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venerdì 20 maggio 2016

Francesco Cito. I Misteri


È nato tutto da un invito. Lo scorso anno l’associazione Vivian Maier di Campobasso ha infatti chiesto a Francesco Cito di fotografare la cosiddetta Sagra dei Misteri, una delle più importanti manifestazioni della cultura popolare e religiosa molisana. Si tratta di una processione che, dalla metà del XVIII secolo, si ripete ogni anno nel giorno del Corpus Domini, offrendo al pubblico una suggestiva parata di veri e propri quadri viventi. Lungo le strade del centro storico di Campobasso sfilano infatti tredici Misteri che rievocano altrettante scene del Vecchio e Nuovo Testamento: bambini, anziani e adulti diventano così per un giorno angeli, santi e demoni in grado di aleggiare davvero sopra le teste della folla festante. Un'illusione suggestiva resa possibile grazie alle antiche strutture di acciaio e legno a cui sono invisibilmente ancorati, le cosiddette Macchine dei Misteri, create da Paolo Saverio Di Zinno nel lontano 1748.
Una festa, quella che circonda la Sagra dei Misteri, che racchiude quindi credenze e tradizioni antiche, e che il noto fotoreporter napoletano ha seguito in ogni suo istante. È nato così un lavoro, intitolato I Misteri, che verrà presentato per la prima volta sabato 21 maggio 2016 presso il Museo Ex Gil di Campobasso. L'esposizione, organizzata dal Centro per la Fotografia Vivian Maier in collaborazione con il Comune di Campobasso, verrà infatti inaugurata alle ore 18,00, per poi rimanere aperta al pubblico fino al 2 giugno. Inoltre, sabato 28 maggio, alle ore 17,30, Francesco Cito sarà nuovamente presente negli spazi del Museo per incontrare il pubblico, mostrare alcuni dei suoi lavori più importanti e raccontarne genesi e retroscena.

Francesco Cito. I Misteri
Museo Ex Gil (Palazzo Gil), via Gorizia, 1 - Campobasso
22 maggio – 2 giugno 2016

orario: da martedì a domenica, ore 10,00 - 13,00 e 17,00 - 20,00 | chiuso il lunedì
ingresso: libero
info: cfcvivianmaier@gmail.com

lunedì 9 maggio 2016

Die Hamletmaschine - Nicola Macolino e la casa circondariale di Larino


TEATRO

DIE HAMLETMASCHINE
Di Heiner Muller

Con i Detenuti del Carcere di Larino

Con Barbara Petti (Ofelia)
Regia, scene e costumi di Nicola Macolino

Venerdì 10 Giugno ore 21
Sabato 11 Giugno ore 21
Domenica 12 Giugno ore 21
(Eventuale replica lunedì 13 giugno ore 21)

Casa Circondariale e Reclusione di Larino (CB)
Contrada Monte Arcano, 2

[spettacoli a numero limitato, posti 80]

Info prenotazioni
338 3183197 Nicola Macolino
338 9771081 Petronilla Di Giacobbe
338 6014272 Rosamaria Ricciardi

Progetto Scuola/Teatro/Carcere

Regione Molise
Progetto Integrato Molise Arte e Cultura
Abraxas Lab
Associazione Muse

Coordinazione Progetto e Laboratorio
Petronilla Di Giacobbe, Angela Pietroniro, Rosamaria Ricciardi

Direttore Penitenziario
Rosa La Ginestra

Detenuti coinvolti nel progetto (attori)
Giovanni Accietto, Emanuele Argenti, Fabio Battinelli, Chotorno Ebraim, Francesco Dell’Andro, Maurizio Fasano, Alì Kaspi, Marcello Morganti, Pasquale Mostacciuolo, Vincenzo Presutto, Carmelo pugliara, Karim Mohamed Suleiman, Rubin Talaban, Silvester Uyi.
Loris Fabrizio, Angelo Giunta (falegnameria), Giuseppe Prussiano (fonica), Gianluca Saulino (sartoria)

Fisarmonicista Alessio Paradiso

Sartoria
Rosa Miniello, Rita Palladino, Giuseppina Pellegrino, Amalia Silveri, Suor Winni

Staff Abraxas Lab
Antonio D’Onofrio, Letizia Iammarino, Antonio Iantomasi, Renzo Iantomasi, Antonella Macolino, Michele Mariano.


APPUNTI DI REGIA
Nella mia rilettura dell’opera di Heiner Muller “Die HamletMaschine”, ho puntato al prosciugamento della storia da tutti gli orpelli e i simbolismi che echeggiano ambientazioni e contesti storici.
Penso che il carcere fisicamente e nella sua struttura fondante sia il luogo migliore dove indagare il concetto amletico di essere e non essere.
Gli attori sono i detenuti della casa circondariale e reclusione di Larino che incarnano perfettamente questa dicotomia.
Non recitano forse un ruolo all’interno del carcere e vivono quasi una dimensione di para-teatralità coi loro gesti e rituali quotidiani? Quanti Amleti e quante Ofelie sono presenti in quei corpi?
Penso comunque che i detenuti possano trovare solo nel teatro (in quella finzione che il teatro sa offrire) una nuova identità necessaria per superare questa scissione che vivono giornalmente.
I personaggi del dramma, quindi, sono inseriti in una dimensione atemporale e asettica, vagano confusi, tra rumori e suoni assordanti, nello spazio scenico, fatto di corridoi, celle e “aree passeggio” senza riconoscersi l’un l’altro, rinchiusi nelle proprie dimensioni solipsistiche e incomunicabili che non impediscono la possibilità che ognuno sia l’altro e viceversa.
Amleto e Ofelia sembrano tornare dal mondo dei morti o forse no, ma sicuramente si pongono le stesse domande dell’uomo contemporaneo che ha una qualche missione da compiere. Cercano le proprie identità, ricordano le proprie passioni umane, si scoprano fragili in questo continuo dilemma amletico.
Si presentano al pubblico goffamente, portano in scena valigie e oggetti/attrezzeria di scena, necessari per ri-vivere nelle loro fissazioni/ricordi.
Io sono Ofelia, quella che il fiume non ha voluto, dice Ofelia, un Ex-voto che entra in scena portando uno stendardo su cui è scritto H2O, un secchio d’acqua, una valigia con dei costumi (i cambi di scena) e una pompa irroratrice a spalla con cui cerca continuamente di annaffiare o benedire qualcuno o qualcosa, sempre in nome dell’acqua.
Amleto entra in scena, accompagnandosi con un passeggino riempito di cenere e terriccio, la sepoltura del padre, e con una valigia piena di croci. Sparge cenere a mucchi, ovunque si muove perché vuole marcare il territorio in modo da proteggersi.
Ho pensato sulla scena un coro, quasi greco nella prima parte dello spettacolo, che si presenta in tenuta da guerriglia mentre nella seconda parte si trasforma in una sorta di gruppo di replicanti di Amleto che diventano speakers e echi del Principe. Il coro si ritrova a essere quindi la ferita e il coltello, la polizia e i manifestanti, i rivoluzionari e i reazionari.
I detenuti così diventano corpi speciali di un esercito già pensato e in parte creato da Yukio Mishima.
La scena è meta-teatrale soprattutto nel terzo quadro, quando lo striptease di Ofelia unito alle danze grottesche delle “Ofelie morte” sono ambientati nel teatrino del carcere come se fossero un spettacolo di guerra per militari in missione.
L’idea di portare in un luogo prettamente “maschile” come un carcere, un testo dove la componente femminile ha un ruolo fondamentale e predominante se non conturbante, mi poneva la possibilità di creare una sorta di corto circuito.
Ho scelto quindi per la figura di Ofelia un’attrice esterna al carcere perché voglio rompere e irrompere in quel mondo codificato al maschile.
Ofelia disturba perché cerca la libertà e non sta più al gioco della sottomissione invita gli spettatori, sotto il nome di Elettra, a fare lo stesso, consapevole del fatto che il risveglio della coscienza deve passare attraverso la sofferenza e la conquista del proprio spazio, di tutto lo spazio, teatralmente e metaforicamente.
Ofelia è un punto interrogativo che mina le certezze.
Essendo il dramma attraversato esplicitamente dal concetto di travestimento (mistificazione di ruoli, dell’essere e dell’identità) ho pensato di condurre il pubblico in un percorso fisico e mentale interno al carcere dove l’essere si sgretola, travolto dal flusso d’acqua che caratterizza l’inizio del mio allestimento.
Vorrei che gli spettatori si abbandonassero e diventassero contemporaneamente fruitori curiosi ma anche attori delle vicende di Amleto e Ofelia, delle loro domande sulla vita, l’essere e l’identità. Divenendo così, spettatori privilegiati a distanza ravvicinata con gli attori e la scena, che seguono, assistono, giudicano, condannano, assolvono, si spaventano e partecipano attivamente contribuendo ad annullare completamente la quarta parete.




Trailer_Hamletmaschine from nicola macolino on Vimeo.

venerdì 29 aprile 2016

Nino Tricarico SPAZIO LUCE COLORE


Università degli Studi del Molise
Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione
ARATRO
archivio delle arti elettroniche laboratorio per l’arte contemporanea


comunicato stampa mostra
NINO TRICARICO
SPAZIO_LUCE_COLORE

a cura di
Lorenzo Canova, Piernicola Maria Di Iorio, Giorgio Patrizi

Inaugurazione 4 maggio 2016 ore 17.30

Nino Tricarico presenta una selezione di opere pittoriche recenti, un gruppo di oli e acquerelli in cui esprime al meglio la sua serrata ricerca sul colore e sulla luce.
Tricarico, che ha avuto una formazione scientifica attraverso studi universitari di chimica, lavora infatti sul colore con il rigore di un ricercatore che lavora sulla percezione visiva, coniugandolo però con la leggerezza di una visione lirica che oltrepassa la materia creando un dialogo intenso tra la stesura cromatica e l’azione intellettuale di un pittore che dà vita ai suoi mondi attraverso un gesto capace di restare arcaico nella sua profonda contemporaneità.
Lo spazio di Tricarico si trasforma così in un territorio in cui la visione viene declinata oltre la ristretta dimensione oggettuale toccando i confini di una sublimazione che sembra voler purificare la realtà estraendone i codici sintetici di una nuova purezza formale.
L’astrazione di Tricarico conserva infatti ricordi della natura, frammenti del suo paesaggio ed echi delle sue terre, trasfigurati però da una vibrazione e da un flusso del colore che incanalano la luce nel quadro per ideare un nuovo spazio costruito attraverso la purezza di una pittura che trova nel segno e nelle raffinate campiture la sua poetica espressione definitiva.
La forza e la levità si uniscono in particolare nel gruppo dei recentissimi acquerelli realizzati da Tricarico appositamente per questa mostra, dove il pittore con una decisa energia compositiva traccia i suoi arcobaleni di luce, tendendoli come strutture architettoniche che tagliano il cielo, intrecciando i segni scuri ai bagliori colorati, componendo con maestria la partitura cromatica di universo sognato e ricomposto perennemente dal gesto del pittore.

NINO TRICARICO
Nato a Potenza, dove vive e lavora, si forma nascono nell'ambiente dell’avanguardia napoletana intorno agli anni Sessanta. La sua prima mostra personale è ospitata nel 1970 nella Galleria PalmsShore di New York. Tiene mostre e interventi in Germania, Olanda, Francia, Svizzera, Svezia e Finlandia. È con alcuni artisti, tra questi Gerardo Di Fiore, Errico Ruotolo, Gianni Sani, Franco Marrocco, Teo De Palma, Carlo Catuogno e con il critico Massimo Bignardi che, a partire dagli anni Ottanta, forma il gruppo del “Nuovo lirismo” che nel 1991 trova il suo primo riscontro con la mostra “The modernity of Lyrism”, tenuta dapprima alla Gummeson’s Gallery, e all’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma e poi al Joensuun Taidemuseo di Joensuu in Finlandia (1992). Tra le recenti mostre personali si segnalano: “Infinito Bianco”, Palazzo Lanfranchi, Matera, 2009 ; “La Barba e lo Specchio: pastelli”, Galleria Il Vaglio 2, Bari, 2011. Tra le rassegne: “Omaggio a un poeta dell’immagine: Ernesto Treccani”, Fondazione Corrente Museo Treccani, Milano; 54a Biennale di Venezia Padiglione italiano, Regione Basilicata, Galleria Civica di Palazzo Loffredo-Potenza; “Oleum. Tracce nei linguaggi del contemporaneo”, Museo FRAC – Baronissi, tutte del 2011; nel 2012 “Carte contemporanee: esperienze del disegno italiano dal 1943 agli anni Novanta”, Museo FRAC, Baronissi; 53° Premio internazionale Bice Bugatti Giovanni Segantini” Villa Vertua Masolo Nova Milanese, mentre nel 2013 è stato invitato al Premio Sulmona. Nello stesso anno la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Potenza gli ha dedicato una ampia mostra antologica. Nel 2014 espone a Matera 23 dipinti dal titolo Orme di abissi e di rondini. L'evento, organizzato in collaborazione con la Fondazione “Le Monacelle”, è il primo di una serie, curato da Opera Arte e Arti, e finalizzato alla presentazione di progetti realizzati da artisti contemporanei, nel loro coinvolgimento con la città di Matera proposta come Città della Cultura Europea 2019. Nel 2014 e nel 2015 ha tenuto importanti mostre a Napoli, Castel Nuovo (Maschio Angioino) Sala Carlo, e al Museo FRAC di Baronissi.

ARATRO- archivio delle arti elettroniche - laboratorio per l’arte contemporanea
2° piano- 2° edificio polifunzionale, Università del Molise, via De Sanctis 86100 Campobasso
Info: + 39 3385912482; aratrounimol@gmail.com – Dal 4 al 25 maggio 2016
facebook: Aratro Università del Molise

Flâneur - Residenza d’artista presso la Fondazione Molise Cultura


Flâneur
residenza d’artista presso la Fondazione Molise Cultura
Palazzo ex GIL - Campobasso
2 - 23 maggio 2016

Flâneur è un progetto di residenza per artisti che nasce da una costola del più noto e consolidato Vis à Vis - artists in residence project, il programma ideato dall’associazione culturale Limiti inchiusi arte contemporanea di Campobasso.
A differenza di Vis à Vis che realizza le sue residenze nei piccoli paesi molisani, Flâneur si svolge negli spazi della Fondazione Molise Cultura (Palazzo ex GIL), attualmente l’unica istituzione culturale ufficiale della regione Molise.
Per questa prima edizione del progetto – che prevede almeno altre due annualità – gli ideatori hanno selezionato un artista internazionale, il giapponese Satoshi Hirose che risiederà a Campobasso dal 2 al 23 maggio 2016.
La residenza d’artista è un progetto culturale che prevede la permanenza fisica di un artista visivo in un determinato luogo con lo scopo di realizzare un’opera d’arte basata sull’analisi del contesto in cui è stata concepita; nel caso di Flâneur, Satoshi Hirose avrà a disposizione uno spazio all’interno della Fondazione Molise Cultura da utilizzare come studio, dove approfondirà la storia, gli usi e i costumi del Molise per realizzare, a termine della residenza, un’opera d’arte ispirata alla terra che lo ha ospitato.
Il lavoro ideato e realizzato dall’artista resterà di proprietà della Fondazione Molise Cultura e entrerà a far parte del patrimonio della stessa, trovando contestualmente una sua collocazione all’interno degli spazi del palazzo ex GIL.
Il progetto - ideato dall’associazione culturale Limiti inchiusi di Campobasso e sostenuto dalla Fondazione Molise Cultura – sarà curato da Silvia Valente e Matteo Innocenti.
L’idea di praticare una residenza all’interno di uno spazio istituzionale è un progetto ormai largamente consolidato a livello internazionale: musei di tutto il mondo, gallerie e fondazioni ospitano regolarmente gli artisti nei loro ambienti con lo scopo di condurre attività di ricerca e studio, una pratica imprescindibile per ogni struttura culturale che si rispetti.
Satoshi Hirose, giapponese ma italiano di “adozione”, ha sviluppato una ricerca artistica originale basata su differenti modalità espressive, dall'installazione alla scultura, dalla fotografia alla pittura, all'azione partecipata. Spesso adopera oggetti della vita quotidiana ma li ricombina dandogli nuova forma per stimolare il nostro modo di rapportarci ad essi. Ogni cosa è indice di infinite (ed impreviste) interrelazioni: la componente materiale e spirituale dell'uomo, l'apparente stabilità e la sostanziale “impermanenza” dei fenomeni, la complementare distanza e prossimità tra il naturale e l'artificiale, il rapporto di identità seppur a scala differente tra micro e macrocosmo. Con il termine “deterritorializzare” Hirose suggerisce uno sguardo alternativo che non consideri con fissità alcun limite o confine: da qui l'importanza del viaggio biografico dell’artista (sia immaginario che fisico) atto a soddisfazione di una tendenza al nomadismo. A emergere è un territorio di ambivalenza, rispettoso e propositivo delle differenze e dei punti di incontro (date le premesse, anche di quelli tra Oriente e Occidente) a significare la complessa ricchezza del nostro mondo e della nostra vita. «La banale dimensione quotidiana dell'esistenza, dove si ritiene non si dia mai nulla di nuovo, è in verità un mondo pieno di stimoli. Riproducendo e rimodulando i piccoli fatti della vita di ogni giorno, ci appare la ricchezza insospettata di questa dimensione dell'esistenza umana». (Satoshi Hirose).

Satoshi Hirose (Tokyo, 1963), attualmente lavora tra Milano e Tokyo. Laureato alla Tama Art University di Tokyo si specializza all'Accademia di Brera di Milano; nel corso degli anni, oltre a numerose personali e collettive in gallerie e altri spazi espositivi, è stato invitato da importanti istituzioni museali tra cui: Hiroshima City Museum of Contemporary Art, Mambo (Museo d'Arte Moderna di Bologna), Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci (Prato), MCA (Museum of Contemporary Art Australia).

giovedì 21 aprile 2016

Al via oggi CVTà


Al via oggi CVTà – Street Fest. Sotto un articolo uscito su Exibart

Quando si parla di street art la mente rimanda immediatamente al contesto urbano, dove l’arte di strada è nata e si è sviluppata. La città è l’habitat naturale di questa disciplina artistica che nasce come anticonvenzionale, fuori dai circuiti tradizionali, e che sostituisce musei e gallerie con muri, vicoli e treni metropolitani.
La street art ha però fatto molta strada dalla sua nascita e si è evoluta e adattata alle circostanze del momento, spesso istituzionalizzandosi ma anche cercando nuove sfide per i suoi esponenti. È con questo spirito che oggi inaugura "CVTà – Street Fest”, nel piccolo e suggestivo paesino di Civitacampomarano, in provincia di Campobasso.
Dalla grande città al piccolo borgo, questa la scommessa di una cittadina che conta poco più di 500 abitanti e il cui centro storico si è svuotato progressivamente nel tempo, ma che ha visto nella street un’occasione per ridare linfa vitale al suo tessuto sociale.
L’avventura inizia nel 2014 con l’intraprendenza di una civitese lungimirante, Ylenia Carelli, presidente della Pro Loco "Vincenzo Cuoco”, che ha contattato Alice Pasquini per chiederle di abbellire il vecchio borgo dipingendone alcuni muri (nelle foto un paio di interventi ripresi da Jessica Stewart).
Prendendo spunto da foto d’epoca Pasquini, nome d’arte AliCè, ha realizzato una serie di interventi che gli abitanti del posto hanno subito accolto con entusiasmo. Il rapporto tra l’artista e il paese molisano non è però solo artistico: gli abitanti non sapevano che Civitacampomarano è anche il paese di origine del nonno dell’artista, una coincidenza tanto incredibile quanto fortemente simbolica, soprattutto per Pasquini. Inizia così un sodalizio che sfocia nell’organizzazione della rassegna di questo weekend, che vedrà street artist di fama internazionale mettere la loro arte a disposizione degli abitanti del borgo.
Biancoshock (Italia), David de la Mano (Uruguay), Pablo S. Herrero (Spagna), Hitnes (Italia), ICKS (Italia) e UNO (Italia), lavoreranno per valorizzare il centro storico, mentre il paese festeggerà con visite guidate, musica e l’immancabile gastronomia locale. La direzione artistica dell’iniziativa è affidata alla stessa Pasquini, che ha lavorato a stretto contatto con gli abitanti per trovare le location più interessanti e suggestive. (gt)

mercoledì 20 aprile 2016

Sei pittori sei anni dopo - Casalciprano


COMUNE DI CASALCIPRANO

ARATRO archivio delle arti elettroniche -Laboratorio per l’arte contemporanea
Università degli Studi del Molise


Inaugurazione della

GALLERIA CIVICA D'ARTE CONTEMPORANEA PALAZZO MONTALBO'
Con la mostra

SEI PITTORI SEI ANNI DOPO
Francesco Cervelli Marco Colazzo Mauro Di Silvestre
Stefania Fabrizi Adriano Nardi. Marco Verrelli

a cura di Lorenzo Canova e di Gianrico Battista, Piernicola Maria Di Iorio 

Inaugurazione sabato 23 aprile 2016 ore 18

Il comune di Casalciprano (CB), inaugura la sua nuova Galleria Civica d’arte Contemporanea nei suggestivi spazi, da poco restaurati, di Palazzo Montalbò, con una mostra collettiva che dopo sei anni presenta Francesco Cervelli, Marco Colazzo, Mauro Di Silvestre, Stefania Fabrizi, Adriano Nardi, Marco Verrelli, i sei pittori di area romana che nel 2010 hanno realizzato le grandi opere murali del Museo della Tradizione Contadina sulle facciate di diversi edifici cittadini del borgo molisano.
L’esposizione inaugurale raccoglie dunque i bozzetti e i cartoni preparatori per i grandi murali dei sei artisti, insieme a opere della loro recente produzione, per collegare questo nuovo progetto a quello del 2010 e per mettere in evidenza la vocazione per l’arte contemporanea di Casalciprano che con la nuova galleria intende presentare periodicamente artisti italiani e internazionali, anche con progetti site specific realizzati appositamente per gli spazi di Palazzo Montalbò.
La mostra apre tra l’altro una nuova collaborazione tra il Comune di Casalciprano e l’ARATRO, il centro d’arte contemporanea dell’Università del Molise per la realizzazione di progetti congiunti e intende rappresentare il completamento del grande intervento che ha contribuito a valorizzare il bellissimo centro storico di Casalciprano con un imponente lavoro di recupero di molte facciate dei palazzi all’interno del quale si sono inseriti i lavori pittorici murali dei sei artisti.
Il titolo Sei pittori sei anni dopo vuole così sottolineare questa continuità, con una mostra che, con gli stessi sei artisti, riprende proprio sei anni dopo il grande intervento di arte urbana del 2010, in una continuità tra gli spazi esterni del centro civico, che rappresentano un vero e proprio museo all’aperto, e i nuovi spazi interni della galleria civica che ne costituiscono una prosecuzione fisica e concettuale.
Le opere dei sei artisti che, in chiave assolutamente contemporanea, dialogavano con le tradizioni rurali e religiose, con il lavoro dei campi, con le memorie familiari e con la natura di Casalciprano si rapportano dunque con opere più recenti in un allestimento dove ogni artista avrà a disposizione una sala della nuova galleria creando un percorso serrato e affascinante tra le opere d’arte e i suggestivi spazi di Palazzo Montalbò.
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