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martedì 12 dicembre 2017

Ferm-ARTI. Collettiva all'Auditorium di Isernia




DMAKE- STUDIO INTERDISCIPLINARE DI ARCHITETTURA, ARTE E DESIGN
 

PRESENTA

Ferm-ARTI. L'arte contro il femminicidio 

Ferm-ARTI. L'arte contro il femminicidio’ è fermarsi a contemplare l’arte come gesto di purificazione o denuncia per scuotere gli animi della popolazione contro la violenza sulle donne. È l’obbiettivo dell’evento promosso a Isernia da dMake, lo studio interdisciplinare di architettura, arte e design di Roma in collaborazione con la graphic designer Michela Lombardi(graphic designer). In questa data Isernia parteciperà a ’25 Novembre - Stop Violence Against Womensesta edizione’, il progetto artistico di Street Art, fortemente voluto dall'Assessore alla Cultura Eugenio Kniahynicki, dal Consigliere Comunale Nicola Moscato e dallo studio dMake, con cui Memorie Urbane celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, unendosi alla campagna di sensibilizzazione sul tema promossa dalle Nazioni Unite. Quest’anno, il portavoce dell’impegno di Memorie Urbane, sarà Alaniz, artista argentino, che dal 16 al 26 novembre realizzerà nei comuni di Fondi, Terracina, Minturno, Isernia e Pontinia cinque splendidi murales dedicati alle donne, in un contesto mondiale inasprito dalle ultime vicende, dove il tema della violenza fisica e psicologica sulle donne è tornato a essere un fatto di strettissima attualità, forse mai come ora.

Dal 25 novembre (fino al 29 dicembre) nel padiglione espositivo dell’Auditorium Unità d’Italia, prenderà il via Ferm-ARTI L'arte contro il femminicidio’ l’esposizione di venti artisti del panorama locale e nazionale che si sono messi a disposizione al fine di lasciare un segno forte attraverso l'arte. Con un faro sempre acceso sulle donne attraverso un cartellone artistico-culturale patrocinato dall’Amministrazione Comunale di Isernia, la Camera di Commercio del Molise,  l’Associazione ‘Ti amo da morire’ e l’Ordine degli Architetti di Isernia: sotto la lente di ingrandimento, il tema della violenza sulle donne sarà approfondito con due incontri a cura di ‘Ti amo da morire onlus’ e la dottoressa Maria Giuditta Lembo, rispettivamente il 17 e 22 dicembre alle ore diciotto; contributi musicali di grande spessore con Marilin and the Wilwood Flowers (25 novembre), Lino Rufo (il 17 dicembre) e Frida Neri(29 dicembre) e teatro con un monologo di Asia Franceschelli (9 dicembre). Si conclude il 29 dicembre con la presentazione del catalogo.

 “La bellezza di questo evento è stata proprio nella coalizione tra tutte le parti al fine di trasmettere un messaggio importante e diffondere cultura – spiega l’Architettto Rosamaria Faralli, referente molisana dello studio dMake promotore dell’evento - In questa occasione l’ARTE viene intesa come strumento per sviluppare una maggiore presa di coscienza nei confronti di un fenomeno così tragicamente diffuso nel nostro paese per il quale è inevitabile pretendere una risposta non solo
giudiziaria ma anche culturale ed educativa”. L’evento è in collaborazione con numerose associazioni della città: a partire dal prezioso contributo e patrocinio di “Ti amo da morire onlus,” associazione nata per perseguire finalità di solidarietà sociale nei confronti delle persone svantaggiate: attraverso uno “Sportello dʼAscolto Legale e/o Psicologico” fornisce consulenze qualificate e supporto tecnico da parte di avvocati, psicologi, sociologi e assistenti sociali (numero verde 800-642328) e promotrice, per l’occasione, di una tavola rotonda prevista domenica 17 dicembre alle ore 18:00 dal titolo ‘Contro il femminicidio e la violenza di genere’.

Hanno partecipato, con un supporto tecnico, anche le seguenti associazioni:
Molisanissimo, Spazio Cent8anta - Galleria d'arte, cultura e società, Le Cose-Associazione Culturale, Promozione Donna e Cartello Cultura Preistoris.

“Come sempre – sottolinea Rosamaria Faralli - gli artisti, capaci di recepire e soprattutto comunicare attraverso un canale privilegiato con l’anima dell’osservatore, riescono a svegliare le coscienze. Per questo motivo, nelle giornate dal 18 al 20 novembre, sempre presso l'Auditorium, sarà realizzato un murales dall'artista Argentino Alaniz, mirato a promuovere la lotta contro la violenza sulle donne che verrà dedicato dall’Amministrazione Comunale al ricordo di

Stefania Cancelliere con una targa”.

Lo staff ringrazia tutte le persone che hanno dato il loro contributo agli eventi, gli artisti, i patrocini, i partners e gli sponsor senza i quali questo evento non sarebbe stato possibile.

Un ringraziamento va anche a tutte le associazioni culturali operanti sul territorio molisano che hanno allestito la sala dell’Auditorium nel corso degli anni con il loro lavoro su progetti per la comunità.







SCHEDA TECNICA  Ferm-ARTI

TITOLO: Ferm-ARTI, L'arte contro il femminicidio
VERNISSAGE: 25 novembre 2017-
ore 17:00
ARTISTI: Gaetano Accettulli | Sara Bernabucci | Paolo Borrelli | Elio Castellana | Tiziana
Cera Rosco | Stefano Cirillo | Angelo Colagrossi | Mariagrazia Colasanto | dMake | Danilo Di
Nucci | FaRo Image | Valerio Galeone | Silvio Giordano | KICK | Mauro Magni | Francesco
Petrone | Maria Michela Pizzi | Ilaria Primerano | Sara Quida | Alberto Timossi
PERIODO: La mostra resterà aperta nei giorni di giovedì, venerdì sabato e domenica, dalle 18:00
alle 21:00, e nei giorni 26, 27, 28 e 29 dicembre (24 e 25 chiusi)
FINISSAGE: 29 dicembre 2017 alle ore 21:00
LOCALITÀ: Isernia, Auditorium Unità d’Italia, Padiglione espositivo, via Giovanni XXIII
 
CARTELLONE EVENTI
Dal 18 novembre al 29 dicembre 2017 18-19- 20 NOVEMBRE intervento artistico di qualificazione
sul muro dell’Auditorium ad opera dell’artista argentino ALANIZ NIZ (Via Giovanni XXIII).
SABATO 25 NOVEMBRE 
INAUGURAZIONE E PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA E DEL  MURALES ore 17:00.
Intervengono:
Amministratori Comune di Isernia,
Rosamaria Faralli 
(Cofondatrice dMake e promotore dell’evento),
Serenella Sestito (Presidente ‘Ti Amo Da Morire).
A seguire SPETTACOLO MUSICALE
con Marilin and the Wilwood Flowers
SABATO 9 DICEMBRE 
ore 18:00 monologo teatrale con Asia Franceschelli
DOMENICA 17 DICEMBRE 
ore 18:00 ‘Contro il femminicidio e la violenza di genere’. Incontro con l’Associazione “Ti amo da morire onlus”.
Tavola rotonda con:
Serenella Sestito (Presidente ‘Ti amo 
da morire’),
Sara Nini (Presidente A. Ig. A. Isernia),
Francesca Capozza (Psicologa e Criminologa).

In sala, l’avv. Maria Fanelli, segretaria e tesoriera dell’Ass. ‘Ti amo da morire’, fornirà delucidazioni a quanti sentiranno la necessità di approfondire l’argomento in termini legali.
A seguire SPETTACOLO MUSICALE
con Lino Rufo -Canzoni contro la violenza
VENERDÌ 22 DICEMBRE 
Ore 18:00 Conferenza “Violenza di genere”: la situazione in Molise tra normativa e interventi di prevenzione sul territorio”
a cura della Dott.ssa Maria Giuditta Lembo
 
VENERDÌ 29 DICEMBRE 
FINISSAGE E SALUTI Ore 17:00 
Intervengono:
Amministratori Comune di Isernia,
Michela Lombardi (Progetto grafico evento Ferm-ARTI)

Presentazione del catalogo 
pubblicato da Terzo Millennio editore-Sigma studio)
 
A seguire SPETTACOLO MUSICALE
con Frida Neri  “La Bellezza salverà il mondo: dove la violenza nasce dall’incapacità di esprimere, l’arte viene a liberare appassionatamente”.


Ufficio stampa Per l’occasione
Donato Giannini
(Le Cose Associazione Culturale-Spazio Cent8anta)

martedì 26 settembre 2017

Sconfini - Impressioni dal margine - Peri Robbio Tramontano all'Aratro


niversità degli Studi del Molise
Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione
Galleria Gino Marotta / ARATRO
archivio delle arti elettroniche – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea

invito e comunicato stampa mostra

(S)CONFINI
IMPRESSIONI DAL MARGINE
Michele Peri- Valentino Robbio- Antonio Tramontano
a cura di
Lorenzo Canova, Piernicola Maria Di Iorio, Tommaso Evangelista

Inaugurazione 28 settembre 2017 ore 18.00
Con un intervento musicale di Nicola Graziano

L’ARATRO presenta una mostra collettiva dove sono raccolte le eterogenee ricerche pittoriche, installative e fotografiche dei tre artisti molisani Michele Peri, Valentino Robbio e Antonio Tramontano. La mostra, come scrive Tommaso Evangelista, intende indagare “la dimensione virtuale del margine inteso quale luogo vitale della forma. La costruzione del senso che avviene sul limite di questo confine indefinito comporta un perenne scarto tra visibile e velato, ovvero un senso precario della presenza. La chiusura (incondizionata) dei confini dell’opera d’arte subisce piccole crisi che si svolgono sui margini della rappresentazione. Se limite della forma e limite dello spazio costituiscono il limite dell’opera, ovvero il confine entro il quale si definisce l’oggetto-idea, l’opposizione al margine, inteso anche come frontiera estetica, determina una sorta di lavoro sul continuum (tempo/spazio/memoria). I concetti di transitività e riflessività sono indagati in relazione alla rappresentazione la quale, quando mostra la propria struttura e sutura, rende palese e vitale la condizione di confine. La collettiva è un invito pertanto alla contemplazione dell’inutile, dello (s)confine, della materia che si fa ricordo e corrode lo spazio dello spettacolo attraverso l’indagine scomposta della fine. La collettiva si vuol porre in linea di continuità con due storiche mostre organizzate nel capoluogo molisano negli anni Ottanta, curate da Massimo Bignardi: Il perimetro del vento e I margini del segno entrambe incentrate sull’idea di una rappresentazione espansa e sulla decostruzione dello spazio. Di tali esperienze, legata fortemente al contesto molisano il quale usciva -una prima volta- fuori dai suoi confini con una proposta criticamente strutturata, rimane in collettiva, quale legame e memoria, il lavoro di Peri il quale si arricchisce delle ricerche cromatiche di Tramontano e delle tensioni vitali di Robbio. È il tentativo del territorio di ripensare all’idea di gruppo e di ricerca condivisa, ad una proposta coerente capace di dialogare fuori dai limiti regionali”.

Michele Peri (1947) è nato a Rocchetta a Volturno. Vive e lavora a Rocchetta a Volturno (IS)
Valentino Robbio (1958) è nato a Pietrabairano (CS). Vive e lavora a Isernia
Antonio Tramontano (1965) è nato a Pesche. Vive e lavora a Pesche (IS)

ARATRO- archivio delle arti elettroniche- museo laboratorio di arte contemporanea
2° piano- 2° edificio polifunzionale, Università del Molise, via De Sanctis 86100 Campobasso
Facebook: Galleria Gino Marotta- Aratro Università del Molise
Dal 28 settembre al 18 ottobre 2017

giovedì 3 agosto 2017

Migrazioni al Momu


La seconda edizione di Migrazioni, al Momu Molino Museo di Montenero Valcocchiara (Is)
apre sabato 5 agosto 2017 ore 18,00.

In un’epoca di grandi cambiamenti climatici, geofisici e sociali, di risorse condivise e frammentate tra nuovi paesi emergenti, la Land Art, corrente dell’arte concettuale, nata negli Stati Uniti negli anni ’70, è sempre più spesso caratterizzata dall’attenzione per la natura e dall’interesse per l’ecologia, che contraddistinguono la ricerca artistica nella sua relazione con il paesaggio. Tra le principali caratteristiche della Land Art, c’è quella di essere effimera e provvisoria. Una sorta di rituale mistico che sprigiona energia fisica e mentale e va ad impattare con la natura come in una danza simbiotica di fusione totale. Gli artisti parteciperanno alla rassegna con le loro opere pensate e realizzate site-specific, invadendo i giardini del Momu Molino Museo a Montenero Valcocchiara in Molise, un antico mulino restaurato e funzionante, e le zone limitrofe, attraverso installazioni tridimensionali, realizzate prevalentemente con materiali naturali reperiti in loco, biodegradabili, in totale sintonia con l’ambiente circostante.

Un percorso a cielo aperto, per scoprire la magia dell’arte e del paesaggio, attraverso opere collettive, individuali e performance. I lavori di Daniela Gorla e Maya Pacifico realizzati nel corso di una residenza artistica nel luogo, educano al confronto con la natura, offrono l’opportunità di scoprire nuove relazioni tra ambiente e comunità, rafforzano i legami che il territorio instaura con i suoi abitanti.
“La natura – spiega Pacifico – è un mistero per noi come noi siamo un mistero a noi stessi. L’analogia paradossale con la natura è la sensazione di tale mistero. Tale mistero si esprime in un senso di impenetrabilità. Nell’installazione intitolata A living book ho inserito il ramo di un albero inchiodando il libro alla terra e destinandolo alla trasformazione degli elementi che lo circondano. Con il passare del tempo le componenti del libro come oggetto si deterioreranno a contatto con gli agenti atmosferici creando una nuova scultura modellata solo dalla forza della natura”.
Nell’installazione site-specific di Gorla, invece, il luogo natale degli antichi utensili rurali è la Casa Madre e gli oggetti non sono mai lì per caso: osservarli appesi su pareti, accoglienti come oggetti museali, ordinati e classificati secondo un ordine di artigianale memoria, è come guardare i soggetti di un teatro ancestrale, mentre la Natura esterna, circostante alla Casa, è come una folla che attende dialoghi possibili, una moltitudine vivente di silenziose parole, profondi respiri e profumi. L’installazione intitolata MeMORY- Oggetti migranti prevede una contaminazione tra i confini, una migrazione di un oggetto rurale, collocato all’interno del Molino, verso l’esterno, “protetto”, avvolto in forme di reti a spirale, arcaiche come antichi simboli d’infinito, in dialogo con i fiori, l’erba e gli alberi, integrati nella Natura e tolti dall’alienazione di luoghi reclusi. Un ponte simbolico di forme tra la Terra e il Cielo.
Il progetto di Gorla e Pacifico, nell’ambito della seconda edizione di Land Art al Momu, intitolata MIGRAZIONI, a cura di Daniela Ricci, intende evidenziare “la relazione che intercorre tra l’io e il tu, tra il noi e gli altri, la natura e il cosmo infinito. Uscendo dal dominio dell’individualità narcisistica, le due artiste, interagiranno all’unisono, senza schemi prestabiliti, mettendo in campo le abilità pregresse, i frutti delle proprie ricerche artistiche, le poetiche e le scelte esistenziali. Si muoveranno intorno a intime corrispondenze, profonde convinzioni nate dall’idea di un’arte che arrivi ai sensi e quindi alle emozioni, che sussurri e non urli ai desideri inespressi, alla psiche e ai sogni, all’indicibile e all’invisibile, a quelle aree di essenza spesso sepolte. Un’arte anni luce lontana dalle grevi rappresentazioni dei mali contemporanei, che vuole porsi nello slancio utopistico di trascendenza, respirare aria in altri modi, mondi e possibilità di esistere”. La natura sarà guida e ispiratrice delle azioni creative e il prodotto di questa sinergia sboccerà come un fiore, il cui frutto sarà l’incontro tra le artiste e il pubblico nella verde magnificenza di un laboratorio artistico a cielo aperto. Scoprire che nel territorio dove viviamo esiste un mondo quasi invisibile ma così complesso ed importante per la nostra sussistenza ci rende tutti più consapevoli, responsabili e coscienti di doverlo proteggere e tutelare.
La mostra sarà allestita e visitabile fino a fine agosto 2017.
Il progetto ha ricevuto oltre il patrocinio della Regione Molise anche il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee di Napoli.
Ufficio Stampa “Momu”

giovedì 24 marzo 2016

Provvidenti



Gledys Zuniga- Michele Mariano- Christian Rainer
Installazione: 70 palloni e 70 musicisti per 70 abitanti di Provvidenti (CB) nel progetto 4VentiLive prodotto da Komart srl. www.4ventilive.com (2006). I 70 palloni (2mt di diametro, gas Elio) sono stati ancorati, dai musicisti del laboratorio, alle sole case abitate del paese.
Immagine by Pasquale Modica

mercoledì 20 gennaio 2016

Michele Peri - Respiro

MICHELE PERI
Respiro
2015, installazione, materiali vari

Michele Peri struttura lo spazio come un luogo vitale, plasmando al tempo stesso il fiato e la luce. I cuscini riempiti d’aria custodiscono, come scrigni, il suo fiato, la sua vitalità e quasi la sua anima. La luce di Wood trasforma gli oggetti in elementi luminosi e sacri, preziosi reliquiari che riqualificano il pavimento dello spazio ipogeo. Uno specchio al centro accoglie la figura del Bambino Gesù mentre la registrazione del respiro riesce a dar vita all’intera struttura, quasi metafora del fiato del bue e dell’asinello i quali, secondo tradizione, avevano scaldato il piccolo appena messo al Mondo. 
Peri lavora su oggetti normali aumentandone e potenziandone il senso comunicativo attraverso un palinsesto semantico inventato, una rimodulazione delle cose, mentre struttura lo spazio in luogo scenico, di confine, quasi metafora dell’artista e del suo luogo intimo di ricerca.
Una installazione complessa che raccoglie elementi semplici, li riqualifica e li colloca in un luogo simbolico complesso che funge da strumento al messaggio. Il respiro come vita e relazione, i singoli sacchi come unità di informazioni, la luce blu come fonte trasfigurativa, il luogo come campo di simulazione del fenomeno per la creazione di un ambiente strutturato e immersivo.

Tommaso Evangelista

Testo estratto dall'evento I PRESEPI NEL PRESEPE XVI edizione “Memory in progress” Percorso Contemporaneo



sabato 19 dicembre 2015

Andrea d'Amore - Dieci passi



Andrea d’Amore
Dieci passi dall’erosione genetica
2015, installazione

Salvare l’umanità dalla distruzione significa biodiversità agricola. 
Scambiare e condividere colture, condannare l’esclusività della produzione, 
sono un atto di resistenza, di sopravvivenza.
Andrea d’Amore

La ricerca di Andrea d’Amore, da sempre incentrata sul rapporto tra cibo, cultura e antropologia, ha trovato nel periodo di residenza a Pesche, in preparazione dell’evento I Presepi nel Presepe, un nuovo filone di esplorazione e di sperimentazione. Il punto di partenza è stato un’indagine sul territorio e sulla sua sommessa e sommersa quotidianità; da qui, dalla banalità di ciò che rimane, l’artista ha rinvenuto una traccia al tempo stesso poetica e di visione, capace di aprire diversi orizzonti di senso e di legarlo in maniera vitale con la comunità. Durante una perlustrazione in montagna, trovandosi di fronte ad un campo di patate turchesche che si evidenziava per la “creatività” col quale era allestito e curato, ha iniziato una ricerca sul tubero che lo ha portato a percorrere l’intero paese e i suoi personaggi cercando un filo comune, una traccia, che potesse configurarsi in struttura.
L’installazione presentata lungo il percorso dei Presepi si inserisce in questo discorso di Memory in progress proprio per il tentativo di crear luogo e di tradurre gli stimoli nascosti, e creativi, del paese visto come insieme e struttura. Ecco quindi, in fase di elaborazione, l’artista utilizza gli oggetti trovati sul posto per riconfigurare la personale percezione di tale micromondo.
Un tavolo rovesciato accoglie, sui suoi piedi, due botole facenti parti un tempo delle urne elettorali. La buca è aperta. Sopra, degli stecchini reggono due tuberi di patata turchesca mentre in basso due contenitori d’acqua servono a richiamare e far sviluppare i germogli. Questi, una volta usciti, passeranno col tempo attraverso la buca, che diventa quindi filtro, per trovare l’acqua e così facendo, con le loro diramazioni, si legheranno al tavolino diventando un tutt’uno col mobile.
Di fronte una panchina è poggiata, sui suoi sei piedi, su delle patate normali. La posizione centrale porta l’attenzione sul paesaggio e sulla veduta attraverso le tre porte di fronte, legando il discorso allestitivo al contesto. Sulla destra una bici donata dalla regione Molise al comune in occasione di uno dei tanti falliti progetti di promozione cicloturistica raccoglie nel suo cestello altre normali patate che lo spettatore è invitato a prendere e portare a casa per (vedi istruzioni) ricreare in proprio, su stuzzicadenti, la struttura progettata dall’artista. La bici poggia su un tavolo in radica spezzato, tenuto inclinato da alcune patate posizionate al di sotto.
Dietro la panchina in una cornice, anch’essa rinvenuta tra i magazzini, la foto del campo di patate turchesche posto sulla montagna alle spalle del paese. La foto nasce da una perlustrazione dell’artista e raffigura una composizione floreale all’ingresso del campo. E’ stata realizzata da Mario, il proprietario, il quale è stato successivamente contattato e intervistato. Da tale incontro è nato un video nel quale Mario, durante i suoi racconti e ricordi, intona l’inno d’Italia con la fisarmonica. Il commento musicale, quindi, fa da colonna sonora all’intera installazione che trova rispecchiamento nelle tre finestre ad arco che si aprono sul panorama molisano.
Il discorso di ricerca si fa ancora più complesso in quanto l’artista, sempre durante ricerche nel paese, ha contattato un birraio locale, Biagio Sannino, che realizza circa una quarantina di birre esclusivamente per la consumazione nella sua pizzeria (Bas e Co.), col quale cercherà di realizzare una birra di patata turchesca presentata nei recipienti realizzati da un ceramista locale. Il tentativo è quello di concretizzare la ricerca con la realizzazione e la produzione di un nuovo alimento, esaltato dall’ideazione di un contenitore artistico.
Discorso complesso e stratificato, certamente in divenire sotto tanti punti di vista (dalla presentazione alla configurazione alla realizzazione della birra), l’opera di Andrea è una riflessione lucida e privilegiata sullo stato delle politiche agricole locali ma anche una denuncia contro la smaterializzazzione della tradizione agricola locale e l’opportunità di salvare specie rare ma capaci, se sfruttate e coltivate opportunamente, di creare ricchezza e soprattutto comunità.
Il tentativo di mettere insieme, come in un puzzle, tutte queste anime racchiuse nel paese, catturate durante perlustrazioni, ricerche e incontri, configura l’opera come un viaggio dinamico nel cuore stesso del territorio che viene interrogato a fondo dall’artista e quindi messo a nudo nelle sue dinamiche relazionali. L’evento è “politico” nel senso che analizza e studia l’intera civitas e si pone su un binario parallelo, speculare ma maggiormente veritativo, alla vera politica che dovrebbe agire sui territori salvaguardandone le proprietà. Anche questo, in fondo, è un modo per creare un “presepe” ragionando sull’idea stessa di luogo vitale.

Tommaso Evangelista


Istruzioni
Prendi una patata dal cestino della bicicletta e portala a casa
Con degli stecchini fa una struttura alla patata che, sospesa sopra un contenitore d’acqua, svilupperà le radici
La patata esposta alla luce e con le radici in acqua germoglierà diventando una pianta ornamentale
Fotografa il processo evolutivo della patata e il suo ambiente e passo passo posta le foto sulla piattaforma www.diecipassi.tumblr.com

Testo estratto dall'evento I PRESEPI NEL PRESEPE XVI edizione “Memory in progress” Percorso Contemporaneo

Il progetto a Villa Romana - Personale di Andrea D'Amore - Giugno 2017









giovedì 10 dicembre 2015

I Presepi nel Presepe - XVI edizione "Memory in progress"



I PRESEPI NEL PRESEPE
XVI edizione “Memory in progress”
Centro storico di Pesche (IS)
12 dicembre 2015 – 6 gennaio 2016
Apertura percorso tutti i giorni dalle ore 17.00

L’evento di Pesche, giunto alla sedicesima edizione, si può definire unico nel suo genere e ciò dipende dalle caratteristiche architettoniche e urbanistiche del paese che viene a configurarsi, nell’immaginario collettivo, come una sorta di enorme presepe. Qui lo spazio virtuale del presepe trova rispecchiamento nei luoghi reali in uno scambio osmotico di senso e di impressioni. Il percorso strutturato quest’anno ruota intorno al tema della memoria, da qui il titolo Memory in progress, ovvero memoria/rappresentazione in evoluzione appunto per marcare le peculiarità dell’evento culturale intimamente legato alla bellezza dei luoghi. Un evento che non deve morire ma evolvere per comprendere, nel suo percorso, la tradizione e l’innovazione, con uno sguardo parallelamente all’arte del passato e al contemporaneo. Da tale idea deriva una scelta ricapitolativa, nel voler mostrare cosa è stato realizzato in questi ultimi anni nel paese nel campo della ricerca visiva, una visione antologica nel presentare diversi linguaggi (poesia, artigianato, street art, installazione, scultura, musica) interrelati tra di loro, e una ricerca più prettamente sperimentale la quale, partendo dalla tradizione, svolge uno sguardo interattivo e relazionale sul tema di fondo. Preservando il sacro e la tradizione iconografica della Natività si è voluto realizzare un percorso strutturato, multidisciplinare e multisensoriale sull’idea stessa di “Presepe”.

Tommaso Evangelista, direttore artistico

Percorsi

- Percorso poetico
- Percorso contemporaneo: Michele Peri, Ivana Volpe, Laura LUVI, Andrea d’Amore
- Percorso tradizionale: presepisti Barricella (CB), Cardiero (NA), Fratini (IS), Maddonni (RM), Prudenzano (TA), presepi amatoriali e presepi dalla collezione del Comune
- Percorso musicale: da Hildegard von Bingen ad Arvo Part
- Percorso storico-visivo: banner da “La famiglia in vetrina” 2010, “Quelli che vanno” 2011, “Gloria in excelsis” 2012, “Artisti e bambini” 2013

Itinerario:

Inizio Piazza S. Giovanni, Via S. Maria, Via S. Angelo Vecchio, Via S. Angelo Nuovo, Via Arciprete Biondi, scalinata Proloco, Piazza Roveto, Via S. Michele e di nuovo Via Arciprete Biondi

Col patrocinio di comune di Pesche, Regione Molise, Diocesi Isernia-Venafro
Col contributo di Associati Malatesta, ATOM Onlus
Sponsor: AXA Assicurazioni, Bper Banca, Allianz Assicurazioni Giannini Isernia, B@ricentro Bar, Cadillac Ranch, Eco Green, L.M. Painter Luca Manuppella, Rock Music Shop

Foto di Massimo Palmieri


giovedì 6 febbraio 2014

Simona Materi - Osmosis - Grafiche e installazioni all'Officina Solare


SIMONA MATERI
OSMOSIS
Grafiche e installazioni 

a cura di TOMMASO EVANGELISTA

8/20 FEBBRAIO 2014
Inaugurazione sabato 8 febbraio 2014 ore 18.30

apertura tutti i giorni dalle 18.30 alle 20.30

OFFICINA SOLARE GALLERY
Via Marconi, 2 Termoli


Presentazione

La prima riflessione di Merleau-Ponty sulla pittura di Cézanne, esposta nel saggio Il dubbio di Cézanne, nasce sulla base dei temi delineati nellaFenomenologia della percezione, identificando nella pittura la forma più pregnante con cui si esplicita il linguaggio silenzioso del corpo vissuto. Il segreto della pittura e del segno sta nel considerare il corpo come apertura, per la sua capacità di dischiudere il mondo della vita nella quale è immerso e la genesi del senso che lo sostanzia: «Cézanne non ha creduto di dover scegliere tra sensazione e pensiero come tra caos e ordine. Non vuole separare le cose fisse che appaiono sotto il nostro sguardo e la loro labile maniera di apparire, vuole dipingere la materia che si stando una forma, l’ordine nascente attraverso un’organizzazione spontanea. Non introduce la frattura tra i “sensi” e l’”intelligenza”, ma tra l’ordine spontaneo delle cose percepite e l’ordine umano delle idee e delle scienze. Noi percepiamo le cose, ci intendiamo su di esse, siamo ancorati ad esse e solo su queste fondamenta di “natura” costruiamo delle scienze. Cézanne ha voluto dipingere questo mondo primordiale, ed ecco perché i suoi quadri danno l’impressione della natura alla sua origine».

Questo mondo primordiale del segno e della sensazione lo si ritrova nell’opera grafica e nelle installazioni di Simona Materi che declina la molteplicità della carne attraverso lo scavo divergente nella materia. Nel suo tentativo di unire spirito, intuizione e sostanza, nella ricerca di una concreta organicità e di un senso intimo e nascosto, infatti, è possibile intuire una profondità di analisi introspettiva, ambigua e perturbante, che parte dalla linea e dallo studio sull’umano per aprire le forme alla condizione disarmonica dell’esistenza contemporanea. Non è tanto nichilismo spicciolo quanto intensificazione dell’attimo della visione, capace di cogliere il mondo e la carne come se fossero una raggiera intensificata dalla luce e dai corpi delle cose, e per questo disfatta e divenuta fitomorfa e labirintica. Le sue impressioni cromatiche e strutturali, chiaramente depositarie di anatomie intime, sono ipotesi organiche di profondità nel tentativo di esistenziali paradossi poiché dalle esperienze del reale Materi ha appreso un modo immediato e quasi violento di accostarsi alla lastra di rame, al foglio o al metallo. Il risultato è un tratto filamentoso ed esteso come se i corpi e le cose fossero fatte di fibre naturali in perenne metamorfosi. La carnalità della sua arte, allora, ha qualcosa di inumano in quanto a parlare non è l’involucro esterno quanto il muscolo interiore, la polpa delle figure che modifica morfologie e tracce, con la natura che cerca di riprendere il controllo dello spazio. La logica delle sensazioni produce l’informe non in quanto negazione di presenza ma sempre in quanto struttura di un qualcosa di profondo, che agisce tra accumulo minerale e pulsazione e pulsione corporea per costruire anatomie. Lo scavo –mentale e fisico in quanto scavo dell’acido e della punta sulle lastre- serve per evidenziare le strutture e per ricondurle ad una forza interiore che si scambia tra tessuto, trama e configurazione. Forse ci troviamo di fronte ad un corpo post-organico anche se apprezzo, nell’espressione pittorica e grafica, quella capacità di ritornare a prendere coscienza delle basi, intuendo l’imitazione come una forma di espressione che rifiuta il visibile per leggere le vibrazioni, vibrazioni che emergono dalle apparenze delle cose. E’ una genesi immateriale che trova strumento di espressione nella calcografia, intesa quale campo infinito di sperimentazione sulla superficie e sul piano, e anche nell’installazione dove la fisicità delle forme acquista tridimensionalità e presenza facendosi carico della memoria dell’occhio. Tale relazione tra gli oggetti della natura, oggetti cercati e trovati casualmente, la linfa vitale della loro biologia minerale e il calore del colore e della pittura, incarnata nel segno in disfacimento o in osmosi perenne, conduce ad un cortocircuito tra corpo-involucro-luogo di intellegibilità collettiva. E poiché tale luogo è uno spazio pubblico di fruizione ritorna anche il concetto dell’indossabilità dei lavori, e del loro mostrarsi, giacché molte opere nascono anche dall’esperienza di Materi in qualità di jewels designer. Le forme, allora, richiamando la carne vegetale della terra si dispiegano in ritmi, scansioni, dinamiche opache che si intuiscono appena, aprendosi alle figure del corpo quale deposito identitario delle pulsioni. I calchi ricavati da massi delle montagne della sua terra e le carte, come specchi invisibili, che si modificano (e si disgregano) nel tempo dell’esposizione, ci narrano, in fondo, del tentativo di raccontare la propria personale percezione del dolore e delle sensazioni. Diceva Camus «Quando si riesce a dare un nome alle cose si diminuisce la sofferenza nel mondo».

Tommaso Evangelista





martedì 4 giugno 2013

Il liceo artistico Manuppella nella mostra a Isernia

Alcuni scatti dalla mostra conclusiva dell'Istituto d'arte-Liceo Artistico Manuppella di Isernia allestita negli spazi dell'Università degli studi del Molise, nel centro storico di Isernia, con la presenza di tutti i laboratori della scuola (ceramica, metalli, moda e costume, design), delle discipline pittoriche e di una mostra di installazioni dal titolo "Libertà e costrizione".


Discipline pittoriche - prof. Valentino Robbio

Moda e costume

Allestimento dell'aula magna con alcune installazioni 

Discipline pittoriche


Installazioni nel cortile

Spettacolo inaugurale con l'intervento del prof. Canova


domenica 2 dicembre 2012

sabato 3 novembre 2012

Michele Peri - Il racconto, la scultura


Sabato 3 novembre alle ore 18,30 sarà inaugurata la mostra personale dello scultore Michele Peri dal titolo “Il racconto, la scultura”, preceduta da una presentazione dell’opera dell’artista molisano che si terra presso la sala delle conferenze del Museo-Frac di Baronissi.

Questa è la prima significativa personale in area campana dopo circa trent’anni da quella allestita alla Galleria san Carlo di Napoli: ordinata da Pasquale Ruocco essa ripercorre, attraverso opere cariche di una straordinaria essenzialità narrativa, le esperienze di questo ultimo decennio nelle quali l’artista di Rocchetta al Volturno ha maggiormente insistito sull’invadenza dello spazio, assunto come “materia” di una narrazione autobiografica.

“Con la mostra dedicata allo scultore Michele Peri, formatosi nel clima della cultura artistica napoletana della fine degli anni Sessanta, si apre – evidenziano Giovanni Moscatiello sindaco di Baronissi e Nicola Lombardi assessore alla cultura – una nuova stagione espositiva: abbiamo svoltato il primo decennio di attività con significative esposizioni che hanno immediatamente segnalato il FRaC come punto di riferimento di quanto accade nel mondo della creatività artistica dell’Italia meridionale.

Esposizioni, rassegne, antologiche sempre frutto di attente ricerche sul campo, in aperto dialogo con i giovani artisti, i protagonisti di questi nostri anni e, al contempo, di una nuova pratica di ricerca storiografica che ha reso possibili antologiche quali, tra le tante, quella di Guido Biasi, la prima in Italia dal 1964, di Gerardo Di Fiore, di Errico Ruotolo, di Virginio Quarta e di Angelo Casciello, nonché la grande rassegna dedicata ai maestri del disegno italiano contemporaneo, ospitata lo scorso dicembre.”

L’esposizione accoglie sette installazioni, tra queste alcune realizzate dall’artista appositamente per questa mostra, vale a dire Riflessi, Concerto d’aria composta da 48 cuscini in plastica color argento gonfiati e posti alle stravaganti irrealtà della lampada di Wood e la grande parete Bianco in progress. In mostra inoltre la poetica Gocce, una installazione del 1995 e Vele del 2009.
“L’artista a fine del decennio ottanta avvia un processo di frantumazione delle masse scultoree – osserva Ruocco –, spostandosi sempre più verso il campo dell’installazione, aggiungendo nello spazio una ricostruzione fantastica del reale.

Penso a Sole nero, un pesante globo di ferro sospeso, attorno al quale si muovono come pianeti elementi in cemento, una visione cosmica che spinge l’autore a sfidare le leggi di gravità liberandosi dei vincoli stabiliti dal pavimento e dalle pareti; a Movimenti circolari, del 1989, nella quale la ieraticità che aveva contraddistinto le precedenti opere cede il passo ad un nuova esuberanza espressiva, proiettata in ogni direzione attraverso tondini di ferro che fuoriescono, come raggi solari, da corpi lignei. L’artista spinge la pratica scultorea a proporsi come presenza viva, disposta a dialogare, cioè a farsi conoscenza dello spazio che la accoglie, anche con incursioni nel campo dell’urbano, che prenderanno maggiormente forma s nel corso degli anni Novanta e nei primi del Duemila.”

“La ricerca plastica di Michele Peri – è quanto evidenzia Ada Patrizia Fiorillo nelle pagine introduttive al catalogo – trattiene in sé molte peculiarità di cui una, di indubbia connotazione, è quella di segnalarsi per una leggerezza che è anche veicolo di grande forza, sia essa narrativa, evocativa nonché, sovente, di pregnanza strutturale. Non si tratta di aspetti contraddittori. L’artista è pienamente dentro le vicende della scultura contemporanea di cui si fa interprete fecondo, registrandone le potenzialità, le sperimentazioni, il suo essere corpo vivo e concreto nello spazio della realtà, trascesa con quella dose di immaginazione che ogni opera d’arte porta con sé.

Ecco allora farsi avanti per Peri innanzitutto il valore della materia cui egli risponde con il bisogno di saggiarne tra le più varie e consentite al percorso della plastica moderna, dal legno, al ferro, al rame, al vetro, all’alabastro del Volturno, alle resine, alla luce, alla terra; poi il dettato della forma che per Peri assume un valore relativo sia in ragione dello spazio che l’accoglie sia in virtù del contenuto; infine il desiderio di approdare ad una sintesi espressiva in grado di restituire volumi calzanti ad un’interiore necessità di dire.”

In occasione della mostra è stato pubblicato, da Gutenberg Edizioni, un catalogo monografico curato da Pasquale Ruocco, introdotto da scritti di Massimo Bignardi ed Ada Patrizia Fiorillo, da un’ampia lettura critica del curatore, un’antologia della critica con testi, tra gli altri, di Marcello Venturoli, Achille Pace, Vitaliano Corbi, Gérard-Georges Lemaire, Giorgio Di Genova, apparati biografici e bibliografici ed un corredo illustrativo a colori e in bianco e nero.

Michele Peri è nato a Rocchetta al Volturno nel 1947 dove vive e lavora. Diplomatosi maestro d’arte presso l’Istituto d’Arte di Isernia, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ove frequenta il corso di pittura del maestro Brancaccio, diplomandosi nel 1968. I suoi interessi iniziali sono rivolti alla pittura, declinando impianti di forte vivacità cromatica: v’è in questo periodo l’attenzione alle immagini tratte dal paesaggio che lo circonda.

Gli anni Ottanta segnano un deciso passaggio alla scultura, fatta eccezione per alcune tele che l’artista realizza tra il 1983 e 1’84 sul tema della “terra-colore”. Più recente, invece, l’apertura del suo lavoro verso lo ‘progettazione’ dello spazio approdando ad installazioni di carattere ambientale. Tra le principali mostre personali: 1982,Galleria Arte Più, Expo Arte, Bari; 1983 Palazzo di Città, Cassino; 1985, Galleria San Carlo, Napoli; Galleria Le Colonne, Brescia; 1987, Galleria Il Castello, Maddaloni; 1990, Sala 1, Roma; Galleria Fluxia, Chiavari; 1991, Chiostro della Curia Vescovile, Cassino; Galleria Aedes, Cassino; Galleria Dedalos, San Severo; 1992, Galleria Dedalos, San Severo; Galleria La Seggiola, Salerno; 1997, Palazzo Pollice, San Martino in pensilis; 2001, “Kalenarte”, Casacalenda Campobasso; 2010, Istallazione per Enel Energia Museo.

Tra le principali recenti partecipazioni a rassegne: 2009, “Il mistero della Croce dalla kenosi alla gloria”, Galleria Travaglini, Pesche; XXVIII Mostra d’Arte Contemporanea, Palazzo Baronale, Isernia; Enel Energia, Museo del Secondo Risorgimento, Rocchetta a Volturno; 2010, Collettiva d’arte contemporanea, Palazzo Castani, Sermoneta; Festa del Merlo, Saviano; XX Kalenart 1990-2010, Museo all’aperto, Casacalenda; “Oltre il Ponte. Omaggio a Jaime Pintor” Museo del Secondo Risorgimento d’Italia, Rocchetta a Volturno; “La natura, l’arte ed il gioco”, Parco del Circeo, Latina: “Patini in-con-tra Castel di Sangro”, Castel di Sangro; “Ebbrezze d’arte”, Macchia d’Isernia; 2011, “VolturnArt- 150 Artisti per l’Unità d’Italia”, Rocchetta a Volturno; “Sotto il segno del Toro: Mithra”, Museo archeologico, Santa Maria Capua Vetere;“Carte Contemporanee. Esperienze del disegno italiano dal 1943 agli anni Novanta – Omaggio agli anni Novanta – Omaggio ad Ugo Marano ”, Museo FRAC Baronissi.

(Fonte: Artribune)

Concerto d'aria, installazione, 2012

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