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domenica 28 giugno 2015

Vincenzo Mascia - Struttura caotica al Museo del Parco di Portofino


Sabato 18 Luglio 2015 il Museo del Parco di Portofino, Centro Internazionale di Scultura all’Aperto presieduto da Daniele Crippa, e curato da Serena Mormino, in collaborazione con Amarte, si arricchirà di un’altra importante opera del  Maestro Vincenzo Mascia – “Struttura Caotica” 2015
L’opera entrerà ufficialmente nella collezione permanente del Museo, accanto alle celebri opere di Alviani, Arman, Atchugarry, Angi, Beuyes, Basso, Ceccobelli, Chiari, Cogorno, Corner, Costa, Cracking Art Group, De Molfetta, Depero, Dorfles, Fiume, Fontana, Galliani, Guttuso, Kosice, Marangoni, Marchegiani, Mondino, Mustica, Patterson, Pignatelli, Polesello, Pomodoro, Man Ray, Rotella, Spoerri, M. Thun, Vautier, Veronese, solo per citare alcune tra le oltre centosettanta opere presenti in questo prezioso scrigno di arte e natura.

Allegato testo critico – articolo e note e biografiche artista

Testo
“LE COSE NASCONO DALLA NECESSITÀ E DAL CASO” - Alighiero Boetti – arazzo.
Immediata l’elaborazione di tale concetto ben noto all’artista Madì italiano per eccellenza, Vincenzo Mascia: “Caso è anagramma di caos, per cui le cose sono anche generate dal caos, dall’esplosione primordiale che ha generato l’universo.
L’attività dell’uomo poi, non è altro che un continuo ordinare il caos.
Coltivare significava selezionare piante utili e mettere ordine al caos delle forme naturali.
Abitare significava catalogare e mettere in ordine i bisogni e dedicare spazi specifici ad ogni attività umana… l’Urbanistica organizza e tenta di mettere in ordine le nostre città…
Anche le altre scienze umane sono ordinatrici del caos. La psicologia e la psicanalisi, addirittura, tentano di ordinare i nostri pensieri e le nostre pulsioni. Per cui, in fondo, l’uomo vive sempre in questo perenne contrasto, in questa dialettica tra l’impulso irrazionale e l’ordine razionale”.
Le cose nascono dal caso e il caso, in quanto tale, è non programmabile, anzi, spesso, generato proprio dal caos delle cose. La sensibilità artistica conosce bene queste connessioni, a volte limiti, ma sovente invece fonte di turbamento e di ricerca interiore che sfocia in Arte o che vive grazie ad essa; altre volte ancora generatrici di disciplina, stile e tecnica di assoluta precisione dettata dalla volontà di dare ordine ai tratti, alle forme, agli oggetti e alla vita.
“Il fine ultimo per me è sempre l’armonia delle parti in contrasto: ordine e disordine, pieni e vuoti, lucido ed opaco, concavo e convesso”; così Mascia sintetizza anni di studio, ricerca d’espressione artistica e di sé. La ricerca dell’equilibrio anche di quanto è inconsapevolmente generato dal caos-caso. Perché l’artista ha il dono di leggere oltre, di anticipare o comprendere impulsi interiori ed energie superiori percependone il significato, anche laddove ai più è impossibile.
Esiste un limite tra natura ed artificio, tra natura e cultura, ma non tra arte e architettura o design se queste forme di espressione hanno la stessa matrice.
Mascia è la dimostrazione di come movimenti artistici si avvicinano per volontà o per caso, all’architettura edilizia, urbanistica e di oggetti fruibili nel quotidiano, in un rapporto biunivoco e di interrelazione e contaminazione continua.
Esponente dell’Arte Madì, acronimo di Movimento – Astrazione - Dimensione e Invenzione, nata nel 1946 nella lontana Argentina; un paese lontano geograficamente, ma così europeo e amato dagli artisti del vecchio continente che, soprattutto dalla metà del secolo scorso e ancora oggi, hanno vissuto e lavorato a Buenos Aires per periodi di vita, brevi o lunghi, ma sempre di ricerca e rielaborazione della loro arte.
Mascia si avvicina all’arte Madì molto più tardi, nel 1996, portando nel nuovo millennio gli studi di Gyula Kosice, Carmelo Arden Quin e Rhod Rhotfuss, fondatori del Materialismo Dialiettico . Proprio a Gyula Kosice di recente sono state dedicate due sale permanenti al Centre Pompidue di Parigi.
Conosco molto bene sia Kosice che Mascia, due uomini di grande cultura ed eleganza, con valori solidi e forti, quasi di altri tempi, ma artisticamente proiettati al futuro. Due menti pronte e lucide, visionarie in senso concreto di quello che sarà nella scienza architettonica ed artistica ma, al contempo, così “terreni” e vicini alla quotidianità ed alle esigenze comuni.
Mascia artista di forme e scomposizioni geometriche ben definite anche quando scomposte.
Mascia designer, perché l’arte ludica e giocosa tipicamente Madì, può avere una funzione anche nel quotidiano.
Da anni scrivo di “Design come forma d’Arte” e di quanto ne sia riconoscibile ed autorevole lo stretto legame. Mascia ci dimostra come movimenti artistici si avvicinano spontaneamente, generati dalla stessa cultura, all’architettura e al design.
Pensiamo alla scuola Memphis nata negli anni ’80 nella casa milanese di Ettore Sottsass per discutere con i suoi amici colleghi di nuove forme di espressione legate al design, ascoltando il disco di Bob Dylan inceppato sul verso “with the Memphis Blues again”, e ancora così fortemente apprezzata oggi.
Tale corrente nasce con ispirazione naturale all’arte decò, alla pop art da cui trasse i colori vivaci e al tema futuristico, ma ha legami molto forti anche con la cultura Madì.
Molti dei progetti di design di Mascia rientrano assolutamente in tali canoni, interpretazioni multicolori della realtà, oggetti articolati ricchi di incastri e geometrie insolite, ma così semplici allo sguardo del fruitore; elementi che si compongono e scompongono con semplicità geometrica e cromatica. Linee precise che contrappongono forme morbide e circolari, a tratti nette e decise. Colori primari che si alternano come ad enfatizzarne le geometrie e, al contempo, a soggettivizzare ogni pezzo.
L’unico confine tra arte e design funzionale in Mascia, come in tutti coloro che amo definire artisti fautori del ODS Design “Object Daily Sculpture Design”, è il tipo di sensi coinvolti nella loro visione da parte dello spettatore. Una forma pittorica (che in Mascia è sempre tridimensionale e polimaterica, quasi scultorea) così come una sua installazione catturano vista, fantasia, emozioni, ricordi e suscitano nuovi pensieri… un pezzo di design aggiunge a tutto ciò non solo la sua fruibilità, ma anche una sorta di abbraccio, il senso tattile delle mani e del corpo che avvolge o sostiene.
Serena Mormino
Curatrice e Critica d'Arte

Curatrice MUSEO DEL PARCO - Centro Internazionale di Scultura all'Aperto - Portofino

Presidente Associazione Culturale AMARTE

Perito ed esperto iscritto in CCIAA e Tribunale di Vercelli
sezione antichità, oggetti e opere d'arte moderna e contemporanea

giovedì 18 giugno 2015

Antonio Pettinicchi - CONTROLUCE



Antonio Pettinicchi – CONTROLUCE
24 giugno-27 settembre 2015

Fondazione Molise Cultura, Palazzo GIL Campobasso
Art Garage, Fondazione Potito, Campobasso

A cura di: Piernicola Maria Di Iorio, Tommaso Evangelista
Catalogo: Regia Edizioni

Inaugurazione martedì 23 giugno ore 17 Palazzo GIL, Campobasso
Ingresso: 5 euro intero, 3 euro ridotto

A due anni dall’ultima personale presso la Galleria Artes di Campobasso e ad un anno esatto dalla sua scomparsa si inaugura presso gli spazi della Gil la prima grande retrospettiva dedicata ad Antonio Pettinicchi, l’artista di Lucito che ha saputo narrare e indagare come pochi in regione l’animo umano e l’intensità dei colori.
La mostra, voluta dalla Fondazione Molise Cultura e curata dai due critici Piernicola Maria Di Iorio e Tommaso Evangelista, indaga la complessità e la profondità dell’arte del maestro gettando nuova luce su diversi aspetti della sua produzione artistica. Il titolo scelto, Controluce, è esplicativo dell'innovativo taglio che si è voluto dare all’esposizione per far emergere, attraverso un’accorta selezione di lavori, una ricerca pittorica innovativa e aggiornata, un’indagine complessa sulle forme stesse della pittura calate negli abissi, luminosi o oscuri, dell’animo umano. L’uomo e il mondo, osservati nei controluce, emergono nell’arte di Pettinicchi liquidi e aperti, profondamente drammatici e tragici ma capaci di comunicare una complessità di visione estremamente suggestiva.
Dai cicli ispirati dalla musica di Mahler passando per le visioni di Dresda fino ad arrivare alla produzione dell’ultimo decennio, una produzione inedita al pubblico e alla critica e nella quale si nota progressivamente lo sfaldamento delle forme e l’emersione di una linea astratta estremamente personale, le cinquanta grandi tele esposte in mostra tracciano il profilo di un’artista non solamente legato agli aspetti contingenti della realtà molisana bensì capace di esprimere uno stile innovativo, ricco di spunti e riferimenti, da Bacon a Cezanne, da Gauguin a Freud, dagli espressionisti tedeschi ai neorealisti italiani, ma assolutamente originale nel trattamento dei corpi, nell’uso dei colori e delle luci, nella tensione segnica.

Una sezione dedicata all’incisione, del quale Pettinicchi è stato uno dei massimi esponenti del secondo Novecento italiano, accende dei flash su tematiche e tecniche, indagando l’evoluzione dello stile e dei soggetti: dai primi lavori accademici, dal forte segno geometrico, si transita per i paesaggi molisani, le scene di stampo maggiormente post-espressionista per giungere infine al dissolvimento delle forme e delle strutture grazie al sapiente uso dell’acquaforte e dell’acquatinta.
Ma è soprattutto nelle tele che l’artista di Lucito, in particolare nell’ultimo decennio di attività, è riuscito a giungere ad una pittura dai colori intensi, intesi sempre più quali elementi strutturali sui quali far poggiare costruzioni ottenute per masse continuamente in bilico tra forma e informe.
In tali lavori, si vedano le ultime visioni mahleriane e i paesaggi liquidi e disfatti, la forma si riduce alla funzione di segno e si avverte il recupero di una maggiore creatività soggettiva slegata da inferenze di stampo sociale. L’abisso tra il reale e l’ideale ormai è completamente spalancato mentre i dipinti assumono sempre più costruzioni disorganiche. E’ il trionfo del colore e dei riverberi, nelle loro componenti astratte e astraenti, che rende tali lavori autentiche visioni in controluce di una sapienza compositiva e immaginativa unica. E’ la scoperta al pubblico molisano e alla storiografia artistica di una figura “titanica” nella perenne ricerca di una pace interiore che si scontra con le lacerazioni dell’anima, è la riscoperta di un grande intellettuale e soprattutto di un complesso e maturo pittore.

L’importante contributo della Fondazione Potito ha permesso inoltre la realizzazione di un evento parallelo che contribuisce alla delineazione quanto più completa della figura dell’artista. Negli spazi dell’Art Garage, infatti, verranno ospitate opere del pittore; questa esposizione, prende come filo conduttore il volto e la figura per indagare differenti aspetti della poetica e dello stile dell’artista.

Antonio Pettinicchi nasce a Lucito (CB) nel 1925 e muore a Bojano nel 2014.  Si forma all’Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida di Lino Bianchi Barriviera e Emilio Notte, avendo come compagni di studio figure quali Armando De Stefano e Luigi Guerricchio. Ha operato tutta la vita in Molise indagando le difficili condizioni sociali ed economiche dei contadini, analizzando, successivamente, le alienazioni dell’uomo moderno e le tensioni e i turbamenti della propria anima.
Voce fuori dal coro, schivo e ritirato nella sua pittura, ha partecipato negli anni Sessanta e Settanta al dibattito artistico in Molise, facendo parte di importanti sodalizi artistici tra i quali si ricorda il Gruppo ’70. La sua attività incisoria e pittorica è testimoniata dalla partecipazione a numerose mostre e rassegne di carattere nazionale e internazionale: quattro edizioni della Quadriennale Nazionale di Roma (tra il 1952 e il 1965), la XXVIII Biennale Internazionale di Venezia, sette edizioni della Biennale Nazionale della Grafica Contemporanea di Venezia (dal 1955 al 1967), numerose mostre in collaborazione con il gruppo degli Incisori Veneti oltre alle cinque edizioni del Premio Termoli, per citarne solo alcune.

Numerose anche le personali realizzate soprattutto nel capoluogo molisano. Sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, fra le quali evidenziamo: Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Modena, Venezia; Civica raccolta delle stampe Achille Bernarelli, Castello Sforzesco, Milano; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Raccolta disegni e stampe, Galleria Uffizi; Museo Puskin, Mosca; Altes Museum, Berlino. Nel palazzo della Provincia di Campobasso è esposto l’intero ciclo dedicato alla Divina Commedia.

Tra i vari riconoscimenti e premi si ricordano: 1950, Premio del Presidente della Repubblica, I Mostra Nazionale d’Arte Giovanile, Roma; 1951, Primo Premio per la Grafica alla Mostra delle Accademie e Belle Arti d’Italia, Napoli; 1952, Premio Borsa di Studio Fagan Purves, Accademia di Belle Arti di Napoli, Napoli; 1958, Primo Premio di Pittura nella Mostra Internazionale Arte Giovanile, Roma; 1961, Premio Asiago alla IV Biennale dell’Incisione, Venezia; 1962, Premio “Paesaggio Autostrada del Sole”, Roma; 1976 Premio alla V Biennale Internazionale della Grafica, Firenze.


Antonio Pettinicchi con Walter Genua alla sua ultima personale a Campobasso


mercoledì 17 giugno 2015

Angeli-Delfini La Materia dell'Assenza


Università degli studi del Molise
Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione

ARATRO
ARCHIVIO DELLE ARTI ELETTRONICHE
LABORATORIO PER L’ARTE CONTEMPORANEA


Comunicato stampa

Sergio Angeli- Corrado Delfini
LA MATERIA DELL’ASSENZA


a cura di Lorenzo Canova e di Piernicola Maria Di Iorio


Inaugurazione mostra 25 giugno 2015, ore 17.30

Dopo la mostra dello scorso marzo al Museo Mastroianni di Marino e l’installazione Simmetrie
Industriali da poco inaugurata al MAAM di Roma, l’ARATRO presenta una nuova tappa del
progetto La materia dell’assenza che vede uniti Sergio Angeli e Corrado Delfini, due artisti legati da
affinità di visione e di poetica. Sergio Angeli (Roma 1972) e Corrado Delfini (Roma 1971), entrambi
attivi a Roma, sono attenti, attraverso la pittura, al recupero degli oggetti abbandonati e
dimenticati del mondo contemporaneo, al sentimento lirico e quasi futurista della materia, del
ridare senso a cose che sembravano avere perduto definitivamente il loro scopo.
Tuttavia Delfini e Angeli sono consapevoli di questa perdita e non cercano di restituire piena
funzione a quegli oggetti, ma cercano di scoprirne il lato poetico, l’ombra nascosta delle cose
perdute, lavorano con uno sguardo che scava nelle pieghe mondo industriale trovando affinità con
le opere di Burri, del New Dada e del Nouveau Réalisme, ma differenziandosi nella volontà di
comporre il proprio lavoro più con la spettralità metafisica di quegli oggetti che con il loro
riassemblaggio in un nuovo sistema costruttivo. Così, grazie al gesto fondante dei due artisti, l’arte
riscopre la vita segreta di questi oggetti, il meccanismo nascosto che si fonda sullo smarrimento
della loro funzionalità, celebra cose assenti nella loro fisicità ma ancora più presenti nella fissità
fluida della tessitura cromatica, macchine inutili per l’industria ma esseri pulsanti del sangue
vibrante e misterioso di una materia esistenziale che si fa pittura.
Sergio Angeli nel suo percorso artistico attraversa paesaggi più drammatici e terre più luminose, in
un cammino dove le ombre chiare degli oggetti sono usate per ricomporre un mondo
apparentemente disperato, poi sempre più rischiarato da un sentimento panico dove le forme
sembrano modellate dalla nostalgia lirica di un paesaggio rievocato dalle curve e dalle macchie
colorate intorno alle particelle assemblate dal pittore.
La pittura di Corrado Delfini è invece segnata da un viaggio attraverso la materia e la rarefazione,
in una sublimazione in cui il dato iconico viene declinato in forme nuove, dopo essere stato
inizialmente annullato nel flusso della pittura e nella sua stratificazione concentrata in un acceso
materismo cromatico di matrice informale. Lentamente l’elemento figurativo si è fatto strada
all’interno di una tessitura gestuale e di una visione molto densa della pittura fatta di potenti
campiture.
In occasione della mostra saranno presentati i due cataloghi dedicati agli artisti a cura di Lorenzo
Canova, recentemente pubblicati da Rubbettino Editore. 



lunedì 8 giugno 2015

CAMUSAC -Nuove opere della Collezione tra acquisizioni e proposte - Omaggio ad Achille Pace


Nuove opere della collezione tra acquisizioni e proposte
Omaggio ad Achille Pace
a cura di Bruno Corà e Tommaso Evangelista 


Artisti in collettiva:
Carlo Colli, Lindo Fiore, Raffaella Formenti, Abel Herrero, Umit Inatci, Karpuseeler, Luigi Magli, Giulia Marchi, Bruno Marcucci, Nevio Mengacci, Vincenzo Merola, Klaus Munch, Gianfranco Notargiacomo, Achille Pace, Carlo Rea, Mario Sughi


Inaugurazione lunedì 15 giugno 2015 ore 18

Dal 15 giugno al 28 ottobre 2015 aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 15 alle 19  
Ingresso LIBERO



Comunicato Stampa

Nuove proposte e acquisizioni
Una mostra al CAMUSAC di opere che accrescono la collezione permanente del Cassino Museo di Arte Contemporanea e un omaggio ad Achille Pace

Dopo l’imponente mostra di sculture di Pino Spagnulo e la calibrata mostra di rilievi di Turi Simeti, il Museo di Arte Contemporanea di Cassino offre un’opportunità di osservazione delle sue nuove acquisizioni e di alcune giovani proposte che rivelano l’interesse dell’istituzione ad articolare le dotazioni già ampie di scultura con nuovi pronunciamenti di carattere pittorico plastico. 
La rosa di nomi comprende gli artisti Carlo Colli, Lindo Fiore, Raffaella Formenti,  Abel Herrero, Karpüseeler, Ümit İnatçı, Luigi Magli, Giulia Marchi, Bruno Marcucci, Nevio Mengacci, Vincenzo Merola, Klaus Münch, Gianfranco Notargiacomo, Carlo Rea, Mario Sughi, di ciascuno dei quali sono presentate tre opere, soprattutto degli ultimi anni. Nella compagine ordinata secondo un criterio di poetica individuale a confronto, senza che si pretenda di indicare alcuna tendenza, si riconoscono artisti dai percorsi già consolidati come quelli di Notargiacomo, di Fiore, di Marcucci, di Münch, di Mengacci e Magli, mentre di altri come Rea, Herrero, Formenti, Marchi, Karpüseeler,  İnatçı, Colli, Merola e Sughi si prendono in considerazione i risultati di percorsi più recenti, lungi dal rappresentare linee di lavoro quanto piuttosto tracce di ricerca e di innovazione strumentale e tecnica.
La mostra, che si inaugura il 15 giugno 2015 alle ore 18, resterà aperta sino ad ottobre, consentendo in tal modo al pubblico giovanile e studentesco di poterla visitare alla ripresa dell’anno di studi, sia delle medie superiori, sia dei corsi universitari. 
Un’enclave dedicata all’opera di Achille Pace, protagonista del dibattito artistico sin dalla fine degli anni Sessanta, nonché pioniere della prima aggregazione del Gruppo Uno con Uncini, Carrino, Biggi, Frascà e altri sarà altresì allestita una mostra ‘omaggio’. Un nucleo rappresentativo di lavori di Pace verranno esposti con l’obiettivo di gettare nuova luce sull’artista molisano, grande inventore e promotore del Premio Termoli di cui è stato l’anima.
Per la circostanza saranno editi i relativi cataloghi con brevi saggi e contributi critici di Bruno Corà e Tommaso Evangelista, con un corredo di immagini e di apparati relativi alle opere in mostra.


Comunicato stampa n. 2

È in atto la preparazione della mostra “Nuove acquisizioni e proposte” a cura di Bruno Corà e Tommaso Evangelista presso il Cassino museo d’arte contemporanea che aprirà al pubblico lunedì 15 giugno 2015 con 45 opere di artisti contemporanei.
Tra gli artisti invitati si segnalano le opere di Gianfranco Notargiacomo, un nucleo di tre significativi lavori che l’artista ha reso disponibile per la mostra sottolineando sia la sua produzione storica delle opere “takete”, sia un recente dipinto tondo dal diametro di due metri.
Esponente della generazione affermatasi negli anni Settanta a Roma Notargiacomo è in procinto di preparare un’importante mostra personale al museo diocesano di Milano, dopo aver già realizzato negli anni scorsi una grande mostra al Palazzo reale della stessa città.
Contemporaneamente alla partecipazione di Notargiacomo alla nuova tornata di acquisizioni del museo di Cassino, una non meno significativa mostra di dipinti di Achille Pace avrà luogo negli stessi giorni nell’omaggio al pittore che la direzione del museo cassinate ha istruito a riconoscimento della pittura di questo maestro e della sua assidua azione nella preparazione e nella direzione artistica del premio Termoli a respiro nazionale.
Numerose iniziative collaterali e attività didattiche sono previste nel corso dell’apertura delle nuove mostre del museo di cui verrà fornita informazione in successivi comunicati.

La direzione del Museo

Per eventuali informazioni rivolgersi a info@camusac.com
Cassino 06/06/2015






venerdì 15 maggio 2015

BLU a Campobasso - Secondo/4 DrawTheLine 2015

BLU

"Draw the Line 2015 il sogno è appena cominciato.
E’ ormai di dominio pubblico che BLU è stato in città…L’opera è stata realizzata sul palazzo di proprietà dello IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) in via Marche a Campobasso. Ci sono voluti 6 giorni per completare l’opera di circa 250 mq realizzata interamente con tecnica di lavoro su fune. L’iniziativa rientra nel progetto DrawtheLine 2015 secondo/4 e, la scelta di realizzarla nel quartiere di san Giovanni è dovuta alla nostra continua ricerca di aree ed edifici degradati, nel caso specifico, i palazzi di via Marche, non ricevono manutenzione esterna da circa 30 anni, come riferito dagli abitanti. Il nostro intervento ha voluto portare colore e speranza in un quartiere con evidenti problemi sociali. Siamo entrati in punta di piedi nelle case dei condomini a spiegare la nostra idea e il motivo del nostro intervento puntando esclusivamente sulla considerazione che forse gli abitanti ne ricevono davvero poca. Dopo un primo momento di perplessità, e i primi colori comparsi sulla parete…abbiamo rotto il ghiaccio!!!! Il nostro ringraziamento va a tutte gli abitanti di via Marche che con il loro supporto hanno contribuito alla realizzazione del dipinto aprendo le loro cucine e il loro cuori…siamo stati serviti e riveriti ! Inoltre grazie a Piero e Renato (dimensioni verticali) che hanno curato la parte tecnica degli ancoraggi e Luigi Baratta per l’intervento tempestivo quando ne abbiamo avuto bisogno. Ma soprattutto Grazie a nostro fratello Sopa che lo lega da una profonda amicizia all’artista BLU e che, come una roccia sospesa nel cielo con animo colorato, ci supporta e ci da le forze per continuare questo sogno…….anche se il cratere lasciato è un vuoto incolmabile! Crediamo che un ringraziamento speciale vada fatto al nostro amico BLU che con la sua sensibilità, umiltà e gioia ha realizzato l’opera lavorando intere giornate senza mai riposare e regalando alla nostra città grigia, piatta e senza voglia di cambiare , una nuova speranza.
Il terzo appuntamento con il DrawTheLine 2015 è previsto per l’ultima settimana di maggio, dove l’associazione sarà impegnata con workshop, live painting e riprogettazione degli spazi verdi della scuola ITAS “Pertini” di Campobasso in collaborazione con la Fondazione Architetti ….. a breve info.
al momento l’intero festival è autofinanziato dagli Associati Malatesta".






Foto: Malatesta Associati

Non ti preoccupare - Preghiera # 223



NON TI PREOCCUPARE
Preghiera # 223

Di e con Michele Mariano

In collaborazione con - Frentania Teatri
Produzione - The Patch Horse
Mask di M.M. - Marina Miozza


Martedì 26 Maggio 2015
Dalle ore 20.00 alle ore 24.00
TEATRO FULVIO GUGLIONESI
Via Usconi n° 3
86034 Guglionesi (CB)

"Il tempo vola" dice il detto, in un mondo che dipende sempre più dal tempo e in cui il tempo è sempre più unificato.

Un unico gigantesco orologio sovrasta il mondo e lo domina, pervade tutto: nel suo tribunale non esiste appello. L'unificazione del tempo a livello mondiale segna una vittoria per l'efficiente macchina sociale, un universalismo che elimina con determinazione l'individualità.
Perché si lavora? Certo per produrre cose e servizi utili alla società umana, ma anche, e soprattutto, per accrescere i bisogni dell’uomo, cioè per ridurre al minimo le ore in cui è più facile che si presenti a noi questo odiato fantasma del tempo. Accrescendo i bisogni inutili, si tiene l’uomo occupato anche quando egli suppone di essere libero. “Passare il tempo” dinanzi al video o assistendo a una partita di calcio non è veramente un ozio, è uno svago, ossia un modo di divagare dal pericoloso mostro, di allontanarsene. Ammazzare il tempo non si può senza riempirlo di occupazioni che colmino quel vuoto. E poiché pochi sono gli uomini capaci di guardare con fermo ciglio in quel vuoto, ecco la necessità sociale di fare qualcosa, anche se questo qualcosa serve appena ad anestetizzare la vaga apprensione che quel vuoto si ripresenti in voi.

Avvertenze
L’azione NON TI PREOCCUPARE nel farsi in un luogo/spazio lo sacralizza, cioè ne sancisce una alterità, un essere "altro" e "diverso" rispetto all'ordinario, pertanto si chiede allo spettatore di divenire pellegrino in un viaggio che va compiuto per devozione o per penitenza, verso un luogo che si fa “sacro”.
Chi parte per questo pellegrinaggio non si trova ad essere, ma si fa straniero.

L’azione ha inizio alle ore 20.00 ed avrà termine alle ore 24.00 del Martedì 26 maggio 2015, pertanto la visita a Non ti Preoccupare è possibile in questo arco di tempo.

Per info e prenotazioni
347 5624436
www.michelemariano.eu
Michele Mariano vive tra i boschi con le sue due asine in una regione immaginaria chiamata Molise, è autore di opere d’arte postume, opere che si realizzeranno dopo la sua morte e la morte delle persone che in vita hanno deciso di aderirvi. Nel frattempo che queste giungano a compimento M.M. trascorre il “Suo Tempo”, unico ed individuale, “pregando”. Lo trascende nel tentativo di renderlo epico www.nontipreoccupare1.blogspot.it .

Image inspired M.M.M
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