martedì 26 agosto 2014
lunedì 18 agosto 2014
Arte contemporanea e sport a Capracotta
Quando l’arte dipinge lo sport.
Dal 10 Agosto al 10 Settembre, presso il Comune di Capracotta, sarà in esposizione la collettiva d'arte contemporanea, allestita in occasione del centenario della fondazione dello Sci Club locale. Domenica 10 Agosto ha avuto luogo l'inaugurazione, alla presenza delle autorità locali, che hanno sottolineato quanto sia importante l'evento per il Comune stesso. Poiché la mostra era associata ai Campionati Europei di sci di fondo, previsti nel mese di Marzo e non più svolti a causa della mancanza di neve, il tema delle opere è stato lo sport e la neve.
Nel corso dell'inaugurazione sono stati premiati gli artisti che si sono maggiormente distinti per la qualità dei propri lavori. Il primo premio è stato ricevuto da Mariagrazia Colasanto, mentre tre menzioni di merito sono state conferite a Michele Inno, Paolo Emilio Greco e Barbara De Renzis.
La commissione giudicante è stata composta da due critici d'arte: Gioia Cativa, membro dell'associazione SM'ART, organizzatrice dell'evento, e Grazia Nuzzi, di Mondragone, nel ruolo di critico esterno.
In Molise le comunità montane sono un insieme di perle paesaggistiche dal forte impatto emotivo e sensoriale: paesaggi mozzafiato che si librano a centinaia di metri d’altezza , scrigni di una natura incontaminata e aria pulita che brillano davanti agli occhi di chi osserva: in particolare, il comune di Capracotta “festeggia”il centenario dello “SCI CLUB CAPRACOTTA”, da sempre attivo nella promozione culturale e sportiva del paesino altomolisano.
Lo sport è un insieme di valori volti alla collaborazione reciproca e al rispetto del prossimo: lo sport aiuta a crescere in armonia con noi stessi e con gli altri. L’attività sportiva, come molti altri temi, è stata oggetto di rappresentazione nell’arte, sia in pittura che in scultura; difatti, già nell’antichità, la plasticità di un corpo colto in un gesto atletico è stata oggetto di riproduzione artistica (es. il “Discobolo” del V sec a.c.). L’arte antica, soprattutto quella greca, ha prestato attenzione alle gesta degli atleti ed ai loro movimenti riproducendoli in più occasioni. Non di rado, però, l’attività sportiva si confonde con la pratica guerresca o con la sporadica prova d’abilità: questo ha impedito, in più occasioni, la nascita di una specifica forma di rappresentazione dell’evento sportivo o dell’atleta. Il rapporto fra arte e sport si rafforza nel Novecento, dove, da attività elitaria, divenne una pratica di massa, trovando la sua “manifestazione” artistica nel Futurismo di Marinetti. Nel XX secolo lo sport diventa lo scenario dove la mente dell’artista si muove per cercare nuovi punti di vista; infatti, i Futuristi si concentrarono sulla velocità, i Metafisici sulla statuarietà ed i contemporanei trovarono il pretesto per dare libero sfogo ad inedite soluzioni formali. Nel tempo, si hanno ripetuti punti di raccordo fra arte e sport, ora volti ad esaltare vecchi valori, ora proiettati nella modernità o nel futuro nel segno del dinamismo (vd. Enrico Prampolini “Dinamismo di un ciclista”, 1921) e della velocità (Marco Sironi “Auto in corsa”, 1918). Lo sport nell’arte del XX secolo, trova una sua perfetta dimensione, la sua migliore interpretazione, vigorosa, viva, dinamica: Futurismo e Metafisica sono i movimenti ideali nei quali lo sport trova la massima espressione dei suoi punti vitali, in concomitanza con una società in continua evoluzione e trasformazione, sotto le parole chiave del dinamismo e della velocità (es. Fortunato Depero “Nitriti in velocità”,1934).
La collettiva di Capracotta vuole evidenziare in chiave contemporanea lo sport, invernale nel caso specifico, attraverso i molteplici modi che l’arte mette a disposizione. È l’esaltazione dell’agonismo e della dinamicità: gli artisti sono chiamati a rappresentare lo sport in modo personale cercando di dare una forma alle loro idee. Questa esposizione è in gran parte un trionfo della pittura figurativa rispetto alle nuove sperimentazioni dell’arte; viene privilegiata un’iconografia classica del tema della neve: paesaggi, scorci, piste innevate raccontano le emozioni che si scatenano davanti il “manto bianco”. Assistiamo a rielaborazioni interiori personali profonde degli stati d’animo degli artisti: questi si raccontano attraverso le pennellate ed i colori e “non colori”, le linee e le idee che “costruiscono” l’opera e le conferiscono una propria identità. Osservare le tele esposte diventa un “catarsi” in una condizione di atarassia, si entra in una condizione di empatia con le intenzioni dell’artista. Diversamente, alcune tele sono l’estensione della contemporaneità dell’arte, alcune vicine allo stile minimale, altre che puntano al figurativo ma con un forte accento metafisico per quanto concerne la forza dei corpi in movimento. È un’implosione della concettualità, “costretta” dentro una tela.
GIOIA CATIVA
domenica 17 agosto 2014
My homeaway from home - Maria Chiara Calvani
Fuoriluogo 17 - VIS a VIS - Fuoriluogo
Artists in Residence Project
Maria Chiara CALVANI - presentazione dell'opera
realizzata durante la residenza nel Comune di Limosano CB)
progetto:
Limiti inchiusi arte contemporanea
a cura di Silvia Valente
Regione Molise
Progetto Integrato Molise Arte e Cultura
Comune di Limosano (CB)
Comune di Oratino (CB)
in collaborazione con:
ARATRO - Università del Molise
Associazione turistico culturale - Limosano
MY HOME AWAY FROM HOME
di: Maria Chiara Calvani per Vis à Vis
a cura di: Silvia Valente
My home away from home è un modo di dire Canadese per parlare di un posto in cui normalmente non si vive ma in cui ci si sente come a casa.
A Limosano ad agosto è festa, sembra che tutti ritornino qui da qualche parte del mondo; immigrati di seconda e terza generazione vengono a ritrovare il loro passato, molti provengono da Toronto altri dal nord Italia o da altri paesi d’Europa e del mondo. Il paese si arricchisce di linguaggi diversi, di volti che ricordano i volti di un tempo; gli stranieri si riconoscono, si riabbracciano e si salutano per le strade del paese con gli anziani o chi invece è rimasto qui e da qui non se n’è mai andato.
Limosano, come altri paesi del sud che hanno vissuto il fenomeno dello spopolamento che a partire dal dopoguerra ha svuotato interi centri abitati sia in Italia che altrove, e che ha portato all’abbandono ed alla conseguente distruzione del tessuto architettonico, ha un’identità molle, capace di includere il diverso, quello che porta con sé un mondo nuovo, una nuova identità da un ignoto altrove. Così si mescolano geografie umane a geografie linguistiche e in questa diversità la comunità acquisisce coscienza di una possibile trasformazione culturale ed emotiva.
Ho aperto un ufficio d’ascolto nella piazza del paese facendo firmare dal sindaco un avviso rivolto a tutta la cittadinanza. Ho iniziato a chiedere alle persone che incontravo in piazza e per le strade se avevano il desiderio di raccontarmi un ricordo legato al loro passato, alla vita nel paese alto, ora luogo abbandonato che dorme e vigila insieme sul paese vivo quello abitato.
Ho raccolto testimonianze diverse: memorie legate ai giochi di un tempo, alla vita quotidiana, a momenti di convivialità in cui la comunità si radunava per festeggiare con riti religiosi momenti importanti della vita contadina, pezzi di storia riferita ai monumenti, storie di attivismo politico che hanno fatto di questo paese un punto di riferimento per la partecipazione alla vita cittadina degli abitanti, aneddoti legati al ruolo importante della donna nella gestione della vita della comunità, canzoni limosanesi e piccole memorie, ricordi di momenti difficili dei genitori e parenti degli immigrati. Ho composto una traccia di racconti cercando di legare insieme questi ricordi attraverso delle analogie che emergevano durante l’ascolto. E’ emerso un tessuto narrativo che intreccia vissuti passati e presenti accenti diversi e diversi lingue, emozioni e ricordi.
La voce di un paese descrive un’identità in mutamento e l’architettura è solo una parte di quest’identità.
La sera prima del laboratorio con i bambini di Limosano, con un gruppo di persone siamo andati a fare un’escursione nei vicoli del paese abbandonato. Siamo entrati in alcune case ed abbiamo osservato gli spazi ormai degradati e in uno stato di avanzato abbandono. Abbiamo preso alcuni oggetti e li abbiamo portati in cima al paese alto.
Il giorno abbiamo raccontato ai bambini del progetto di ascolto e registrazione delle storie delle persone e gli abbiamo mostrato gli oggetti cercando di descriverne i significati; li abbiamo inviati poi a pulirli per poterci giocare.
Il gioco consisteva nel prendere questi oggetti e ridare ad essi l’uso di un tempo. Con una pala di legno per sfornare il pane fare finta di prendere le pagnotte e appoggiarle su un cesto, con il battipanni battere un materasso per togliere la polvere, con lo “struculatore” (la tavola su cui le donne lavavano i panni) lavare gli stracci che erano serviti prima per spolverare gli oggetti fino ad arrivare alla fine del percorso, togliersi le scarpe ed infilare gli scarponi con le “centrelle” (le scarpe che indossavano le genti del paese in passato per non scivolare lungo le strade ripide e ghiacciate del paese).
Dopo il gioco abbiamo proposto ai bambini di inventare, con gli oggetti con cui avevano giocato, un oggetto che potesse contenere l’impianto tecnologico costituito da una tromba, un amplificatore, un lettore mp3 e una luce, una specie di contenitore delle memorie narrative del paese.
Sulla base dei progetti realizzati dai bambini abbiamo elaborato un marchingegno funzionale al posizionamento degli apparecchi.
Sono state utilizzate due sedie della vecchia chiesa, una panca della vecchia chiesa, lo struculatore, un cassetto di un vecchio mobile, un deschetto da calzolaio, un’anta di una dispensa.
Un marchingegno che ricorda la forma di un cavallo di legno partirà dalla piazza di Limosano la sera del 19 agosto per poi essere trasportato fino al paese alto e posizionato all’interno di una stanza del Palazzo. Tutti gli abitanti potranno ascoltare la voce del paese che dalla finestra “marechiaro” della stanza del Palazzo si diffonderà verso la piazza e la campagna intorno.
Testimonianze di:
Stella Romano: canzoni di emigranti di Limosano e canzoni di guerra limosanesi
Filomena Santarella: il ricordo delle centrelle e della festa di Sant’Antuono
Angiolina Giancola frammenti di vita in via delle ficine
Giuseppina: episodi di vita quotidiana nel palazzo, la storia del padre che parte per l’america
Gino Donatelli: la famiglia numerosa al paese alto
Fausto Colavecchia: l’episodio della ragazza con la minigonna
Trignetti Antonio: la vita al paese alto e il padre che parte per la guerra
Angela D’Alessandro Giancola: il ritorno del padre e Limosano
Linda Giancola: il racconto della partenza dei genitori da Limosano a Halifax
Francesco Bozza: cenni storici di Limosano
Pino Braia: Ahi Ahi Ahi
Marilena Pulla: Ritorno a Limosano
Corvinelli Maria: Sambrella e canti di processioni
Maria Giancola 7 sorelle per 7 giorni
Banda di Petrella musica
Giovambattista Romano i giochi antichi a Limosano
Fiorucci Mario quando si ammazzava il maiale
Eva Lombardelli Repubblicani e democristiani
Nicola Minicucci riflessioni legate alla politica del paese
Kadija El Rami da Casablanca a Limosano
Con la partecipazione dei bambini di Limosano: Luca Minicucci, Milena Minicucci, Lara Colavecchia, Clarissa Minicucci e Anastasia.
Con la partecipazione di: Lavinia Palma, Giacomo Capaldi, Laura Calderoni, Nichi Vendemiati e Tommaso Battista.
Montaggio del marchingegno: Nicola Covatta
Realizzazione rivestimento seduta del marchingegno e fibbie per l’amplificatore del marchingegno: Massimo e Carlo Fiorucci; un ringraziamento al Comune di Limosano, alla Pro-Loco, al circolo parrocchiale.per il supporto e l’ospitalità ed a Nino Covatta per la concessione della finestra marechiaro.
* Il progetto verrà pubblicato in rete e la traccia audio potrà essere ascoltata da chiunque abbia interesse.
giovedì 14 agosto 2014
Carta Canta. Disegni di maestri italiani
CARTA CANTA
Disegni di maestri italiani
Salvatore Amedei / Nino Barone / Giuliano Cardella / Alberto Casiraghi
Giuliano Cotellessa / Domenico Colantoni / Giancarlo Costanzo
Dino De Vecchis / Fabio De Santis Scipione / Rossano Di Cicco Morra
Alberto Gallingani / Tania Lorandi / Sergio Lombardo / Enrico Manera
Renato Marini / Gabi Minedi / Gian Ruggero Manzoni / Patrizio Maria
Antonio Marcovicchio / Pietro Massaro / Umberto Mastroianni
Manuela Mazzini / Cleonice Gioia / Thierry Lambert / Achille Pace
Ciro Palladino / Andrea Petrone / Michele Peri / Albino Pitti / Giacomo Porzano
Mauro Rea / Leonardo Santoli / Gianfranco Sergio / Mario Serra
a cura di Nino Barone e Mauro Rea
16 / 28 agosto 2014
Inaugurazione sabato 16 agosto 2014
ore 19.00 / 21.00
OFFICINA SOLARE GALLERY
Via MArconi, 2 Termoli
Aperto tutti i giorni ore 21.30 / 24.00
INGRESSO LIBERO
Presentazione
“Nulla è oggi negletto come il disegno.
Sembra che gli attuali pittori altro non abbiano in testa
che menare il pennello sulla tela”
G. De Chirico
Una collettiva incentrata esclusivamente sul disegno colpisce per l’attenzione a quanto di più meditato possa produrre un artista. Erroneamente oggi il disegno è visto come un divertissement quando invece sintetizza, nell’attimo della traccia, l’immediatezza dell’Idea oppure, nel caso di progetti elaborati, riduce e mette in schema il concetto e lo studio di fondo. La ramificazione del pensiero trova nel foglio di carta una prima gestazione, una disposizione di segni e simboli che è già architettura creativa e vitale. Si tratta, in fondo, di scrittura disegnata, di intensificazione dell’atto costruttivo e di comunicazione. La carta è pertanto un’informazione intima e segreta sul ruolo della rappresentazione. Scrive Silvana Macchioni, tra le massime esperte del disegno italiano, sull’Enciclopedia per ragazzi della Treccani «Un'idea, un'emozione, un progetto affidati a una trama di segni. Il disegno è una pratica comune a tutte le culture e a tutte le età dell'uomo. Per il bambino è uno strumento di conoscenza del mondo che lo circonda ed espressione del suo sviluppo percettivo e intellettivo; per i popoli non alfabetizzati è un mezzo di comunicazione visiva anteriore alla scrittura; per l'artista è un momento imprescindibile dell'ideazione e dell'esecuzione delle sue opere; per il designer è la progettazione della funzionalità e della qualità estetica dei prodotti dell'industria». E’ un processo complesso, quindi, che nasce da un bisogno umano di memoria, divulgazione e trasmissione ed ha l’originaria fonte ispirativa nell’Idea che l’artista conserva nella propria mente, a seconda della personale visione del sistema. Che sia un sommario o un dettagliato progetto, che cerchi un senso compiuto o sembri il frutto di ennesimi ripensamenti, in forma accurata o di schizzo, il disegno può definirsi l’etimologia della lingua visiva e la base imprescindibile dell’arte. L’artista con il disegno si spoglia di ogni ricatto materico, di ogni tentazione all’accumulo, e registra sulla carta l’immagine come capovolgimento e rovesciamento all’esterno dell’immagine interna, come aveva teorizzato Federico Zuccari nel 1607, ne L’idea dé pittori, scultori ed architetti. L’immagine interna, che corrisponde all’Idea, è severa, ascetica, rarefatta, e vive in un sistema di relazioni concettuali e dinamiche intime; quella esterna sul foglio è un’impronta psichica del concetto, è il contorno essenziale che fonde il misticismo della linea che caratterizzava l’arte classica e la visione della Natura e della Storia occidentale quale spettro della realtà, sintesi e simbolo. Il disegno va dunque a scoprire e svelare la parte immutabile e intangibile dell’essere, il segno recondito senza spazio e tempo della sua vera essenza. Evitando di soffermarmi sulle singole opere della collettiva, che non seguono un filo comune bensì presentano le ricerche di svariati artisti contemporanei italiani, distanti per studi ed analisi ma accumunati dall’uguale scelta del supporto e della tecnica, si può concludere che il Disegno, che il nostro Paese, nel corso della sua storia artistica, ha concorso ad esaltarne ed estenderne gli orizzonti di bellezza e significato, elevandolo a disciplina autonoma madre di tutte le altre espressioni, è realmente l’espressione dell’eternità.
Tommaso Evangelista
giovedì 31 luglio 2014
Petra: le suggestioni della materia. Sculture di Di Maria
ANTONIO DI MARIA
PETRA: LE SUGGESTIONI DELLA MATERIA
a cura di Gioia Cativa
2 / 14 agosto 2014
Inaugurazione sabato 2 agosto 2014 ore 19.00 / 21.00
Performance di musica moderna di
ILEANA DE SANTIS
flautista
OFFICINA SOLARE GALLERY
Via MArconi, 2 Termoli
Aperto tutti i giorni ore 21.30 / 24.00
INGRESSO LIBERO
Presentazione
“Una piuma può tornire una pietra se a muoverla è la mano dell'amore” (Hugo Von Hofmannsthal)
La personale di Di Maria “manifesta” attraverso una materia dura come la pietra l'idea del mondo e di come viene visto, vissuto ed interpretato. Grazie all'utilizzo di pietra locale molisana e della breccia, lo scultore dà voce alla materia stessa, si pone come mezzo di comunicazione tra la natura e l'uomo e “parla” attraverso quelle forme che sono la trasposizione del suo “Io”, il fine ultimo e concreto di un processo emozionale che vede origine, come sostiene Di Maria stesso “dalla terra e si innalza nella ricchezza delle forme”. È un'arte viva quella che viene presentata attraverso le sculture selezionate ed esposte in galleria. Lo scultore è fortemente legato alla sua terra natìa ed è da questa che prende inizio la creazione; egli stesso si definisce “un uomo legato alle origini della sua esistenza ed un canale attraverso cui la natura si esterna al mondo”.Quelle di Di Maria sono forme in divenire, non sono chiuse in loro stesse, ma si aprono a qualcosa che va oltre il tangibile ed “incarnano”la poetica dello scultore. Questi lavori non nascono da un'idea primigenia dell'artista per poi essere concretizzate nel manufatto in pietra, ma si generano in un processo inverso: è come se la pietra scegliesse il suo destino. L'artista, infatti, racconta la sua ricerca della materia prima e di come sia essa stessa ad indirizzarlo verso la creazione. Ne nascono dei soggetti che sono determinati dal suggerimento della pietra: sono la concretizzazione dei sentimenti che la pietra stessa fa scaturire nell'animo dello scultore e il rapporto di forte empatia che ne deriva e che vive nelle forme che possiamo ammirare. Nelle sculture di Di Maria assistiamo ad un lavoro che unisce rigore e creatività non solo nelle forme e che sono parte di un racconto dalla molteplice trama. La storia delle nostre origini culturali, quell'aspetto demo-etno-antropologico che racconta le nostre tradizioni popolari è rappresentato attraverso un trittico di statuine che rimandano alle serenate popolari: il suonatore di bufù (tipico strumento molisano), il tamburo e il fisarmonicista. È un ritorno alle origini, è un viaggio melanconico nel passato, un tentativo di imprimere sulla pietra quello che siamo e quella ricchezza popolare e culturale di cui siamo portatori contemporanei. È l'occasione per rimembrare tradizioni, se non perdute nell'oblio del tempo, quantomeno poco conosciute dalle nuove generazioni, come la “maitunata”, stornellata tipica di Gambatesa, in provincia di Campobasso. Siamo davanti a figure armoniche, linee che danzano fra loro: c'è una classicità in questi lavori, un ordine ed una tranquillità emotiva.
La stessa delicatezza , l'occhio che “accarezza” le linee e la liscia pietra levigata ad arte, la ritroviamo in una serie di gruppi scultorei raffiguranti la Natività, intesa come esaltazione del valore della famiglia. Lineamenti morbidi definiscono le forme, non c'è disomogeneità fra le varie parti ma, anzi, assistiamo a dei lavori che fanno dell'unicità un valore incontestabile. Sono lavori che “sprigionano”amore, un calore che li avvolge come un'aurea e che si arricchiscono nella loro stessa forma. Cosi come accade, ad esempio, nel “Volto di donna” , un viso senza tempo che sembra guardare imperturbabile il mondo circostante; è qui che possiamo osservare la reale qualità del lavoro dell'artista: soffermandoci sul profilo della donna notiamo che dietro è stata lasciata la corteccia naturale,la pietra grezza e ciò rende ancor più apprezzabile il lavoro, sottolineando un alto valore qualitativo e l'indubbia capacità dell'artista di lavorare la materia.
Come sosteneva Lucrezio “la goccia scava la pietra” e le mani e gli attrezzi dell'artista sono come quelle gocce che trasformano il blocco di pietra in qualcosa che possiede vita propria, una propria identità ed un proprio valore.
Gioia Cativa
martedì 29 luglio 2014
Il nuovo sito di Dusi
"È online il nuovo sito dell'artista Nicola Dusi Gobbetti con una sezione dedicata all'acquisto online. Intendiamo, in questo modo, abbattere la barriera logistica fra i collezionisti e le opere, fra la passione per l’arte e le regole del suo mercato. Sul nuovo sito è possibile acquistare online opere di Gobbetti di piccolo e grande formato, con spedizione internazionale e pagamento anche in contrassegno". Nicola Dusi
Potete visitarlo all'indirizzo www.dusigobbetti.com
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