pagine

martedì 11 febbraio 2014

Notte degli innamorati di Napoli - Parole d'amore all'Accademia


Segnaliamo questa interessante iniziativa dei ragazzi dei corsi di Pittura e Tecniche Extramediali dell'Accademia di Belle Arti di Napoli. L'evento, curato dal prof. Rino Squillante, è coordinato dall'artista campobassana Sara Iafigliola, assistente alla cattedra napoletana.




NOTTE DEGLI INNAMORATI DI NAPOLI

14 Febbraio 2014 

Accademia di Belle Arti di Napoli 

PAROLE D’AMORE 

PAROLE D’AMORE è l’intervento curato da Rino Squillante e realizzato dagli studenti dei corsi di Pittura e Tecniche Extramediali dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. 

PAROLE D’AMORE è un’opera unica composta da quattro frammenti distinti che si differenziano per la diversità dei linguaggi utilizzati nella loro realizzazione. 

Il tema dell’evento ispirato alla festa degli innamorati ha spinto gli studenti ad una riflessione sull’uso della parola come mezzo relazionale di eccellenza, in questo caso contestualizzato ad un ambito definibile delle passioni ,dei sentimenti e dell’amore. 


Le quattro parti sono così distinte: 

PAROLE CHE LASCIANO IL SEGNO. Scalone centrale in due step dalle 20 alle 21 e dalle 21,30 alle 22,30. 

Performance. Due performer che si avvicinano e si scambiano parole urlandole, sussurrandole e scrivendole l’uno sugli abiti dell’altro. 

PAROLE COMPOSTE. Scalone centrale dalle 19,30 alle 23. 

Videoproiezione. Una slot di volti e parole che si compongono in un susseguirsi di combinazioni. 

PAROLE DA VEDERE E DA SENTIRE. Aula 110 dalle 20 alle 22,30. 

Installazione relazionale. 

PAROLE SCRITTE. Itinerante dalle 20 alle 23. 

Progetto di arte partecipata. Scambiarsi parole d’amore. 

Partecipano Miriam Cecere, Myriam Altomonte, Vìenna Ruocco, Andrea Bolognino, Enrico Ciotola, Maria Vittoria Rossi, Giovanni Ferrara, Roberta Barbato, Ma Pe Marialuisa Ragni, Jessica Altieri, Francesca Giordano, Daniela D'Amore, Alessia Alifuoco, Chiara Serena Carrano, Luisa Napoleone, Antonio della Guardia, Veronica Bisesti, Aurora Vivenzio, Martina Di Gennaro. 

Coordinamento di Sara Iafigliola
ia di Belle Arti di Napoli.
PAROLE D’AMORE è un’opera unica composta da quattro frammenti distinti che si differenziano per la diversità dei linguaggi utilizzati nella loro realizzazione.
Il tema dell’evento ispirato alla festa degli innamorati ha spinto gli studenti ad una riflessione sull’uso della parola come mezzo relazionale di eccellenza, in questo caso contestualizzato ad un ambito definibile delle passioni ,dei sentimenti e dell’amore.

Le quattro parti sono così distinte:
PAROLE CHE LASCIANO IL SEGNO. Scalone centrale in due step dalle 20 alle 21 e dalle 21,30 alle 22,30.
Performance.Due performer che si avvicinano e si scambiano parole urlandole, sussurrandole e scrivendole l’uno sugli abiti dell’altro.
PAROLE COMPOSTE. Scalone centrale dalle 19,30 alle 23.
Videoproiezione. Una slot di volti e parole che si compongono in un susseguirsi di combinazioni.
PAROLE DA VEDERE E DA SENTIRE. Aula 110 dalle 20 alle 22,30.
Installazione relazionale.
PAROLE SCRITTE. Itinerante dalle 20 alle 23.
Progetto di arte partecipata. Scambiarsi parole d’amore.
PartecipanoMiriam Cecere Myriam Altomonte Vì Enna Ruocco Andrea Bolognino Enrico Ciotola Maria Vittoria Rossi Giovanni Ferrara Roberta Barbato Ma Pe Marialuisa Ragni Jessica Altieri Francesca Giordano Daniela D'Amore Alessia Alifuoco Chiara Serena Carrano Luisa Napoleone Antonio della Guardia Veronica Bisesti Aurora Vivenzio Martina Di Gennaro
Coordina
Sara Iafigliola

Il Novecento molisano in mostra alla Galleria Artes di Campobasso: “Ritorno alla forma – la linea figurativa e realistica nell’arte molisana del novecento” - Paolo Giordano


Nella Galleria Artes di Campobasso, quasi a volerne festeggiare nel migliore dei modi il primo anno di vita, è stata allestita la mostra “Ritorno alla forma – la linea figurativa e realistica nell’arte molisana del novecento”. 
L’importante evento, curato da Francesca Della Ventura e Tommaso Evangelista, analizza quella che potrebbe essere ritenuta l’unica autentica linea artistica molisana, riunendo –per la prima volta– tutti i grandi pittori figurativi che hanno operato in Molise.
Tale “corrente” è generalmente ritenuta anacronistica, eppure la mancanza di legame con le “avanguardie” (che ben tardi arriveranno in Regione grazie al Premio Termoli) ha caratterizzato la cultura locale, non tagliando fuori il Molise dal panorama nazionale, bensì consentendo la nascita di una vera e propria Scuola, quella di Campobasso.
Fu il compianto Lino Mastropaolo a coniare tale definizione riferendosi al gruppo di artisti che si ispira a Trivisonno, o che ne sono stati allievi, o che, comunque, ne hanno subito influenza.
Unitamente al Maestro Amedeo, un talento “fuori dal tempo”, ma pienamente inserito nella Storia dell’Arte Italiana, è stata parimenti determinante un’altra personalità totalmente diversa: il bohemien Marcello Scarano.
Insomma, è offerta al visitatore (dal 21/12/13 al 12/02/14), in un ambiente di forte spessore tecnico e qualitativo, una rassegna completa ed esplicativa dei figurativi molisani. 
Le opere sono atemporali e con una valenza universale. In esse si riscontra l’attenta ricerca formale e la cura di quei valori che sono alla base della buona pittura.

Aprono la mostra i quadri di D’Attellis tra i quali la “discarica” in cui la Venere di Urbino del Tiziano viene deposta (all’ombra del Monforte) su un camion della nettezza urbana: inquietante ed inconfutabile icona della furia iconoclasta della nostra epoca.
Un autentico scoop le opere dell’isernino Ucciferri, cariche di sensualità ed analisi dell’identità della persona, che da oltre 5 anni non erano ammirate da un pubblico. 
Particolare l’accostamento di due “crocifissioni”: quella di Pettinicchi, con la sua struggente distorsione dei corpi, e quella di Oriente che, memore dei toni espressionistici del Pettinicchi, caratterizza la scena con una variegata e grottesca umanità.
Fresche e vitali le sculture di Manocchio, d’effetto il neorealismo di Genua, di grande qualità la pregevole produzione di Paglione, còlto negli aspetti più intimi e nascosti del suo religiosissimo animo.
L’unica presenza femminile è la milanese Gilda Pansiotti, molisana d’adozione, che dopo aver esposto nella Berlino degli anni ‘30 ed in diverse biennali organizzate durante il “ventennio”, si innamorò della XX piccola regione. Sua una serie di costumi popolari: nei locali di Artes la “donna col costume di Frosolone”.
Affascinate, infine, il dialogo tra i due Maestri i cui capolavori sono collocati nello stesso spazio gli uni di fronte agli altri.
Scarano sia con la sua pennellata densa, che si rifà alla Scuola Romana, e sia con l’inconfondibile tratto quasi impressionista.
Trivisonno (anche) con un autoritratto che richiama proprio la tecnica di Marcello Scarano e con un sorprendente bozzetto “barocco” (Natività), in cui le figure emergono, estratte dall’ombra, grazie ad un sapiente uso del pennello.
Nell’ultima sala due autori in cui si concretizza una sorta di epilogo. Di Toro che, ispirandosi a Guttuso, incarna l’ultima propaggine di realismo sociale ed il romano Papa che, avendo affrescato la Cattedrale di Bojano, rappresenta la continuità dell’Arte Sacra in Molise, di cui Trivisonno e “l’allievo” Paglione sono gli indiscussi capiscuola. 
Parrebbe, quindi, che la Mostra si concluda con un interrogativo sulle incertezze del “domani”: quale sarà il prosieguo della linea figurativa e realistica nell’arte molisana?


Paolo Giordano su il Quotidiano del Molise




giovedì 6 febbraio 2014

Simona Materi - Osmosis - Grafiche e installazioni all'Officina Solare


SIMONA MATERI
OSMOSIS
Grafiche e installazioni 

a cura di TOMMASO EVANGELISTA

8/20 FEBBRAIO 2014
Inaugurazione sabato 8 febbraio 2014 ore 18.30

apertura tutti i giorni dalle 18.30 alle 20.30

OFFICINA SOLARE GALLERY
Via Marconi, 2 Termoli


Presentazione

La prima riflessione di Merleau-Ponty sulla pittura di Cézanne, esposta nel saggio Il dubbio di Cézanne, nasce sulla base dei temi delineati nellaFenomenologia della percezione, identificando nella pittura la forma più pregnante con cui si esplicita il linguaggio silenzioso del corpo vissuto. Il segreto della pittura e del segno sta nel considerare il corpo come apertura, per la sua capacità di dischiudere il mondo della vita nella quale è immerso e la genesi del senso che lo sostanzia: «Cézanne non ha creduto di dover scegliere tra sensazione e pensiero come tra caos e ordine. Non vuole separare le cose fisse che appaiono sotto il nostro sguardo e la loro labile maniera di apparire, vuole dipingere la materia che si stando una forma, l’ordine nascente attraverso un’organizzazione spontanea. Non introduce la frattura tra i “sensi” e l’”intelligenza”, ma tra l’ordine spontaneo delle cose percepite e l’ordine umano delle idee e delle scienze. Noi percepiamo le cose, ci intendiamo su di esse, siamo ancorati ad esse e solo su queste fondamenta di “natura” costruiamo delle scienze. Cézanne ha voluto dipingere questo mondo primordiale, ed ecco perché i suoi quadri danno l’impressione della natura alla sua origine».

Questo mondo primordiale del segno e della sensazione lo si ritrova nell’opera grafica e nelle installazioni di Simona Materi che declina la molteplicità della carne attraverso lo scavo divergente nella materia. Nel suo tentativo di unire spirito, intuizione e sostanza, nella ricerca di una concreta organicità e di un senso intimo e nascosto, infatti, è possibile intuire una profondità di analisi introspettiva, ambigua e perturbante, che parte dalla linea e dallo studio sull’umano per aprire le forme alla condizione disarmonica dell’esistenza contemporanea. Non è tanto nichilismo spicciolo quanto intensificazione dell’attimo della visione, capace di cogliere il mondo e la carne come se fossero una raggiera intensificata dalla luce e dai corpi delle cose, e per questo disfatta e divenuta fitomorfa e labirintica. Le sue impressioni cromatiche e strutturali, chiaramente depositarie di anatomie intime, sono ipotesi organiche di profondità nel tentativo di esistenziali paradossi poiché dalle esperienze del reale Materi ha appreso un modo immediato e quasi violento di accostarsi alla lastra di rame, al foglio o al metallo. Il risultato è un tratto filamentoso ed esteso come se i corpi e le cose fossero fatte di fibre naturali in perenne metamorfosi. La carnalità della sua arte, allora, ha qualcosa di inumano in quanto a parlare non è l’involucro esterno quanto il muscolo interiore, la polpa delle figure che modifica morfologie e tracce, con la natura che cerca di riprendere il controllo dello spazio. La logica delle sensazioni produce l’informe non in quanto negazione di presenza ma sempre in quanto struttura di un qualcosa di profondo, che agisce tra accumulo minerale e pulsazione e pulsione corporea per costruire anatomie. Lo scavo –mentale e fisico in quanto scavo dell’acido e della punta sulle lastre- serve per evidenziare le strutture e per ricondurle ad una forza interiore che si scambia tra tessuto, trama e configurazione. Forse ci troviamo di fronte ad un corpo post-organico anche se apprezzo, nell’espressione pittorica e grafica, quella capacità di ritornare a prendere coscienza delle basi, intuendo l’imitazione come una forma di espressione che rifiuta il visibile per leggere le vibrazioni, vibrazioni che emergono dalle apparenze delle cose. E’ una genesi immateriale che trova strumento di espressione nella calcografia, intesa quale campo infinito di sperimentazione sulla superficie e sul piano, e anche nell’installazione dove la fisicità delle forme acquista tridimensionalità e presenza facendosi carico della memoria dell’occhio. Tale relazione tra gli oggetti della natura, oggetti cercati e trovati casualmente, la linfa vitale della loro biologia minerale e il calore del colore e della pittura, incarnata nel segno in disfacimento o in osmosi perenne, conduce ad un cortocircuito tra corpo-involucro-luogo di intellegibilità collettiva. E poiché tale luogo è uno spazio pubblico di fruizione ritorna anche il concetto dell’indossabilità dei lavori, e del loro mostrarsi, giacché molte opere nascono anche dall’esperienza di Materi in qualità di jewels designer. Le forme, allora, richiamando la carne vegetale della terra si dispiegano in ritmi, scansioni, dinamiche opache che si intuiscono appena, aprendosi alle figure del corpo quale deposito identitario delle pulsioni. I calchi ricavati da massi delle montagne della sua terra e le carte, come specchi invisibili, che si modificano (e si disgregano) nel tempo dell’esposizione, ci narrano, in fondo, del tentativo di raccontare la propria personale percezione del dolore e delle sensazioni. Diceva Camus «Quando si riesce a dare un nome alle cose si diminuisce la sofferenza nel mondo».

Tommaso Evangelista





sabato 1 febbraio 2014

Fratianni -Di Filippi - Maack- Officina Solare

Promosse le esposizioni di Javovitti nella Capitale e di Marotta all’ex Gil di Campobasso, un altro importante evento dedicato a un artista molisano è ai blocchi di partenza per la Regione Molise: dal 6 marzo il maestro Domenico Fratianni esporrà per due mesi le sue acqueforti all’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma, che affaccia su Fontana di Trevi e rappresenta una struttura di prestigio internazionale. Importante traguardo per l’artista originario di Montagano cui sarà dedicato anche un evento campobassano nel prossimo autunno (Fonte). 








Recentemente l’artista molisana Giulia Di Filippi dal 13 al 16 gennaio 2014 è stata a Strasburgo per una personale del tutto nuova dove ha presentato le opere nella Sala dell’esposizione della prestigiosa e storica sede del Parlamento europeo.
Joy, questo il nome della mostra con cui l’artista ha inteso rappresentare la gioia della creatività, delle pulsioni della vita.
“La creatività, l’energia dei  colori e la loro vibrazione generano joy.L’amore per il sapere e il pensare al positivo, genera joy. Il mondo dei bambini e la loro gioia generano altra joy”. (Fonte)





IL MAACK Museo all'Aperto d'Arte Contemporanea Kalenarte da invece il benvenuto ai primi ospiti della Kalenarte 2014: l'artista Argentina Nelida Mendoza e la Curatrice e Storica dell'Arte Cristina Costanzo.Nei prossimi giorni giungerà anche Baldo Diodato, il secondo artista della rassegna.






A breve, infine, verrà presentato, per i tipi della Palladino Editore, il testo Officina Solare 2011-2013 che raccoglierà i contributi critici di tre anni di mostre curate nella celebre galleria di Termoli. Il testo sarà un importante strumento per conoscere la storia dell'arte contemporanea in Molise negli ultimi anni.

Museo di Palazzo Pistilli a Campobasso - Nuovi orari di apertura e modalità di visita


Nel cuore del centro storico di Campobasso è nato, nel maggio 2012, il Museo di Palazzo Pistilli. La struttura, un antico palazzo nobiliare a poca distanza da Palazzo Iapoce, ospita nei quattro ambienti del piano superiore la mostra “I colori delle Emozioni. Il collezionismo di Giuseppe Ottavio Eliseo e Michele Praitano”, divisa in quattro sezioni: Barocco “in miniatura” e paesaggi romantici; L’Attrazione del vero; Alla ricerca di una identità. Pittori tra Parigi, Napoli e il Molise…e allo specchio; Dipinti che guardano e forme che si sfaldano, tra classicità e modernità. L’esposizione riunisce a confronto opere della collezione di Giuseppe Ottavio Eliseo, di proprietà della Provincia di Campobasso, e della collezione di Michele Praitano, il quale, con passione civile, ha destinato per il futuro la raccolta al pubblico. Sta per essere ampliato lo spazio espositivo di Palazzo Pistilli, ove saranno esposte i dipinti donati da Massimo Eliseo in memoria del padre Giovanni.


MODALITÀ’ di VISITA 

INGRESSO GRATUITO

Dal Lunedì al Venerdì, ore 9.00 - 13.00

Rivolgersi al Personale della Soprintendenza per i Beni storici artistici ed etnoantropologici in Palazzo Japoce, ubicato accanto a Palazzo Pistilli, oppure prenotare la visita ai seguenti recapiti: tel. 0874.431350/431384 - fax 0874.431351 sbsae-mol@beniculturali.it

Domenica
Mattina: ore 9.00 - 13.00
Pomeriggio: ore 15.00 - 19.00

In aggiunta al normale orario il  Museo di Palazzo Pistilli  sarà aperto

Domenica 16 e 23 Febbraio 2014
Domenica 23 e 30 Marzo 2014

dalle ore 8.00 alle ore 19.00

Giovedì 30 gennaio 2014
Giovedì 27 febbraio 2014
Giovedì 27 marzo 2014

dalle ore 16.00 alle ore 18.00

Museo Civico di Baranello - Guida alla collezione (Archeomolise, n. 12)

Nella Giornata dei Musei su Twitter, con l'hastag #followamuseum segnalo il numero monografico della rivista ArcheoMolise a cura di Gabriella di Rocco (n. 12 anno VI) dedicata al Museo Civico di Baranello.


Il Museo Civico di Baranello è di proprietà del Comune, cui venne donato nel 1897 dall'architetto Giuseppe Barone che aveva curato la raccolta dei numerosi reperti in esso presenti. E' sito, fin da quando il proprietario ne fece dono al comune, nella ex casa comunale. I reperti esposti e presentati sono molto eterogenei e coprono un arco di tempo che va dal VII secolo a.C. all'era moderna. Così è possibile ammirare preziose e raffinate ceramiche di epoca corinzia, perfettamente coniugate con altre di fattura delle scuole napoletana, fiorentina e veneziana. Tutti i reperti sono conservati in due sale nelle quali sono esposte XXIV vetrine. Nella prima sala di particolare interesse sono i vasi geometrici italioti e soprattutto quelli greci di fine fattura corinzia ed attica (i reperti sono databili tra il VII ed il VI secolo a.C.) decorati con figure nere e figure rosse ed a vernice nera. Nelle vetrine della seconda sala si posso osservare bronzi antichi, utensili da cucina, lucerne, vasi neri etruschi, peruviani e gallici, e poi alabastri, armi di metallo, avori, bronzi medioevali, bassorilievi, medaglie, porcellane di Capodimonte, di Firenze, di Venezia e finissime porcellane francesi.
Vi è inoltre una splendida pinacoteca che vanta tra i dipinti anche un pregevole Ribera.


Fonte http://www.archeomolise.it/rivista


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...