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martedì 6 giugno 2023

Arte Pentra Dimenticata e Ritrovata


Arte Pentra Dimenticata e Ritrovata
Cecola, Formichelli, La Posta, Moulin, Succi, Taccola
Retrospettiva d’arte
16 giugno – 30 giugno 2023
Spazio Arte Petrecca │Corso Marcelli 180 │Isernia
Da un’idea di Alessandro Testa
A cura di Tommaso Evangelista e Alessandro Testa
Organizzazione Donato Giannini
Con il patrocinio della Provincia di Isernia e del Comune di Isernia

Il vernissage è previsto il 16 giugno 2023 alle ore 17:00. La conclusione della
mostra, invece, il 30 giugno alle ore 19:00.

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Restituire degna memoria ad alcuni artisti novecenteschi di area pentra che negli ultimi
decenni sono stati ingiustamente dimenticati o mai celebrati, a dispetto della qualità della
loro opera. È questo lo scopo della retrospettiva Arte Pentra-Dimenticata e Ritrovata,
organizzata da Donato Giannini da un’idea di Alessandro Testa (Università di Praga), e
curata dallo stesso Testa e dallo storico dell’arte Tommaso Evangelista (Università
Mercatorum).
Gli artisti in retrospettiva appartengono a generazioni, tecniche e stili diversi, così come
diverse sono le loro estetiche e poetiche. Ciò che li accomuna è non solo il fatto di esser
nati o vissuti in area pentra, ma anche di aver rappresentato o sublimato nella loro opera
alcuni tratti di questo territorio. Nell’ottica della riscoperta dei contesti territoriali si vuole
colmare una lacuna storica e riportare alla luce della critica i lavori degli artisti individuati.
Sono Carmine Cecola, Raffaele Formichelli, Erennio La Posta, Charles Moulin,
Giuseppe Succi, e Umberto Taccola i sei artisti scelti. 54 le opere, tra sculture, grafiche
e pitture, che saranno esposte nello Spazio Arte Petrecca. La totalità dei lavori proviene
da collezioni private, quindi poco noti al grande pubblico.
Si tratta di un lavoro minuzioso di recupero portato avanti con dovizia dai due curatori. Da
più di un anno i responsabili hanno lavorato alacremente per la riuscita di un evento

culturale che riporterà alla luce capolavori “dimenticati” e “ritrovati”. Sarà l’occasione per
omaggiare Carmine Cecola nell’anno del centenario dalla nascita, mostrare ai visitatori il
famoso autoritratto di Charles Moulin che nell’immaginario collettivo balza subito alla
mente quando si cita il pittore francese, eremita per parte della sua vita a Castelnuovo a
Volturno. Di quest’ultimo si attesta che l’ultima e unica retrospettiva è datata 1969, a cura
di Sabino D’Acunto. Non meno significative le sculture di Raffaele Formichelli, che con la
sua maestria ha decorato numerosi palazzi di Isernia e provincia. Le incantevoli tavole di
Umberto Taccola, il quale con i suoi disegni ha dipinto scorci affascinanti dei paesi del
Molise che raccontano di un mondo sospeso, o le straordinarie incisioni di Erennio La
Posta, cariche di echi espressionistici. Per ultimo i soggetti di Giuseppe Succi, che
nascondo le sue sofferenze e tensioni in uno stile estremamente personale.
Per questi motivi e per la bellezza dei quadri e delle sculture esposte, si potrà rivivere un
secolo di storia dell’arte pentra che merita di essere (ri)valorizzata.
Donato Giannini

Per l’inaugurazione sarà presentato il catalogo dall’omonimo titolo: una pubblicazione di
108 pagine con testi critici e note biografiche degli artisti redatti da Tommaso Evangelista
e Alessandro Testa, fotografie delle opere in alta definizione, interventi del sindaco di
Isernia Piero Castrataro e del proprietario dello spazio espositivo, Gennaro Petrecca, oltre
a un testo del compianto Giambattista Faralli su Giuseppe Succi, nonché la ristampa
anastatica dell’unico catalogo a oggi esistente dedicato a Charles Moulin. Il catalogo è
edito da Edart Comunicazione.

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INFO
Arte Pentra Dimenticata e Ritrovata
Cecola, Formichelli, La Posta, Moulin, Succi, Taccola
Inaugurazione 16 giugno 2023 ore 17.00 │Spazio Arte Petrecca - Corso Marcelli 180, Isernia
│Orari e giorni d’apertura: dal 16 giugno al 30 giugno 2023, tutti i pomeriggi dalle ore 18.00 alle
ore 20.00
Contatti Donato Giannini 338 10 81 096 - donatogiannini@gmail.com │ Alessandro Testa 338 78
18 666 – alessandro.testa@fsv.cuni.cz│Tommaso Evangelista 331 52 23 973 –
tommasoevangelista@gmail.com


 

martedì 9 giugno 2020

Linea 1201 - Residenza diffusa dell'artista Angelo Bellobono - Prima tappa alla capanna di Charles Moulin

Angelo Bellobono, Paesaggio raschiato, 2020, oil on wood, cm. 20x30
Dal 22 Giugno 2020 al 30 Settembre 2020
ROCCHETTA A VOLTURNO | ISERNIA
LUOGO: Sedi varie
INDIRIZZO: sedi varie
CURATORI: NOS Visual Arts Production
ENTI PROMOTORI:
  • Associazione Atla(s)Now


Linea 1201 è un programma di residenza diffusa dell’artista Angelo Bellobono, promosso dall’associazione Atla(s)Now, a cura di NOS Visual Arts Production e realizzato con il contributo della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro Internazionale presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele
 
Tra l’estate e l’autunno 2020, partendo da Roma, base operativa dell’artista, Angelo Bellobono intraprenderà un programma di residenze itineranteche attraversa l’Appennino in quattro tappe per investigare e raccontare le terre alte dell’Italia mediante l’arte, in dialogo con altri artisti, esperti e appassionati. Durante il percorso, l’artista produrrà unanuova serie pittorica, dove la pratica en plein air dei grandi pittori ottocenteschi sarà la chiave per raccontare un’Italia nascosta e promuovere un’idea di turismo culturale lento e consapevole, che necessariamente diventa sempre più impellente favorire. Aconclusione del progetto sarà pubblicato un libro edito da viaindustriae publishinge a cura di NOS, in cui confluiranno riflessioni sull’esperienza e un racconto sul paesaggio. Di importanza centrale, in quest’ottica, saranno anche le iniziative aperte al pubblico organizzate in occasione di ogni tappa, come escursioniworkshop, che permetteranno alle persone di condividere insieme all’artista percorsi, riflessioni e visioni (per i dettagli sui programmi e le prenotazioni: info@nosproduction.com). Nel corso del progetto, sul sito web e sui canaliInstagrameFacebook di NOS Visual Arts Production sarà inoltre possibile seguire, a cadenza regolare, il diario on line dell’esperienza.
 
Da tempo in cantiere, Linea 1201prende il via in coincidenza della riapertura post emergenza Covid-19 con l’intento di far tesoro e dar seguito ad alcune riflessioni emerse durante il periodo di lockdown su temi quali l’isolamento e i confini, il rapporto con il paesaggio e l'ambiente, ma anche rispetto ai cambiamenti che hanno subito il nostro approccio al camminare e alle relazioni, e, non ultimo, al territorio montano con le sue esclusive modalità di frequentazione. Il numero “1201” che dà il titolo al programma rappresenta la lunghezza della catena montuosa, dal limite sud dell’Aspromonte calabrese, fino al Monte Maggiorasca in Liguria.Le terre alte – commenta Bellobono –richiedono un patto di reciproca appartenenza dettata dal corpo, e dagli sforzi che questo compie per conoscerle e viverle in modo sostenibilmente produttivo e visionario.

Con Linea 1201, l’artista prosegue un’indagine già avviata sulle aree rappresentative del Mediterraneo, pensato come un grande “lago di montagna” incastonato tra le vette che lo incorniciano e di cui la dorsale appenninica rappresenta metaforicamente una nave che lo attraversa. Questa linea altalenante, che unisce le cime nel corso di 1201 km, è già stata interamente percorsa a piedi da Bellobono nell’estate 2018, quando l’artista ha dedicato un mese a percorrere in “salita e discesa” ognuna delle vette più alte per raccoglierne le terre diverse, simboli delle loro identità differenti, per farne poi un quadro cui ha dato il nome di “Monte Appennino”.
 
Guardare un paesaggio da lontano e dipingerlo senza incontrarlo e attraversarlo, rappresenta un’impressione, un esercizio di linee e macchie più o meno virtuoso. Nel momento in cui lo si attraversa il paesaggio si disintegra alla vista e si ricompone con i nostri sensi, i nostri passi, il nostro corpo. Immaginazione e ricordo si fondono. (Angelo Bellobono)
 
A cura di NOS Visual Arts ProductionLinea 1201 si inserisce nel percorso di ricerca che le curatrici dell’agenzia di produzione artistica Elisa Del Prete Silvia Litardi perseguono sulla dimensione unica dei contesti della provincia italiana. In risposta alla riapertura che segue lo stato di emergenza che l’Italia ha vissuto in questi ultimi mesi, Linea 1201si propone come un gesto di ripartenza che pone al centro la pratica artistica e la sua forza estetica e generativa.
 
Le Tappe e i territori
 
Nel corso di cinque mesi il programma di residenze farà tappa presso quattro “Campi Base” scelti da Bellobono come luoghi significativi sia per la diversità geologica che li caratterizza sia per il posizionamento geografico e simbolico che l’artista vi attribuisce.
 
La prima tappa avrà luogo dal 22 al 28 giugnoalla Capanna Moulin sulla vetta del Monte Marronenelle Mainarde, un gruppo montuoso aspro e selvaggio che unisce i confini di Lazio e Molise. La Capanna era stata scelta, nella prima metà del Novecento, dal pittore francese Charles Moulin come dimora per ritirarsi in eremitaggio pittorico e spirituale. Dopo aver frequentato l’Ecole des Beux-Arts di Parigi e frequentato i pittori dell’epoca da Matisse a Roualt, Moulin giunge per la prima volta in Italia nel 1896, anno in cui vince il Prix de Rome, per scegliere poi di non allontanarsi più. Caratterizzata da un ambiente naturale pressoché intatto, privo di ogni comfort domestico, la capanna costruita dall’artista francese, e oggi ripristinata, con Linea 1201diventa per la prima volta nuovamente “studio d’artista”. Ispirandosi alla pratica d’isolamento del suo predecessore, Bellobono ne farà rivivere lo spirito artistico proprio a partire dall’esperienza appenninica che, al termine della residenza, confluirà sulla tela in forma di pittura. Domenica 28 giugno se ne vedranno gli esiti quando l’artista guiderà il pubblico in unescursione da Castelnuovo a Volturno (frazione di Rocchetta a Voturno) alla Capanna sul Monte Marrone per mostrare il proprio lavoro in dialogo con la pittura di Moulin. La partecipazione all’evento è gratuita. Per informazioni e prenotazioni: info@nosproduction.com oppure Comune di Rocchetta a Volturno, tel. 320 6187017 | 0865 955200.


 
Campo Base della seconda tappa sarà la cittadina di Latronico in Basilicata, ai piedi del Monte Alpi, dove, in collaborazione con l’Associazione Culturale Vincenzo De Luca, la residenza di Angelo Bellobono si inserirà dal 27 luglio al 2 agosto nel programma culturale “A Cielo Aperto” curato dal duo artistico Bianco-Valente assieme a Pasquale Campanella. Dall’esperienza in solitaria a quella comunitaria, questa tappa darà vita a un percorso collettivo in cui l’artista, che vivrà in residenza in paese, giovedì 30 e venerdì 31 luglio realizzerà un laboratorio di pittura en plein aira partire da un’escursione aperta al pubblico alla scoperta del territorio del Monte Alpi che connette le diverse Regioni di Calabria, Lucania e Campania. Sarà l’artista stesso a fare da guida a un trekking centrato sul tema del “confine” in cui le linee altimetriche diventeranno i punti di vista per osservare territori geograficamente separati. La partecipazione all’evento è gratuita. Per informazioni e prenotazioni: info@nosproduction.comoppure Associazione Culturale Vincenzo De Luca, tel. 0973 858896 | 339 7738963.
 
In autunno Linea 1201 si sposterà a Valsamoggia, in provincia di Bologna dove, grazie alla collaborazione con la Fondazione Rocca dei Bentivoglio di Bazzano, l’artista si immergerà in un territorio caratterizzato da un’identità più “addomesticata”, con aree fortemente industrializzate dove agricoltura e allevamento intensivi convivono. Qui diventeranno protagonisti i calanchi, espressioni fortemente tipiche dell’Appennino e tesori del patrimonio paesaggistico italiano che, per effetto erosivo, aprono sui versanti collinari veri e propri “palcoscenici” terrosi. Anche in occasione di questa terza tappa saranno organizzate iniziative aperte al pubblico. I dettagli saranno comunicati prossimamente.
 
La tappa conclusiva di Linea 1201, sarà infine Amatrice, sull’Appennino laziale all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: città che ha un legame stretto con l’artista e le sue comunità (vedi il progetto Io sono Futuro), simbolo del sisma del 2016 e al tempo stesso risorsa e modello prezioso per immaginare un futuro sostenibile. Qui, grazie alla collaborazione con la Casa della Montagna del CAI che fungerà da Campo Base, il programma di residenza si allargherà a una pratica corale con il coinvolgimento di altri artisti che condivideranno con Bellobono la pratica collettiva di pittura en plein air. I dettagli sui programmi e sulle iniziative aperte al pubblico saranno comunicati prossimamente.
 
Tutte le attività pubbliche di Linea 1201saranno svolte all’aperto nel rispetto del divieto di assembramento di cui all’articolo 1, comma 8, primo periodo, del decreto-legge 16 maggio 2020, n°33, e alla distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.
 
I soggetti coinvolti
 
Angelo Bellobono è un artista visivo. Il suo lavoroparte dalla necessità di sperimentare un senso di appartenenza “corporale” ai luoghi per leggerne sedimentazioni e memorie. 
Dipingo per tornare a casa. La pittura è la mia mappa fatta di sudore, vento, freddo, sole, salite e discese, è la costruzione del sentiero. (Angelo Bellobono)
La sua pratica pittorica s’intreccia fortemente alla sua esperienza decennale in montagna come escursionista, maestro di sci e guida. Negli anni ha realizzato diversi progetti interdisciplinari in cui arte, sport e bio-sostenibilità diventano strumenti di connettività sociale e sviluppo microeconomico, come nel caso di Atla(s)nowcon le comunità Amazigh dell’Alto Atlante marocchino, o Before me and after my timecon i Ramapough Lenape, i nativi americani di New York e Io sono Futuronelle aree appenniniche colpite dal sisma. www.angelobellobono.com
 
Atla(s)now è una piattaforma interdisciplinare condivisa creata da Angelo Bellobono in cui l’arte e lo sci vengono utilizzati come mezzi di relazione sociale e sviluppo sostenibile di alcune comunità berbere dell’Alto Atlante marocchino a circa 60 km da Marrakech. Le attività del progetto si realizzano attraverso un programma di residenze per artisti e programmi di formazione per professionisti della montagna, maestri di sci e guide alpine locali. Essendo un’attività fortemente relazionale, gli artisti in residenza sono invitati a preparare lavori site specific e workshops con la comunità, utilizzando esclusivamente risorse locali. Le opere realizzate vanno a creare il primo Museo Diffuso dell’Atlas, divenendo strumento di connettività sociale e consapevolezza, in grado di coinvolgere l’intera comunità. I professionisti della montagna sono invitati a organizzare corsi di formazione per i maestri di sci e guide alpine locali, atti a potenziare competenze tecniche e garantire un elevato livello di sicurezza in montagna, proponendo a ragazzi e adulti opportunità di lavoro sostenibili, qualificate e utili a rinforzare, insieme alla presenza del Museo diffuso, la microeconomia locale. www.atlasnowproject.com
 
NOS Visual Arts Production. NOS è il direttivo curatoriale dell’associazione culturale Nosadella.due. Soggetto inedito che s’innesta in modo atipico nel sistema dell’arte attuale, sposando la concretezza del producer alla sensibilità del curator per realizzare nuove opere artistiche in contesti extra-ordinari. NOS nasce nel 2018 dall’esperienza delle due curatrici Elisa Del Prete e Silvia Litardi per far emergere e prendersi cura dei numerosi aspetti che rendono possibile la realizzazione di un’opera d’arte, dalla fase di progettazione in dialogo con l’artista, alle relazioni umani, culturali e operative che investono la produzione di progetti in contesti specifici, fino alla sua promozione e documentazione. www.nosproduction.com
 
La Fondazione Cultura e Arte,ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale presieduta dalProf. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, opera per la promozione, la realizzazione e la diffusione di iniziative culturali e artistiche, sulla base dell’assunto fondamentale che l’arte e la cultura – nelle loro molteplici forme e manifestazioni – svolgano un ruolo di primo piano nella crescita integrale della persona, nell’affermazione dei valori di condivisione e solidarietà, e nella formazione della coscienza collettiva, annullando le differenze e appianando i conflitti, a favore dell’inclusione sociale degli individui e del dialogo costruttivo fra i diversi popoli. 
La Fondazione è attiva nel campo delle arti visive e dell’attività espositiva, della multimedialità, dell’editoria, della musica, della poesia e della promozione e organizzazione di convegni, tavole rotonde, conferenze, think tank. I progetti di cui è artefice contribuiscono ad accrescere l’offerta culturale attuale e a valorizzare, attraverso specifici interventi, il patrimonio artistico-culturale dell’umanità non soltanto nel nostro Paese ma anche oltre confine, con uno sguardo particolare al Mediterraneo e all’Oriente. www.fondazioneculturaearte.it
 
La Capanna Moulin è l’abitazione che il pittore francese Charles Lucien Moulin (Lille 1869 - Isernia 1960) costruì sulla cima del Monte Marrone per ritirarsi in assoluto contatto con la natura, fonte primaria di ispirazione. Giunto per la prima volta in Italia nel 1896, e trasferitosi definitivamente in Molise nel 1919, vi rimarrà di fatto per tutta la vita conducendo un’esistenza singolare, al limite estremo dell’isolamento. Conservate per lo più in collezioni private alcune opere dell'artista sono state conservate dal Comune di Rocchetta a Volturno che l'anno scorso ha dedicato a Charles Moulin un prezioso Museo presso la frazione di Castelnuovo al Volturno, dove si trova anche la tomba dell'artista.
 
L’Associazione Culturale Vincenzo De Luca si forma e prende corpo nel 2005 a Latronico da un bisogno della famiglia De Luca, dei parenti e degli amici, di ricordare Vincenzo, scomparso prematuramente nel 1995. Ha promosso, autofinanziandosi, il progetto A Cielo Aperto, curato da Bianco-Valente e Pasquale Campanella, un’occasione per fare il punto sul senso e sui possibili sviluppi dell’arte in relazione a un contesto locale e alle sue specificità. La progettualità praticata nei laboratori è stata un elemento fondamentale per il dialogo e il coinvolgimento dei cittadini. 
La politica culturale messa in atto s’inserisce nel dibattito in corso sull’arte contemporanea, per lo sviluppo di un localismo consapevole, da cui far emergere storia, forme materiali e simboliche che accrescano il valore di spazio e luogo pubblico. www.associazionevincenzodeluca.com
 
La Fondazione Rocca dei Bentivoglio di Bazzano, del Comune diffuso di Valsamoggia (nato nel 2014 dalla fusione dei Comuni di Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno) ha sede nella Rocca dei Bentivoglio ed è stata creata nel 2007 dall’allora Comune di Bazzano, la locale Pro Loco e l’Associazione musicale “L’arte dei suoni”, per gestire, coordinare, promuovere e valorizzare servizi e attività culturali. Oggi la Fondazione, che ha come primo obiettivo la diffusione culturale, gestisce, coordina, promuove e valorizza gli istituti culturali del nuovo comune, ovvero il Museo Civico Archeologico “Arsenio Crespellani”  di Bazzano e l’Ecomuseo della collina e del vino di Castello di Serravalle; tutte le attività della scuola di musica “Giuseppe Fiorini”; le biblioteche comunali di Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio, Savigno e la Mediateca di Bazzano; tutti gli archivi comunali. Promuove inoltre iniziative di valorizzazione e promozione del territorio di Valsamoggia in collaborazione e a supporto delle cinque Pro Loco locali oltre ad attività editoriali e di divulgazione nel settore dei beni culturali, della musica e dello spettacolo. www.frb.valsamoggia.bo.it
 
La Casa della Montagna è un progetto ideato da CAI e ANPAS con l’obiettivo di ripartire dopo il terremoto che ha colpito l’Abruzzo nel 2009 proprio attraverso la montagna, la sua conoscenza e la sua frequentazione, con la convinzione che quanto realizzato sia espressione significativa dello spirito di solidarietà che pervade le due associazioni nazionali. Costruita dove si trovava la Scuola “Romolo Capranica”, distrutta dal terremoto, la Casa della Montagna intende diventare l’edificio simbolo delle montagne della rinascita. Realizzato con tecniche di bioedilizia e priva di barriere architettoniche, l’edificio ospita al suo interno una sala boulder per l’arrampicata realizzata da ITAS Solidale mentre Montura ha messo in posa un pavimento con la Carta dei Sentieri di Amatrice. Si tratta di un luogo di ritrovo e una fucina d’idee per le montagne, “una chiesa laica” come l’ha ribattezzata Mauro Corona in visita ad Amatrice appena dopo il sisma. Un luogo dove trovarsi e ritrovarsi sotto le asimmetriche falde del tetto che richiamano lo skyline della catena dei Monti della Laga all’orizzonte. Nella Casa della Montagna si svolgono progetti di formazione e informazione, a cominciare dai corsi delle tante sezioni italiane del Club Alpino fino ai progetti con le scuole di Amatrice e agli incontri legati alle più importanti attività di solidarietà e di pubbliche assistenze, tra cui il coordinamento della Protezione Civile in caso di calamità. www.caiamatrice.it

Charles Moulin

mercoledì 6 settembre 2017

Exhibited Frequency “Ostinati e contrari”



Frequenze Esibite
Seconda edizione della rassegna di documentari e video d’arte in Molise

Exhibited Frequency One-night video art and projection show

A cura di: Tommaso Evangelista, Donato Giannini
Isernia, Piazza Annunziata_09 settembre 2017

PROGRAMMA
L’evento è in collaborazione Comune di Isernia, il Comune di Venafro e il Comune di Rocchetta a Volturno e la Pro Loco Isernia con il settembre Isernino.

ore 19.45 Saluti: Giacomo D’Appollonio (sindaco di Isernia), Antonio Sorbo (sindaco di Venafro), Mike Di Paolo (assessore alla Cultura di Rocchetta a Volturno), Donato Giannini (presidente Le Cose Associazione Culturale) Tommaso Evangelista (critico d’arte), Enrica Orlando e Pasquale Passarelli. Presenta Enzo Di Gaetano.

/ Exhibited Frequency / One-night video art and projection show /

 “Ostinati e contrari”

PART I MOLISE art doc

Pasquale Passarelli
ARGENTO RITROVATO FRANCO DI STAZIO, FOTOGRAFO
21’ – color – stereo – 2017

Enrica Orlando
M'SSIU’ MULA’ - IL MITO DI CHARLES MOULIN
24’ – color – stereo – 2011

Telemolise
VINCENZO UCCIFERRI - IL TEATRO DELLA MEMORIA
8’ 34’’– color - VHS – stereo – 1990
VINCENZO UCCIFERRI - ESPOSIZIONE PALAZZO SAN FRANCESCO
6’ – color - VHS – stereo – 1995
VINCENZO UCCIFERRI - OPERE
14’ – color - VHS – stereo – 1995
Comunicato stampa
/ Exhibited Frequency / One-night video art and projection show /


PART II SPONZ interference


Andrea d’Amore
HOPE
8’ 03’’- color – stereo – 2016

Virginia Zanetti
I PILASTRI DELLA TERRA
1’ 15’’- color – stereo – 2015

Michele Mariano
TEATRO DEGLI ALBERI UOMO E DEGLI UOMINI CERVO
5’ 16’’- colore – stereo – 2016

Michele Giangrande
ODISSEA DANDY
26’ 03’’- color – stereo – 2015

Collettivo FX
L'EVOLUZIONE DELLA PARTENZA: IL RITORNO
2017


Exhibited Frequency è la dimensione d’una visione trasversale, esibita e nascosta, periferica come i territori di confine, celata in luoghi interrotti e velati nei quali l’arte assaggia la terra confinando lo sguardo ad uno stimolo minimo. L’immaginazione del tempo, della memoria e del frammento di Ucciferri, la grandezza del silenzio di Moulin, la sintesi fotografica di Di Stazio bloccati nei frame raccontano di linguaggi perduti, storie lievissime di vita, che sono stati e che collassano nel ricordo. Videoarte, antologia e documentario si scambiano frammenti e amplificano la dimensione virtuale e resiliente del Molise, regione capace di generare spazi di coscienza da traumi e cesure. In tale antologico disordine si collocano i video degli artisti che hanno partecipato all’ultima edizione dello SponzFest, nella sezione SponzArti, per il festival ideato e diretto da Vinicio Capossela in alta Irpinia. ‘All’incontrè’ è stato il filo conduttore di questa edizione: «È, per esempio, -come scrive Vinicio- andare proprio in quei luoghi da cui la gente se ne è andata. Già questo è un rovesciamento del mondo, un piccolo atto che può generarne altri». La rivoluzione, ovvero il rovesciamento, attraverso il rito la festa la ricerca, del mondo precostituito, l’andar contro, il divenire, la persistenza della memoria, le nuove forme di visione, l’assemblaggio sono tutti spunti che gli artisti invitati hanno voluto declinare anche in specifici progetti di videoarte. D’Amore attraverso la traccia silenziosa e fosforescente lasciata sul sentiero di Ventimiglia per i migranti, Zanetti con il capovolgimento dei mondi e del controllo, Mariano utilizzando lo spazio naturale come luogo del contrario e della pausa da sé stessi, Giangrande ricercando l’ironica struttura di senso delle cose, Collettivo FX indagando la dimensione sociale e comunitaria dell’immagine-storia. Tutti questi artisti, a Calitri, hanno trasformato l’azione installativa e performativa in pratica vitale, in sentimento del contrastante che ha creato nuova comunità e relazione, riconquistando i luoghi e suggerendo diverse ipotesi di crescita. L’immagine in movimento che presentano nella seconda parte della serata fluttua nella proiezione, sopravvive e resiste, esiste adattandosi allo spazio virtuale dello schermo indagando situazioni di rischio e di perdita di controllo, quasi sforzandosi di riconquistare una dimensione razionale del contrario, cercando una cura del reale che, quale frequenza, attualmente ci appare eternamente ostentata e mai vissuta.
Lo scopo di Exhibited Frequency nella sua solitaria e unica notte di visione/i è anche quello di contrastare (salvare?) il tempo mostrando il processo, ma anche di riciclare, ricreare, rianimare, ricostruire generando senso inverso ostinato contrario.

Tommaso Evangelista

domenica 25 ottobre 2015

Charles Moulin: analisi di un mito. Convegno a Castel San Vincenzo


IV CONVEGNO DAL CICLO
“OLTRE IL MEDIOEVO”

CHARLES MOULIN : ANALISI DI UN MITO ( Un percorso pluridisciplinare di ri-lettura di un artista di confine )

CASTEL SAN VINCENZO

Sala polifunzionale “ Oscar Notardonato”
30 – 31 Ottobre 2015

Il primo convegno dedicato alla figura dell'artista francese, eremita sulle Mainarde molisane dagli inizi del 900 e grandissima personalità artistica ancora da scoprire e valorizzare. Attraverso differenti contributi che spaziano tra discipline diverse si cercherà di tracciare un quadro quanto più completo possibile dell'uomo e dell'artista, formulando ipotesi e prospettando azioni di ricerca. Un convegno sperimentale che segna uno dei primi passi nello studio del pittore


PROGRAMMA

VENERDI’ 30 OTTOBRE

SALUTO DELLE AUTORITA’
VALENTINA DI MEO : Presentazione
ALESSANDRO MARZULLO : Nascita ed evoluzione di un mito : biografie a confronto
TOMMASO GUALANO : Perizia psichiatrica su Charles Moulin


SABATO 31 OTTOBRE

VINCENZO VISCOSI : Charles Moulin e la natura
ROMINA MAZZOCCO: Lo stato delle arti a cavallo tra ‘800 e ‘900. Il ruolo di Moulin
TOMMASO EVANGELISTA: Lettura critica dell’ opera di un artista atipico
SIMONA CARRACILLO: Proposte didattiche per le scuole
VALENTINA DI MEO: Conclusioni.

Organizzato dal Comune di Castel San Vincenzo col patrocinio della FONDAZIONE MOLISE CULTURA

L'evento su FB

giovedì 8 maggio 2014

ArcheoMolise n.19 - Nuovo numero e nuova versione


«L’idea di un periodico finalizzato alla conoscenza dell’archeologia, della storia, dell'arte molisana […] nasce dalla necessità di sopperire ad una grave lacuna nella divulgazione e, quindi, nella successiva fruizione dell’intero patrimonio culturale molisano». Con queste parole la redazione presentava, nell'aprile 2009, il primo numero di ArcheoMolise.
L'entusiasmo e la passione profusi per questo progetto hanno dato frutti e riscosso sempre più consensi trasformando questa scommessa editoriale in una più ambiziosa, senza mai tralasciare la correttezza scientifica dei contenuti: essere il punto di riferimento per la diffusione del patrimonio culturale molisano non solo per il Molise ma per l'Italia intera, non solo per i cultori della materia ma anche per i semplici appassionati. 
Ad oggi sono stati pubblicati 20 numeri con una distribuzione totale di circa 10000 copie che hanno permesso la divulgazione di ben 130 articoli inediti. Tutto ciò grazie al lavoro della redazione, di coloro che propongono idee e articoli e soprattutto di chi ci supporta con l'entusiasmo di sempre. 
Dopo 5 anni ArcheoMolise cambia volto attraverso una vera e propria progettazione coordinata: nuova struttura, nuova veste grafica, nuove modalità di diffusione. La nuova versione verrà stampata a cadenza quadrimestrale e conterrà più articoli e più pagine.

Per abbonarsi contattare la redazione via mail, archeomolise@gmail.com, o visitare la pagina http://www.archeomolise.it/rivista

la redazione

Articoli:

La collezione preistorica molisana di Giustino Nicolucci - Ettore Rufo e Lucia Borrelli
Castel San Vincenzo. Storia di un paese di montagna - Valentina Di Meo
L'opera edificatrice degli ordini mendicanti, spirituali e cavallereschi a Isernia - Ulderico Iorillo
La Vergine Orante di Cercemaggiore - Maria Teresa Lembo
Charles Moulin. L'orso delle Mainarde - Antonia Izzi Rufo
Un inedito disegno di Guttuso a Scapoli - Tommaso Evangelista
La quarta guerra sannitica - Antonella Presutti

mercoledì 21 agosto 2013

Ci vediamo da Moulin?


24 Agosto

ore 17.00  ex asilo nido di Castelnuovo al Volturno: ricordando Moulin – prof. Cosimo Savastano.
ore 18.30 viaggio itinerante nel borgo di Castelnuovo ricordando Moulin – musiche e interventi poetici.
ore 21.00 buffet nel borgo – assaggi prodotti tipici.

25 Agosto

ore 9.00 appuntamento monumento ai caduti presso le Salere monte Marrone – percorso di educazione ambientale con accompagnamento per adulti e bambini.
ore 11.30 incontro alla capanna di Moulin – narrazione di brani.
ore 12.30 buffet.
ore 15.00 concerto a casa di Moulin.

mercoledì 3 luglio 2013

Pittura in Molise: luoghi e personaggi - Il nuovo numero di Archeomolise

Il numero 16 di Archeomolise, presto in distribuzione per gli abbonati, sarà un numero monografico, imperdibile, dedicato alla pittura in Molise. Curato da Dora Catalano e Roberta Venditto presenta una serie di articoli che ripercorrono la storia artistica molisana dal medioevo fino al contemporaneo.Come è scritto nella prefazione: "Si è scelto di offrire una rappresentazione della storia della pittura in Molise attraverso alcuni quadri scenici, di indagare alcuni momenti che abbiamo ritenuto esemplificativi. Ne è scaturita una rappresentazione in più atti, ognuno con il suo luogo ed il suo tempo".


Indice:

La pittura "in frammenti" a S. Vincenzo al Volturno, di Serena La Mantia e Pasquale Raimo
Donato a Gambatesa: uno speculum principis di maniera romana, di Roberta Venditto
Ciriaco Brunetti di Oratino, di Valentina Marino
Pietro Saja, di Dante Gentile Lorusso
Charles Moulin. Un'impressione critica, di Tommaso Evangelista
Intervista ad Achille Pace, di Vincenzo Merola

Oltre il Ponte - catalogo della mostra

Ho messo finalmente online il catalogo della mostra Oltre il Ponte. Omaggio a Giaime Pintor e ai caduti della Resistenza, collettiva d'arte al Museo delle Memorie di Rocchetta al Volturno, col patrocinio del comune, per la ricorrenza del 25 aprile 2010. E' una mostra alla quale sono particolarmente legato essendo stata la prima da me curata ed essendo tra le più belle e significative, con opere di grande qualità, e naturalmente con la presenza di Charles Moulin.


domenica 28 aprile 2013

Impressioni in forma poetica dal rifugio di Moulin




Il fiore della mia vita poteva sbocciare da ogni lato
ma un vento aspro ha impedito la crescita dei miei petali
proprio sul lato che voi nel paese riuscivate a vedere
Edgard Lee Master

La valle scende come una gola che è sentiero e letto, scende lungo i massi fino al bordo, rotolando come ventre. Le rocce intorno hanno forme addormentate e guardano in che modo il silenzio sosta col vento e si mette a danzare. E’ anche mio questo voler saltare a tutti i costi oltre il limite della terra che cade. Qui su non c’è forma o petto, solo un sottile graffio che incide nel solco delle ossa il ricordo di una vita dolce come rosa. Non guardo per non volare, e sento insieme la colpa e l’assenza e uno spento suono che sa di liquide zampogne, un suono che mi guarda come il canto dei dannati. Ma la luce qui è soprattutto perdono e forse redenzione per chi col cuore aveva perduto se stesso. La capanna è pietra trafitta di rami e silenzio, perimetro di fiato e silenzio, ombra di muschio e silenzio, e tronchi e spine con la visione di un cavalletto storto che pare piegarsi ad ogni frastuono più forte del tocco di una foglia che cade. Ispirazione e luce e supremo confine dove con la morte è anche bello giocare a nascondino tra i sentieri, mentre gli animali hanno anime parlanti. Il colore che non si può fermare, la luce, oppure entrambi mischiati nella volontà di portare a termine la creazione ininterrotta degli occhi poiché il lampo non viene dalle muse. L’ispirazione è visione, prima, e poi contemplazione infinita sulle prime cose. Da qui in alto la linea dell’orizzonte è troppo ampia da contenere ma guardando e avendo la totalità dello spazio sembra quasi di possedere il tutto e solo allora si sente, come vincolo, l’insufficienza delle norme e la mancanza di leggi. Perché qui la mente di svuota e il bordo dei pensieri è sostituito dall’orrore sacro di un’immensità che non si misura. Mistero tremendo è la luce del sole, così vicina a Dio da apparire oscura, notte oscura tra le querce e i richiami di animali dalle sembianti d’ombre. Tra le pareti che premono sulle tempie, l’afa, l’altezza e l’aria rarefatta come pastello, e il sapersi in bilico tra esistenza e amore, ogni granello di polvere che filtra e si posa velando la vista è come un’epifania incompleta. Colui che vede se stesso. Colui che appare a se stesso disarmato e inerte, mentre come ebete ride del riso saggio dei folli. Bisognerebbe comprendere allora l’idea di santità per violare l’eccesso della concezione. Perché i santi si possono amare e perdonare quando hanno accenni improvvisi di estati e infinite ore di tormento, perché i santi si possono pur pregare dove i loro luoghi diventano eremi e si caricano della vitalità del divino. Ma queste quattro mura circondate dalle radici della montagna non sono cella o convento, non sono passaggio o trionfo, sono solo e soltanto opera e stanchezza. Divina allora è l’illusione e la ricerca, dove la privazione rende oro la bava di una lumaca o lo stormire delle foglie: solo allora l’illuminazione scava ponti tra le pieghe del petto, la mano obbedisce all’idea e l’occhio insegue l’attimo per infiniti attimi. Solo allora il colore può diventare sostanza del creato per confidare alle tele e ai cartoni ciò che non riusciamo a scorgere. “San Giuseppe da Copertino, guardiano di porci, si faceva le ali frequentando la propria maldestrezza e le notti, in preghiera, si guadagnava gli altari della Vergine, a bocca aperta, volando. I cretini che vedono la Madonna hanno ali improvvise, sanno anche volare e riposare a terra come una piuma. I cretini che la Madonna non la vedono, non hanno le ali, negati al volo eppure volano lo stesso, e invece di posare ricadono”: ecco quindi che ogni impacciato concetto è una caduta senz’ali, un volo a precipizio verso l’eccesso che appesantisce le forme, verso il velo che ricopre le mani e i volti e ce li mostra come già cadenti. Le notti passate a implorare sugli altari dei ricordi una costrizione che sapeva d’amore. E banalmente amore doveva essere stata la sola visione che ti aveva scaldato il cuore e l’impressione, e ti aveva portato per i sentieri lenti della forma e dello sguardo. Emilie forse si chiamava il sogno verde dei disperati. Era ricca e sapeva disegnare le rose e le case quando a Parigi le damigelle sceglievano volti africani e i bordelli diventavano filosofici. Emilie era un soffio d’albero lento come un tramonto ma l’eccesso della pittura e del simbolo consuma e annulla, e quando avevi capito la distanza tra lei, te e il mondo era sparita lasciando vuoti densi come universi. Cercata e amata mille volte, mille volte usata per fare l’amore e poi smarrita perché perduta in un’assenza spietata e sola. Ma lo sguardo della donna amata non può che essere egoismo, mentre il colore ottenuto con verdi intensi e rossi di bacche e polveri sottili di sputo e di fango non può non accedere all’anima ed allora l’innamoramento diventa un lungo sogno col quale combattere ogni volta che dal rifugio una goccia scende e si posa sul naso. Ma quando poi ci si annoia della sconfitta, e la nostalgia è più distante della tensione, allora si può abbracciare l’intera vita umana per tramutarla in concetto. Gli ideali, le vite immaginarie, la resistenza e l’assenza: lì era un’immensità di fronte alla quale l’uomo non contava più. I giganti della montagna hanno braccia troppo grandi per maneggiare pennelli; dalla loro cresta vedono due mari, e le albe e i tramonti vorticare come fiamme. Nella distesa invece c’è la pace delle oscurità e della neve, e sentieri d’acqua e foglie dove anche le feci dei pascoli hanno la maestà dei tumuli. Le erbe si mischiano tra loro e fanno essenze senza sfiorarsi; dai picchi ogni aquila è viandante. Il meriggio dei pensieri allora è fuoco quando i raggi picchiano nelle tempie e il cervello pulsa quasi a voler uscire. La poca aria non fa resistenze a quelle forze nere che premono mani ossute sopra le ciglia e ogni giorno è lotta contro demoni meridiani. E la lotta è lunga anche contro la distanza che sulle mani crea incrostazioni di pieghe e solchi mentre il pensiero, alla ricerca dell’oltre, si perde ancora per viaggi e premi di Roma. Il cuore resta inciso al primo stato, forse una volta soltanto e per così pochi millimetri che ogni sussurro spezzerebbe la traccia, mentre l’acido che cola sembra avere essenze di petrolio. Ma qui oli e colle non si legavano con le pietre ed ogni bastoncello colorato nasceva per lento accumulo di frammenti. Qualsiasi azione qui è meditata, ciascun ricordo soppesato sulla bilancia della Croce dove Cristo giudice è severo e dolce come nel volto della Sindone. Quante domande e lacrime da confidare alla barba e quanti sospiri spezzati dal rumore dei cervi e dei lupi. Emilie è un sogno al quale chiedere ogni notte una stella sulla fronte, e un bacio, e poi un conforto prima del grande salto, quello che si fa ad occhi chiusi dall’immaginario picco della pittura per scordarsi dell’esistente. Domani nella battaglia pensa a me, pensa alla rincorsa affannosa sulle trame delle tele dove trasparenti pepli nascondono alla carne il presente ma dove la luce è ultramondana e buca come ruggine lo sguardo. Mentre scendevo ho smarrito gli occhiali. Ho perso la vista o la visione? Per ammirare profondamente le tue polveri colorate bisogna abbandonarsi al pensiero; l’essenza delle cose va oltre l’apparenza sensibile. Per guardare in faccia il mondo o anche solo il frammento d’un quadro c’è bisogno dell’anima e del cuore. L’amore lo si dovrebbe cercare e trovare solo in quest’assenza e non nell’abitudine del rimorso. In città tutto va avanti come se nulla fosse, e anche il tuo volto ora è scavato dal distacco: volto severo di parigina affannata nella ricerca di lampioni ad arco. La città multicolore creata dai lumi che non essendo luce disintegrava nel cubo le forme mentre tra questi passi, durante la resistenza, qualcuno è divenuto realmente luce morendo per amore. Avvenne poco dopo che il rifugio fu bucato dal fulmine, prima che le sue pietre servissero alle trincee tedesche. Il fulmine poi non è mai attratto dal disordine o dal caos, cerca sempre un punto dove scaricare la sua folgore. Se, prima di scendere malato e trafitto, è voluto cadere nel mezzo del tuo metro di vita era perché, in quell’attimo infinito come galassia, ti si dovevano mostrare tutti i colori dell’Iride come li ha concepiti Dio nella purezza dello spazio divino. E quei colori che sfuggono e si perdono sono poi diventati amore. Amore è forse proprio questa pace che non consuma, questo prendersi cura delle miserie altrui. 

Tommaso Evangelista


domenica 14 aprile 2013

LETTERA APERTA di Pierluigi Giorgio in merito al Convegno su Charles Moulin



Leggo un articolo su Charles Moulin e il Convegno sul pittore francese (1869-1960) ad Isernia presso la Camera di Commercio sabato 13. E' già qualcosa! Mi tornano in mente gl'innumerevoli passi snocciolati tra Castelnuovo al Volturno e su per l'erta china di Monte Marrone, spesi nel tempo dal 1990 in poi, alla ricerca delle tracce della saggezza umana del Grande Vecchio. I ricordi di un tempo intenso s'accavallano ad altri ricordi fatti di fascinazione, stupore, densa poesia e malcelato disappunto. Non posso esimermi dopo 23 anni, dal dipanare l'intensa scaletta di promozioni, suggerimenti personali e azioni a favore del poeta del pastello: per lui, per il giusto riconoscimento di un grande saggio e gran pittore, per l'ampia valenza del suo messaggio umano. 

Mi servii del progetto di un documentario per la Rai da girare in loco, "Il Canto della Montagna Rosa", per convincere il Sindaco dell'epoca a far rimettere in piedi il rifugio di Moulin, in modo fedele ai suoi disegni, che inviò nel 1919 a Lille alla sorella. Oggi lo ammetto: fu un pretesto! Per le riprese sul posto, avrei potuto adattare qualsiasi ricovero pastorale ancora integro, ma volevo fosse ricostruito proprio quello, per lasciare una testimonianza dell'artista, concreta, fruibile ai visitatori e agli escursionisti che poco sapevano di lui, delle sue opere, del suo messaggio -oggi più che mai- di pace e rispetto per la Natura e gli esseri viventi. Nel trentennale della morte (1960-1990), proprio quando la primavera si annuncia con tutta la sua potenza rigeneratrice, donai a Castelnuovo una mostra di foto di opere, scritti e articoli di giornali raccolti non solo a Castelnuovo, ma sparpagliati in giro per l'Italia. In quell'occasione conobbi l'amico Roberto Fiocca che ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare: quante riflessioni condividemmo negli anni! Ultimate le riprese, salutai tutti e mi ritirai per svariati giorni e notti nello stesso rifugio per assorbire in ogni infinitesimale cellula, in ogni respiro, palpito del cuore, l'essenza di un uomo e il suo messaggio; cibandomi come lui di erbe e radici, attingendo acqua alla sorgente, assimilando albe e tramonti, e su quel giaciglio, notti, notti indimenticabili… 

Lasciai anche delle foto di Moulin (sparite!) e un quaderno che negli anni, è andato infittendosi di testimonianze e firme dei vari avventori, anche stranieri, colmi di gratitudine, ammaliati… Ma questi sono ricordi e quindi andiamo al dunque: il rifugio prima o poi, potrebbe crollare di nuovo a causa di infiltrazioni dal tetto e per una, due travi pericolosamente incrinate. Ne parlai qualche anno fa con il Sindaco e il Presidente del Parco Giuseppe Rossi, ma tutto è rimasto come prima e gl'inverni si succedono agli inverni, e la neve si accumula e pesa su quel fragile tetto! Son tornato su quei monti, come attratto da una calamita potente, dalle voci di allettanti sirene, e ho girato un altro documentario "Tutta la luce delle Mainarde" per Geo&geo, cercando di fermare la meraviglia cangiante della luce che tanto ha attratto il pittore e lo ha convinto a fermarsi in Molise sino a morire in questa terra. Le sue ossa raccolte in una cassetta, riposano nel cimitero di Castelnuovo. RIPROPONGO: perché non apportare nell'immediato alcune riparazioni al rifugio? Perché non tumulare i resti di Moulin in montagna o lungo il sentiero che porta lassù? Magari accanto ad un cippo, una statua stilizzata che ritrae il pittore all'opera? Perché non dedicare il sentiero all'artista intitolandolo a suo nome? 

Credo sia finalmente giunto il tempo di un atto dovuto, concreto, una dimostrazione di gratitudine nei riguardi di un uomo che rinunciando a fama e onori, scelse la nostra regione per restarci per sempre! Una testimonianza e un esempio… Ciò ad evitare che i Convegni (pur necessari) si riducano soltanto in parole e autocelebrazioni. Come quelli sui tratturi, altra peculiare risorsa del Molise, da me percorsi in lungo e in largo in tempi insospetti per chilometri, con lo scopo di attirare l'attenzione su questi particolarissimi, unici tracciati storici, che continuano ad essere asfaltati, dati in concessione, cancellati, nonostante riconosciute, rigide norme di salvaguardia. Perché non fare uno sforzo? Perché rinviare ancora una volta? Accontentarsi del poco o niente? Perché non smentire il detto e stile di vita così consoni ai molisani, gente comune e politici: "Làssa stà u' 'munn cumm z' trova!" . Lascia stare il mondo come si trova…

di Pierluigi Giorgio

domenica 7 aprile 2013

M'ssiu Mulà - Moulin e il Molise


Rotary Club Isernia per sabato 13 aprile 2013 alle ore 18 presso la Sala Convegni della Camera di Commercio d’Isernia, in corso Risorgimento 302, per ricordare la figura di Charles Moulin ed il suo amore per la nostra terra, dal titolo “M’SSIU MULÀ - Charles Moulin ed il Molise”, tratto dal un documentario creato dalla dott.ssa Enrica Orlando per la sua tesi di laurea che sarà presentato per la prima volta in città. A commentare il documentario ci saranno il prof. Natalino Paone, già sindaco di Scapoli e frequentatore di Moulin, nonché organizzatore dell’unico evento pubblico dedicato a questo artista nel lontano settembre 1969 a Rocchetta, il pittore Peppino di Marco, che ha frequentato l’artista con suo padre, anche lui pittore, e l’avvocato Roberto Fiocca, già sindaco di Castel di Sangro e maggior collezionista delle opere di Moulin. L’evento sarà aperto a tutti coloro che hanno conosciuto ed interagito con questo originale artista e vorranno portare la loro testimonianza del suo amore per le montagne del Molise. 

Da questo link un frammento del documentario di Enrica Orlando

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