pagine

Visualizzazione post con etichetta inaugurazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta inaugurazione. Mostra tutti i post

venerdì 20 maggio 2016

Tramontano - Il colore è una liberazione del tempo - Inaugurazione personale a Isernia



TRAMONTANO
Il colore è una liberazione del tempo
Galleria Cent8anta Isernia
Inaugurazione mercoledì 25 maggio 2016 ore 18

25 maggio / 7 giugno

La galleria Cent8anta di Isernia inaugura la personale di Antonio Tramontano a cura di Tommaso Evangelista. Dopo le personali di Dalip Kryeziu e Antonio Finelli, e dopo interessanti collettive, lo spazio gestito dall’associazione culturale Le Cose, che affianca le sue attività a quelle dello Spazio Arte Petrecca e che si è distinto, nell’ultimo periodo, tra i luoghi più attivi e dinamici del capoluogo pentro per qualità dell’offerta culturale, presenta la mostra dell’artista molisano Tramontano che torna ad esporre in una personale dopo circa otto anni.
L’utilizzo delle grandi campiture di colore segna una svolta nel percorso artistico del pittore il quale, dopo esser transitato per una fase di analisi dei volumi plastici e delle forme proto-rinascimentali, è approdato al dissolvimento della figura non per via di negazione, bensì per eccesso di indagine sulle dinamiche stesse della pittura nelle sue caratteristiche basilari: luce, colore, tocco e struttura. Lo studio di Tramontano privilegia ora il momento riflessivo, ovvero l’analisi sistematica delle emozioni e della pratica della pittura, rispetto a quello espressivo –il precedente- maggiormente radicato nella tradizione disciplinare e formale. È invero una rivelazione che colpisce per la maturità stilistica con la quale viene affrontata la superficie del quadro, modulata dal gioco di orizzontalità e verticalità su toni ora delicati ora accesi ma sempre capaci di effetti di trascendenza, ottenuti dalle contrazioni del colore che raggiunge, soprattutto nelle ultime realizzazioni, un’elevata raffinatezza tessile e una piena maturazione compositiva.
La purezza dei colori e delle campiture elementari determinano una pittura di superficie, solo apparentemente piatta e bidimensionale poiché, nel respiro immateriale delle velature e sul rapporto armonico tra limitate tonalità dello stesso colore, vengono fatti emergere effetti di puro lirismo con un senso di forte suggestione, anche emotiva, potenziato dall’impiego del grande formato e del lavoro per serie che cerca soprattutto un confronto ambientale. Il colore sembra pertanto transitare dalla tela per coinvolgere lo spazio circostante in un’onda cromatica che tutto assimila e influenza.
Dopo una lunga ricerca sul mezzo e sulla forma, l’arte di Tramontano, eliminando il disegno e l’idea stessa di costrizione e reticolo, arriva ad esaltare l’elemento cromatico puro in opere dall’indubbia aura evocativa, capaci di trasmettere energie nascoste e sottili impressioni elementari.
L’intera ricerca cromatica presentata in mostra è accompagnata dal catalogo edito da Terzo Millennio con un inedito testo critico di Tommaso Evangelista.
Durante il vernissage il maestro Nicola Graziano realizzerà interventi musicali ispirati dalle opere dell’artista in un riuscito gioco sinestetico di colori e note, mentre la scrittrice e musicologa Rosanna Carnevale parlerà del rapporto tra arte e musica.

ANTONIO TRAMONTANO, Pesche, 1965, dopo aver conseguito il Diploma di Maturità d'Arte Applicata presso l'Istituto d'Arte di Isernia si diploma presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli nel corso di Pittura del Prof. Raffaele Canoro, con una tesi sperimentale in design, relatore Prof. Vincenzo Bergamene, dal titolo "Palingenesi del Cervo". Docente di Arte e Immagine, svolge attività artistica presso il suo studio a Pesche in via Giovanni XXIII. In qualità di direttore artistico ha curato e cura diversi eventi nella provincia di residenza, mentre nel 2008 ha curato le attività espositive per il I centenario ISA, Istituto Statale d'Arte di Isernia. Da una fase figurativa di stampo plastico e con influenze proto-rinascimentali negli ultimi anni è giunto ad un’inedita ricerca sul colore e sul mezzo pittorico.

SCHEDA TECNICA

Titolo: TRAMONTANO
Il colore è una liberazione del tempo

A cura di: Tommaso Evangelista
Catalogo: Terzo Millennio

Luogo: Spazio Cent8anta, Corso Marcelli 180, Isernia (IS)

Vernissage: mercoledì 25 maggio ore 18.00
Apertura: 25 maggio – 7 giugno

Orari: dal martedì alla domenica dalle 17.00 alle 20.00
Lunedì chiuso e 2 giungo

Info: arte@lecose.org

giovedì 31 marzo 2016

Luciano Sozio - BACK SIDE OF THE BLIND SPOT


Luciano Sozio
BACK SIDE OF THE BLIND SPOT
Museo Nazionale di Castello Pandone - Venafro (IS)
Inaugurazione: domenica 17 Aprile 2016, ore 17
18 Aprile-22 Maggio 2016

Il Museo Nazionale del Molise/Castello Pandone di Venafro ospita dal 17 Aprile 2016 Back Side of the Blind Spot, la mostra personale di Luciano Sozio.
Back Side of the Blind Spot a cura di Tommaso Evangelista e Serena Ribaudo segna il ritorno dell’isernino Sozio alla terra molisana che ne ha informato la poetica discreta e minimale. E’ una scelta mirata quella di Castello Pandone, alla ricerca di un celato genius loci, nel tentativo di riflettere non solo sulla personale ricerca ma anche sul senso del luogo: otto opere pittoriche, due installazioni, sedici fotografie, due video dialogano con gli spazi del castello vivificandosi vicendevolmente e versandosi sul tema della possibilità e della visione.
Dopo l’acquisizione dell’opera “Diletta / Girl with Suitcase” di Valentina Bonizzi, in dialogo con la foto di Robert Capa in pinacoteca, la presenza della mostra Winterline di Elaine Shemilt, e dopo aver accolto quest’anno una tappa de L'albero della cuccagna. Nutrimenti dell'arte, progetto curatoriale di Achille Bonito Oliva, con le opere degli artisti Alessio Ancillai e Thorsten Kirchhoff, il castello di Venafro con tale evento entra di forza tra i luoghi del contemporaneo in Molise, e lo fa con un concept poetico e affascinante, un dialogo elegante tra contenitore e contenuto, e l’opera di un affermato, e ancora giovane, artista molisano
Scrive Evangelista: “Considerare l’arte di Luciano Sozio una prismatica manovella dovrebbe aiutarci ad inquadrare il percorso della mostra entro un più ampio sistema di suggestioni che creano luce improvvisa di senso, e che possiedono i propri riscontri nelle molteplici impressioni concretate: si tratta appunto di “rappresentare ciò che permette di vedere” ovvero di cercare nel reale quella qualità indistinta e magica che conduce per vie inconsce alla coscienza di un oltre, e di rappresentarla”.  Aggiunge Ribaudo: “Perché Back Side of the Blind Spot? Forse perché il desiderio di Luciano Sozio, quasi guidato da una presenza invisibile esperta del senso dell’esistenza, è quello di fare scoperte. Forse pe aumentare il numero di possibilità nella sua ricerca –umana ed artistica- dello stupore della vita. O è pur vero che questo poeta visionario che si muove per il mondo come un visitatore dall’indole capziosa e fantastica, vuole verificare l’inquieta consapevolezza che nel corso degli eventi nulla è casuale”.
La mostra, per la volontà di ricercare in maniera sottile sul tema della visione, si presta ad un discorso trasversale e più ampio tanto che l’artista ha ideato per il pubblico di ciechi ed ipovedenti una parallela proposta espositiva. Per la prima volta un artista contemporaneo ha lavorato nell’adattare le proprie opere per una fruizione in assenza di luce, in un percorso multisensoriale il quale facendo a meno della vista esalta altre componenti della sua ricerca poetica. Il percorso parallelo dedicato ai non vedenti, infatti, è parte strutturale della mostra e della ricerca artistica di Sozio e si configura come un’ulteriore e complessa opera d’arte e di senso.
Dal coinvolgimento delle classi quarte e quinte del Liceo artistico Manuppella di Isernia, infine, si è venuta a determinare un’installazione video nata dalla volontà di cogliere le differenze tra selfie e autoritratto. I risultati di questo progetto sperimentale di ricerca ideato dall’artista stesso e portato avanti nel corso dei mesi precedenti, incentrato, come le opere esposte, sul concetto di identità e presenza, sarà oggetto di uno specifico intervento site-specific.
La mostra sarà arricchita dall’allestimento dello studio +t Studio e dalla partnership con l’azienda Coesum di Pescara, leader mondiale della stampa 3D, che per l’occasione ha realizzato le sculture 3D delle opere di Sozio sulle quali si è strutturato il percorso per i non vedenti. Un’opera invece sarà realizzata in collaborazione con Artbeat, azienda molisana leader nel design d’autore legato all’arte contemporanea.
Completa la mostra il catalogo edito da Maretti Editore con testi critici di Alfredo Cramerotti, Tommaso Evangelista, Serena Ribaudo. Il catalogo sarà presentato presso il Museo Sannitico di Campobasso sabato 21 maggio.

SCHEDA TECNICA
Luciano Sozio
Titolo: Back Side of the Blind Spot
Curatela: Tommaso Evangelista e Serena Ribaudo
Catalogo: Maretti Editore con testi critici di Alfredo Cramerotti, Tommaso Evangelista, Serena Ribaudo
Progetto allestitivo: +t Studio
Didattica e visite guidate: Me.Mo Cantieri Culturali
Immagine coordinata, grafica e web design: Circle studio

INFO PUBBLICO
Museo Nazionale di Castello Pandone - Venafro (IS)
Vernissage: domenica 17 Aprile 2016 ore 17
Apertura: 18 Aprile-22 Maggio 2016
Giorni e Orari:
da Martedì a Sabato: dalle 9.00 alle 13.00.
Domenica e festivi: dalle 8.00 alle 19.00 (lunedì chiuso)
Ingresso: libero


Col patrocinio di
Polo Museale del Molise
Museo Nazionale di Castello Pandone
Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – ONLUS – sezione provinciale Isernia
I.RI.FO.R. Molise ONLUS


Partner tecnico
Coesum - New product development


Col contributo di
ArtBeat - Art Toy, Collezioni d'artista
Circle Studio - Web agency, Comunicazione
mainADV - Digital Advertising Agency
Papa confetti e cioccolato


INFO
tommasoevangelista@gmail.com, serenaribaudo@hotmail.it


L'intera cartella stampa con altro materiale scaricabile da questo link

venerdì 5 febbraio 2016

In cantiere - 60° edizione Premio Termoli



TERMOLI. Dal 21 febbraio al 30 aprile 2016 torna il Premio Termoli, che quest’anno giunge alla sessantesima edizione, segnando un profondo cambiamento nella storia del Premio d’Arte Contemporanea della città di Termoli. La mostra dal titolo In Cantiere si terrà, infatti, nel futuro MACTE Museo d’Arte Contemporanea Termoli che avrà sede negli spazi dell’ex mercato di via Cina ospitando l’intera collezione del Premio degli ultimi sessant’anni.

La mostra è voluta e promossa dal Comune di Termoli, Assessorato alla Cultura ed è curata da Anna Daneri.

“La città di Termoli custodisce uno dei più interessanti tesori della storia dell’arte italiana del dopoguerra – dichiara il sindaco Angelo Sbrocca. Le opere acquisite negli anni dal Premio Termoli rappresentano un patrimonio pubblico che deve essere rivalutato. La sessantesima edizione del Premio si inserisce in un quadro volto a conservare e promuovere la memoria artistica collettiva, inaugurando un nuovo spazio pensato per ospitare opere di grande valore e ridare splendore all’arte di cui può fregiarsi la nostra città. Questa edizione si pone come momento di snodo, come ‘cantiere’ nel senso di luogo in cui fervono i lavori volti all’apertura del MACTE Museo d’Arte Contemporanea Termoli che porterà a un cambiamento rivolto ai giovani e a tutti i cittadini grazie ai nuovi linguaggi artistici. Siamo certi che la città saprà apprezzare la valorizzazione della nostra cultura e l’ampio respiro che l’arte avrà a Termoli con l’attuale collocazione del Premio”.

LA MOSTRA

IN CANTIERE presenta sei giovani artisti: Riccardo Baruzzi (1976), Gabriella Ciancimino (1978), Sara Enrico (1979), Antonio Fiorentino (1987), Elena Mazzi (1984) e Santo Tolone (1979), le cui ricerche entrano in dialogo con il focus pittorico della storia del Premio, offrendo una prospettiva nuova con cui guardare alla pittura e alla scultura.

L’intento è di declinare il tema della costruzione in senso metaforico, ponendo l’arte e la cultura al centro di una dinamica virtuosa, motore per lo sviluppo di una crescita e di una consapevolezza collettive.

Le opere saranno esposte nello spazio-auditorium, cuore polivalente del futuro museo, entrando in relazione con l’architettura attraverso un dispositivo modulare site-specific, concepito per l’occasione da Rio Grande, collettivo creativo multidisciplinare con esperienze nel campo dell’arte, del design, del cibo e della comunicazione. Tale dispositivo sarà poi parte delle dotazioni del museo e potrà essere utilizzato per il display di future esposizioni.

Una giuria, composta da Stefano Arienti, artista, Lorenzo Canova, critico e Professore di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università degli Studi del Molise, Simone Menegoi, curatore indipendente, assegnerà il premio in occasione dell’inaugurazione. L’opera vincitrice entrerà a far parte della collezione e l’artista prescelto terrà un workshop durante il periodo della mostra.

Ripensare la funzione del Premio in chiave di “cantiere” prevede la costruzione di un progetto che si sviluppa in più direzioni: la mostra, la realizzazione di un sito dedicato, il progetto di un archivio digitale del Premio Termoli che ne raccolga la storia, una serie di eventi collaterali per sensibilizzare la cittadinanza e il workshop per attivare la partecipazione sul territorio.

IL PREMIO TERMOLI

Il Premio Termoli nasce nel 1955 come premio annuale d’Arte Contemporanea. Grazie al costante e appassionato interessamento del maestro Achille Pace, dal 1960 diviene una vera e propria ricognizione della ricerca artistica in Italia a cui hanno collaborato nomi illustri della critica d’arte italiana quali Giulio Carlo Argan e Palma Bucarelli. Attraverso lo strumento del premio acquisto, negli anni si è andata costituendo una collezione di opere rappresentative di un lungo percorso di ricerca e sperimentazione dell’arte contemporanea che va dal 1955 a oggi.

La collezione termolese rappresenta un caso forse unico in Italia per la documentazione di tutto quell’ambito di ricerca che va dal postinformale all’astrattismo, alla nuova figurazione, all’arte cinetica e programmata. Attualmente la collezione comprende oltre 470 opere, in gran parte dipinti su tela, ma anche opere scultoree, realizzate con pluralità di tecniche e materiali. Tra gli artisti in collezione: Carla Accardi, Franco Angeli, Antonio Calderara, Dadamaino, Tano Festa, Gino Marotta, Luca Maria Patella, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo, Mario Schifano, Giulio Turcato, Giuseppe Uncini.



GLI ARTISTI E LE OPERE DEL PREMIO

Riccardo Baruzzi (Lugo di Ravenna, 1976)

L’artista utilizza principalmente pittura e disegno per sviluppare un’indagine sulle possibilità della rappresentazione tra figurazione e sintesi astratta. La ricerca di Baruzzi prende forme diverse e

intercambiabili: pittura, disegno, ma anche performance o interventi installativi vengono spesso sovrapposti per mettere in crisi l’univocità dell’oggetto d’arte. Alla pratica visiva l’artista affianca la ricerca sul suono; fabbrica oggetti e strumenti che utilizza nelle performance per stabilire affinità gestuali e segniche tra disegno e composizione ritmico-musicale.

Recentemente ha esposto a: Real Academia de España, Roma; Santarcangelo 14, Festival Internazionale del Teatro in Piazza, Rimini; P420, Bologna.



Porta Pittura dei riccioli, 2015

7 dipinti (tempera, spray e grafite su tela)

ciascuno 50 x 40 cm

struttura (ferro, mdf)

125 x 41 x 70 cm

Parte di una serie iniziata nel 2010, l’opera consiste in una struttura minimale in ferro e legno che raccoglie una sequenza di dipinti da intendersi come fogli di un album da disegno, schizzi, variazioni, esercizi di velocità sul tema dell’astrazione. Solo alcune tele vengono appese, mentre il porta pittura rimane nello spazio come presenza scultorea e un invito a pensare i quadri in modo intercambiabile, elementi di una sequenza variabile e indefinita. Con quest’opera Baruzzi indaga il limite tra la dimensione materiale del quadro come oggetto, e quella della pittura come dispositivo di rappresentazione e di racconto.



Gabriella Ciancimino (Palermo, 1978)

Ciancimino realizza opere site-specific e lavori collettivi, usando media differenti quali il video, la musica, l’installazione, il disegno, la grafica e la scultura. Centrale è il concetto di relazione, da cui deriva la tendenza a concepire le opere come momenti d’incontro e confronto. Nella produzione recente l’artista analizza il rapporto tra esseri umani e piante nella costruzione di un paesaggio che diviene luogo della memoria storica e dell’azione collettiva rompendo la gerarchia tra artista e fruitore.

Ha esposto recentemente a: MACBA, Barcellona; Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova; La Kunsthalle, centre d’art contemporain Mulhouse.



Chardon d’amour, 2014

tecnica mista su carta, metallo, plexiglass

55 x 55 x 3 cm

Realizzata combinando disegno a matita, acquarello, texture create con inchiostri e bottoni di metallo usati come timbri e differenti strati di carta tagliati con un bisturi, l’opera richiama nel titolo Chanson d’amour di Wayne Shanklin, compositore statunitense noto per le contaminazioni linguistiche. La pianta rappresentata è il cardo, una specie selvatica tipica dei territori mediterranei. Rifacendosi a tavole di illustri botanici del passato, il collage riprende elementi stilistici dell’Art Nouveau la cui denominazione – Liberty – acquisisce per l’artista la valenza di uno slogan politico, creando un parallelismo tra la resistenza biologica delle piante e quella storica dell’uomo.



Sara Enrico (Biella, 1979)

Il lavoro dell’artista è incentrato sulla pittura e sui materiali che l’hanno codificata nel corso dei secoli: colore, tela e telaio diventano i vincoli con cui misurarsi e ai quali trovare varianti, alterazioni, traduzioni. Enrico fa prima di tutto un’esperienza tattile della superficie, ed è proprio da questo approccio alla materia pittorica che deriva la “visione aptica” della sua produzione, uno sguardo che legge le tracce della superficie pittorica come i segni delle emozioni sulle pelle. La sua ricerca costituisce una sorta di archivio di superfici, che custodiscono le tracce di esperienze e indagano possibili narrazioni attorno agli oggetti realizzati.

Recentemente ha esposto a: Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto; GAM – Galleria civica d’arte moderna e contemporanea, Torino.



RGB (skin), 2015

stampa digitale su poliestere, gommapiuma

ciascuno 20 x 180 x 20 cm

Risultato di un’indagine sulla natura tridimensionale e scultorea della pittura, la serie degli RGB, riferimento al modello additivo dei colori, attiva una mediazione tra supporto e superficie, tra corpo e pelle dell’opera. La stampa è realizzata a partire dalla scansione di un frammento di tela da pittura grezza, uno scarto spiegazzato e imperfetto, ridisteso sulla superficie dello scanner in funzione, ottenendo una scrittura dal corpo della tela in movimento. Da un semplice fenomeno fisico, l’interazione del bianco della tela con la luce dello scanner, emergono pattern e colori che sono estratti e accentuati dall’artista. La scelta della forma, in grandi cilindri morbidi, trasla una semplice azione in un altrettanto semplice e immediato “oggetto di design”.



Antonio Fiorentino (Barletta, 1987)

La poetica di Fiorentino è caratterizzata dall’intervento minimo e impercettibile che aspira all’isolamento dell’aura delle cose e al suo disvelamento. Realizzando prevalentemente sculture e installazioni, ma anche video, azioni e fotografie, l’artista mette in discussione la nozione stessa  di creazione artistica; nella formalizzazione dell’opera viene spesso lasciato ampio margine alla casualità, magnificando le infinite potenzialità fisiche e formali dell’alchimia della materia. L’intento sembra essere quello di riportare l’arte alla natura, trovare valore nelle cose che già ci sono, con lo sforzo minore possibile.

Recentemente ha esposto a: HIAP Helsinki International Artists Programme, Helsinki; Villa Arson, Nizza; Contemporary Locus V, Domus Lucinae, Bergamo.



Untitled (Lucis et Umbrae), 2015

4 lastre in pietra (Carrara, Bardiglio, Marquinia, Apricena)

ciascuna 40 x 30 x 3 cm

Quattro diverse pietre, quattro diverse venature, cromie, consistenze e porosità. L’artista fa ricorso a una tecnica scultorea tradizionale, la bocciardatura, con l’effetto di relegare alcune porzioni di superficie a “zona d’ombra” e di ingaggiare la luce come coautrice dell’opera. Fiorentino analizza così il confine tra pittura e scultura interrogandosi sulle infinite potenzialità fisico-formali che la materia è in grado di evocare nelle sue varie fasi di lavorazione e manipolazione. Una delle lastre è realizzata in pietra di Apricena, impiegata nella costruzione della Cattedrale di Termoli e nelle decorazioni degli edifici nel centro storico.

Elena Mazzi (Reggio Emilia, 1984)

L’artista indaga il rapporto tra l’uomo e l’ambiente, attraverso percorsi di ricerca interdisciplinari  che intrecciano arte, architettura, scienza, società e territorio. Nei suoi lavori Mazzi intende condurre un’analisi sull’identità personale e collettiva, in relazione a un territorio e le sue specifiche dinamiche sociali, culturali e storiche. La sua opera si formalizza utilizzando diversi media, attraverso la teorizzazione di modelli alternativi che coniugano attività artigianali a sperimentazioni tecnologiche e industriali, allo scopo di apportare un contributo effettivo al miglioramento dell’ambiente attraverso pratiche di scambio e collaborazione.

Ha esposto recentemente a: 14th Istanbul Biennial, Istanbul, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; Botkyrka Konsthall, Stoccolma.



Bricks serving the unpredictable, 2014

10 mattoni fatti a mano, vetro riciclato

ciascuno 2,5 x 25 x 12 cm

L’artista si confronta con l’unità di misura basilare nella costruzione abitativa: il mattone. Il modulo, generalmente inteso come oggetto seriale, viene qui affrontato come un manufatto artistico unico e irriproducibile. Nell’amalgama di ceramica sono incastonati come fossero pietre preziose gli scarti di vetro provenienti da Sacca San Mattia, discarica del vetro di Murano e da alcune cristallerie di Colle Val d’Elsa in Toscana: i mattoni si fanno pittura attraverso l’uso del vetro colorato, uno dei materiali meno impattanti per l’ambiente grazie alla sua infinita riciclabilità. L’artista trae ispirazione dalla bioedilizia e dalla possibilità di uno sviluppo ecosostenibile, parafrasando il titolo Structures Serving the Unpredictable di Yona Friedman, e le sue teorie per un’architettura “umanista”.



Santo Tolone (Como, 1979)

Sia che utilizzi il mezzo pittorico che quello scultoreo, Tolone crea opere che producono uno spiazzamento visivo e concettuale spesso intriso di ironia. Gli elementi disparati presenti nei suoi progetti espositivi trovano un fulcro nell’interesse verso la composizione e lo studio della forma, creando continui riferimenti alla storia dell’arte contemporanea. I titoli, a prima vista descrittivi e banali, sono a un tempo rivelatori della natura dell’opera e creano un ponte con il mondo ‘reale’ degli utensili domestici oppure oggetti d’uso comune.

Recentemente ha esposto a: Triennale di Milano; Limoncello gallery, Londra; Frutta gallery, Roma; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino.



Controsoffitto (giallo), 2015

legno, gommapiuma, tessuto

92 x 73 x 26 cm

L’opera è parte di una serie iniziata nel 2015, costituita da sculture da appendere come quadri, dai colori sgargianti. Si tratta a tutti gli effetti di ready-made realizzati recuperando materiali di varia provenienza. Nella serie, Tolone assembla infatti controsoffitti di diverse fogge, utilizzati trasformandone dimensione e disposizione, e li riveste con imbottiture di divani in tinta unita. Il rimando è al rigore formale dell’arte minimale e astratta, stemperato dall’utilizzo di elementi architettonici dismessi e di elementi d’arredo.



SCHEDA TECNICA

Premio Termoli
titolo: In Cantiere

curatela: Anna Daneri, co-fondatrice e curatrice di Peep-Hole, centro d’arte indipendente a Milano

artisti: Riccardo Baruzzi, Gabriella Ciancimino, Sara Enrico, Antonio Fiorentino, Elena Mazzi, Santo Tolone

progetto allestitivo: Rio Grande

immagine coordinata e web design: Studio Temp


INFO PUBBLICO

inaugurazione e premiazione: sabato 20 febbraio 2016, ore 18.00

apertura al pubblico: 21 febbraio – 30 aprile 2016

giorni e orari:

da lunedì a domenica: 10.00 – 12.30

martedì e giovedì: anche il pomeriggio dalle 16.00 alle 18.00

ingresso: libero



MACTE Museo d’Arte Contemporanea Termoli

via Giappone, Termoli

tel: +39 0875 712381 | +39 366 6717057

www.premiotermoli.it | info@premiotermoli.it



INFO STAMPA

Ufficio stampa mostra:

Ludovica Solari | press@ludovicasolari.com | +39 335 577 17 37

Ufficio stampa Comune di Termoli:

Valentina Fauzia | press@premiotermoli.it | +39 335 771 52 83




Con il Patrocinio di:

Regione Molise

Provincia di Campobasso

Comune di Termoli

Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio del Molise

Fondazione Molise Cultura

giovedì 18 giugno 2015

Antonio Pettinicchi - CONTROLUCE



Antonio Pettinicchi – CONTROLUCE
24 giugno-27 settembre 2015

Fondazione Molise Cultura, Palazzo GIL Campobasso
Art Garage, Fondazione Potito, Campobasso

A cura di: Piernicola Maria Di Iorio, Tommaso Evangelista
Catalogo: Regia Edizioni

Inaugurazione martedì 23 giugno ore 17 Palazzo GIL, Campobasso
Ingresso: 5 euro intero, 3 euro ridotto

A due anni dall’ultima personale presso la Galleria Artes di Campobasso e ad un anno esatto dalla sua scomparsa si inaugura presso gli spazi della Gil la prima grande retrospettiva dedicata ad Antonio Pettinicchi, l’artista di Lucito che ha saputo narrare e indagare come pochi in regione l’animo umano e l’intensità dei colori.
La mostra, voluta dalla Fondazione Molise Cultura e curata dai due critici Piernicola Maria Di Iorio e Tommaso Evangelista, indaga la complessità e la profondità dell’arte del maestro gettando nuova luce su diversi aspetti della sua produzione artistica. Il titolo scelto, Controluce, è esplicativo dell'innovativo taglio che si è voluto dare all’esposizione per far emergere, attraverso un’accorta selezione di lavori, una ricerca pittorica innovativa e aggiornata, un’indagine complessa sulle forme stesse della pittura calate negli abissi, luminosi o oscuri, dell’animo umano. L’uomo e il mondo, osservati nei controluce, emergono nell’arte di Pettinicchi liquidi e aperti, profondamente drammatici e tragici ma capaci di comunicare una complessità di visione estremamente suggestiva.
Dai cicli ispirati dalla musica di Mahler passando per le visioni di Dresda fino ad arrivare alla produzione dell’ultimo decennio, una produzione inedita al pubblico e alla critica e nella quale si nota progressivamente lo sfaldamento delle forme e l’emersione di una linea astratta estremamente personale, le cinquanta grandi tele esposte in mostra tracciano il profilo di un’artista non solamente legato agli aspetti contingenti della realtà molisana bensì capace di esprimere uno stile innovativo, ricco di spunti e riferimenti, da Bacon a Cezanne, da Gauguin a Freud, dagli espressionisti tedeschi ai neorealisti italiani, ma assolutamente originale nel trattamento dei corpi, nell’uso dei colori e delle luci, nella tensione segnica.

Una sezione dedicata all’incisione, del quale Pettinicchi è stato uno dei massimi esponenti del secondo Novecento italiano, accende dei flash su tematiche e tecniche, indagando l’evoluzione dello stile e dei soggetti: dai primi lavori accademici, dal forte segno geometrico, si transita per i paesaggi molisani, le scene di stampo maggiormente post-espressionista per giungere infine al dissolvimento delle forme e delle strutture grazie al sapiente uso dell’acquaforte e dell’acquatinta.
Ma è soprattutto nelle tele che l’artista di Lucito, in particolare nell’ultimo decennio di attività, è riuscito a giungere ad una pittura dai colori intensi, intesi sempre più quali elementi strutturali sui quali far poggiare costruzioni ottenute per masse continuamente in bilico tra forma e informe.
In tali lavori, si vedano le ultime visioni mahleriane e i paesaggi liquidi e disfatti, la forma si riduce alla funzione di segno e si avverte il recupero di una maggiore creatività soggettiva slegata da inferenze di stampo sociale. L’abisso tra il reale e l’ideale ormai è completamente spalancato mentre i dipinti assumono sempre più costruzioni disorganiche. E’ il trionfo del colore e dei riverberi, nelle loro componenti astratte e astraenti, che rende tali lavori autentiche visioni in controluce di una sapienza compositiva e immaginativa unica. E’ la scoperta al pubblico molisano e alla storiografia artistica di una figura “titanica” nella perenne ricerca di una pace interiore che si scontra con le lacerazioni dell’anima, è la riscoperta di un grande intellettuale e soprattutto di un complesso e maturo pittore.

L’importante contributo della Fondazione Potito ha permesso inoltre la realizzazione di un evento parallelo che contribuisce alla delineazione quanto più completa della figura dell’artista. Negli spazi dell’Art Garage, infatti, verranno ospitate opere del pittore; questa esposizione, prende come filo conduttore il volto e la figura per indagare differenti aspetti della poetica e dello stile dell’artista.

Antonio Pettinicchi nasce a Lucito (CB) nel 1925 e muore a Bojano nel 2014.  Si forma all’Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida di Lino Bianchi Barriviera e Emilio Notte, avendo come compagni di studio figure quali Armando De Stefano e Luigi Guerricchio. Ha operato tutta la vita in Molise indagando le difficili condizioni sociali ed economiche dei contadini, analizzando, successivamente, le alienazioni dell’uomo moderno e le tensioni e i turbamenti della propria anima.
Voce fuori dal coro, schivo e ritirato nella sua pittura, ha partecipato negli anni Sessanta e Settanta al dibattito artistico in Molise, facendo parte di importanti sodalizi artistici tra i quali si ricorda il Gruppo ’70. La sua attività incisoria e pittorica è testimoniata dalla partecipazione a numerose mostre e rassegne di carattere nazionale e internazionale: quattro edizioni della Quadriennale Nazionale di Roma (tra il 1952 e il 1965), la XXVIII Biennale Internazionale di Venezia, sette edizioni della Biennale Nazionale della Grafica Contemporanea di Venezia (dal 1955 al 1967), numerose mostre in collaborazione con il gruppo degli Incisori Veneti oltre alle cinque edizioni del Premio Termoli, per citarne solo alcune.

Numerose anche le personali realizzate soprattutto nel capoluogo molisano. Sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, fra le quali evidenziamo: Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Modena, Venezia; Civica raccolta delle stampe Achille Bernarelli, Castello Sforzesco, Milano; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Raccolta disegni e stampe, Galleria Uffizi; Museo Puskin, Mosca; Altes Museum, Berlino. Nel palazzo della Provincia di Campobasso è esposto l’intero ciclo dedicato alla Divina Commedia.

Tra i vari riconoscimenti e premi si ricordano: 1950, Premio del Presidente della Repubblica, I Mostra Nazionale d’Arte Giovanile, Roma; 1951, Primo Premio per la Grafica alla Mostra delle Accademie e Belle Arti d’Italia, Napoli; 1952, Premio Borsa di Studio Fagan Purves, Accademia di Belle Arti di Napoli, Napoli; 1958, Primo Premio di Pittura nella Mostra Internazionale Arte Giovanile, Roma; 1961, Premio Asiago alla IV Biennale dell’Incisione, Venezia; 1962, Premio “Paesaggio Autostrada del Sole”, Roma; 1976 Premio alla V Biennale Internazionale della Grafica, Firenze.


Antonio Pettinicchi con Walter Genua alla sua ultima personale a Campobasso


lunedì 8 giugno 2015

CAMUSAC -Nuove opere della Collezione tra acquisizioni e proposte - Omaggio ad Achille Pace


Nuove opere della collezione tra acquisizioni e proposte
Omaggio ad Achille Pace
a cura di Bruno Corà e Tommaso Evangelista 


Artisti in collettiva:
Carlo Colli, Lindo Fiore, Raffaella Formenti, Abel Herrero, Umit Inatci, Karpuseeler, Luigi Magli, Giulia Marchi, Bruno Marcucci, Nevio Mengacci, Vincenzo Merola, Klaus Munch, Gianfranco Notargiacomo, Achille Pace, Carlo Rea, Mario Sughi


Inaugurazione lunedì 15 giugno 2015 ore 18

Dal 15 giugno al 28 ottobre 2015 aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 15 alle 19  
Ingresso LIBERO



Comunicato Stampa

Nuove proposte e acquisizioni
Una mostra al CAMUSAC di opere che accrescono la collezione permanente del Cassino Museo di Arte Contemporanea e un omaggio ad Achille Pace

Dopo l’imponente mostra di sculture di Pino Spagnulo e la calibrata mostra di rilievi di Turi Simeti, il Museo di Arte Contemporanea di Cassino offre un’opportunità di osservazione delle sue nuove acquisizioni e di alcune giovani proposte che rivelano l’interesse dell’istituzione ad articolare le dotazioni già ampie di scultura con nuovi pronunciamenti di carattere pittorico plastico. 
La rosa di nomi comprende gli artisti Carlo Colli, Lindo Fiore, Raffaella Formenti,  Abel Herrero, Karpüseeler, Ümit İnatçı, Luigi Magli, Giulia Marchi, Bruno Marcucci, Nevio Mengacci, Vincenzo Merola, Klaus Münch, Gianfranco Notargiacomo, Carlo Rea, Mario Sughi, di ciascuno dei quali sono presentate tre opere, soprattutto degli ultimi anni. Nella compagine ordinata secondo un criterio di poetica individuale a confronto, senza che si pretenda di indicare alcuna tendenza, si riconoscono artisti dai percorsi già consolidati come quelli di Notargiacomo, di Fiore, di Marcucci, di Münch, di Mengacci e Magli, mentre di altri come Rea, Herrero, Formenti, Marchi, Karpüseeler,  İnatçı, Colli, Merola e Sughi si prendono in considerazione i risultati di percorsi più recenti, lungi dal rappresentare linee di lavoro quanto piuttosto tracce di ricerca e di innovazione strumentale e tecnica.
La mostra, che si inaugura il 15 giugno 2015 alle ore 18, resterà aperta sino ad ottobre, consentendo in tal modo al pubblico giovanile e studentesco di poterla visitare alla ripresa dell’anno di studi, sia delle medie superiori, sia dei corsi universitari. 
Un’enclave dedicata all’opera di Achille Pace, protagonista del dibattito artistico sin dalla fine degli anni Sessanta, nonché pioniere della prima aggregazione del Gruppo Uno con Uncini, Carrino, Biggi, Frascà e altri sarà altresì allestita una mostra ‘omaggio’. Un nucleo rappresentativo di lavori di Pace verranno esposti con l’obiettivo di gettare nuova luce sull’artista molisano, grande inventore e promotore del Premio Termoli di cui è stato l’anima.
Per la circostanza saranno editi i relativi cataloghi con brevi saggi e contributi critici di Bruno Corà e Tommaso Evangelista, con un corredo di immagini e di apparati relativi alle opere in mostra.


Comunicato stampa n. 2

È in atto la preparazione della mostra “Nuove acquisizioni e proposte” a cura di Bruno Corà e Tommaso Evangelista presso il Cassino museo d’arte contemporanea che aprirà al pubblico lunedì 15 giugno 2015 con 45 opere di artisti contemporanei.
Tra gli artisti invitati si segnalano le opere di Gianfranco Notargiacomo, un nucleo di tre significativi lavori che l’artista ha reso disponibile per la mostra sottolineando sia la sua produzione storica delle opere “takete”, sia un recente dipinto tondo dal diametro di due metri.
Esponente della generazione affermatasi negli anni Settanta a Roma Notargiacomo è in procinto di preparare un’importante mostra personale al museo diocesano di Milano, dopo aver già realizzato negli anni scorsi una grande mostra al Palazzo reale della stessa città.
Contemporaneamente alla partecipazione di Notargiacomo alla nuova tornata di acquisizioni del museo di Cassino, una non meno significativa mostra di dipinti di Achille Pace avrà luogo negli stessi giorni nell’omaggio al pittore che la direzione del museo cassinate ha istruito a riconoscimento della pittura di questo maestro e della sua assidua azione nella preparazione e nella direzione artistica del premio Termoli a respiro nazionale.
Numerose iniziative collaterali e attività didattiche sono previste nel corso dell’apertura delle nuove mostre del museo di cui verrà fornita informazione in successivi comunicati.

La direzione del Museo

Per eventuali informazioni rivolgersi a info@camusac.com
Cassino 06/06/2015






Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...