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giovedì 17 aprile 2014

Mauro Rea al Museo Michetti (MuMi) - Senzarteneparte

Dopo la personale alla Galleria Officina Solare di Termoli Mauro Rea espone nei prestigiosi spazi del Museo Michetti di Francavilla al Mare.

MAURO REA. SENZARTENEPARTE

MOSTRA: Mauro Rea. Senzarteneparte
LUOGO ESPOSITIVO: Museo Michetti - MUMI – Francavilla al Mare/CH
A CURA DI: Maria Cristina Ricciardi
COORDINAMENTO DI: Tonino Bosica, Manuela Mazzini
DURATA: 19 aprile- 08 maggio 2014
Inaugurazione sabato 19 aprile 2014 ore 18:00

Catalogo con testi di Maria Cristina Ricciardi, Stefano Colonna, Tommaso Evangelista, Alessandro Masi, Sandro Montalto.

La mostra, alla presenza dell’artista, avrà un’introduzione critica del critico Maria Cristina Ricciardi dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara.

Nel realizzare le mie opere io ho sempre guardato in profondità, mirando all’essenza delle cose grazie ad un continuo processo di astrazione e interiorizzazione che connota il mio modo di “fare arte”. Ma ho usato con piena libertà anche il figurativo, alternando “essenza” e “apparenza”: questo rispetto per “ciò che appare” nasce in me dall’amore per il mondo della natura, in cui la Materia rappresenta l’ancoraggio dell’umanità al pianeta terra... La mia pittura è arma da guerra iginiecamente modificata, ostacolo visivo e mentale su cui sbatterci la testa anche (Mauro Rea)

Scrive M. Cristina Ricciardi:
Senza arte né parte significa essere senza identità e l’identità è la qualità di tutto ciò che ci circonda, quello che compone la nostra storia. Mauro Rea, con i suoi lavori carichi di energia materica e di grande forza evocativa, ci offre un serbatoio di immagini di intensa sensibilità, capace di stabilire, con lucida attenzione, una intelligente correlazione tra la dimensione antropologica delle origini, che è anche origine della creazione e del fare artistico, e quella del mutamento, consapevole o meno, imposto all’individuo dalla cultura di massa all’interno di quello che si individua come il grande universo sociale della comunicazione. L’assenza di identità coincide per Rea con ciò che Pasolini definiva “impoverimento dello spazio umano” che è fatto fisico e culturale all’interno di una “mutazione antropologica” che riguarda tutti noi.

Mauro Rea (Sora/FR 1960). Vive e lavora tra Avezzano, Capistrello e Roma.

Si diploma al liceo Artistico di Cassino e all’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Inizia ad esporre alla metà degli anni Settanta guardando sempre a grandi spazi pubblici e privati in cui non venisse meno il confronto con il pubblico e con gli artisti con cui condividere lo spazio espositivo. Alla fine degli anni Ottanta espone al XIII, XIV e XV Premio Sulmona; alla Pinacoteca Tadini di Lovere; al Castello S. Pelagio, a Padova e al Complesso Monumentale San Michele a Ripa, a Roma. Negli anni Novanta espone all’Università di Cosenza e in spazi pubblici e privati di Brescia, Milano, Bergamo, a Villa Lippi e a Palazzo Vittoria a Montecatini, a Palazzo Racani Arroni, Galleria d'Arte Moderna di Spoleto, a Palazzo Falcione a Campobasso, partecipando al XX Premio Valle Roveto.; al Centro Luigi Di Sarro, Roma. Fra le mostre più recenti si segnala la sua partecipazione alle collettive Futurismo e astrazione, Banca Toscana, ad Avezzano (2002), Rassegna d’arte contemporanea; Di ferite, di segni, di cose sparse, alla Galleria Parioli Arte, Roma (2003), Oltrepassare la pace, Scuderie Aldobrandini, Frascati (2003, 2004). Nel 2007 è nuovamente invitato al XXXIV Premio Sulmona e nel 2009 al Complesso Monumentale del Quirinale, a Roma. Nel 2010, partecipa a Omaggio a Umberto Mastroianni, Museo Vittoria Colonna, Pescara ed è presente alla rassegna La materia e lo spazio urbano, al Mediamuseum, Pescara. Nel 2011 espone al chiostro di San Domenico a Cosenza, al Domus Talenti a Roma, alla Palazzina Danelli a Pescara; presenta il libro Arravutamm o'munno a cura di Gian Ruggero Manzoni nell'ambito di Capistrellarte. Fra le mostre del 2012 si ricorda la sua partecipazione al Premio Biennale Nazionale di Pittura Murale Casoli Pinta; Alfabeto Morso, En Plein Air, Pinerolo; UBU sotto tutti gli aspetti, Palazzina Azzurra di S.Benedetto del Tronto; al MUMI a Francavilla al Mare. Nel 2013 dopo aver esposto al Palazzo delle Arti a Napoli, espone al Museo Archeologico della Sibaride a Sibari. Si segnala l’antologica del 2010 Le matrici creative e le forme dell’incompiuto, Museo della Valle del Liri, Sora (Fr), a cura di Donato Di Poce e la personale del 2012, Mauro Rea: Un pittore antimoderno, AxA, Campobasso. a cura di Alessandro Masi.
Nel 2014 all'Officina Solare Gallery Senzarteneparte 


Personale all'Officina Solare 
Personale all'Officina Solare


Venafro - La "Passione" nell'Arte - Aperture straordinarie

La Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici del Molise, in virtù di un accordo tra la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Molise e la società di Spin Off dell'Università degli Studi del Molise "G.A.I.A. Business System s.r.l., propone presso il Museo Nazionale in Castello Pandone a Venafro (IS) - sabato, 19 aprile alle ore 11,30 - "La Passione nell'Arte" - Itinerario Tematico e Riflessioni Poetiche a cura di Pasquale Marino.


PASQUA e PASQUETTA 2014 
APERTURE STRAORDINARIE 

La Soprintendenza per i beni storici, artistici ed 
etnoantropologici del Molise comunica che, in occasione 
delle Festività Pasquali, saranno aperti: 

Museo Nazionale del Molise in Castello Pandone 
Venafro (IS) - ore 8.00 – 19.00 

Museo di Palazzo Pistilli 
Campobasso - ore 8,30 – 13,30 

Castello di Capua 
Gambatesa (CB) – ore 8,30 -13,30

giovedì 10 aprile 2014

Vincenzo Ucciferri - Le tessere dell'introspezione

Il prossimo 15 aprile, nella mostra Contemporanea all'Auditorium di Isernia, verranno presentate quattro opere inedite del maestro isernino Vincenzo Ucciferri, artista viscerale e introspettivo, dalla forte carica onirica, prematuramente scomparso. Grande disegnatore, allievo di Armando De Stefano, ha saputo sommare la tradizione figurativa di ascendenza partenopea ad una visione magmatica e stratificata della realtà. Per l'occasione segnalo questo interessante testo di Leo Strozzieri.

Le tessere dell’introspezione

di Leo Strozzieri

Ad un’attenta lettura dell’opera di Vincenzo Ucciferri, artista tra i più qualificati della nuova generazione molisana, non sfugge la conflittualità, intesa come enunciazione di correnti opposte, gestuali, dirompenti linguisticamente, con pause talvolta che preludono alla drammaticità piena. Un pittura fortemente  delineata, come materia pittorica anche, e di contestazione nei confronti di ogni fideismo ottimistico: è la risultanza critica vuoi nei dipinti del grafismo ossessivo e labirintico ove le stesure lìvide del colore vengono solcate da guizzi luministici spaesanti e provocatori, vuoi in certe composizioni interamente originate dal dialogo tra la figura e la spazialità pura, ma in preda all’antropofagia, quasi innata avesse una capacità di divorare con dirompenza progressiva la presenza umana. Ma la spazialità nel momento stesso in cui si prolunga, delineando appunto palcoscenici con un solo personaggio, enuncia la riproposizione dell’analisi interiore, introspettiva, non certo mortificatoria di quel dinamismo che è - come si diceva - a fondamento di tutta la ricerca pittorica del maestro molisano. Nel suo corso, il potere della volontà ha bisogno anche e soprattutto del pensiero, perché possa, fuori d’ogni routine declamatoria, strutturarsi in chiave umanistica. Che se Ucciferri si fosse posto in linea ad esempio con il pensiero nicciano, non avremmo avuto, in quelle composizioni soprattutto orizzontali a cui si faceva cenno, il dominio dello spazio, inteso ovviamente quale riflessione critica, sul personaggio, ma viceversa. Ad una modalità lirica, quindi, preferendo l’artista un cromatismo epico, si sostituisce l’intenzione di intercettare certe componenti d’impronta espressionista, tipologia estetica consona all’autore affascinato certo dal neorealismo guttusiano ed anche dal realismo sociale che ebbe in Mucchi un insigne esponente, ma ancor più della Nuova Figurazione brindisiana dei grandi cicli pittorici sulla “Storia del Fascismo”, sulla “Tragedia di Via Fani” , “L’abbattimento del mito di Stalin”, percorsi da un gestualismo prorompente alle soglie dell’informale. Ucciferri elimina la contestualità metamorfica, ovvero, il passaggio quasi definitivo dalla figura all’astrazione, rimanendo invece saldamente ancorato all’immagine, però il tessuto interiore del discorso è lo stesso, sicché gli attori spesso non offrono la narrazione, ma l’incubo che, per rilevanza partecipativa, non riguarda solo eventi storici, ma eventi della persona in quanto tale. Si vuol dire che nella pittura di Ucciferri la contestualità sociale interessa relativamente, così come i riporti di vicende del nostro secolo; al contrario egli incentra sull’uomo il sentimento del tragico, patrocinato persino nelle composizioni paesaggistiche dalla cocente forza segnica, allegoria di una acuta analisi della nostra epoca, ave s’impone il groviglio sulla logica. E’ una vera e propria immersione su un nucleo oggettivo di ricerca, quale quello esistenziale, di indubbia modernità, al di fuori di neomanierismi popartistici o informali, che purtroppo irretiscono tanti suoi giovani colleghi. E per analisi completa delle sue immersioni entro il perimetro dell’io, dirò anche di alcuni attimi magici di spaesamento metafisico, di forza immaginativa allegorica e persino di vaga tensione surreale (talvolta), non per esaurimento di indagine antropologica, ma come necessità di uscire dal chiuso per un impegno archetipo universale del suo messaggio etico.
 
Pescara, marzo 1999

Nello studio

Racconto

Salomè

Sul filo spinato

martedì 8 aprile 2014

Almanacco del Molise 2014


Siamo quest’anno particolarmente lieti di presentare l’Almanacco del Molise 2014, perché si tratta di un irrinunciabile e atteso appuntamento editoriale della Nostra Regione a cui da diversi anni questa casa editrice non senza difficoltà, ma con grande determinazione e tenacia, sta dando continuità. Non potevamo, infatti, tralasciare l’occasione offerta dalla ricorrenza, appena conclusa, del cinquantesimo anniversario dell’istituzione della Regione Molise (1963-2013). 

Pur mantenendoci in linea con le passate edizioni dell’Almanacco, quest’anno abbiamo voluto dare un segno di discontinuità e di rinnovamento tutto al femminile affidandone la curatela a Isabella Astorri e Gabriella Di Rocco.

Il volume si compone di otto corposi saggi, ciascuno corredato da un ampio apparato iconografico, redatti da studiosi e specialisti delle diverse discipline, la storia politica ed economica, l’urbanistica, l’architettura, l’archeologia, l’arte, l’etnografia, la letteratura, proposte in chiave analitica e critica, talvolta provocatoria, e al contempo propositiva per quanti vorranno trarne spunti ed elementi di riflessione per il futuro. Nostro intento vuol essere infatti quello di dotare la comunità molisana, che ha appena celebrato i suoi primi cinquant’anni, di un prodotto scientifico che sia, allo stesso tempo, utile mezzo di crescita collettiva, perché punto di partenza per ridare nuovo slancio e nuovo vigore al ‘progetto Molise’ al quale pure crediamo fortemente, ma che sembra provato e messo in discussione su più fronti.

Al volume, come di consueto, si affianca il Diario del Molise, dedicato al 2013 e redatto da Valentina di Toro e Mauro Di Iorio.

Alle curatrici, agli autori, alle Istituzioni regionali e provinciali, a quanti a vario titolo hanno collaborato alla realizzazione di questo nuovo progetto editoriale e, soprattutto, ai lettori che avranno il piacere e la bontà di leggere le dense pagine di questo volume, rivolgiamo il nostro più sentito e doveroso ringraziamento.

L’Editore

I saggi sono di:
Antonietta Caccia
Tommaso Evangelista
Adriano La Regina
Giuseppe Lembo
Norberto Lombardi
Brunella Muttillo
Emilio Natarelli
Stefania Natarelli
Carlo Peretto
Antonella Presutti

In copertina Walter Genua e Gino Marotta




lunedì 7 aprile 2014

CONTEMPORANEA - Auditorium di Isernia


CONTEMPORANEA
Collettiva d’arte contemporanea

a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Isernia
e di Tommaso Evangelista

dal 15 aprile al 4 maggio 2014

Auditorium “Unità d’Italia”, Corso Risorgimento, 221, Isernia
Inaugurazione martedì 15 aprile ore 19

Apertura tutti i giorni ore 17.30-20 esclusi i Lunedì (per aperture su prenotazione contattare 3334807854)

Partner tecnici: Galleria Officina Solare

Artisti: Alessandra Antinucci, Vincenzo Amicone, Nino Barone, Ferdinando Battista, Francesco Boschi, Alberto Burgo, Carma, Lino Cianchetta, Stefano Cirillo, Chiara De Iuliis, Eduardo De Vincenzi, Cosmo Di Florio, Nicola Dusi Gobbetti, Luce 1807, Simona Materi, Antonio Pallotta, Antonella Peluso, Alessandra Peri, Michele Peri, Pop, Valentino Robbio, Nazzareno Serricchio, Antonio Tramontano, Vincenzo Ucciferri



La mostra Contemporanea nasce in concomitanza con la presentazione ad Isernia del libro Officina Solare 20011-2013 che raccoglie i testi critici riguardanti tre anni di mostre nella celebre galleria d’arte termolese. Vista la forte presenza di artisti isernini, e della provincia, in monografiche e collettive nella galleria, si è pensato di documentare le loro ricerche presentandole tutte insieme in una esposizione di carattere generale che faccia al contempo il punto sullo stato dell’arte contemporanea sul territorio. Grazie all’interesse del Comune di Isernia e dell’Assessorato alla Cultura si è riusciti ad aprire il lato B dell’Auditorium per adattarlo a luogo espositivo. Il carattere incompleto e underground dello spazio, lungi dal voler essere una limitazione alla fruizione, è stato inteso come un’amplificazione del luogo e una ipotesi di musealizzazione, dato che ha accolto le ricerche più disparate che spaziano dalle installazioni alla scultura alla pittura fotografia e videoarte. Il carattere dinamico e disorganico della collettiva, pensata esclusivamente come presentazione di linguaggi personali, indipendenti, in questo caso, da un’impostazione teorica e curatoriale, è anche il tentativo di sondare Isernia dall’orizzonte del contemporaneo. L’ipotesi di fondo è quella di un rilancio dell’intero complesso dell’Auditorium sotto il segno della cultura e di una riscoperta della tradizione artistica locale, capace di parlare al contempo con contesti nazionali. La mostra Contemporanea, negli spazi ancora indefiniti e grezzi dell’architettura, diventa pertanto capace di parlare esclusivamente in virtù della forza comunicativa delle opere, di maestri storici o giovani emergenti, che dialogano tra loro nel tentativo di creare insieme, contestualizzarsi e riqualificare un luogo ancora non terminato e pensato di certo per altre esigenze. Un po’ come era avvenuto nella celebre mostra curata da Bonito Oliva, Contemporanea, nel parcheggio di Villa Borghese, anche in questo caso, in maniera più ristretta, a parlare sono i lavori e le idee, il tentativo di relazione con gli spazi, la proposta allestitiva, la ricerca di un’utopica linea diacronica che parte da maestri storici come Ucciferri e Battista, passa per grandi ricercatori della materia e della forma come Serricchio, Peri e Dusi, e arriva alle nuove generazioni che, distaccandosi dalla tradizione, adottano la comunicazione come acceleratore di stimoli visivi. Solo in tale prospettiva dinamica ed evolutiva, fermo restando dell’insieme venutosi a creare in maniera quasi inconscia dalle partecipazioni alle mostre dell’Officina, si può leggere l’esposizione come una visione, in trasparenza, del nostro tempo e dei nostri spazi; di certo incompleta ma per questo ancor più criticabile e giudicabile nella ricerca di un dibattito attivo e vitale nella città di Isernia che sempre più ha esigenza di un dialogo proficuo con la modernità. Le piccole fratture di senso, gli straniamenti linguistici o semplicemente le proposte visive e cromatiche delle singole opere, che coprono tecniche e stili molto ampi, concorrono ad amplificare il senso dell’intero evento. L’arte è fatta in fondo per i musei e non per gli auditorium. Contemporanea ha voluto solamente riqualificare un monumento della città con le più disparate manifestazioni artistiche di quella cultura che ha concorso a formarlo con quello stile e quelle determinate forme che, sebbene criticabili, devono essere quantomeno integrate e comprese. Solo la ricerca, la storia, le forme locali della creatività e del racconto, il potente incubatore di sogni che è l’immaginario personale e collettivo, possono espiare la colpa, vincere il vuoto e proporre futuro: «Non importa quale sarà il comportamento dell'uomo libero dal lavoro – scriveva l’architetto Andrea Branzi parlando di Architettura Radicale, nel catalogo della mostra Contemporanea-, né quale sarà il contenuto di una produzione intellettuale di massa; quello che è importante è l'uso diverso che ognuno potrà fare del proprio immaginario inespresso, e quindi della propria vita».

Tommaso Evangelista

sabato 5 aprile 2014

Cosimo Paiano -Views and feelings


ARATRO presenta la personale del giovane fotografo Cosimo Paiano (Campobasso 1982, vive a Campobasso).
Il progetto dal titolo Views and Feelings è la sintesi dei suoi lavori più recenti, una selezione di opere inedite realizzate in analogico, che si sviluppa partendo da un nucleo molto intimo e sensuale per poi aprirsi sempre di più verso l’esterno riversandosi nelle strade e nella formalità dell’architettura che le circonda.
Per Cosimo Paiano fotografare non è solo scattare una fotografia, lo scatto è solamente l’ultima parte, c’è tutto il mondo che lo precede, il pensare, avere una visione e metterla in scena. L’intento è di abbandonare la grammatica compositiva convenzionale ponendo, in secondo piano, la sua funzione utilitaristica e documentaria per approdare verso una realtà espressiva nuova; un percorso necessario per rilevare le idee, catturare i propri sogni e i propri desideri. 
Come in un ritorno alla fotografia d’avanguardia, rigenerata e attuale, Paiano esegue particolari giocati sull’alternarsi della luce e dell’ombra, si affida a linee nette capaci di regolare l’intensità emozionale dei suoi scatti, lavora su sfocature che con determinatezza imprigionano lo spazio e sul close up di particolari decontestualizzati dal tempo; offre alla fotografia nuovi margini di libertà, specifici della loro insita forza espressiva, dell’intensità emotiva, della liricità. 
Un lavoro singolare e complesso, coscienzioso e rispettoso, ma al contempo rappresentante di un’immagine che prosegue nel tempo, filtro di una visione che è propria di chi è consapevole del suo ruolo di autore. 
La percezione di spazio e tempo non sono più un evento esterno – matematico e astratto - ma procedono uniformemente alle visioni divenendone parte, simultanee e legate inesorabilmente alla vista indipendente dell’osservatore. Strutture e architetture statiche e teoricamente salde perdono questa connotazione, primi piani e scene di vita quotidiana coincidono con i nostri pensieri e sensazioni; la bellezza di un volto si moltiplica in pose diverse, un volto si dissolve al suo passaggio e la fluidità del tempo è trascinata e fatta propria nei protagonisti degli scatti. 
Views and Feelings è la chiave di accesso necessaria per entrare in quell’affascinante pozzo nero che è l’essere umano. Si entra in un mondo infinito che si cristallizza in un obiettivo seguendo la ricerca ossessiva del fotografare l’infotografabile anima delle persone e cose.
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