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martedì 11 giugno 2013

Manovella alla Biennale Giovani

Le opere di Manovella alla Biennale Giovani di Monza
Nel corso degli anni ci sono passati Andrea Mastrovito e Michael Fliri, Alice Cattaneoe Moira Ricci. E poi ancora Giuseppe Veneziano e Meris Angioletti, Luca Pozzi,Ericailcane e Valerio Rocco Orlando. Tutta gente che il proprio percorso l’ha fatto e lo sta facendo con buona soddisfazione, sponsor involontari e ideali di un evento che si rinnova in questi giorni per la sua quinta edizione. Si alza il sipario sulla Biennale Giovani di Monza, al Serrone della Villa Reale fino a fine luglio: cinque i curatori chiamati a selezionare un totale di trenta artisti, con finestra aperta sulla scena dell’Austria, paese ospite di questo 2013. Tanta fotografia, come promesso da Daniele Astrologo Abadal, responsabile scientifico della rassegna: sguardo al passato per ferrotipi old style che Agnes Prammer sembra pescare da un laboratorio di inizio Novecento e per le vaporose fotoincisioni di Chiaralice Rizzi; taglio da report invece per Elisa Franceschi, che censisce inediti spazi per il gioco e per Nadia Pugliese, con un progetto che passa in rassegna il proliferare di bunker realizzati in Israele negli ultimi anni. C’è chi dipinge, come Francesco Irnem e chi disegna: lo fa seguendo suggestioni pop Moussa Kone, mentre Alessandra Maio va di suggestioni calligrafiche. Pochi video, meno installazioni, nessuna performance: il taglio è preciso e restringe il campo dei linguaggi sondati, condizione che da un lato garantisce omogeneità ed evita l’effetto bazar, ma dall’altro rischia forse di precludere strade interessanti.

mercoledì 5 giugno 2013

Mida a Isernia

Una mostra didattica dedicata all'arte contemporanea con tanti laboratori, tecniche e stili diversi affrontati dagli alunni. Opere e lavori di qualità e grande creatività e un allestimento che colpirà molto lo spettatore. Da vedere a Isernia fino al 10 giugno a palazzo Orlando.


martedì 4 giugno 2013

Il liceo artistico Manuppella nella mostra a Isernia

Alcuni scatti dalla mostra conclusiva dell'Istituto d'arte-Liceo Artistico Manuppella di Isernia allestita negli spazi dell'Università degli studi del Molise, nel centro storico di Isernia, con la presenza di tutti i laboratori della scuola (ceramica, metalli, moda e costume, design), delle discipline pittoriche e di una mostra di installazioni dal titolo "Libertà e costrizione".


Discipline pittoriche - prof. Valentino Robbio

Moda e costume

Allestimento dell'aula magna con alcune installazioni 

Discipline pittoriche


Installazioni nel cortile

Spettacolo inaugurale con l'intervento del prof. Canova


Santoli e Cotelessa all'AxA


Giuliano Cotellessa, Leonardo Santoli e Paolo D’Orazio sono i tre artisti che, sabato sera, si sono presi tutta la scena nella Sala Azienda per le Arti della Palladino Company a Campobasso. I primi due protagonisti della bipersonale ‘Double face’ inaugurata per l’occasione con il supporto di uno sponsor d’eccezione: il professor Paolo D’Orazio appunto.Il box espositivo di Contrada Colle delle Api ha aperto gli oltre duecento metri quadri di spazio a un’altra importante mostra d’arte contemporanea in una serata molto partecipata e calda nonostante le gelide temperature esterne. Sullo sfondo le gradevoli atmosfere jazz del Donato Cimaglia trio, apprezzato e seguito dal pubblico presente come era avvenuto in occasione dell’evento ‘Learning to cheat/sound true’ di Max Papeschi.

I due artisti, amici e a confronto, si sono presentati e hanno raccontato delle loro straordinarie esperienze: di Cotellessa ha parlato in termini lusinghieri anche il grande Ennio Morricone, mentre Santoli ha ricordato il periodo in cui l’amico Lucio Dalla, che è stato il suo più grande collezionista, gli dedicò una canzone. Poi ha preso il microfono Paolo D’Orazio.

“Si tratta di due artisti che interpretano l’arte e il mondo in modo diverso – ha detto il noto e apprezzato artista romano, questa volta con indosso i panni del critico - Cotellessa rappresenta con la luce e il colore il segno e la forma, che diventano ingrandimenti positivi e negativi e che danno sensazioni particolari e diverse di quello che è il micromondo. Invece Leonardo Santoli, l’altro artista di questa bipersonale, porta avanti il discorso della figurazione simbolica. Nel suo mondo ci sono dei segni, ma anche dei messaggi particolari che passano dalla magia del mondo zodiacale, con il cosmo tradotto in figurazioni con animali e cartine geografiche. E ci sono pure simbologie arcaiche. Il colore dà movimento a tutta quanta l’opera. Direi che in Santoli si sente l’influenza dell’arte bolognese e fiorentina, città teatro della sua vita di uomo e di artista. Dall’altra parte Cotellessa esprime i canoni della scuola romana di Forma 1, in particolare quella di Consagra e Accardi. Le opere esposte – ha concluso – sono tutte molto interessanti, complimenti alla Palladino Company per questa ennesima bella esposizione”. Che è stata resa possibile grazie all’importante sodalizio stretto con l’Associazione Culturale “Pescara Art Evolution” con in testa il pittore Giancarlo Costanzo.

Buona la cornice di pubblico, a conferma che, un mattone alla volta, la Palladino Company si è guadagnata l’attenzione e la fiducia dei campobassani e si sta accreditando sempre di più anche a livello nazionale. La mostra resterà aperta tutti i giorni, tranne la domenica, fino al 15 giugno. (Fonte)



Michele Condrò all'Officina Solare



MICHELE CONDRO'
Voglio dipingere la verginità del mondo ( Paul Cézanne)

A CURA DI
ALESSANDRA SIGNORILE

2 / 14 GIUGNO 2013

OFFICINA SOLARE GALLERY
VIA MARCONI, 2 TERMOLI

Un titolo per sottolineare con una lucida sintesi la purezza, il candore, l’estemporaneità, messe in scena da Michele Condrò, uno degli artisti più attivi del panorama pugliese e non solo. L’idea di verginità implica quella di un terreno non ancora sondato, non ancora precostituito o soggetto a infiniti stimoli, insomma paesaggi e figure di Condrò, si mostrano come realtà appena venute a galla e sembrano portare addosso e a chi le osserva, quel senso di stupore e sorpresa di chi ammira una parte di mondo per la prima volta.

Tali opere evocano estrema leggerezza rappresentativa e immediatezza espressiva, grazie soprattutto alla frequente modulazione da cui sono caratterizzate, ossia molte di esse ( vd Autoritratto) sono dipinte senza creare contrasti, bensì utilizzando sfumature e toni di una stessa gamma; le pennellate di getto permettono a colore e disegno di compenetrarsi a vicenda, esattamente come appaiono compenetrarsi mente e realtà. Michele Condrò, infatti, sembra aver colto nelle sue immagini un sunto semplice ma essenziale per l’arte, ovvero che essa non raffigura le cose ma le idee e in questo caso particolare, l’anima di Condrò appunto. Esso va oltre la percezione di un momento per individuare l’ aspetto duraturo dell’immagine, la sua struttura senza tempo; l’ indagine psicologica è largamente utilizzata, le figure non sono in posa, anzi…Sono catturate all’ improvviso nella loro fresca spontaneità di un momento, in cui esse, sembra quasi che non sappiano ancora di essere rappresentate: insognando un altro Egitto, la donna nuda stesa in terra, evoca una sensualità che non è affatto trasmessa dal suo atteggiamento volontariamente seducente ma piuttosto dallo sguardo scrutatore dell’artista, che coglie quella femminilità di soppiatto, in tutta la sua naturalezza.

Non è un caso se la citazione cui si faceva riferimento all’’inizio è di Cézanne poiché le affinità tra gli acquarelli di quest’ultimo e i lavori di Michele Condrò credo siano significative, basta ricordare un’altra famosa frase di Cézanne: (“La luce è una cosa che non può essere riprodotta ma deve essere rappresentata attraverso un'altra cosa, il colore. Sono stato contento di me, quando ho scoperto questo”.) e poi osservare l’uso del colore in Condrò… Del resto, tuttavia, è significativo anche un allontanamento e una revisione del tardo ottocento romantico e impressionista, si tratta di un figurativo continuamente aggiornato e permeato di contemporaneità, anche se forse, il rapporto con tale contemporaneità vive di conflitto: la freschezza delle opere fanno comunque di Condrò, un artista di altri tempi, tempi in cui vi era ancora spazio per il candore in questione ed è proprio su questo punto che occorre soffermarsi per comprendere il suo rapporto con il contemporaneo…La storia di quest’arte è una storia di protesta e denuncia del nostro tempo decadente disordinato e abusato da troppi virtuosismi, quindi se è vero che la vera arte, come vogliono in molti, vive di non-conformismo e di protesta alle tendenze più in voga, allora il figurativo di Condrò può essere considerato a pieno titolo, un grande esempio di avanguardia culturale.

ALESSANDRA SIGNORILE

venerdì 24 maggio 2013

L'immagine-Cristo



Cos’hanno in comune un giovane sindonico dai tratti mediterranei, un hippy dagli occhi azzurri e i capelli lunghi biondi, un affascinante nevrotico in continuo stato estatico ed un uomo bello e muscoloso? Quella di rappresentare/essere il Cristo a cinema.

A partire dalla sua nascita, la settima arte ha da sempre affermato la propria fascinazione nei confronti dell’immagine cristologica. Sostanzialmente la vita di questo contadino della Galilea, confluita all’interno della cornice filmica, è servita, inizialmente, al cinema delle origini per creare nello spettatore un’immediata affezione nei confronti di una nuova forma d’arte, per divenire poi, nel corso del Novecento, terreno d’indagine, a volte sfociante nella pura ossessione, della macchina da presa di affermati cineasti. Tra questi Pier Paolo Pasolini, con Il Vangelo secondo Matteo, Norman Jewison, con Jesus Christ Superstar, Martin Scorsese, con The last Temptation of Christ e Mel Gibson, con The Passion. Obiettivo di questo studio iconologico circoscritto è quello di, mediante l’utilizzo delle metodologie di analisi filmica applicate a quattro diverse pellicole, far emergere differenti variazioni sul tema, individuando nell’immagine cristologica una vera e propria testualità capace di significare le interazioni del cinema con la religione, la filosofia e la teologia; Le analisi di alcune sequenze, fotogramma per fotogramma, oscilleranno continuamente tra volontà autoriale, esigenze produttive, ricerca storica, Sacre Scritture ed Ebraismo.

Giammario Di Risio (1985) è giornalista e blogger molisano. Ha lavorato presso la “Fondazione Cinema per Roma” e all’Ufficio Stampa dell’Ambasciata italiana in Israele. Ha collaborato, come critico cinematografico, con il quotidiano “Il Riformista” e il mensile di arte e cultura “Il bene comune”. Direttore editoriale del blog di cinema “cineFRAMMENTI.com”, attualmente recensisce film e serie tv per “Close – up” e “Cinespettacolo.it”. Ha pubblicato recentemente una raccolta di interviste dal titolo “Fotogrammi. Frammenti di cinema e dintorni”(ISBN Edizioni).

Recensione di Alessandro Izzi su Close-up

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