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giovedì 15 novembre 2018

Le opere di Pettinicchi sull'eccidio di Fornelli verso il “Museo della Memoria”




Le opere di Pettinicchi sull’Eccidio di Fornelli verso il “Museo della Memoria”.



Domenica 7 ottobre è avvenuta la presentazione in comune di tutte le opere donate dalla famiglia dell’Artista all’Amministrazione Comunale.






FORNELLI. Un altro grande successo per l’Amministrazione Comunale di Fornelli, che è riuscita, con grande amore verso la storia e la cultura, a chiudere, grazie all’operato del sindaco Giovanni Tedeschi e della maggioranza, un’operazione di indubbio valore. Ben 25, tra le più importanti opere che raccontano l’Eccidio di Fornelli, del 3 e 4 ottobre 1943, del grande artista Antonio Pettinicchi, sono entrate nel patrimonio dell’ente comunale grazie alla donazione della famiglia dell’artista e dell’Archivio di Stato.
Si tratta, come ribadito dal sindaco di Fornelli, di un primo passo verso la creazione di un vero e proprio Museo della Memoria, che il sindaco Tedeschi insieme alla sua maggioranza, alla famiglia dell’artista e all’Archivio di Stato, intende offrire alla cittadinanza.
Nella mattinata di domenica 7 ottobre, con inizio alle ore 11, all’interno della sala consiliare del comune di Fornelli, ci sarà la presentazione del catalogo riguardante proprio le opere di Pettinicchi donate al comune di Fornelli.
Presenzieranno per l’occasione il sindaco di Fornelli Giovanni Tedeschi, Antonietta Santilli (Funzionario Ministero Beni Culturali, Silvia Valente (critico d’arte), Celine D’Agostino (Me.Mo. Cantieri Culturali), Gennaro Petrecca (gallerista e critico d’arte), Vincenzo Cotugno (Assessore regionale Cultura e Turisimo). L’incontro sarà coordinato dall’assessore comunale di Fornelli Pasquale Lombardi.
FORNELLI (IS) 05/10/2018
Amministrazione Comunale Fornelli (Is)

mercoledì 7 novembre 2018

Gino Marotta – Il favoloso mondo di Gino Marotta



“Ho sempre agito sulla base di un’incontrollata curiosità, su un’idea di arte come sintesi di natura e di artificio.” 


Gino Marotta (Campobasso, 1935 – Roma, 2012) e’ uno dei protagonisti dello scenario artistico italiano e internazionale degli anni ’60, che introduce una visione dell’arte innovativa, attraverso l’uso di nuovi materiali chimici/industriali, in particolare il metacrilato che declina poeticamente, ricavandone universi lirici. 

L’artista sceglie, con questo mezzo, di esplorare ciò che caratterizza maggiormente la sua poetica: il dualismo tra natura e artificio, luce e trasparenza, opera e ambiente, che lo porta a ricreare scenari immaginari popolati da figure trasparenti, tratte dal mondo della natura ma dichiaratamente fittizie e svuotate di ogni consistenza corporea.
La galleria Erica Ravenna Fiorentini rende omaggio a Gino Marotta con una mostra personale, ripercorrendo le tappe più significative del suo percorso artistico, dai bandoni di ferro, attraverso le tele fino alle sculture in metacrilato, espressione della sua indagine sulla modernità.


lunedì 5 novembre 2018




Sabato 10 novembre 2018 ore 18:30, presso  la Galleria Spazio Immagine di Campobasso, inaugura la mostra fotografica “14-18 LA GUERRA A COLORI” a cura del Centro per la Fotografia Campobasso “Vivian Maier” in collaborazione con Europe Direct Molise e Galleria Spazio Immagine. 

L’evento si inserisce tra le iniziative di interesse storico-culturale patrocinate dalla Commissione dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018 e collabora con un’analoga iniziativa promossa dal MiBAC – Polo Museale del Molise. 

Organizzato in occasione dei cento anni dalla firma dell’armistizio di Compiègne (11 novembre 1918), la mostra, intende offrire al pubblico un aggiornamento visivo sulla Grande Guerra combattuta dal 1914 al 1918 in Europa, Medio Oriente, Africa e Asia orientale durante la quale persero la vita circa dieci milioni di persone. In quei teatri di guerra, alcuni fotografi tra cui Jules Gervais-Courtellemont, Hans Hildebrand, Hubert Wilkins, Frank Hurley, Leon Gimpel, Fernand Cuville, Prokudin-Gorski ed altri la cui documentazione risulta incompleta, raccontarono dal fronte con l’utilizzo di nuove tecniche fotografiche “una guerra a colori”. 

Siamo abituati a vedere rappresentati momenti storici, più lontani, in bianco e nero. Eppure la genialità dell’uomo sa sorprenderci con gioielli artistici e documenti inimmaginabili. Protagoniste assolute della mostra sono alcune delle fotografie a colori della prima guerra mondiale realizzate con la tecnica dell’autochrome sviluppata dai fratelli Lumiere nel 1903. L’autocromia o autochrome è un procedimento di fotografia a colori basato sulla sintesi additiva. Pur avendo rivoluzionato la fotografia a colori le lastre in vetro autochrome, mantenevano forti limitazioni: 
• delicatezza delle operazioni di caricamento nell’apparecchio fotografico; 
• impossibilità di fare istantanee per via della bassa sensibilità; 
• la granulosità del reticolo formato dai granelli di fecola era visibile ed influiva negativamente sulla nitidezza dell’immagine; 
• la lastra sviluppata poteva essere solo osservata in trasparenza o proiettata ma non stampata con metodi fotografici, ogni immagine era unica non poteva essere duplicata. 
I costi elevati limitarono il successo di questa tecnica, tuttavia alcuni stati inviarono sul fronte dei fotografi muniti di placche autochrome per realizzare immagini a scopo di propaganda. Ed è proprio il colore che ci avvicina, con maggiore forza, a quei momenti, a quei volti e a quelle atmosfere. 

Le lastre, per via di questo carattere di unicità, diventarono dei pezzi pregiati per i collezionisti ed indubbiamente hanno fornito un significativo contributo alla storia della fotografia. 

L’allestimento della mostra è caratterizzato da una cinquantina di lightbox (supporti per fotografie retroilluminate) arricchito da materiale multimediale e da documentazione di vario tipo per favorirne la comprensione e la lettura. 

Il contributo cromatico che caratterizza questa narrazione storica permette di attivare un processo di “umanizzazione del ricordo”, di vivificarlo, per cui l’intervento culturale diventa portatore di valore all’interno della società contemporanea.

Tra il 1914 ed il 1918 il mondo fu scosso dal più grande conflitto mai prodotto nella storia dell’umanità. Prese avvio, in quegli anni, quella che alcuni storici hanno definito come una lunga guerra civile europea, destinata a dividere non solo gli eserciti ma i popoli e le nazioni per oltre un trentennio, lasciando un’impronta indelebile su tutto il XX secolo. 

Oggi a 100 anni di distanza dalla fine di quel conflitto, abbiamo la fortuna di vivere in un’Europa profondamente diversa, in cui non solo la collaborazione pacifica e democratica tra gli stati è diventata lo strumento ordinario e naturale delle relazioni internazionali, ma la stessa identità dei singoli paesi è sempre più legata alla consapevolezza di una più ampia cittadinanza e coscienza europea. 
Ma quegli eventi drammatici, oggi sembrano lontani quasi da non lasciare traccia nella memoria collettiva, tanto che rinascono sentimenti nazionalistici pericolosi. 

Proprio per mantenere viva una memoria sul tema, l’associazione Centro per la Fotografia Campobasso intende celebrare l’anniversario dei cento anni dell’armistizio con una mostra fotografica di alto valore storico e fotografico. Testimonianze rare fatte di immagini che ci riportano nelle trincee e nelle atmosfere di quei luoghi e, cosa ancora più rara considerato il periodo storico, immagini a colori.

Il Segno e Il Colore - Amedeo Trivisonno


Dal 9 novembre al 6 gennaio 2019 avrà luogo nel Palazzo Gil di Campobasso la mostra dedicata ad Amedeo Trivisonno (Campobasso, 1904 - Firenze, 1995) intitolata “Amedeo Trivisonno. Il Segno e il Colore” per portare all’attenzione del pubblico la figura e le opere di un artista noto e amato dai suoi corregionali. Con l’esposizione di disegni, bozzetti e cartoni preparatori della collezione regionale, si intende ricostruire il suo fare arte attraverso il linguaggio formale, la tecnica e la materia, a vent’anni circa dall’ultima mostra a lui dedicata a Campobasso e dopo la scelta da parte della Regione Molise di acquisire nel 2008 la collezione proveniente dallo studio del Maestro e di proprietà della famiglia.
La mostra  punta l’attenzione su quello che è unanimemente considerato il tratto caratteristico del suo percorso artistico: l’essere un freschista di mestiere, attivo per committenze in buona parte ecclesiastica, pienamente consapevole del suo operare controcorrente in un secolo che ha visto i grandi artisti smontare e sradicare il linguaggio tecnico e formale tradizionale alla ricerca di nuove frontiere dell’espressione dell’arte. Lui invece parte dalla forma e dalla tecnica dell’arte classica per ricoprire le pareti e i soffitti delle chiese di grandi figure e storie tratte dalle Sacre Scritture e dalle Vite dei Santi.

martedì 12 dicembre 2017

Ferm-ARTI. Collettiva all'Auditorium di Isernia




DMAKE- STUDIO INTERDISCIPLINARE DI ARCHITETTURA, ARTE E DESIGN
 

PRESENTA

Ferm-ARTI. L'arte contro il femminicidio 

Ferm-ARTI. L'arte contro il femminicidio’ è fermarsi a contemplare l’arte come gesto di purificazione o denuncia per scuotere gli animi della popolazione contro la violenza sulle donne. È l’obbiettivo dell’evento promosso a Isernia da dMake, lo studio interdisciplinare di architettura, arte e design di Roma in collaborazione con la graphic designer Michela Lombardi(graphic designer). In questa data Isernia parteciperà a ’25 Novembre - Stop Violence Against Womensesta edizione’, il progetto artistico di Street Art, fortemente voluto dall'Assessore alla Cultura Eugenio Kniahynicki, dal Consigliere Comunale Nicola Moscato e dallo studio dMake, con cui Memorie Urbane celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, unendosi alla campagna di sensibilizzazione sul tema promossa dalle Nazioni Unite. Quest’anno, il portavoce dell’impegno di Memorie Urbane, sarà Alaniz, artista argentino, che dal 16 al 26 novembre realizzerà nei comuni di Fondi, Terracina, Minturno, Isernia e Pontinia cinque splendidi murales dedicati alle donne, in un contesto mondiale inasprito dalle ultime vicende, dove il tema della violenza fisica e psicologica sulle donne è tornato a essere un fatto di strettissima attualità, forse mai come ora.

Dal 25 novembre (fino al 29 dicembre) nel padiglione espositivo dell’Auditorium Unità d’Italia, prenderà il via Ferm-ARTI L'arte contro il femminicidio’ l’esposizione di venti artisti del panorama locale e nazionale che si sono messi a disposizione al fine di lasciare un segno forte attraverso l'arte. Con un faro sempre acceso sulle donne attraverso un cartellone artistico-culturale patrocinato dall’Amministrazione Comunale di Isernia, la Camera di Commercio del Molise,  l’Associazione ‘Ti amo da morire’ e l’Ordine degli Architetti di Isernia: sotto la lente di ingrandimento, il tema della violenza sulle donne sarà approfondito con due incontri a cura di ‘Ti amo da morire onlus’ e la dottoressa Maria Giuditta Lembo, rispettivamente il 17 e 22 dicembre alle ore diciotto; contributi musicali di grande spessore con Marilin and the Wilwood Flowers (25 novembre), Lino Rufo (il 17 dicembre) e Frida Neri(29 dicembre) e teatro con un monologo di Asia Franceschelli (9 dicembre). Si conclude il 29 dicembre con la presentazione del catalogo.

 “La bellezza di questo evento è stata proprio nella coalizione tra tutte le parti al fine di trasmettere un messaggio importante e diffondere cultura – spiega l’Architettto Rosamaria Faralli, referente molisana dello studio dMake promotore dell’evento - In questa occasione l’ARTE viene intesa come strumento per sviluppare una maggiore presa di coscienza nei confronti di un fenomeno così tragicamente diffuso nel nostro paese per il quale è inevitabile pretendere una risposta non solo
giudiziaria ma anche culturale ed educativa”. L’evento è in collaborazione con numerose associazioni della città: a partire dal prezioso contributo e patrocinio di “Ti amo da morire onlus,” associazione nata per perseguire finalità di solidarietà sociale nei confronti delle persone svantaggiate: attraverso uno “Sportello dʼAscolto Legale e/o Psicologico” fornisce consulenze qualificate e supporto tecnico da parte di avvocati, psicologi, sociologi e assistenti sociali (numero verde 800-642328) e promotrice, per l’occasione, di una tavola rotonda prevista domenica 17 dicembre alle ore 18:00 dal titolo ‘Contro il femminicidio e la violenza di genere’.

Hanno partecipato, con un supporto tecnico, anche le seguenti associazioni:
Molisanissimo, Spazio Cent8anta - Galleria d'arte, cultura e società, Le Cose-Associazione Culturale, Promozione Donna e Cartello Cultura Preistoris.

“Come sempre – sottolinea Rosamaria Faralli - gli artisti, capaci di recepire e soprattutto comunicare attraverso un canale privilegiato con l’anima dell’osservatore, riescono a svegliare le coscienze. Per questo motivo, nelle giornate dal 18 al 20 novembre, sempre presso l'Auditorium, sarà realizzato un murales dall'artista Argentino Alaniz, mirato a promuovere la lotta contro la violenza sulle donne che verrà dedicato dall’Amministrazione Comunale al ricordo di

Stefania Cancelliere con una targa”.

Lo staff ringrazia tutte le persone che hanno dato il loro contributo agli eventi, gli artisti, i patrocini, i partners e gli sponsor senza i quali questo evento non sarebbe stato possibile.

Un ringraziamento va anche a tutte le associazioni culturali operanti sul territorio molisano che hanno allestito la sala dell’Auditorium nel corso degli anni con il loro lavoro su progetti per la comunità.







SCHEDA TECNICA  Ferm-ARTI

TITOLO: Ferm-ARTI, L'arte contro il femminicidio
VERNISSAGE: 25 novembre 2017-
ore 17:00
ARTISTI: Gaetano Accettulli | Sara Bernabucci | Paolo Borrelli | Elio Castellana | Tiziana
Cera Rosco | Stefano Cirillo | Angelo Colagrossi | Mariagrazia Colasanto | dMake | Danilo Di
Nucci | FaRo Image | Valerio Galeone | Silvio Giordano | KICK | Mauro Magni | Francesco
Petrone | Maria Michela Pizzi | Ilaria Primerano | Sara Quida | Alberto Timossi
PERIODO: La mostra resterà aperta nei giorni di giovedì, venerdì sabato e domenica, dalle 18:00
alle 21:00, e nei giorni 26, 27, 28 e 29 dicembre (24 e 25 chiusi)
FINISSAGE: 29 dicembre 2017 alle ore 21:00
LOCALITÀ: Isernia, Auditorium Unità d’Italia, Padiglione espositivo, via Giovanni XXIII
 
CARTELLONE EVENTI
Dal 18 novembre al 29 dicembre 2017 18-19- 20 NOVEMBRE intervento artistico di qualificazione
sul muro dell’Auditorium ad opera dell’artista argentino ALANIZ NIZ (Via Giovanni XXIII).
SABATO 25 NOVEMBRE 
INAUGURAZIONE E PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA E DEL  MURALES ore 17:00.
Intervengono:
Amministratori Comune di Isernia,
Rosamaria Faralli 
(Cofondatrice dMake e promotore dell’evento),
Serenella Sestito (Presidente ‘Ti Amo Da Morire).
A seguire SPETTACOLO MUSICALE
con Marilin and the Wilwood Flowers
SABATO 9 DICEMBRE 
ore 18:00 monologo teatrale con Asia Franceschelli
DOMENICA 17 DICEMBRE 
ore 18:00 ‘Contro il femminicidio e la violenza di genere’. Incontro con l’Associazione “Ti amo da morire onlus”.
Tavola rotonda con:
Serenella Sestito (Presidente ‘Ti amo 
da morire’),
Sara Nini (Presidente A. Ig. A. Isernia),
Francesca Capozza (Psicologa e Criminologa).

In sala, l’avv. Maria Fanelli, segretaria e tesoriera dell’Ass. ‘Ti amo da morire’, fornirà delucidazioni a quanti sentiranno la necessità di approfondire l’argomento in termini legali.
A seguire SPETTACOLO MUSICALE
con Lino Rufo -Canzoni contro la violenza
VENERDÌ 22 DICEMBRE 
Ore 18:00 Conferenza “Violenza di genere”: la situazione in Molise tra normativa e interventi di prevenzione sul territorio”
a cura della Dott.ssa Maria Giuditta Lembo
 
VENERDÌ 29 DICEMBRE 
FINISSAGE E SALUTI Ore 17:00 
Intervengono:
Amministratori Comune di Isernia,
Michela Lombardi (Progetto grafico evento Ferm-ARTI)

Presentazione del catalogo 
pubblicato da Terzo Millennio editore-Sigma studio)
 
A seguire SPETTACOLO MUSICALE
con Frida Neri  “La Bellezza salverà il mondo: dove la violenza nasce dall’incapacità di esprimere, l’arte viene a liberare appassionatamente”.


Ufficio stampa Per l’occasione
Donato Giannini
(Le Cose Associazione Culturale-Spazio Cent8anta)

martedì 26 settembre 2017

Sconfini - Impressioni dal margine - Peri Robbio Tramontano all'Aratro


niversità degli Studi del Molise
Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione
Galleria Gino Marotta / ARATRO
archivio delle arti elettroniche – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea

invito e comunicato stampa mostra

(S)CONFINI
IMPRESSIONI DAL MARGINE
Michele Peri- Valentino Robbio- Antonio Tramontano
a cura di
Lorenzo Canova, Piernicola Maria Di Iorio, Tommaso Evangelista

Inaugurazione 28 settembre 2017 ore 18.00
Con un intervento musicale di Nicola Graziano

L’ARATRO presenta una mostra collettiva dove sono raccolte le eterogenee ricerche pittoriche, installative e fotografiche dei tre artisti molisani Michele Peri, Valentino Robbio e Antonio Tramontano. La mostra, come scrive Tommaso Evangelista, intende indagare “la dimensione virtuale del margine inteso quale luogo vitale della forma. La costruzione del senso che avviene sul limite di questo confine indefinito comporta un perenne scarto tra visibile e velato, ovvero un senso precario della presenza. La chiusura (incondizionata) dei confini dell’opera d’arte subisce piccole crisi che si svolgono sui margini della rappresentazione. Se limite della forma e limite dello spazio costituiscono il limite dell’opera, ovvero il confine entro il quale si definisce l’oggetto-idea, l’opposizione al margine, inteso anche come frontiera estetica, determina una sorta di lavoro sul continuum (tempo/spazio/memoria). I concetti di transitività e riflessività sono indagati in relazione alla rappresentazione la quale, quando mostra la propria struttura e sutura, rende palese e vitale la condizione di confine. La collettiva è un invito pertanto alla contemplazione dell’inutile, dello (s)confine, della materia che si fa ricordo e corrode lo spazio dello spettacolo attraverso l’indagine scomposta della fine. La collettiva si vuol porre in linea di continuità con due storiche mostre organizzate nel capoluogo molisano negli anni Ottanta, curate da Massimo Bignardi: Il perimetro del vento e I margini del segno entrambe incentrate sull’idea di una rappresentazione espansa e sulla decostruzione dello spazio. Di tali esperienze, legata fortemente al contesto molisano il quale usciva -una prima volta- fuori dai suoi confini con una proposta criticamente strutturata, rimane in collettiva, quale legame e memoria, il lavoro di Peri il quale si arricchisce delle ricerche cromatiche di Tramontano e delle tensioni vitali di Robbio. È il tentativo del territorio di ripensare all’idea di gruppo e di ricerca condivisa, ad una proposta coerente capace di dialogare fuori dai limiti regionali”.

Michele Peri (1947) è nato a Rocchetta a Volturno. Vive e lavora a Rocchetta a Volturno (IS)
Valentino Robbio (1958) è nato a Pietrabairano (CS). Vive e lavora a Isernia
Antonio Tramontano (1965) è nato a Pesche. Vive e lavora a Pesche (IS)

ARATRO- archivio delle arti elettroniche- museo laboratorio di arte contemporanea
2° piano- 2° edificio polifunzionale, Università del Molise, via De Sanctis 86100 Campobasso
Facebook: Galleria Gino Marotta- Aratro Università del Molise
Dal 28 settembre al 18 ottobre 2017

mercoledì 20 settembre 2017

Ernesto Saquella. Filosofo per mezzo del colore


Ernesto Saquella. Filosofo per mezzo del colore.

Organizzazione: Officina Solare Arte Contemporanea, Fondazione Molise Cultura, Assessorato alla Cultura della Regione Molise.

Palazzo Ex GIL, Campobasso

23 settembre / 18 ottobre 2017

Conferenza Stampa: sabato 23 settembre ore 17.00 EX GIL campobasso

Inaugurazione: sabato 23 settembre ore 18.00

Orario di apertura: 10.00/13.00 17.00/20.00, lunedì chiuso

Curatori: Nino Barone e Giuseppe Siano

Testi critici e testimonianze in catalogo di: Nino Barone, Giuseppe Siano, Rino Cardone, Tommaso Evangelista, Antonio Gasbarrini, Antonio Picariello, Antonio Porpora Anastasio.

Catalogo: Cm Stampa, Campobasso

PRESENTAZIONE CRITICA

Mistico creativo e distruttivo, Ernesto Saquella, tra i primissimi artisti italiani ad aver approfondito le potenzialità offerte dalla realtà virtuale, dal cyberspazio e dalla multimedialità, presentano una parabola di ricerca estremamente complessa e in parte ancora da decifrare. Da analizzare è il passaggio dall’ipermediale all’alchimia, dalla ricerca di una forma reticolare e flessibile di rappresentazione allo studio della Tradizione, verso immagini simboliche profondamente strutturate e meditate. Il passaggio dal technikòs all’artifex è pertanto un punto fondamentale sul quale ragionare.

Le prime opere legate all’astrattismo lirico presentano tracce geometriche in campi cromatici più o meno definiti. Triangoli acuti, reiterati e strutturati in insiemi, come anche falci e mezzelune, permettono già di leggere una relazione magica tra colori e forme secondo i principi elaborati da Vasilij Kandinskij per i quali colori squillanti s’intensificano se posti entro forme apicali. L’arte, per comunicare contenuti spirituali, e per riuscirvi, come teorizzato da tendenze di stampo spiritualista, deve essere libera dalla rappresentazione realistica e comunicare prettamente, attraverso l’occultamento, l’interiorità spogliata dell’artista. La forma, infatti, anche se è completamente astratta e orientata verso figurazioni geometriche, conserva un suono interiore che la lega all’autore, il solo che può comprendere la struttura nella sua totalità di complesso d’elementi. In tali opere si avverte una profondità per contatto e lo sforzo di creare un flusso continuo di materia, quasi violento, per cui la trascendenza dell’organismo/forma tende a persistere oltre il limite fisico del supporto. In tale tentativo di orientamento, le forme e i segni tendono all’instabilità e mutabilità con accentuato vigore fisico, per il timbro coloristico estroverso e aggressivo.

Con la serie Storyboard dei primi anni novanta emerge il concetto di "testo aperto" per cui il palinsesto, formato da molteplici blocchi di parole e d’immagini connesse secondo plurimo percorsi digitali, riporta all’idea di Tempo delle avanguardie storiche. L’opera diventa linguaggio mentre la sua lontananza è dettata dall’aura la quale decade immediatamente in un sistema di rappresentazione numerico dove è assente il rapporto creazione-materializzazione, sostituito dal ricorso a sequenze di calcoli. La questione della forma dell’informazione in relazione alla tecnologia diventa per l’artista un argomento di riflessione in quanto l'immagine generata dal computer è il risultato di una sintesi automatica che parte da un progetto astratto tradotto in una serie di operazioni computazionali. La riproduzione diventa un’operazione eseguita dal computer, indipendentemente dalla presenza dell'artista, e può essere reiterata indefinitamente, ed in qualsiasi luogo.

Il passaggio dal virtuale al figurale, nel senso di simbolico ma anche di figurativo, riprendendo concetti più complessi di periodizzazione e generazione quali postulati da Wölfflin e da Riegl, può richiamare, nell’ambito del percorso conoscitivo di Saquella, il passaggio dal segnale lineare al segno pittorico ovvero da una pittura (digitale) tattile/connettiva a una rappresentazione/descrizione ottica.

Nell’acceso simbolismo dell’ultimo periodo vi è una perenne osmosi tra il dentro e il fuori, tra l’io e il noi, tra la luce e l’oscurità ovvero tra il colore e la sostanza. L’interno dell’oggetto descritto ed evocato, e in ciò si avvicina all’elaborazione digitale, non viene però posseduto dalla materia bensì dalla memoria e l’artista, giocando su questo incantamento, cerca di superare il limite dell’opera comunicando l’universalità dell’immagine. Così nella sua arte viene gradualmente sempre più in primo piano l’elemento dell’astratto che è interiorità legata al simbolo, infografico nel caso degli storyboard, alchemico nel caso dell’ultima produzione.

(da Tommaso Evangelista)

BIOGRAFIA

Ernesto Saquella, artista e saggista italiano (Campobasso, 25 agosto 1958 - 1 marzo 2008)

Si dedica all’arte da giovanissimo, dipingendo paesaggi e soggetti dal vero, e parallelamente conduce studi regolari che si completano con la laurea in Giurisprudenza presso l’Università “Federico II” di Napoli.

Durante il soggiorno partenopeo, dal 1977, nasce il ciclo Griglie. Dal 1983 al 1987 realizza linoleografie e xilografie, singole o raggruppate in cartelle, che ritraggono figure, paesaggi e scene simboliche.

Dopo alcuni viaggi di studio nelle principali capitali europee, nella prima metà degli anni Ottanta lavora al ciclo Città.

Nel 1985 con altri artisti molisani fonda il “Gruppo di Orientamento”.

Segue il ciclo Apici, un’esplosione di colori e contrasti scanditi talvolta dalla presenza di materiali compositi, che “narra” per sottrazione e decantazione la fortissima spinta ascendente individuale in opposizione all’incertezza e allo spaesamento dell’uomo tecnologico dinanzi alla moltitudine e all’immensità.

Nominato Accademico Associato all’Accademia Tiberina di Roma, nella capitale frequenta gli ambienti che gravitano intorno ai cenacoli di Filiberto Menna e Giulio Carlo Argan. Nel 1987 fonda l’Associazione Culturale Nazionale “Il Quadrato e la Luce”.

Gli anni Ottanta si chiudono con il ciclo Astrattismo lirico, una serie di opere di grande formato che racchiude e porta a compimento le esperienze tecniche e concettuali elaborate nei cicli precedenti aprendo, contemporaneamente, la via alle successive.

Nei primi anni Novanta abbandona i tradizionali medium e si dedica all’universo digitale. È fra i primissimi operatori culturali italiani ad approfondire le potenzialità offerte dalla multimedialità, dal ciberspazio e dalla realtà virtuale. Entra in contatto con artisti, docenti di prestigiose università americane, imprenditori e tecnici delle nascenti società private nate sull’onda del cambiamento (Apple, Microsoft etc.). Nasce il ciclo Story board.

Nel 1994 decide di rientrare in Molise e si dedica alla divulgazione artistica e teorica: organizza conferenze e collabora con quotidiani, settimanali e mensili regionali.

Nel gennaio 1994 pubblica il saggio Dallo spazio euclideo al ciberspazio. Quale cultura per il terzo millennio? (in: Nino Barone, Rino Cardone, Ernesto Saquella: Angeli e Macchine. 2000 giorni al 2000), un testo in cui descrive e analizza il passaggio “dalla materia alla funzione”, ovvero il passaggio dalla tecnologia pesante alla tecnologia leggera.

Oltrepassando i confini imposti da un testo di conferenza, nel settembre 1994 riprende ed approfondisce gli stessi temi in: Verso il Millennio virtuale. La rivoluzione tecno-antropologica prossima ventura.

Chiude il cerchio con il saggio, inedito, Il cavaliere del ciberspazio. La creativita’ nell’era di internet, nel quale ripercorre il proprio processo artistico e intellettuale dagli inizi fino a giungere ai nuovi assunti digitali.

Nel 1996, firma il manifesto del movimento internazionale “Archetyp’art”.

Nel 1997 avviene l’incontro con l’Alchimia.

Seguono anni di profondi cambiamenti che lo porteranno ad esplorare nuovi, e al tempo stesso antichissimi, sentieri.

Nel 2002 scrive il “racconto autobiografico”, pubblicato postumo, La rosa rossa. Arte e iniziazione, la testimonianza di un’esperienza straordinaria e incomunicabile ambientata fra tessere musive, boschi sacri e rivelazioni neoplatoniche.

Riprendendo la tecnica dei “retouché”, altro ciclo di opere al quale si dedica negli anni intorno al 2000, nel 2006 realizza, in collaborazione con il fotografo Giuseppe Terrigno, il progetto “Il Mistero”, un ciclo di opere dedicato alla processione del Corpus Domini di Campobasso. Ventisei opere, tredici scatti in bianco e nero e tredici interventi pittorici su altrettante fotografie, che mirano a sublimare le valenze sacrali e tradizionali delle macchine sceniche rapportando l’evento cattolico e il suo aspetto folcloristico al significato originario della festa e della rituaria ad essa collegata.

Nello stesso periodo inizia la stesura di A regola d’Arte, un testo al quale Ernesto Saquella lavora ininterrottamente fino all’ultimo giorno di vita, uno scritto motivato con chiarezza: “Non leggete questo libro con l’unico intento di ottenere nuove informazioni, ma provate a utilizzare subito, nella pratica, quanto vi trovate d’utile”.

Il volume, pubblicato nel giugno 2008 per i tipi della Libreria Editrice Filopoli di Campobasso, è un’opera letteraria che non ha precedenti in Molise. In essa sono trattati, con mano sicura ed esiti sorprendenti, i temi della Tradizione, che non ha nulla a che vedere con il folclore, e della Spiritualità, che non ha nulla a che vedere con la religione. L’opera, dalla struttura ciclica, è suddivisa in dodici capitoli, più premessa (“Ordo ad chao”) ed epilogo (bibliografia). Tutti gli argomenti trattati sono da considerarsi come affluenti di un unico grande fiume dal quale al tempo stesso tutti provengono. L’alveo di questo fiume è la vita stessa. L’alfabeto della Tradizione è costituito dai simboli e dagli archetipi della mai interrotta catena sapienziale che ha la sua essenza nello studio profondo della Natura.

Dal 1974 ha esposto in mostre personali e collettive in Italia (Campobasso, Pescara, Napoli, Ferrazzano, Termoli, Roma, Campolieto, Bari, S. Croce di Magliano, Macerata, Ischia, Bologna, Monteroduni, Busso, Campomarino, Foggia, Ripalimosani, Vallata, L’Aquila, Oratino, Bojano, Ferrara, Petrella Tifernina, Isernia, San Giuliano di Puglia, Spoltore, Casacalenda, Macchiagodena, Lapio, Guardialfiera, Larino, Quadrelle) e all’estero (Montreal, Ginevra).

Le sue opere sono presenti in istituzioni museali, collezioni private e gallerie d’arte italiane e straniere.

Hanno scritto di lui e della sua arte responsabili d’istituzioni pubbliche e private, artisti, giornalisti, intellettuali, critici e storici dell’arte, fra cui: Achille Pace, Leo Strozzieri, Maria Augusta Baitello, Daniela Comandini, Hugo Orlando, Massimo Bignardi, Enzo Santese, Giuseppe Pittà, Rino Cardone, Antonio Picariello, Antonio Gasbarrini, Alessandro Masi, Giuseppe Siano, Francesco Gallo, Camillo Viti, Stefano Manocchio, Giacoma Maria Pagano, Anna Lombardi, Silvana De Gregorio, Lorenzo Canova, Antonio Porpora Anastasio.

È presente nelle pubblicazioni:

“ Il Segno” notiziario internazionale di arte contemporanea 1989

Massimo Bignardi, Itinerari eccentrici, Edizioni Enne, Campobasso 1992

Massimo Bignardi, Contemporanea. Appunti per una storia delle arti visive nel Molise dal 1945 al 1992, IRRSAE Molise 1997

Barbara Bertolini e Rita Frattolillo , Molisani. Milleuno profili e biografie, Edizioni Enne, Campobasso 1998.

Antonio Picariello, Molise mon amour. Diario di un critico d’arte, Archetyp’art - Edizioni Enne 2000

Massimo Bignardi, la pittura contemporanea in italia meridionale 1945-1990, Electra Napoli 2003

Antonio Mario di Nunzio, Daniele Muccilli, Lucia Petrucciani Lagioia, Novecento letterario molisano con appunti sull’arte e spunti sul fumetto, graus editore 2008



domenica 23 aprile 2017

Vincenzo Ucciferri - Retrospettiva - 2007 -2017

Il teatro della memoria - Autoritratto

Dal 15 aprile al 15 maggio, in corso Marcelli 180,  la mostra dedicata all’artista molisano. Opere degli anni ‘70, ‘80 e ‘90, insieme a lavori inediti e mai esposti, usciranno dall’atelier dell’artista per mostrarsi ancora una volta, a distanza di dieci anni dall’ultima personale, nella loro profondità e intramontabile potenza artistica.

Giorni e orari d’apertura: dal 15 aprile al 15 maggio dal martedì alla domenica - 10:00/13:00 – 17:00/21:00
Spazio Cent8anta-Galleria d’arte, cultura e società
Corso Marcelli 180, Isernia
Info: 329 5860586; arte@lecose.org

Comunicato stampa

Con la curatela del critico Tommaso Evangelista, il supporto de Le Cose Associazione Culturale e lo Spazio Arte Petrecca, lo Spazio Cent8anta-Galleria d’arte, cultura e società, ospiterà dal 15 aprile una mostra dedicata all’artista molisano per la durata di un mese, fino al prossimo 15 maggio. Opere degli anni ‘70, ‘80 e ‘90, insieme a lavori inediti e mai esposti, usciranno dall’atelier dell’artista per mostrarsi ancora una volta, a distanza di dieci anni dall’ultima personale, nella loro profondità e intramontabile potenza artistica.

ISERNIA. Simboli, paesaggi, oggetti, figure umane, maschere umanizzate e codici. L’immaginario archetipico di Vincenzo Ucciferri torna a farsi protagonista e a far parlare di sé con una retrospettiva che intende celebrare la dimensione più intima e inedita del pittore. Attraverso una lettura attenta dei suoi scritti e diari, il critico e la sua famiglia hanno rintracciato la matrice concettuale dei suoi lavori, partendo proprio da questa retrospettiva, per condurre e sviluppare una ricerca più approfondita della poetica ultima del pittore.

Nessuno come Ucciferri è riuscito a far entrare la vita nei suoi lavori, creando un incessante scambio tra la componente umana e quella artistica. “Ma c’è anche un sentimento più concreto -  scrive il critico Tommaso Evangelista - legato al reale, alla ricerca non solamente formale ma anche sociale: ‘Mi sono rimesso al lavoro. Naturalmente ora solo a livello di concetto. Mi interessa molto il bel mondo. Sto guardando delle foto, mi sembrano tutti pupazzi, manichini tutti ben colorati e sorridenti. Li voglio dipingere come se fossero una massa di pagliacci stanchi del bel vivere’ scriveva Ucciferri nei suoi diari.” Una ricerca, dunque, che travalica il moto interiore per volgere lo sguardo e scrutare il mondo che ci circonda, decifrandolo attraverso i suoi codici. Codici a barre per la precisione, che campeggiano e predominano nelle sue ultime produzioni: opere in via di evoluzione, poco conosciute, molte delle quali inedite, mai uscite dallo studio del pittore.

A disposizione del visitatore, vi sarà un itinerario intimo ma eloquente, che parte dai lavori pop, metafisici e dal vago sapore surrealista, per approdare a un’indagine più recente e matura, frutto di una riflessione sul sociale che assorbe tutta la sua ricerca. L’artista dunque si fa profeta, o semplicemente acuto lettore di una società dei consumi che tutto divora, incasellando ogni aspetto del reale in categorie fisse, sbaragliando qualsiasi possibilità di creazione e riducendo tutto a meri codici: “Verso l’ultimo periodo, così, le figure ieratiche e dolenti, sporche e imprecise, perdono i loro tratti e, ormai incomunicabili e racchiuse in sé stesse, diventano codici. L’idea che tutto debba essere formalizzato e debba avere un codice (a barre) determina la mancanza del significante, del limite, perché tutto è già disponibile per il sistema” scrive Evangelista. 

Un ultimo tributo, riservato in postfazione del catalogo, lo ritroviamo nel testo dello scrittore Giambattista Faralli, amico fraterno e figura sempre presente nel lavoro dell’artista, che attraverso una lettera indirizzata all’artista/amico, si abbandona in toni confidenziali, come se non fosse mai scomparso: “Tu hai voluto con la tua arte armonizzare le dissonanze: paradiso e inferno, cielo e letamaio, amore e sesso, pace e rivoluzione, natura e monnezza. Nobile impresa! Ti vedo incedere lungo Corso Marcelli, lento e con l’occhio assorto. Così la gente ti ricorda, e ti vuole bene. La comunità della vecchia Isernia ti abbraccia in questa ricorrenza, e ti riconosce come figlio prediletto”.

La vernice di apertura è prevista per sabato 15 aprile dalle ore 18:00 nello Spazio Cent8anta in Corso Marcelli 180 a Isernia, un luogo assai caro all’artista dove, per anni, nella piazzetta Annunziata, si è ispirato e ha dipinto decine di opere. L’evento prevede un saluto da parte degli organizzatori con uno spunto critico del curatore Evangelista. A seguire buffet offerto e intrattenimento musicale con il trio acustico di Stefano Gasperi, Loris Durante e Silvio Fiorelli.

VINCENZO UCCIFERRI è nato a Isernia nel 1953, l’artista frequenta l’istituto d’arte “Manuppella” per poi iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Successivamente, trasferitosi a Napoli, si diploma all’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Armando De Stefano. Dal 1972 espone ininterrottamente. Da allora continua ad esporre le sue opere in Italia e all’estero, in centinaia di mostre personali o collettive. Alcune sue opere sono esposte alla Pinacoteca Civica di Pianella (PE) e al Museo d’Arte Sacra di Treia (MC), al Museo MACI di Isernia e in molte collezioni private in Italia e all’estero (Boston, New York).

Dalla mostra




Dal vernissage









giovedì 29 dicembre 2016

Nicola Belloni Ceramista


Nicola Belloni soleva ripetere “Scegli un motto e fatti sotto”, ricorda il nipote che lo definisce un uomo del Novecento (1909-1999), un uomo che ha vissuto due guerre mondiali, ha visto il cambiamento della società all’inizio del XX secolo, ha tremato con il resto del mondo durante la guerra fredda; forse era davanti alla TV quel 9 novembre 1989, quando i tedeschi abbatterono il muro di Berlino che per quasi 50 anni aveva diviso non solo l’Europa, ma anche il mondo intero. Sono tantissime le storie che Belloni avrebbe potuto raccontare a voce ma, nonostante tutto, ci ha regalato la sua visione ed interpretazione del mondo attraverso le sue opere. Il motto di Belloni fu sicuramente quello di fare dell’arte una scelta di vita, un mezzo di espressione della sua personalità riservata e scrutatrice. Rifuggiva il linguaggio verbale preferendogli quello visivo ed usando l’arte e le sue capacità a questo scopo; scelse di comunicare con l’immagine, con la materia, con tutto ciò che la vista poteva riconoscere e l’uomo apprezzare. Si avvicinò giovanissimo all’arte, dimostrando doti inusuali e dedizione ammirevole. Ha sperimentato e creato un’arte che ha spaziato con estrema agilità dalla scultura ceramica alla pittura, ponendo in evidenza una duttilità non così scontata e prevedibile. È stato un maestro apprezzato che ha conosciuto ed istaurato rapporti nel tempo con il collega ceramista Arrigo Visani, con Giò Ponti e Gino Marotta.
Belloni ha fatto della pittura e della scultura il suo linguaggio, grammatica e sintassi che si fondono nella tela o vengono racchiusi nel manufatto ceramico: assistiamo ad un mondo che viaggia tra la realtà esterna e la fantasia animata alla Bosch. La pittura di Belloni è la realtà quotidiana che ci circonda attraverso un’ottica non deformante ma nostalgica: è il modo scelto dal maestro per imprimere nella mente e nella vita i ricordi. È un mondo piccolo, semplice dove non troviamo eroi epici e gesta eroiche, ma incontriamo la ricchezza del quotidiano, dell’uomo semplice come quello della porta accanto. Gente umile, giocatori di biliardo, pastori o semplici nature morte sono i soggetti scelti da Belloni per raccontare emozioni e ricordi, la semplicità della vita e la consapevolezza della ricchezza della stessa sono il filo rosso che lega la sua produzione pittorica e ceramica. Osservando le sue tele, è impossibile non cogliere l’aspetto metafisico che le caratterizza, il richiamo al metafisico di Carlo Carrà ed al razionalismo di Mario Sironi è più che evidente.

Nicola Belloni (Visso, 1909 – Isernia, 1999) fu un grande ceramista e pittore a cavallo tra il metafisico ed il realismo. Le opere di Nicola Belloni oggi si trovano in molti musei in Italia ed in Francia; vinse numerosi premi e riconoscimenti per il suo lavoro tanto da attirare anche l'attenzione di Giò Ponti. Da ragazzo frequentò la Regia Scuola di Ceramica a Civita Castellana, per poi spostarsi a Roma, entrando in contatto sia con gli artisti (Mario Mafai, Orfeo Tamburi, Pericle Fazzini ecc...) sia con gli intellettuali (Giuseppe Ungaretti, Vincenzo Cardarelli ecc...).

La mostra presso l' Auditorium di Isernia, patrocinata dal Comune, è stata ideata da Franca e Nicoletta Belloni, con la curatela dell' Associazione Culturale “Sm’Art” di Isernia.
La mostra rimarrà aperta al pubblico nei seguenti orari:
dal 10 Dicembre all’8 Gennaio, dal Martedì alla Domenica (ore 18.00 – 20.00)









Picasso - L'intimità del genio

L’INTIMITÀ DEL GENIO 
Palazzo Gil, Campobasso 
Spazio Espositivo di Via Gorizia 
20 dicembre 2016 - 17 aprile 2017 

Dal 20 dicembre 2016 al 17 aprile 2017 lo spazio espositivo del Palazzo Gil, in Via Gorizia, ospiterà un’eccezionale mostra di ceramiche e grafiche di Picasso, con quasi 200 opere in mostra. Un Picasso inedito, sorprendente, intimo. La mostra in arrivo a Campobasso celebrerà il più grande artista del ‘900 attraverso una incredibile quantità di opere provenienti da collezioni private: grafiche, incisioni e ceramiche del fondatore del cubismo, in un’esposizione che forse si può considerare la più prestigiosa che il Molise abbia mai ospitato. Il 20 dicembre aprirà al pubblico e proseguirà fino al 17 aprile 2017 negli spazi espositivi di Palazzo Gil, che da anni sta promuovendo una programmazione culturale ed espositiva che sta guadagnando un posto di tutto rispetto nel panorama nazionale. L’attività di Picasso come ceramista, disegnatore e come incisore è una delle più importanti della sua carriera, forse perché rappresenta la colonna vertebrale di tutte le altre sfaccettature e di tutte le sue tappe o perché rappresenta come nessun’altra il talento inquieto, tenace e appassionato che lo caratterizzò fino alla sua morte. La sua mano, quasi come estensione della sua mente, era incapace di stare tranquilla. Per lui i disegni rappresentavano in molti casi meditazioni di per sé, ma anche passi preliminari di dipinti o incisioni. Sulle pagine di un libro, sul giornale, sui tovaglioli o riempiendo le pagine di quaderni, i numerosi disegni nacquero da matite colorate, dagli abissi dell'inchiostro, dei pennelli e della penna. Qualsiasi supporto o strumento poi, persino piatti e vasi, era all’altezza delle sue aspettative al momento di realizzare le sue opere. L’esposizione, curata da Stefano Cecchetto con Piernicola Maria Di Iorio, è prodotta dalla Fondazione Molise Cultura con il Patrocinio della Regione Molise e il sostegno di BPER Banca. L’organizzazione è di Arthemisia Group. Sky Arte HD è il media partner d’eccezione della mostra. Il catalogo edito da Pacini Editore. 


SEZIONI DI MOSTRA A Campobasso il percorso espositivo si dirama in sette sezioni che animeranno la mostra e ognuna di esse sarà presentata in un allestimento scenografico molto suggestivo: Le ceramiche: nelle opere in ceramica si esprime tutta la forza della fantasia creatrice di Picasso che in un momento particolarmente felice della sua esistenza, decide di dedicarsi a questo linguaggio espressivo che scopre particolarmente congeniale alla sua vena creativa, tanto da iniziare una sperimentazione che lo accompagna per il resto della vita e che si intreccia indissolubilmente con i suoi lavori su tela, le sue sculture e la sua grafica. Per circa un ventennio, dal 1947 alla fine degli anni Sessanta, una parte considerevole dell’enorme produzione artistica di Picasso è costituita dalle ceramiche che realizza a Vallauris, antico centro della terracotta ubicato nel sud della Francia. Talvolta disegna forme originali di sua invenzione, ma di solito preferisce trasformare i piatti, le ciotole e le brocche della ceramica tradizionale utilizzando diversi metodi di scultura, assemblaggio, disegno e pittura. I risultati dei suoi esperimenti sono in gran parte frutto del suo atteggiamento per nulla convenzionale nei confronti delle forme e delle tecniche della ceramica. Egli si appropria delle ceramiche così come degli strumenti usati per la cottura nel forno e le trasforma in opere d’arte dipingendole e utilizzando una grande varietà di tecniche scultoree per sottrarle alla loro funzione originaria. In questo modo Picasso crea una stupefacente tensione tra il carattere originario dell’oggetto, comunque mantenuto, e la qualità eccezionale dell’opera d’arte che ha realizzato. Per più di vent’anni, fino alla morte, Picasso non smetterà di sperimentare questo mezzo espressivo. Saranno ben 29 le ceramiche presenti a Palazzo Gil, sicuramente alcune tra le più suggestive che abbia realizzato. 

 

Le Tricorne: Sergej Djagilev, geniale produttore e coreografo noto per aver portato in Europa i celebri Balletti Russi, volle rinnovare il repertorio della sua compagnia producendo una rappresentazione sul folklore spagnolo e diede quindi vita al balletto Le Tricorne. L’opera fu completata nel 1919 e, attraverso Igor Stravinsky, conobbe Manuel De Falla, allora astro nascente della musica spagnola, che compose la colonna sonora per Le Tricorne. Djagilev affidò la scenografia del balletto a Picasso, ritenendolo l’unico artista in grado di portare a compimento l’ideale wagneriano dello spettacolo totale: uno spettacolo, cioè, che fondesse armoniosamente musica, pittura e danza. Questo lavoro è composto da 26 disegni per i costumi, 6 illustrazioni di particolari per il decoro dove si contrappongono la linearità della scenografia del balletto alla vivacità e originalità dei costumi. 



Carmen: costituita da 38 incisioni a bulino raffiguranti visi di donna e di uomo, costumi andalusi e teste di toro. Picasso realizzò La Carmen giungendo a un’ammirevole stilizzazione, per illustrare la novella di Prosper Mérimée, scritta nel 1845 e resa in seguito famosa dalla celebre opera musicale di Bizet (del 1875). La storia di Carmen evocò in Picasso associazioni con la Spagna e la corrida, che mise energicamente sulla carta, dando prova ancora una volta delle sue geniali doti creative. L’opera fu pubblicata dalla Bibliothèque Française a Parigi nel 1949 e stampata dall’Atelier Roger Lacourière in un’edizione di 320 esemplari. Nel caso specifico, l’esemplare presentato è firmato dall’artista. 



La Célestine: composta da 66 tavole e 2 frontespizi, La Célestine prende spunto dalla tragicommedia Calisto y Melibea, ribattezzata poi con il nome della protagonista, Celestina, attribuita a Fernando de Rojas. Le illustrazioni di Picasso per La Célestine non sono una fedele e filologica trasposizione del testo: a lui va riconosciuto un assoluto primato in quanto a freschezza ed originalità; le scene proposte non accompagnano la narrazione, ma procedono autonomamente rispetto a essa, abbondando di riferimenti letterari o mitologici incentrati come sempre sui temi dell’eros, della gelosia e della morte. 



Le Cocu magnifique: Le Cocu magnifique (Farce en trois actes) si compone di 12 incisioni del 1968, presentate per la prima volta il 18 dicembre 1920 a Parigi al Teatro de la Maison de L’Œuvre di cui è autore Fernand Crommelynck. Picasso che lo conosceva da diverso tempo volle realizzare le illustrazioni della commedia e creò una suite di 12 incisioni all’acquaforte e all’acqua-tinta date alle stampe nel 1968: i toni comici e a volte grotteschi della farsa prendono vita nell’opera di Picasso che qui fonde i motivi tipici di tutta la sua produzione. 

Balzac: Balzacs en bas de casse et Picassos sans majuscule sono 8 litografie, che Picasso realizzò nel 1952 per una serie di ritratti di Honoré de Balzac, il padre del Realismo nella letteratura europea. Una di queste litografie divenne il frontespizio per una edizione di Le Pére Goroit di Balzac. Cinque anni più tardi, le otto litografie saranno pubblicate da Michel Leiris in Balzacs en bas de casse et Picassos sans majuscule. 

Arlecchino: a chiudere la mostra sarà invece un pezzo unico, la straordinaria litografia Arlecchino. A partire dal 1905, il blu diventa rosa nella pittura di Picasso, e insieme al cambiamento cromatico, si introduce anche quello tematico, lasciando da parte gradualmente i temi marginali o dolcificandoli, nelle scene di circo e nelle rappresentazioni della donna. Il tema degli acrobati nasce dall’impatto che provoca sull’artista la visione degli spettacoli delle troupe ambulanti che vede eseguire nella “Esplanade des Invalides” nel 1904, o che contempla nel Circo Medrano, istallato ai piedi della collina di Montmartre. Nelle incisioni di questa serie si inseriscono anche le scene familiari, in cui si distingue la presenza di Arlecchino, elemento tratto dalla Commedia dell’Arte. 



ORARI APERTURA Dal martedì al giovedì: mattina 10:00 - 13:00 pomeriggio 17:00 - 20:00 venerdì e sabato mattina 10:00 - 13:00 pomeriggio 17:00 - 21:00 domenica 10:00 - 20:00 ultimo ingresso 1 ora prima della chiusura lunedì chiuso INGRESSO INTERO 10 € RIDOTTO 6 € 65 anni compiuti (con documento); bambini dai 6 ai 18 anni; studenti fino a 26 anni non compiuti (con documento); giornalisti non accreditati con regolare tessera dell’Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, pubblicisti); militari di leva; appartenenti alle forze dell’ordine, portatori di handicap (la tariffa si applica anche a 1 eventuale accompagnatore) RIDOTTO GRUPPO 6 € min 9 max 25 pax, prenotazione obbligatoria OMAGGIO bambini fino a 6 anni non compiuti; guide turistiche con tesserino,1 accompagnatore per disabile; insegnanti in visita con alunni e studenti (2 per ogni gruppo); possessori di coupon omaggio; possessori vip card Arthemisia Group VISITE GUIDATE (prenotazione obbligatoria) Scuole € 6 cad. fmcscuole@gmail.com Gruppi € 75,00 (min. 9 max 18 pax - tariffa biglietto escluso) APERTURE STRAORDINARIE Sabato 24 dicembre: 10:00 - 15:00 Domenica 25 dicembre: 17:00 - 20:00 Lunedì 26 dicembre: 10:00 - 20:00 Sabato 31 dicembre: 10:00 - 15:00 Domenica 1 gennaio: 17:00 - 20:00 Lunedì 2 gennaio:mattina 10:00 - 13:00pomeriggio 17:00 - 20:00 Venerdì 6 gennaio: 10:00 - 20:00 Venerdì 14 aprile: 10:00 - 15:00 Sabato 15 aprile: 10:00 - 20:00 Domenica 16 aprile: 10:00 - 20:00 Lunedì 17 aprile: 10:00 - 20:00 INFO Fondazione Molise Cultura Via Milano, 15 - 86100 Campobasso Tel. 0874 437807 info@ fondazionecultura.it www.fondazionecultura.it UFFICIO STAMPA Ufficio Stampa Arthemisia Group press@arthemisia.it T +39 06 69380306
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