pagine

Visualizzazione post con etichetta Museo Nazionale di Castello Pandone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Museo Nazionale di Castello Pandone. Mostra tutti i post

giovedì 13 giugno 2019

Transiti - Borgese, Cecola e Godi a Castello Pandone


La mostra Transiti allestita a Castello Pandone, nelle sale nobili del primo piano, ripercorre il sodalizio umano e creativo di tre artisti legati da profonde affinità di visione e di ricerca artistica: Ugo Borgese, Carmine Cecola e Goffredo Godi. I tre, pittori Borgese e Godi, scultore Cecola, legati al contesto romano, sono stati molto amici negli anni e sono stati tutti attivi sul versante figurativo, conservando un solido legame con la tradizione interpretata però attraverso personali e aggiornate soluzioni formali. L’esposizione vuol mettere parimenti in evidenza il costante e intenso rapporto dei tre con il paesaggio, la natura e il corpo umano, perennemente in bilico tra forma e astrazione, e riportare alla luce, nell’ambito della storia dell’arte molisana del Novecento, la figura di Carmine Cecola, scultore originario di Monteroduni del quale saranno esposte inedite opere monumentali. La mostra presenta quindi un’ampia selezione di opere dei tre artisti, tra pitture e sculture, a loro volta in dialogo con gli spazi e gli affreschi del Museo. L'evento è organizzato dal Polo Museale del Molise insieme al Museo Nazionale di Castello Pandone e vuol essere la prima tappa di una rinnovata programmazione espositiva pensata specificatamente per il castello. L’esposizione inoltre è una nuovo tappa del progetto itinerante che i figli dei tre artisti hanno chiamato “Amici d’arte” e che vuol essere un momento di riflessione e studio sulle singole ricerche e sull’idea di gruppo. La curatela è stata affidata allo storico e critico d’arte Tommaso Evangelista.

CONCEPT

Le ricerche plastiche dei tre artisti, sviluppanti un alfabeto visivo incentrato su un naturalismo sintetico e primitivo, si contraddistinguono per un’indagine lirica del paesaggio e della figura umana. Parallelamente, all’interno dei tre corpus si possono individuare nuclei che si caratterizzano per rigore costruttivo e forza dinamica. Nell’ottica di una retrospettiva che proponga chiavi di letture nuove sui percorsi artistici, osservati sia singolarmente sia in una dimensione collettiva e corporativa, emerge la sottile differenza tra una pittura/scultura maggiormente incentrata sulla lettura del paesaggio e del corpo, con spirito realistico e analitico, seppur riassuntivo e condensato, e alcune sperimentazioni formali fondate sulla scomposizione e sulla decostruzione degli spazi e delle figure, in chiave artificiale e astratta. Da un lato abbiamo vibrazione della luce, pennellate veloci, anatomie calibrate, sublimazione della natura e della veduta, e dall’altro dinamismo, oscillazione, ricerca cromatica. Il “transito” della mostra è questa duplice lettura che mette a confronto la produzione di impronta analitica, nata dalla visione e dallo studio del vero, e le creazioni di stampo strutturale, maggiormente eclettiche e sperimentali, lineari e geometriche. Dallo “scontro” stilistico e contenutistico di queste due dimensioni (naturale/artificiale – forma/struttura – natura/ambiente) nasce una positiva impressione di vitalità e ricerca.


ARTISTI

Ugo Borgese
Polistena (RC) 1931 – Roma 1984

Ugo Borgese ha iniziato a dipingere all’età di 13 anni sotto la guida del pittore Antonio Cannata. A 14 anni è partito per Roma dove si è iscritto all’Accademia di Belle Arti nel corso tenuto da Amerigo Bartoli. Dopo il diploma ha iniziato a insegnare come assistente di anatomia con il professor Barreca per poi diventare titolare di cattedra dopo pochi anni. Nel 1966 ha iniziato ad insegnare Figura Disegnata in vari licei artistici fino ad arrivare a quello di via Ripetta presso il quale è rimasto fino alla morte. Parallelamente all’attività didattica ancora studente ha decorato l’abside della Chiesa Matrice di Polistena. Durante la propria carriera ha esposto in numerosi spazi pubblici e privati: Palazzo Barberini, Mostra delle Forze Armate, dove la sua opera “Il guado” ha vinto la medaglia d’oro; Castello di Murcia, I Mostra di Pittura “Valle Murcia”; XV Mostra Nazionale d’Arte Sacra a Perugia; Quadriennale Nazionale d’Arte di Perugia; Concorso Nazionale di Pittura Premio Ramazzotti, nel quale è risultato vincitore del I premio. Sue opere si trovano in importanti collezioni pubbliche e private a Roma, Napoli, Torino, Pinerolo, Reggio Emilia, Messina, Palermo, Milano, Catania, Reggio Calabria, Parigi, Londra, Guadalajara (Messico), New York, Boston. E’ stato nominato socio dell’Accademia Tiberina di Roma. I suoi lavori, con il tempo, si sono sempre più essenzializzati, esprimendo con pochi tratti e pennellate il concetto puro della forma e del paesaggio. Continuando a fare ricerca iniziò ad usare tempere “a barattolo”, grandi pennellate e colori ad olio, arrivando a spremere il colore direttamente sul compensato, ottenendo risultati di assoluta sinteticità. Nel 1978 espone assieme ai pittori Carmine Cecola, Goffredo Godi e Gennaro Cuocolo presso la Galleria “Il Canovaccio” di Roma inaugurando un sodalizio artistico che è stato portato avanti negli anni anche dopo la sua prematura morte.

Borgese - Pandone


Carmine Cecola
Monteroduni (IS) 1923 – Roma 2001

Carmine Cecola ha studiato all’Istituto d’Arte (sezione scultura) e all’Accademia di Belle Arti di Napoli (sezione scultura), allievo di Alessandro Monteleone e di Giovanni Amoroso al quale fu legato da una lunga e profonda amicizia. E’ stato vincitore delle borse di studio accademiche negli anni 1947-48, 1948-49, 1949-1950. Ha ottenuto il Premio Scultura alla Mostra dell’Accademia nell’anno 1949-1950 ed è stato assistente alla Cattedra di Scultura del suo Maestro Monteleone. Costanza Lorenzetti scrisse di lui “mostra sincerità e una rude forza di espressione ispirate forse da antiche forme romaniche”. Nel 1955 ha iniziato ad insegnare Plastica all’Istituto d’Arte di Napoli, dove è rimasto fino al 1962 quando ha vinto il concorso per la Cattedra di Figura Modellata al Liceo Artistico della medesima città. In seguito ha insegnato al Liceo Artistico di Massa Carrara, dove ha avuto la Cattedra di Figura Modellata. Nel 1967 è stato inviato dal Ministero della Pubblica Istruzione ad istituire l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, dove ha insegnato scultura. Successivamente ha vissuto a Roma, insegnando Figura Modellata al I Liceo Artistico di Via Ripetta fino al 1989. Autore di sculture in legno, gesso, marmo, cera, bronzo, il suo repertorio spazia dal figurativo all’astratto. Valide ricerche si segnalano anche in campo pittorico. L’artista ha partecipato a numerose esposizioni collettive e personali ed è stato più volte premiato in concorsi artistici. Le sue opere sono esposte in collezioni pubbliche e private in Italia ed all’estero.

Cecola - Pandone



Goffredo Godi
Omignano (SA) 1920 – Roma 2013

Formatosi nell’orizzonte vesuviano tra Ercolano e Napoli, Goffredo Godi ha avuto per maestro Giuseppe Palomba, uno degli allievi prediletti di Michele Cammarano. Si è diplomato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli, seguendo i corsi di Emilio notte e stringendo amicizia soprattutto con Armando De Stefano. E’ stato assistente di Domenico Spinosa. Ha insegnato discipline pittoriche nei Licei Artistici di Napoli e di Roma. Ha fatto parte dell’Accademia Fiorentina delle Arti del Disegno. Nel corso della sua carriera ha allestito una ventina di mostre personali in numerose città e ha esposto in importanti rassegne nazionali, tra le quali la Quadriennale di Roma. Nella sua pittura rinveniamo un giovanile entusiasmo per gli esponenti del Secondo Futurismo seguito da una calibrata sperimentazione astratta nella metà degli anni Settanta. In realtà l’artista non si distaccò mai dall’indagine del reale e della natura, privilegiando la pittura en plein air e maturando uno stile analitico e sintetico, di grande lirismo e forza visiva.

Godi - Pandone


Transiti
Borgese – Cecola – Godi
“Amici d’arte”

Venafro, Museo Nazionale di Castello Pandone
24 maggio 2019 – 24 agosto 2019


Con il patrocinio di:
Regione Molise
Comune di Venafro
Aratro. Galleria Gino Marotta. Università degli Studi del Molise

Promossa da
Prof. Leandro Ventura
Segretario regionale MIBAC per il Molise
e Direttore del Polo Museale del Molise

A cura di
Tommaso Evangelista

Con la collaborazione di
Adelina Cecola
Filippo Godi
Leonardo Borgese

Coordinamento organizzativo
Irene Spada, Direttrice del Museo nazionale di Castello Pandone
Lia Montereale, Funzionaria per la promozione e valorizzazione
Giovanni Iacovone, Funzionario per le tecnologie
Pierangelo Izzo, Funzionario architetto
Francesca Dal Maschio, Funzionaria restauratrice

Si ringrazia il personale del Museo Nazione di Castello Pandone
Benedetto Zullo, Funzionario per le tecnologie
Lello Golluccio, Funzionario per le tecnologie
Nicandro Brusello, Funzionario per le tecnologie
Antonio Iannacone, Assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza
Albertina Bagaglia, Assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza

e il personale di assistenza al pubblico e vigilanza Ales - Arte Lavoro e Servizi Spa
Lidia Falcone
Valentina Serpe

Un ringraziamento sentito va inoltre all’attività dei volontari dell’Associazione nazionale Carabinieri – Sezione di Venafro

Didattica
Me.Mo Cantieri Culturali a.p.s.

Orari di apertura: martedì - domenica 8:00-19:00
Via Tre Cappelle s.n.c., 86079 Venafro (IS)
Tel. 0865-904698
pm-mol@beniculturali.it



giovedì 31 marzo 2016

Luciano Sozio - BACK SIDE OF THE BLIND SPOT


Luciano Sozio
BACK SIDE OF THE BLIND SPOT
Museo Nazionale di Castello Pandone - Venafro (IS)
Inaugurazione: domenica 17 Aprile 2016, ore 17
18 Aprile-22 Maggio 2016

Il Museo Nazionale del Molise/Castello Pandone di Venafro ospita dal 17 Aprile 2016 Back Side of the Blind Spot, la mostra personale di Luciano Sozio.
Back Side of the Blind Spot a cura di Tommaso Evangelista e Serena Ribaudo segna il ritorno dell’isernino Sozio alla terra molisana che ne ha informato la poetica discreta e minimale. E’ una scelta mirata quella di Castello Pandone, alla ricerca di un celato genius loci, nel tentativo di riflettere non solo sulla personale ricerca ma anche sul senso del luogo: otto opere pittoriche, due installazioni, sedici fotografie, due video dialogano con gli spazi del castello vivificandosi vicendevolmente e versandosi sul tema della possibilità e della visione.
Dopo l’acquisizione dell’opera “Diletta / Girl with Suitcase” di Valentina Bonizzi, in dialogo con la foto di Robert Capa in pinacoteca, la presenza della mostra Winterline di Elaine Shemilt, e dopo aver accolto quest’anno una tappa de L'albero della cuccagna. Nutrimenti dell'arte, progetto curatoriale di Achille Bonito Oliva, con le opere degli artisti Alessio Ancillai e Thorsten Kirchhoff, il castello di Venafro con tale evento entra di forza tra i luoghi del contemporaneo in Molise, e lo fa con un concept poetico e affascinante, un dialogo elegante tra contenitore e contenuto, e l’opera di un affermato, e ancora giovane, artista molisano
Scrive Evangelista: “Considerare l’arte di Luciano Sozio una prismatica manovella dovrebbe aiutarci ad inquadrare il percorso della mostra entro un più ampio sistema di suggestioni che creano luce improvvisa di senso, e che possiedono i propri riscontri nelle molteplici impressioni concretate: si tratta appunto di “rappresentare ciò che permette di vedere” ovvero di cercare nel reale quella qualità indistinta e magica che conduce per vie inconsce alla coscienza di un oltre, e di rappresentarla”.  Aggiunge Ribaudo: “Perché Back Side of the Blind Spot? Forse perché il desiderio di Luciano Sozio, quasi guidato da una presenza invisibile esperta del senso dell’esistenza, è quello di fare scoperte. Forse pe aumentare il numero di possibilità nella sua ricerca –umana ed artistica- dello stupore della vita. O è pur vero che questo poeta visionario che si muove per il mondo come un visitatore dall’indole capziosa e fantastica, vuole verificare l’inquieta consapevolezza che nel corso degli eventi nulla è casuale”.
La mostra, per la volontà di ricercare in maniera sottile sul tema della visione, si presta ad un discorso trasversale e più ampio tanto che l’artista ha ideato per il pubblico di ciechi ed ipovedenti una parallela proposta espositiva. Per la prima volta un artista contemporaneo ha lavorato nell’adattare le proprie opere per una fruizione in assenza di luce, in un percorso multisensoriale il quale facendo a meno della vista esalta altre componenti della sua ricerca poetica. Il percorso parallelo dedicato ai non vedenti, infatti, è parte strutturale della mostra e della ricerca artistica di Sozio e si configura come un’ulteriore e complessa opera d’arte e di senso.
Dal coinvolgimento delle classi quarte e quinte del Liceo artistico Manuppella di Isernia, infine, si è venuta a determinare un’installazione video nata dalla volontà di cogliere le differenze tra selfie e autoritratto. I risultati di questo progetto sperimentale di ricerca ideato dall’artista stesso e portato avanti nel corso dei mesi precedenti, incentrato, come le opere esposte, sul concetto di identità e presenza, sarà oggetto di uno specifico intervento site-specific.
La mostra sarà arricchita dall’allestimento dello studio +t Studio e dalla partnership con l’azienda Coesum di Pescara, leader mondiale della stampa 3D, che per l’occasione ha realizzato le sculture 3D delle opere di Sozio sulle quali si è strutturato il percorso per i non vedenti. Un’opera invece sarà realizzata in collaborazione con Artbeat, azienda molisana leader nel design d’autore legato all’arte contemporanea.
Completa la mostra il catalogo edito da Maretti Editore con testi critici di Alfredo Cramerotti, Tommaso Evangelista, Serena Ribaudo. Il catalogo sarà presentato presso il Museo Sannitico di Campobasso sabato 21 maggio.

SCHEDA TECNICA
Luciano Sozio
Titolo: Back Side of the Blind Spot
Curatela: Tommaso Evangelista e Serena Ribaudo
Catalogo: Maretti Editore con testi critici di Alfredo Cramerotti, Tommaso Evangelista, Serena Ribaudo
Progetto allestitivo: +t Studio
Didattica e visite guidate: Me.Mo Cantieri Culturali
Immagine coordinata, grafica e web design: Circle studio

INFO PUBBLICO
Museo Nazionale di Castello Pandone - Venafro (IS)
Vernissage: domenica 17 Aprile 2016 ore 17
Apertura: 18 Aprile-22 Maggio 2016
Giorni e Orari:
da Martedì a Sabato: dalle 9.00 alle 13.00.
Domenica e festivi: dalle 8.00 alle 19.00 (lunedì chiuso)
Ingresso: libero


Col patrocinio di
Polo Museale del Molise
Museo Nazionale di Castello Pandone
Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – ONLUS – sezione provinciale Isernia
I.RI.FO.R. Molise ONLUS


Partner tecnico
Coesum - New product development


Col contributo di
ArtBeat - Art Toy, Collezioni d'artista
Circle Studio - Web agency, Comunicazione
mainADV - Digital Advertising Agency
Papa confetti e cioccolato


INFO
tommasoevangelista@gmail.com, serenaribaudo@hotmail.it


L'intera cartella stampa con altro materiale scaricabile da questo link

mercoledì 2 dicembre 2015

Quattro domande ad Alessio Ancillai per il suo Albero della Cuccagna

Alessio Ancillai, vive e lavora a Roma nella zona Pigneto, esprime la sua ricerca nel campo della pittura, videoarte e installazione. Segue una ricerca sulle caratteristiche esclusivamente umane da un punto di vista fisiologico e patologico. Differenziando tra realizzazione delle esigenze e soddisfazione dei bisogni, negli ultimi lavori sta lavorando sia su un progetto che esplora ed approfondisce lo specifico umano (linea come caratteristica umana) che su un secondo progetto in cui esplora le dinamiche di perdita ed assenza di umanità, partendo da un particolare punto di vista sociale (morti sul lavoro). Una sua installazione, Abandoning reason generates fantasy, è fruibile presso il Castello Pandone di Venafro nell'ambito del progetto espositivo diffuso curato da Achille Bonito Oliva 'L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’arte'. Gli abbiamo fatto alcune domande inerenti la sua installazione e il suo lavoro in regione.



Hai rovesciato l'idea dell'albero della cuccagna, da elemento che va conquistato a oggetto che interagisce spontaneamente col fruitore aprendo orizzonti di senso e spostando l'attenzione dalla valenza apotropaica a una visione progettuale e condivisa. Come è nata questa ricerca che segna un'evoluzione nella tua poetica?

L'arte per affermarsi deve fare appunto delle affermazioni, deve prendere delle posizioni, dare risposte a domande non ancora verbalizzate. Risposte che stimolino infinite domande a cui poi è necessario rispondere, dando il tempo necessario per far prendere forma artistica e consapevolezza collettiva a delle emergenze culturali. Achille Bonito Oliva con il suo progetto ha stimolato una riflessione totalmente aperta, che apparentemente si rifaceva al tema del cibo promosso dall'Expo. Vorrei ricordare che “L'albero della cuccagna. Nutrimenti per l'arte” è la mostra di arte contemporanea dell'Esposizione Universale, che in Italia non era presente dal 1942 e che tra l'altro fu annullata causa la guerra. Ho voluto parlare, ho voluto fare politica, ho voluto proporre che la Cuccagna non ha a che fare con il canale alimentare e con la soddisfazione dei bisogni, ma con ciò che più caratterizza l'essere umano come tale: la Fantasia e per trovarla bisogna abbandonare la ragione; e soprattutto, ho voluto dire che sotto la ragione non c'è la dissociazione, il male radicale o la fantasticheria, che spesso viene confusa con la Fantasia pur essendo tutt’altra cosa. Ma abbandonare la ragione non significa buttarla via, bensì  metterla tra parentesi come cosa necessaria ma non sufficiente. Se pensiamo all'Illuminismo e ancor prima al logos occidentale, ci si può rendere conto come, ancora oggi, siamo in un periodo storico ancora molto legato sia economicamente che filosoficamente ad un riduzionismo materiale che non vede al di là del proprio naso. Nell'istallazione che ho proposto la parola “Fantasy” resta sempre accesa insieme al palo di luce rossa e quella fantasia va conquistata con il movimento, un movimento interno di interesse e di ricerca. Mi spiego meglio: solo avvicinandosi all'Opera, incuriosendosi, la seta, che come una pagina bianca si pone vergine davanti allo spettatore, vibra come una pelle di donna e rivela il resto della frase.  E' un gioco di abilità, di pensiero intuitivo che permette la conoscenza. Oppure si rimane spettatori della fantasia altrui, e poiché chiunque, per il principio di uguaglianza alla nascita, ha una  propria fantasia, la può e la deve tirare fuori o, al limite, se l’ha persa, la può riconquistare, mettendo in crisi il pensiero razionale che troppo spesso inganna autodefinendosi come massima realizzazione dell'essere umano. Forse il sonno della ragione non genera mostri, e l'animalità non appartiene all'essere umano: gli animali sono un'altra cosa, loro fanno solo ciò che utile, noi no.



Parlando di fantasia penso al famoso "binomio fantastico" di Rodari e alla conoscenza/intuizione che nasce dallo scontro dialettico di due poli opposti. In quel caso eravamo nell'ambito del surrealismo ma anche per la tua opera questa conoscenza nasce da uno scontro (elettrico) tra sparizione-apparizione dell'immagine/segno e dalla scrittura invisibile del tuo oggetto/feticcio.

La presenza e l'assenza di suoni fanno la musica, la sparizione e l'apparizione di dinamiche di rapporto generano cambiamento. La scrittura è linea e come tale è una caratteristica esclusivamente umana e forse solo quando nella scrittura è presente un suono interno assume senso, altrimenti rimane mera descrizione di una cronaca, non diventerà mai poesia. Dici che è lo scontro elettrico che genera questo? Grazie, può essere! Però più che scontro forse è un incontro fra due poli diversi, il cambiamento necessita di conoscenza e la conoscenza viene dall'incontro tra diversità.



Come ti sei trovato a lavorare in uno spazio così fortemente storicizzato come il salone grande del castello di Venafro, così pervaso di memorie (visive e pittoriche) e di palinsesti complessi di immagini?

Quando Francesca Franco, la coordinatrice generale del progetto (che ringrazio per la grande disponibilità e professionalità), mi ha proposto come sede espositiva dell'opera il  Castello Pandone di Venafro, devo ammettere che non lo conoscevo e così mi sono andato subito a documentare e con ottima sorpresa ho appreso che l'immagine dominante del Castello era il Cavallo, un'immagine molto rappresentativa proprio di quello di cui avevo necessità, cioè una buona dose di vitalità per affrontare questa nuova ed importante esperienza molto impegnativa. Quindi non mi ha assolutamente disturbato la presenza di testimonianze del passato appartenenti alle varie ristrutturazioni del Castello, anzi, mi sono sentito parte di una storia. Il Conte Enrico Pandone fece affrescare gran parte del piano nobile, dove oggi è presente il mio lavoro, con una serie dei suoi cavalli a grandezza quasi naturale, stuccati e affrescati da una bottega iberico-fiamminga; il Conte Enrico Pandone era conosciuto come uno dei più importanti allevatori di cavalli del Regno di Napoli, uno dei suoi cavalli fu donato addirittura all’Imperatore Carlo V e ha chiesto a degli artisti dell’epoca di rappresentare il proprio mondo, ciò che egli amava. A suo modo, ha mostrato di voler cercare la Fantasia. Mi ha fatto quindi molto piacere inserire la mia opera in questo luogo così pregno di storia in quanto il messaggio che intendo comunicare è qualcosa che non appartiene ad oggi o a ieri o a domani, bensì fa parte della natura umana, senza appartenenze storiche e oggi questa necessità di liberarsi della ragione come idea prerogativa dell'essere umano, è diventata più emergente che mai.



Come ti sei trovato a lavorare in un luogo periferico e quasi di confine come il Molise?

#ilmoliseesiste. A parte gli scherzi, ho avuto modo di relazionarmi con le persone del territorio, con la Sovraintendenza ai beni culturali e con qualche addetto ai lavori molisano e devo dire che ho trovato solo persone generose e di cuore. Il territorio molisano offre già realtà di Arte contemporanea interessanti che in questa occasione ho avuto modo di conoscere meglio come Kalenarte e il Museo di Arte Contemporanea a Casacalenda e l' “Aratro” Centro di arte contemporanea dell’Università degli Studi del Molise a Campobasso. Se il nucleo dei popoli è l'Arte, i confini non possono esistere e la “periferia” sarà sempre la zona più vicina a ciò che non esiste.

Tommaso Evangelista

giovedì 15 ottobre 2015

Alessio Ancillai e Thorsten Kirchhoff a Castello Pandone per L'Albero della Cuccagna

L’albero della cuccagna
NUTRIMENTI DELL'ARTE
a cura di ACHILLE BONITO OLIVA

Una mostra diffusa in tutta Italia, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, tra musei e fondazioni pubbliche e private che coinvolge oltre 40 artisti, scelti dal critico d’arte per realizzare opere ispirate al tema arcaico dell'albero della cuccagna. Un simbolo di abbondanza eletto dall’arte a monito, per invitare a riflettere sui temi dell'alimentazione e sulle sue implicazioni sociali. In sintonia con EXPO 2015, partner del progetto

IL MOLISE
partecipa al progetto espositivo nazionale con le opere di

ALESSIO ANCILLAI - BALDO DIODATO - THORSTEN KIRCHHOFF

DOMENICA 18 ottobre ACHILLE BONITO OLIVA con il Segretario Regionale per i beni architettonici e paesaggistici del Molise GENNARO MICCIO visiterà a VENAFRO Il Museo nazionale del Molise - Castello Pandone che ospita le opere di Alessio Ancillai e Thorsten Kirchhoff e a CASACALENDA il MAAK Museo di arte contemporanea Kalenarte con la sua Galleria Civica Franco Libertucci con Baldo Diodato.

PROGRAMMA

VENAFRO ore 12 conferenza stampa e visita alle opere

CASACALENDA ore 17.30 Centro storico (via Rinforzi di Borea) - visita
                             ore 18.30 Galleria civica Franco Libertucci - rinfresco


Achille Bonito Oliva chiama a raccolta oltre quaranta artisti internazionali per un grande progetto espositivo dislocato su tutto il territorio italiano. Con il patrocinio di EXPO 2015; e con la collaborazione del MiBACT e del Programma sperimentale per la cultura Sensi Contemporanei dell’Agenzia per la Coesione Territoriale.
L’Albero della cuccagna. Nutrimenti dell’arte, è una mostra diffusa sul territorio nazionale con la collaborazione di numerose istituzioni pubbliche e private, che costruiscono una rete espositiva in progress, nel tempo e nello spazio. Ogni museo, fondazione, galleria e spazio espositivo partecipante accoglie un'opera ispirata al tema dell’albero della cuccagna: soggetto iconografico che ha alle proprie spalle una lunga tradizione e una altrettanto arcaica memoria popolare, legata all'albero sacro della fertilità di derivazione celtica. Nell’immaginario collettivo l’albero della cuccagna rappresenta il paese dell’abbondanza e il luogo del divertimento per antonomasia. Il coinvolgimento di artisti contemporanei permette di realizzare opere interattive, finalmente non vietate ai minori, che sollecitano l’intervento di un pubblico di diverse età, dando un accento partecipativo e ludico all’evento espositivo. Nello stesso tempo diventa anche il monito attraverso cui l’arte vuole sollecitare una presa di coscienza del pubblico nei confronti del tema dell’alimentazione e della fame nel mondo, in adesione dunque agli ideali perseguiti da EXPO 2015.


ALESSIO ANCILLAI
Abandoning reason generates fantasy di Alessio Ancillai è un’installazione ambientale tecnologica e interattiva, che nasconde in sé un messaggio visibile solo se lo spettatore si fa ricercatore curioso e, avvicinandosi, trova il punto dove la seta “vibra”. Solo allora egli conquista, idealmente, la cima del suo albero, accede al suo bottino proteico, al suo nutrimento della mente. Solo allora, scrive Alessio Ancillai, «Il “segreto” è scoperto. La cuccagna è riuscire a lasciare gli schemi della ragione, senza la paura di non saper immaginare e lasciarsi guidare dall’arte per trovare la propria fantasia, ossia il movimento verso una pagina bianca che verrà scritta solamente se si trova la leggerezza di bambino, che sa “giocare” con l'opera, trasformandola in un luogo inventato.» Gli alberi di Alessio Ancillai compongono una sorta di fiabesca scenografia, dove la rossa verticalità dei LED punta dritta verso una verità invisibile e gioiosa e la seta bianca si muove con la sensibilità di una pelle, che reagisce al minimo spostamento d’aria. Su di lei scivola la luce con rari bagliori, che solo sulla sommità arrivano a comporre forme e ad articolar parole. 


BALDO DIODATO
L'Albero della Cuccagna di Baldo Diodato estenderà i suoi rami a Terravecchia, Casacalenda, verso l'orizzonte, verso la dolce  campagna circostante, che da secoli nutre gli abitanti del paese con la sua bellezza e i prodotti del territorio: grano, olio, verdure. Proprio a loro è dedicata un'altra opera, realizzata anch'essa per questa occasione. Si tratta di un elogio de La Fresella con  olio e pomodoro, forse il “comfort food” più diffuso nel sud Italia. La fresella al pomodoro, uno dei cibi più poveri, è servita su un piatto d'oro, come fosse una raffinata elaborazione di un grande chef. “Signori, si prega di accomodarsi, il pranzo è servito”.


THORSTEN KIRCHHOFF
Nel suo lavoro presentato a Venafro Thorsten Kirkhhoff assembla immagini e materiali come in un montaggio cinematografico. Su un tappeto “pregiato” sono riversati con un gesto risoluto (e generoso) 1000 ombrellini da cocktail con accanto un frullatore e tutto avvolto da un fruscio audio di una radio lontana e distorta. Una gigantesca festa andata troppo male – o forse troppo bene. Si potrebbe parlare di un equilibrio a rischio di  ipertrofia. Un prima o dopo la tempesta. Una situazione drammatica e grottescamente comica. Chi si ferma è perduto.



ORARI MUSEO NAZIONALE DEL MOLISE CASTELLO PANDONE - VENAFRO
Tel.: 0865 904698
Orario di apertura (ingresso gratuito) :
Da Martedì a Sabato: dalle 9.00 alle 13.00; Domenica e festivi: dalle 8.00 alle 19.00; Lunedì: chiuso
L’accesso è consentito fino a 30 minuti prima della chiusura.

ORARI GALLERIA CIVICA D'ARTE CONTEMPORANEA FRANCO LIBERTUCCI - CASACALENDA
Dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 14.00; Il lunedì e il mercoledì dalle 16.00 alle 19.00. (ingresso  gratuito)
Contatti: comune.casacalenda@libero.it - tel: 0874841456 - fax: 0874844010

_________________________________
Coordinamento generale: Francesca Franco | francescafranco.00@gmail.com
Coordinamento comunicazione: Paola Marino | paola.manual@gmail.com

Produzione e organizzazione tecnica:
Associazione culturale MetaMorfosi  | info@associazionemetamorfosi.com
Associazione culturale Spirale d’Idee | info@spiraledidee.com
                                  

Catalogo Skira

Alessio Ancillai

Thorsten Kirchhoff



venerdì 12 dicembre 2014

"Diletta, Girl with Suitcase" e "Winterline", due mostre a Castello Pandone




A Castello Pandone due mostre, a cura di Deirdre MacKenna, direttore di ‘Cultural Documents’:

Diletta, Girl with Suitcase un’istallazione delle opere di Valentina Bonizzi e Robert Capa per la collezione permanente del Museo Nazionale del Molise.

Winterline una mostra delle nuove opere di Elaine Shemilt che esplora l’impatto del conflitto della Seconda Guerra Mondiale sui territori montani dell’Italia centrale.

La mostra continua fino ad Aprile 2015.
Inaugurazione VENERDI 12 DICEMBRE, 2014, ore 17.00 :
Inaugurazione delle mostre e presentazione di Valentina Bonizzi, Elaine Shemilt, Dott. Daniele Ferrara, Soprintendente per i beni artistici, storici ed etnoantropologici del Molise e Arch. Carlo Birrozzi, Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici del Molise.
Museo Nazionale Castello Pandone
Via Tre Cappelle, Venafro (IS)
Dal 13 dicembre 2014
Martedì-sabato 9.00-13.00, domenica e festivi 9.00-19.00
Info visite guidate e laboratori didattici: MeMo Cantieri Culturali, 
00 39 3 892 191 032, memovenafro@gmail.com
www.castellopandone.beniculturali.it

Il Museo Nazionale del Molise in Castello Pandone a Venafro presenta l’acquisizione di nuove opere e una mostra che mirano a considerare la storia e le conseguenze della seconda guerra mondiale nella regione attraverso il lavoro di artisti internazionali. Lo scopo è di provocare la riflessione sugli eventi storici attraverso l’elaborazione del linguaggio artistico contemporaneo, prendendo come spunto il territorio dell’Alto Volturno, sulle connessioni tra il concetto antropologico dell’immagine e il fare artistico.
Il Museo ha collaborato con Cultural Documents, un’attività culturale della Scozia diretta da Deirdre MacKenna, che dal 2009 realizza progetti di ricerca in Molise invitando gli artisti a una riflessione sul luogo e al rapporto con storie individuali, nonché con associazioni e imprese culturali locali.
L’opera ‘Diletta, Girl with Suitcase’ acquisita dal Museo consta di due parte; il video di Valentina Bonizzi, artista attiva tra la Scozia e l’Italia, in cui una signora di Filignano, racconta dell’incontro con i militari alleati nel 1943 e della sua rivendicazione della fotografia con la propria immagine, fissata dai soldati incuriositi dalla ragazzina che percorreva un sentiero con la tina in testa e il secchio in mano; e l’immagine immortalata ‘Girl with Suitcase’ scattato nella stessa zona dal celebre fotografo Robert Capa durante inverno 1943/44.
‘Winterline’ è il titolo della mostra delle opere di Elaine Shemilt, artista che utilizza spesso le mappe per disporre di un ritratto del territorio, da cui far partire una riflessione sul territorio e sulle sue trasformazioni. Dopo avere lavorato sugli effetti della guerra nelle isole Falkland in lavori esposti anche nell’Imperial War Museum di Londra nel 2002, la ricerca è proseguita coerentemente in Molise.

lunedì 30 giugno 2014

Castello Pandone e la festa della Madonna delle Grazie

Chiesa Madonna delle Grazie dal castello
In occasione della popolare festa della Madonna delle Grazie, il Castello Pandone, con il Museo Nazionale del Molise, sarà aperto dalle 20.00 alle 24.00 mercoledì 2 luglio 2014.
Il pubblico potrà accedere al Castello Pandone sia dall’ingresso principale verso la piazza del Castello, sia dall’ingresso di via delle Mura Ciclopiche verso la chiesa rupestre della Madonna delle Grazie.
L’iniziativa è svolta in collaborazione con il Comune di Venafro, la Parrocchia di San Simeone e l’Associazione Nazionale Carabinieri – Volontariato sezione di Venafro.




mercoledì 21 maggio 2014

Paesaggi del Molise nell’opera di Romeo Musa



“Paesaggi del Molise nell’opera di Romeo Musa (1924-1933) Natura Storia Identità Memoria tra perdite e riscoperte” 

Venafro (IS) - Museo Nazionale del Molise 
Lunedì, 26 maggio 2014 - ore 11.00 

Il patrimonio storico artistico molisano si arricchisce di un consistente numero di opere eseguite e raccolte da Romeo Musa, donate allo Stato il 7 febbraio 2014 dalla figlia Giovanna. L’Artista, noto a molti molisani per essere l’autore dei dipinti nell’aula magna del Convitto Nazionale “Mario Pagano” di Campobasso, all’Accademia di Belle Arti di Firenze fu allievo di Adolfo De Carolis, uno dei protagonisti del liberty italiano. Romeo Musa nella sua produzione privilegiò la xilografia, tecnica che, strettamente connessa all’illustrazione, gli permise di attraversare e confrontarsi con altri ambiti della creatività. Il rapporto di Musa con il Molise fu intenso: vi lavorò dal 1924 al 1933 come docente di disegno e nel patrimonio culturale e paesaggistico della regione trovò numerose ispirazioni che tradusse in dipinti e opere grafiche. Per la poliedricità dell’Artista, la 
sua opera suggerisce numerosi spunti di conoscenza: il paesaggio, la xilografia, la fotografia, il rapporto tra l’illustrazione e il testo poetico-letterario, ma anche Musa e De Carolis, i Trombetta, l’archeologia, il lavoro, l’ex libris, il costume, le feste popolari, il simbolo, ecc. Le opere di Romeo Musa saranno esposte, per ragioni conservative e di spazio, con criteri di rotazione per nuclei tematici nel Museo Nazionale del Molise in Castello Pandone a Venafro e nelle sedi di Campobasso. La prima esposizione è intitolata Paesaggi del Molise nell’opera di Romeo Musa (1924-1933). Natura Storia Identità Memoria tra perdite e riscoperte ed è allestita nelle sale del Castello Pandone. Sarà inaugurata lunedì 26 maggio alle ore 11.00 nell’ambito della programmazione di Molise ANCI per EXPO 2015. 

Info: SBSAE Molise, Palazzo Japoce – Salita S. Bartolomeo n.10 Campobasso. Tel. 0874 431350/0865 904698; e-mail sbsae-mol@beniculturali.it 

martedì 1 ottobre 2013

Settis e Montanari a Venafro

L'8 ottobre alle ore 16, presso il Museo Nazionale del Molise in Castello Pandone a Venafro, lo storico dell'arte Tomaso Montanari presenterà il suo ultimo libro "Le pietre e il popolo"; ci saranno anche Salvatore Settis e Giuseppe Severini per presentare "Costituzione incompiuta. Arte, paesaggio, ambiente". Un incontro da non perdere per sentire due tra gli storici dell'arte italiani maggiormente attivi nella difesa dei beni culturali.


Pietre Popolo Costituzione
I cittadini e il diritto alla cultura al tempo delle crisi
Venafro, Museo Nazionale del Molise in Castello Pandone
8 Ottobre 2013, ore 16

Incontro pubblico con Tomaso Montanari, Salvatore Settis, Giuseppe 
Severini e Gino Famiglietti per discutere del patrimonio culturale e del diritto 
dei cittadini a usufruirne. L’iniziativa prende spunto dai recenti libri di cui sono autori 
alcuni dei partecipanti alla discussione: Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l’arte e 
la storia delle città italiane, di Tomaso Montanari (minimum fax), e Costituzione 
incompiuta. Arte Paesaggio Ambiente, di Alice Leone, Paolo Maddalena, Tomaso 
Montanari, Salvatore Settis (Einaudi). 
L’incontro si svolgerà in un contesto particolare: il neonato Museo Nazionale del 
Molise nel Castello Pandone di Venafro (www.castellopandone.beniculturali.it), che, 
insieme al recupero di altri importanti monumenti della città molisana (l’antico anfiteatro 
e il Museo Archeologico di Santa Chiara), costituisce una risposta efficace alle gravi 
esigenze del patrimonio artistico e allo sfruttamento del territorio ai danni del paesaggio. 
In tempi di crisi, morale e di risorse, la nascita del Museo Nazionale del Molise è 
frutto della collaborazione tra le Soprintendenze e le associazioni di volontariato e 
costituisce uno strumento per ricostruire tra i cittadini quel senso di identità, individuale e 
collettiva, che non può che essere nutrito dalla conoscenza della storia della propria città o 
paese, della propria regione e nazione. 
Dalla collaborazione tra la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici e 
l’Università del Molise è scaturita una innovativa forma di cooperazione per garantire ai 
cittadini, in particolare a quelli di età scolare, servizi qualificati inerenti la didattica e la 
divulgazione della conoscenza: le visite guidate gratuite, insieme ai laboratori, alle 
pubblicazioni e alle diverse iniziative culturali, sono a cura dei giovani laureati di una 
società di spin off dell’ateneo molisano. 
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...