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mercoledì 23 marzo 2016

La collezione d'arte contemporanea dell'Università degli Studi di Cassino

Reportage fotografico della collezione d'arte contemporanea dell'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale istituita durante gli ultimi anni grazie al contributo della Fondazione Longo, del prof. Bruno Corà e degli incontri internazionali d'arte contemporanea (Tempo e forma nell'arte contemporanea, 1996; Spore, 1999; Inonia: quali città d'arte a venire?, 2001). Le opere sono fruibili all'interno delle sedi universitarie e formano una collezione di indubbio spessore artistico, un gioiello nascosto giusto fuori regione che andrebbe oltremodo valorizzato.

Bassiri

Gatto

Kounellis 

Lewitt

Mattiacci

Messina

Munch

Pizarro

Ranaldi

sabato 12 marzo 2016

Giovanni Albanese - Altalena tra le stelle


L’ARATRO inaugura la stagione espositiva del 2016 con una nuova mostra di Giovanni Albanese (Bari, 1955, vive a Roma), artista e regista cinematografico di fama internazionale che presenta un’installazione ideata come un’immersione leggera contenuta in un misterioso universo parallelo composto da costellazioni luminose e da presenze ludiche ed enigmatiche.
L’opera di Albanese, infatti, è sempre pensata come un gioco colto di trasformazione del senso e della natura delle cose, in una mutazione costante della presenza e del significato degli oggetti declinata mediante una raffinata rielaborazione in cui la visione stessa del gioco dialoga con la grande stagione delle avanguardie storiche all’interno di un’efficace e innovativa azione costruttiva.
In una visione sospesa tra de Chirico e Duchamp, Albanese inserisce dunque la presenza metaforica apparentemente assurda di un’altalena fiammeggiante collocata tra le geometrie cosmologiche dei suoi astri elettrici e delle sue eclissi di ombra e di fuoco. Come il demiurgo di un cosmo alternativo, quasi come il bambino dei frammenti di Eraclito, Albanese gioca così con le orbite e i campi magnetici, facendo ondeggiare la sua altalena tra le stelle, in un passaggio continuo tra presente e futuro dove il tempo stesso sembra annullarsi nel moto ondulatorio di un paradossale e metafisico eterno ritorno.

La mostra è in collaborazione con Cantine D'Uva, Larino; ONAV Campobasso; Olio Pignatelli, Monteroduni.

GIOVANNI ALBANESE
Nato a Bari nel 1955, vive e lavora a Roma. Artista e Regista è docente all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2002 gli è stato assegnato il prestigioso “Premio Pino Pascali per l’Arte Contemporanea”.
Con l’opera “Costellazione” è presente alla 54^ Biennale di Venezia a Palazzo Bianchi Michiel con La Fondazione Pino Pascali. Nel Giugno/Luglio del 2009 ha esposto al Chelsea Art Museum di New York. Nel 2003 è uscito nelle sale il suo film “A.A.A.Achille” con cui ha vinto il Giffoni Film Festival.
Tra le sue mostre principali ricordiamo le personali al MACRO di Roma nel 2001, al Museo Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare (2002), inoltre la “XII Quadriennale Nazionale d’Arte”(1996). Nel 2011 prodotto da Rai Cinema e Lumiere è uscito nelle sale “Senza arte né parte”, suo secondo lungometraggio ambientato nel mondo dell’arte contemporanea. (due nomination ai Nastri d’Argento e vincitore del Nastro d’Argento per l’interpretazione di Giuseppe Battiston). Nel 2012 per il progetto “Re Place 2” realizza un’istallazione luminosa per la zona rossa della città dell’Aquila.

ARATRO- archivio delle arti elettroniche - laboratorio per l’arte contemporanea
2° piano- 2° edificio polifunzionale, Università del Molise, via De Sanctis 86100 Campobasso
Info: + 39 3385912482; aratrounimol@gmail.com – Dal 17 marzo al 18 aprile 2016
facebook: Aratro Università del Molise



giovedì 10 marzo 2016

sabato 5 marzo 2016

Tito: 90 - Energie tra figurazione e astrazione

Tito Amodei, più noto come Tito, è uno scultore, pittore, critico d'arte e religioso italiano di origini molisane (Colli a Volturno, 11 marzo 1926). Tuttora in attività, opera dalla fine degli anni cinquanta prevalentemente come scultore nel campo dell'arte sacra e monumentale. E' di certo da annoverare tra i più significativi scultori italiani del secondo Novecento per l'originalità della ricerca legata inizialmente a forme simboliche nel rapporto tra superficie e oggetto, con evidenze segnico-totemiche, e successivamente ad un segno puro, assoluto, libero e conchiuso in strutture archetipiche, colossali e minimali allo stesso tempo. Legato al legno quale materiale per eccellenza nella realizzazione delle sue strutture: “Il legno è già caldo come una materia: lavorato con l’accetta entra dirompente nello spirito prima ancora che si profili l’immagine. Fa lo stesso effetto della terra arata. Un intervento emotivo e ragionato che sia, che coinvolge l’uomo nel suo rapporto con il mondo. Viene esclusa ogni mediazione. E’ una reazione dell’artigiano al diffuso manierismo nella scultura oggi, dovuto, secondo me, ad un eccessivo intellettualismo” (Tito). Padre passionista, nel 1970, ai piedi del complesso della Scala Santa a Roma fonda il suo studio che successivamente si amplia con una galleria d'arte, Centro di Sperimentazione Artistica Sala 1, che diventa tra le galleria più suggestive della capitale.


In occasione del suo novantesimo compleanno gli amici ed i sostenitori lo celebrano il 12 marzo 2016 con un’iniziativa che vuole sottolineare il suo operato. Il progetto si articola in tutti i luoghi che compongono il Complesso Culturale in Piazza di Porta S. Giovanni: Sala 1 Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, TRAleVOLTE, Sala2Architettura, Teatro Salauno, lo studio di Tito e il Parco della Scala Santa.  Tra le iniziative anche una raccolta antologica fotografica di Stefano Fontebasso de Martino, testimone dell’operato di Tito da più di 35 anni. Un artista che dovrebbe sicuramente essere riscoperto dalla sua regione di nascita, il Molise, colpevolmente assente in iniziative atte a valorizzare e presentare la sua opera artistica. L'ultima presenza di Tito in regione, con due piccole sculture, risale al 2012 nella collettiva Restart presso la galleria Artes Contemporanea di Campobasso.

Un'intervista su Repubblica: Tito Amodei: sono un frate e sono un pittore ma trovo di pessimo gusto l'arte sacra

TITO:90
Energie tra figurazione e astrazione
dal 12 marzo al 12 maggio 2016
Presentazione: sabato 12 marzo, ore 17.30
Progetto di: Stefano Fontebasso de Martino, Mary Angela Schroth, Ottaviano D’Egidio, Francesco China, Francesco Pezzini, Alessandra Scerrato
Complesso Culturale di Piazza di Porta S. Giovanni, 10 (Scala Santa) Roma
Orario: lun-sab, ore 1630-19.30



giovedì 3 marzo 2016

Riccardo Baruzzi. Un’opera tra lirismo e ricerca segnica per il sessantesimo Premio Termoli

Riccardo Baruzzi, classe 1976, con l’opera Porta pittura dei riccioli (2015) è il vincitore della sessantesima edizione del Premio Termoli curata da Anna Daneri. La proclamazione, coincisa con l’inaugurazione, è avvenuta lo scorso 20 febbraio mentre l’intera collettiva sarà fruibile presso i nuovi spazi del MACTE Museo d’Arte Contemporanea di Termoli fino al 30 aprile. In giuria l’artista Stefano Arienti, il critico Lorenzo Canova e il curatore Simone Menegoi hanno così motivato il verdetto “un’opera che combina con eleganza pittura, disegno, scultura e design. La sua poetica si segnala per una maturità e un lirismo non comuni, e stabilisce, da una posizione di ricerca contemporanea, un dialogo con la storia del Premio Termoli, caratterizzata dall’interesse per le ricerche astratte, e dal rapporto fra arte e percezione visiva”. Una menzione speciale è stata assegnata a Gabriella Ciancimino per l’opera Chardon d’amour (2014), dalla sottile poetica relazionale. All’artista sarà affidata la conduzione del workshop da progettare per il contesto cittadino. Abbiamo fatto alcune domande all’artista vincitore.

Nella tua opera dialoga la ricerca sul segno, l’eleganza data dallo studio dei materiali e una sottile analisi sulla struttura, e quindi sulle condizioni stesse della visione. Come si sviluppa questa poetica della sottrazione e dell’amplificazione della traccia minima?
Circoscrivo la domanda alla questione del segno prendendo in prestito qualche riga dal capitolo settimo del libro Disegnare e conoscere di Giuseppe Di Napoli.
"Il segno grafico denominato linea é un concetto visibile, un'astrazione sensibile, svincolata dalla funzione di riprodurre delle somiglianze iconiche, tipiche del segno-traccia. La linea impone un suo statuto di completa autonomia semantica, quello di essere un segno-in-se, dotato di un proprio intrinseco significato. Con la linea il pensiero umano avanza verso un altro stadio evolutivo; l'uomo, con essa, può delimitare il mondo e trascenderlo: «ciò che limita è senza limite» (Simone Weil) (…) La linea non ha un'entità fisica (di quella cosa), non la si vede direttamente nelle cose o tra le cose; bisogna innanzitutto pensarla più che vederla, giacché essa è una res cogitandi, una cosa mentale, che stabilisce non tanto una somiglianza tra la cosa e la sua percezione, quanto piuttosto una continuità tra il segno disegnato e la cosa pensata: la linea assomiglia al pensiero e non alle cose".

Il lirismo del segno grafico, e le sue (per)mutazioni, sembrano determinare nell'opera anche una componente temporale che, a livello di impressione, richiama l'idea di "cantiere" impostata dalla curatrice Daneri. Come valuti questo aspetto nel tuo lavoro?
Non riesco ad associare al mio operato l'idea di mutazione e temporalità, tantomeno quella di cantiere.

Colpisce dell’opera la sua dimensione “scultorea” data dal porta pittura il quale contiene altre tracce, e varianti, dell’idea appesa a parete. Questo focalizzarsi sulla sequenza, oltre ad una suggestione musicale, mi fa pensare, data la sua recente scomparsa, ad un saggio di Umberto Eco ovvero alla sua idea di “vertigine della lista”, del mondo che analizza, enumera, elenca elementi comuni o discordanti. Ci sono liste che hanno fini pratici e sono finite e altre che sono immaginarie e fantastiche, in quale si colloca questo tuo dialogo di tele?
Il P.P. fa parte di una serie di dispositivi che raccolgono dipinti di piccolo/medio formato: per lo più forme astratte e monocromi. Ogni porta pittura viene allestito nello spazio espositivo e non tutti i dipinti contenuti al suo interno vengono appesi simultaneamente. Il porta pittura resta nello spazio come presenza scultorea (i cui pieni e vuoti mutano in base al numero dei dipinti ospitati), ed è un invito a pensare i quadri come entità intercambiabili, non autoriali, disposti in sequenze variabili e indefinite (ogni porta pittura prevede una rotazione, e non è stabilito a priori che i nuovi allestimenti siano effettuati dall’artista).



Tommaso Evangelista

La giuria con l'opera

Da sinistra Arienti, Menegoi, Baruzzi, Canova

Premio Termoli, veduta d'insieme

Baruzzi, Porta pittura dei riccioli



Studio visit #1


Oil on water 1993/2016 - used motor oil floating on water enclosed in plexiglass or glass (Elio in his studio / New York 2007)

Elio Franceschelli FB


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