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lunedì 29 ottobre 2012

RestArt - Foto dal vernissage
















L’apertura di un nuovo spazio espositivo rappresenta un momento delicato di confronto con la città perché viene a porsi, contemporaneamente, come azione di continuità e gesto di rottura, ma anche configurazione di nuove prospettive di senso e riflessione sull’autenticità dei luoghi e delle espressioni. L’idea, quindi, del nuovo inizio (restart) - unitamente al concetto di ripresa - non va nella direzione del semplice rapporto con un passato da far riemergere, nel segno di un fin troppo abusato archetipo di genius loci, ma volge nella prospettiva del rinnovamento del gusto attraverso un più recente sguardo critico.

Ciò ha condotto, pur con tutte le cautele del caso e nel rispetto della continuità storica e della tradizione, a immaginare una mostra che fosse rappresentativa - nella selezione degli artisti - di tali problematiche, proponendo anche differenti contrasti. La scelta di artisti operanti sul territorio da lungo tempo, unitamente al coinvolgimento delle nuove generazioni creative, lontana da velleità ricapitolative ed esaustive, offre un momento di confronto/scontro tra l’idea di una permanenza dell’ “attuale” ed una veterana evoluzione. Il legame con la storia dell’arte locale si fronteggia con l’ipotesi della verifica attraverso un libero dialogo tra le opere, svincolato da logiche retrospettive e/o invadenze del nuovo. I lavori, pertanto, si pongono come impressioni, mutevoli e disuguali, sul confine della critica, svolgendo un’azione “terapeutica” orientata alle recenti ipotesi di visione. Ne deriva un’esposizione ambigua e mutevole, dove rinascenze figurative si scontrano con svolgimenti concettuali e materici e ipotesi minimali, dove artisti storicizzati incontrano e dialogano con i nuovi sviluppi che inevitabilmente si scollegano dalla terra d’origine per prospettare aperture simultanee. Tre generazioni a confronto per una visione trasversale e progettuale dell’arte molisana nel tentativo di porre dei confini e delle relazioni.

Dalle poetiche e mistiche visioni spaziali e formali di Tito, autentico decano della scultura italiana del Novecento, alle rigorose strutture progettuali di Serricchio si arriva fino alle configurazioni materialistiche-dialettiche di Mascia. Partendo dalla riflessione su segni e segmenti minimi di Esposito e dalle valutazioni architettonico minimali di Faralli giungiamo alla serialità viscerale e “oliografica” di Franceschelli. Dall’irrompere di una materia grezza e in divenire di Pellegrini si attraversano i ritrovamenti, nella forma, di relitti archetipici di Dusi fino ai segmenti simbolici di Janigro. Gli “amorosi” segni primigeni e significanti di Gentile Lorusso dialogano con i palinsesti facciali di memorie e immagini di Borrelli fino alle reminiscenze patafisiche di Colavecchia. Dalla tradizione chiarificata e figurata da De Notariis all’emersione dell’anatomia asettica nel bianco di Micatrotta fino al perdersi della forma nella luce di Grandillo. Dalla morbida linea materna di Napoli al drastico irrompere di materie caotiche di Palumbo fino alla lirica presentazione/invocazione intro(retro)spettiva di Peri per terminare con i travestimenti sinestetico-geometrici di Merola. In questo senso il ruolo della galleria vuol essere quello del semplice spazio d’incontro e di scontro tra istanze dissimili.

Per evitare la singola evidenza, inoltre, è stato chiesto agli artisti di fornire anche uno o più disegni o un elaborato grafico che mostrasse le dinamiche dell’evoluzione creativa e al tempo stesso fosse ulteriore testimonianza di progettualità e di azione. Una sezione apposita, adibita a quadreria, mostra nell’invadenza dell’insieme le idee costruttive di fondo.

Tommaso Evangelista 

Silvia Valente

domenica 28 ottobre 2012

Toccare Terra - Personale di Paolo Borrelli al Liceo Romita


Toccare terra
Paolo Borrrelli


31 ottobre / 30 novembre 2012
a cura di Silvia Valente


LICEO SCIENTIFICO STATALE A. ROMITA
Via Facchinetti, Campobasso

inaugurazione
31 ottobre 2012 - ore 17,30

conferenza con gli studenti
31 0ttobre 2012 - ore 11,30 - Aula Magna

interverranno
Silvia Valente, Tommaso Evangelista, Paolo Borrelli

“Molti gesti del passato e molte opere contemporanee prendono spunto dall’eventuale ambiguità dei significati, o dalla precarietà della struttura del pensiero che li muove. Lo sguardo dell’artista attraversa la realtà con la medesima disinvoltura di quello del bambino, si disinteressa delle ripercussioni provenienti dal giudizio esterno e si concentra sull’utopia dell’opera-gioco che egli non considera illusione irraggiungibile, ma necessaria poetica del reale”.

Con queste parole Paolo Borrelli ci proietta in una nuova dimensione esperienziale che, attraverso la pratica sensoria, ci ricongiunge – per affinità elettiva – alle radici della nostra corporeità. “Toccare terra” rappresenta in primo luogo questo: una esigenza artistica volta, con fermezza e decisione, a pratiche di connessione e unificazione. Le opere presentate in questa mostra attraversano periodi differenti, rinnovati linguaggi che attestano una ricerca viva e incessante. Ogni opera definisce un momento e l’attimo della sua imminente cattura. La ricerca segue un andamento politico e l’arte diviene parte integrante dello spazio quotidiano, attingendo al repertorio dei canoni di comunicazione non verbale di matrice contemporanea. Il fruitore è coinvolto in un rapporto di continuità e scambio le cui procedure partecipative lo rendono protagonista nella fase contemplativa ma, ancor più, nella processualità adottata in fase di ideazione e creazione. I luoghi, quelli fisici e quelli della memoria, abbandonano la loro condizione di immagini stereotipate, cariche di fissità e aspettative; questa forza derivatagli dal tempo conferisce loro poteri sconosciuti in grado di ricostruire inedite armonie, oltre l’impressione personale. La dimensione si dilata facendo riacquistare nuova vita alla memoria

passata. Lo scopo è quello di non fornire risposte, ma promuovere e proporre interrogativi in cui il dato interpretativo finale sia il risultato predominante. (Silvia Valente)

venerdì 26 ottobre 2012

Restart - Permanenze/Evoluzioni - Un nuova galleria d'arte nel cuore di Campobasso


Nasce a Campobasso un nuovo spazio espositivo dedicato al mondo dell'arte: situata nel cuore della città, ARTes Contemporanea si propone come luogo di valorizzazione e sviluppo dell'ambiente locale, discostandosi da logiche estemporanee e con attenzione al circuito nazionale di galleristi e collezionisti.
Per volontà di Vincenzo Manocchio e Laura Potito, e della loro casa editrice "Regia Edizioni", è stata individuata come sede della galleria e dell'attività del gruppo editoriale "Villino Madonna", palazzina in stile liberty nel cuore di Campobasso, in Viale Elena n. 60.
La galleria "ARTes contemporanea" avrà a disposizione tre grandi ambienti, ristrutturati per l'occasione e dotati di tutti gli standard museografici, capaci di offrire uno spazio dinamico e vitale.
In occasione dell'apertura ufficiale i critici d'arte Tommaso Evangelista e Silvia Valente - unitamente ai galleristi - hanno ideato una mostra collettiva volta alla introduzione di alcune delle personalità artistiche più rappresentative, per storia, ricerca e sperimentazione, del panorama locale. RESTART - Permanenze/Evoluzioni avrà come obiettivo quello di fornire, senza la pretesa di essere completi o selettivi, una chiave di lettura chiarificatrice dell'andamento creativo molisano degli ultimi decenni.

Artisti ospiti: Tito Amodei, Paolo Borrelli, Fausto Colavecchia, Emanuela De Notariis, Nicola Dusi Gobbetti, Barbara Esposito, Ermelindo Faralli, Elio Franceschelli, Dante Gentile Lorusso, Luigi Grandillo, Michelangelo Janigro, Vincenzo Mascia, Vincenzo Merola, Nicola Micatrotta, Pasquale Napoli, Massimo Palumbo, Sara Pellegrini, Michele Peri, Nazareno Serricchio.

Il vernissage della mostra è previsto per sabato 27 ottobre 2012 alle ore 18:00 presso "ARTes contemporanea" in Viale Elena ("Villino Madonna" - incrocio con via Albino). Seguirà aperitivo con buffet.
Contatti: 0874 443377 / +39 345 7824464

CONCEPT

L'apertura di un nuovo spazio espositivo rappresenta un momento delicato di confronto con la città perché viene a porsi, contemporaneamente, come azione di continuità e gesto di rottura, ma anche configurazione di nuove prospettive di senso e riflessione sull'autenticità dei luoghi e delle espressioni. L'idea, quindi, del nuovo inizio (restart) - unitamente al concetto di ripresa - non va nella direzione del semplice rapporto con un passato da far riemergere, nel segno di un fin troppo abusato archetipo di genius loci, ma volge nella prospettiva del rinnovamento attraverso un più recente sguardo critico.
Ciò ha condotto, pur con tutte le cautele del caso e nel rispetto della continuità storica e della tradizione, a immaginare una mostra che fosse rappresentativa - nella selezione degli artisti - di tali problematiche, proponendo anche differenti contrasti. La scelta di artisti operanti sul territorio da lungo tempo, unitamente al coinvolgimento delle nuove generazioni creative, offre un momento di confronto/scontro tra l'idea di una permanenza dell' "attuale" ed una veterana evoluzione. Il legame con la storia dell'arte locale si fronteggia con l'ipotesi della verifica attraverso un libero dialogo tra le opere, svincolato da logiche retrospettive e/o invadenze del nuovo. I lavori, pertanto, si pongono come impressioni, mutevoli e disuguali, sul confine della critica, svolgendo un'azione "terapeutica" orientata alle recenti ipotesi di visione.
Per evitare la singola evidenza, inoltre, è stato chiesto agli artisti di fornire anche un disegno o un elaborato grafico che mostrasse le dinamiche dell'evoluzione creativa e al tempo stesso fosse ulteriore testimonianza di progettualità e di azione.

Comunicato stampa

sabato 20 ottobre 2012

Tra Mito e Storia al Mario Pagano

Il prossimo giovedì 25 ottobre alle ore 18.00 presso l'Aula Magna del Convitto 'Mario Pagano' di Campobasso la dott.ssa e archeologa Gabriella Di Rocco relazionerà su Mito e Storia. Immagini e suggestioni dalla pittura vascolare greca, in una interessante lezione tra mito, storia e attualità.


Apertura collezione Premio Termoli

"Sabato 20 ottobre 2012 dalle ore 17,30 alle ore 20,30 sono fruibili le 21 opere d'arte contemporanea in fase di restauro esposte nello SPAZIO ESPOSITIVO PERMANENTEdella Galleria di Corso Umbero I° n. 103. All'interno dello stesso progetto, per il mese di ottobre 2012, verranno programmati incontri con le scolaresche. E' appena il caso di ricordare che tale iniziativa mira a tutelare e valorizzare l'incente patrimonio della raccolta di opere d'arte contemporanea del "Premio Termoli", tale raccolta si compone di oltre 475 opere. All'interno dell'ex mercato, ristrutturato dal Comune nel 2009, ha trovato posto lo spazio espositivo permanente della Galleria di corso Umberto I° n. 103.
Aprire questo luogo al pubblico, con questa iniziativa, fortemente voluta dal Soprintendente Dottor Daniele FERRARA, con la collaborazione del Comune di Termoli, l'associazione MuSE, i restauratori di EQUILIBRARTE Carlo Serino ed Antonio IACCARINO IDELSON, la partecipazione di collaboratori della Soprintendenza Storico Artistica ed Etnoantropologica del Molise nelle persone di Bruno BIONDI, Antonio REALE, Rosanna GIANNETTI, Mara DI FRANCESCO ed Angelo COLELLA.
Tutto ciò per trasformare il luogo in un cantiere aperto in cui il pubblico possa simultaneamente apprezzare le opere contemporanee ed avvicinarsi al mondo del restauro, di solito chiuso ad occhi esterni, per comprendere strumenti e modalità di intervento per proteggere dai segni distruttivi del tempo il patrimonio artistico". 

Comunicato stampa MiBac


Locandina - Apertura collezione Premio Termoli

giovedì 18 ottobre 2012

Kunos - Hermetic Graffiti



“HERMETIC GRAFFITI”
Personale di Pasquale Kunos

Inaugurazione sabato 20 ottobre ore 18,30

20 ottobre / 8 novembre 2012

Officina Solare
Via Marconi, 2
Termoli (Italy)

Forme in lento divenire.

L’idea di una percezione delle forme come conformazioni in divenire è possibile rinvenirla nella storia dell’arte almeno dalla seconda metà dell’Ottocento, quando simbolisti e post-romantici indagavano l’oscurità degli incubi o delle visioni popolando spazi onirici di sagome improbabili, mutevoli ed ossessive. Contemporaneamente in Giappone la grafica si affollava di figure inverosimili nate da fiabe e leggende, variabili e mutanti. Sarà il surrealismo e riprendere da un lato la concezione di una massa pittorica amorfa, priva di consistenza, che si adatta alle ipotesi libere della mente e dall’altro la visione fantastica mediata dal sogno; tale processo sarà teorizzato poi da Dalì attraverso il suo metodo paranoico-critico. Molte scene dipinte dall’artista spagnolo sono assolutamente frutto di invenzione automatica poiché nascono dall’irrazionalità sequenziale del suo inconscio (paranoia), ma successivamente sono regolarizzate e razionalizzate (fase critica). Molte di tali intuizioni sono passate poi nell’estetica cyber e sono tornate in oriente nell’animegiapponese del secondo dopoguerra, dove il rapporto uomo-tecnologia-natura comporta, spesse volte, una commistione tra elemento biologico e sistemi meccanici. Le opere dello street artist Kunos sviluppano proprio l’idea della mutevolezza delle forme colte nel momento della loro conformazione, e lo fanno con una spiccata sensibilità cromatica e un peculiare gioco di conformazioni e di contrasti. Tipico dell’aerosol art è il lasciar libero sfogo alla mano che, quasi per automatismo, spinta esclusivamente da un’esplosione immediata di creatività riesce a produrre palinsesti di figure in trasformazione. Ciò, probabilmente, è dovuto a cause contingenti lo sviluppo della street art poiché, in particolare nei primi anni della sua diffusione, essendo pratica illegale lasciava poco tempo alla progettualità dell’artista che, istintivamente, si trovava a dipingere le prime cose che passavano per la mente. Il risultato erano immagini metamorfiche e strutture che iniziavano con una forma per terminare magari col suo opposto. Quello che era dipeso da tensioni, scarsità di tempo, paura nel venire scoperti, e, sostanzialmente, dalla fretta di terminare presto il muro è diventata oggi una delle peculiarità dell’arte di strada nelle sue varie correnti. La forza insita in colori e conformazioni particolari viene accelerata dalle trasformazioni grafiche ipotizzate dall’artista che diventa fulcro di tale processo. L’aggettivo hermetic aggiunto a graffiti, nel titolo della mostra, dipende proprio da tale impulso creativo che rende vitale e allo stesso tempo celato il piano pittorico mentre i diversi profili, sommandosi tra loro, sfuggono a letture univoche diventando ermetici nel senso di incomprensibili e non riconducibili ad ipotesi reali; un po’ come accadeva nel surrealismo. Dalla percezione di colori e linee come elementi che nascondono ipotesi morfologiche alla sensazione che tutto questo possa dipendere da un processo alchemico applicato all’arte la strada è lunga, e ritengo tale conclusione una forzatura e una lettura non percorribile nella quale né l’artista né lo spettatore deve cadere. In nessun’altra altre come nella street la creatività immediata ed esplosiva è spinta al limite del raffigurabile attraverso una deflagrazione di forme e colori che sono autoreferenziali nel senso che dicono tutto nel momento stesso in cui sfuggono a logiche riassuntive. Alla “paranoia” dell’attimo deve far riscontro una solidità del raffigurato che deve slegarsi da logiche “commerciali” e di stile per esprimersi libero e immediato, lontano assolutamente dal simbolo mai così fuori luogo come in questo caso. L’arte di Kunos, e penso alla serie “Dinamismo naturale”, vive della solidità delle forme mobili che sono spinte sul confine della materia ma che, inevitabilmente, si perdono nel tentativo di fissare una struttura apparendo pertanto mai del tutto formate. E’ lo sforzo dell’artista di bloccare una mitologia fantastica personale nel confine asettico del foglio (e penso agli esseri desolati di Tanguy che almeno avevano trovato uno spazio vitale) e l’impegno nel trasformare l’impulso, quasi infantile, al disegno compulsivo in una fisionomia ipotetica. Così anche nelle opere più complesse o nei “pezzi” realizzati all’aperto, pur in presenza di immagini nettamente delineate e riconoscibili e magari di una storia, si percepisce questa carica trasformativa e performativa frutto esclusivo di sfogo e di visione. Ed è la qualità che ci piace maggiormente marcare.
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Kunos sarà inoltre a Campobasso, da lunedì, per realizzare un nuovo murales per la seconda edizione di Draw The Line
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