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lunedì 1 luglio 2013

Le pitture rupestri di Civitanova del Sannio

E così in Molise abbiamo anche una serie di pitture rupestri scoperte recentemente a Civitanova del Sannio


Promosso dal Comune di Civitanova del Sannio (IS), in collaborazione con la Direzione Regionale del Molise (MBC) e l’Università degli Studi di Ferrara, il 5 luglio 2013, a partire dalle ore 10, nell’Auditorium comunale, avrà luogo la presentazione delle risultanze della ricerca, coordinata dall’Università degli Studi di Ferrara e condotta in Località Morricone del Pesco di Civitanova del Sannio dalla Cooperativa archeologica “Le Orme dell’Uomo”, dal titolo “Pitture rupestri Preistoriche e Protostoriche nel Riparo Morricone del Pesco a Civitanova del Sannio”. Vi prenderanno parte il Sindaco Lidia Iocca, il Presidente della Provincia di Isernia Luigi Mazzuto, il Presidente del Consiglio regionale Vincenzo Niro ed il Direttore regionale dei Beni Culturali del Molise Gino Famiglietti. A relazionare saranno invece Gino Lastoria, civitanovese cui si deve la segnalazione nella primavera del 2011 di un’ampia parete rocciosa recante incisioni e pitture rupestri, appartenenti probabilmente al tardo Paleolitico, ed i professori Dario Sigari e Carlo Peretto dell’Università degli Studi di Ferrara. Media partner la Volturnia Edizioni di Cerro al Volturno (IS), alle 11.30 è prevista anche una escursione-visita al sito, raggiungendo, nelle adiacenze del Tratturo Lucera-Castel di Sangro e nella citata Località Morricone del Pesco, la parete rocciosa che funge da “riparo” (lunghezza 8 metri circa e profondità massima 2) per quattro raggruppamenti principali di pitture di colore nero ed incisioni, che sono state oggetto di indagine.

ALL’OMBRA DEL RIPARO (dalla relazione della Cooperativa archeologica “Le Orme dell’Uomo”, che ha condotto la ricerca)

Pur se in cattivo stato di conservazione, sulla parete rocciosa si riconoscono almeno quattro figure dipinte di animali, che consentono un confronto cronologico e culturale con altri ritrovamenti europei. Nello specifico è possibile ricondurre ad una probabile fase del tardo Paleolitico una figura zoomorfa, tracciata a linea di contorno di dimensioni ridotte (12x8 cm) con pigmento anche interno al dorso, che ne accentua il carattere naturalistico. Inoltre si annovera la traccia di una raffigurazione schematica ad andamento obliquo (4,5x5,5 cm), con un asse centrale da cui dipartono quattro coppie di segmenti tra loro subparalleli , il cui riferimento a contesti neolitici è possibile grazie al confronto con quanto rinvenuto nella Grotta dei Cervi di Porto Badisco in provincia di Lecce. Altre pitture, sempre su base stilistica, possono essere ricondotte all’Età del Ferro, in particolare, almeno tre figure di animali (mediamente di 20x20 cm), di cui una è palesemente un equide. Analisi spettroscopiche sui pigmenti consentono di affermare che la figura più arcaica è stata realizzata con ematite. Dunque […] il riparo Morricone del Pesco, oltre ad essere il primo con attestazioni di arte rupestre trovato in Molise, allargherebbe ulteriormente i confini delle manifestazioni artistiche dei nostri antenati nell’Italia centro-meridionale, segnalando testimonianze artistiche già in una fase del Paleolitico superiore.

venerdì 28 giugno 2013

Renato Marini - Il lirismo della forma



RENATO MARINI
"IL LIRISMO DELLA FORMA"

A CURA DI TOMMASO EVANGELISTA

29 GIUGNO / 11 LUGLIO 2013

Inaugurazione sabato 29 giugno 2013 ore 22.00

OFFICINA SOLARE GALLERY
VIA MARCONI, 2 TERMOLI


Il lirismo della forma

Era di poesia che si aveva bisogno quando nel 1912 Apollinaire aveva impiegato il termine “orphisme” a una conferenza in occasione del Salon della Section d’or. Gli artisti in quel periodo a Parigi si riconoscevano tutti figli di Picasso e Braque ma il loro cubismo analitico, costruito con calcoli e dimostrazioni come un assunto spaziale, limitava la visione. Mancava il colore, la “pittura pura”, e quella voglia di destrutturare il reale senza appellarsi alle regole dell’analisi. Ci pensò soprattutto Robert Delaunay la cui serie delle Finestre simultanee presentava per la prima volta un cubismo dinamico (écartelé, esploso) frutto di forme geometriche “energizzate” dalla luce e dal colore.

Prima di stabilire che la pittura fosse il suo destino, il giovane Paul Klee era stato anche poeta e musicista, si era interessato di letteratura, scriveva versi ed era entrato come violinista nell’Orchestra Sinfonica di Berna. Era il 6 aprile del 1914 quando a Marsiglia Klee, il suo amico Louis Moillet e August Macke si imbarcavano a bordo del Carhage per raggiungere la Tunisia, seguendo il perenne sogno dell’invito al viaggio. L’anno prima aveva tradotto l’articolo «La Lumière» di Delaunay e proprio l’artista francese ebbe su di lui l’influenza maggiore nella scoperta del colore. Solo in Tunisia però tutte le intuizioni e le idee di Delaunay sulla forma e sulla luce presero consapevolezza e Klee cominciò a lavorare direttamente con lo spettro dei colori (complementari e in contrasto) applicato ad un reticolo geometrico serrato e movimentato, come può essere uno sguardo che sfugge alla definizione. Dinamicità della fruizione e rapporto tra energia interiore ed energia luminosa del reale si compenetrano perché se il colore è intuizione ed emozione è anche e soprattutto ricerca teorica sulla visione empirica.

L’arte vive di revival che non sono semplici riproposizioni di movimenti bensì ulteriori e personali indagini su singole modalità di visione. Nei primi vent’anni del Novecento si è sperimentato, con le avanguardie, quasi tutto in relazione alla forma e alla rappresentazione pertanto queste due brevi premesse ci servono per presentare e inquadrare storicamente i nuovi lavori di Renato Marini. Marini da sempre, negli acquerelli e nelle pitture, si è interessato all’utopia della costruzione di uno spazio strutturato in assenza però di contorni di definizione, in mancanza cioè di relazione tra le varie parti dell’opera che acquistano spazialità e distanza solo in virtù della contrapposizione armonica delle masse cromatiche. Se nei precedenti lavori l’immagine ha una forte componente di immaterialità, evanescente ed evocativa, quasi spenta perché leggerissima nelle sfumature, come una visione interrotta, nelle opere presentate in mostra leggiamo un maggior interesse per la forma che si traduce in una riflessione sulla struttura. Tutto sembra partire da alcune prove grafiche degli anni Novanta, dei piccoli formati realizzati a penna dove l’artista geometrizza, conferendole solidità e profondità, la sua personale poetica dello spazio. Complesse strutture regolari vengono smembrate e riassemblate in configurazioni plastiche che ricordano quasi, in piano, i primi collage cubisti. Anni dopo Marini, ricordando tali sperimentazioni, ricerca con il colore di ottenere gli stessi effetti di sovrapposizione e compenetrazione di aree giungendo a una rappresentazione al tempo stesso lirica e rigorosa. E’ proprio su questo sottile equilibrio tra poesia dei piani cromatici e serrata definizione della scena che organizza il proprio mondo facendoci percepire luoghi o ipotesi paesaggistiche “per smontaggio”, solo quindi come ipotesi cromatiche. E’ proprio l’idea dell’ipotesi, che si sostituisce al confine della definizione e che trova nel colore l’essenza dell’espressione, affascina in tali lavori poiché i pochi attimi di reale che percepiamo (una finestra, un colonnato, delle case in lontananza) non sono altro che una delle tante infinite possibilità compositive che forma e colore possono strutturare, anche inconsciamente e per engrammi. Il colore dato a corpo e l’assenza di linee di contorno rendono ogni profilo incastonato sul successivo, con il risultato che la profondità viene ad annullarsi facendo emergere un accumulo, ora dinamico ora immoto, di costituenti. L’elemento cromatico, in tutto ciò, è sempre il punto di partenza per approfondire un personale mondo creativo in composizioni astratte, basate sulla realizzazione di tasselli geometrici di colore in cui si possono riconoscere, in sintesi, le forme di elementi naturali, geometrici o urbanistici. Ma non bisogna parlare di pura astrazione bensì di una figurazione complementaria antinaturalistica che usa la sintesi come principale poetica. «Io sono astratto con qualche ricordo» diceva Klee di sé stesso. E’ in effetti questa può essere una giusta espressione per descrivere il concetto di astrattismo di Marini, così fortemente connesso alla realtà che determina una reazione emotiva capace di rielaborare e filtrare gli oggetti fino alla loro essenza, fino a farli diventare forme nuove. Le immagini ci vengono suggerite attraverso le associazione che hanno con le strutture contigue ma sono anche espressione di un impulso, quasi sonoro, che proviene dall’interno delle cose. Una visione come scavo lirico nella forma e nel colore nel tentativo di relazionare le figure tra di loro e creare così il moto dal silenzio della sintesi. 

Tommaso Evangelista



Palazzo Pistilli - ampliamento orario


Per promuovere la valorizzazione e la fruizione delle opere delle Collezioni di Giuseppe Ottavio Eliseo e Michele Praitano e della recente donazione di Giovanni Eliseo, il Museo di Palazzo Pistilli sarà aperto la domenica, la mattina dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e il pomeriggio dalle ore 15.00 alle ore 19.00. L’ampliamento dell’orario di apertura è reso possibile dalla Convenzione tra la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Molise e l’Associazione “Auser” Regionale Molise. Dipendenti del Ministero e volontari dell’ “Auser” accoglieranno il pubblico per introdurlo in un interessante viaggio nella pittura dal XVI al XX secolo.

mercoledì 26 giugno 2013

La Cripta dell'Abate Epifanio - Il libro con un secolo di studi (1896-2007)



Con piacere riporto questo comunicato stampa circa l'uscita di un libro che reputo fondamentale per la conoscenza degli affreschi della Cripta di Epifanio a San Vincenzo al Volturno, un libro che raccoglie un secolo di studi dei più prestigiosi nomi della storia dell'arte che aiuteranno a fare chiarezza sulla complessa iconografia del ciclo pittorico altomedievale unico in Europa.


È in vendita nelle librerie e nelle edicole della Regione Molise e sul web il volume “La Cripta dell’Abate Epifanio a San Vincenzo al Volturno – Un secolo di studi (1896-2007)”

Il volume, edito dalla Volturnia Edizioni in collaborazione con L’IRESMO (Istituto Regionale degli Studi Storici del Molise “Vincenzo Cuoco”), è stato dato alle stampe nel giugno 2013.

La Cripta dell’Abate Epifanio - con il ciclo di pitture al suo interno custodite - è il gioiello d’arte più prezioso dell’Abbazia di San Vincenzo al Volturno ed uno dei monumenti più importanti della pittura altomedievale europea. Scoperta nel 1832, dalla fine dell’800 ad oggi è stata oggetto di studio da parte di alcuni dei maggiori storici dell’arte medievale attivi nel corso del XX secolo. La provenienza internazionale di tali studiosi testimonia meglio di ogni altra cosa la rilevanza del sacello vulturnense e l’interesse che esso da sempre ha suscitato per la comprensione della sensibilità estetica e della cultura figurativa dell’età carolingia.

In questo volume si riuniscono pertanto per la prima volta i maggiori contributi scientifici dedicati allo studio stilistico, iconologico e conservativo delle raffigurazioni pittoriche presenti nella Cripta, ma anche all’architettura di questo singolare spazio di culto, proponendo quindi uno sguardo d’insieme preziosissimo sulle letture critiche di cui nel tempo esse sono state oggetto. Insieme ai saggi già apparsi in altre sedi editoriali nel periodo compreso fra il 1896 e il 2007, il libro propone anche due contributi inediti, uno ad opera di Federico Marazzi e l’altro di Francesca Dell’Acqua, incentrati rispettivamente sulla storia degli studi e su una nuova lettura del ciclo pittorico legata principalmente alle riflessioni teologiche dell’Abate vulturnense Ambrogio Autperto.

Autori Vari, La Cripta dell’Abate Epifanio a San Vincenzo al Volturno – Un secolo di studi (1896-2007), a cura di Federico Marazzi, Volturnia Edizioni, Cerro al Volturno (IS), 2013

Pagine 544 con illustrazioni a colori e in b/n. Collana Studi Vulturnensi (vol. III)


La Collana
STUDI VULTURNENSI 
La collana, la cui cura scientifica è affidata al prof. Federico Marazzi (coadiuvato da un Comitato scientifico formato da importanti nomi del mondo accademico italiano ed europeo), vuole costituire una sede accreditata ove far confluire in primo luogo gli studi sul Monastero di San Vincenzo al Volturno, ma anche ricerche che abbiano per oggetto i territori su cui si è proiettata la presenza del Monastero medesimo (ad esempio, la Valle del Volturno, le dipendenze monastiche poste in altri territori, etc.), ovvero che trattino, più in generale, di storia, cultura, arte e archeologia dei monasteri medievali. Per quanto concerne nello specifico l'abbazia vulturnense, il fine è anche quello di riportare alla luce e di rendere quindi nuovamente fruibili studi e ricerche condotti da studiosi che, in passato, si sono interessati del sito e della sua storia.

Nella stessa collana:
1 - Chronicon Vulturnense del monaco Giovanni
a cura di Massimo OLDONI

2 - Archeologia della Parola
a cura di Federico Marazzi

3 - La Cripta dell’Abate Epifanio a San Vincenzo al Volturno, 1896-2007: Cento anni di Studi
a cura di Federico Marazzi

In uscita:
4 - L’Abbazia benedettina delle isole Tremiti e i suoi documenti dall’XI al XIII secolo
a cura di Erica MORLACCHETTI

5 - San Vincenzo Maggiore - Scavi anni 2000-2007
a cura di Federico Marazzi
Doc. grafica A. Frisetti - A. Gobbi

In preparazione:
I libri dell’Abbazia di San Vincenzo al Volturno nella loro storia
a cura di Madre Agnese Shaw O.S.B.

giovedì 20 giugno 2013

Museo Nazionale del Molise - Il sito ufficiale





















Veramente ben fatto e degno di segnalazione il sito ufficiale del Museo Nazionale del Molise Castello Pandone, da poco messo online. Si tratta, in effetti, del primo portare realizzato con un certo criterio sui beni culturali della regione e presenta tanto materiale informativo e un ottimo corredo fotografico.

mercoledì 19 giugno 2013

Aldo Impallomeni - I luoghi dell'anima




ALDO IMPALLOMENI

“I LUOGHI DELL’ANIMA”

a cura di

Silvia Valente

22 giugno 2013



Il 22 giugno 2013 alle ore 18:30 negli spazi della galleria Artes contemporanea di Campobasso sarà presentato il libro sulla vita dell’artista molisano Aldo Impallomeni (1904-1999) dal titolo “I luoghi dell’anima”. La pubblicazione, a firma di Silvia Valente e edita dalla casa editrice Regia Edizioni, nasce dalla ferma volontà della famiglia Impallomeni di voler ricostruire alcune delle tappe fondamentali della carriera artistica di Aldo, pittore e noto operatore culturale in regione, fortemente legato alla sua terra e alle sue radici, elementi caratterizzanti l’intera produzione di lavori ad olio. 

Ad illustrare la pubblicazione saranno, oltre all’autrice Silvia Valente (critico d’arte e curatore museale), l’editore Vincenzo Manocchio, il Presidente SIPBC Onlus Isabella Astorri, la Professoressa Carmela Di Soccio e lo storico e critico d’arte Tommaso Evangelista.

La presentazione del volume “I luoghi dell’anima” sarà corredata da una mostra personale delle opere dell’artista Aldo Impallomeni dall’omonimo titolo -a cura della stessa Silvia Valente- e troverà collocazione nei medesimi spazi della galleria Artes contemporanea di viale Elena, 60 a Campobasso. La mostra raccoglierà una selezione di lavori a partire dagli inizi degli anni Cinquanta fino all’ultima fase di attività artistica del suo autore. 

Aldo Impallomeni è stato un noto paesaggista molisano ma anche impegnato operatore culturale (numerose le sue collaborazioni con l’ENAL nell’organizzazione di mostre d’arte in occasione delle festività del Corpus Domini negli anni Sessanta e Settanta). La sua pittura, principalmente ad olio, si è largamente ispirata alla produzione del maestro Marcello Scarano, amico dell’artista, con il quale amava intrattenersi e spesso si accompagnava in escursioni finalizzate all’esercizio en plein air. Molte opere di Aldo Impallomeni sono, ad oggi, conservate in collezioni private e pubbliche fra cui il Comune e la Provincia di Campobasso.

Il libro è il risultato di una ricerca condotta, unitamente alla famiglia, dall’autrice e muove una ricostruzione storica dai primi decenni del Novecento alle soglie del Duemila; l’indagine è stata condotta alla luce del copioso materiale messo a disposizione dall’archivio Impallomeni e permette una presa visione degli accadimenti culturali dell’epoca, seguendo punti di vista inconsueti e poco noti. Scrive l’autrice: « Alla sterile biografia volta ad immortalare gli eventi della vita di Aldo, si sostituisce il tentativo di raccontare la storia di un uomo nella sua interezza, una vita che ho imparato a conoscere attraverso gli occhi di chi lo ha amato molto: è il racconto di un’esistenza, carnale e pittorica, che insegue le tracce lasciate nel tempo dalle opere e dalla persona, osservando con attenzione e ammirazione una vita creativa in tutti i sensi, perché vissuta costantemente al limite della sensibilità».

L’apertura è prevista il giorno 22 giugno 2013 alle ore 18:30 alla presenza di amici, colleghi ed estimatori dell’artista presso la galleria Artes contemporanea, viale Elena, 60 – Campobasso. La mostra terminerà il 6 luglio 2013.

Info:
Artes Contemporanea
Viale Elena n. 60 – Campobasso
Tel. 0874 443377 
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