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domenica 7 aprile 2013

M'ssiu Mulà - Moulin e il Molise


Rotary Club Isernia per sabato 13 aprile 2013 alle ore 18 presso la Sala Convegni della Camera di Commercio d’Isernia, in corso Risorgimento 302, per ricordare la figura di Charles Moulin ed il suo amore per la nostra terra, dal titolo “M’SSIU MULÀ - Charles Moulin ed il Molise”, tratto dal un documentario creato dalla dott.ssa Enrica Orlando per la sua tesi di laurea che sarà presentato per la prima volta in città. A commentare il documentario ci saranno il prof. Natalino Paone, già sindaco di Scapoli e frequentatore di Moulin, nonché organizzatore dell’unico evento pubblico dedicato a questo artista nel lontano settembre 1969 a Rocchetta, il pittore Peppino di Marco, che ha frequentato l’artista con suo padre, anche lui pittore, e l’avvocato Roberto Fiocca, già sindaco di Castel di Sangro e maggior collezionista delle opere di Moulin. L’evento sarà aperto a tutti coloro che hanno conosciuto ed interagito con questo originale artista e vorranno portare la loro testimonianza del suo amore per le montagne del Molise. 

Da questo link un frammento del documentario di Enrica Orlando

giovedì 4 aprile 2013

De Notariis - Finelli - artisti molisani fuori regione


Capillari all'uncinetto - Emanuela de Notariis
galleria H2O ART SPACE
Bologna
20 Aprile - 11 Maggio

INAUGURAZIONE: sabato 20 APRILE h 18.00

La pittura di Emanuela de Notariis è chirurgia che estrae cuori, per farli diventare scettri nelle mani di potentissime regine, sovrane del proprio io interiore, pimpanti sacerdotesse della linea e del colore. 

Il suo è un universo quasi tutto femminile, che cerca l’armonia alchemica tra materia e spirito, umano e animale, felicità e dolore, pesantezza del passato e leggerezza del futuro. E in cui i cuori sono simbolo trionfante di un avvenuto percorso di conoscenza di sé, secondo il principio che “colui che conosce sé stesso arriva al bene perfetto”. Ogni piccola tragedia esistenziale diventa così splendore.

Durante la serata di apertura, una performance, un gioco: i disegni dell’artista, accompagnati da testi di Luca Mastrangelo, diventano carte, fintamente divinatorie. Come i tarocchi non predicono il futuro, ma aiutano a far chiarezza sull’io, così le sue carte invitano ad una possibile lettura sentimentale delle vicende di chi si presta al gioco. 

H2O Art Space 
Via Sant’Isaia 80/a
Bologna
Tel. 333 4738353
e-mail: h2oartspace@gmail.com

Apertura: 
martedì - venerdì, 16.00 - 20.00 o su appuntamento


"Antonio Finelli L'Osservatore del Tempo"

Esposizione Personale a cura di Franco Fonzo.
Catalogo e critica a cura di Roberta Gubitosi con presentazione di Mimmo Paladino.

Galleria Web Art 
Barchessa Villa Quaglia, Viale XXIV Maggio 11 – Treviso
inaugurazione 20 aprile ore 18.00

Nelle sue opere Antonio Finelli riflette sul significato del tempo che inesorabilmente lascia le sue tracce sul nostro corpo. Una serie di volti scorre di fronte all'osservatore, ognuno con la fisionomia, l'espressione e il vissuto personali. Con un punto di vista ravvicinato l'artista si sofferma sui dettagli attraverso lo scrupoloso procedere dei segni della matita, che in base alla pressione del gesto definiscono i caratteri nei singoli particolari, quasi a voler ripercorrere il tempo passato. Sebbene i soggetti siano spesso persone conosciute, scompaiono i riferimenti al contesto, all'identità, allo status, e ai ruoli ed emerge la necessità di cogliere l'uomo nell'essenziale rapporto con il tempo. L’uomo è rappresentato nell'unità e al contempo nella moltitudine in una sequenza ininterrotta di immagini che registrano un processo continuo nella linea del tempo. La ricerca e la perizia tecnica riescono a sviluppare le infinite possibilità grafiche, chiaroscurali e pittoriche della grafite, infondendo a ogni volto un'insolita forza realistica, accompagnata a un'immediatezza comunicativa data dal taglio fotografico. Nel carattere prettamente grafico delle sue opere, Antonio Finelli sviluppa una ricercata e raffinata cromia di grigi e di bianchi, capace di registrare anche le minime e sottili variazioni di luce. 
Nella successione dei volti, la pelle si fa linguaggio, espressione, racconto. Intesa come superficie/limite, la pelle è capace di manifestare ed esternare i segni del tempo; è la nostra parte visibile e tangibile che registra i cambiamenti dell’esistenza, inventariandone ogni traccia come fosse un catalogo infinito. In questo senso rivela la storia di un individuo, i suoi drammi e le sue gioie; ne tradisce le emozioni più profonde. Solo alcune poi vengono scelte dalla mente razionale per divenire ricordi, in base all'intensità emozionale generativa a cui sono legate, in positivo o in negativo. Quindi la pelle, nella sua essenza di membrana e di confine diviene interfaccia del rapporto tra uomo e mondo. In tale relazione gli occhi, tradizionalmente specchio dell’anima verso l'esterno, riflettono al contempo le immagini del mondo all'interno. 
La pelle, piena di segni e di esperienze nascoste, quindi si esprime attraverso un proprio linguaggio, non verbale, che si può conoscere nel momento in cui l'artista comincia a registrarne e indagarne i particolari. Ogni volto con la sua superficie corruttibile e mutevole diviene una sorta di pagina scritta attraverso un linguaggio solo apparentemente incomprensibile. Nel lento processo grafico, Antonio Finelli sembra voler scrutare e decodificare quei segni come tracce che l'inesorabile trascorrere del tempo ha registrato sulla superficie dei volti, invitando il fruitore a leggere, interpretare la superficie come specchio del vissuto. Decidere di imparare quel linguaggio significa cercare di capire il proprio corpo. Così il segno viene a essere voce in un autoritratto in cui la pelle racconta il proprio passato, la propria storia.

Roberta Gubitosi


mercoledì 3 aprile 2013

Il blog di Vincenzo Merola

Compie un anno il blog dell'artista Vincenzo Merola, blog volutamente aniconico pur affrontando argomenti spinosi come possono essere quelli legati all'arte contemporanea, blog incredibilmente ricco di spunti e riflessioni di qualità, grazie anche alla rubrica "Tre domande". E' raro trovare oggi un sito personale che possa vantare la coerenza e l'autorevolezza di una rivista specialistica, pertanto è oltremodo consigliato.

Un blog senza immagini per immaginare l'arte

"Piccoli esercizi di straniamento per una visione trasversale dell'arte e della cultura contemporanea", il blog di Vincenzo Merola, festeggia il suo primo compleanno. Il primo sito di arte contemporanea senza immagini, ospita nelle sue pagine soltanto parole: nient'altro che nero su bianco. La rinuncia all'utilizzo delle immagini vuole rappresentare un invito a non considerare il web semplice strumento per una fruizione visiva mediata e passiva, ma spazio aperto per la critica e per l'approfondimento. La speranza è che si torni con maggiore entusiasmo a cercare immagini nei musei, nelle gallerie e negli studi degli artisti. Una civiltà che non si misuri quotidianamente con le tradizionali modalità di condivisione culturale, basate su concreti processi di socializzazione, su complete esperienze sensoriali e sulla diretta conoscenza del mondo naturale e dei prodotti dell'ingegno umano, non sarà mai in grado di apprezzare e sfruttare pienamente le potenzialità delle nuove tecnologie e della multimedialità.
Nel primo anno di attività, attraverso la rubrica "Tre domande", il blog ha ospitato conversazioni con artisti, critici e curatori, tra i quali: Lamberto Pignotti, Sarenco, Michele Dantini, Luc Fierens, Gian Paolo Guerini, Marcello Faletra, Davide W. Pairone, Carlo D'Orta, Luigi Paolo Finizio, Giulia Brivio, Carlo Colli, Eloise Ghioni. Ogni post cerca di suggerire inediti percorsi di senso commentando mostre, analizzando opere, approfondendo tematiche di carattere interdisciplinare, mettendo in luce le connessioni tra comunicazione visiva e comunicazione verbale, spaziando tra arte, letteratura, filosofia, antropologia, architettura, musica e cinema. Si è discusso (e si continuerà a discutere), fra l'altro, di: Achille Bonito Oliva, Adriano Spatola, Andy Warhol, Arte povera, Arthur Coleman Danto, Biennale di Berlino, Biennale di Venezia, Boîte, Bruce Nauman, centro/periferia, Damien Hirst, decrescita, Documenta, Eternal Network, Ettore Spalletti, Eventualismo, Filippo Tommaso Marinetti, Fiona Tan, Fluxus, Friedrich Wilhelm Nietzsche, Fuoriuso, Germano Celant, Giacinto Di Pietrantonio, Gino Marotta, Giovanni Battista Piranesi, Giuseppe Chiari, Gnam, Gruppo 70, Gutai, Hennessy Youngman, identità, Istituto nazionale per la grafica, Italo Calvino, Jackson Pollock, Jean Tinguely, John Cage, Julian Spalding, Kazimir Malevič, Le Stelle di Mario Schifano, Lorenzo Ornaghi, Lotta poetica, Luca Rossi, Ludovico Pratesi, Lynda Benglis, MACRO, Mail Art, Marco Tirelli, Marino Auriti, Mario Airò, Mario Schifano, Massimiliano Gioni, Maurizio Cattelan, Maurzio Ferraris, MAXXI, MiBAC, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Paladino, Moderna Museet, Monia Trombetta, Morgan Fisher, Museo Carlo Bilotti, Nadir Afonso, New Realism, Niki de Saint Phalle, Paul De Vree, Pierluigi Sacco, pittura, poesia visiva, politica, postmodernità, pubblico, Roberto Ago, Roland Barthes, Sal Randolph, Serge Latouche, Shay Frisch, Situazionismo, Stefano Taccone, Tate, The Family Business, Transavanguardia, Umberto Eco, valore, Vistamare, Yoko Ono, Yves Klein, Zaha Hadid.

Vincenzo Merola

Paolo Emilio Greco - Ri_serve


Si torna a parlare di arte e di riciclo alla Palladino Company. Una nuova mostra a tema apre mercoledì 3 aprile alle 19. Protagonista il molisano Paolo Emilio Greco di Montorio nei Frentani ma operativo a Campobasso dopo le esperienze scolastiche e universitarie rispettivamente a Modena e Foggia (laurea con lode all’Accademia di belle arti). Paolo ha 49 anni, il suo innato spirito artistico, la sua straordinaria sensibilità per l’ambiente e l’arte contemporanea, emergono finalmente appieno nell’open space dell’Azienda per le Arti di Campobasso in un contesto spazio-temporale denominato Ri_serve. In tutto una trentina di opere, sei gli assemblaggi che ridanno vita a oggetti abbandonati, scartati, trovati casualmente in cantina o in spiaggia, le altre sono singolari opere polimateriche in cui Greco sviluppa l’anticonvenzionalità di oggetti ormai desueti e cancellati dalla memoria e ne trae un elemento tutto nuovo. La funzionalità originaria del singolo pezzo di legno o del vestito dismesso viene manipolata intimamente in qualcos’altro, usando il filtro della creatività e donando al lavoro un senso di curiosità e di mistero che assai spesso lascia interdetto e piacevolmente sorpreso il fruitore. Disegnare un nuovo percorso a un oggetto inservibile è la missione di un artista che, dopo aver assimilato senza forzature i canoni propri dell’artista vero, si annuncia al pubblico come una statua cui viene tolto il velo. L’arte del riciclaggio è vissuta da Greco come una tappa necessaria dell’esistenza. L’esigenza di assimilare rapidamente ognuno nel proprio ambito territoriale, professionale e vitale i valori alla base del sistema ecologico mondiale rimette in gioco gli artisti e gli uomini che danno al tempo e alla materia viva un significato profondo che fa da contraltare al culto del possesso proprio di chi avidamente usa, abusa e getta via, intasando lo sfogo naturale di ogni cosa. ‘Cerco un’altra estetica possibile – spiega Greco – Riporto alla luce e riutilizzo oggetti apparentemente morti. Per esempio ferro, viti, chiodi, plastiche, vetro, stracci, pietre. E anche toner e vernici di scarto, pigmenti naturali, catrame liquido, spezie, che acquistano così un valore espressivo, ridiventano materia riscattati nella loro pura potenzialità espressiva. Nel processo di trasformazione lascio a vista le imperfezioni, le spaccature, gli strappi e le bruciature, trasformandoli piuttosto in flusso di sensazioni visive e tattili, nella possibilità di intravedere o scoprire il bello, o semplicemente innescare un altro punto di vista”. Il tentativo di Greco è insomma quello complicato ma necessario e affascinante di togliere erosione al tempo. Perché tutto ri-serve, tutto è ancora vivo e utile. (mc us)

sabato 30 marzo 2013

Soupy Records: storia di un'etichetta indipendente


Due amici e la riscossa del vinile. Soupy Records: storia di un’etichetta indipendente
Da Bologna a Campobasso: qui Andrea, Paolo ed Erica hanno fondato nel 2009 la prima etichetta indipendente della città capoluogo che produce esclusivamente 45 giri. Oltre ai dischi, questi tre ragazzi organizzando concerti live, dj set e producono spille, borse e magliette nel loro laboratorio ‘segreto’. In 4 anni la Soupy Records ha prodotto 4 singoli e due gruppi. I costi, per ogni disco, variano dai 1200 euro ai 1800, “quindi prima di recuperare le spese devi vendere parecchio”

di Assunta Domeneghetti

Campobasso. Andrea e Paolo sono molto più che due semplici soci. Cresciuti insieme, sono amici dalla prima elementare. Hanno studiato nelle stesse aule fino agli anni dell’università. Se non fosse stato per quella pausa alle superiori, si potrebbe arrivare a dire persino che la loro è stata, fino ad oggi, una vita in simbiosi. Come fossero fratelli. Ma senza tutti quegli svantaggi della fratellanza biologica. «Molti - e lo ammettono anche loro - non sanno chi sono io (Paolo, ndr) e chi Andrea». 

Allora, per chiarire: il primo è lungo e con i capelli in testa, il secondo è quello più basso senza la fidanzata. 
La fidanzata in questione si chiama Erica, ed è socia anche lei «al 33,3% periodico, anche se io ho uno 0,1% in più di loro» come scherza Paolo, della Soupy Records, la prima e unica etichetta indipendente di 45 giri di Campobasso. 

Zita, come molti chiamano Andrea, e i ‘coniugi’ Calardo-Clericuzio, dopo qualche anno passato nella parecchio propositiva città di Bologna, hanno fondato, nel 2009, la casa discografica indipendente in cui arte e musica sono fusi in un’alternanza quasi perfetta. Oltre a produrre e distribuire il vinile dei gruppi da loro selezionati, la Soupy Records promuove tutto un mondo fatto di concerti live, dj set e merchandising rigorosamente autoprodotto in una stanzetta inaccessibile del loro ufficio di via Conte Rosso. 

Insomma, una specie di zuppa (soupy, in inglese), densa e corposa. Un po’ come volgarmente a New York vengono definiti certi liquidi organici dall’aspetto lattescente. Ma anche un po’ sentimentale «come quel gran pezzo di Maggie Thrett (Soupy per l’appunto) che passavamo sempre alle feste» come ricorda Paolo, «o come quel programma inglese degli anni ’60 condotto da Soupy Sales che aveva con sé un pupazzo che era l’antesignano di Topo Gigio» come aggiunge Andrea. 

Insomma, tanti significati quante sono le attività dell’etichetta che ha scelto «correndo un rischio che solo la passione ci ripaga» di andarsi a cercare musicisti «che subendo, come noi, del resto, le influenze del passato, reinterpretano in chiave moderna i sound più datati». 
Andrea e Paolo assemblano il prodotto, si occupano dei diritti Siae, seguono, insomma la parte economica e distributiva, andando il più delle volte, negozio per negozio, a proporre il 45 giri «anche perché i distributori grandi non ti prendono proprio in considerazioni». 
E’ lasciata ad Erica la parte più artistica, come ad esempio l’illustrazione delle copertine. Dal 2009 ad oggi la Soupy Records ha prodotto 4 singoli e due gruppi. I costi, per ogni disco, variano dai 1200 euro ai 1800, «quindi prima di recuperare le spese devi vendere parecchio». E fare i conti con un mercato, come quello musicale in Italia, che è praticamente paralizzato dalle dinamiche della grande distribuzione che poco hanno a che fare con il circuito indipendente. «Nel nostro paese se vendi 2mila copie di un disco ti piazzi nei primi 10 posti delle classifiche, e questo perché il settore è completamente drogato». Internet pure ha fatto la sua parte «perché tutti scaricano, anche noi, ma quando un prodotto ci piace – ammette Andrea – lo compriamo. Perché non dovremmo supportarlo?» 

Il vuoto culturale che questi tre ragazzi cercano, non senza difficoltà, di riempire, è parzialmente compensato dalle belle serate che periodicamente organizzano a Campobasso. Domenica, ad esempio, al Move di Campobasso, ci sarà il concerto live (seguito dal loro dj set) di Sonny e i suoi Wild cows, cantante ungherese meglio noto come Mr. Rhithm’n’blues ‘un soprannome guadagnato macinando note e chilometri in tutta Europa’ come leggiamo nel flyer del party pasquale «che presenterà in anteprima da noi l’album che uscirà in aprile». 
E poi dicono che a Campobasso non c’è mai niente da fare…

(Pubblicato il 27/03/2013 su Primonumero)

venerdì 29 marzo 2013

Antonio Pettinicchi

Il video proiettato all'inaugurazione della mostra Lui è il Molise. Personale di dipinti e incisioni di Antonio Pettinicchi presso Artes Contemporanea.


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