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sabato 19 dicembre 2015

Andrea d'Amore - Dieci passi



Andrea d’Amore
Dieci passi dall’erosione genetica
2015, installazione

Salvare l’umanità dalla distruzione significa biodiversità agricola. 
Scambiare e condividere colture, condannare l’esclusività della produzione, 
sono un atto di resistenza, di sopravvivenza.
Andrea d’Amore

La ricerca di Andrea d’Amore, da sempre incentrata sul rapporto tra cibo, cultura e antropologia, ha trovato nel periodo di residenza a Pesche, in preparazione dell’evento I Presepi nel Presepe, un nuovo filone di esplorazione e di sperimentazione. Il punto di partenza è stato un’indagine sul territorio e sulla sua sommessa e sommersa quotidianità; da qui, dalla banalità di ciò che rimane, l’artista ha rinvenuto una traccia al tempo stesso poetica e di visione, capace di aprire diversi orizzonti di senso e di legarlo in maniera vitale con la comunità. Durante una perlustrazione in montagna, trovandosi di fronte ad un campo di patate turchesche che si evidenziava per la “creatività” col quale era allestito e curato, ha iniziato una ricerca sul tubero che lo ha portato a percorrere l’intero paese e i suoi personaggi cercando un filo comune, una traccia, che potesse configurarsi in struttura.
L’installazione presentata lungo il percorso dei Presepi si inserisce in questo discorso di Memory in progress proprio per il tentativo di crear luogo e di tradurre gli stimoli nascosti, e creativi, del paese visto come insieme e struttura. Ecco quindi, in fase di elaborazione, l’artista utilizza gli oggetti trovati sul posto per riconfigurare la personale percezione di tale micromondo.
Un tavolo rovesciato accoglie, sui suoi piedi, due botole facenti parti un tempo delle urne elettorali. La buca è aperta. Sopra, degli stecchini reggono due tuberi di patata turchesca mentre in basso due contenitori d’acqua servono a richiamare e far sviluppare i germogli. Questi, una volta usciti, passeranno col tempo attraverso la buca, che diventa quindi filtro, per trovare l’acqua e così facendo, con le loro diramazioni, si legheranno al tavolino diventando un tutt’uno col mobile.
Di fronte una panchina è poggiata, sui suoi sei piedi, su delle patate normali. La posizione centrale porta l’attenzione sul paesaggio e sulla veduta attraverso le tre porte di fronte, legando il discorso allestitivo al contesto. Sulla destra una bici donata dalla regione Molise al comune in occasione di uno dei tanti falliti progetti di promozione cicloturistica raccoglie nel suo cestello altre normali patate che lo spettatore è invitato a prendere e portare a casa per (vedi istruzioni) ricreare in proprio, su stuzzicadenti, la struttura progettata dall’artista. La bici poggia su un tavolo in radica spezzato, tenuto inclinato da alcune patate posizionate al di sotto.
Dietro la panchina in una cornice, anch’essa rinvenuta tra i magazzini, la foto del campo di patate turchesche posto sulla montagna alle spalle del paese. La foto nasce da una perlustrazione dell’artista e raffigura una composizione floreale all’ingresso del campo. E’ stata realizzata da Mario, il proprietario, il quale è stato successivamente contattato e intervistato. Da tale incontro è nato un video nel quale Mario, durante i suoi racconti e ricordi, intona l’inno d’Italia con la fisarmonica. Il commento musicale, quindi, fa da colonna sonora all’intera installazione che trova rispecchiamento nelle tre finestre ad arco che si aprono sul panorama molisano.
Il discorso di ricerca si fa ancora più complesso in quanto l’artista, sempre durante ricerche nel paese, ha contattato un birraio locale, Biagio Sannino, che realizza circa una quarantina di birre esclusivamente per la consumazione nella sua pizzeria (Bas e Co.), col quale cercherà di realizzare una birra di patata turchesca presentata nei recipienti realizzati da un ceramista locale. Il tentativo è quello di concretizzare la ricerca con la realizzazione e la produzione di un nuovo alimento, esaltato dall’ideazione di un contenitore artistico.
Discorso complesso e stratificato, certamente in divenire sotto tanti punti di vista (dalla presentazione alla configurazione alla realizzazione della birra), l’opera di Andrea è una riflessione lucida e privilegiata sullo stato delle politiche agricole locali ma anche una denuncia contro la smaterializzazzione della tradizione agricola locale e l’opportunità di salvare specie rare ma capaci, se sfruttate e coltivate opportunamente, di creare ricchezza e soprattutto comunità.
Il tentativo di mettere insieme, come in un puzzle, tutte queste anime racchiuse nel paese, catturate durante perlustrazioni, ricerche e incontri, configura l’opera come un viaggio dinamico nel cuore stesso del territorio che viene interrogato a fondo dall’artista e quindi messo a nudo nelle sue dinamiche relazionali. L’evento è “politico” nel senso che analizza e studia l’intera civitas e si pone su un binario parallelo, speculare ma maggiormente veritativo, alla vera politica che dovrebbe agire sui territori salvaguardandone le proprietà. Anche questo, in fondo, è un modo per creare un “presepe” ragionando sull’idea stessa di luogo vitale.

Tommaso Evangelista


Istruzioni
Prendi una patata dal cestino della bicicletta e portala a casa
Con degli stecchini fa una struttura alla patata che, sospesa sopra un contenitore d’acqua, svilupperà le radici
La patata esposta alla luce e con le radici in acqua germoglierà diventando una pianta ornamentale
Fotografa il processo evolutivo della patata e il suo ambiente e passo passo posta le foto sulla piattaforma www.diecipassi.tumblr.com

Testo estratto dall'evento I PRESEPI NEL PRESEPE XVI edizione “Memory in progress” Percorso Contemporaneo

Il progetto a Villa Romana - Personale di Andrea D'Amore - Giugno 2017









venerdì 18 dicembre 2015

LUVI - Natività - I presepi nel presepe



LUVI 
Natività
2015, pittura su parete

Il murales di LUVI è il primo intervento di arte pubblica del comune di Pesche, e dell’intera provincia di Isernia, ed è legato alla manifestazione de I Presepi nel Presepe. Per l’occasione è stata commissionata la classica iconografia della natività ed è stato individuato nell’opera di un artista molisano il modello che è servito come base di partenza per una interpretazione e trasfigurazione. L’opera in questione è la Natività di Amedeo Trivisonno nella cappella del Convitto Mario Pagano di Campobasso, del 1936, un’opera celeberrima che si configura, probabilmente, come il maggior esempio del periodo classicista e novecentista del pittore. Luvi (questa la sua tag) rimane fedele alla struttura del dipinto ma lo riconfigura in chiave estremamente personale e poetica, con interessanti innesti surreali che lungi dal dissacrare l’opera le infondono un diverso, e quasi parallelo, orizzonte di senso. I canoni della sacra rappresentazione sono rispettati, cambia solo lo sfondo, lo spazio scenico e alcuni elementi tratti dal mondo naturale. L’apporto più originale è nella trasfigurazione dei doni dei re magi, a loro volta posti sopra una balena, in uccelli. Ciò comporta una visione intima e sensibile dell’evento, una visione che rispetta la rappresentazione simbolica dato che gli uccelli raffigurano, secondo la loro tradizione simbolica, proprio ciò che dovrebbero significare i doni. Il pappagallo secondo una leggenda, infatti, grazie alle sue capacità di parlare, saprebbe dire Ave ed è stato legato sia all’Annunciazione sia al riconoscimento della regalità di Cristo, regalità simboleggiata dall’oro. L’oro è inteso come un tributo alla regalità di Gesù, l’incenso è simbolo di devozione, preghiera e sacerdozio; la mirra, un’erba medicinale usata nell’imbalsamazione, simboleggia l’umanità fisica e corporea di Cristo destinato a morire ed essere sepolto. Al posto della mirra l’artista ha raffigurato un corvo, simbolo di morte, mentre la devozione e il sacerdozio è raffigurato da un altro tipo di pappagallo. Sopra la Vergine, che muta il volto dalla Dama con l’ermellino di Leonardo, un enorme pellicano sembra proteggere la scena. Il pellicano simboleggia Cristo che dona il proprio corpo come cibo e il proprio sangue come bevanda durante l’ultima cena. La ragione è legata ad una antica leggenda secondo la quale questo uccello nutriva i suoi piccoli con la propria carne ed il proprio sangue. Pertanto ritorna, in una iconografia della Natività e come spesso avveniva nelle pale d’altare, anche il riferimento alla sofferenza della Passione e al mistero della Morte e Resurrezione, Resurrezione richiamata anche dalla figura della balena. Il riferimento in questo caso è al profeta Giona il quale fuggito dinanzi all'ordine divino di andare a predicare a Ninive, viene scoperto come causa della tempesta che mette a repentaglio la nave e gettato in mare. La sua scomparsa per tre giorni nel ventre di una balena e la sua riapparizione lo hanno fatto assimilare a Gesù Cristo: si è voluto vedere in lui e nell’animale un simbolo della resurrezione, dogma fondamentale della religione cristiana.

Il murales, destinato col tempo ad ampliarsi per rendere l’intera scalinata un presepe dipinto, è certamente un’operazione di riqualificazione degli spazi e un forte riferimento all’evento più significativo del paese. La pittura di LUVI, precisa ma al tempo stesso evanescente, capace di suggerire e raggelare le forme attraverso una colorazione liquida e filamentosa, non si pone come rottura nel contesto urbanistico ma, adattandosi alle superfici, evitando eccessi cromatici e iconografici, sembra un intimo atto d’amore verso il paese e la sua storia.

Tommaso Evangelista

Testo estratto dall'evento I PRESEPI NEL PRESEPE XVI edizione “Memory in progress” Percorso Contemporaneo








giovedì 10 dicembre 2015

I Presepi nel Presepe - XVI edizione "Memory in progress"



I PRESEPI NEL PRESEPE
XVI edizione “Memory in progress”
Centro storico di Pesche (IS)
12 dicembre 2015 – 6 gennaio 2016
Apertura percorso tutti i giorni dalle ore 17.00

L’evento di Pesche, giunto alla sedicesima edizione, si può definire unico nel suo genere e ciò dipende dalle caratteristiche architettoniche e urbanistiche del paese che viene a configurarsi, nell’immaginario collettivo, come una sorta di enorme presepe. Qui lo spazio virtuale del presepe trova rispecchiamento nei luoghi reali in uno scambio osmotico di senso e di impressioni. Il percorso strutturato quest’anno ruota intorno al tema della memoria, da qui il titolo Memory in progress, ovvero memoria/rappresentazione in evoluzione appunto per marcare le peculiarità dell’evento culturale intimamente legato alla bellezza dei luoghi. Un evento che non deve morire ma evolvere per comprendere, nel suo percorso, la tradizione e l’innovazione, con uno sguardo parallelamente all’arte del passato e al contemporaneo. Da tale idea deriva una scelta ricapitolativa, nel voler mostrare cosa è stato realizzato in questi ultimi anni nel paese nel campo della ricerca visiva, una visione antologica nel presentare diversi linguaggi (poesia, artigianato, street art, installazione, scultura, musica) interrelati tra di loro, e una ricerca più prettamente sperimentale la quale, partendo dalla tradizione, svolge uno sguardo interattivo e relazionale sul tema di fondo. Preservando il sacro e la tradizione iconografica della Natività si è voluto realizzare un percorso strutturato, multidisciplinare e multisensoriale sull’idea stessa di “Presepe”.

Tommaso Evangelista, direttore artistico

Percorsi

- Percorso poetico
- Percorso contemporaneo: Michele Peri, Ivana Volpe, Laura LUVI, Andrea d’Amore
- Percorso tradizionale: presepisti Barricella (CB), Cardiero (NA), Fratini (IS), Maddonni (RM), Prudenzano (TA), presepi amatoriali e presepi dalla collezione del Comune
- Percorso musicale: da Hildegard von Bingen ad Arvo Part
- Percorso storico-visivo: banner da “La famiglia in vetrina” 2010, “Quelli che vanno” 2011, “Gloria in excelsis” 2012, “Artisti e bambini” 2013

Itinerario:

Inizio Piazza S. Giovanni, Via S. Maria, Via S. Angelo Vecchio, Via S. Angelo Nuovo, Via Arciprete Biondi, scalinata Proloco, Piazza Roveto, Via S. Michele e di nuovo Via Arciprete Biondi

Col patrocinio di comune di Pesche, Regione Molise, Diocesi Isernia-Venafro
Col contributo di Associati Malatesta, ATOM Onlus
Sponsor: AXA Assicurazioni, Bper Banca, Allianz Assicurazioni Giannini Isernia, B@ricentro Bar, Cadillac Ranch, Eco Green, L.M. Painter Luca Manuppella, Rock Music Shop

Foto di Massimo Palmieri


martedì 3 dicembre 2013

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano)”. Arte pubblica a Pesche

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta 
(ma pochi di essi se ne ricordano)” 

Bambini e artisti leggono il Presepe
Intervento d’arte pubblica nel centro storico di Pesche

A cura di
Tommaso Evangelista

In collaborazione 
con la scuola primaria di Pesche-Pettoranello

7 dicembre 2013 / 6 gennaio 2014

Inaugurazione 7 dicembre ore 17.00

Col patrocinio di
Comune di Pesche
Pro Pesche
I Presepi nel Presepe

Artisti partecipanti
Salvatore Amedei, Nino Barone, Giancarlo Civerra, Mariagrazia Colasanto, Lucia Di Miceli, Laura Luvi Fratangelo, Sara Iafigliola, Kunos, Manuel Malatesta, Cinzia Mastropaolo, Pop, Mauro Rea, Antonio Tramontano, Cristina Valerio, Veruska Ileana, Ivana Volpe

Con le installazioni di
Valentino Robbio

Luoghi
Le riproduzioni delle opere degli artisti saranno allestite lungo via di arciprete biondi, nel centro storico di Pesche. Nella sede della Pro-Loco, lungo le scalinate, invece, saranno allestiti i 16 disegni originali dei bambini oltre a tutti i disegni realizzati dalla scuola elementare di Pesche. Lo spazio accoglierà inoltre le installazioni di Valentino Robbio.


Presentazione

Nell’ambito della XIV edizione del concorso nazionale I Presepi nel Presepe organizzato dal comune di Pesche durante il periodo natalizio, e che vede il centro storico del paese trasformato in un museo a cielo aperto per l’installazione di presepi artistici e per la presenza di molte altre iniziative culturali, anche quest’anno si è voluta programmare una collettiva d’arte contemporanea. La formula, sperimentata con successo già nei precedenti anni, è quella di selezionare un tema specifico sul quale far lavorare gli artisti ed esporre l’opera realizzata, stampata su supporto da esterno, nel paese, per allestire una sorta di galleria urbana. L’intervento, che segue le dinamiche dell’arte pubblica, mira a riqualificare specifici spazi del centro storico e ad arricchire l’offerta “visiva” della manifestazione con uno sguardo al contemporaneo. Nelle precedenti edizioni si è lavorato sul concetto di famiglia (“La famiglia in vetrina. Ipotesi contemporanee sul concetto di unione”) e sull’idea del viaggio (“Quelli che vanno”), in riferimento a tematiche desunte dall’iconografia del presepe. Quest’anno, in collaborazione con la scuola primaria di Pesche-Pettoranello, si è scelto di lavorare con i bambini, come ricorda anche il titolo dell’evento che riprende una celebre frase di Antoine de Saint-Exupéry. Ai bambini di tutte le classi è stato chiesto di lavorare sull’immagine del Presepe, realizzando ognuno un singolo disegno legato ad un particolare personaggio o a un dettaglio della storia sacra. Di questi disegni sono stati successivamente selezionati 16 che a loro volta sono stati inviati ad altrettanti artisti. Gli artisti, in digitale o in “analogico”, hanno rielaborato il disegno del bambino offrendo una visione parallela e trasversale dell’opera, filtrata dal personale sentire. E’ emerso un mondo contemporaneamente onirico e vitale, corrispondente alle idee e ai segni dei piccoli ma capace di andare oltre, spingendosi per i sentieri delicati della forma, alla ricerca delle origini e di un senso intimo e interno che i disegni sembrano trattenere in maniera tanto immediata. La difficoltà degli artisti nel lavorare sulle opere dei bambini deriva appunto dal filtro che la società fa scendere sulla visione e sull’immaginazione, con conseguente smarrimento della purezza dell’idea, perché come riferiva giustamente Picasso «Tutti i bambini sono artisti nati, il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi». Nell’incontro (scontro) tra queste due modalità di osservare l’arte e il mondo, quella dei bambini e quella degli artisti, spesse volte si nasconde il segreto della grandezza espressiva di una poetica. Se il pensiero creativo infantile, infatti, è libero da sovrastrutture, legato esclusivamente all’immediatezza dell’osservazione, quello degli adulti, plasmato dall’esperienza e dalle convenzioni, può correre il rischio di smarrire la bellezza dell’innocenza e la grandezza dello stupore. Lo scopo della collettiva, quindi, seguendo la traccia iconografica del presepe, è stato quello di ripercorrere in senso inverso tale strada alla ricerca di archetipi e concetti che fossero quanto più possibili universali, alla scoperta di quel realismo naturale, frutto di schemi innati, e di quell’abilità visiva astratta che caratterizza tutta l’arte infantile e molte poetiche contemporanee. Anche la modalità espositiva, ovvero l’installazione delle riproduzioni delle opere tra i vicoli del borgo antico di Pesche, del resto, non fa che rimarcare la funzione itinerante dell’arte chiamata oggi più che mai a confrontarsi con gli spazi e con i luoghi dell’agire collettivo, nel tentativo disperato di salvarne il senso. Camminare è parlare, parlare è memoria, memoria è azione che permette all’individuo “teleoggettivo” e accecato di riterritorializzarsi, di riscoprire la propria tradizione e storia. Come scriveva De Certeau «ciò che spinge a camminare sono le reliquie del senso». E’ da queste reliquie, resti di tutte le finzioni del mondo salvate dalla purezza dei più piccoli, prendono origine le interpretazioni degli artisti. Opere alla ricerca di un senso nel singolare cammino nel mondo.

Tommaso Evangelista


dettagli





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