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mercoledì 20 settembre 2017

Ernesto Saquella. Filosofo per mezzo del colore


Ernesto Saquella. Filosofo per mezzo del colore.

Organizzazione: Officina Solare Arte Contemporanea, Fondazione Molise Cultura, Assessorato alla Cultura della Regione Molise.

Palazzo Ex GIL, Campobasso

23 settembre / 18 ottobre 2017

Conferenza Stampa: sabato 23 settembre ore 17.00 EX GIL campobasso

Inaugurazione: sabato 23 settembre ore 18.00

Orario di apertura: 10.00/13.00 17.00/20.00, lunedì chiuso

Curatori: Nino Barone e Giuseppe Siano

Testi critici e testimonianze in catalogo di: Nino Barone, Giuseppe Siano, Rino Cardone, Tommaso Evangelista, Antonio Gasbarrini, Antonio Picariello, Antonio Porpora Anastasio.

Catalogo: Cm Stampa, Campobasso

PRESENTAZIONE CRITICA

Mistico creativo e distruttivo, Ernesto Saquella, tra i primissimi artisti italiani ad aver approfondito le potenzialità offerte dalla realtà virtuale, dal cyberspazio e dalla multimedialità, presentano una parabola di ricerca estremamente complessa e in parte ancora da decifrare. Da analizzare è il passaggio dall’ipermediale all’alchimia, dalla ricerca di una forma reticolare e flessibile di rappresentazione allo studio della Tradizione, verso immagini simboliche profondamente strutturate e meditate. Il passaggio dal technikòs all’artifex è pertanto un punto fondamentale sul quale ragionare.

Le prime opere legate all’astrattismo lirico presentano tracce geometriche in campi cromatici più o meno definiti. Triangoli acuti, reiterati e strutturati in insiemi, come anche falci e mezzelune, permettono già di leggere una relazione magica tra colori e forme secondo i principi elaborati da Vasilij Kandinskij per i quali colori squillanti s’intensificano se posti entro forme apicali. L’arte, per comunicare contenuti spirituali, e per riuscirvi, come teorizzato da tendenze di stampo spiritualista, deve essere libera dalla rappresentazione realistica e comunicare prettamente, attraverso l’occultamento, l’interiorità spogliata dell’artista. La forma, infatti, anche se è completamente astratta e orientata verso figurazioni geometriche, conserva un suono interiore che la lega all’autore, il solo che può comprendere la struttura nella sua totalità di complesso d’elementi. In tali opere si avverte una profondità per contatto e lo sforzo di creare un flusso continuo di materia, quasi violento, per cui la trascendenza dell’organismo/forma tende a persistere oltre il limite fisico del supporto. In tale tentativo di orientamento, le forme e i segni tendono all’instabilità e mutabilità con accentuato vigore fisico, per il timbro coloristico estroverso e aggressivo.

Con la serie Storyboard dei primi anni novanta emerge il concetto di "testo aperto" per cui il palinsesto, formato da molteplici blocchi di parole e d’immagini connesse secondo plurimo percorsi digitali, riporta all’idea di Tempo delle avanguardie storiche. L’opera diventa linguaggio mentre la sua lontananza è dettata dall’aura la quale decade immediatamente in un sistema di rappresentazione numerico dove è assente il rapporto creazione-materializzazione, sostituito dal ricorso a sequenze di calcoli. La questione della forma dell’informazione in relazione alla tecnologia diventa per l’artista un argomento di riflessione in quanto l'immagine generata dal computer è il risultato di una sintesi automatica che parte da un progetto astratto tradotto in una serie di operazioni computazionali. La riproduzione diventa un’operazione eseguita dal computer, indipendentemente dalla presenza dell'artista, e può essere reiterata indefinitamente, ed in qualsiasi luogo.

Il passaggio dal virtuale al figurale, nel senso di simbolico ma anche di figurativo, riprendendo concetti più complessi di periodizzazione e generazione quali postulati da Wölfflin e da Riegl, può richiamare, nell’ambito del percorso conoscitivo di Saquella, il passaggio dal segnale lineare al segno pittorico ovvero da una pittura (digitale) tattile/connettiva a una rappresentazione/descrizione ottica.

Nell’acceso simbolismo dell’ultimo periodo vi è una perenne osmosi tra il dentro e il fuori, tra l’io e il noi, tra la luce e l’oscurità ovvero tra il colore e la sostanza. L’interno dell’oggetto descritto ed evocato, e in ciò si avvicina all’elaborazione digitale, non viene però posseduto dalla materia bensì dalla memoria e l’artista, giocando su questo incantamento, cerca di superare il limite dell’opera comunicando l’universalità dell’immagine. Così nella sua arte viene gradualmente sempre più in primo piano l’elemento dell’astratto che è interiorità legata al simbolo, infografico nel caso degli storyboard, alchemico nel caso dell’ultima produzione.

(da Tommaso Evangelista)

BIOGRAFIA

Ernesto Saquella, artista e saggista italiano (Campobasso, 25 agosto 1958 - 1 marzo 2008)

Si dedica all’arte da giovanissimo, dipingendo paesaggi e soggetti dal vero, e parallelamente conduce studi regolari che si completano con la laurea in Giurisprudenza presso l’Università “Federico II” di Napoli.

Durante il soggiorno partenopeo, dal 1977, nasce il ciclo Griglie. Dal 1983 al 1987 realizza linoleografie e xilografie, singole o raggruppate in cartelle, che ritraggono figure, paesaggi e scene simboliche.

Dopo alcuni viaggi di studio nelle principali capitali europee, nella prima metà degli anni Ottanta lavora al ciclo Città.

Nel 1985 con altri artisti molisani fonda il “Gruppo di Orientamento”.

Segue il ciclo Apici, un’esplosione di colori e contrasti scanditi talvolta dalla presenza di materiali compositi, che “narra” per sottrazione e decantazione la fortissima spinta ascendente individuale in opposizione all’incertezza e allo spaesamento dell’uomo tecnologico dinanzi alla moltitudine e all’immensità.

Nominato Accademico Associato all’Accademia Tiberina di Roma, nella capitale frequenta gli ambienti che gravitano intorno ai cenacoli di Filiberto Menna e Giulio Carlo Argan. Nel 1987 fonda l’Associazione Culturale Nazionale “Il Quadrato e la Luce”.

Gli anni Ottanta si chiudono con il ciclo Astrattismo lirico, una serie di opere di grande formato che racchiude e porta a compimento le esperienze tecniche e concettuali elaborate nei cicli precedenti aprendo, contemporaneamente, la via alle successive.

Nei primi anni Novanta abbandona i tradizionali medium e si dedica all’universo digitale. È fra i primissimi operatori culturali italiani ad approfondire le potenzialità offerte dalla multimedialità, dal ciberspazio e dalla realtà virtuale. Entra in contatto con artisti, docenti di prestigiose università americane, imprenditori e tecnici delle nascenti società private nate sull’onda del cambiamento (Apple, Microsoft etc.). Nasce il ciclo Story board.

Nel 1994 decide di rientrare in Molise e si dedica alla divulgazione artistica e teorica: organizza conferenze e collabora con quotidiani, settimanali e mensili regionali.

Nel gennaio 1994 pubblica il saggio Dallo spazio euclideo al ciberspazio. Quale cultura per il terzo millennio? (in: Nino Barone, Rino Cardone, Ernesto Saquella: Angeli e Macchine. 2000 giorni al 2000), un testo in cui descrive e analizza il passaggio “dalla materia alla funzione”, ovvero il passaggio dalla tecnologia pesante alla tecnologia leggera.

Oltrepassando i confini imposti da un testo di conferenza, nel settembre 1994 riprende ed approfondisce gli stessi temi in: Verso il Millennio virtuale. La rivoluzione tecno-antropologica prossima ventura.

Chiude il cerchio con il saggio, inedito, Il cavaliere del ciberspazio. La creativita’ nell’era di internet, nel quale ripercorre il proprio processo artistico e intellettuale dagli inizi fino a giungere ai nuovi assunti digitali.

Nel 1996, firma il manifesto del movimento internazionale “Archetyp’art”.

Nel 1997 avviene l’incontro con l’Alchimia.

Seguono anni di profondi cambiamenti che lo porteranno ad esplorare nuovi, e al tempo stesso antichissimi, sentieri.

Nel 2002 scrive il “racconto autobiografico”, pubblicato postumo, La rosa rossa. Arte e iniziazione, la testimonianza di un’esperienza straordinaria e incomunicabile ambientata fra tessere musive, boschi sacri e rivelazioni neoplatoniche.

Riprendendo la tecnica dei “retouché”, altro ciclo di opere al quale si dedica negli anni intorno al 2000, nel 2006 realizza, in collaborazione con il fotografo Giuseppe Terrigno, il progetto “Il Mistero”, un ciclo di opere dedicato alla processione del Corpus Domini di Campobasso. Ventisei opere, tredici scatti in bianco e nero e tredici interventi pittorici su altrettante fotografie, che mirano a sublimare le valenze sacrali e tradizionali delle macchine sceniche rapportando l’evento cattolico e il suo aspetto folcloristico al significato originario della festa e della rituaria ad essa collegata.

Nello stesso periodo inizia la stesura di A regola d’Arte, un testo al quale Ernesto Saquella lavora ininterrottamente fino all’ultimo giorno di vita, uno scritto motivato con chiarezza: “Non leggete questo libro con l’unico intento di ottenere nuove informazioni, ma provate a utilizzare subito, nella pratica, quanto vi trovate d’utile”.

Il volume, pubblicato nel giugno 2008 per i tipi della Libreria Editrice Filopoli di Campobasso, è un’opera letteraria che non ha precedenti in Molise. In essa sono trattati, con mano sicura ed esiti sorprendenti, i temi della Tradizione, che non ha nulla a che vedere con il folclore, e della Spiritualità, che non ha nulla a che vedere con la religione. L’opera, dalla struttura ciclica, è suddivisa in dodici capitoli, più premessa (“Ordo ad chao”) ed epilogo (bibliografia). Tutti gli argomenti trattati sono da considerarsi come affluenti di un unico grande fiume dal quale al tempo stesso tutti provengono. L’alveo di questo fiume è la vita stessa. L’alfabeto della Tradizione è costituito dai simboli e dagli archetipi della mai interrotta catena sapienziale che ha la sua essenza nello studio profondo della Natura.

Dal 1974 ha esposto in mostre personali e collettive in Italia (Campobasso, Pescara, Napoli, Ferrazzano, Termoli, Roma, Campolieto, Bari, S. Croce di Magliano, Macerata, Ischia, Bologna, Monteroduni, Busso, Campomarino, Foggia, Ripalimosani, Vallata, L’Aquila, Oratino, Bojano, Ferrara, Petrella Tifernina, Isernia, San Giuliano di Puglia, Spoltore, Casacalenda, Macchiagodena, Lapio, Guardialfiera, Larino, Quadrelle) e all’estero (Montreal, Ginevra).

Le sue opere sono presenti in istituzioni museali, collezioni private e gallerie d’arte italiane e straniere.

Hanno scritto di lui e della sua arte responsabili d’istituzioni pubbliche e private, artisti, giornalisti, intellettuali, critici e storici dell’arte, fra cui: Achille Pace, Leo Strozzieri, Maria Augusta Baitello, Daniela Comandini, Hugo Orlando, Massimo Bignardi, Enzo Santese, Giuseppe Pittà, Rino Cardone, Antonio Picariello, Antonio Gasbarrini, Alessandro Masi, Giuseppe Siano, Francesco Gallo, Camillo Viti, Stefano Manocchio, Giacoma Maria Pagano, Anna Lombardi, Silvana De Gregorio, Lorenzo Canova, Antonio Porpora Anastasio.

È presente nelle pubblicazioni:

“ Il Segno” notiziario internazionale di arte contemporanea 1989

Massimo Bignardi, Itinerari eccentrici, Edizioni Enne, Campobasso 1992

Massimo Bignardi, Contemporanea. Appunti per una storia delle arti visive nel Molise dal 1945 al 1992, IRRSAE Molise 1997

Barbara Bertolini e Rita Frattolillo , Molisani. Milleuno profili e biografie, Edizioni Enne, Campobasso 1998.

Antonio Picariello, Molise mon amour. Diario di un critico d’arte, Archetyp’art - Edizioni Enne 2000

Massimo Bignardi, la pittura contemporanea in italia meridionale 1945-1990, Electra Napoli 2003

Antonio Mario di Nunzio, Daniele Muccilli, Lucia Petrucciani Lagioia, Novecento letterario molisano con appunti sull’arte e spunti sul fumetto, graus editore 2008



mercoledì 6 settembre 2017

Exhibited Frequency “Ostinati e contrari”



Frequenze Esibite
Seconda edizione della rassegna di documentari e video d’arte in Molise

Exhibited Frequency One-night video art and projection show

A cura di: Tommaso Evangelista, Donato Giannini
Isernia, Piazza Annunziata_09 settembre 2017

PROGRAMMA
L’evento è in collaborazione Comune di Isernia, il Comune di Venafro e il Comune di Rocchetta a Volturno e la Pro Loco Isernia con il settembre Isernino.

ore 19.45 Saluti: Giacomo D’Appollonio (sindaco di Isernia), Antonio Sorbo (sindaco di Venafro), Mike Di Paolo (assessore alla Cultura di Rocchetta a Volturno), Donato Giannini (presidente Le Cose Associazione Culturale) Tommaso Evangelista (critico d’arte), Enrica Orlando e Pasquale Passarelli. Presenta Enzo Di Gaetano.

/ Exhibited Frequency / One-night video art and projection show /

 “Ostinati e contrari”

PART I MOLISE art doc

Pasquale Passarelli
ARGENTO RITROVATO FRANCO DI STAZIO, FOTOGRAFO
21’ – color – stereo – 2017

Enrica Orlando
M'SSIU’ MULA’ - IL MITO DI CHARLES MOULIN
24’ – color – stereo – 2011

Telemolise
VINCENZO UCCIFERRI - IL TEATRO DELLA MEMORIA
8’ 34’’– color - VHS – stereo – 1990
VINCENZO UCCIFERRI - ESPOSIZIONE PALAZZO SAN FRANCESCO
6’ – color - VHS – stereo – 1995
VINCENZO UCCIFERRI - OPERE
14’ – color - VHS – stereo – 1995
Comunicato stampa
/ Exhibited Frequency / One-night video art and projection show /


PART II SPONZ interference


Andrea d’Amore
HOPE
8’ 03’’- color – stereo – 2016

Virginia Zanetti
I PILASTRI DELLA TERRA
1’ 15’’- color – stereo – 2015

Michele Mariano
TEATRO DEGLI ALBERI UOMO E DEGLI UOMINI CERVO
5’ 16’’- colore – stereo – 2016

Michele Giangrande
ODISSEA DANDY
26’ 03’’- color – stereo – 2015

Collettivo FX
L'EVOLUZIONE DELLA PARTENZA: IL RITORNO
2017


Exhibited Frequency è la dimensione d’una visione trasversale, esibita e nascosta, periferica come i territori di confine, celata in luoghi interrotti e velati nei quali l’arte assaggia la terra confinando lo sguardo ad uno stimolo minimo. L’immaginazione del tempo, della memoria e del frammento di Ucciferri, la grandezza del silenzio di Moulin, la sintesi fotografica di Di Stazio bloccati nei frame raccontano di linguaggi perduti, storie lievissime di vita, che sono stati e che collassano nel ricordo. Videoarte, antologia e documentario si scambiano frammenti e amplificano la dimensione virtuale e resiliente del Molise, regione capace di generare spazi di coscienza da traumi e cesure. In tale antologico disordine si collocano i video degli artisti che hanno partecipato all’ultima edizione dello SponzFest, nella sezione SponzArti, per il festival ideato e diretto da Vinicio Capossela in alta Irpinia. ‘All’incontrè’ è stato il filo conduttore di questa edizione: «È, per esempio, -come scrive Vinicio- andare proprio in quei luoghi da cui la gente se ne è andata. Già questo è un rovesciamento del mondo, un piccolo atto che può generarne altri». La rivoluzione, ovvero il rovesciamento, attraverso il rito la festa la ricerca, del mondo precostituito, l’andar contro, il divenire, la persistenza della memoria, le nuove forme di visione, l’assemblaggio sono tutti spunti che gli artisti invitati hanno voluto declinare anche in specifici progetti di videoarte. D’Amore attraverso la traccia silenziosa e fosforescente lasciata sul sentiero di Ventimiglia per i migranti, Zanetti con il capovolgimento dei mondi e del controllo, Mariano utilizzando lo spazio naturale come luogo del contrario e della pausa da sé stessi, Giangrande ricercando l’ironica struttura di senso delle cose, Collettivo FX indagando la dimensione sociale e comunitaria dell’immagine-storia. Tutti questi artisti, a Calitri, hanno trasformato l’azione installativa e performativa in pratica vitale, in sentimento del contrastante che ha creato nuova comunità e relazione, riconquistando i luoghi e suggerendo diverse ipotesi di crescita. L’immagine in movimento che presentano nella seconda parte della serata fluttua nella proiezione, sopravvive e resiste, esiste adattandosi allo spazio virtuale dello schermo indagando situazioni di rischio e di perdita di controllo, quasi sforzandosi di riconquistare una dimensione razionale del contrario, cercando una cura del reale che, quale frequenza, attualmente ci appare eternamente ostentata e mai vissuta.
Lo scopo di Exhibited Frequency nella sua solitaria e unica notte di visione/i è anche quello di contrastare (salvare?) il tempo mostrando il processo, ma anche di riciclare, ricreare, rianimare, ricostruire generando senso inverso ostinato contrario.

Tommaso Evangelista

Luogo di concentrazione SIMONA PALADINO



Vis à Vis - Fuoriluogo 19
Artists in Residence Project

SIMONA PALADINO
Luogo di concentrazione

Sabato 9 settembre 2017 - ore 18.00

MAFALDA (CB)
Piazza Libertà

"Luogo di concentrazione"
sabato 9 settembre alle ore 18,00 in piazza della Libertà a Mafalda sarà inaugurata l'opera di Simona Paladino realizzata durante la residenza d'artista.
Il lavoro è il risultato di circa un mese di soggiorno dell'artista nel piccolo borgo molisano.

"Luogo di concentrazione" - è uno stato di attenzione mentale, una situazione di convergenza, di raggruppamento verso un punto ben preciso: raccolto al centro.
L’atto di concentrarsi, del fissare il pensiero con intensità su qualcosa è un’azione privata e intima che richiede
raccoglimento. Un momento di intensità che esige un certo sforzo energetico. Al contempo, la concentrazione è anche
l’azione di riunire in un unico punto più persone, generando una situazione di socialità, dove gli individui, prima
dispersi, sono radunati in una zona ristretta.

Lettere di metallo formano la parola ‘concentrazione’, dilatate tra loro a formare un perimetro, una soglia che invita al passaggio ad una diversa condizione fisica e mentale. Un invito a un moto centripeto, verso il centro, dove si è avvolti dalla parola stessa, interamente leggibile ruotando su se stessi.
Si crea quindi un luogo di concentrazione in tutti i sensi: uno spazio in cui far convergere l’attenzione mentale, ma anche le persone. Una condizione di simultaneità tra la dimensione individuale e quella sociale della ‘concentrazione’. - (S. Paladino)

Un progetto di Limiti inchiusi arte contemporanea
a cura di Matteo Innocenti e Silvia Valente

patrocinio
Regione Molise - Assessorato alla Cultura
Comune di Mafalda
Comune di San Giuliano del Sannio

giovedì 3 agosto 2017

Migrazioni al Momu


La seconda edizione di Migrazioni, al Momu Molino Museo di Montenero Valcocchiara (Is)
apre sabato 5 agosto 2017 ore 18,00.

In un’epoca di grandi cambiamenti climatici, geofisici e sociali, di risorse condivise e frammentate tra nuovi paesi emergenti, la Land Art, corrente dell’arte concettuale, nata negli Stati Uniti negli anni ’70, è sempre più spesso caratterizzata dall’attenzione per la natura e dall’interesse per l’ecologia, che contraddistinguono la ricerca artistica nella sua relazione con il paesaggio. Tra le principali caratteristiche della Land Art, c’è quella di essere effimera e provvisoria. Una sorta di rituale mistico che sprigiona energia fisica e mentale e va ad impattare con la natura come in una danza simbiotica di fusione totale. Gli artisti parteciperanno alla rassegna con le loro opere pensate e realizzate site-specific, invadendo i giardini del Momu Molino Museo a Montenero Valcocchiara in Molise, un antico mulino restaurato e funzionante, e le zone limitrofe, attraverso installazioni tridimensionali, realizzate prevalentemente con materiali naturali reperiti in loco, biodegradabili, in totale sintonia con l’ambiente circostante.

Un percorso a cielo aperto, per scoprire la magia dell’arte e del paesaggio, attraverso opere collettive, individuali e performance. I lavori di Daniela Gorla e Maya Pacifico realizzati nel corso di una residenza artistica nel luogo, educano al confronto con la natura, offrono l’opportunità di scoprire nuove relazioni tra ambiente e comunità, rafforzano i legami che il territorio instaura con i suoi abitanti.
“La natura – spiega Pacifico – è un mistero per noi come noi siamo un mistero a noi stessi. L’analogia paradossale con la natura è la sensazione di tale mistero. Tale mistero si esprime in un senso di impenetrabilità. Nell’installazione intitolata A living book ho inserito il ramo di un albero inchiodando il libro alla terra e destinandolo alla trasformazione degli elementi che lo circondano. Con il passare del tempo le componenti del libro come oggetto si deterioreranno a contatto con gli agenti atmosferici creando una nuova scultura modellata solo dalla forza della natura”.
Nell’installazione site-specific di Gorla, invece, il luogo natale degli antichi utensili rurali è la Casa Madre e gli oggetti non sono mai lì per caso: osservarli appesi su pareti, accoglienti come oggetti museali, ordinati e classificati secondo un ordine di artigianale memoria, è come guardare i soggetti di un teatro ancestrale, mentre la Natura esterna, circostante alla Casa, è come una folla che attende dialoghi possibili, una moltitudine vivente di silenziose parole, profondi respiri e profumi. L’installazione intitolata MeMORY- Oggetti migranti prevede una contaminazione tra i confini, una migrazione di un oggetto rurale, collocato all’interno del Molino, verso l’esterno, “protetto”, avvolto in forme di reti a spirale, arcaiche come antichi simboli d’infinito, in dialogo con i fiori, l’erba e gli alberi, integrati nella Natura e tolti dall’alienazione di luoghi reclusi. Un ponte simbolico di forme tra la Terra e il Cielo.
Il progetto di Gorla e Pacifico, nell’ambito della seconda edizione di Land Art al Momu, intitolata MIGRAZIONI, a cura di Daniela Ricci, intende evidenziare “la relazione che intercorre tra l’io e il tu, tra il noi e gli altri, la natura e il cosmo infinito. Uscendo dal dominio dell’individualità narcisistica, le due artiste, interagiranno all’unisono, senza schemi prestabiliti, mettendo in campo le abilità pregresse, i frutti delle proprie ricerche artistiche, le poetiche e le scelte esistenziali. Si muoveranno intorno a intime corrispondenze, profonde convinzioni nate dall’idea di un’arte che arrivi ai sensi e quindi alle emozioni, che sussurri e non urli ai desideri inespressi, alla psiche e ai sogni, all’indicibile e all’invisibile, a quelle aree di essenza spesso sepolte. Un’arte anni luce lontana dalle grevi rappresentazioni dei mali contemporanei, che vuole porsi nello slancio utopistico di trascendenza, respirare aria in altri modi, mondi e possibilità di esistere”. La natura sarà guida e ispiratrice delle azioni creative e il prodotto di questa sinergia sboccerà come un fiore, il cui frutto sarà l’incontro tra le artiste e il pubblico nella verde magnificenza di un laboratorio artistico a cielo aperto. Scoprire che nel territorio dove viviamo esiste un mondo quasi invisibile ma così complesso ed importante per la nostra sussistenza ci rende tutti più consapevoli, responsabili e coscienti di doverlo proteggere e tutelare.
La mostra sarà allestita e visitabile fino a fine agosto 2017.
Il progetto ha ricevuto oltre il patrocinio della Regione Molise anche il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee di Napoli.
Ufficio Stampa “Momu”

mercoledì 2 agosto 2017

terravecchiaventiquattro


terravecchiaventiquattro

installazione

2017

Massimo Palumbo & Michele Porsia

CASACALENDA_MOLISE   3 AGOSTO 2017   VIA TERRA VECCHIA


Pietro Corsi, uno degli scrittori italo-americani più noti nel panorama internazionale è di recente scomparso lasciando un vuoto incolmabile a Casacalenda, il paese delle radici, sradicate e ripiantate ogni estate, quando, “seguendo il sole”, trascorreva quattro mesi nella sua casa in “terravecchia” , la parte più antica del paese, forse la più bella.

Il 3 agosto 2017 lo scrittore avrebbe compiuto ottanta anni.

Massimo Palumbo e Michele Porsia,  hanno pensato di celebrare alle ore 21.30, al crepuscolo, questo compleanno mancato con un happening, un atto poetico, un'istallazione effimera che coinvolgerà la popolazione locale e gli amici d'oltremare. L’evento terminerà con un aperitivo offerto da Biosapori.

 “Via terravecchia è una via stretta, le macchine non possono passare: appartiene ai gatti e ai bambini che giocano tracciando talvolta dei segni con il gesso sull'acciottolato o traiettorie d'aria, tirando una palla da una parte all'altra. Appartiene a chi ama passeggiare nel pensiero. La porta di terravecchia è aperta, viene varcata dal vento di terra e più di rado dagli abitanti che preferiscono la parte ottocentesca del paese.

Questo homage a Pietro Corsi tenta di ricucire le smagliature di questa area con un atto di disperata vitalità. Le persone presenti potranno liberamente  citare stralci tratti dalle opere di Pietro Corsi, mentre da via terravecchia ventiquattro, cercheremo di ricostruire i percorsi, i discorsi, le tracce invisibili lasciate nei vicoli del borgo, le parole forse raccontate alle pietre, la narrativa degli sguardi delle finestre, i legami tra il trauma, l'abbandono e la cura. Prenderà una forma quella necessità di andare via e il bisogno di ritornare. La vita.”

Massimo Palumbo & Michele Porsia

Questi percorsi partiranno da via terravecchia 24

L’amministrazione Comunale di Casacalenda ha colto l'occasione per presentare alle ore 18.00 nella Galleria Libertucci, presso la sala “il filo di Achille Pace”, un concorso letterario dedicato a Pietro Corsi.

Iconico - Aniconico


Sabato 5 agosto alle 18, nella sede di Palazzo Maucieri a Bonefro sarà inaugurata la mostra di arte contemporanea "Iconico Aniconico Luigi Mastrangelo e Vincenzo Mascia". L’esposizione sarà aperta fino al 24 agosto e rientra nel calendario dell’estate di Bonefro.

LUIGI MASTRANGELO
Nasce nel 1958 a Santa Croce di Magliano. Si trasferisce a Bologna nel 1984. Numerose le mostre e le esperienze di ricerca dell’artista, costantemente legate ad una visione del tutto moderna di temi culturali classici e contemporanei e realizzate nelle tecniche più diverse, dalla pittura al mosaico al vetro. Mastrangelo è inserito fra le figure di spicco del movimento della pittura mediale di Gabriele Perretta. I suoi soggetti sono principalmente autoritratti edonistici, in forme e colori surreali, inseriti in contesti naturalistici o decorativi, che attingono spesso al mito ricreandolo modernamente. Fra le fonti d’ispirazione della sua originale ricerca la pittura preraffaellita e simbolista, ma anche l’immaginario New Age degli anni ottanta e l’estetica più attuale. Tra le mostre più significative a cui ha partecipato, ricordiamo ‘Il cangiante’ al Pac di Milano nel 1986, ‘Spunti di giovane arte italiana’ a cura di Corrado Levi a Milano e Madrid nel 1987, la personale alla Galleria Massari di Palazzo dei Diamanti a Ferrara nel 1988, ‘Icastica’ alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna nel 1994, nella stessa sede ‘Officina Italia’ a cura di Renato Barilli nel 1997 e ‘Arte italiana, ultimi quarant’anni – Pittura iconica’ a cura di Danilo Eccher e Dede Auregli nel 1997, ‘Codici virtuali’ a cura di Peter Weiermair e Alice Rubbini alla Salara di Bologna nel 2000.

VINCENZO MASCIA
Nasce nel 1957 a Santa Croce di Magliano, ove attualmente vive e lavora.
Artista e architetto si è formato negli anni Ottanta a Roma, allievo, nel corso di istituzioni di storia dell’arte della facoltà di Architettura di Valle Giulia, di Filiberto Menna, attento indagatore dei sistemi linguistici dell’arte contemporanea e teorico della pittura analitica. Fin dagli esordi la ricerca di Mascia si è indirizzata verso l’arte non figurativa, sulla scia di una naturale inclinazione per gli esiti del neoplasticismo olandese, delle Avanguardie russe, dell’arte concettuale e del Concretismo.
Il contatto con l’ambiente milanese, soprattutto con la Galleria Arte Struktura diretta da Anna Canali, ha favorito l’adesione al movimento Madì nel 1996, ed è proprio all’interno della galleria milanese, sede espositiva italiana del Madì, che nelle sue opere si è realizzata quella sintesi complessa tra istanza culturale del movimento, nato a Buenos Aires nel 1946 e la personale aspirazione a un’arte in grado di produrre oggetti con un’identità propria e indipendente dall’interpretazione mimetica o simbolica della realtà, oggetti estroflessi, articolati con incastri e geometrie insolite.
“Non mi sento pittore, designer piuttosto. I miei lavori li concepisco come prototipi di una produzione seriale.
Un oggetto di design è tanto più vero quanto più esso entra nella nostra quotidianità senza stravolgerla.
Nei miei lavori allo stesso modo ricerco la banalità.
L’oggetto accompagna la nostra vita con la sua anonima, muta e rassicurante presenza”.
Vincenzo Mascia, 1995
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