pagine

lunedì 30 giugno 2014

Castello Pandone e la festa della Madonna delle Grazie

Chiesa Madonna delle Grazie dal castello
In occasione della popolare festa della Madonna delle Grazie, il Castello Pandone, con il Museo Nazionale del Molise, sarà aperto dalle 20.00 alle 24.00 mercoledì 2 luglio 2014.
Il pubblico potrà accedere al Castello Pandone sia dall’ingresso principale verso la piazza del Castello, sia dall’ingresso di via delle Mura Ciclopiche verso la chiesa rupestre della Madonna delle Grazie.
L’iniziativa è svolta in collaborazione con il Comune di Venafro, la Parrocchia di San Simeone e l’Associazione Nazionale Carabinieri – Volontariato sezione di Venafro.




giovedì 26 giugno 2014

Pettinicchi - Quel poeta del dolore che dipingeva con rabbia


Nel 1993 Giuseppe Tabasso incontrò Antonio Pettinicchi, suo vecchio compagno di studi, e gli dedicò questo incisivo ritratto apparso sul mensile "Molise". Lo riproponiamo ai nostri lettori. Fonte PrimaPaginaMolise

Esattamente trent'anni fa, autunno 1963, Antonio Pettinicchi, pittore molisano di Lucito, appese al chiodo pennelli, cavalletto e tavolozza e smise di dipingere. Aveva 38 anni, era nel pieno della sua potenza espressiva, l'uso dei colori non aveva segreti per lui, poteva fare tutto: decise di non fare più nulla. 
Antonio Pettinicchi è, paradossalmente, il più molisano e il meno molisano dei nostri pittori. Si esprime meglio in dialetto, sta bene (si fa per dire) solo nel Molise e il solo pensiero di partire, anche per poche ore, gli dà il panico. Si trova a suo agio solo con la sua gente, è diffidente con i "borghesi" e con il loro linguaggio, nel suo "studio" campobassano (squallida stanzetta di uno squallido edificio moderno) non esiste una sola sedia e lui stesso dipinge all'impiedi ossessionato dall'idea che vi si possa "fare salotto". 
Dipinge solo gente e scenari molisani, ha bandito nature morte e fiori (ma riconosce che "anche un fiore può essere un oggetto drammatico"). Ha illustrato le tre cantiche di Dante - forse il suo lavoro più impegnativo - e nel ˇParadisoˇ, insieme a Caravaggio, Gauguin, Van Gogh e all'adorato Mahler, ci ha messo i suoi contadini (oltre ad un suo figlio morto). Nel suo Inferno i contadini sono assenti, vi figurano solo borghesi, molti politici, burocrati, anche pittori, personaggi in vista, sui cui nomi si lascia scappare una sarcastica confidenza (poi, però, se ne pente e mi vincola al giuramento di non rivelarli).
Il suo mondo rimane sempre e ossessivamente il Molise. Per capire Trivisonno si deve conoscere Giotto e Michelangelo, per capire Marotta si deve amare De Chirico e Bernini: non si capisce Pettinicchi se non si capisce il Molise. Scarano raccontava il Molise al mondo, Pettinicchi racconta (con rabbia) il mondo al Molise. Ma certi suoi dipinti, come quelli sul bombardamento di Isernia o sulla strage di Fornelli - le sue "Guerniche" molisane - sono racconti di valenza universale.
Chi gli stava più vicino diede poco peso alla decisione di gettare alle ortiche i pennelli: si pensò a un bisogno di "ricaricare le batterie", a una delle sue "mattane", a un passeggero momento di crisi, a una fase di stanca e perfino di pigrizia. Si trattava, invece, di un vero e proprio suicidio artistico, un atto d'intransigenza esistenziale, il karakiri del Pettinicchi più "facile" e più felice di sé, l'estinzione del Pettinicchi "tonale". Pettinicchi versus Pettinicchi. 
La sua "morte apparente" durò fino al 1973: dieci lunghi anni durante i quali il l'artista sopravvisse a se stesso insegnando disegno e storia dell'arte proprio nelle aule di quell'istituto magistrale di Campobasso dove negli anni ‘40 egli, povero studente di estrazione contadina, ebbe come suo primo insegnante di disegno Amedeo Trivisonno. Dieci anni di silenzio totale e di buio artistico. 
Poi la fulminante riapparizione. Ma quello che torna sulla scena artistica molisana è un Pettinicchi annichilito, sconvolto, lacerato. Atonale. Maledetto. I suoi dipinti sono urla di rabbia, di passione, di rancore, di amore e orrore del presente: un'esplosione non più trattenuta, un tormento senza estasi.
"I miei quadri - mi dice - sono tragedia, luce e odori, sì anche gli odori che perdi in un attimo possono essere tragedia".
E di tragedia è atrocemente segnata la sua vita privata, familiare, una nicchia oscura in cui non è assolutamente consentito far capolino, ma che Pettinicchi, artista di origini e cultura contadina e dunque incapace di understatement e metafore, finisce tuttavia col "denudare" nei suoi dipinti. 
Nel terribile "Autoritratto in un paesaggio nevoso" si esibisce letteralmente "sviscerato" (lui stesso di definisce personaggio "squartato"); il colore dei suoi occhi penetranti, azzurrissimi, non si rifletterà mai più nei suoi cieli minacciosi, tempestosi; i suoi "paesaggi" sembrano incubi dipinti con un bisturi che li 
seziona e accartoccia in un rincorrersi di frane e crepacci. 
Castellino sul Biferno, la cui sopravvivenza è minacciata da una frana e dove Antonio ha una casetta, è il suo spettrale paese-simbolo, più volte ricorrente nei suoi quadri. E in uno di essi - "La banda suona la Va di Mahler a Castellino" - c'è l'altro ossessivo mito artistico di Pettinicchi: Gustav Mahler e la Sinfonia no 5, il cui primo movimento, non a caso, ha un tempo di marcia funebre. 
"L'arte non è rassicurante - mi dice - perché dovrebbe esserlo la mia?" Gli chiedo: "Sei credente ?" Mi guarda, poi risponde: "Purtroppo!"
Chissà se un giorno, la vecchiaia, la saggezza, il distacco dalle cose della vita potranno mai placare questo suo conflittuale rapporto col mondo. Chissà se potremo mai vedere un terzo Pettinicchi che approda alle sponde della rassegnazione, se non della serenità. Chissà se alla fine del suo tormento ci sarà un pò d'estasi. La domanda è senza risposta. Antonio si stringe nelle spalle, abbozza quel suo nevrotico sorriso-ghigno e strizza quei suoi occhi azzurri acciaio per togliere qualsiasi illusione, come per dire "ma che ne sapete del dolore...".

mercoledì 25 giugno 2014

E' morto il maestro Antonio Pettinicchi

E' morto il pittore Antonio Pettinicchi nato a Lucito nel 1925, uno dei più importanti artisti molisani del secondo Novecento.

la famiglia d'italia che parte per il belgio sul treno di termoli

martedì 24 giugno 2014

Eventualisti a Campobasso

Da sinistra Tommaso Evangelista, Vincenzo Merola, Sergio Lombardo, Miriam Mirolla, Dionigi Mattia Gagliardi, Gianna Muller, Luigi Pagliarini, Claudio Greco


lunedì 23 giugno 2014

Contro la chiusura della biblioteca Albino di Campobasso



La Provincia di Campobasso dal 2000 ha affidato a ditte esterne la gestione dei servizi al pubblico della Biblioteca provinciale "P. Albino". Gli ultimi affidamenti risalgono al 2010 per i servizi di base e al 2011 per la gestione della Mediateca provinciale. I due contratti, a fine 2013, sono stati prorogati dalla Provincia di Campobasso prima fino a fine febbraio, poi fino a fine giugno 2014.

La Provincia di Campobasso, oggi, sia per ragioni di bilancio, sia per ragioni legate alla riforma elaborata dal ministro Graziano Del Rio, la quale prevede che tali enti perdano alcune funzioni e fra queste proprio quelle in ambito culturale, è ormai impossibilitata a sostenere economicamente tali servizi.

Della questione, già da alcuni mesi, è stata interessata la Regione Molise, soprattutto in ragione dell’imminente scadenza del termine entro il quale tale ente si dovrà pronunciare in merito alla previsionione del Decreto “riordina province”.

Entro settembre 2014 la Regione Molise, così come prevede il Decreto Del Rio, alla pari di tutte le altre regioni d’Italia, dovrà decidere a chi spetteranno le competenze in ambito culturale e la gestione di enti come la Biblioteca Albino. Biblioteche, musei, ecc., ed altre istituzioni provinciali se ritenuti di interesse sovracomunale potrebbero passare in gestione alle regioni, altrimenti passeranno ai comuni.

Intanto però, la gestione dei servizi della Biblioteca provinciale di Campobasso "P. Albino", se non interverranno nuovi ed immediati provvedimenti, non potrà più essere garantita secondo le modalità portate avanti fino ad oggi.

Per cui, con D. D. 1041 del 23/06/2014), dal primo di luglio è prevista la chiusura al pubblico della stessa biblioteca e già dal 23 giugno si dispone:

1. LA SOSPENSIONE DEL PRESTITO LOCALE;
2. LA SOSPENSIONE DEL PRESTITO INTERBIBLIOTECARIO;
3. IL RECUPERO IMMEDIATO DEI MATERIALI LIBRARI ATTUALMENTE IN PRESTITO;
4. LA SOSPENSIONE DELLA CONCESSIONE DELLA SALA CONFERENZE.

Se sopraggiungeranno novità in merito, informeremo prontamente tutti i nostri utenti.

IL DIRETTORE DELLA BIBLIOTECA PROVINCIALE
Dr. Vincenzo Lombardi

Campobasso 23/06/2014

venerdì 20 giugno 2014

Coscienza Anestetica. Ipotesi sottrattiva per un'arte relazionale


“COSCIENZA ANESTETICA”
Ipotesi sottrattiva per un’arte relazionale


Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Molise
Direzione generale Paesaggio Belle Arti Architettura e Arti Contemporanee
Soprintendenza per i beni archeologici del Molise

Presentano

Coscienza anestetica
Ipotesi sottrattiva per un’arte relazionale

A cura di Tommaso Evangelista

21 giugno – 20 luglio 2014

Museo Sannitico, Campobasso
Palazzo Mazzarotta, Via A. Chiarizia n. 10

Tutti i giorni 09:00-13:30, 14:00-17:30

Inaugurazione domenica 22 giugno ore 16.00

Artisti
Michele Boccamazzo, Carlo Colli, Gianmaria De Lisio, Paola Ferraris, Dionigi Mattia Gagliardi, Roberto Galeotti, Claudio Greco, Giuliano Lombardo, Sergio Lombardo, Salvo Nostrato, Vincenzo Merola, Miriam Mirolla, Piero Mottola, Luigi Pagliarini, Angelo Ricciardi, Gian Maria Tosatti, Carlo Santoro, Ivana Volpe

------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Il Museo Provinciale Sannitico di Campobasso ospita la collettiva d’arte contemporanea dal titolo Coscienza anestetica. Ipotesi sottrattiva per un’arte relazionale. L’esposizione, curata dal critico Tommaso Evangelista, inaugurerà domenica 22 giugno nelle tre nuove sale del Museo sistemate ed inaugurate per l’occasione e segna per la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Molise, dopo il restauro delle opere storiche del Premio Termoli, una significativa e rilevante apertura al contemporaneo con un progetto curatoriale dal preciso taglio teorico e sperimentale. Archeologia e ricerca sono pertanto chiamate a relazionarsi negli splendidi spazi di Palazzo Mazzarotta, sottolineando come un dialogo, anche per contrasto, possa essere attuato. Pertanto va dato merito alla Soprintendenza di aver voluto affrontare, con coraggio, un’esposizione complessa e ricca di implicazioni. Boccamazzo, Colli, De Lisio, Ferraris, Galeotti, Greco, G. Lombardo, S. Lombardo, Nostrato, Merola, Mirolla, Mottola, Pagliarini, Ricciardi, Tosatti, Santoro, Volpe gli artisti invitati. Tra di loro cinque, Michele Boccamazzo, Gianmaria De Lisio, Vincenzo Merola, Salvo Nostrato e Ivana Volpe, sono molisani con diverse significative esperienze fuori regione. Di particolare rilevanza la presenza di Sergio Lombardo con una Mappa di Heawood e due disegni di pavimenti stocastici. Psicologo e artista, Lombardo dirige dal 1977 il Centro Studi Jartrakor di Roma e dal 1979 la Rivista di Psicologia dell’Arte. Il suo percorso artistico ha avuto avvio nei primi anni Sessanta con l’esperienza della Nuova Scuola Romana di Piazza del Popolo, mentre alla fine degli anni Sessanta ha partecipato al gruppo che gravitava intorno alla galleria La Salita, dove ha esposto con Burri, Fontana e Manzoni. Nei primi anni Settanta ha fondato a Roma il Centro Studi Jatrakor, dando avvio al movimento artistico eventualista e dedicandosi per tutto il decennio a sperimentazioni nel campo della psicologia percettiva applicata all’arte. Dal 1980 lavora a una serie pittorica, incentrata su algoritmi matematici e programmi di randomizzazione, definita “pittura stocastica”. Una sala del percorso espositivo, quindi, sarà dedicata proprio all’esperienza del gruppo eventualista (attualmente formato da Paola Ferraris, Roberto Galeotti, Claudio Greco, Giuliano Lombardo, Sergio Lombardo, Miriam Mirolla, Piero Mottola, Luigi Pagliarini e Carlo Santoro), che per l’occasione presenterà un’unica installazione inedita di taglio documentario, con progetti, testi e fotografie, nella quale ogni artista ha sintetizzato, in due tavole, la propria personale ricerca nel solco della Teoria Eventualista. Carlo Colli, Angelo Ricciardi e Gian Maria Tosatti chiudono l’elenco degli artisti invitati con tre opere dalla forte carica relazionale e sperimentale. Dopo una preview per la stampa prevista per la mattina di venerdì 20 giugno, la collettiva inaugurerà domenica 22 giugno e sarà arricchita nel cortile del museo dall’installazione sonora di Ivana Volpe, la quale mapperà con dei registratori il centro storico di Campobasso, e dall’esperimento di Kinect Art di Salvo Nostrato, il quale analizzerà un preciso spazio del Museo Sannitico trasformandolo in un luogo praticabile e sonoro e presenterà, insieme all’installazione, una performance di danza contemporanea.

La condizione anestetica del titolo si configura come percorso praticabile, nel campo della sperimentazione sui nuovi linguaggi, per uscire dall’impasse del postmoderno, in cui la livellazione delle manifestazioni creative ha comportato lo sdoganamento e il riutilizzo, fino alla saturazione, di molte pratiche storiche desunte dalle avanguardie e accettate come meri formalismi. La dimensione aleatoria dell’opera d’arte “aperta” deve superare l’estetica del flusso: non deve cercare il caos della materia e delle sensazioni, né tantomeno deve porsi come liberazione degli istinti, bensì, proprio per il perenne rapporto/scambio con il fruitore, deve ricercare un’etica interna. Il rapporto con il pubblico pensato per la collettiva, quindi, non va inteso come commercio anarchico di sensazioni, ma va guidato attraverso determinati stimoli. L’importanza dello stimolo diventa fondamentale nella creazione di un’opera. I lavori presentati in mostra sono stati scelti per la loro portata teorica e narrativa, per lo studio e la ricerca, per la tendenza alla documentalità come atto linguistico e per il tentativo di affermazione di una visione costruttiva, quasi scientifica. Quella che emerge è una riflessione sull’interazione, nel senso più ampio e immateriale, tra le intenzioni dell’autore e le possibilità determinate dal pubblico e dagli eventi. Il racconto interno, interpretato come svolgimento strutturato di un orizzonte di senso, deve evitare la banalità della soglia per privilegiare l’analisi. Alla fantasia e al sublime si sostituisce, pertanto, un incontro con la specificità di ogni fenomeno. Il richiamo alla dimensione (an)estetica comporterà anche un’incursione nel solco provocatorio del rifiuto, riducendo al minimo l’invadenza della componente puramente visiva dell’opera per un recupero del segno e dello spazio, della vertigine della lista e del flusso dell’informazione.

Il concept della collettiva è sostanzialmente un dialogo generazionale tra gli artisti del gruppo eventualista, oggi l’ultima vera avanguardia in Italia, e giovani nel cui lavoro siano rintracciabili concetti estetici derivati dall’avanguardia storica e poi ripresi e sistematizzati in un’ottica che intende l’eventualismo come movimento operante e produttivo: minimalità, astinenza espressiva, strutturalità, spontaneità, interattività. Si cercherà di attivare una riflessione sulla crisi dei criteri estetici tradizionali in un luogo periferico, il territorio molisano, per segnare attraverso una forte impronta curatoriale lo spazio già fortemente storicizzato del Museo Sannitico.

Tommaso Evangelista
curatore

Carlo Colli


Gianmaria De Lisio

Ivana Volpe

Gian Maria Tosatti

Vincenzo Merola




Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...