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mercoledì 10 luglio 2013

Eppure mi sento molisano - di Adelchi Battista


Giorni fa, una bella rivista molisana che si chiama ‘Il Bene Comune’, ha organizzato una registrazione televisiva in un teatro, nel quale alcuni esponenti della società civile hanno raccontato il loro sentirsi e il loro non sentirsi ‘molisani’. Questo, più o meno, il testo del mio intervento.

Io non mi sento molisano. Io lo sono, per diritto di nascita e per eredità storica. Mio padre è albanese, mia madre è vòlgare, nel senso che viene dal Volga, Volgàre o Bùlgara, mio nonno Longobardo, mia nonna Normanna, e i miei zii sono Svevi e Albanesi.

Il molisano non esiste, perché è la somma di decine di popoli, e io sono quella somma e quel risultato.

Io non mi sento molisano perché il mio paese, come gran parte dei paesi non sanniti e non romani del Molise è stato fondato dai monaci. I monaci vi hanno stanziato le famiglie che lavoravano in schiavitù, che si chiamasse conduma o livellaria, ovvero la decima parte del raccolto da donare sempre e comunque al monastero o all’istituzione religiosa, poi diventata una chiesa, una confraternita, un seminario, un partito, un vescovo. Io non mi sento molisano perché sono un laico in una terra posseduta dai preti.

Eppure mi sento molisano perché da laico so riconoscere la tradizione. Riconosco la possente e millenaria cultura che la religione ha portato nei borghi medioevali rimasti intatti e poi abbandonati, il culto dei santi che pesca a piene mani dal paganesimo romano, normanno, svevo e longobardo. Riconosco i culti celtici, vichinghi, slavi, saraceni e spagnoli, riconosco l’eco dell’intera Europa e del bacino Mediterraneo, e mi riconosco in questa tradizione perché essa mi ha formato ed educato, e mi ha fatto stare al mondo, lontano dal Molise ma orgoglioso della mia origine.

Ma come si fa a sentirsi molisani quando la statura storica della nostra terra è stata calpestata da ogni sorta di padrone, padrone del feudo, del latifondo, conte, duca, capo di famiglia potente? Laddove finì la schiavitù dei monaci, incominciò quella dei balivi, dei nobili, dei feudatari e dei prepotenti. Ancora adesso le famiglie potenti e prepotenti mi governano e impediscono la mia emancipazione, impediscono lo sviluppo della mia cultura millenaria, distruggono le mie bellezze naturali, devastano con ogni sorta di ammennicolo leguleio le mie terre, i miei pascoli, le mie antichissime strade, i miei castelli e le mie cattedrali, riducendo persino la bellezza dell’agone politico a uno squallido gioco di potere tra studi legali.

Perciò mi sento molisano, come molisani furono coloro che si ribellarono alla prepotenza romana, i molisani che si ribellarono alle scorrerie dei Saraceni, a quelle degli Svevi, ai borboni nel 1647 e nel 1799, i molisani che si ribellarono ai Savoia nel 1860 e agli angloamericani nel 1943-44.

Mi sento molisano, unico popolo dell’Italia repubblicana ad essersi autodeterminato 50 anni fa, e ancora capace di ribellarsi contro le belle parole del positivismo razionalista, contro lo sviluppo, l’industria, l’europa, il turismo di massa e tutte le stupidaggini che ogni volta ci vengono a raccontare, che sono la parte peggiore e deteriore della civiltà occidentale, quella che vorrebbe segarci in due con un’autostrada, i suoi tir, i suoi autogrill, il suo combustibile fossile e suoi fast food.

Quando tutto questo sarà una realtà nessuno di noi si sentirà più molisano, perché tutti saremo cittadini del mondo, ogni nostro dialetto sarà spazzato via dalla lingua dei computer e dei televisori, e noi saremo i perfetti consumatori del nulla, sudditi, morti ammazzati nel nome di un progresso finto che ci avrà azzerato nel Pensiero Unico. Saremo allora non molisani, ma annientati componenti del Villaggio Globale.

Ebbene io invece sono, mi sento e voglio essere molisano, cioè ribelle, refrattario, testardo e conservatore, non del privilegio di pochi o del potere del re, ma conservatore del bene e dei beni comuni, di tutti, perché il molisano vero lascia intatto il mondo, così come lo ha trovato.



mercoledì 3 luglio 2013

Pittura in Molise: luoghi e personaggi - Il nuovo numero di Archeomolise

Il numero 16 di Archeomolise, presto in distribuzione per gli abbonati, sarà un numero monografico, imperdibile, dedicato alla pittura in Molise. Curato da Dora Catalano e Roberta Venditto presenta una serie di articoli che ripercorrono la storia artistica molisana dal medioevo fino al contemporaneo.Come è scritto nella prefazione: "Si è scelto di offrire una rappresentazione della storia della pittura in Molise attraverso alcuni quadri scenici, di indagare alcuni momenti che abbiamo ritenuto esemplificativi. Ne è scaturita una rappresentazione in più atti, ognuno con il suo luogo ed il suo tempo".


Indice:

La pittura "in frammenti" a S. Vincenzo al Volturno, di Serena La Mantia e Pasquale Raimo
Donato a Gambatesa: uno speculum principis di maniera romana, di Roberta Venditto
Ciriaco Brunetti di Oratino, di Valentina Marino
Pietro Saja, di Dante Gentile Lorusso
Charles Moulin. Un'impressione critica, di Tommaso Evangelista
Intervista ad Achille Pace, di Vincenzo Merola

Oltre il Ponte - catalogo della mostra

Ho messo finalmente online il catalogo della mostra Oltre il Ponte. Omaggio a Giaime Pintor e ai caduti della Resistenza, collettiva d'arte al Museo delle Memorie di Rocchetta al Volturno, col patrocinio del comune, per la ricorrenza del 25 aprile 2010. E' una mostra alla quale sono particolarmente legato essendo stata la prima da me curata ed essendo tra le più belle e significative, con opere di grande qualità, e naturalmente con la presenza di Charles Moulin.


martedì 2 luglio 2013

Intervista a Franco Cappellari

Specializzato in reportage geografico e particolarmente attento al colore, Franco Cappellari, fotografo di Venafro, località molisana della provincia di Isernia, collabora con diverse riviste di viaggi ed enti ufficiali del turismo (Argentina, Venezuela, Sudafrica, Cina e così via). Dal suo racconto traspare l'importanza che sia il viaggio sia la fotografia rivestono nella sua vita professionale e non solo. Nikonista da sempre, si dedica anche alla fotografia sportiva, prediligendo gli sport d'azione, in particolare il rugby. Ama fare trekking, quindi lunghe passeggiate in montagna, andare in mountain bike e degustare vini (bianchi in estate, rossi in inverno). Autodidatta – l'interesse per il vino gli è stato tramandato dal padre – sarebbe probabilmente diventato un sommelier se non fosse stato definitivamente rapito dalla fotografia.

Sul tuo sito web si osservano bellissime fotografie aeree. Rientrano in un particolare progetto?
Più che di un solo progetto parlerei di progetti e committenti diversi. Delle immagini aeree che vedi pubblicate sul mio sito, alcune mi sono state per esempio commissionate dall'ente del turismo keniota per la realizzazione della campagna europea del Kenia.
Ho avuto qui la possibilità di sorvolare diverse aree, per quattro ore, a bordo dell'elicottero dei guardiaparco. Una esperienza indimenticabile anche perché la fotografia aerea è una delle mie più grandi passioni. Abbiamo quindi osservato dall'alto la Rift Valley e i laghi del Kenia, con milioni di fenicotteri che abbellivano ulteriormente il paesaggio. Oltre a questa esperienza, ne ho vissute altre simili in Venezuela, in Colombia e a Panama.

Ci si sposta sempre a bordo di un elicottero?
No, a volte si fotografa dall'aereo, altre volte dalla mongolfiera. In Venezuela ho volato a bordo di un Cessna.

Ci sono differenze fra un mezzo e l'altro? Dal punto di vista fotografico intendo...
Sì, qualche differenza c'è. La mongolfiera si sposta più lentamente, produce meno vibrazioni rispetto a un aereo o a un elicottero e soprattutto ti consente di lavorare in silenzio. Dal punto di vista tecnico quindi, cambiano le impostazioni della macchina da un mezzo di trasporto a un altro.


Tu quale preferisci?
L'elicottero, perché ti permette spostamenti rapidi e in ogni direzione, e di fotografare rimuovendo il portellone e utilizzando un'imbragatura. Si ha così un ampio raggio d'azione.

Hai in programma di fare altre fotografie aeree?
Assolutamente sì. Il progetto che ho in mente e per il quale ho già iniziato a lavorare, consiste nella pubblicazione di un libro composto di soli scatti aerei ripresi qui in Molise. Potrebbe chiamarsi “Molise from the Sky” ma non l'ho ancora deciso.

Dalle tue immagini traspare una grande passione per i viaggi. Esistono situazioni favorevoli e altre che lo sono meno?
Mi piace molto viaggiare, è vero. E mi ritengo fortunato perché durante i miei viaggi ho la possibilità di mettere in pratica l'altra mia passione, la fotografia. Due aspetti della mia vita, quindi, strettamente legati. Quanto alle situazioni più o meno favorevoli allo scatto, soprattutto quando sei lontano, direi che sono legate alla tranquillità del luogo, o al contrario, alle tensioni sociali o alla sua difficile situazione economica. Non ho mai vissuto per fortuna situazioni di grande disagio, forse perché, almeno in alcuni luoghi, come il Venezuela, faccio attenzione a muovermi con le dovute cautele.

Il Venezuela quindi richiede attenzione?
Sicuramente. Diciamo che se non hai alle spalle una scorta, diventa davvero difficile fotografare e soprattutto tornare sani e salvi a casa. Sai bene quanto Caracas, la capitale, sia pericolosa. Ricordo uno dei primi viaggi fatti per la Venetur, nel 2010, ente governativo del turismo venezuelano. Ci era proibito uscire dall'hotel senza la scorta, ci si muoveva in auto con i vetri oscurati e con mille precauzioni. Se consideri che lì si usa violenza per derubare il malcapitato di turno del telefonino o degli occhiali da sole, puoi immaginare cosa possa scatenare una fotocamera di valore.



Turisticamente parlando, potrebbe fare di più?
Molto, ma molto di più. Considerare enorme il potenziale turistico del Venezuela è riduttivo. Stiamo parlando di uno dei posti più belli del mondo, in termini paesaggistici e quindi fotografici. E non è solo lo splendido Mar dei Caraibi su cui si affaccia a renderlo tale: il Venezuela ha nella sua parte interna autentiche meraviglie naturali vedi la laguna delle cascate di Canaima nello stato del Bolivar. Senza considerare che sono i principali esportatori di petrolio al mondo: con la Fiesta da me affittata nell'ultimo viaggio, facevo il pieno con soli 50 centesimi.

Dove invece senti di esprimerti al meglio?
Mi sono trovato benissimo in Canada, in Argentina e in India. E anche in altri paesi come il Kenia e il Sudafrica. È importante ovunque usare il classico buon senso e svolgere il lavoro di fotografo con la giusta serenità.

Ho l'impressione che tu faccia poco uso del bianco e nero? Sbaglio?
No, non sbagli. A me piace il colore perché il mondo... lo vedo a colori! Credo che i colori siano quanto di più bello abbia creato il Padre Eterno. Ritengo che tanti posti meravigliosi della terra, ma anche tanti paesaggi italiani, perderebbero molto se fossero privati del colore. Certo esistono situazioni in cui si può rendere bene in bianco e nero, ma occorre trovare il soggetto giusto.

Del tipo?
Tipo i ritratti e alcuni paesaggi, semmai con cieli nuvolosi, quindi un po' drammatici. Ritrarre in bianco e nero un cielo terso, azzurro, ha veramente poco senso. 


Noto che da anni collabori con diverse riviste di viaggi? Quanto credi che sia cambiato nel tempo l'approccio alla fotografia da parte degli editori?
È cambiato molto e non sempre in meglio. Tra social network e siti web di confronto e condivisione fotografica – Flickr per farti un esempio -, diventa facile trovare fotografie on-line senza alcuna spesa o a fronte di costi molto bassi. Tutto ciò complica l'attività di noi fotografi che abbiamo sempre più difficoltà a vendere il nostro lavoro, seppur di alta qualità. Vanno inoltre scomparendo gli editori che commissionano lavori ben precisi per cui tocca a noi fotografi proporre e attendere una risposta positiva. Se consideriamo il segmento turistico, sono nate tante riviste di cui sinceramente non ricordo neanche i nomi, che non badano certo alla qualità, né dei testi, né delle immagini. È questo l'andazzo degli ultimi tempi.

Sembri un fotografo davvero versatile. Da quale genere fotografico ti senti particolarmente attratto e da quale meno?
Personalmente penso che un fotografo che voglia definirsi tale, debba essere in grado di fotografare, più o meno bene, in tutte le situazioni. Non metto in dubbio tuttavia che a ognuno resti la propria specializzazione, nel mio caso il reportage di viaggio e in seconda battuta lo sport, il rugby in particolare. Se dovessi citarti invece un genere di fotografia con la quale non mi cimento, è la fotografia di matrimonio. La fotografia devo sentirla dentro altrimenti preferisco non scattare. Ho fatto in tutto tre matrimoni in vita mia, di cui due di amici, senza compenso ma per puro piacere, e uno, a Roccamandolfi (comune del Molise, ndr), perché in costume d'epoca. È stata questa un'esperienza particolare, voluta dallo sposo, Tonino Scasserra, storico del costume, poiché tutti gli invitati erano vestiti secondo lo stile molisano antico.






Taccuini d'artista - I percorsi nascosti della creattività a Campobasso



TACCUINI D’ARTISTA"I PERCORSI NASCOSTI DELLA CREATTIVITA" Archivio Internazionale “Taccuini d'Artista” di Donato Di Poce ( 130 Artisti – in rappresentanza di 13 nazioni) MOSTRA INTERNAZIONALE ITINERANTE c/o Campobasso, AxA – Palladino Company Catalogo, Palladino Editore 07 Luglio al 28 Luglio , 2013 – Inaugurazione Domenica 07 Luglio ore 20,00 Con performance musicale di PEPPE RENNE Installazione LA STANZA DI ARLES e I Taccuini di Van Gogh di Mauro Rea 
A cura di Donato Di Poce e Mauro Rea.
Direttore artistico, Mauro Rea


ESTRATTO DELL'INTRODUZIONE DI DONATO DI POCE

"il "taccuino d'artista" e' tante cose: non solo e non piu' un diario, non sempre e non ancora un libro d'artista, non solo un insieme d'idee o una "poesia visiva", qualcosa di piu' di un "Carnet de voyage" o di uno "Cahier" delle intenzioni, poi potrei dire che e' una lavagna magica di memoria e di desiderio e un feticcio artistico, ma che e' soprattutto:

Una grammatica di icone, segni e scritture 
La genesi inconscia di un fondamentale e nuovo medium comunicativo
Un'azione creativa e un libro di sogni
Un esercizio di liberta', creativita' e d'intimita' con il mondo

Se, poi mi chiedessero: Qual e' l'importanza storica e la novita' estetica dei taccuini? Dovrei rispondere che il taccuino d'artista forse e' la piu' importante novita' stilistica contemporanea, ma e' allo stesso tempo una riscoperta di un medium che gia' nel Rinascimento con Leonardo da Vinci aveva trovato il suo piu' geniale interprete, in cui l'artista ascolta il suo respiro e inventa il suo linguaggio" (Continua...)
Elenco Artisti Partecipanti: Autore Nazionalità

Acquati Wallendorf Elena Germania
Ardau Barbara / Mimmo Di Caterino Italia
Angeli Sergio Italia
Antonucci Alessandro Italia
Apostolo Roberto Italia
Balena Vincenzo Italia
Beeme Josè Spagna
Bello Marisa/Spagnul Giuliano Italia
Bencini Ennio Italia
Blaiotta Gaetano Italia
Boschi Anna Italia
Briganti Catia Italia
Butte Aube Italia
Caremi Angela Italia
Carlotta Carmen Italia
Casiraghy Alberto Italia
Cerri Giovanni Italia
Cibaldi Silvia Italia
Cinini Ferdinando Italia
Classe III F Q.Di Vona (MI) Italia
Colantoni Domenico Italia
Colnaghi Franco Italia
Colucci Gerardo Italia
Conti Carlo Marcello Italia
Conti Paolo Italia
Costanzo Giancarlo Italia
Cotelessa Giuliano Italia
Crisanti Giulio Italia
D'Onofrio Sara Italia
Danelli Maria Elena Italia
De Santis Nico Italia
Di Poce Donato Italia
Di Poce/Fettolini/Mariani Italia
Donorà Luigi Italia
D'Orazio Paolo Italia
Dossi Fausta Italia
Dossi Roberto Italia
Epeo Italia
Falco Marina Italia
Fadini Luciano Italia
Fedi Fernanda Italia
Fehr Gretel Italia
Ferrario Anny Italia
Fettolini Armando Italia
Formenti Raffaella Italia
Franco Manuela Italia
Gallingani Alberto Italia
Gatto Agnese Italia
Gabriele Sergio Italia
Geranio Massimo Italia
Gini Gino Italia
Gismondi Federico Italia
Giunta Valeria Italia
Gregorovich Nevia Italia
Guaricci Enzo Italia
Izumi Oki Giappone
Korporal Maria Olanda
Korzekwa Cynthia America
Lauria Anna Italia
Lee Chen Cina
Lentini Alfonso Italia
Liuzzi Oronzo Italia
Lombardi Mara Italia
LOME ( Lorenzo Menguzzato) Italia
Lorandi Tania Belgio
Magnabosco Nadia Italia
Manzoni Gian Ruggero Italia
Mariani Luigi Italia
Martin Monica Italia
Mastropaolo Cinzia Italia
Massaro Pietro Italia
Medda Italo Italia
Mazzini Manuela Italia
Merini Alda Italia
Mesch Maria Germania
Micozzi Maria Italia
Miglietta Enza Italia
Milot Mirashi Alfred Albania
Minedi Gabi e Maria Patrizio Italia
Mitrano Annalisa Italia
Montenero Riccarda Italia
Taccuino della Mostra di Soncino Italia
Nasseredine Alì Libano
Orazio Gaetano Italia
Pace Achille Italia
Pagani Elisabetta Italia
Pecci Guido Italia
Pezzuco Francesco Italia
Picariello Antonio Italia
Piselli Mario Italia
Plevano Roberto Italia
Porzano Giacomo Italia
Porta Catherine Svizzera
Prota Giurleo Antonella Italia
Ragozzino Luciano Italia
Rea Mauro Italia
Rinaldi Franco Italia
Rizzi Alina Italia
Rosi Chiara Italia
Rossi Di San Polo Claudia Italia
Sacheli Enzo Italia
San Tina Italia
Sangermano Paolo Italia
Savoi Alba Italia
Sergi Stefania Italia
Sergio Gianfranco Italia
Serra Mario Italia
Sbarbati Stefania Italia
Schatz Evelina Russia
Selvetti Miriam Italia
Soddu Stefano Italia
Stradivarius Italia
Tamegaya Fumiyo Giappone
Ubaldi Roberta Italia
Vetrano Marzia Italia

Il taccuino di Achille Pace

lunedì 1 luglio 2013

Le pitture rupestri di Civitanova del Sannio

E così in Molise abbiamo anche una serie di pitture rupestri scoperte recentemente a Civitanova del Sannio


Promosso dal Comune di Civitanova del Sannio (IS), in collaborazione con la Direzione Regionale del Molise (MBC) e l’Università degli Studi di Ferrara, il 5 luglio 2013, a partire dalle ore 10, nell’Auditorium comunale, avrà luogo la presentazione delle risultanze della ricerca, coordinata dall’Università degli Studi di Ferrara e condotta in Località Morricone del Pesco di Civitanova del Sannio dalla Cooperativa archeologica “Le Orme dell’Uomo”, dal titolo “Pitture rupestri Preistoriche e Protostoriche nel Riparo Morricone del Pesco a Civitanova del Sannio”. Vi prenderanno parte il Sindaco Lidia Iocca, il Presidente della Provincia di Isernia Luigi Mazzuto, il Presidente del Consiglio regionale Vincenzo Niro ed il Direttore regionale dei Beni Culturali del Molise Gino Famiglietti. A relazionare saranno invece Gino Lastoria, civitanovese cui si deve la segnalazione nella primavera del 2011 di un’ampia parete rocciosa recante incisioni e pitture rupestri, appartenenti probabilmente al tardo Paleolitico, ed i professori Dario Sigari e Carlo Peretto dell’Università degli Studi di Ferrara. Media partner la Volturnia Edizioni di Cerro al Volturno (IS), alle 11.30 è prevista anche una escursione-visita al sito, raggiungendo, nelle adiacenze del Tratturo Lucera-Castel di Sangro e nella citata Località Morricone del Pesco, la parete rocciosa che funge da “riparo” (lunghezza 8 metri circa e profondità massima 2) per quattro raggruppamenti principali di pitture di colore nero ed incisioni, che sono state oggetto di indagine.

ALL’OMBRA DEL RIPARO (dalla relazione della Cooperativa archeologica “Le Orme dell’Uomo”, che ha condotto la ricerca)

Pur se in cattivo stato di conservazione, sulla parete rocciosa si riconoscono almeno quattro figure dipinte di animali, che consentono un confronto cronologico e culturale con altri ritrovamenti europei. Nello specifico è possibile ricondurre ad una probabile fase del tardo Paleolitico una figura zoomorfa, tracciata a linea di contorno di dimensioni ridotte (12x8 cm) con pigmento anche interno al dorso, che ne accentua il carattere naturalistico. Inoltre si annovera la traccia di una raffigurazione schematica ad andamento obliquo (4,5x5,5 cm), con un asse centrale da cui dipartono quattro coppie di segmenti tra loro subparalleli , il cui riferimento a contesti neolitici è possibile grazie al confronto con quanto rinvenuto nella Grotta dei Cervi di Porto Badisco in provincia di Lecce. Altre pitture, sempre su base stilistica, possono essere ricondotte all’Età del Ferro, in particolare, almeno tre figure di animali (mediamente di 20x20 cm), di cui una è palesemente un equide. Analisi spettroscopiche sui pigmenti consentono di affermare che la figura più arcaica è stata realizzata con ematite. Dunque […] il riparo Morricone del Pesco, oltre ad essere il primo con attestazioni di arte rupestre trovato in Molise, allargherebbe ulteriormente i confini delle manifestazioni artistiche dei nostri antenati nell’Italia centro-meridionale, segnalando testimonianze artistiche già in una fase del Paleolitico superiore.

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