Sabato 28 settembre si inaugura il nuovo suggestivo allestimento del Museo di Santa Chiara, il Museo archeologico di Venafro. Per l'occasione nel chiostro saranno organizzati, dal Comune di Venafro e dal Ministero per i Beni culturali, un concerto di musica popolare, laboratori didattici ed altri eventi. Il Museo archeologico di Venafro è ospitato all'interno del monastero seicentesco di Santa Chiara, in cui aveva trovato sede il piccolo museo civico istituito nel 1931 in seguito ai ritrovamenti archeologici del 1919 in località Terme di S. Aniello. Oltre all'antica raccolta il museo conserva anche i ritrovamenti provenienti dai recenti scavi archeologici che hanno permesso di conoscere meglio l'insediamento sannitico e la Venafro di età imperiale. L'esposizione museale si articola in due piani (piano terra e primo piano) secondo criteri cronologici e tematici, e mostra i diversi aspetti e le diverse realtà della vita quotidiana, pubblica e privata.
martedì 24 settembre 2013
lunedì 16 settembre 2013
Ipotesi di unione - Opere scultoree di Antonio Natale di Maria
Ipotesi di Unione
Personale di Antonio Natale di Maria
21 settembre - 20 ottobre 2013
Inaugurazione sabato 21 settembre ore 18.30
Galleria Artes Contemporanea
Viale Elena 60, Campobasso
Tentativi di unione
(estratto dal testo critico di Tommaso Evangelista)
"Le sculture di Antonio Di Maria vivono sul sottile equilibrio della forma, nel tentativo di dare consistenza (tattile) a visioni frammentarie che vengono a fondersi nella materia viva della struttura. Il tentativo di unione sottolineato nel titolo è proprio questo sforzo dell’artista da una parte di mettere ordine nella concezione di opera e dall’altra di sommare le idee per presentarle come intimamente combinate e armonizzate. Lo stile, pur influenzato da certe tendenze primitiviste e naif, non rompe mai con i canoni classici tradizionali preservando figuratività e narratività pertanto ogni lavoro è di per se una storia da leggere in divenire, nella somma dei tempi che solo la statuaria riesce a presentare in simultanea. Il linguaggio, invece, spaziando dalla figurazione oggettiva alla rappresentazione simbolica all’astrazione, somma l’organico e il materico producendo un effetto piacevolmente distonico, ovvero per nulla dissonante (Eco). Il centro dell’intervento di Di Maria è l’immaginario archetipico delle forme mai chiuse in se stesse, nell’incomunicabilità dell’emblema e del sintomo, bensì sempre capaci di rivelare un racconto e pertanto di aprirsi al senso e alla lettura. Le virtù mitopoietiche del materiale plastico permettono un sottile scavo nell’inconscio per cui la materia oltre ad avere una forma, plasmata abilmente e con grande perizia tecnica, si costituisce anche in una storia...."
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| primavera |
domenica 15 settembre 2013
Immagine del Vespro - Arte sacra al Santuario dell'Addolorata
Il dolore e la speranza: arte sacra al Santuario dell’Addolorata
Centro don Nicola Lombardi, Santuario dell’Addolorata,
via Santuario 40, Castelpetroso (IS)
20 settembre – 26 ottobre 2013
Orari di apertura
da Lunedì a Venerdì 9.30-13.00 15.30-18.00
Sabato e Domenica 9.30-13.00 15.30-19.00
Con il patrocinio della
Regione Molise
Diocesi Campobasso-Bojano
Organizzazione mostra
Don Massimo Muccillo, Vicario Episcopale per il Santuario
Direzione artistica e curatela
Tommaso Evangelista, storico e critico d’arte
Organizzazione e coordinamento
Giovanni Antonioli, artista
Mostra fotografica Santuario dell’Addolorata
a cura di Officine Cromatiche fotoamatori Isernia
In occasione dell'inaugurazione della mostra IMMAGINE DEL VESPRO - arte sacra al Santuario di Maria Addolorata Di Castelpetroso - all'interno del Santuario Rodolfo Papa, pittore, teorico e storico dell’arte, rifletterà sulla specificità e l'identità dell'arte sacra. Interverranno Don Massimo Muccillo, Vicario Espiscopale per il Santuario, Tommaso Evangelista, storico dell’arte e curatore dell'esposizione. Rodolfo Papa è esperto del Sinodo, docente di Storia delle teorie estetiche presso la Pontificia Università Urbaniana, artista e Accademico Pontificio.
Programma:
ore 15.30 Conferenza Riflessioni sull’arte sacra
Prof. Rodolfo Papa
Docente di storia delle teorie estetiche, Università Urbaniana di Roma
Ore 17.00 Santa Messa
Ore 18.00 Saluti delle autorità
Apertura mostra
Evento della mostra su FB https://www.facebook.com/events/156024607939250/
La mostra Immagine del Vespro, organizzata da Don Massimo Muccillo, Vicario Espiscopale per il Santuario, e curata dallo storico dell’arte Tommaso Evangelista, prende il titolo dalle cosiddette Vesperbild, le piccole sculture in legno, nate in area tedesca nel 1300, che rappresentano la Pietà e il cui nome si riferisce all’uso, all’ora dei Vespri del Venerdì Santo, di meditare sulle cinque piaghe di Cristo morto che giace sulle ginocchia della Madre. Il legame, naturalmente, è con l’immagine dell’Addolorata come si è mostrata tante volte durante le apparizioni promuovendo anche un’iconografia del tutto nuova nell’emblematico gesto “sacerdotale” di offerta. Tale rappresentazione fu fissata sulla tela, per la prima volta, nel 1889 dal pittore romano Giovanni Battista Gagliardi e questa immagine, oggi in mostra, è diventata la riproduzione canonica degli eventi di Castelpetroso. Nell’esposizione si è voluto affrontare, allora, proprio il problema legato all’origine della prima immagine presentando tutte le opere presenti in Santuario che potessero ricostruire il percorso dell’icona. Parimenti si è voluto dare all’evento un taglio storico allestendo, per la prima volta, un percorso documentario sull’arte nel Santuario. Le opere di Amedeo Trivisonno (verrà presentata anche una pala d’altare, la Deposizione, tolta da una cappella per essere fruita in maniera più ravvicinata), di Marcello Scarano, di Alessandro Caetani (bozzetti della via Matris), della Famiglia Marinelli (calchi delle formelle del portale di sinistra), spesso bozzetti o studi preparatori o lavori fruiti per la prima volta lontano dal contesto liturgico, ci aiutano a ricostruire l’intera vicenda artistica del complesso monumentale che è stato l’ultima costruzione in stile neo-gotico ad essere completata in Italia. Anche i bozzetti della famiglia Chiocchio, di Oratino, che si occupò della lavorazione di tutte le decorazioni in pietra della chiesa, ci aiutano a focalizzare l’attenzione sull’importanza e la difficoltà dell’impresa, aprendo una parentesi su un settore, quello artigianale, spesse volte ignorato dalla critica. Unitamente alle opere legate al Santuario si è voluta arricchire l’esposizione presentando altri lavori dei maggiori artisti che vi hanno lavorato. Di Scarano, autore della Via Crucis del Santuario (in esposizione anch’essa), è stato esposto un inedito polittico con le storie di Cristo e altri soggetti sacri, tra i quali una splendida Deposizione; di Trivisonno, autore delle otto pale d’altare, è presentato invece un pregevole quadro sulla Sacra Famiglia e un’inedita opera giovanile, proveniente dalla chiesa di San Rocco di Carpinone, del 1927, probabilmente tra i primi lavori a tema sacro su tela e recentemente attribuita al pittore da Evangelista. Le opere di Rodolfo Papa, infine, oltre a testimoniare la continuità, in territorio molisano, della linea figurativa a soggetto sacro portata avanti prima da Trivisonno e poi dal suo allievo Leo Paglione, anch’egli in mostra, segnano un’apertura al futuro sia nell’iconografia (si veda la tela con l’Addolorata) sia nel patrimonio artistico della chiesa dato che lo splendido bozzetto per la decorazione della cupola va proprio nella direzione di un arricchimento, di bellezza e di teologia, del complesso. Infine, poiché deve rimanere sempre forte il legame tra la storia e il presente, si è dedicata una sezione alla collettiva d’arte. Una selezione dei migliori artisti molisani, pittori, scultori, ebanisti, che si sono confrontati con tematiche religiose o con la stessa immagine dell’Addolorata, ci aiuta a comprendere come il legame con le forme e la rappresentazione non deve essere mai smarrito se si vuol comunicare i messaggi dell’arte sacra autentica. Proprio la presenza di opere di grandi maestri locali, favorendo un interessante confronto di carattere storico e formale, conferisce autorevolezza e senso alle opere presenti in collettiva. I lavori selezionati, degni per l’indagine di un senso intimo che coinvolge la stessa idea del ruolo dell’artista nella società, ci raccontano del tentativo, con tutte le difficoltà legate al collasso del sistema artistico, di riappropriazione della struttura e del senso e, in linea generale, del “corpo” della pittura e dell’arte. L’esposizione di fotografie delle Officine Cromatiche, inoltre, dimostra come l’immagine del Santuario non perda mai il suo fascino e continui sempre, con la sua forma significante e le sue bellezze artistiche, a ispirare chi, per propria inclinazione, è alla perenne ricerca dell’aspetto, della luce e del colore. Lo studio nato in preparazione della mostra ha tentato di legare gli eventi delle apparizioni all’idea stessa di forma, analizzando l’iconografia (con i suoi modelli) e la fortuna critica dell’immagine dell’Addolorata; parimenti è stata fatta una ricerca mirata di fonti e documenti per ricostruire la storia artistica del Santuario, le tante testimonianze presenti nella chiesa e i diversi artisti che vi hanno operato, per dare una visione quanto più possibile organica dell’arte sacra in Molise come sintetizzata in questo luogo di fede. A conclusione l’idea di fondo dell’intera mostra, e degli studi, è stata quella di aver voluto creare, visivamente e concettualmente, una linea di continuità tra tutte le esperienze artistiche legate al Santuario per restituire una volta per tutte, alla critica e al fruitore, un fondamentale e purtroppo poco conosciuto frammento di storia artistica molisana.
venerdì 13 settembre 2013
giovedì 12 settembre 2013
Mimi, Coco e Co - Personale di Danielle Villicana D'Annibale
DANIELLE VILLICANA D'ANNIBALE
"MIMI, COCO & CO."
a cura di
MATILDE PULEO, ANGELO ANDRIUOLO,
FRANCESCO GIULIO FARACHI
ìn collaborazione con
ARS IMAGO DEI & VILLICANA D'ANNIBALE GALLERIA D'ARTE
14 / 26 settembre 2013
Inaugurazione sabato 14 settembre 2013 ore 18.30
apertura tutti i giorni ore 18.30 / 20.30
INGRESSO LIBERO
OFFICINA SOLARE GALLERY
Via Marconi, 2 Termoli (Italy)
La personale presenta il percorso astratto dell’artista californiana che da anni vive ad Arezzo, nell’ultimo decennio di attività e ospiterà una selezione di circa trenta opere dal 2003 al 2013, di cui venti inediti assimilabili al linguaggio artistico “ready-made Dada Pop”.
Presentazione
A volte la ricerca artistica cerca di accedere alle cose con strumenti di facile comprensione. S’identifica nella conoscenza dei fatti attraverso il canale più immediato e facile della vista, lasciando che l’aspetto esteriore sia l’elemento distintivo di un oggetto. C’è una componente ludica, spesso accompagnata da una discreta dose d’ironia, in quasi tutte le scelte pop e nel ready made storico, di cui molto si è parlato in passato, ma che forse – e specie in Europa - andrebbe ribadita con maggiore enfasi. Se non altro perché la cultura pop ci appartiene ancora, segna il nostro panorama visivo e vive cercando di creare valori nuovi, più densi di significati, più abbondanti. In alcuni casi perfino esagerati. Del pop si rivendica non soltanto la naturale vocazione al divertimento spettacolare, ma proprio la sua funzione evolutiva e paradigmatica.Vocazione sperimentale ed energetica che anche Danielle Villicana ha deciso di avere, assecondando in questo modo numerose sue convinzioni e caratteristiche. Si tratta in sostanza di una questione di scelta stilistica, di sfida e di tentativo personale di superare parametri passati. Si commisura col dato di fatto di non essere un’artista europea e sopratutto con la scarsa spinta al proselitismo, al reclutamento e dunque all’insegnamento morale. Ciò detto, resta innegabile che l’intera operazione di questa mostra e la spiccata attenzione verso sigarette, medicine e bustine di zucchero bianco siano molto di più di strumenti di facile comprensione. Sono ingombri decisi, strutture matematiche, giochi di pieni e di vuoti, composizioni geometriche, uso deciso del colore e presenza forte dell’oggetto che entra a far parte del lavoro. Ma non sono soltanto questo. I pacchetti vuoti e in alcuni casi coloratissimi, di sigarette americane o europee e i dispenser plastificati di pillole che si presumono essere espressione del carattere fortemente medicalizzato di ogni momento della nostra vita, si alternano nello spazio della tela all’altro elemento che di fatto, si relaziona con il problema della dipendenza: la bustina di zucchero bianco, oggi considerata altrettanto nociva e pericolosa. Espressione di una dipendenza che coinvolge ogni momento della nostra vita.
Fumo, medicine e zuccheri, all’interno di una battaglia che non vuole però mai essere quella di un’attivista quanto quella di un’osservatrice dell’ambiguità della vita e del carattere doppio e spesso contraddittorio delle nostre scelte. Tra l’altro, proprio questo recente lavoro di Danielle Villicana, americana d’origine e toscana d’adozione, dimostra con forza quanto una biografia non sia affatto una sequenza di dati o di avvenimenti a cui dare una progressione. Una biografia è piuttosto una questione complessa che molto esige dall’espressione artistica: le chiede di dipanare e d’interpretare ciò che di più oscuro si nasconde in essa col tramite della libertà e della ricerca di verità. Le chiede di rispondere e di manifestare con chiarezza il cosa sta per succedere. Nel tentativo dunque, di analizzare solo qualcuno dei suoi temi, si potrebbe partire da quello che cerca di dare senso alle pratiche quotidiane. Abitudini che, fortunatamente – nel caso di Danielle non sono più nel loro farsi. Non sarebbe stato possibile credo, studiarle dalla parte dei praticanti fumatori, così come del resto, non sarebbe stato possibile farlo al contrario: partendo dal punto di vista del curioso voyeur. Ciò che realizza Danielle è piuttosto un lavoro empatico e di comprensione verso un’umanità che non sa più sciogliere l’ambiguità o capire il doppio senso. Un’umanità soggiogata dalle opposizioni che sembrano caratterizzare la nostra società, fatta di compartecipazione verso il concetto di salute e malattia, vizio e piacere, verità e menzogna, controllo del volere altrui e libertà personale di scegliere. Composta cioè, da uomini sottomessi alla contrapposizione più oscura e complessa come quella tra bene e male.
Si tratta di opere dai toni sgargianti, dalle composizioni ora rigorosamente geometriche ora più scomposte che lasciano correre tra le righe una leggerezza che parrebbe essere una critica alla società dei consumi, ma che in realtà, lascia spazio all'ottimismo un po’ disincantato di Mimì, Cocò & C. Personaggi creati dalla cultura popolare per dare un nome alla doppiezza delle nostre convinzioni, sempre a metà strada tra l’incertezza paralizzante e la presunzione di essere noi il furbo di turno.
(Matilde Puleo)
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