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giovedì 16 maggio 2013

Marco Fioramanti - Trattista o del primitivismo astratto all'Officina Solare


"TRATTISTA O DEL PRIMITIVISMO ASTRATTO"
ROMA-BERLINO OVEST-MONACO DI BAVIERA
1982-1986

Mostra personale di
MARCO FIORAMANTI

A cura di
Giuseppe Siano
18 / 30 maggio 2013
Inaugurazione della mostra sabato 18 MAGGIO 2013 alle ore 19.00

Officina Solare Gallery
Termoli, Via Marconi 2

Informazioni: 329.4217383, www.officinasolaregallery.com.


Il Manifesto Trattista
Roma, 4 gennaio 1982

Nel "Tratto" noi esprimiamo il gesto più semplice, alla portata di tutti, primitivo, perciò antintellettuale. La rozzezza e l'espressività esasperata indicano su quali punti si arrocca il nostro dialogo col mondo insonnolito dell'arte e con la società. Aborriamo qualsiasi forma di gerarchia ed è perciò difficile pensare a degli adepti seri e coscienziosi, ricercatori coerenti e raffinati.
Tale è il nostro linguaggio: arcaico, così, in modo semplice, crediamo di esaltare i colori. Nelle opere non ha alcun significato la competizione, la loro struttura compositiva si rivela estremamente popolare ed esaltante.
Il "Tratto" è il nostro rifiuto ad affiancarci al mondo della cultura ufficiale. E’ l'antidoto alla ubriacatura del pubblico comune, che è vittima della sottocultura alimentata dalla mancanza di informazione e dall'ostruzionismo culturale
perpetrato dai burocrati dell'arte per accumulare potere, o soprattutto per la loro incapacità di riallacciare le teorie dell'arte al mondo del lavoro e alla vita sociale, facendo degli artisti, che a loro si assoggettano, degli antisociali nella vita e del pubblico una massa di emarginati nell'arte.
Questa è l'evoluzione dialettica che domina tutta la storiografia dell'arte, che ricorda lo sviluppo degli eventi umani, dove le nuove teorie vengono approvate e legalizzate solo quando, svuotate del loro contenuto innovativo, restano soltanto forma, o entrano nel costume non più come novità, messaggio, spinta, ma come bisogno elementare insopprimibile. Con il "Tratto" semplice, immediato, "privo di cultura", vogliamo cancellare "l'arte colta e sofisticata, il professionista geniale, il Maestro", e con lui cancellare quell'aura magica e irreale di cui è circondato.
Vogliamo che il Trattismo divenga l'arte di chi non ha mai compreso l'arte, divenga l'arte degli emarginati, dei vagabondi, degli alienati, e di tutti quelli ai quali è stato insegnato che non potevano dipingere perché non sapevano
disegnare, perché non erano abbastanza acculturati da poter fare quello che una élite scaltra professa ormai da un secolo.
Divenga l'arte di tutti questi. Vogliamo che chi ha rapinato il gusto lo restituisca alla gente, e soprattutto a quella porzione d'umanità emarginata, più fantasiosa e feconda, che ha dato in passato uomini della mole di Caravaggio, Vermeer, Van Gogh, Gauguin, Modigliani, Pollock, che i critici loro contemporanei hanno ritenuto opportuno ignorare.
Vogliamo che l'arte, lo spettacolo, la satira, la commedia, il costume, coincidano in un unico lacerante grido di rivolta, nel quale la miseria affondi le proprie radici e trovi la propria espressività in un rituale primitivo e inconscio, che sconfina nella magia. Nasce così l'amore per ciò che è primitivo, pagano, nomade. Nasce così la nostra solidarietà per i gruppi umani, per le società primitive, di cui la moderna tecnologia ha sancito la degradazione e l'estinzione.
Prima di noi sono stati Trattisti: gli Indiani d'America, i popoli africani, gli aborigeni australiani, i popoli della protostoria andina.

Firmatari:
Claudio Bianchi, Luciano Cialente, Marco Fioramanti, Adalberto Magrini, Ubaldo Marciani, Sergio Salvatori (pittori); Marco Luci (videomaker)

Marco Fioramanti è nato a Roma l’11 febbraio 1954, è un artista italiano. La sua opera è caratterizzata dall'uso di differenti materiali verso un'idea totale dell'arte che mira al recupero dei segni, dei gesti, dei comportamenti e dei riti d'iniziazione delle culture extra-europee. « Ho sempre pensato che Fioramanti svelasse l'alone metafisico che avvolge ogni gesto quotidiano, anche quello più consueto; lui ci rivela lo stupore di scoprire pregnanti di significato tutte le azioni della nostra vita senza eccezioni. » (Gastone Bonsembiante da Marco Fioramanti 1983-2003 - Edizioni Jouvence)

ANNI ’70 Inizia l’attività artistica a metà degli anni ’70 con una grafica figurativa e l’elaborazione di tecniche incisorie. Nel 1979 si laurea in Ingegneria civile alla Università La Sapienza di Roma sotto la guida di Giorgio Croci con una tesi sperimentale sul consolidamento relativo ai dissesti statico-dinamici nei centri storici. Prosegue con studi di Estetica sulla percezione visiva con Pietro Montani ed Emilio Garroni e Antropologia culturale con Alberto Mario Cirese.

ANNI ’80 Co-redattore del Manifesto Trattista (o del primitivismo astratto), nel gennaio 1982 dà vita al Movimento omonimo. Lascia la professione per dedicarsi completamente alla pittura. Si trasferisce a Berlino Ovest dove apre al pubblico il suo atelier/galleria (TRATTISTAMBIENTE - Ansbacher Strasse 58). Nel 1985 realizza l'installazione con la Volkswagen contro il Muro. Stringe un sodalizio con Bruno Zevi il quale, interessato al trattismo nell'architettura, lo mette in contatto con Frei Otto a Stoccarda. Fonda il Gruppo Multimediale Trattista Berlin e, con il patrocinio del Senato alla Cultura di Berlino, realizza una tournée in Gran Bretagna che si conclude al Fringe Festival di Edimburgo. Prende inoltre parte al Theaterfestival di Monaco di Baviera. Nel 1986 crea il "Laboratorio Olduval" del Gruppo Trattista con una mostra itinerante e performativa (Stoccolma, Berlino Ovest, Roma, Napoli, Salerno e Algeri/I Biennale Internazionale di Arti Visive). Si trasferisce per un anno a Barcellona. Viene selezionato per la prima sessione dei "Giovani Artisti a Roma" all’Ex Borsa in Campo Boario (in commissione V.Apuleo, U.Attardi, F.D'Amico, G.Napoleone, S.Orienti, G.Porzano, G.Proietti, T.Scialoja, L.Trucchi, M.Volpi Orlandini). Nel 1988 soggiorna a New York dove elabora il rapporto totem/grattacielo e dove stringe amicizia con Anton Perich e col poeta tamil Indran Amirthanayagam.

ANNI ’90 In Thailandia avviene il primo contatto con l'Oriente. Inizia la pratica del Taijiquan e sottopone il suo corpo a una severa disciplina. Viaggia in Cina e in Tibet e comincia a lavorare la ceramica apprendendo l'alchimia degli smalti. Realizza un ciclo di lavori con l'intenzione di far dialogare culture e simbologie di matrice differente: il rosso ossido dei Nuer del Sudan e il bianco orientale dei giardini zen (graniglia di marmo di Carrara). Partecipa a una missione di ricerca sullo sciamanismo in Nepal, condotta da Romano Mastromattei (Università di Roma “Tor Vergata”). Soggiorna alcuni anni a Parigi, dove partecipa alla formazione del gruppo Cyber-Dada. Nel 1999-2000 sposta il suo studio in Portogallo, invitato dal Sindaco di Celorico da Beira a coordinare una serie di attività culturali.

Anni 2000 Dal 2001 si stabilisce definitivamente a Roma pur continuando a viaggiare e collaborare con artisti internazionali. Apre al pubblico il suo atelier di Monteverde e collabora con il Movimento di Pittura Clandestina. È invitato a esporre con una personale a Lisbona e Oporto (ciclo degli Acheropiti). Nel 2007 è nominato artista-curatore del Padiglione Italiano della XXIV Biennale Internazionale d'Arte Contemporanea di Alessandria D'Egitto. Nel 2010 collabora a un film-documentario sulla storia di Anton Perich e The Factory di Andy Warhol. A New York stringe un sodalizio con Tony Vaccaro.

Nel 2007 crea e dirige NIGHT ITALIA, libro/rivista periodico, costola indipendente dell'omonima rivista newyorkese NIGHT, fondata nel 1978 da Anton Perich, pittore, video artista e fotografo per la rivista “Interview magazine” di Andy Warhol. NIGHT ITALIA nasce come progetto di comunicazione e informazione no profit, realizzato in forma volontaria da una serie di artisti e operatori i quali, dopo esperienze in varie discipline, hanno deciso di unirsi per contribuire a colmare il vuoto critico lacerante che si è andato formando nel sempre più diffuso conformismo culturale.


martedì 14 maggio 2013

Antonio Pettinicchi, lui è il Molise. Omaggio all'artista

A conclusione della personale di Pettinicchi alla galleria Artes di Campobasso un interessante articolo del giornalista Paolo Giordano.

E’ oramai prossima alla conclusione (11/05/2013) la mostra “Antonio Pettinicchi – lui è il Molise” allestita nella Galleria Artes di Campobasso; curatori Silvia Valente e Tommaso Evangelista.
L’evento, che ha riscosso notevole successo di pubblico e critica, è un doveroso omaggio ad un indiscusso genio creativo rivelatosi fondamentale per la città di Campobasso, avendo tracciato una strada maestra percorsa dalla maggior parte delle successive generazioni di artisti. Come insegnate, poi, ha coinvolto ed appassionato centinaia di studenti e discepoli. Infine (con Marotta e Pace) ha per lungo tempo assolto il compito di accreditare “all’esterno” l’esistenza di una cultura artistica regionale.
Negli spazi di viale Elena sono state esposte sia incisioni (in un’affascinante retrospettiva) che dipinti (gli ultimi anni fino al “conclusivo” 2009). Le prime, selezionate da una produzione incisoria tra le più prolifiche della seconda metà del novecento (circa 600 lastre), abbracciano il vasto periodo dal 1949, anno dell’esordio, al 1995.
Pettinicchi, allievo di Lino Bianchi Barriviera, uno dei più grandi maestri del secolo, con questa tecnica ha ottenuto le maggiori soddisfazioni professionali, partecipando ad importanti manifestazioni sia nazionali che europee.
Temi ricorrenti sono la sua terra, quindi il mondo dei contadini contraddistinto dal proprio bagaglio di miseria, sofferenza, fatica… e dignità. Anche nella produzione pittorica si ritrovano gli stessi argomenti a lui tanto cari, ma è possibile ammirare addirittura una “crocifissione”.
Autentica rarità essendo pochissime le opere di arte sacra, di cui è estremamente geloso e tutt’altro che incline a condividere con il pubblico.
La sua complessa formazione di pittore cominciò quale allievo di Amedeo Trivisonno che, avendolo alunno al Magistrale, ne scoprì le doti incoraggiandolo: “tu in questa scuola non ci devi stare, devi fare l’artista!”Dopo l’esordio come “figurativo” sviluppò in maniera precisa e marcata il suo “segno” per merito di Emilio Notte (di formazione futurista), il più importante artista napoletano del dopoguerra). In seguito pur rimanendo nell’ambito della figurazione, con il tempo, riuscì a “trasformare la figura umana”. E’ questa la sua caratteristica principale: grazie al pennello ed ai colori mostrare contemporaneamente l’esterno (sembianze fisiche) e l’interno (realtà interiore) dei soggetti raffigurati. Necessarie ovviamente una valida conoscenza dell’anatomia nonché una sconvolgente capacità di scavare nel profondo dell’Animo.
La storia artistica ed umana di Antonio Pettinicchi, che sarà possibile “indagare” con una monografia di prossima pubblicazione (Regia Edizioni), permette di scoprire un Molise culturalmente vivo, attraversato e scosso da accesi dibattiti artistici, oggi impensabili nel guardare l’attuale sonnacchiosa realtà. All’epoca si era al passo con l’andamento dell’Arte in quegli anni: sperimentazione e ricerca erano le stesse sia in provincia che nel resto della nazione. Non emulazione, bensì un’empatia che permise alla nostra Terra di essere “trasportata” sulle tele con uno stile inconfutabilmente “contemporaneo”. A testimonianza di quei fermenti, all’interno della mostra, un asterisco dedicato al celebre “Gruppo 70” (Pettinicchi, Massa, Mastropaolo e Genua).
Vasta ed incontenibile, insomma, risulta la personalità del Maestro. L’unico ad essere riuscito nell’impossibile sintesi della sua Arte è stato Armando De Stefano, compagno d’accademia ed amico personale: “Pettinicchi ha la sua terra nel sangue, nel pennello, nel colore e, cosa più vera, esprime il dolore del suo popolo con un disegno forte e netto, da pittore autentico che si identifica col prossimo. Lui è una natura via, lui è il Molise”.

lunedì 13 maggio 2013

Molise - Notte dei Musei 2013


Un ricordo del fotografo Lefra


Leonardo Remo Tartaglia, noto come Lefra, era nato a Ripalimosani il 27 ottobre 1933, è deceduto ieri dopo una carriera durata circa quarant’anni. Anni durante i quali ha fotoraccontato il Molise, facendo della fotografia la sua maniera di vivere. Come affermava Nadar: “Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare”. Lefra vedeva lontano. Capisce che la società molisana si sta avviando verso una fase di transizione, c’è la necessita di informare e c’è la necessita di fissare sulla pellicola un mondo che potrebbe scomparire da un momento all’altro. Appesantito dalle sue macchine fotografiche, in motoretta, in macchina o con altri mezzi di trasporto, percorre in lungo e in largo la regione. Racconta gli avvenimenti e i fatti di cronaca attraverso il suo obiettivo: dalla politica alla giudiziaria, dallo sport agli eventi festivi. Già dal 1960 inizia a collaborare con i quotidiani “Momento Sera” e il “Messaggero”, una collaborazione che con gli anni si accresce e si estende alle agenzie giornalistiche (l’ANSA tra le più importanti) e ad altri giornali: “Il Tempo”, “Molise Oggi” e “Nuovo Molise”.
All’attività di fotoreporter e di fotografo di cerimonie unisce quella di ricercatore cominciando a raccogliere ed acquisire centinaia di immagini storiche del Molise conservate in archivi privati o nei cassetti domestici delle famiglie dei paesi che instancabilmente visita. Da questa raccolta in costruzione nascerà l’idea delle Mostre itineranti denominate: “Ieri, Oggi e Domani”. Partecipa a concorsi fotografici in Italia e all'estero, ottenendo numerosi riconoscimenti e inizia a viaggiare nei paesi stranieri nei quali è forte la presenza di molisani, chiamato da Associazioni di emigrati che gli chiedono di allestire mostre il cui unico denominatore è il Molise.
Alla fine degli anni Settanta pubblica quattro concise monografie sui comuni di Castropignano, Ripalimosani, Torella e Vinchiaturo, il cui sottotitolo, “storia, arte, turismo, notizie di ieri e di oggi”, è esplicativo del contenuto ma la parte più consistente è rappresentata dalla originale documentazione fotografica.
Della sua attività fotografica e di ricercatore oggi rimane il consistente Archivio fotografico e documentario acquistato dalla Provincia di Campobasso nel 2004.

dalla NEWSLETTER MENSILE DELLA BIBLIOTECA PROVINCIALE PASQUALE ALBINO



L'archivio fotografico Lefra
L'archivio fotografico LEFRA comprende una vasta rassegna di negativi, positivi e diapositive. Nel vasto archivio troviamo di tutto: dal paesaggio all'archeologia, Cattedrali, Parrocchiali, Chiese, Conventi, Arte Sacra, sculture, affreschi, dipinti su tela, su tavola, feste popolari, tradizioni popolari processioni.
Vi è il reparto per l'agricoltura, l'industria, i castelli, i fiumi molisani, le case rustiche, la gastronomia, la politica, la sanità, lo sport e la paleontologia.
Esso è dotato anche di una grande collezione di circa 5.000 fotografie dell'Ottocento ed inizio Novecento, di fotografi molisani.
Tutta questa ricchezza fotografica è il frutto di 35 anni di esperienza professionale. Si può constatare che studenti prossimi alla laurea, ricercatori, studiosi, editori, ricorrono all'archivio LEFRA, come valido aiuto nei loro lavori intellettuali.
Ad oggi l'intero archivio, oggetto di desiderio di alcune società a livello nazionale, è riuscito a rimanere nel Molise con l'acquisto da parte della Provincia di Campobasso.

domenica 12 maggio 2013

Il cielo sopra Oratino


Telesforo Altobello (Oratino 1823 - Campobasso 1884), "Poche parole dette dal Canonico Telesforo Altobello per l'apertura di un'accademia tenuta nel comune di Oratino nel giorno 12 gennaio 1850 genetliaco di S. M. (D. G.) Ferdinando II Re del Regno delle Due Sicilie", Campobasso, Dalla Tipografia del Sannio, 1850. (dettaglio della p. 7). Altobello, che per circa 29 anni fu docente di italiano e latino presso il Liceo Ginnasio "Mario Pagano" di Campobasso, nella conferenza che tiene a Oratino il 12 gennaio 1850, esprime apprezzamenti per il buon livello culturale presente tra i giovani del paese, questo grazie al lavoro che svolge l'Arciprete D. Felice Imperore, il quale ha aperto una scuola privata, e all'azione del Sindaco Federico Giordano Duca di Oratino, che "segue le orme dei suoi avi".
Il mecenatismo di Gennaro e Giuseppe Giordano fu fondamentale per lo sviluppo delle arti a Oratino. Un caso unico nel Molise, in cui gli altri feudatari pensavano solamente a sfruttare e succhiare il sangue della povera gente

Piccolo asterisco per ricordare la pagina facebook Il cielo sopra Oratino portata avanti dall'artista e studioso Dante Gentile Lorusso che, in quasi un anno, ha pubblicato qualcosa come più di mille immagini che testimoniano l'incredibile vitalità artistica del piccolo centro molisano, caso più unico che raro nel meridione.

Itinerari - Volturnia Edizioni


È in distribuzione nelle edicole e librerie della regione Molise il numero 23 del trimestrale altri Itinerari che in questo numero prosegue con la serie di inserti monografici che tanto consenso hanno riscosso presso i nostri affezionati lettori. La rivista, già caratterizzata come prodotto editoriale che viveva oltre la sua naturale uscita periodica nelle edicole, va dunque qualificandosi come vero e proprio strumento di conoscenza antropologica del territorio, pertanto i suoi contenuti sono sempre di più ad uso e consumo di studiosi e di quanti siano alla ricerca di notizie inedite e di particolari inusuali della nostra Regione.
Merito di questa evoluzione va attribuito in primo luogo alla capacità divulgativa che il “nostro” Edilio Petrocelli, esimio ricercatore e studioso di provata valenza, ha saputo conferire alle sue indagini storiche e antropologiche.
Passiamo dunque a descrivere brevemente gli articoli presenti in questo numero.
L’architetto Davide Monaco, sulla base di disegni appartenuti alla famiglia nobiliare dei d’Alessandro di Pescolanciano, ha restituito - nella loro ipotesi ricostruttiva - i palazzi baronali che tale famiglia possedeva a Carovilli così che, per la prima volta, aiutati dalla computer grafica, è possibile “goderli” nella struttura originale.
I disegni tridimensionali sono a corredo del testo di E. Petrocelli, che rappresenta un vero e proprio excursus delle vicissitudini occorse agli immobili e alla Casata che per prima li abitò e che, col trascorrere dei secoli e per alterne vicende, sono passati ad altre famiglie della borghesia benestante del paese alto-molisano e che ne hanno per sempre mutato l’aspetto.
Da Carovilli, lungo una virtuale direttrice tratturale, scavalcando la Montagna di Frosolone, ci spostiamo a Sant’Angelo in Grotte, dove la studiosa Valentina Marino indaga l’ interessante ciclo pittorico della Cripta grazie ad un saggio intitolato “Sant’Angelo in Grotte e la carità cristiana: Gli affreschi della chiesa di San Pietro in Vincoli”. Qui gli stessi affreschi sono messi a confronto con altri cicli pittorici che si possono ammirare nella nostra Regione o in quelle limitrofe.
Precedono questi due corposi saggi l’articolo di Ida Di Ianni sul Cenacolo Culturale della Baronessa OIimpia Frangipane a Castelbottaccio e quello sui Calanchi di Montenero di Bisaccia. Nel primo articolo sono descritte la vita e la vicenda aggregativa-culturale della Frangipane, oltre alle odierne vicissitudini di questo minuscolo e grazioso paese molisano, mentre si apre con i Calanchi un suggestivo percorso attraverso i fenomeni geomorfologici originati dall’azione combinata dell’acqua e della gravità. Quelli di Montenero di Bisaccia sono infatti tra i meglio conservati del Molise, anche perché da alcuni anni il luogo è stato proclamato “S.I.C.”, ovvero Sito di Interesse Comunitario, ed è tutelato da apposita legge della Comunità Europea, così come riportato dall’autore dell’articolo, lo studioso Marcello Di Stefano.
Quattro buone ragioni, sono sembrate queste, per percorrere ancora i nostri “altri ITINERARI”, che continuano a conoscere e a far conoscere “pezzi” inediti di Molise.

Volturnia Edizioni
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