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martedì 3 dicembre 2013

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano)”. Arte pubblica a Pesche

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta 
(ma pochi di essi se ne ricordano)” 

Bambini e artisti leggono il Presepe
Intervento d’arte pubblica nel centro storico di Pesche

A cura di
Tommaso Evangelista

In collaborazione 
con la scuola primaria di Pesche-Pettoranello

7 dicembre 2013 / 6 gennaio 2014

Inaugurazione 7 dicembre ore 17.00

Col patrocinio di
Comune di Pesche
Pro Pesche
I Presepi nel Presepe

Artisti partecipanti
Salvatore Amedei, Nino Barone, Giancarlo Civerra, Mariagrazia Colasanto, Lucia Di Miceli, Laura Luvi Fratangelo, Sara Iafigliola, Kunos, Manuel Malatesta, Cinzia Mastropaolo, Pop, Mauro Rea, Antonio Tramontano, Cristina Valerio, Veruska Ileana, Ivana Volpe

Con le installazioni di
Valentino Robbio

Luoghi
Le riproduzioni delle opere degli artisti saranno allestite lungo via di arciprete biondi, nel centro storico di Pesche. Nella sede della Pro-Loco, lungo le scalinate, invece, saranno allestiti i 16 disegni originali dei bambini oltre a tutti i disegni realizzati dalla scuola elementare di Pesche. Lo spazio accoglierà inoltre le installazioni di Valentino Robbio.


Presentazione

Nell’ambito della XIV edizione del concorso nazionale I Presepi nel Presepe organizzato dal comune di Pesche durante il periodo natalizio, e che vede il centro storico del paese trasformato in un museo a cielo aperto per l’installazione di presepi artistici e per la presenza di molte altre iniziative culturali, anche quest’anno si è voluta programmare una collettiva d’arte contemporanea. La formula, sperimentata con successo già nei precedenti anni, è quella di selezionare un tema specifico sul quale far lavorare gli artisti ed esporre l’opera realizzata, stampata su supporto da esterno, nel paese, per allestire una sorta di galleria urbana. L’intervento, che segue le dinamiche dell’arte pubblica, mira a riqualificare specifici spazi del centro storico e ad arricchire l’offerta “visiva” della manifestazione con uno sguardo al contemporaneo. Nelle precedenti edizioni si è lavorato sul concetto di famiglia (“La famiglia in vetrina. Ipotesi contemporanee sul concetto di unione”) e sull’idea del viaggio (“Quelli che vanno”), in riferimento a tematiche desunte dall’iconografia del presepe. Quest’anno, in collaborazione con la scuola primaria di Pesche-Pettoranello, si è scelto di lavorare con i bambini, come ricorda anche il titolo dell’evento che riprende una celebre frase di Antoine de Saint-Exupéry. Ai bambini di tutte le classi è stato chiesto di lavorare sull’immagine del Presepe, realizzando ognuno un singolo disegno legato ad un particolare personaggio o a un dettaglio della storia sacra. Di questi disegni sono stati successivamente selezionati 16 che a loro volta sono stati inviati ad altrettanti artisti. Gli artisti, in digitale o in “analogico”, hanno rielaborato il disegno del bambino offrendo una visione parallela e trasversale dell’opera, filtrata dal personale sentire. E’ emerso un mondo contemporaneamente onirico e vitale, corrispondente alle idee e ai segni dei piccoli ma capace di andare oltre, spingendosi per i sentieri delicati della forma, alla ricerca delle origini e di un senso intimo e interno che i disegni sembrano trattenere in maniera tanto immediata. La difficoltà degli artisti nel lavorare sulle opere dei bambini deriva appunto dal filtro che la società fa scendere sulla visione e sull’immaginazione, con conseguente smarrimento della purezza dell’idea, perché come riferiva giustamente Picasso «Tutti i bambini sono artisti nati, il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi». Nell’incontro (scontro) tra queste due modalità di osservare l’arte e il mondo, quella dei bambini e quella degli artisti, spesse volte si nasconde il segreto della grandezza espressiva di una poetica. Se il pensiero creativo infantile, infatti, è libero da sovrastrutture, legato esclusivamente all’immediatezza dell’osservazione, quello degli adulti, plasmato dall’esperienza e dalle convenzioni, può correre il rischio di smarrire la bellezza dell’innocenza e la grandezza dello stupore. Lo scopo della collettiva, quindi, seguendo la traccia iconografica del presepe, è stato quello di ripercorrere in senso inverso tale strada alla ricerca di archetipi e concetti che fossero quanto più possibili universali, alla scoperta di quel realismo naturale, frutto di schemi innati, e di quell’abilità visiva astratta che caratterizza tutta l’arte infantile e molte poetiche contemporanee. Anche la modalità espositiva, ovvero l’installazione delle riproduzioni delle opere tra i vicoli del borgo antico di Pesche, del resto, non fa che rimarcare la funzione itinerante dell’arte chiamata oggi più che mai a confrontarsi con gli spazi e con i luoghi dell’agire collettivo, nel tentativo disperato di salvarne il senso. Camminare è parlare, parlare è memoria, memoria è azione che permette all’individuo “teleoggettivo” e accecato di riterritorializzarsi, di riscoprire la propria tradizione e storia. Come scriveva De Certeau «ciò che spinge a camminare sono le reliquie del senso». E’ da queste reliquie, resti di tutte le finzioni del mondo salvate dalla purezza dei più piccoli, prendono origine le interpretazioni degli artisti. Opere alla ricerca di un senso nel singolare cammino nel mondo.

Tommaso Evangelista


dettagli





lunedì 18 novembre 2013

Molise - Un'altra storia - Settimana di eventi a Roma

Dal 22 novembre al 1 dicembre
oltre una ventina di iniziative in Garbatella

ROMA - Una settimana di eventi disseminati in diversi luoghi della Capitale – concentrati soprattutto nel quartiere Garbatella - per avvicinarsi alla più sconosciuta regione del Mezzogiorno. Oggi un po’ più conosciuta grazie alle location dell’ultimo film di Checco Zalone, “Sole a catinelle”.

E’ la missione di “Molise, un’altra Storia”, 26 iniziative riunite in un unico evento, che avranno luogo tra venerdì 22 novembre e domenica 1 dicembre con la regia del Formez PA, ente che attua progetti delle pubbliche amministrazioni, e il supporto di Regioni Lazio e Molise, Comune di Roma, VIII Municipio, Cna, Camera di Commercio, Millepiani (spazio condiviso di professionisti orientati all’innovazione) e associazione Forche Caudine (storico circolo dei molisani a Roma). L'evento gode del patrocinio di Expo 2015.

Ricco il programma che comprende otto mostre distribuite in altrettanti siti (dall’omaggio al disegnatore molisano Jacovitti a quelle su musei, castelli, folklore, agricoltura, emigrazione e memoria storica), spettacoli tradizionali, presentazioni librarie, esposizioni enogastronomiche ed artigianali (originale l’incontro tra gli artigiani molisani – creatori di zampogne, campane, coltelli e oggetti in pietra e rame - con il movimento romano dei makers, cioè gli artigiani digitali globalizzati).

“Molise, un’altra Storia”, con un logo in caratteri oschi che ne rimarca la prevalenza culturale, include anche un seminario sul Molise rivolto agli studenti delle scuole “creative” della Capitale (Accademia di belle arti, Istituto europeo di design, Istituto Rossellini cinetv, Quasar, Magica e Rufa), appuntamenti sulla mobilità sostenibile (con associazioni di trekking, biciclette e treni) e sull’integrazione degli immigrati (a cura di Arci Solidarietà ed Opera Nomadi), un incontro sull’apporto dei circa cinquemila operatori commerciali d’origine molisana che lavorano nella Capitale, per lo più ristoratori, profumieri. sarti e tassisti. 

Molta attesa per lo sbarco delle tante prelibatezze molisane presso il Mercato Garbatella di via Passino. Il periodo è quello del tartufo bianco, di cui il Molise è il maggior produttore europeo. Ma spazio anche ai celebri formaggi (tra cui la “stracciata”, prodotto a metà strada tra ricotta e mozzarella), al salume “ventricina”, allo straordinario vitigno autoctono Tintilia. Previsti laboratori del gusto e abbinamenti tra prodotto e territorio.

Nel corso della manifestazione l’VIII Municipio metterà a disposizione guide turistiche per visite guidate della Garbatella e animazione per i bambini.

Programma: www.moliseunaltrastoria.it - Informazioni: info@forchecaudine.it.

domenica 17 novembre 2013

Achille Pace su carta

Domenica 17 novembre alle ore 18.30 presso la Feltrinelli di Latina nuovo appuntamento con Mad on paper - La Feltrinelli - Maestri su “la scala rossa”, per questa occasione l’evento prevede l’inaugurazione della mostra personale del Maestro Achille Pace dal titolo “Achille Pace su carta”, a cura di Fabio D’Achille.

Come scrive il Maestro Achille Pace: “Il 1960 chiude un’epoca che aveva dimostrato che la razionalità non era stata una soluzione valida per evitare il grande conflitto. Ho attraversato l’informale con tutta la precarietà esistenziale, il senso di smarrimento e di disorientamento che la guerra aveva lasciato. Ho subito avvertito la necessità di uscire da una condizione esistenziale senza certezze e di trovare uno sbocco verso una mia identità. Ho quindi lottato con me stesso per riuscire finalmente ad individuare un mezzo che mi consentisse di esprimermi in termini di maggior ordine e maggior rigore, pur conservando il concetto di formatività del segno , affidato ad un procedimento in azione, momento per momento, non a un progetto predefinito. La mia pittura non è la classica metafora del reale. Essa è affidata all’idea di ‘concetto’, che sostituisce la rappresentazione fisica degli oggetti con una proposta di coinvolgimento mentale del fruitore. La povertà del mezzo usato e la ristrettezza dell’intervento segnico sulla superficie della tela, consistente in un campo neutro, di solito monocromo , di un tono variabile dal grigio al nero fumo, inserisce la tipologia delle mie opere nel filone dell’arte minimal e dell’arte povera, anche se quest’ultimo aspetto viene poco evidenziato dalla critica militante attuale che preferisce attribuirmi il ruolo di ‘poeta del filo’ pur riconoscendo il valore di liricità e di esistenzialità come messaggio fondamentale che le mie opere trasmettono”.

“Il mio lavoro richiede materiali che ho usato dalla fine degli anni ’50 ad oggi - prosegue il Maestro Pace -. Il filo di cotone, la stoffa e la terra sono tre elementi che predominano nelle mie composizioni ed è opportuno ch’io spieghi cosa essi significano per me. La mia poetica, cioè la mia scelta operativa mi ha portato a scegliere materiali che per se stessi siano i più naturali possibile. Sono materiali che, presi a se sono non espressivi, come appunto un filo o un pezzo di stoffa, la terra, la sabbia o un pezzo di legno. Sono inespressivi. Il riscatto della materia avviene attraverso la creatività. Il filo è un altro materiale povero, così anche la terra, ma sia l’uno che l’altra possono diventare linguaggio, possono esprimersi attraverso l’azione dell’artista. Il filo ha un valore anche simbolico, come anche la terra. D’altra parte, l’arte è sempre simbolica, procede sempre dal tipo all’archetipo e dunque, un filo diventa discorso logico, diventa psiche, diventa pensiero e, naturalmente, tutto questo diventa azione. Quello che è importante è che l’operazione o il concetto operativo parta sempre dall’idea quando si vuole creare. Il concetto deve essere abbinato alla materia creativa, perché esso, da solo, non è sufficiente; deve essere valido, deve contenere in sè la creatività”.

“Col materiale che adopero - spiega inoltre Achille Pace - le possibilità creative sono molto maggiori di quelle che avrei da un altro materiale che io poi, tra l’altro, sento meno... Questi due o tre materiali io li porto avanti da trentacinque anni e li trovo affini al mio modo di pensare ma quello che maggiormente mi rappresenta e nel quale mi identifico totalmente è il filo di cotone. Il motivo per cui ho assunto questo materiale è stato di ordine creativo, cioè, mi sono chiesto che cos’è la creatività. Ricordando un po’ il principio della Genesi, che è già descritta nel primo capitolo dell’Antico Testamento, ho verificato che la genesi è interpretata in tanti modi che, comunque, vogliono dire creatività, creazione. Ora, la creazione deve avere un principio e nell’arte specialmente deve avere un sistema, un metodo, quello che si dice una poetica, per la quale, nel mio caso,il filo procede dal punto, quel punto che trova nel suo procedere,momento per momento, quindi nel tempo e nello spazio esecutivo, la formatività di un’immagine. Esso, nel suo distendersi diventa forma, la forma in fieri, forma-formante, forma che è in formazione. Ecco, in questo senso il filo mi risponde molto bene a quello che era il mio interesse per ciò che è la creatività. È un concetto che si esprime attraverso la creatività, e il filo è per me l’elemento più idoneo, essenziale e concettuale per esprimere appunto un’immagine che non ha riferimenti né con la terminologia naturale né con altre, ma solo col processo creativo”.

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 14 dicembre il lunedì dalle 16 alle 20 e dal martedì alla domenica orario continuato 9-20. Lo rende noto MAD - Museo d’Arte Diffusa.

mercoledì 13 novembre 2013

L'officina di San Vincenzo


Ed(ipovisione)


ED(IPOVISIONE)
da Edipo Re di Sofocle

Regia, scene e luci NICOLA MACOLINO

TEATRO SAVOIA CAMPOBASSO
19 NOVEMBRE 2013 H. 21.00


Produzione ABRAXAS LAB 
con Giulio Maroncelli, Barbara Petti, Michele Mariano e con Gloria Di Biase, Antonio, D’onofrio, Letizia Iammarino, Antonio Iantomasi, Renzo Iantomasi, Antonella Macolino, Gennaro Santarelli, Mariaconcetta Santoianni, Antonio Soprano, Emanuela Vitulli, costumi Marina Miozza, regia, scene e luci Nicola Macolino.


NOTE DI REGIA

A cosa servono gli occhi se non ci permettono di vedere il male che commettiamo?

Cosa fa di un essere umano un “diverso”?

I temi della vista e della percezione sono centrali in Ed-Ipovisione: Edipo è colui che, non sapendolo, commette del male, poiché è incapace di leggere con chiarezza tutti gli accadimenti della sua esistenza, è colui che si acceca con la convinzione che gli occhi siano solo ingannevoli strumenti attraverso i quali l'uomo crede di acquisire una conoscenza della realtà, senza mai riuscirci, poiché l'essenziale è invisibile allo sguardo.

Se vivere in società significa dover accettare l'autorità dominante, condividere le regole che questa ha stabilito e sottomettersi al potere, anche se si è il potere, Edipo, contravvenendo a queste norme, si trasforma in un fattore di rottura dell'ordine, di sovvertimento dei codici condivisi dalla collettività ed assorbe su di sé lo stigma, il marchio, di una devianza fisica e morale, a causa dell'incapacità del potere di sopportare la diversità.

In questa "mia" tragedia, la Sfinge, come fosse un'attrazione circense, si reca quotidianamente sul suo “luogo di lavoro” per consumare i resti delle sue vittime, pazientemente catalogati e disinfettati dalla sua fedele assistente Anubi, accompagnatrice delle anime dei morti. Tiresia, pseudoscienziato transessuale, fa dei suoi escrementi strumenti di divinazione. Creonte, in canottiera e pistola, si ostina nella sua rude ars retorica, nel tentativo di trovare un capro espiatorio da punire ed allontanare. Edipo si prepara a combattere, scrutando il mondo attraverso una lente che distorce la sua percezione. Giocasta, immobile sul trono di Laio, in preda a deliri di identità, cerca di soddisfare il suo istinto materno attraverso oggetti perturbanti che minacciano di ucciderla. Una presenza inquietante si insinua tra la folla per disinfettare l'ambiente dalle impurità. Mentre un coro di "moderni medici della peste", figure in perenne lutto, ignare del senso di quanto accade, li osserva, li accompagna, ride, piange, gioca, decifra enigmi.

I personaggi di Ed-Ipovisione, inseriti in una dimensione atemporale ed asettica, vagano confusamente nello spazio scenico, quasi senza percepire la presenza dell'altro, ognuno racchiuso nella propria dimensione solipsistica e incomunicabile. Tra flash, visite oculistiche, funerali, rumori assordanti, urla, troni e macchinari, questa tragedia, totalmente riscritta, è concepita e costruita rielaborando codici e linguaggi che riflettono sulla complessità contemporanea.


Prevendita su Campobasso: 
presso Associazione Musicale Thelonious Monk (Ex-ONMI) 
Via Muricchio 1, dal lunedì al venerdì 16,00 20,00 Tel. 087498805

Info e prenotazioni:
Abraxas Lab 338 3183197

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