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giovedì 17 aprile 2014

Venafro - La "Passione" nell'Arte - Aperture straordinarie

La Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici del Molise, in virtù di un accordo tra la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Molise e la società di Spin Off dell'Università degli Studi del Molise "G.A.I.A. Business System s.r.l., propone presso il Museo Nazionale in Castello Pandone a Venafro (IS) - sabato, 19 aprile alle ore 11,30 - "La Passione nell'Arte" - Itinerario Tematico e Riflessioni Poetiche a cura di Pasquale Marino.


PASQUA e PASQUETTA 2014 
APERTURE STRAORDINARIE 

La Soprintendenza per i beni storici, artistici ed 
etnoantropologici del Molise comunica che, in occasione 
delle Festività Pasquali, saranno aperti: 

Museo Nazionale del Molise in Castello Pandone 
Venafro (IS) - ore 8.00 – 19.00 

Museo di Palazzo Pistilli 
Campobasso - ore 8,30 – 13,30 

Castello di Capua 
Gambatesa (CB) – ore 8,30 -13,30

domenica 16 dicembre 2012

Nascita di un Museo, al tempo delle crisi - Il Museo Nazionale di Castello Pandone

Martedì 18 dicembre alle ore 11 presso il castello Pandone di Venafro ci sarà la conferenza stampa di presentazione del nuovo museo, Museo Nazionale di Castello Pandone, voluto dalla soprintendenza per i beni storico-artistici e che presenta un affascinante percorso nella pittura molisana e centro-meridionale.

A Venafro, “porta del Molise” nel punto di incontro con Lazio, Campania e Abruzzo, presentiamo al pubblico il Museo Nazionale di Castello Pandone, frutto del lavoro delle strutture territoriali del Ministero per i beni e le attività culturali. 

Il Castello domina Venafro, principale centro dell’alta Valle del Volturno per la posizione sulla biforcazione della via Latina verso la Campania e il Sannio, ed è a sua volta dominato dal monte Santa Croce, ove durante la guerra fra Sanniti e Romani (343 – 290 a.C.) fu costruita una fortificazione. Dopo il fiorente periodo romano, che vide Venafro dotarsi di acquedotto, anfiteatro, teatro, odeon, la città si contrasse intorno alla cattedrale.

I Longobardi occuparono per esigenze difensive l’anfiteatro (il “Verlascio”), ma alla fine del X secolo eressero una fortificazione a nord della città, sui resti di precedenti strutture romane. Fu in questo contesto che prese forma il nucleo originario dell’attuale Castello Pandone, che divenne un nuovo punto di riferimento per lo sviluppo urbano medievale, la cui evoluzione determinò l’insolita posizione della cattedrale fuori dalle mura. 
Il nucleo più antico del Castello, la torre longobarda, risale alla seconda metà del X secolo. Il complesso subì numerose trasformazioni nelle epoche successive, a partire da quella angioina, e particolarmente importanti furono gli interventi rinascimentali che ne determinarono la funzione di dimora della famiglia Pandone, che aveva ricevuto il feudo dai re aragonesi. 
La decorazione con il ciclo dei cavalli di Enrico Pandone, per la sua unicità, offre un percorso interessante sotto diversi punti di vista. Per la tecnica esecutiva, trattandosi di intonaco a rilievo e affrescato; per la probabile provenienza della bottega incaricata dell’impresa dall’ambiente napoletano, caratterizzato da pittori iberico-fiamminghi – un cui riflesso è ravvisabile nel ciclo per l’insistenza decorativa e il retaggio “gotico” delle figure – e artisti romani e lombardi, dai quali potrebbe derivare la ricerca di effetti prospettici nella rappresentazione dei cavalli a dimensione naturale. Interessante è anche il significato culturale dell’originale “galleria” di ritratti equini, il cui solo possibile confronto è con la Sala dei Cavalli in Palazzo Tè a Mantova, affrescata per i Gonzaga da Giulio Romano poco dopo il ciclo venafrano. Enrico Pandone, noto allevatore di cavalli, potrebbe essere considerato il campione di quei nobili napoletani criticati dall’umanista Pietro Summonte per la poca attenzione all’arte, ciò per avere “atteso se non alle cose della guerra, alle giostre, ad fornimenti di cavalli, alle cacce”. Sarebbe errato tuttavia ignorare il presupposto culturale umanistico e cavalleresco che ispirò a Pandone questi “ritratti”, corredati dalle rispettive ed eleganti epigrafi. Lo si percepisce anche dagli strati di intonaco su cui lavorò la bottega, sui quali si vedono, oltre i disegni preparatori, schizzi di navi, caricature, conteggi, versi, proverbi a carattere morale e amoroso in italiano, spagnolo, latino. Questo era l’immaginario preferito di un uomo d’arme come Pandone, fino al suo tradimento dell’imperatore con il passaggio alla parte francese, decisione che gli costò la vita nel 1528. Successivamente i Lannoy decorarono il Castello, cercando di cancellare la memoria della decaduta famiglia: a loro spettò la commissione del fregio nel salone e in altri ambienti con scene di vita cittadina e di corte. 

Il percorso museale

Il percorso museale ha inizio con le più antiche testimonianze pittoriche molisane, i frammenti di affresco del VII secolo da Santa Maria delle Monache di Isernia, e prosegue con opere medievali quali l’affresco con i Santi Bartolomeo e Michele dalla chiesa di San Michele di Roccaravindola e la scultura trecentesca della Madonna con Bambino da Santa Maria della Strada di Matrice. 
Il polittico con scene della Passione di Cristo, realizzato in alabastro nel XV secolo da una bottega inglese di Nottingham, è indicativo di una committenza esigente, tutt’altro che estranea all’internazionalità del gusto, ruotante intorno alla chiesa dell’Annunziata di Venafro e all’importante Confraternita dei Flagellanti. 
Opere prodotte a Napoli per il Molise o da artisti molisani formatisi a Napoli nel Sei e Settecento sono state poste ‘in dialogo’ nel percorso museale con dipinti provenienti da importanti musei statali: Museo Nazionale di Capodimonte e Museo Nazionale di San Martino, Napoli; Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini, Roma; Palazzo Reale, Caserta. 

Scaturisce un itinerario nella pittura centro-meridionale al cui interno è possibile notare la Madonna con Bambino e santi dalla Chiesa del Carmine di Venafro, che il raro pittore napoletano Simone Papa, allievo di Belisario Corenzio, firmò e datò 1612 influenzato dalla pittura tardo manierista e dal realismo caravaggesco. Raccoglie disegni e stampe appartenenti a famiglie di artisti provenienti dal centro molisano di Oratino – i Brunetti, i Falocco, seguaci di Francesco Solimena – la collezione di Giacomo e Nicola Giuliani, di cui viene esposta una selezione illustrante disegni di soggetti sacri decorazioni per edifici civili e arredi.
Spicca la qualità del San Sebastiano curato da Irene, proveniente dalla Chiesa Parrocchiale di Gildone, del caravaggesco Giuseppe Di Guido, in precedenza detto “Maestro di Fontanarosa”, che si esalta nel confronto con l’Andata al Calvario di Pacecco De Rosa, (Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli), in cui il realismo caravaggesco – che ispirò anche due suoi maestri, Massimo Stanzione e Filippo Vitale - si coniuga con il classicismo emiliano e romano. Di quest’ultima linea culturale De Rosa fu il più convinto seguace, essendosi accostato al bolognese Domenichino, attivo a Napoli fin dal 1631.

Per la pittura della fine del Seicento e del Settecento due artisti napoletani furono punto di riferimento per l’Italia e l’Europa. Uno è Luca Giordano, che, dopo l’iniziale influenza del naturalismo di Ribera, attraversò la penisola per studiare le opere di Pietro da Cortona, Tiziano, Veronese ed elaborò un proprio linguaggio pittorico vivace e rutilante, fluido fino quasi alla dissolvenza formale e luministica. All’ambito di questo maestro è attribuito Pan e la ninfa Siringa (Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli). L’altro è Francesco Solimena, che sviluppò uno stile tra il naturalismo e il barocco di Giovanni Lanfranco e Mattia Preti, concreto e definito come nella Madonna con Bambino della Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini di Roma, ove è quella saldezza formale ricorrente in pale d’altare e decorazioni scenografiche. Con i due citati protagonisti della scena pittorica si confrontarono inevitabilmente gli altri artisti, interpretandone le novità e diffondendole nei diversi territori. Per il Settecento spiccano per qualità a Venafro la Madonna con Bambino e san Nicola da Tolentino, dalla Chiesa di Sant’Agostino in Venafro, opera di Nicola Maria Rossi, molto influenzato da Solimena, oppure i Misteri del Rosario di un Seguace di Francesco De Mura, dalla Chiesa di Sant’Agostino in Venafro. A suggerire il gusto per la pittura di genere, che probabilmente caratterizzò le dimore della nobiltà napoletana in Molise, sono state esposte nature morte di Gaetano Cusati (Museo Nazionale di San Martino, Napoli), che contribuì a evolvere tali soggetti dal naturalismo al barocco, e Baldassarre De Caro (Palazzo Reale, Caserta), dai densi bagliori e ombre che riflettono l’influsso di Solimena.

La brochure con la pianta del museo

Il comunicato stampa sul sito del MiBac



lunedì 24 settembre 2012

L'arte molisana su facebook

In questi giorni l'artista e studioso Dante Gentile Lorusso sta mano mano caricando su facebook una serie di immagini che riguardano la storia dell'arte del Molise. Opere dalla collezione Giuliani (attualmente presso la soprintendenza della regione), lavori della celebre famiglia Brunetti di Oratino, e poi ancora tele, decorazioni, pale d'altare, sculture e chi più ne ha più ne metta. Il suo è un gesto che si avvicina ad una performance artistica, in quanto a durata e meticolosità, ed è sopratutto un atto di denuncia verso lo scarso interesse dato al nostro patrimonio. Iniziative assenti, fondi col contagocce e sopratutto un'ignoranza diffusa che non certo aiuta la valorizzazione e la salvaguardia. Un modo per riflettere sulle ricchezze della nostra terra e sulle tante occasioni perdute. Di seguito alcune poche immagini della moltitudine visibile sul social network (foto dall'archivio Gentile Lorusso).

Benedetto Brunetti (Oratino ? - Oratino 1698), "Trinitas terrestris", 1680, Lucito, chiesa di San Nicola di Bari
Ciriaco Brunetti (Oratino, 1723 - 1802), "Madonna di Loreto", Campodipietra, chiesa di San Martino
Nicola Giuliani (Oratino 1875 - Napoli 1938), "Ruderi del castello d'Evoli di Castropignano", Oratino, collezione privata.

Ciriaco Brunetti (Oratino, 1723 - 1802), "Studio per polittico", Collezione Giuliani, Campobasso, Soprintendenza BASE del Molise


giovedì 28 giugno 2012

Palazzo Pistilli e la collezione Praitano

Si sono concluse ieri le conferenze riguardanti gli artisti presenti nella mostra-pinacoteca I colori delle Emozioni a Palazzo Pistilli da poco aperto dalla Soprintendeza per i beni artistici del Molise. A riguardo volevo pubblicare due articoli integrali del giornalista Paolo Giordano, usciti in parte tagliati qualche settimana fa sul Quotidiano del Molise.


Immediatamente, dopo aver varcato l’ingresso di Palazzo Pistilli, si comprende quanto a volte poco basti per un evento… epocale! Già trent’anni fa (tanto indietro va la nostra memoria) il dott. Michele Praitano si crucciava di non trovare riscontri al desiderio di donare la sua pinacoteca, una vasta collezione arricchitasi ulteriormente negli ultimi decenni, che si voleva, però, restasse nel Capoluogo molisano. Con la nascita della Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici ecco finalmente il giusto interlocutore! Pietra miliare, per realizzare il sogno di una Città della Cultura, è la mostra “I colori delle emozioni, il collezionismo di Eliseo e Praitano per Campobasso e per il Molise”, in cui sono esposti 55 capolavori tra quelli della donazione Praitano e quelli della “Eliseo”, proprietà dell’Amministrazione Provinciale, prezioso partner in quest’occasione. Il nuovo spazio museale sarà aperto tutti i giorni (tranne il sabato), domeniche incluse, grazie alla disponibilità ed allo spirito collaborativo del personale MiBAC. Non necessitano quindi Grandi, a volte Inutilizzati, Locali, ma bisogna voler veramente raggiungere traguardi concreti. E’ un museo d’ambiente che ricorda una casa borghese, classe sociale di cui esalta appunto la vocazione al collezionismo. Si è solo alla prima fase di un progetto che prevede l’ampliamento in locali sottostanti. Il percorso della Mostra è suddiviso in 4 macrosezioni contenenti una selezione delle raccolte dei due ricercatori. Si inizia evidenziando l’attenzione verso la pittura napoletana ed italiana a partire dal Barocco, quando Napoli era un laboratorio artistico di primaria importanza europea, fino al Contemporaneo: dalla scuola di Luca Giordano a Trivisonno, Scarano ed Annigoni.
Gli artisti italiani, e quindi molisani, furono attratti dal dinamismo culturale parigino e dal mercato d’oltralpe. Sulla Senna era possibile eseguire ricerche artistiche che, pur nella varietà delle interpretazioni, avevano come costante caratteristica l’immersione nella realtà. L’avvicinamento al vero, la raffigurazione di una Natura lontana dalle idealizzazioni del paesaggio classico, emerge dalle vedute, dalle nature morte, dalle scene di vita contadina e borghese esposte nelle sale di salita San Bartolomeo. In Francia il processo culminò con l’impressionismo (a Campobasso Ragione e Scoppetta), mentre per gli italiani si avviò una ricerca dell’identità individuale (affermazione della propria poetica) e collettiva (la formazione della coscienza unitaria nazionale del giovane Stato). Particolare l’esperienza in controtendenza di Charles Moulin che dalla Francia trovò ragione d’essere a Castelnuovo al Volturno. Il suo volto appare nella sezione “allo specchio”, tra ritratti ed autoritratti. Ritrattistica anche nelle restanti stanze, dove “i dipinti ci guardano” tra classicità e modernità. Natura e figure sono percepite e rappresentate nella loro assolutezza, base della classicità, oppure messe in discussione e stravolte dai Moderni, che sono nell’ultimo ambiente della Mostra.
Per tutto il mese di giugno, indispensabile corollario, saranno organizzate coinvolgenti conferenze attraverso le quali ci si potrà ulteriormente “impossessare” dei tesori custoditi in Palazzo Pistilli. Gli appuntamenti si terranno alle ore 21 in piazzetta Iapoce, a partire da oggi 7, come naturale prosieguo della mostra “I Colori delle Emozioni”.

Paolo Giordano


La sera del 7 giugno, nella suggestiva ambientazione della storica piazzetta Iapoce, complice una gradevole serata di inizio estate, si è inaugurato il ciclo di conferenze a corredo della mostra “I Colori delle Emozioni”, ospitata in Palazzo Pistilli a Campobasso. Dopo i saluti del direttore regionale per i Beni Culturali Gino Famiglietti, del presidente della Provincia Rosario de Matteis e del Soprintendente Daniele Ferrara, protagonista è stato Michele Praitano, dentista di professione, storico, artista e collezionista per vocazione. Il dott Michele ha piacevolmente narrato della “Nascita di una collezione” ripercorrendo i circa 50 anni in cui ha raccolto i capolavori, oggi donati alla collettività, viaggiando per l’Italia, incontrando antiquari da cui acquistare ed artisti a cui commissionare. Tante le storie! Dalle scoperte di firme importanti sotto vecchie cornici all’autoritratto pagato con una dentiera. Dall’emozione provata nel toccare, nel caveau di una banca a Torino, l’autoritratto di Leonardo da Vinci all’aver nascosto, arrotolandole in un giornale, due “scene di battaglia” del XVIII, per celare all’adorata moglie un suo ennesimo “folle” acquisto. Epici gli incontri con Gigino e Lorenzo, i due fornitori “a domicilio” di opere, come la “Suonatrice di chitarra” di Gaetano Esposito, pagato negli anni ’70 un decimo del suo valore e che riporta alla memoria il brutto incidente stradale del 1972. Oltremodo ilare l’arresto di Silvestro Pistolesi, allievo di Annigoni, prelevato dalla polizia di Campobasso poiché si aggirava con mantello e cappellaccio in città. Il Praitano, che l’aveva invitato in Molise, dovette scagionarlo. Decine gli incontri! Tredicenne rimase seduto per ore nella campagna di Castelbottaccio, accanto ad Arnaldo De Lisio, che dipingeva con il cavalletto en plein air. Anni dopo vide “La Strega” su di una rivista, ed allora volle conoscere Annigoni, che incontrò a Firenze. Fu, poi, un’esposizione sui generis, nel pastificio Guacci di Campobasso, a spingerlo sulle tracce di Clemente Tafuri. Il maestro doveva essere a Salerno, dove Praitano si era recato con lo zio Ottavio Eliseo. Tafuri, invece, viveva da tempo a Genova. Giunti dunque in Liguria dovettero attendere il tramonto poiché, su una mattonella di Vietri, all’ingresso della villa era scritto “Al visitatore… sei benvenuto al calar del sole”. Qui, trattando con la di lui moglie napoletana, ben lieta dell’incontro con dei conterranei, riuscì a comprare un autoritratto del coniuge a lei dedicato: “Ad Anna la sceicca, dallo sceicco Clemente”. Un altro “colpaccio” fu l’acquisizione del ritratto di Paolo Diodati, di Giacomo Grosso. Lo ottenne, con un piccolo “misfatto”, dalla vedova di Tito Diodati (figlio di Paolo) esperto d’arte, primo storico fornitore napoletano del Nostro, “millantando” una trattativa in corso.
Iniziatore, compagno e mentore fu da sempre Giuseppe Ottavio Eliseo, altro grande collezionista, la cui raccolta è di proprietà della Provincia. Egli guidò il nipote Michelino lungo la via del collezionismo borghese. A sua volta era stato affascinato ed ispirato da Giuseppe Barone, fondatore del Museo di Baranello. Tutte personalità animate dallo spirito degli Umanisti, che nel Rinascimento donarono i loro beni alla collettività, trasmettendo, con alto senso civico, amore per la cultura e passione per l’arte. E proprio nel rispetto del collezionismo borghese Palazzo Pistilli verrà con il tempo arricchito da mobilio d’epoca che doni anima all’ambiente, rendendolo ancor più vicino a quello delle case ottocentesche campobassane. L’obiettivo principale è la conoscenza del nostro passato attraverso un percorso che dal barocco arriva ai nostri giorni. Solo così, recuperando la nostra identità e la coscienza della ricchezza culturale, storica ed artistica del territorio, sarà possibile costruire il Futuro. “I Colori delle Emozioni” è un “corso di storia dell’arte” che permetterà di “uscire al mondo” con idee chiare su cultura e movimenti artistici. Poi, se questa mostra concorrerà anche ad uno sviluppo turistico… ben venga. Il Molise non teme confronti, disponendo di risorse ed attrazioni… dal paleolitico all’arte contemporanea.

Paolo Giordano


mercoledì 6 giugno 2012

Il sacro e il suo doppio - Dai disegni di Di Zinno

A partire da martedì 5 giugno 2012, presso i locali del Circolo Sannitico a Campobasso, sarà possibile visitare la mostra "Il sacro e il suo doppio. Dai disegni di Paolo Saverio Di Zinno alle visioni di Giuseppe Terrigno ed Ernesto Saquella”.
Un’esposizione espressamente dedicata a Paolo Saverio Di Zinno del quale saranno proposti anche i disegni originali delle macchine a spalla. Le opere grafiche provengono dalla bottega dello scultore campobassano Paolo Di Zinno (1718-1781), il più noto ed importante artista molisano dell’età barocca e sono parte integrante della Raccolta Eliseo, giunta alla Biblioteca provinciale per donazione, costituita da una collezione di 75 disegni e 35 stampe. Il corpus propone oltre settanta disegni autografi del maestro, per la maggior parte modelli preparatori per le sculture che Di Zinno andava realizzando per le chiese del Molise, dell’Abruzzo, della Puglia e della Campania, oltre ad appunti grafici acquisiti durante un soggiorno di formazione a Napoli e successivamente utilizzati nell’elaborazione progettuale delle macchine processionali per la sfilata dei Misteri per la festa del Corpus Domini. Nel corpus è conservato anche un nucleo di stampe sei e settecentesche, quasi tutte di provenienza tedesca, che testimoniano della diffusione, anche in aree apparentemente defilate come quella molisana, del ricco e fantasioso repertorio decorativo della cultura figurativa rococò.

Campobasso, Circolo Sannitico
5-13 giugno 2012
Orari: 11-13 | 17-20

In occasione del Corpus Domini 2012 la Biblioteca Albino presenta il primo e-book prodotto completanente “in casa” e dedicato ai disegni di Paolo Saverio Di Zinno contenuti nella Raccolta Eliseo. I contenuti sono quelli già approntati dalla Biblioteca Albino per la realizzazione di un cd-rom della collana Biblioteca Virtuale e per il progetto SIMBADLa pubblicazione in epub, soprattutto, permetterà un’ampia e amichevole fruizione dei contenuti tramite dispositivi mobili come tablet e smartphone di ultima generazione, in particolare iPad e iPhone.
Per scaricare il file in ePub basta cliccare sull'apposito banner posto in alto al centro dell'home page del sito web della Biblioteca Provinciale Pasquale Albino di Campobasso.

mercoledì 16 maggio 2012

I Colori delle Emozioni. Il collezionismo di Giuseppe Ottavio Eliseo e Michele Praitano per Campobasso e il Molise

La prima pinacoteca d'arte antica in Molise aprirà le nuove sale espositive il 19 maggio

Comunicato:

La Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Molise, in collaborazione con l’Amministrazione Provinciale di Campobasso, è lieta di comunicare l’apertura di uno spazio museale ubicato in Palazzo Pistilli nel centro storico di Campobasso, con la mostra I Colori delle Emozioni. Il collezionismo di Giuseppe Ottavio Eliseo e Michele Praitano per Campobasso e il MoliseNelle rispettive ricerche collezionistiche Eliseo e Praitano manifestano attenzione verso la pittura napoletana e italiana a partire dal Sei-Settecento. La mostra vuole essere testimonianza della sensibilità culturale dei due collezionisti, del loro amore per l’arte e della loro generosità verso la propria terra: è giunto dunque il momento di ammirare ciò che Eliseo e Praitano hanno voluto dedicare al Molise. 

Apertura ore 17.00 Palazzo Pistilli, Salita San Bartolomeo 18 – Campobasso.


lunedì 14 novembre 2011

Michele Greco da Valona a Termoli

Conclusasi la mostra “Rinascimento danzante. Michele Greco da Valona e gli artisti dell’Adriatico tra Abruzzo e Molise”, nel Castello Piccolomini di Celano, seguirà unworkshop di indagini diagnostiche sulle opere di Michele Greco, aperto al pubblico presso l’Episcopio di Termoli, dal 7 novembre fino al 3 dicembre (ore 9.30-12.30; 17.30-19.30), preliminare al rientro in Guglionesi. Progredisce così il complicato e affascinante ‘puzzle’ di questo intricato contesto storico-artistico e si spalancano nuovi scenari di ricerca, soprattutto per quanto concerne la produzione pittorica in Albania (o meglio, in Epiro) all’inizio del Cinquecento.

Attraverso la collaborazione fra le Soprintendenze per i beni storici artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo e del Molise, l’Arcidiocesi di Chieti-Vasto e la Diocesi di Termoli-Larino, i Comuni di Vasto e Guglionesi, si propongono all’attenzione dei visitatori, degli appassionati e degli studiosi i risultati delle
ricerche su una meravigliosa ‘Babele’ figurativa, che, nonostante crisi e conflitti, non venne mai meno, in quanto intrecciata a quella umana esigenza di comunicare, trattare, produrre benefici reciproci. È il primo passo di una ricerca che si concretizzerà in futuri appuntamenti di studio e di divulgazione, che vedranno
cooperare fra loro studiosi e tecnici di diverse nazionalità.

Promossa dalla Diocesi di Termoli-Larino e dal MiBAC Molise, l’esposizione d’arte presenta 4 opere del patrimonio artistico della Collegiata Santa Maria Maggiore di Guglionesi, tre delle quali firmate da Michele Greco da Valona e datate al 1505.

(da un Comunicato del Ministero dei Beni Culturali)



Di seguito gli appuntamenti per approfondire lo studio delle opere di Michele Greco da Valona, la cui partecipazione è aperta a tutti, con ingresso gratuito:
Sabato 12 novembre, ore 11:00 "Michele Greco, fronte e retro: tecnica pittorica e costruttiva dei trittici di Guglionesi" a cura di Francesca Di Giandomenico, restauratrice.
Su Rai 3 ,domenica 13 novembre, ore 10:50, nella trasmissione televisiva "EstOvest" andrà in onda un servizio dedicato alla inaugurazione della mostra Rinascimento Adriatico, e molto risalto verrà dato alle opere di Michele Greco da Valona.
Venerdì 18 novembre alle 10:00 "Sotto il colore di Michele Greco: indagini in corso - prima parte"a cura di Michelangelo Carozza e Liana Pasquale, Diagnosticart, con la collaborazione di Mario Ziccardi. 
Giovedì 23 novembre alle 16:30 "Michele e i pittori albanesi al di qua e al di là del mare" con Luciana Arbace, Soprintendente Bsae Abruzzo, Daniele Ferrara, Soprintendente Bsae Molise e Ilir Shaholli, storico e restauratore, Roma-Korca. 
Venerdì 25 novembre alle 10:00 con "Sotto il colore di Michele Greco: indagini in corso - seconda parte" a cura di Michelangelo Carozza e Liana Pasquale, Diagnosticart, con la collaborazione di Mario Ziccardi. 
Venerdì 2 dicembre alle 10:00 con "Sotto il colore di Michele Greco: indagini in corso - Terza parte" a cura di Michelangelo Carozza e Liana Pasquale, Diagnosticart, sempre con la collaborazione di Mario Ziccardi.
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