tre artisti della provincia di Isernia, già presentata a Campobasso nello spazio espositivo l’A.r.a.t.r.o. dell’Università degli studi del Molise e curata da Lorenzo Canova e Piernicola Maria di Iorio e Tommaso Evangelista.

Durante la mostra, intitolata «(S)Confini-Impressini dal margine», saranno esposte opere di Michele Peri, Valentino Robbio e Antonio Tramontano, tre personalità conosciute e affermate nel panorama dell’arte regionale e nazionale. L’esposizione, patrocinata dal Comune di Isernia, avrà luogo nello Spazio Cent8anta.
L’ingresso è gratuito.

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Le eterogenee ricerche dei tre artisti molisani, Peri, Robbio e Tramontano, tra pittura, installazione e fotografia, indagano la dimensione virtuale del margine inteso quale luogo vitale della forma. La costruzione del senso che avviene sul limite di questo confine indefinito comporta un perenne scarto tra visibile e velato, ovvero un senso precario della presenza. La chiusura (incondizionata) dei confini dell’opera d’arte subisce piccole crisi che si svolgono sui margini della rappresentazione. Se limite della forma e limite dello spazio costituiscono il limite dell’opera, ovvero il confine entro il quale si definisce l’oggetto-idea, l’opposizione al margine, inteso anche come frontiera estetica, determina una sorta di lavoro sul continuum (tempo/spazio/memoria). I concetti di transitività e riflessività sono indagati in relazione alla rappresentazione la quale, quando mostra la propria struttura e sutura, rende palese e vitale la condizione di confine. La collettiva è un invito pertanto alla contemplazione dell’inutile, dello (s)confine, della materia che si fa ricordo e corrode lo spazio dello spettacolo attraverso l’indagine scomposta della fine. Nelle opere assistiamo così ad un’interruzione, allo scorrere di ambienti fuori controllo che imitano fughe e ritorni, ad una celata tensione del creare, un cambio di prospettive, uno scioperìo.

Peri lavora con strutture instabili, nella ricerca di una memoria archetipica che diventi impressione di forma e al contempo organismo astratto e auto significante. Opera per moduli, investigando il tempo e il cosmo, impostando le fondamenta di un edificio virtuale del quale percepiamo la struttura ma mai il suo organismo. Le installazioni diventano miti di fondazione nel rapporto che crea tra ordine terrestre, spazio vitale e tempo ciclico. L’utilizzo di precisi punti cardinali, di snodi e simboli/segnali determina una dimensione interna, intima, quasi di orazione ma, se si riporta questo simbolismo statico ad una forma “dinamica”, aumentata temporalmente, si nota come il momento interno delle sue sculture diventa moto di rivoluzione, riflesso del mondo materiale attraverso forme primigenie. Allo stesso momento il blocco delle storie, il loro ancoraggio a supporti precari (mobili) e allo spazio espositivo, diviene trasmutazione della memoria di questo secolo nel “secolo futuro”. Nelle opere di Peri ogni punto di superficie può essere preso per centro del mondo, per veicolo di salvezza, nell’irraggiamento caotico di tutte le direttrici, nella ricerca modulare e compositiva, quasi naturale, di un confine che comprende un’idea aumentata dello spazio, orientato non verso un nucleo lacerato bensì verso il limite, la periferia dello sguardo, l’estremità dello spazio e dell’istante, la soglia.

Tramontano ricerca l’espansione cromatica, oltre i limiti del supporto, indagando il colore percepito come elemento ambientale e di volume. Non dimenticando che l’istante è una misura di natura spaziale la sua ricerca pittorica è studiata in modo tale da risultare in armonia con il ritmo delle pennellate (e delle velature), e quindi dell’esistenza. Le tele sono una caduta dell’energia nel tempo e formano grandi cicli (quasi stagionali) caratterizzati da atmosfera e luce, saturi di “storie”, nei quali il tentativo di riassorbire forme celate e lacerate nella dimensione immateriale del dipinto, rivestite da una manifestazione fluttuante e celeste, comporta un perenne misurarsi con la variazione e il mutamento. L’artista riscatta l’istante nel ricercare una rappresentazione che renda tangibile sequenze visive osservate dalle estremità di uno spazio in movimento, corrispondente cromatico della vita emotiva, del momento opportuno. Dal chiarore dei lumi nasce un ritmo elementare, intermittente, irregolare, una conoscenza delle cose invisibili, un’illuminazione del mondo che principia da una precisa gamma cromatica e, rarefacendo l’atmosfera dello spazio interiore, crea una luce minerale, purificata, soprannaturale. C’è questa resistenza che sparge segni vitali e ovunque ristabilisce il disordine dell’arte, c’è questa opposizione chiamata poesia che, invisibile e essenziale, vaga e vagante, esaurisce una durata assolutamente pura.

Robbio analizza il senso del reale attraverso uno sguardo ironico e sfuggente il quale si propone come naturale rispecchiamento dei fenomeni ma in realtà dimostra una visione antinaturalistica e liminare della storia. La memoria diventa forma viva mentre l’artista indaga nell’immagine un contenuto manchevole e simbolico. Il risultato è un’icona polivalente e stratificata che collega diversi ordini della realtà ed esprime, attraverso l’aforisma, la citazione, il riverbero, un’invisibile monumentalità. Il suo fine non è quello della semplice traduzione ma del trascendere il visibile attraverso un sottile gioco di influenze e inferenze il quale diventa flusso magmatico per mostrare una decadenza dei costumi e delle forme. Il forzato simbolismo non fa che materializzare una realtà nascosta: la pietra, il grasso, il buco, il conflitto tra natura organica e astrazione virtuale, il tentativo di una rivelazione primitiva. La costruzione per conflitto rivela presenza mitiche, evocate dalle fotografie allucinate, ultimi sguardi che il passato ci comunica per via abbagliata e contorta. L’ironica presa di distanza, il modello di critica sociale e di identità, il dato storico riconfigurato, ci indicano allora una dimensione complessa, legata al margine del corpo e all’eros quale istinto primario di comunicazione che eccede i vincoli.

La collettiva si vuol porre in linea di continuità con due storiche mostre organizzate nel capoluogo molisano negli anni Ottanta, curate da Massimo Bignardi: “Il perimetro del vento” e “I margini del segno”, entrambe incentrate sull’idea di una rappresentazione espansa e sulla decostruzione dello spazio. Di tali esperienze, legata fortemente al contesto molisano il quale usciva -una prima volta- fuori dai suoi confini con una proposta criticamente strutturata, rimane in collettiva, quale legame e memoria, il lavoro di Peri il quale si arricchisce delle ricerche cromatiche di Tramontano e delle tensioni vitali di Robbio. È il tentativo del territorio di ripensare all’idea di gruppo e di ricerca condivisa, ad una proposta coerente capace di dialogare fuori dai limiti regionali, è la poesia del luogo che si fa canto accorato nel raccontarci attraverso spazi e segni liminari un’idea di rifugio e di eco, con suono insistente come quello della cicala.

p.s. [Il frinio delle cicale è prodotto da due ossicini che sfregano su una membrana, tra lo sterno e l’addome. È un richiamo amoroso, lo producono i maschi, serve a comunicare la propria posizione alla femmina. Se non avviene l’accoppiamento, la cicala continua a cantare fino a frantumarsi la membrana, gli organi interni scoppiano e rimane solo l’involucro della cicala morta a seccarsi ai piedi degli alberi]

Tommaso Evangelista






Foto Massimo Palmieri

mercoledì 25 ottobre 2017

S)Confini – Impressioni al margine: Peri, Robbio e Tramontano


È terminata pochi giorni fa, lo scorso 18 ottobre, la mostra (S)Confini – Impressioni al margine, organizzata e promossa da ARATRO – archivio delle arti elettroniche – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Università degli Studi del Molise – Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione e dalla Galleria Gino Marotta, che ha visto protagonisti gli artisti molisani Michele Peri (1947), Valentino Robbio (1958) e Antonio Tramontano (1965) fra le sale del 2° edificio Polifunzionale dell’UniMol di Campobasso.

Curata da Lorenzo Canova, Piernicola Maria Di Iorio e Tommaso Evangelista l’esposizione ha voluto stimolare, attraverso le eterogenee ricerche dei tre artisti, riflessioni sul tema del confine e del suo superamento...

(continua su Rivista Segno)

martedì 26 settembre 2017

Sconfini - Impressioni dal margine - Peri Robbio Tramontano all'Aratro


niversità degli Studi del Molise
Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione
Galleria Gino Marotta / ARATRO
archivio delle arti elettroniche – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea

invito e comunicato stampa mostra

(S)CONFINI
IMPRESSIONI DAL MARGINE
Michele Peri- Valentino Robbio- Antonio Tramontano
a cura di
Lorenzo Canova, Piernicola Maria Di Iorio, Tommaso Evangelista

Inaugurazione 28 settembre 2017 ore 18.00
Con un intervento musicale di Nicola Graziano

L’ARATRO presenta una mostra collettiva dove sono raccolte le eterogenee ricerche pittoriche, installative e fotografiche dei tre artisti molisani Michele Peri, Valentino Robbio e Antonio Tramontano. La mostra, come scrive Tommaso Evangelista, intende indagare “la dimensione virtuale del margine inteso quale luogo vitale della forma. La costruzione del senso che avviene sul limite di questo confine indefinito comporta un perenne scarto tra visibile e velato, ovvero un senso precario della presenza. La chiusura (incondizionata) dei confini dell’opera d’arte subisce piccole crisi che si svolgono sui margini della rappresentazione. Se limite della forma e limite dello spazio costituiscono il limite dell’opera, ovvero il confine entro il quale si definisce l’oggetto-idea, l’opposizione al margine, inteso anche come frontiera estetica, determina una sorta di lavoro sul continuum (tempo/spazio/memoria). I concetti di transitività e riflessività sono indagati in relazione alla rappresentazione la quale, quando mostra la propria struttura e sutura, rende palese e vitale la condizione di confine. La collettiva è un invito pertanto alla contemplazione dell’inutile, dello (s)confine, della materia che si fa ricordo e corrode lo spazio dello spettacolo attraverso l’indagine scomposta della fine. La collettiva si vuol porre in linea di continuità con due storiche mostre organizzate nel capoluogo molisano negli anni Ottanta, curate da Massimo Bignardi: Il perimetro del vento e I margini del segno entrambe incentrate sull’idea di una rappresentazione espansa e sulla decostruzione dello spazio. Di tali esperienze, legata fortemente al contesto molisano il quale usciva -una prima volta- fuori dai suoi confini con una proposta criticamente strutturata, rimane in collettiva, quale legame e memoria, il lavoro di Peri il quale si arricchisce delle ricerche cromatiche di Tramontano e delle tensioni vitali di Robbio. È il tentativo del territorio di ripensare all’idea di gruppo e di ricerca condivisa, ad una proposta coerente capace di dialogare fuori dai limiti regionali”.

Michele Peri (1947) è nato a Rocchetta a Volturno. Vive e lavora a Rocchetta a Volturno (IS)
Valentino Robbio (1958) è nato a Pietrabairano (CS). Vive e lavora a Isernia
Antonio Tramontano (1965) è nato a Pesche. Vive e lavora a Pesche (IS)

ARATRO- archivio delle arti elettroniche- museo laboratorio di arte contemporanea
2° piano- 2° edificio polifunzionale, Università del Molise, via De Sanctis 86100 Campobasso
Facebook: Galleria Gino Marotta- Aratro Università del Molise
Dal 28 settembre al 18 ottobre 2017

mercoledì 20 gennaio 2016

Michele Peri - Respiro

MICHELE PERI
Respiro
2015, installazione, materiali vari

Michele Peri struttura lo spazio come un luogo vitale, plasmando al tempo stesso il fiato e la luce. I cuscini riempiti d’aria custodiscono, come scrigni, il suo fiato, la sua vitalità e quasi la sua anima. La luce di Wood trasforma gli oggetti in elementi luminosi e sacri, preziosi reliquiari che riqualificano il pavimento dello spazio ipogeo. Uno specchio al centro accoglie la figura del Bambino Gesù mentre la registrazione del respiro riesce a dar vita all’intera struttura, quasi metafora del fiato del bue e dell’asinello i quali, secondo tradizione, avevano scaldato il piccolo appena messo al Mondo. 
Peri lavora su oggetti normali aumentandone e potenziandone il senso comunicativo attraverso un palinsesto semantico inventato, una rimodulazione delle cose, mentre struttura lo spazio in luogo scenico, di confine, quasi metafora dell’artista e del suo luogo intimo di ricerca.
Una installazione complessa che raccoglie elementi semplici, li riqualifica e li colloca in un luogo simbolico complesso che funge da strumento al messaggio. Il respiro come vita e relazione, i singoli sacchi come unità di informazioni, la luce blu come fonte trasfigurativa, il luogo come campo di simulazione del fenomeno per la creazione di un ambiente strutturato e immersivo.

Tommaso Evangelista

Testo estratto dall'evento I PRESEPI NEL PRESEPE XVI edizione “Memory in progress” Percorso Contemporaneo



giovedì 10 dicembre 2015

I Presepi nel Presepe - XVI edizione "Memory in progress"



I PRESEPI NEL PRESEPE
XVI edizione “Memory in progress”
Centro storico di Pesche (IS)
12 dicembre 2015 – 6 gennaio 2016
Apertura percorso tutti i giorni dalle ore 17.00

L’evento di Pesche, giunto alla sedicesima edizione, si può definire unico nel suo genere e ciò dipende dalle caratteristiche architettoniche e urbanistiche del paese che viene a configurarsi, nell’immaginario collettivo, come una sorta di enorme presepe. Qui lo spazio virtuale del presepe trova rispecchiamento nei luoghi reali in uno scambio osmotico di senso e di impressioni. Il percorso strutturato quest’anno ruota intorno al tema della memoria, da qui il titolo Memory in progress, ovvero memoria/rappresentazione in evoluzione appunto per marcare le peculiarità dell’evento culturale intimamente legato alla bellezza dei luoghi. Un evento che non deve morire ma evolvere per comprendere, nel suo percorso, la tradizione e l’innovazione, con uno sguardo parallelamente all’arte del passato e al contemporaneo. Da tale idea deriva una scelta ricapitolativa, nel voler mostrare cosa è stato realizzato in questi ultimi anni nel paese nel campo della ricerca visiva, una visione antologica nel presentare diversi linguaggi (poesia, artigianato, street art, installazione, scultura, musica) interrelati tra di loro, e una ricerca più prettamente sperimentale la quale, partendo dalla tradizione, svolge uno sguardo interattivo e relazionale sul tema di fondo. Preservando il sacro e la tradizione iconografica della Natività si è voluto realizzare un percorso strutturato, multidisciplinare e multisensoriale sull’idea stessa di “Presepe”.

Tommaso Evangelista, direttore artistico

Percorsi

- Percorso poetico
- Percorso contemporaneo: Michele Peri, Ivana Volpe, Laura LUVI, Andrea d’Amore
- Percorso tradizionale: presepisti Barricella (CB), Cardiero (NA), Fratini (IS), Maddonni (RM), Prudenzano (TA), presepi amatoriali e presepi dalla collezione del Comune
- Percorso musicale: da Hildegard von Bingen ad Arvo Part
- Percorso storico-visivo: banner da “La famiglia in vetrina” 2010, “Quelli che vanno” 2011, “Gloria in excelsis” 2012, “Artisti e bambini” 2013

Itinerario:

Inizio Piazza S. Giovanni, Via S. Maria, Via S. Angelo Vecchio, Via S. Angelo Nuovo, Via Arciprete Biondi, scalinata Proloco, Piazza Roveto, Via S. Michele e di nuovo Via Arciprete Biondi

Col patrocinio di comune di Pesche, Regione Molise, Diocesi Isernia-Venafro
Col contributo di Associati Malatesta, ATOM Onlus
Sponsor: AXA Assicurazioni, Bper Banca, Allianz Assicurazioni Giannini Isernia, B@ricentro Bar, Cadillac Ranch, Eco Green, L.M. Painter Luca Manuppella, Rock Music Shop

Foto di Massimo Palmieri


domenica 2 dicembre 2012

sabato 3 novembre 2012

Michele Peri - Il racconto, la scultura


Sabato 3 novembre alle ore 18,30 sarà inaugurata la mostra personale dello scultore Michele Peri dal titolo “Il racconto, la scultura”, preceduta da una presentazione dell’opera dell’artista molisano che si terra presso la sala delle conferenze del Museo-Frac di Baronissi.

Questa è la prima significativa personale in area campana dopo circa trent’anni da quella allestita alla Galleria san Carlo di Napoli: ordinata da Pasquale Ruocco essa ripercorre, attraverso opere cariche di una straordinaria essenzialità narrativa, le esperienze di questo ultimo decennio nelle quali l’artista di Rocchetta al Volturno ha maggiormente insistito sull’invadenza dello spazio, assunto come “materia” di una narrazione autobiografica.

“Con la mostra dedicata allo scultore Michele Peri, formatosi nel clima della cultura artistica napoletana della fine degli anni Sessanta, si apre – evidenziano Giovanni Moscatiello sindaco di Baronissi e Nicola Lombardi assessore alla cultura – una nuova stagione espositiva: abbiamo svoltato il primo decennio di attività con significative esposizioni che hanno immediatamente segnalato il FRaC come punto di riferimento di quanto accade nel mondo della creatività artistica dell’Italia meridionale.

Esposizioni, rassegne, antologiche sempre frutto di attente ricerche sul campo, in aperto dialogo con i giovani artisti, i protagonisti di questi nostri anni e, al contempo, di una nuova pratica di ricerca storiografica che ha reso possibili antologiche quali, tra le tante, quella di Guido Biasi, la prima in Italia dal 1964, di Gerardo Di Fiore, di Errico Ruotolo, di Virginio Quarta e di Angelo Casciello, nonché la grande rassegna dedicata ai maestri del disegno italiano contemporaneo, ospitata lo scorso dicembre.”

L’esposizione accoglie sette installazioni, tra queste alcune realizzate dall’artista appositamente per questa mostra, vale a dire Riflessi, Concerto d’aria composta da 48 cuscini in plastica color argento gonfiati e posti alle stravaganti irrealtà della lampada di Wood e la grande parete Bianco in progress. In mostra inoltre la poetica Gocce, una installazione del 1995 e Vele del 2009.
“L’artista a fine del decennio ottanta avvia un processo di frantumazione delle masse scultoree – osserva Ruocco –, spostandosi sempre più verso il campo dell’installazione, aggiungendo nello spazio una ricostruzione fantastica del reale.

Penso a Sole nero, un pesante globo di ferro sospeso, attorno al quale si muovono come pianeti elementi in cemento, una visione cosmica che spinge l’autore a sfidare le leggi di gravità liberandosi dei vincoli stabiliti dal pavimento e dalle pareti; a Movimenti circolari, del 1989, nella quale la ieraticità che aveva contraddistinto le precedenti opere cede il passo ad un nuova esuberanza espressiva, proiettata in ogni direzione attraverso tondini di ferro che fuoriescono, come raggi solari, da corpi lignei. L’artista spinge la pratica scultorea a proporsi come presenza viva, disposta a dialogare, cioè a farsi conoscenza dello spazio che la accoglie, anche con incursioni nel campo dell’urbano, che prenderanno maggiormente forma s nel corso degli anni Novanta e nei primi del Duemila.”

“La ricerca plastica di Michele Peri – è quanto evidenzia Ada Patrizia Fiorillo nelle pagine introduttive al catalogo – trattiene in sé molte peculiarità di cui una, di indubbia connotazione, è quella di segnalarsi per una leggerezza che è anche veicolo di grande forza, sia essa narrativa, evocativa nonché, sovente, di pregnanza strutturale. Non si tratta di aspetti contraddittori. L’artista è pienamente dentro le vicende della scultura contemporanea di cui si fa interprete fecondo, registrandone le potenzialità, le sperimentazioni, il suo essere corpo vivo e concreto nello spazio della realtà, trascesa con quella dose di immaginazione che ogni opera d’arte porta con sé.

Ecco allora farsi avanti per Peri innanzitutto il valore della materia cui egli risponde con il bisogno di saggiarne tra le più varie e consentite al percorso della plastica moderna, dal legno, al ferro, al rame, al vetro, all’alabastro del Volturno, alle resine, alla luce, alla terra; poi il dettato della forma che per Peri assume un valore relativo sia in ragione dello spazio che l’accoglie sia in virtù del contenuto; infine il desiderio di approdare ad una sintesi espressiva in grado di restituire volumi calzanti ad un’interiore necessità di dire.”

In occasione della mostra è stato pubblicato, da Gutenberg Edizioni, un catalogo monografico curato da Pasquale Ruocco, introdotto da scritti di Massimo Bignardi ed Ada Patrizia Fiorillo, da un’ampia lettura critica del curatore, un’antologia della critica con testi, tra gli altri, di Marcello Venturoli, Achille Pace, Vitaliano Corbi, Gérard-Georges Lemaire, Giorgio Di Genova, apparati biografici e bibliografici ed un corredo illustrativo a colori e in bianco e nero.

Michele Peri è nato a Rocchetta al Volturno nel 1947 dove vive e lavora. Diplomatosi maestro d’arte presso l’Istituto d’Arte di Isernia, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ove frequenta il corso di pittura del maestro Brancaccio, diplomandosi nel 1968. I suoi interessi iniziali sono rivolti alla pittura, declinando impianti di forte vivacità cromatica: v’è in questo periodo l’attenzione alle immagini tratte dal paesaggio che lo circonda.

Gli anni Ottanta segnano un deciso passaggio alla scultura, fatta eccezione per alcune tele che l’artista realizza tra il 1983 e 1’84 sul tema della “terra-colore”. Più recente, invece, l’apertura del suo lavoro verso lo ‘progettazione’ dello spazio approdando ad installazioni di carattere ambientale. Tra le principali mostre personali: 1982,Galleria Arte Più, Expo Arte, Bari; 1983 Palazzo di Città, Cassino; 1985, Galleria San Carlo, Napoli; Galleria Le Colonne, Brescia; 1987, Galleria Il Castello, Maddaloni; 1990, Sala 1, Roma; Galleria Fluxia, Chiavari; 1991, Chiostro della Curia Vescovile, Cassino; Galleria Aedes, Cassino; Galleria Dedalos, San Severo; 1992, Galleria Dedalos, San Severo; Galleria La Seggiola, Salerno; 1997, Palazzo Pollice, San Martino in pensilis; 2001, “Kalenarte”, Casacalenda Campobasso; 2010, Istallazione per Enel Energia Museo.

Tra le principali recenti partecipazioni a rassegne: 2009, “Il mistero della Croce dalla kenosi alla gloria”, Galleria Travaglini, Pesche; XXVIII Mostra d’Arte Contemporanea, Palazzo Baronale, Isernia; Enel Energia, Museo del Secondo Risorgimento, Rocchetta a Volturno; 2010, Collettiva d’arte contemporanea, Palazzo Castani, Sermoneta; Festa del Merlo, Saviano; XX Kalenart 1990-2010, Museo all’aperto, Casacalenda; “Oltre il Ponte. Omaggio a Jaime Pintor” Museo del Secondo Risorgimento d’Italia, Rocchetta a Volturno; “La natura, l’arte ed il gioco”, Parco del Circeo, Latina: “Patini in-con-tra Castel di Sangro”, Castel di Sangro; “Ebbrezze d’arte”, Macchia d’Isernia; 2011, “VolturnArt- 150 Artisti per l’Unità d’Italia”, Rocchetta a Volturno; “Sotto il segno del Toro: Mithra”, Museo archeologico, Santa Maria Capua Vetere;“Carte Contemporanee. Esperienze del disegno italiano dal 1943 agli anni Novanta – Omaggio agli anni Novanta – Omaggio ad Ugo Marano ”, Museo FRAC Baronissi.

(Fonte: Artribune)

Concerto d'aria, installazione, 2012

lunedì 29 ottobre 2012

RestArt - Foto dal vernissage
















L’apertura di un nuovo spazio espositivo rappresenta un momento delicato di confronto con la città perché viene a porsi, contemporaneamente, come azione di continuità e gesto di rottura, ma anche configurazione di nuove prospettive di senso e riflessione sull’autenticità dei luoghi e delle espressioni. L’idea, quindi, del nuovo inizio (restart) - unitamente al concetto di ripresa - non va nella direzione del semplice rapporto con un passato da far riemergere, nel segno di un fin troppo abusato archetipo di genius loci, ma volge nella prospettiva del rinnovamento del gusto attraverso un più recente sguardo critico.

Ciò ha condotto, pur con tutte le cautele del caso e nel rispetto della continuità storica e della tradizione, a immaginare una mostra che fosse rappresentativa - nella selezione degli artisti - di tali problematiche, proponendo anche differenti contrasti. La scelta di artisti operanti sul territorio da lungo tempo, unitamente al coinvolgimento delle nuove generazioni creative, lontana da velleità ricapitolative ed esaustive, offre un momento di confronto/scontro tra l’idea di una permanenza dell’ “attuale” ed una veterana evoluzione. Il legame con la storia dell’arte locale si fronteggia con l’ipotesi della verifica attraverso un libero dialogo tra le opere, svincolato da logiche retrospettive e/o invadenze del nuovo. I lavori, pertanto, si pongono come impressioni, mutevoli e disuguali, sul confine della critica, svolgendo un’azione “terapeutica” orientata alle recenti ipotesi di visione. Ne deriva un’esposizione ambigua e mutevole, dove rinascenze figurative si scontrano con svolgimenti concettuali e materici e ipotesi minimali, dove artisti storicizzati incontrano e dialogano con i nuovi sviluppi che inevitabilmente si scollegano dalla terra d’origine per prospettare aperture simultanee. Tre generazioni a confronto per una visione trasversale e progettuale dell’arte molisana nel tentativo di porre dei confini e delle relazioni.

Dalle poetiche e mistiche visioni spaziali e formali di Tito, autentico decano della scultura italiana del Novecento, alle rigorose strutture progettuali di Serricchio si arriva fino alle configurazioni materialistiche-dialettiche di Mascia. Partendo dalla riflessione su segni e segmenti minimi di Esposito e dalle valutazioni architettonico minimali di Faralli giungiamo alla serialità viscerale e “oliografica” di Franceschelli. Dall’irrompere di una materia grezza e in divenire di Pellegrini si attraversano i ritrovamenti, nella forma, di relitti archetipici di Dusi fino ai segmenti simbolici di Janigro. Gli “amorosi” segni primigeni e significanti di Gentile Lorusso dialogano con i palinsesti facciali di memorie e immagini di Borrelli fino alle reminiscenze patafisiche di Colavecchia. Dalla tradizione chiarificata e figurata da De Notariis all’emersione dell’anatomia asettica nel bianco di Micatrotta fino al perdersi della forma nella luce di Grandillo. Dalla morbida linea materna di Napoli al drastico irrompere di materie caotiche di Palumbo fino alla lirica presentazione/invocazione intro(retro)spettiva di Peri per terminare con i travestimenti sinestetico-geometrici di Merola. In questo senso il ruolo della galleria vuol essere quello del semplice spazio d’incontro e di scontro tra istanze dissimili.

Per evitare la singola evidenza, inoltre, è stato chiesto agli artisti di fornire anche uno o più disegni o un elaborato grafico che mostrasse le dinamiche dell’evoluzione creativa e al tempo stesso fosse ulteriore testimonianza di progettualità e di azione. Una sezione apposita, adibita a quadreria, mostra nell’invadenza dell’insieme le idee costruttive di fondo.

Tommaso Evangelista 

Silvia Valente

giovedì 2 agosto 2012

Fuoriluogo 1996

Prezioso documento della prima mostra Fuoriluogo con nino barone, paolo borrelli, elio franceschelli, dante gentile lorusso, michelangelo janigro, vincenzo mascia, michele peri, luciano perrotta, ernesto saquella. Allestita al Blue Note di Ripalimosani.


domenica 18 dicembre 2011

Carte contemporanee

La mostra “Carte contemporanee. Esperienze del disegno italiano dal 1943 agli anni Novanta”, è dedicata ed in omaggio allo scultore Ugo Marano scomparso di recente. Curata da Massimo Bignardi è allestita presso il FRAC (fondo regionale d'arte contemporanea) di Baronissi. Nella rassegna, interessante dal punto di vista storico critico, anche i lavori di due artisti molisani: Michele Peri e Ermelindo Faralli e un artista storico, Antonio Venditti. Da questo link è possibile scaricare il comunicato stampa.

La mostra, allestita nei due livelli del complesso museale, è suddivisa in quattro sezioni così ordinate: 

La linea della figura: dagli ultimi ‘inchiostri’ di Novecento al realismo, alla Nuova figurazione: Antonio Donghi, Enrico Paulucci,Orfeo Tamburi, Alberto Ziveri, Mario Carotenuto, Giuseppe Zigaina, Guido Gambone, Titina Maselli, Sergio Vacchi, Tono Zancanaro, Concetto Pozzati, Emilio Tadini, Giosetta Fioroni, Luigi Guerricchio, Errico Ruotolo, Virginio Quarta. 

Segni della scultura: Antonio Venditti, Giuseppe Spagnulo, Carlo Lorenzetti, Giuseppe Uncini, Mauro Staccioli, Gerardo Di Fiore, Ugo Marano, Mimmo Paladino, Luigi Mainolfi, Nicola Salvatore, Nunzio, Iavolella, Enzo Navarra, Angelo Casciello, Luigi Vollaro, Michele Peri, Ermelindo Faralli, Eduard Habicher, Franco Fienga. 

Tra l’inquietudine informale, il rigore astratto e le nuove poetiche degli anni Settanta: Lucio Fontana, Renato Barisani, Sergio Dangelo, Mario Colucci, Mario Persico, Emilio Scanavino, Oscar Staccioli, Pirro Cuniberti, Atanasio Soldati, Mario Radice, Carla Accardi, Mauro Reggiani, Elio Marchigiani, Giorgio Griffa, Rodolfo Aricò, Carmine Piro, Pietro Lista, Antonio Davide, Giuseppe Rescigno. 

Dagli anni Ottanta verso la fin de siècle: Nicola De Maria, Sandro Chia, Giorgio Cattani, Sergio Vecchio, Angelomichele Risi, Bruno Ceccobelli, Cesare Berlingeri, Sergio Ragalzi, Arturo Pagano, Omar Galliani, Stefano Di Stasio, Arcangelo, Enzo Esposito, Franco Marrocco, Teo De Palma, Nino Tricarico, Carlo Catuogno, Luigi Pagano, Ruggero Maggi, Marco Pellizzola, Giovanni Tesauro.

Peri e Faralli

Peri di fronte alla sua opera


E rimanendo nell'ambito del disegno presso l'ARATRO, a Campobasso, si sta svolgendo la mostra PAPIROFLEXIA a cura di Lorenzo Canova e del Corso di organizzazione di eventi culturali e artistici. Il progetto è dedicato al rapporto di alcuni giovani artisti italiani e internazionali con la carta intesa sia come supporto che come strumento espressivo. La volontà è quella di presentare la molteplicità dei linguaggi, sempre più complessi e differenziati, utilizzati dagli artisti delle giovani generazioni attraverso la carta, strumento che da secoli è basilare per la fase ideativa, progettuale ed esecutiva delle opere d’arte e che ancora oggi mantiene intatta la sua centralità. La scelta della carta vuole avere una valenza metaforica per il suo fondamentale ruolo storico di medium di diffusione culturale, particolarmente importante per l’ambito universitario della mostra e, simbolicamente, anche per il limitato budget di cui necessita, particolarmente significativo nell’attuale contesto generale di crisi economica e di tagli alla cultura e alla ricerca. Il progetto comprende molte delle principali tendenze che contraddistinguono l’arte presente: dal neoconcettualismo , alla figurazione, al Pop Surrealismo e alla nuova astrazione. L’ARATRO, per seguire due tra le fondamentali linee guida dell’Università del Molise, quella della valorizzazione delle ricerche espresse dal suo territorio regionale di appartenenza e quella dell’internazionalizzazione, ha scelto dunque di raccogliere nella mostra anche due artiste di origine molisana, un’artista statunitense e un artista spagnolo che emblematicamente vuole rappresentare la stretta collaborazione con le università internazionali dell’Ateneo. In quest’ottica, Papiroflexia, il titolo stesso dell’esposizione, parola spagnola che significa origami, nasce dal dialogo con gli studenti Erasmus spagnoli presenti nel Corso. 

Gli artisti invitati sono:
Erica Calardo (Genova 1980, vive a Bologna); Gianluca Capozzi (Avellino 1973, vive ad Avellino); Barbara Esposito (Isernia 1979, vive a Roma); Andrea Martinucci (Roma 1991, vive a Roma); Gonzalo Orquìn (Siviglia 1982, vive a Roma); Lisa Wade (Washington DC 1972, vive tra Roma e Berlino) 
L’inaugurazione della mostra sarà preceduta da un workshop con gli studenti che hanno curato il progetto, gli artisti invitati e alcuni esponenti del mondo dell’arte contemporanea attivi anche in Molise.
Dal 13 dicembre 2011 al 13 gennaio 2012


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