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venerdì 14 dicembre 2012

Il baldacchino per Santa Lucia

Virginia Zanetti - Il Baldacchino per S. Lucia

Una delle opere, forse la più rappresentativa e toccante, realizzate dagli artisti durante la residenza Vis a Vis e che verrà presentata domani nella mostra documentativa del progetto alla galleria Limiti Inchiusi di Campobasso.

Virginia Zanetti. PERCHE' CHIEDI A ME CIO' CHE TU PUOI OTTENERE?/ IL BALDACCHINO PER S.LUCIA, legno lavorato ed intagliato e tessuto di lino ricamato, 160 x 80 x 80 cm, Chiesa di S.Lucia, Montemitro, 2012 Vis a Vis Artists in Residence - Virginia Zanetti - Non c'è Due senza Tre - Montemitro Perchè chiedi a me ciò che tu puoi ottenere? Baldacchino per S.Lucia S. Lucia protettrice della vista e della visione intesa anche come saggezza, viene festeggiata ed omaggiata più volte durante l’anno dal paese di Montemitro; qui infatti nel XV secolo, in segno di una profonda venerazione, i profughi croati trasportarono la statua lignea della santa. L’esito dei processi di realizzazione di un baldacchino per S.Lucia, possibile con il contributo degli abitanti locali, è un’opera-espediente per riunire la comunità su un tema tradizionalmente sentito e per riflettere sulla natura delle relazioni e sulla responsabilità individuale - centrale in tal senso la risposta di S.Agata alla supplica che Lucia le faceva per la madre “perché chiedi a me ciò che puoi ottenere tu?”. Il baldacchino richiama nella struttura e nella forma una tenda, simbolo di ogni popolo emigrante e qui riferimento specifico ai movimenti di arrivo-ritorno di persone . Proprio la tenda, bianca in omaggio alla purezza, è stata realizzata dalle donne del paese come composizione di tanti fazzoletti su cui, per ogni nucleo familiare, viene o verrà ricamata una parola bianco su bianco a espressione di ciò che noi vorremmo dagli altri. L’opera suggerisce vari livelli di significato: la riflessione sulle dinamiche relazionali, l’omaggio all’arte creando un “contenitore” per una scultura precedente, l’incontro tra funzione estetica e d’uso, il rischio-auspicio che l’intervento sul rito esistente diventi con il tempo un arricchimento “canonizzato” dello stesso.


Viteliù al Maci

Un weekend per scoprire l’essenza della Prima Italia, con l’evento-spettacolo dedicato al Romanzo Storico di Nicola Mastronardi

Sabato (17.30) e domenica (10.30) l’Officina della Cultura di Isernia ospita l’evento di presentazione di “Viteliú – Il nome della Libertà”.

Due giorni per scoprire l’universo nascosto dei Sanniti e dei Popoli Italici. L’Officina della Cultura e del Tempo Libero di Isernia ospita sabato 15 dicembre (ore 17.30) per la rassegna “Sabato al Maci” edomenica 16 dicembre, in occasione del treno speciale sulla Transiberiana d’Italia (organizzato da Trans.Ita Onlus) la presentazione del romanzo storico di esordio dello scrittore molisano Nicola Mastronardi, “Viteliú – Il nome della Libertà” (edito da Itaca Edizioni e già disponibile in tutte le librerie italiane), un viaggio nell’universo dei Sanniti, Marsi, Peligni e dei dodici popoli italici che osarono opporsi al dominio romano, guidati da un anelito di indipendenza e dal sogno di formare una nazione, Viteliú, la Prima Italia. Gli attori molisani, Giorgio Careccia e Barbara Petti, Luca Cataldi (voce narrante) sabato pomeriggio daranno vita, con una creativa scenografia, ai contenuti del romanzo. Mentre, il pianista internazionale Simone Sala (vincitore di numerosi concorsi musicali e già con una carriera internazionale in corso, ideatore del festival “Wordl Music Project) farà vibrare le sue dita sui tasti del pianoforte, diffondendo la musica che ha composto per l’esclusivo spettacolo. Domenica mattina, invece, la presentazione di “Viteliú – Il nome della Libertà” si ripeterà per tutti gli amanti della linea ferroviaria Carpinone-Sulmona, che attraversa paesaggi, monti e vallate di Molise e Abruzzo, luoghi in cui il romanzo è ambientato e posti in cui nacque la storia di una nazione. Nicola Mastronardi proseguirà il viaggio in treno fino a Roccaraso e sul convoglio saranno letti alcuni brani del suo prezioso volume, che restituisce il tassello mancante della straordinaria epopea italica alla storia antica.

Il tour di Viteliu continua...

17 Dicembre (Festa della Regione Molise) Campobasso, ore 16.00 con Michele Placido

28 Dicembre Agnone (Is)

29 Dicembre Bojano

12 Gennaio Roma (Fondazione "Crocetti") 

15 Gennaio Roma (Campidoglio)

19 Gennaio Ascoli Piceno

giovedì 13 dicembre 2012

Lutto per l'editoria molisana - morto Francesco Palladino


"E' morto ieri all'età di 87 anni il fondatore della nostra tipografia Francesco Palladino.

A lui si devono i successi di un delle aziende tipografiche più rinomate della regione e l'omonima casa editrice, che ha stampato oltre mille libri, oltre a tantissime innovazioni, compresa l'installazione per la prima volta in Molise dei metodi di stampa offset e lynotype. Senza dimenticare il fortunato
punto commerciale Foto Lampo gestito oggi dalla figlia Marilina. Grande imprenditore, amante del bello e dell'arte, 'Cecchino' ha realizzato il suo ultimo progetto attraverso l'allestimento di una galleria aperta a tutti i possibili esperimenti culturali. Si tratta della Sala Azienda per le Arti gestita con passione dal figlio Gino e dalla nuora Giovanna. 'Cecchino' ha seguito con amore e presenza costante l'attività tipografica ed editoriale fino all'ultimo, nonostante l'aggravarsi delle condizioni di salute. Le sue visite in tipografia e la presenza costante alle iniziative culturali realizzate anche negli ultimi mesi dalla Palladino Company rappresentano oggi un segno di amore per il lavoro e un esempio di straordinaria volontà e desiderio di essere sempre utile alla causa. L'Open space di Via Colle delle Api è la ragione stessa della nostra pagina Facebook che resterà chiusa in segno di lutto fino al termine di questa settimana, con sola apertura ai commenti di questo posto per i messaggi di cordoglio. La grave perdita lascia un vuoto incolmabile nel panorama dell'imprenditoria e dell'editoria regionale. I funerali di Francesco Palladino si svolgeranno oggi alle 15.30 nella chiesa di San Paolo in Via Tiberio a Campobasso".

Sara Pellegrini

Segnalo la messa online del nuovo sito dell'artista termolese Sara Pellegrini sul quale è possibile vedere, in ordine cronologico, molti dei suoi lavori in bilico sempre tra matericità e astrazione, e un forte senso degli elementi. L'ultima serie, in basso, è quella dei Poliuretani

"Il ciclo di opere più recente di Sara Pellegrini è nato spontaneamente dalla ricerca diun lavoro più immediato, capace di cogliere l'idea al volo e realizzarla nel più breve tempo possibile. L'artista, dopo aver maturato una serie di cambiamenti stilistici e aver raggiunto una piena consapevolezza di sé, sente l'urgenza di trasformare la materia nel prodotto creativo finito. L'unico materiale da sfruttare velocemente, che le dia anche una resa esteticamente eccellente, è il poliuretano espanso, un polimero a struttura spugnosa, estremamente leggero, in quanto frutto di una reazione del poliestere, e isolante sia termico, che acustico. C'è il gusto di andare a pescare nei materiali industriali, normalmente utilizzati per i rivestimenti protettivi, vincendo la sfida di mutarli in vere e proprie opere d'arte. La caratteristica di trattenere il suono e il calore conferisce ai poliuretani un'intensità energetica non indifferente, che la superficie impregnata di colore riesce a sfruttare grandemente.
Tanto è lo spessore di questi lavori, tanta è la loro leggerezza e quello di Pellegrini è infine un ritorno allo status mentale riconosciuto durante la produzione delle terre. La materia acquista una levità sostanziale, che non corrisponde all'apparenza: le opere di questo ciclo sembrano fatte di legno, perché allo stesso modo è trattato il poliuretano, facendo saltare via cubetti di materia dalla superficie. Ecco spiegato allora il differente rapporto con il tempo di realizzazione del quadro: se in precedenza era soprattutto un tempo mentale di progettazione dell'opera, adesso è un tempo fisico, tutto concentrato sulla lavorazione diretta della materia, un modus operandi che richiede una completa dedizione. Tutto è fatto con un alto grado di libertà, recuperata per essere impiegata in una tecnica raffinata in anni di esperienza. Questo risulta essere un momento fondamentale nel percorso artistico dell'autrice termolese, che sente di aver concluso così un primo periodo importante della sua ricerca e sceglie di raccoglierne i frutti in questa elegante monografia".




Silent Places - fotografie di Mauro Presutti



“SILENT PLACES”
Personale di Mauro Presutti

Mostra Fotografica
Inaugurazione sabato 15 Dicembre ore 18.30
15 / 29 dicembre 2012

La lentezza del viaggio.

«Il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma». Così scriveva Bruce Chatwin nei suoi diari e l’idea dell’irrequieto viaggiatore mi sembra particolarmente felice in quanto nasconde anche una piccola riflessione di ordine estetico. Il viaggio incidendo sulla nostra percezione delle cose riesce a modificarne la visione, ovvero dà forma alla mente, intesa come strumento di costruzione di immagini, attraverso una lenta educazione al visibile. Anatomia dell’esperienza che è capace di alterare i punti di vista per aprire al senso e alla contemplazione. Se viriamo il discorso sulla fotografia la riflessione ci appare ancor più interessante poiché se il mezzo espressivo del fotografo è la “scelta”, intesa come opzione valutativa sulla realtà che si ha di fronte attraverso la selezione e la separazione, tale scelta può assumere delle precise fisionomie, delle matrici, dei punti espressivi, anche inconsci, rintracciabili e valutabili. I lavori di Mauro Presutti sono scatti legati al viaggio e per tanto vivono dell’intimo legame che si viene a creare, celandosi, tra l’artista e i luoghi, un legame che è sempre interiore e che in foto percepiamo esclusivamente come engramma, come leggera traccia veritativa di un determinato spazio colto in un determinato tempo. In una cultura visuale, anche e soprattutto fotografica, dominata dall’elettronica e dalla saturazione del ritocco dove assistiamo alla fine di quello che gli studiosi chiamano indexicalità (enunciazione della sua contiguità analogica con il denotato), la fine cioè della necessaria presenza del reale per l’immagine cine-fotografica, un ritorno ad un preciso e nascosto lavoro sul paesaggio reale mi sembra interessante. Presutti interpreta e cattura i propri stati d’animo nati dal confronto con luoghi estremi e desolati, ma mai desolanti, e lo fa attraverso il mezzo fotografico che fissando luci e colori scava nel fenomeno ottico per trasportarlo sul piano immateriale dell’idea intima di quel luogo. La sensazione è che lo spazio, con le sue vastità inquiete, si perda in una circolare solitudine per poi ritornare, purificato, nel punto immateriale di messa a fuoco rimanendovi sospeso. La lontananza è priva di riferimenti ma mentre l’ambiente può risultarci indistinto, “esotico” e non facilmente accessibile, quasi respingente, ad una prima occhiata, l’orizzonte ci appare sempre netto e regolare. Una linea marcata e precisa taglia in due la foto dividendo in maniera ora dolce ora violenta le forme naturali di dune e montagne da cieli carichi di luci e giochi di nuvole; questa linea assurge quasi a stilema raccontandoci dei siti, delle regioni esplorate, ma anche delle attese e delle aspettative in quanto apre ad un oltre inedito e nascosto. Il senso profondo dei territori esplorati da Presutti affiora nei lavori lentamente, attraverso calcolati giochi di luci e ombre, contrasti e chiaroscuri ora leggeri ora più marcati ma mai eccessivamente violenti e spiazzanti, con la macchina se si adegua agli spazi e non ricerca il punto di vista distorto o urlato. La vista (e anche la fotografia), infatti, va educata alla lentezza del viaggio.

Tommaso Evangelista.





martedì 11 dicembre 2012

Vis a Vis - Mostra documentativa e presentazione catalogo



Vis a Vis - Artists in Residence Project

15 dicembre 2012
ore 18,00
inaugurazione presso la galleria Limiti Inchiusi di Campobasso della Mostra documentativa e presentazione Catalogo

Il programma di residenza del progetto “Vis a Vis” termina ufficialmente e, per l’occasione, sarà presentato al pubblico il materiale documentativo dell’intero iter progettuale. I lavori realizzati, pur nella loro unicità, hanno contribuito alla creazione del disegno di una vera e propria rete di opere d’arte, convalidando la figura dell’artista contemporaneo non autoreferenziale ma capace di innescare una serie di sinergie con il territorio e i fruitori. La mostra rappresenta, dunque, l’evento conclusivo di questo lungo percorso e assume, volutamente, un taglio documentativo al fine di fornire una chiave di lettura il più possibile completa ed esauriente. L’esperienza della residenza è una di quelle pratiche fondamentali nella formazione artistica in quanto a beneficiarne è l’intera comunità coinvolta e questo rappresenta un aspetto sostanziale in relazione al problema della percezione del dato artistico. Partire dal territorio e lavorare su esso è il primo “gradino” utile alla diffusione e all’avvicinamento dei possibili fruitori d’arte.

Artisti:

Emanuela Ascari (Bologna) / Guilmi (CH)
L’artista ha esplorato il territorio sulle tracce di una storia sconosciuta fino al rinvenimento di un reale sito archeologico. L’opera è un lavoro sulla terra e sulla storia che si realizza a diretto contatto con il territorio, al limite tra immaginario e realtà.

Claudio Beorchia (Treviso) / Acquaviva Collecroce (CB)
La riflessione sul tema dello spopolamento dei piccoli centri è il senso profondo del suo lavoro, inteso come problema reale e condizione comune a molti borghi italiani. Non è una analisi delle cause a interessare l’artista ma l’idea della percezione che le persone hanno di questo fenomeno.

Cinzia Laurelli (Isernia) / Carpineto Sinello (CH)
Tre differenti performance hanno caratterizzato il lavoro dell’unica artista molisana presente nel progetto. Dalla riflessione sui livelli di interpretazione del fare artistico al recupero della memoria collettiva, passando per un concreto intervento di “servizio al cittadino”.

Virginia Zanetti (Firenze) / Montemitrto (CB)
I suoi interventi ricalcano la matrice relazionale improntata, appunto, sullo studio delle dinamiche che intercorrono fra le persone, sul modo di approcciarsi all’altro, mantenendo salda l’attenzione al contesto di riferimento. Le opere nascono da una reale e condivisa aderenza al territorio.

www.visavisproject.it
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