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venerdì 24 maggio 2013

L'immagine-Cristo



Cos’hanno in comune un giovane sindonico dai tratti mediterranei, un hippy dagli occhi azzurri e i capelli lunghi biondi, un affascinante nevrotico in continuo stato estatico ed un uomo bello e muscoloso? Quella di rappresentare/essere il Cristo a cinema.

A partire dalla sua nascita, la settima arte ha da sempre affermato la propria fascinazione nei confronti dell’immagine cristologica. Sostanzialmente la vita di questo contadino della Galilea, confluita all’interno della cornice filmica, è servita, inizialmente, al cinema delle origini per creare nello spettatore un’immediata affezione nei confronti di una nuova forma d’arte, per divenire poi, nel corso del Novecento, terreno d’indagine, a volte sfociante nella pura ossessione, della macchina da presa di affermati cineasti. Tra questi Pier Paolo Pasolini, con Il Vangelo secondo Matteo, Norman Jewison, con Jesus Christ Superstar, Martin Scorsese, con The last Temptation of Christ e Mel Gibson, con The Passion. Obiettivo di questo studio iconologico circoscritto è quello di, mediante l’utilizzo delle metodologie di analisi filmica applicate a quattro diverse pellicole, far emergere differenti variazioni sul tema, individuando nell’immagine cristologica una vera e propria testualità capace di significare le interazioni del cinema con la religione, la filosofia e la teologia; Le analisi di alcune sequenze, fotogramma per fotogramma, oscilleranno continuamente tra volontà autoriale, esigenze produttive, ricerca storica, Sacre Scritture ed Ebraismo.

Giammario Di Risio (1985) è giornalista e blogger molisano. Ha lavorato presso la “Fondazione Cinema per Roma” e all’Ufficio Stampa dell’Ambasciata italiana in Israele. Ha collaborato, come critico cinematografico, con il quotidiano “Il Riformista” e il mensile di arte e cultura “Il bene comune”. Direttore editoriale del blog di cinema “cineFRAMMENTI.com”, attualmente recensisce film e serie tv per “Close – up” e “Cinespettacolo.it”. Ha pubblicato recentemente una raccolta di interviste dal titolo “Fotogrammi. Frammenti di cinema e dintorni”(ISBN Edizioni).

Recensione di Alessandro Izzi su Close-up

Libertà e costrizione - La mostra dell'Istituto d'arte Manuppella

Presso la sede di Isernia dell'Università del Molise dal 27 al 30 maggio l'Istituto d'arte e liceo artistico Manuppella inaugurerà la mostra "Libertà e costrizione" e una selezione di lavori ed elaborati dei vari laboratori artistici. A conclusione una performance dell'artista brasiliana Helena Manzan.




Incanto nei Musei


Nell’ambito delle iniziative organizzate dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Molise, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Molise e i Cori Jubilate, Quod libet, Coro dell’Università del Molise con i rispettivi direttori Antonio Colasurdo, Vincenzo Lombardi, Gennaro Continillo, si comunica il calendario dei concerti in programma presso i seguenti siti museali del Molise:

Campobasso, Museo di Palazzo Pistilli

26 maggio, ore 20.30 Le Passioni di Zeus - Coro Quod Libet

9 giugno, ore 19.00 Coro e fisarmonica -Coro dell’Università del Molise

Civitacampomarano, Castello di Sangro

9 giugno, ore 19.00 Viva l’Italia – Coro Polifonico Jubilate

16 giugno, ore 19.00 Coro e fisarmonica – Coro dell’Università del Molise

Gambatesa, Castello di Capua

16 giugno, ore 19.00 Viva L’Italia – Coro Polifonico Jubilate

23 giugno, ore 19.00 Coro e fisarmonica-Coro dell’Università del Molise

Venafro, Museo Nazionale del Molise in Castello Pandone

9 giugno, ore 19.00 Le Passioni di Zeus – Coro Quod Libet

23 giugno, ore 19.00 Viva l’Italia – Coro Polifonico Jubilate

L’ingresso ai concerti è gratuito.

Info :

SBSAE Molise sbsae-mol@beniculturali.it tel. 0874/431350 www.molise.beniculturali.it – www.beniculturali.it

venerdì 17 maggio 2013

Forma e urbanistica della colonia latina di Aesernia


I segni innocenti



Leonardo PAPPONE, in arte “LEOPAPP”

Nasce nel 1958 a Montefalcone Val Fortore, piccolo paese di montagna in provincia di Benevento. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Napoli nel 1983, avvocato, revisore dei conti e giornalista pubblicista, si avvicina alla pittura in gioventù partecipando a mostre estemporanee e concorsi nei paesi limitrofi, in modo del tutto istintivo, spontaneo e con una formazione autodidatta.

Usa in particolare modo i colori acrilici unitamente ad altre misture come mezzo, propaggine espressiva di stati d’animo, immagini interiori, rappresentazioni fantastiche, ricostruzioni cromatiche e plastiche allo stesso modo. Dalla fantasia creativa all’immaginazione e alla trasparenza nel tentativo di riempire ogni spazio vuoto, attraversando pianeti, cavalcando frammenti e meteoriti espressivi superando la divisione tra corporeo e psichico .

Svolge, nella vita reale, una professione distante dai concetti artistici e forse questa “assenza”, l’estraneità dalla vita pittorica, lo induce sempre più ad inventarsi pittore per caso, con funzione terapeutica, alla continua ricerca di piacere espressivo, cogliendo tracce di vita reale o fantastica che sia.

Artes contemporanea, viale Elena n. 60 - Campobasso
Sabato 18 maggio a partire dalle 18:00. Ingresso libero.

giovedì 16 maggio 2013

Marco Fioramanti - Trattista o del primitivismo astratto all'Officina Solare


"TRATTISTA O DEL PRIMITIVISMO ASTRATTO"
ROMA-BERLINO OVEST-MONACO DI BAVIERA
1982-1986

Mostra personale di
MARCO FIORAMANTI

A cura di
Giuseppe Siano
18 / 30 maggio 2013
Inaugurazione della mostra sabato 18 MAGGIO 2013 alle ore 19.00

Officina Solare Gallery
Termoli, Via Marconi 2

Informazioni: 329.4217383, www.officinasolaregallery.com.


Il Manifesto Trattista
Roma, 4 gennaio 1982

Nel "Tratto" noi esprimiamo il gesto più semplice, alla portata di tutti, primitivo, perciò antintellettuale. La rozzezza e l'espressività esasperata indicano su quali punti si arrocca il nostro dialogo col mondo insonnolito dell'arte e con la società. Aborriamo qualsiasi forma di gerarchia ed è perciò difficile pensare a degli adepti seri e coscienziosi, ricercatori coerenti e raffinati.
Tale è il nostro linguaggio: arcaico, così, in modo semplice, crediamo di esaltare i colori. Nelle opere non ha alcun significato la competizione, la loro struttura compositiva si rivela estremamente popolare ed esaltante.
Il "Tratto" è il nostro rifiuto ad affiancarci al mondo della cultura ufficiale. E’ l'antidoto alla ubriacatura del pubblico comune, che è vittima della sottocultura alimentata dalla mancanza di informazione e dall'ostruzionismo culturale
perpetrato dai burocrati dell'arte per accumulare potere, o soprattutto per la loro incapacità di riallacciare le teorie dell'arte al mondo del lavoro e alla vita sociale, facendo degli artisti, che a loro si assoggettano, degli antisociali nella vita e del pubblico una massa di emarginati nell'arte.
Questa è l'evoluzione dialettica che domina tutta la storiografia dell'arte, che ricorda lo sviluppo degli eventi umani, dove le nuove teorie vengono approvate e legalizzate solo quando, svuotate del loro contenuto innovativo, restano soltanto forma, o entrano nel costume non più come novità, messaggio, spinta, ma come bisogno elementare insopprimibile. Con il "Tratto" semplice, immediato, "privo di cultura", vogliamo cancellare "l'arte colta e sofisticata, il professionista geniale, il Maestro", e con lui cancellare quell'aura magica e irreale di cui è circondato.
Vogliamo che il Trattismo divenga l'arte di chi non ha mai compreso l'arte, divenga l'arte degli emarginati, dei vagabondi, degli alienati, e di tutti quelli ai quali è stato insegnato che non potevano dipingere perché non sapevano
disegnare, perché non erano abbastanza acculturati da poter fare quello che una élite scaltra professa ormai da un secolo.
Divenga l'arte di tutti questi. Vogliamo che chi ha rapinato il gusto lo restituisca alla gente, e soprattutto a quella porzione d'umanità emarginata, più fantasiosa e feconda, che ha dato in passato uomini della mole di Caravaggio, Vermeer, Van Gogh, Gauguin, Modigliani, Pollock, che i critici loro contemporanei hanno ritenuto opportuno ignorare.
Vogliamo che l'arte, lo spettacolo, la satira, la commedia, il costume, coincidano in un unico lacerante grido di rivolta, nel quale la miseria affondi le proprie radici e trovi la propria espressività in un rituale primitivo e inconscio, che sconfina nella magia. Nasce così l'amore per ciò che è primitivo, pagano, nomade. Nasce così la nostra solidarietà per i gruppi umani, per le società primitive, di cui la moderna tecnologia ha sancito la degradazione e l'estinzione.
Prima di noi sono stati Trattisti: gli Indiani d'America, i popoli africani, gli aborigeni australiani, i popoli della protostoria andina.

Firmatari:
Claudio Bianchi, Luciano Cialente, Marco Fioramanti, Adalberto Magrini, Ubaldo Marciani, Sergio Salvatori (pittori); Marco Luci (videomaker)

Marco Fioramanti è nato a Roma l’11 febbraio 1954, è un artista italiano. La sua opera è caratterizzata dall'uso di differenti materiali verso un'idea totale dell'arte che mira al recupero dei segni, dei gesti, dei comportamenti e dei riti d'iniziazione delle culture extra-europee. « Ho sempre pensato che Fioramanti svelasse l'alone metafisico che avvolge ogni gesto quotidiano, anche quello più consueto; lui ci rivela lo stupore di scoprire pregnanti di significato tutte le azioni della nostra vita senza eccezioni. » (Gastone Bonsembiante da Marco Fioramanti 1983-2003 - Edizioni Jouvence)

ANNI ’70 Inizia l’attività artistica a metà degli anni ’70 con una grafica figurativa e l’elaborazione di tecniche incisorie. Nel 1979 si laurea in Ingegneria civile alla Università La Sapienza di Roma sotto la guida di Giorgio Croci con una tesi sperimentale sul consolidamento relativo ai dissesti statico-dinamici nei centri storici. Prosegue con studi di Estetica sulla percezione visiva con Pietro Montani ed Emilio Garroni e Antropologia culturale con Alberto Mario Cirese.

ANNI ’80 Co-redattore del Manifesto Trattista (o del primitivismo astratto), nel gennaio 1982 dà vita al Movimento omonimo. Lascia la professione per dedicarsi completamente alla pittura. Si trasferisce a Berlino Ovest dove apre al pubblico il suo atelier/galleria (TRATTISTAMBIENTE - Ansbacher Strasse 58). Nel 1985 realizza l'installazione con la Volkswagen contro il Muro. Stringe un sodalizio con Bruno Zevi il quale, interessato al trattismo nell'architettura, lo mette in contatto con Frei Otto a Stoccarda. Fonda il Gruppo Multimediale Trattista Berlin e, con il patrocinio del Senato alla Cultura di Berlino, realizza una tournée in Gran Bretagna che si conclude al Fringe Festival di Edimburgo. Prende inoltre parte al Theaterfestival di Monaco di Baviera. Nel 1986 crea il "Laboratorio Olduval" del Gruppo Trattista con una mostra itinerante e performativa (Stoccolma, Berlino Ovest, Roma, Napoli, Salerno e Algeri/I Biennale Internazionale di Arti Visive). Si trasferisce per un anno a Barcellona. Viene selezionato per la prima sessione dei "Giovani Artisti a Roma" all’Ex Borsa in Campo Boario (in commissione V.Apuleo, U.Attardi, F.D'Amico, G.Napoleone, S.Orienti, G.Porzano, G.Proietti, T.Scialoja, L.Trucchi, M.Volpi Orlandini). Nel 1988 soggiorna a New York dove elabora il rapporto totem/grattacielo e dove stringe amicizia con Anton Perich e col poeta tamil Indran Amirthanayagam.

ANNI ’90 In Thailandia avviene il primo contatto con l'Oriente. Inizia la pratica del Taijiquan e sottopone il suo corpo a una severa disciplina. Viaggia in Cina e in Tibet e comincia a lavorare la ceramica apprendendo l'alchimia degli smalti. Realizza un ciclo di lavori con l'intenzione di far dialogare culture e simbologie di matrice differente: il rosso ossido dei Nuer del Sudan e il bianco orientale dei giardini zen (graniglia di marmo di Carrara). Partecipa a una missione di ricerca sullo sciamanismo in Nepal, condotta da Romano Mastromattei (Università di Roma “Tor Vergata”). Soggiorna alcuni anni a Parigi, dove partecipa alla formazione del gruppo Cyber-Dada. Nel 1999-2000 sposta il suo studio in Portogallo, invitato dal Sindaco di Celorico da Beira a coordinare una serie di attività culturali.

Anni 2000 Dal 2001 si stabilisce definitivamente a Roma pur continuando a viaggiare e collaborare con artisti internazionali. Apre al pubblico il suo atelier di Monteverde e collabora con il Movimento di Pittura Clandestina. È invitato a esporre con una personale a Lisbona e Oporto (ciclo degli Acheropiti). Nel 2007 è nominato artista-curatore del Padiglione Italiano della XXIV Biennale Internazionale d'Arte Contemporanea di Alessandria D'Egitto. Nel 2010 collabora a un film-documentario sulla storia di Anton Perich e The Factory di Andy Warhol. A New York stringe un sodalizio con Tony Vaccaro.

Nel 2007 crea e dirige NIGHT ITALIA, libro/rivista periodico, costola indipendente dell'omonima rivista newyorkese NIGHT, fondata nel 1978 da Anton Perich, pittore, video artista e fotografo per la rivista “Interview magazine” di Andy Warhol. NIGHT ITALIA nasce come progetto di comunicazione e informazione no profit, realizzato in forma volontaria da una serie di artisti e operatori i quali, dopo esperienze in varie discipline, hanno deciso di unirsi per contribuire a colmare il vuoto critico lacerante che si è andato formando nel sempre più diffuso conformismo culturale.


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