pagine

martedì 1 maggio 2012

Vincenzo Mascia: l’esprit de geometrie tra architettura e design


OFFICINA SOLARE GALLERY
via Marconi,2 Termoli
Inaugurazione martedì 1 maggio 2012 ore 19.00

Periodo: 1/18 maggio 2012

orario: 19.00 / 20.30 

Le opere di Vincenzo Mascia ci pongono davanti al problema della forma e dell’ipotesi dello spazio in un momento in cui le strutture contemporanee sembrano aver smarrito la capacità di riassumere in sé la logica della costruzione. Sono tessere di un’unica struttura immaginaria e utopica della quale non conosciamo le dimensioni ma solo i particolari, frammenti perfetti e (in)stabili di un’architettura illusoria e concreta allo stesso tempo, immaginata tra i vuoti delle sagome. Attraverso queste configurazioni pure la geometria formale ci parla di un microcosmo dove forze contrastanti, per segreto equilibrio, si trasmettono stabilità bilanciandosi su proiezioni non ortogonali e dove ogni segno-pattern trova il suo posto sul piano non per desiderio descrittivo (astrattismo come sintesi estrema del reale) ma per intuizione formale. Non è estrema imitazione del dato sensibile o rispecchiamento della natura tangibile ma oggettiva ricerca di spazio non mimetico che esalta il gioco dialettico dei modelli applicati. I colori puri e la luce che si modula naturalmente sulle sagome estroflesse, aprendo ad ulteriori conformazioni, concorrono a trasmettere vitalità e dinamismo ad opere nate da un pensiero estetico che esalta il disegno geometrico e la logica dell’idea. Anche se una regola rigorosa soggiace a tali configurazioni astratto-concrete si percepisce, nel piacere della sperimentazione, una forte carica ludica nell’uso dei vari moduli pensati come blocchi di un gioco in divenire. Opere sul limite dei “generi” i lavori di Mascia giocano con le varie arti in maniera autonoma e con l’idea del non prendersi troppo sul serio: c’è l’elemento pittorico dato dall’accostamento di tasselli colorati, come fossero tarsie contemporanee, c’è naturalmente l’elemento scultoreo dato dalla tridimensionalità e lo sfalsamento dei piani, c’è naturalmente l’architettura in quanto occupazione e trasfigurazione di uno spazio (“Una struttura diventa architettonica, e non scultorea, quando i suoi elementi non hanno più la loro giustificazione nella natura”, Apollinaire) e di conseguenza si percepisce anche la musica (“Definisco l’architettura musica congelata” Goethe) nella stessa misura per la quale si intuisce il ritmo in Boogie Woogie di Mondrian. Pause, interruzioni, sovrapposizioni, intervalli, simmetrie, sfalsamenti, corrispondenze e contrasti sono tutte figure retoriche che l’artista adopera nella costruzione e che dimostrano l’assoluta autonomia degli elementi ora in armonia ora in discontinuità tra loro. Infine abbiamo il tempo (relativo) poiché i lavori si mostrano allo sguardo proponendo sistemi nuovi dove durate, periodi e sospensioni non sono quelli standard, unificati, ma momenti di dimensioni parallele e in ciò il discorso di accosta molto alle opere di Fontana (e alla rivoluzione spazialista), artista sempre amato da Mascia. 

Breve accenno va fatto al movimento MADI’ che l’artista frequenta dal 1996 e nella cui ottica sperimenta i propri elementi. MADI (Materialismo Dialettico), che rappresenta una contrapposizione al costruttivismo, è attivo a partire dagli anni Quaranta quando fu fondato a Buenos Aires da Carmelo Arden Quin con la convinzione che l'arte geometrica potesse essere molto più libera, aperta e incline al gioco. Rompendo la tradizionale concezione del quadro chiuso tra linee ortogonali sperimenta, per la prima volta, superfici poligonali e stratificate dando grande risalto alla tridimensionalità. Rifiutando ogni sorta di automatismo della rappresentazione parte da una spiccata sensibilità formale, legata anche ad istanze sociali, per sviluppare una geometria portata al limite del segno e del confine delle linee. La prima esposizione, organizzata all’Instituto Francés de Estudios Superiores di Buenos Aires del 1946, sancisce, la nascita del Movimento governato dai principi “oltre il quadrato” ed “oltre il quadro”: l`opera Madì infatti ha una “forma in sé” senza costrizione, all`interno di un perimetro regolare, e mette fine al dominio dei soli quattro angoli. Altra novità è l’uso di materiali nuovi: plastica, acciaio, vetro, plexiglass. La seconda esposizione viene inaugurata presso lo studio di Lucio Fontana. Lette in quest’ottica le opere di Mascia, pur legate al Costruttivismo e al Suprematismo e a certe declinazioni dell’astrattismo di Mondrian, acquistano valenze e autorità nuove: l’utilizzo dei tasselli in legno e di elementi colorati, la costruzione irregolare che supera le cornici, la moltiplicazione dei punti di osservazione grazie anche a giochi di luce ed ombra, il rigore della geometria stemperato dalla componente ludica, di gioco esperienziale, la ricerca di altre dimensioni (spaziali e temporali), l’isolamento del linguaggio, l’equilibrio di forme e colori sono tutti elementi che vanno nella direzione di una fusione tra arte, concretezza e invenzione. 

Come scrive l’artista “l’architettura si manifesta attraverso l’unità di forse contrastanti”; agisce quindi l’idea della contaminazione nel nome della geometria ma anche la volontà di pensare le opere inserite in un ambiente ben strutturato ed in ciò sono molto più vicine al design di quanto si pensi. “Non mi sento pittore, designer piuttosto. I miei lavori li concepisco come prototipi di una produzione seriale. Un oggetto di design è tanto più vero quanto più esso entra nella nostra quotidianità senza stravolgerla. Nei miei lavori allo stesso modo ricerco la banalità. L’oggetto accompagna la nostra vita con la sua anonima, muta e rassicurante presenza”, scrive l’artista, e l’idea che un oggetto creato e strutturato, pensato come forma significante e contrastante, possa diventare silenzioso prodotto autonomo e anonimo, ma in perenne confronto con lo spazio che occupa, è forse la conquista più significativa.

Tommaso Evangelista





P.s.

Manifiesto Madí 
Se reconocerá por arte Madí la organización de elementos propios de cada arte en su continuo. En ello está contenida la presencia, la ordenación dinámica móvil, el desarrollo del tema propio, la ludicidad y pluralidad como valores absolutos, quedando por lo tanto abolida toda injerencia de los fenómenos de expresión, representación y significación.
El dibujo Madí es una disposición de puntos y líneas sobre una superficie.
La pintura Madí, color y bidimensionalidad. Marco recortado e irregular, superficie plana y superficie curva o cóncava. Planos articulados, con movimiento lineal, rotativo y de traslación.
La escultura Madí, tridimensioanalidad, no color. Forma total y sólidos con ámbito, con movimiento de articulación, rotación, traslación, etc.
La arquitectura Madí, ambiente y formas móviles, desplazables.
La música Madí, inscripción de sonidos en la sección áurea.
La poesía Madí, proposición inventada, conceptos e imágenes no traducibles por otro medio que no sea el lenguaje. Suceder conceptual puro.
El teatro Madí, escenografía móvil, diálogo inventado.
La novela y cuento Madí, personajes y acción sin lugar ni tiempo localizados o en lugar y tiempo totalmente inventados.
La danza Madí, cuerpo y movimientos circunscriptos a un ambiente medido, sin música.
En los países que alcanzaron la etapa culminante de su desarrollo industrial, el viejo estado de cosas del realismo burgués desaparecido casi totalmente, en ellos el naturalismo se bate en retirada y se defiende muy débilmente.
Es entonces, cuando la abstracción, esencialmente expresiva, romántica, ocupa su lugar. En este orden están involucradas las escuelas de arte figurativo desde el cubismo hasta el surrealismo. Tales escuelas han respondido a necesidades ideológicas de la época y sus realizaciones son aportes inestimables a la solución de los problemas planteados a la cultura de nuestros días. No obstante ello, su tiempo histórico debe darse por pasado. Por otro lado su insistencia en el tema “exterior” a sus cualidades propias es un retroceso al servicio del naturalismo contra el verdadero espíritu constructivo que se extiende por todos los países y culturas, como es el caso del expresionismo, surrealismo, constructivismo, etc.
Con lo concreto –que, en realidad, es un gajo más joven de ese espíritu abstraccionista– se inicia el gran período del Arte No Figurativo, donde el artista, sirviéndose del elemento y su respectivo continuo, crea la obra en toda su pureza, sin hibridaciones y objetos extraídos a su esencia. Pero en “lo concreto” hubo falta de universalidad y consecuencia de organización. Se cayó en hondas e insalvables contradicciones. Se conservaron los grandes vacíos y tabúes del arte antiguo, como ser en la pintura, escultura, poesía, etc., respectivamente la superposición, marco rectangular, atematismo plástico; lo estático, la interferencia entre volumen y ámbito; proposiciones e imágenes gnoseológicas y traducibles gráficamente. La consecuencia de ello fue que el arte concreto no pudo oponerse seriamente, por intermedio de una teoría orgánica y práctica disciplinaria, a los movimientos instruccionistas, que, como el surrealismo, han ganado para sí todo el universo. De ahí el triunfo a pesar de todas las condiciones en contrario, de los impulsos instintivos contra la reflexión, de la intuición contra la conciencia; de la revelación del subconsciente contra el análisis frío, el estudio y la detención rigurosa del creador ante las leyes del objeto a construir; del simbolismo, de lo hermético, de la magia contra la realidad; de la metafísica contra la experiencia.
En cuanto a la teoría y conocimiento del arte, campea en ellos la descripción subjetiva, idealista, reaccionaria.
Resumiendo, el arte antes de Madí:
Un historicismo escolástico, idealista.
Una concepción irracional.
Una técnica académica.
Una composición unilateral, estática, falsa.
Una obra carente de verdadera esencialidad.
Una conciencia paralizada por sus contradicciones sin solución; impermeabilizada a la renovación permanente de la técnica y del estilo.
Contra todo ello se alza Madí, confirmando el deseo fijo, absorbente del hombre de inventar y construir objetos dentro de los valores absolutos de lo eterno, junto a la humanidad en su lucha por la construcción de una nueva sociedad sin clases, que libere la energía y domine el espacio y el tiempo en todos sus sentidos y la materia hasta sus últimas consecuencias. Sin descripciones fundamentales referentes a la totalidad de la organización no es posible construir el objeto ni hacerlo penetrar en el orden constante de la creación. Es así como el concepto invención queda definido en el campo de la técnica y el de creación como una esencia definida totalmente.
Para el madismo, la invención es un “método” interno, superable, y la creación una totalidad incambiable. Madí, por lo tanto, INVENTA Y CREA.
Buenos Aires, 1946

Vis a Vis - Il bando


Vis a Vis – Artists in residence project è un programma di residenza che ha come obiettivo principale la promozione dell’arte contemporanea nell’ambito della creatività giovanile, unitamente alla valorizzazione del contesto territoriale di riferimento.
I comuni coinvolti in tale iniziativa sono quelli abruzzesi di Guilmi e Carpineto Sinello (Chieti) e i due molisani a minoranza linguistica croata di Acquaviva Collecroce e Montemitro (Campobasso). La scelta è ricaduta su questo spazio di territorio perché fortemente caratterizzato da un interesse demo-etno-antropologico, con forti tradizioni locali e caratteri territoriali e ambientali che non possono far altro che rappresentare un ottimo spunto di indagine artistica.
Gli artisti selezionati per intraprendere l’esperienza di residenza avranno il compito di realizzare delle opere “site specific” che saranno alla fine donate ai comuni coinvolti; saranno affiancati da giovani tutor che li aiuteranno nella fase di ricerca e formazione; durante questo periodo si prevede l’attuazione di open studio, workshop, incontri e attività laboratoriali strutturate in chiave propedeutica all’obiettivo finale. L’evento conclusivo si concretizzerà in una mostra e verrà presentata una pubblicazione esplicativa contenente gli atti dei seminari, le relazioni dei workshop, i diari d’artista ed una adeguata mappa delle location degli interventi, dotata di testi critici e materiale documentativo dell’intero iter progettuale.

Da qualche giorno è uscito il sito ufficiale dell'evento http://www.visavisproject.it con tutte le informazioni in merito e il bando scaricabile a questo link.

RETROSPETTIVA by Luca Rossi


Comunicato stampa.


Luogo: KOMA’ Gallery, Corso Umberto I° n°52, 86023 Montagano (CB)
Inaugurazione: 4 maggio 2012 ore 19,30
Periodo: 4-31 maggio 2012

KOMA’ la prima galleria d’arte contemporanea nel Molise, riapre. Confinati in una zona di confine raccontiamo una fine. Ce lo siamo chiesti più volte: cosa vuol dire operare, per caso o per volontà, in una zona di confine?

Forse vuol dire raccontare la fine di una grande narrazione, che rendeva possibile credere nell'esistenza di significati universali e condivisi. Oppure vuol dire raccontare la fine del grande centro, la fine delle gerarchie stabilite, la fine del pensiero sistematico e razionale. Un pensiero che si reputa infallibile e che non è disposto ad evolversi ed a modificarsi in base al contesto o alla situazione in cui nasce.

Il confine offre la giusta dose di isolamento. Quella dose che ti permette lunghi momenti di silenzio e di riflessione, che ti spinge all'autonomia, alla fantasia, che ti allontana dal conformismo e dalle mode passeggere.

Se, come scrisse Baudrillard qualche anno fa, viviamo in un mondo dove c'è sempre più informazione e sempre meno significato, è davvero necessario operare una messa in discussione radicale del proprio modo di fare arte e ricostruire autonomamente l'anatomia dei propri significati senza aver paura della stranezza, dell'impopolarità, o dei risvolti inediti che le proprie scelte potrebbero generare. Essere al confine consente la possibilità di percorrere strade nascoste ma inesplorate, di guardare il mondo dalla giusta distanza senza mai essere veramente dentro le cose, di assumere una prospettiva marginale,di sviluppare un pensiero laterale.

All'arte che si accontenta di fabbricare “prodotti” rispondiamo con un'arte che desidera generare esperienze. Un arte lontana dai musei ma vicina ad ogni contesto in cui opera l'uomo.

Trasformare la propria vita in un'opera d'arte, essere artefice di piccole rivoluzioni quotidiane, osservare, giorno per giorno le trasformazioni che il proprio pensiero produce.

Le nostre risposte all'affollamento di idee e di opere, alla confusione ed alla distorsione mediatica sono il silenzio e la sottrazione, la nostra arma è la pazienza. Perché è non cambiando niente che tutto è diverso.

Come Lucifero, abbiamo scelto di regnare all'inferno, piuttosto che servire in paradiso.

Come Dubuffet crediamo che “La vera arte non è mai dove ci si aspetta che sia: nel luogo dove nessuno la considera, nessuno la nomina. L'arte detesta essere riconosciuta e chiamata per nome. Scappa immediatamente. L'arte ama l'anonimato. Appena è scoperta, appena viene additata, fugge.” (ADENM3)

Al via la nuova avventura di Komà

La prima galleria d’arte contemporanea nel Molise ritorna nella formula tra pareti in muratura. Il nuovo progetto artistico si caratterizza come un contenitore di cultura e di idee, una cornice per interventi artistici di “confine”.L’inizio di questo nuovo racconto è affidato a Luca Rossi con la mostra “Retrospettiva”.

Luca Rossi, un emerito cialtrone o colui che sta mettendo con le spalle al muro il piccolo sistema dell’arte nostrano? L’ennesimo commentatore anonimo di siti e blog o un artista che fa arte attraverso riflessioni amare e preoccupanti? Il fenomeno Luca Rossi, commentatore compulsivo e blogger dissennato, divide gli animi da qualche mese a questa parte.

Fabio Cavallucci dalla sua lettura…”Non si sa chi sia realmente. In ogni caso è la personalità piu interessante del panorama italiano di questo momento. Lo è perché, insieme ai contenuti, rinnova anche il linguaggio. In prospettiva, potrebbe modificare anche il sistema”.

Retrospettiva non è solo un insieme di progetti passati, ma soprattutto una prospettiva sul "retro" rispetto l'idea di spettatore e di museo. Una visione non convenzionale verso uno spazio dato; la capacità dello spettatore di attivarsi ancor prima di incontrare la prossima opera d’arte convenzionale. Il progetto consiste in una serie di post stampati e attaccati alle pareti della galleria. Ogni post, indicato al momento opportuno, presenterà al meglio un progetto passato. 11 progetti sono divisi in tre aree tematiche: indicare, viaggiare, modificare. Questa documentazione è integrata con la possibilità di stabilire una chat in diretta con Luca Rossi attraverso Skype. Il tema della chat saranno le motivazioni dell'opera e del verbo "operare". Da queste motivazioni potrà discendere o meno un'opera inedita.

Luca Rossi ….”La maggior parte degli atti mentali e fisici degli uomini non arrivano affatto a consapevolezza, perchè non ce n'è alcun bisogno in un'ottica di conservazione della vita. Al contrario credo che possiamo conoscere veramente solo ciò di cui abbiamo coscienza e consapevolezza. Pertanto il "mi piace" di facebook può diventare una lotteria casuale capace di precluderci di conoscere e quindi di godere del piacere o del dispiacere di qualcosa. Per "conoscere" non intendo "imparare", quanto uno stato di predisposizione e apertura”.




venerdì 20 aprile 2012

Kalenarte: il disegno del tempo

Kalenarte
IL DISEGNO DEL TEMPO
opere di Stefania Fabrizi e Susanne Kessler
a cura di Lorenzo Canova
coordinamento di Massimo Palumbo e Iole Ramaglia

L’inaugurazione delle nuove opere si terrà sabato 21 Aprile 2012 ore 16.00 MUSEO all’APERTO ARTE CONTEMPORANEA DI KALENARTE
presentazione delle nuove opere di Stefania Fabrizi e di Susanne Kessler

ore 17.30 Galleria Civica D’Arte Contemporanea Franco Libertucci.
PRESENTAZIONE CATALOGO KALENARTE Il disegno del tempo

Nella linea della sua tradizione ormai ventennale, il progetto di arte contemporanea Kalenarte di questa edizione è dedicato a due artiste di provenienze e formazioni diverse: Stefania Fabrizi e Susanne Kessler che hanno concepito ciascuna un’opera site specific, due installazioni permanenti all’aperto che dialogheranno con il paesaggio e con il tessuto urbano di Casacalenda.
Il titolo di questa edizione, Il disegno del tempo, vuole alludere al disegno come elemento che unisce il lavoro delle due artiste, sia nel senso della progettualità che come forma di espressione autonoma per la creazione e la realizzazione delle opere.
L’idea del disegno del tempo vuole riferirsi anche a quell’idea di tracciato storico e antropologico e al senso di continuità tra passato e contemporaneità che stanno alla base del progetto Kalenarte: come se il tempo stesso avesse disegnato il territorio di Casacalenda e la sua memoria, la sua storia umana e sociale e come se le artiste avessero intuito le trame e gli orditi di quel disegno riscoprendole nel loro lavoro, disegnando il tempo e allacciandosi così alla storia del luogo per ritrovare frammenti della sua anima segreta.
Stefania Fabrizi, che collabora con l’Università del Molise come docente di disegno e attività espressive, ha concepito un’opera dedicata al gioco e all’infanzia di Casacalenda, un mosaico a parete con una bambina che gioca a palla, disegnata sul muro come un’ombra vibrante e chiara del ricordo e del presente che trascorre, una presenza lieve fatta di tessere di pietra chiara e d’oro in dialogo con le case e i muri, con la storia e il futuro, con la luce e il passaggio delle stagioni nell’antico centro molisano.
Per Kalenarte Susanne Kessler ha invece immaginato un’installazione vista come una sorta di affaccio che lega il territorio cittadino e la sua campagna circostante, un’opera dove una piramide leggera e quasi impalpabile vuole creare una nuova energia di sacralità che unisce il passato e il presente, una sorta di punto di raccordo tra il celeste e il terreno che si evidenzia anche nella pianta di Casacalenda impressa sulla ceramica, intreccio complesso di trame e di segni vibranti che svelano il respiro delle vite nascoste nei meandri delle vie e delle piazze in un’antica e intensa relazione con la natura del luogo.

Kalenarte, museo all’aperto di Casacalenda, costituisce dal 1990 una meta immancabile per appassionati ed artisti. Un progetto, Kalenarte, che rilegge luoghi trascurati o anonimi del paese attraverso la lente del rapporto Arte-Architettura, facendo in modo che il territorio torni in questo modo a raccontare nuove storie, sprigionando la forza poetica, insita nei luoghi. Fortemente voluto dall’architetto Massimo Palumbo , promosso e sostenuto dall’Associazione Culturale Kalenarte e dal Comune di Casacalenda, il progetto kalenarte recupera ed esalta spazi dimenticati, facendo sì che la scultura se ne riappropri e con leggerezza ed eleganza inglobi parte di essi esaltandoli ed armonizzandoli.
Artisti emergenti di qualità e artisti già affermati, si sono lasciati emozionare ed ispirare dagli scorci di questo piccolo borgo, dai suoi boschi, dai suoi abitanti e hanno contribuito con le loro opere a fare di Casacalenda un centro qualificato di ricerca d’arte nel campo del linguaggio delle arti visive. Tra gli artisti presenti a kalenarte spiccano Hidetoshi Nagasawa, Costas Varostos, Carlo Lorenzetti, Adrian Tranquilli, Romano Fabbri e molti altri. Nel 1997, grazie all’esperienza di Kalenarte, viene anche inaugurata la Galleria Civica intitolata a Franco Libertucci, artista di Casacalenda, personaggio e figura significativa del panorama artistico nazionale. La Galleria Civica, accoglie oggi le opere che provengono principalmente dalle donazioni degli artisti ospitati nel Museo all’Aperto, alle quali hanno poi fatto seguito altre provenienti da artisti che, venuti a conoscenza di questo ambiente culturale dinamico, ne desideravano far parte. Oggi a distanza di vent’anni Kalenarte e il suo progetto vanno oltre e nuove pagine, nuove storie, si vanno a scrivere.

Ufficio stampa Giovanna Raspa : giov.raspa@gmail.com 3921199296
f: AMICI DI KALENARTE MUSEO ALL’APERTO d’ARTECONTEMPORANEA
Comune di Casacalenda : 0874 841237

Per rimanere aggiornati potete seguire su FB la pagina Amici di Kalenarte

Il blog di Vincenzo Marola

Segnaliamo con piacere il nuovo blog dell'artista molisano Vincenzo Merola che, come recita il sottotitolo, ospiterà Piccoli esercizi di straniamento per una visione trasversale dell'arte e della cultura contemporanea. Il link è il seguente http://vincenzomerola.blogspot.it/ mentre abbiamo estratto un interessante post sull'odierna situazione dei musei, che vogliamo condividere.



Tira una brutta aria

Il comunicato diffuso qualche giorno fa dal MiBAC, in cui si afferma che la Direzione Generale del Ministero ha avviato le procedure per il commissariamento della Fondazione MAXXI di Roma, ha generato un clima di agitata preoccupazione. Il CdA del MAXXI ha accolto con sorpresa la notizia e ha prontamente convocato una conferenza stampa per illustrare i dati economici, difendere il proprio operato e precisare che l'impossibilità di approvare il bilancio preventivo per il 2012 sarebbe derivata da un ulteriore taglio dei fondi da parte del MiBAC. Infatti Pio Baldi, presidente della Fondazione MAXXI, ha dichiarato che per ora il Ministero ha assicurato un finanziamento pari a due milioni di euro, contro i sette milioni del 2010, decurtati a quattro milioni nel 2011. L'Associazione dei Musei d'Arte Contemporanea Italiani ha rimarcato il danno d'immagine subito dal museo romano e ha chiesto udienza al Presidente del Consiglio e ai ministri competenti non solo sul caso MAXXI, ma anche per presentare un dettagliato rapporto sulla situazione degli altri musei d'arte contemporanea italiani. La Galleria Civica di Trento, il MAN di Nuoro e il MADRE di Napoli stanno attraversando momenti difficili e il destino di queste e altre realtà non sembra al momento basato su solide certezze. Mentre una parte della stampa assume posizioni fortemente critiche sulle scelte del MiBAC (Artribune chiede le dimissioni di Lorenzo Ornaghi, il collettivoOccupiamoci di contemporaneo rilancia con una petizione), a Casoria il direttore del CAM Antonio Manfredi brucia alcune opere della collezione del museo per protestare contro l'abbandono delle istituzioni culturali.
Al di là dei fatti e delle responsabilità politiche, l'attuale contesto socio-economico impone una seria riflessione sull'inevitabile trasformazione degli spazi museali. A tal proposito, nel numero di marzo di Flash Art è apparso l'articolo di Pierluigi Sacco intitolato "The space between": una lucida analisi sulla possibile evoluzione dell'idea di museo nel prossimo futuro. Tra l'altro la questione è affrontata abbracciando problematiche collegate inscindibilmente con le evoluzioni metamorfiche cui sono oggi costretti i musei occidentali: il ruolo sociale dell'arte e dell'artista, la necessaria trasformazione del museo da spazio di contemplazione passiva a spazio di produzione, la sua integrazione con la vita quotidiana. La crisi genera una discontinuità che costringe alla ricerca di riferimenti identitari alternativi, non solo per costruire musei più rispondenti alle esigenze del presente, ma anche per ripensare lo status dell'artista. Scrive Sacco: "Essere artisti potrebbe tornare a essere una condizione più che una professione, una scelta esistenziale che implica il legarsi a luoghi, a persone, a situazioni nelle quali si scommette il senso della propria vita".

giovedì 5 aprile 2012

Molise - Il programma della XIV Settimana della Cultura

Il MiBAC, anche quest’anno, promuove la XIV Settimana della Cultura dal 14 al 22 aprile 2012. L’iniziativa, volta a valorizzare il Patrimonio culturale italiano, prevede l’apertura gratuita di musei, aree archeologiche, monumenti, archivi e biblioteche statali su tutto il territorio nazionale. Il Molise, attraverso gli Istituti di settore afferenti al MiBAC, realizza un calendario di appuntamenti che aiuteranno a conoscere meglio la realtà culturale della nostra regione.


Il programma completo delle iniziative da scaricare.
Molise - PROGRAMMA XIV SETTIMANA DELLA CULTURA

Nell'ambito delle manifestazioni si segnala questo convegno: Pittura e rappresentazione del Paesaggio. Dalla cura nel passato ai pericoli nel presente, a cura del sopr. Daniele Ferrara e di italia Nostra. Interverranno:


I di Capua, grandi mecenati in Molise.Fioravante Vignone, Donato D'Alessandro. Soprintendenza del Molise
Paesaggio simbolico e veduta nella pittura rinascimentale: il caso del Castello di Gambatesa. Tommaso Evangelista. Storico dell'arte.
Il Territorio tra storia e tutela. Mario Ziccardi. Storico
Il restauro del Paesaggio. Massimo Bottini. Consigliere nazionale Italia Nostra



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...