Nella galleria del Museo Regionale di Capodistria saranno presentate le opere del nuovo ciclo pittorico del giovane artista molisano Paride Di Stefano. La serie pittorica dal titolo Pagus Mundi Magis sara' accompagnata anche da una serie di video eseguiti dallo stesso artista e da una performance durante il vernissage. Inaugurazione 18 dicembre ore 19.
martedì 17 dicembre 2013
domenica 15 dicembre 2013
Ritorno alla forma La linea figurativa e realistica nell’arte molisana del Novecento
Ritorno alla forma
La linea figurativa e realistica nell’arte molisana
del Novecento
A cura di
Francesca Della Ventura
Tommaso Evangelista
Col patrocinio di
PROVINCIA DI CAMPOBASSO
21 dicembre 2013 / 12 febbraio 2014
Inaugurazione sabato 21 dicembre ore 18.00
Galleria Artes Contemporanea
Viale Elena, 60, Campobasso
Artisti:
Antonio D’Attellis
Antonio Di Toro
Walter Genua
Giovanni Manocchio
Giulio Oriente
Leo Paglione
Gilda Pansiotti D’Amico
Rodolfo Papa
Antonio Pettinicchi
Marcello Scarano
Amedeo Trivisonno
Vincenzo Ucciferri
Abstract
Una delle peculiarità dell’arte molisana contemporanea è stata quella di non aver mai smarrito una spiccata linea figurativa. Fuori dalle correnti più significative, lambita solo superficialmente dalle tensioni del Futurismo, lontananel dopoguerra dai dibattiti sull’astrattismo, la regione ha mantenuto intatta un modo di saper dipingere e scolpire che affonda molte radici nella tradizione più nobile dell’arte italiana. Il merito principale del perdurare di tale tendenza è da ascrivere soprattutto a Amedeo Trivisonno e Marcello Scarano. Mentre il primo, Trivisonno, ha creato una vera e propria “scuola” formando diversi validi artisti in relazione, in particolare, all’arte sacra autentica, Scarano ha ispirato una ricerca sempre sulla forma ma letta in chiave maggiormente espressiva e intimista. I dibattiti sorti agli inizi degli anni Sessanta, di rottura e tensione, e liberazione di un’arte non più legata alla forma ma al concetto, andavano contro gli epigoni e gli esponenti meno innovativi della pittura, i cosiddetti “pittori della domenica”, ma mai contro i grandi maestri. Una collettiva sulla linea figurativa e realistica nell’arte molisana è un atto dovuto alla storia della regione per fissare alcuni punti certi, per riscoprire maestri dimenticati e soprattutto per mostrare un’arte sempre attuale e mai anacronistica, fatta di sapere tecnico e progettuale ma anche di spiccate doti creative; è anche un’occasione di studio e di approfondimento su artisti significativi del Novecento. Oltre alle opere di artisti storici si sono voluti esporre anche i lavori di pittori che, pur nel perdurare delle correnti e degli “ismi”, non hanno mai abbandonato il pennello e la forma. La collettiva ha diversi pregi. Ha la pretesa di concentrare su poche pareti un secolo di arte molisana seguendo la linea della forma; vuol presentare una rassegna quanto più completa ed esplicativa degli artisti figurativi molisani, ovvero di quei pittori che maggiormente hanno indagato la raffigurazione, mostrando legami, derivazioni e ispirazioni; cerca di rivalutare contesti poco indagati dalla critica, mostrando un ambiente estremamente vitale e di forte spessore tecnico e qualitativo. Parlare della forma significa indagare l’intima natura dell’arte, capace di schiudere, nel gesto personale del rappresentare, la visione concreta e spirituale dell’artista chiamato a farsi carico del reale per comunicarlo all’esterno. Se l’astratto è tensione emotiva e riconfigurazione in chiave sintetica dell’idea, la costruzione sulla e intorno alla figura comporta un perenne agire sulla struttura interna del dipinto per veicolare, nello scontro tra immagine e percezione, una personale osservazione sull’unicità del mondo.
giovedì 12 dicembre 2013
Isernia in punta d'inconscio - P.A.C.I
comunicato stampa
Il critico d’estetica contemporanea Paolo Meneghetti parlerà, chiudendo l’Esposizione Collettiva d’Arte Contemporanea “P.A.C.I. 2013”. Ospitata presso l’Auditorium d’Isernia, in questa hanno partecipato i poeti, i pittori, i fotografi, gli scultori del Molise... e non (essendo il suo bando aperto a tutto il territorio nazionale). Precisamente, nella serata conclusiva, l’’Associazione Culturale “SM’ART”, organizzatrice dell’esposizione, procederà alle singole premiazioni. Paolo Meneghetti, assieme alla storica dell’arte Gioia Cativa, ha curato la selezione sulla pittura, la scultura e e la fotografia. Alla serata conclusiva, parlerà anche il Prof. Luigi Alfiero Medea, critico letterario. Egli ha curato la selezione delle poesie. Paolo Meneghetti, nella sua prolusione d’estetica, ci ricorda che la città d’Isernia è circondata dai monti, nella loro conca. Essa ha un borgo antico, lungo il “cuneo” d’un pendio. Gli artisti in mostra (in tutto, una trentina) quasi riconfigurerebbero la conca fra i monti, nell’abbraccio con le opere, così da elevarle sentimentalmente. Paolo Meneghetti citerà la poesia di Rainer Maria Rilke e di Fernando Pessoa, interpretandole però in via psicanalitica. Per il primo, esisterà la “conca” dei fiori, dove il nostro sguardo “dormirebbe” profondamente. Per il secondo, la poesia dovrà “abbracciare” la mente, portando con la sua universalità “all’abdicazione” d’ogni senso. Nella serata conclusiva del 15 Dicembre, l’Organizzazione conferirà quattro premi: uno per sezione (per la pittura, la scultura, la fotografia e la poesia).
Ha scritto Paolo Meneghetti, nel catalogo ufficiale dell’Esposizione:
< ...L’inconscio degli artisti si percepirebbe come una “conca”, della mente che pensi. Allora, loro ricercheranno la “punta”… della Verità. Qualcosa che “sgonfi” l’empasse della mente, nel suo inconscio (quando i pensieri sarebbero tortuosi). In effetti, gli artisti ci mostrano una via ascensionale sia più tratti sia varie forme (specie per quelle circolari). Sarebbe il “cuneo” della Verità, mosso spiritualmente tramite “l’abbraccio” del nostro sguardo... >
lunedì 9 dicembre 2013
giovedì 5 dicembre 2013
Ri-Letture - Personale di Salvatore Amedei
SALVATORE AMEDEI
"Ri-Letture"
A cura di Tommaso Evangelista
7 / 23 dicembre 2013
Inaugurazione sabato 7 dicembre 2013 ore 18.30
Apertura tutti i girni 18.30 / 20.30
Officina Solare Gallery
Via Marconi, 2 Termoli
Ri-Letture
Opere di Salvatore Amedei
Le parodie e le caricature sono le critiche più acute
Aldous Huxley
La storia dell’arte, soprattutto negli ultimi anni, è ricca di riletture e rimandi, riflessioni su opere del passato e interpretazioni dei lavori di grandi artisti. Il concetto di citazione, sdoganato dal significato etico ed operativo che poteva avere nell’arte moderna dove la copia era omaggio ai grandi maestri, acquisizione dello stile e rimodulazione delle forme, vive oggi nella tensione tra anacronismo e postmoderno poiché spesse volte la lettura non è altro che un meccanismo per destrutturare il messaggio. La Pietà di Michelangelo di Jan Fabre, vista come scheletro, o le infinite variazioni sul Cenacolo di Leonardo, o ancora le insufficienti attualizzazioni fotografiche di opere celeberrime, con l’eccesso della visione conducono tutte alla perdita dell’aura dell’opera originale e di quella riprodotta. C’è sottotraccia un’estetica della decadenza che legge i capolavori come vanitas, producendo estreme valutazioni sulla morte (dell’arte), perché essa stessa è incapace di generare bellezza. Ci si appella alla storia, all’arte sacra figurativa, come se solo nella ricerca della verità si potesse sopravvivere alla mancanza di senso, ed ecco allora che ritornano, negate, le categorie assolute di universalità, figuratività, bellezza e narratività. In tali infiniti, e inutili, tentativi di significato ci sono a volte delle piacevoli eccezioni e l’opera di Amedei si colloca proprio in questa categoria. Classe 1985, dopo un corso triennale alla Scuola Internazionale di Comics inizia a lavorare come disegnatore di fumetti maturando un’espressione personale e perfettamente riconoscibile che coniuga la caricatura alla riduzione dei tratti, attraverso una grafia che semplifica le forme e addolcisce i colori, e uno stile cartoon genericamente anti-naturalistico. Negli ultimi anni, sperimentando il bianco e nero come colori esclusivi di campitura, è arrivato ad effetti calligrafici di grande suggestione con le figure che emergono da un intelligente lavoro di inchiostrazione. Il segno semplice ma curatissimo e pulito, rotondeggiante e dinamico, senza tratteggi, campiture, modulazioni o mezzi toni, costruisce le forme attraverso contrasti monocromi, giocando sui contorni e la composizione che si avvale quasi sempre di un punto di vista frontale. L’ispirazione giunge dalle opere d’arte del passato, in particolare del Novecento, che non diventano mai aridi anacronismi o mancati tentativi di aggiornamento bensì genuine attualizzazioni rese divertenti dalla grafica fumettistica e dalla semplificazione dei soggetti. In assenza di vignette Amedei è capace di raccontare una storia, anche con una sola immagine, inserendo nella scena elementi contemporanei, richiamando il presente e il contesto territoriale, suggerendo sviluppi e dinamiche, e richiamando quasi un racconto unitario come se i personaggi delle diverse tele facessero parte di un unico affresco corale. LaPietà di Michelangelo o la Madre morta di Schiele, le donne di Modigliani o gli inquietanti personaggi di Gotico americano di Wood, figure semplici e immediate, vagamente picassiane in alcune scomposizioni formali e anatomiche, appaiono uscite tutte da un surreale museo immaginario. L’assenza dei colori esalta gesti ed espressioni e fissa, nell’immobilità spiazzante del monocromo, un rumore di fondo capace di legare tele e personaggi in un racconto che attinge dal più banale vissuto forme, oggetti e situazioni per trasfigurare il tutto in immagine segnica e onirica, grottesca e ironica, spiazzante e dolce. Solo con questa visione del mondo (e dell’arte), innocente e sognante, è possibile accostarsi ai capolavori del passato senza disintegrarne l’aura, attingendo formule e idee nuove nel tentativo diacronico dell’omaggio. Del resto la parodia è lo sguardo disincantato del mondo.
Tommaso Evangelista
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